VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

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mercoledì 15 gennaio 2020

Scandalo TAV in Francia: i conflitti d’interessi della ministra Borne sulla seconda Torino-Lione

Un’ennesima bufera si sta abbattendo sul governo Macron… e riguarda da vicino il progetto TAV.
Oltralpe, gli alti funzionari e i ministri sono obbligati, prima di prendere funzione, a dichiarare le proprie occupazioni pregresse a un organismo per la trasparenza della vita pubblica, la Haute autorité pour la transparence de la vie publique (Hatvp). Il settimanale Marianne ha rivelato pochi giorni fa che la ministra della transizione ecologica, responsabile anche del dicastero dei trasporti, Elisabeth Borne, ha “omesso” di dichiarare la sua attività nel consiglio di amministrazione dell’Institut pour la gestion déléguée (IGD) tra il 2015 e 2016. La cosa è di grande interesse perché l’IGD è niente di meno che la principale lobby francese di costruttori. La ministra ha parlato di “insinuazioni scandalose” e ha subito smentito di avere l’obbligo legale di dichiarare la sua posizione. Al di là dell’aspetto strettamente giuridico, però, l’opportunità di questa partecipazione è stata comunque messa in dubbio da più parti vista la contiguità tra i dossier trattati dalla ministra e gli interesse difesi dall’IGD.
La vicenda, come dicevamo, ci riguarda da vicino perché c’è uno scandalo nello scandalo. Sfogliando la lista dei membri del consiglio di amministrazione dell’IGD si può facilmente notare che le sedute sono presiedute da Hubert du Mesnil. Monsieur du Mensil dal 2013 ricopre anche un’altra importante funzione: è il presidente del consiglio di amministrazione di TELT, la società incaricata di costruire il TAV!
La partecipazione di du Mesnil alla testa di una lobby di costruttori mentre al contempo è responsabile di un’impresa a capitale pubblico (metà italiano e metà francese) che dovrebbe portare a compimento il TAV era già finita sotto i riflettori tre anni fa, quando l’associazione anti-corruzione ANTICOR aveva presentato un esposto al Procuratore nazionale finanziario. TELT ha infatti attribuito a due membri dell’IGD – la SPIE Batignolles e la società di consulenza Tractebel – due importanti contratti per i lavori preparatori del tunnel transalpino. Più importante ancora, in futuro, tra i beneficiari dei contratti miliardari dell’opera ci sarebbero senz’altro molti altri finanziatori della lobby, come il costruttore Vinci [errata corrige: TELT ha assegnato poche settimane fa il primo appalto a VINCI]. Una vicenda che ricorda, mutatis mutandis, quella del nostro Mario Virano: prima direttore dell’imparzialissimo osservatorio ministeriale sulla seconda Torino-Lione poi direttore generale di TELT, proprio accanto a du Mesnil.
La rivelazione della partecipazione all’IGD della ministra Borne è un altro mattone che crolla nel muro dell’ipocrisia che protegge il progetto TAV. La ministra che ha difeso in sede istituzionale la necessità di realizzare l’opera e il presidente della società pubblica che la costruisce fanno parte dello stesso organismo di pressione che formula raccomandazioni su come gestire il rapporto tra pubblico e privato nei grandi progetti infrastrutturali. Una promiscuità tra manager, ministri e analisti che dovrebbe far sorgere qualche dubbio anche agli osservatori più distratti sugli obiettivi che vengono perseguiti col progetto TAV. In fondo al tunnel c’è l’interesse generale dei territori, degli utenti nonché di chi finanzia l’opera – ossia i cittadini francesi e italiani (ma va detto, gli italiani di più) – oppure l’interesse particolare delle varie cricche che un giorno siedono sulla poltrona da ministro e quello dopo da amministratore delegato quando non fanno le due cose contemporaneamente?

venerdì 6 dicembre 2019

COMUNICATO STAMPA TRAMVIA 3.2: I dati economici del progetto di tranvia sono segreti?

COMUNICATO STAMPA

Firenze, 5 dicembre 2019

I dati economici del progetto di tranvia sono segreti?

Il “Gruppo di Ricerca sulla Mobilità Sostenibile nell’Area Metropolitana Fiorentina del LAPEI (Università di Firenze)”, che sta coordinando la stesura delle osservazioni per assoggettare a VIA (valutazione di impatto ambientale) il progetto di tranvia 3.2 da Piazza Libertà a Bagno a Ripoli, si è reso conto che tutta la documentazione riguardante il quadro economico ed i costi di quest’opera non è a disposizione dei cittadini.
È una cosa ben strana che una parte importante di un progetto come quella economica sia ritenuta superflua per eventuali osservazioni.
Una VIA dovrebbe valutare di un’opera non solo la compatibilità del progetto da un punto di vista degli impatti ambientali, ma anche la possibilità di alternative valide e convenienti da un punto di vista economico. I soldi spesi male sono tolti a manutenzione e ad eventuali ulteriori infrastrutture utili.
Il Comune, tenuto a mettere a disposizione il progetto da esaminare, risponde che quei dati “non fanno parte della verifica di assoggettabilità che in questa fase stiamo trattando”, rinviando il tutto ad una richiesta di accesso agli atti; un procedimento questo che, per esperienza, ha tempi non brevi.
Questa omissione risulta invece una grave carenza e priva i cittadini della possibilità di giudicare efficacemente un progetto.

Gruppo di Ricerca per Osservazioni sulla Tranvia 3.2
338 3092948

Fonte: http://contropiano.org/regionali/toscana/2019/12/06/firenze-i-dati-economici-del-progetto-di-tranvia-sono-segreti-0121613

martedì 15 luglio 2014

Rifondazione e Movimento 5 Stelle ai vertici di Aer Spa: "Chiarire i presunti conflitti d'interessi"

di Glenda Venturini
15 luglio 2014 - Tornando a chiedere l'azzeramento dei vertici della società che si occupa della gestione del ciclo dei rifiuti in Valdarno fiorentino, i consiglieri di Rifondazione Comunista e del Movimento 5 Stelle di Reggelo, Rignano e di Figline e Incisa chiedono al presidente di Aer Spa, Silvano Longini, di "rimuovere ogni dubbio sulla trasparenza e sull’equità degli atti della società mista". Sotto la lente d'ingrandimento componenti del CdA e dipendenti
“Chiarire i presunti conflitti di interessi degli assetti societari e azzerare senza indugio i vertici di Aer Spa: la questione non è più rimandabile”. Sono le due richieste portate avanti in modo congiunto dai consiglieri comunali di Rifondazione Comunista e del Movimento 5 Stelle di Reggelo, Rignano e di Figline e Incisa. Insieme hanno sottoscritto un documento inviato al presidente di Aer Spa, Silvano Longini, e per conoscenza  ai sindaci valdarnesi.

La prima richiesta è di "rimuovere ogni dubbio sulla trasparenza e sull’equità degli atti della società mista, provvedendo al ritiro immediato degli incarichi assegnati ad alcuni componenti del consiglio di amministrazione e al direttore generale Giacomo Erci, in ragione della loro presenza in CdA e in ruoli dirigenziali di società partecipate, concorrenti o legate commercialmente ad Aer Spa". 

Allo stesso tempo chiedono al Presidente, Silvano Longini, di "chiarire formalmente, senza alcun indugio, eventuali posizioni di conflitto d’interesse dei dipendenti che ricoprono incarichi politici nei Comuni azionisti di Aer". E sottolineano: "Non si tratta un problema normativo ma tutto politico-amministrativo. Alcune situazioni risultano incresciose, considerata la spartizione delle poltrone condotta negli anni, anche alla luce delle pesanti bollette pagate dai cittadini". 

I consiglieri di Rifondazione e di M5S del Valdarno fiorentino puntano il dito in particolar modo sul CdA. "Nelle scorse settimane è stato nominato consigliere Emanuele Rappa che, leggendo il curriculum allegato alla sua nomina, risulta essere al contempo: consigliere di amministrazione di Revet, ad di Revet Recycling Presidente di Csa e consigliere di amministrazione di Sei Toscana, il gestore unico per la gestione dei rifiuti urbani dell'Ato Toscana Sud. Revet risulta essere cliente di Aer Spa, occupandosi del riciclo e smaltimento della plastica, ma anche nella compagine sociale di Sei Toscana srl e Crcm, società con sede a Terranuova che si occupa dello smaltimento e del riciclo della carta".

"Il direttore generale Giacomo Erci - prosegue il documento - è stato invece consigliere di Aer Impianti e nonché vicepresidente di Crcm, tra i quali soci risulta esserci Aer Spa, Csa Spa, Csai Spa, e Sta Spa, compagine presente anche in Aer Spa. Crcm è legata anche commercialmente ad Aer in quanto si occupa del riciclo e smaltimento della carta differenziata. In questi due casi è da chiarire come sia possibile che manager pubblici siedano contemporaneamente in società venditrici e in società acquirenti". Infine, chieste spiegazioni anche su alcuni dipendenti, come Vito Maida, che sono al contempo assessori o parenti di amministratori pubblici in Comuni soci di Aer Spa, in primis il Comune di Rufina.

"Il problema non è solo tecnico: la verità è che queste posizioni mettono in forte dubbio l’imparzialità di una società che opera sul mercato e viene pagata annualmente fior fiori di quattrini dai cittadini. Quell’imparzialità e trasparenza che dovrebbero essere i valori di Aer Spa, come sottolineato nell’inapplicato Codice Etico della società, ma che sono stati completamente disattesi". 

"Infine stona notare nella sezione trasparenza del sito di Aer la mancanza del curriculum dello stesso Longini. Si tratta di un amministratore nominato dalla politica, e lui per primo dovrebbe rendere pubbliche le proprie competenze, se ne ha, in materia. Dai sindaci del Valdarno e della Valdisieve, i cittadini si attendono decisioni forti ed in controtendenza rispetto a quelle compiute negli ultimi dieci anni.  L’azzeramento del CdA è solo il primo passo per dare una svolta alla pessima gestione dei rifiuti fin qui svolta da Aer Spa". 


mercoledì 2 luglio 2014

Inceneritore di Brescia: nube nera esce dall’inceneritore. Arpa: “Dati su diossine non registrati”

Dopo l'incidente avvenuto il 27 aprile 2014, la multiutility A2A che gestisce l'impianto ha assicurato: "Tutti i valori si sono mantenuti sotto i limiti autorizzati". Ma per l'Agenzia regionale per l’ambiente ci sono state “interruzioni durante il campionamento” nei minuti in cui era in corso il guasto.

Brescia, nube nera esce dall’inceneritore. Arpa: “Dati su diossine non registrati”
Una nube nera che esce dall’inceneritore più grande d’Europa, la seconda in due anni ad alzarsi sulla città di Brescia di cui non si conoscono con precisione gli effetti sull’ambiente e sulla salute della popolazione. È successo lo scorso 27 aprile, poco prima delle 12, anche se il gestore dell’impianto – A2A Ambiente – ha informato le autorità dell’incidente solo la sera del giorno successivo quando già circolavano le fotografie della nube scattate da un passante. La multiutilityA2A rassicura precisando che “tutti i valori si sono mantenuti costantemente e abbondantemente sotto i limiti autorizzati”. Ma l’Agenzia regionale per l’ambiente rileva – in una relazione datata giugno 2014 che ilfattoquotidiano.it ha potuto consultare – che ci sono state “interruzioni durante il campionamento” nei minuti in cui era in corso l’incidente. I dati sulle diossine, quindi, non sono stati registrati dall’azienda.
L’incidente - Un pennacchio nero fuoriuscito dalla torre dell’inceneritore di A2A, fotografato la mattina del 27 aprile 2014 con il cellulare da un passante, torna a gettare un’ombra sulla gestione dell’“impianto modello” di Brescia. Il timore è che l’abbassamento delle temperature di combustione possa aver causato nell’aria un picco di diossine e Pcb, sostanze tossichecancerogene. Secondo la multiutility A2A, per la breve durata dell’evento causato da un “temporaneo calo di tensione” sulla linea elettrica, “non si sono verificati abbassamenti della temperatura di combustione”. Tutto regolare, come confermerebbero i dati “nel pieno rispetto dei limiti di emissione di tutti i parametri” secondo l’azienda. Cos’è stata dunque quella fumata nera? La domanda non è secondaria, trattandosi di un impianto che brucia ogni giorno centinaia di tonnellate di rifiuti (la portata è di 800mila tonnellate all’anno).
L’Agenzia per l’ambiente ha cercato di vederci chiaro acquisendo i livelli di emissioni di diossine durante l’incidente, che dovrebbero essere monitorati in continuo dall’azienda. Ma quei dati, riporta la relazione ispettiva, non ci sono. L’Arpa ha rilevato che “il campionatore automatico della linea tre non ha registrato i dati di campionamento relativi al mese di aprile 2014”, tanto che i tecnici hanno dovuto tentare di ricostruire le emissioni sulla base di una stima. Ma mancano comunque, per tutte e tre le linee dell’impianto, i dati sul picco di diossine fuoriuscite dal camino nel corso dell’incidente. Il 27 aprile 2014, infatti, secondo l’Arpa vi sono state “interruzioni durante il campionamento per la linea 1 dalle ore 10.46 alle ore 12.01, per la linea 2 dalle 10.35 alle 10.51, per la linea 3 le informazioni sono mancanti”. Impossibile dunque risalire ai livelli di diossine emesse dall’impianto durante la nube nera, perché “nelle fasi con stato impianto 35 (funzionamento anomalo) la ditta ha impostato lo stand by dello strumento”.
Il precedente - Un analogo incidente, con nube nera sulla città, era avvenuto l’8 agosto 2012 e la magistratura aveva aperto un’inchiesta. Anche in quel caso il guasto aveva interessato tutte e tre le linee ma i campionatori in continuo delle emissioni di diossine si erano disattivati “perché i criteri impostati – scriveva l’Arpa – consentivano il campionamento solo nei periodi di normale funzionamento dell’impianto”. Solo il dispositivo della linea 2, disattivato con mezz’ora di ritardo, aveva riportato il valore di 0,21 nanogrammi per metrocubo, 400 volte superiore a quelli normalmente dichiarati dall’impianto. Gli ispettori Arpa contestavano all’azienda di “ostacolare l’attività di controllo dell’autorità preposta”, ma alcune prescrizioni sono state poi recepite nel rinnovo dell’Autorizzazione integrata ambientale del 2014, e il pm ha chiesto l’archiviazione del fascicolo. A distanza di due anni, di fronte a un nuovo incidente, l’Arpa torna a prescrivere ad A2A che i dispositivi di campionamento siano mantenuti sempre attivi “per monitorare l’impianto in ogni condizione reale”.

lunedì 10 marzo 2014

I processi in materia ambientale non possono essere eccessivamente onerosi per i cittadini!

Fonte Articolo: http://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2014/03/09/i-processi-in-materia-ambientale-non-possono-essere-eccessivamente-onerosi-per-i-cittadini/

bandiera unione europea
È ciò che ricorda la Corte di Giustizia europea a tutti gli Stati membri dell’Unione Europea, con la recentissima sentenza del 13 febbraio 2014. Infatti, come chiarisce la Corte, nell’ambito della tutela dell’ambiente è doveroso garantire ai cittadini, sia singolarmente sia riuniti in associazioni, la possibilità di esercitare il proprio diritto ad un ambiente salubre anche in sede di giustizia, con la previsione, da parte degli Stati membri, di procedimenti giurisdizionali “non eccessivamente onerosi”. Ciò che, peraltro, prevede la Convenzione di Aarhus (sottoscritta ad Aarhus nel 1998) sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, e la direttiva 2003/35/CE, la quale ha inserito proprio i principi della Convenzione nel sistema normativo comunitario.
Lo pronuncia nasce dal ricorso della Commissione europea nei confronti del Regno Unito, considerato inadempiente sotto questo profilo, dal momento che i processi, in materia ambientale, risulterebbero eccessivamente onerosi per i cittadini, singoli o riuniti in associazioni, soprattutto con riferimento agli onorari troppo elevati degli avvocati britannici.
Di seguito, un breve commento sulla pronuncia, pubblicato anche sulla rivista giuridica Lexambiente.it (Ambiente in genere. Onerosità processi in materia ambientale) 7 marzo 2014.
                                                                                                              ***
Con la recente sentenza del 13 febbraio 2014 (Causa C-530/11) la Corte di Giustizia europea, nel condannare il Regno Unito per la non corretta trasposizione nell’ordinamento nazionale della direttiva 2003/35/CE, evidenzia come nell’ambito della tutela dell’ambiente sia doveroso garantire ai cittadini, sia singolarmente sia riuniti in associazioni, la possibilità di esercitare il proprio diritto ad un ambiente salubre anche in sede di giustizia, con la previsione, da parte degli Stati membri, di procedimenti giurisdizionali “non eccessivamente onerosi”.
Come noto, infatti, la Comunità europea, al fine di contribuire ad attuare gli obblighi derivanti dalla Convenzione di Aarhus (sottoscritta ad Aarhus nel 1998) sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, attraverso la direttiva 2003/35 (artt. 3, punto7, e 4, punto 4) ha inserito un articolo 10 bis nella direttiva 85/337/CE del Consiglio, concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, e un articolo 15 bis nella direttiva 96/61/CE del Consiglio, sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento, codificata dalla direttiva 2008/1/CE del Parlamento europeo e del Consiglio.  
Gli articoli in questione sono sostanzialmente identici e prevedono l’obbligo per gli Stati membri di garantire al “pubblico interessato”, che abbia un interesse sufficiente o faccia valere la violazione di un diritto, una procedura di ricorso dinanzi ad un organo giurisdizionale per contestare la legittimità sostanziale o procedurale di decisioni, atti od omissioni soggetti alle disposizioni sulla partecipazione del pubblico stabilite dalle direttive stesse. Le disposizioni concludono precisando che una “siffatta procedura è giusta, equa, tempestiva e non eccessivamente onerosa”.
Tutti gli Stati membri, quindi, avrebbero dovuto trasporre il contenuto della direttiva all’interno dei propri ordinamenti nazionali, predisponendo delle disposizioni tali da garantire ai cittadini di accedere agevolmente agli organi giurisdizionali a tutela dell’ambiente, senza essere costretti ad affrontare spese eccessivamente gravose, sia come singoli che come associazioni.
Così non è accaduto nel Regno Unito, tanto da indurre, nel 2011, la Commissione europea a proporre un ricorso alla Corte di Giustizia, per inadempimento, ai sensi dell’articolo 258 TFUE, nei confronti del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, proprio per il mancato adempimento degli obblighi derivanti agli Stati membri dell’UE dagli artt. 3, punto 7, e 4, punto 4 della direttiva 2003/35/CE,sopra citata. Il punto fondamentale del ricorso in questione, concerne il “requisito del costo non eccessivamente oneroso”, il quale, come chiarito dalla Commissione, riguarda sia le spese processuali sia gli onorari di avvocato del ricorrente, così come le altre spese a cui potrebbe trovarsi esposto (compreso il complesso dei costi originati dagli eventuali gradi di giudizio precedenti) e impone che tali diversi costi siano ragionevolmente prevedibili, oltre che per il loro fondamento, anche per il loro importo.
Dopo un attento esame del diritto nazionale, la Corte di Giustizia, nell’accogliere il ricorso della Commissione, sottolinea come il fondamento dell’inadempimento non sia da ricercare nel sistema giurisprudenziale ampiamente utilizzato nel sistema nazionale del Regno Unito, posto che, come ricordano i giudici della Corte, “la trasposizione di una direttiva non esige necessariamente una riproduzione formale e letterale delle sue disposizioni in una norma di legge o regolamentare espressa e specifica e può trovare realizzazione in una situazione giuridica generale, purché quest’ultima garantisca effettivamente la piena applicazione in maniera sufficientemente chiara e precisa (v. in tal senso, in particolare, sentenze del 23 maggio 1985, Commissione/Germania, 29/84, Racc. pag. 1661, punto 23, e Commissione/Irlanda, cit., punto 54). Tale “piena applicazione” della direttiva comporta, in particolare nel caso in cui la disposizione in questione “sia diretta a creare diritti per i singoli”, che i destinatari della norma siano “posti in grado di conoscere la piena portata dei loro diritti e, se del caso, di avvalersene dinanzi ai giudici nazionali”. (v. in tal senso, in particolare, sentenza del 26 giugno 2003, Commissione/Francia, C‑233/00, Racc. pag. I‑6625, punto 76).
D’altra parte, se in linea generale, afferma la Corte di Giustizia, “non necessariamente la prassi giurisprudenziale ha carattere incerto e non soddisfa i requisiti di chiarezza e precisione richiesti dalla normativa comunitaria”, la stessa Corte è piuttosto netta nel giudicare insufficiente la trasposizione della direttiva 2003/35/CE attuata dal Regno Unito, laddove afferma “a tal riguardo, la mera circostanza che, per verificare se il diritto nazionale soddisfi gli obiettivi di tale direttiva, la Corte sia obbligata a procedere all’esame e alla valutazione della portata, del resto discussa, di differenti decisioni dei giudici nazionali, e dunque di una giurisprudenza complessiva, mentre il diritto dell’Unione conferisce ai singoli diritti precisi che esigerebbero, per essere effettivi, norme univoche, porta a ritenere che la trasposizione affermata dal Regno Unito non sia in ogni caso sufficientemente chiara e precisa”.  
Tale sistema, infatti, attribuirebbe al giudice nazionale, nell’applicazione del regime delle spese del giudizio, un potere discrezionale eccessivamente ampio e non “indirizzato” da alcuna disposizione chiara e univoca.
E, sotto tale aspetto, la situazione di incertezza non viene sostanzialmente mutata nemmeno con la facoltà, riconosciuta al ricorrente, di chiedere al giudice il beneficio di un’«ordinanza di tutela in materia di spese», che gli consentirebbe di ottenere, in una fase poco avanzata della procedura, una limitazione dell’importo delle spese eventualmente dovute. Infatti, non essendo tale prerogativa del giudice supportata da una norma giuridica chiara e precisa, che obblighi  il giudice nazionale a garantire un costo del procedimento non eccessivamente oneroso per il ricorrente, lascia in ogni caso allo stesso un margine di discrezionalità così ampio da non garantire “la conformità del diritto nazionale al requisito sancito dalla direttiva 2003/35”.
Inoltre, il giudice non sembra essere tenuto a concedere la tutela quando il costo del procedimento è oggettivamente irragionevole. A parere della Corte, quindi, tale regime giurisprudenziale “non consente di garantire al ricorrente una ragionevole prevedibilità per quanto riguarda sia il fondamento sia l’importo del costo del procedimento giurisdizionale da lui proposto, mentre tale prevedibilità sembra ancora più necessaria dal momento che i procedimenti giurisdizionali nel Regno Unito comportano, come riconosciuto da tale Stato membro, onorari di avvocati elevati”.
Non solo. Oltre al generale regime delle spese, occorre considerare ulteriori oneri finanziari derivanti al ricorrente dalla partecipazione al procedimento giurisdizionale, anche in materia ambientale, che potrebbero aggravare pesantemente la sua posizione. È il caso del regime dei controimpegni alle misure provvisorie imposte dal giudice, le quali “consistono principalmente nell’imporre al ricorrente l’impegno a risarcire il danno che potrebbe derivare da una misura provvisoria se il diritto che quest’ultima mirava a tutelare non sia infine riconosciuto fondato. Anche in tale ambito, la Corte di Giustizia, accogliendo l’argomento della Commissione, ritiene che il requisito del costo non eccessivamente oneroso non sia imposto al giudice nazionale con tutta la chiarezza e la precisione richieste, posto che, sottolinea la Corte, “il Regno Unito si limita ad affermare che, in pratica, i controimpegni non sarebbero sempre imposti in controversie in materia di diritto dell’ambiente e che non sarebbero chiesti ai ricorrenti privi di mezzi”. In realtà, anche il sistema dei controimpegni alle misure provvisorie è insufficiente e “idoneo a costituire un ulteriore fattore di incertezza e imprecisione per quanto riguarda il rispetto del requisito del costo non eccessivamente oneroso”.
Conseguentemente, non avendo trasposto correttamente gli articoli 3, punto 7, e 4, punto 4, della direttiva 2003/35, nella parte in cui prevedono che il costo dei procedimenti giurisdizionali indicati non debba essere oneroso, il Regno Unito è venuto meno agli obblighi ad esso incombenti in forza di tale direttiva.
Claudia Basciu

martedì 24 settembre 2013

Piano Regionale Rifiuti: UNA PRECISAZIONE SU SELVAPIANA


ATTENZIONE

In questi giorni, dopo l'approvazione da parte della Giunta della Regione Toscana della Bozza del Piano Regionale sui Rifiuti (PRR), abbiamo letto tutti, per esempio su La Repubblica (QUI) o su altri giornali, o ancora in alcuni comunicati stampa (per esempio quello del WWF), dichiazioni che l'impianto di Selvapiana è stato TOLTO dalla pianificazione (insieme a quello di Greve).
Si dice infatti che invece dei  9 impianti previsti, la Giunta ritenga che ne possano bastare solo 7.

Tutto ciò non ha nessun fondamento.

SEMMAI E' VERO IL CONTRARIO.

Ciò è desumibile da altri articoli o servizi del TGR, che INVECE confermano l'impianto di Selvapiana.
Addirittura nell'articolo di SieveNotizie  si riportano precisamente le parole dell'Ass. Bramerini, da loro intervistata, che non lasciano ombra di dubbio alcuno!
L'Assessore ribadisce che: "l'impianto di Rufina E' tra quelli previsti, ma poichè il territorio sulla sua esistenza ha aperto un confronto, dovranno essere Provincia e comuni interessati a valutare e riconfrontarsi con l'azienda per decidere cosa fare".

Alle stesse conclusioni si arriva leggendo un altro articolo scritto da Giulio Gori sul Corriere Fiorentino, che intervistando l'Ass. Bramerini riporta tra virgolette alcune sue parole: " La decisione (ndr. su Selvapiana) non spetta a noi, non possiamo cancellare col bianchetto progetti autorizzati, ma gli enti interessati vogliono aprire un tavolo di discussione".

QUINDI  NON FACCIAMOCI  ILLUSIONI, 

ANCHE SE IL VICE SINDACO DI PONTASSIEVE ALESSIO MUGNAI DICHIARA CHE L''IMPIANTO DI SELVAPIANA NON SI FARA' (come si può ascoltare nell' intervista a Lady Radio, puntualizzando però che si tratta di un'opinione personale), 

E' ANCORA TUTTO DA VEDERE

NOI  RIMANIAMO IN ATTESA DI  "QUALUNQUE"  
ATTO  UFFICIALE
CHE  LO  CANCELLI  DEFINITIVAMENTE!



giovedì 25 luglio 2013

Termovalorizzatore San Zeno come Falascaia? Interrogazione urgente al sindaco Fanfani


Redazione Arezzo Notizie

“Appena preso servizio nel gennaio 2002 presso l’impianto di Falascaia, un responsabile di stabilimento, gli aveva detto chiaramente che esisteva una modifica del Sistema Monitoraggio Emissioni (portata con sé come esperienza dell’Impianto di termovalorizzazione dell’Aisa di Arezzo e messa in atto da uno degli addetti); mediante la quale potevano essere modificati i dati delle emissioni misurate al camino, attivabile dai capi turno accedendo ad una maschera software tramite la password BOSS”. Sono queste le dichiarazioni rilasciate da alcuni tecnici che nel luglio del 2011 sono stati condannati dal tribunale di Lucca per manomissione ed alterazione dei valori riguardanti la qualità dell’aria nella zona dell’inceneritore di Falascaia (impianto chiuso nel 2008).
La vicenda è stata riportata alla luce dai consiglieri di Sinistra per Arezzo, M5S, Idv e Sel che, durante il consiglio comunale, hanno presentato una interrogazione urgente al sindaco per chiedere se l’amministrazione comunale fosse o meno al corrente di queste dichiarazioni rilasciate durante il processo di Lucca.
Fanfani: “passerò le carte alla Procura”
Se quanto affermato nell’interrogazione si rivelasse corrispondente al vero, saremmo di fronte ad un fatto estremamente grave. E oggi stesso informerò la Procura della Repubblica delle notizie rese note nel corso della seduta del Consiglio comunale. La gravità delle ipotesi è tale che, forse, sarebbe stata necessaria una verifica preliminare a San Zeno. Sulla base di quanto è stato esposto in aula, nessun aretino è tra gli imputati nel processo di Lucca e il collegamento sarebbe rappresentato da alcuni tecnici che avrebbe operato in entrambi gli impianti. Forse non è molto per stabilire un’equazione nei metodi di gestione dei due impianti. Sarà fatta, comunque, ogni verifica nell’interesse prioritario ed assoluto della salute dei cittadini”
Il testo integrale dell’Interrogazione urgente in merito al processo d’incenerimento di rifiuti solidi urbani ed assimilati agli urbani.
CONSIDERATO:
 il fatto che ci sia pervenuta – in forma del tutto anonima e tramite posta – copia di un Procedimento Penale instaurato presso la Procura della Repubblica di Lucca, conclusosi con Sentenza irrevocabile comunicata al PG in data 12.4.2011 e con la quale sono state comminate diverse condanne per dolosa alterazione di dati delle emissioni di inquinanti in uscita dall’impianto d’incenerimento di Falascaia a Pietrasanta (Lu);
 che i reati commessi risultano essere di particolare ed inaudita gravità – ai fini della salvaguardia della salute pubblica – poiché riguardano la sistematica e reiterata alterazione – prima manuale poi tramite software di monitoraggio in continuo delle emissioni – dei parametri di CO (Monossido di Carbonio) COT (Carbonio Organico Totale) nonché di NOx (Ossidi di Azoto) e SOx Ossidi di Zolfo);
 che detta manomissione di dati – esercitata ad un livello tale che i valori registrati di CO, COT, NOx e SOx risultassero ben 10 volte inferiori a quelli misurati e quindi effettivi – si è protratta fino al 2008;
 che detto termovalorizzatore, anche a causa di quanto suindicato (ma non solo, poiché risultano attualmente in corso altre indagini per sversamento di acque inquinate da diossina in un torrente limitrofo) è stato posto sotto sequestro giudiziario e di fatto spento;
 che, in un passaggio delle dichiarazioni rese da un Capo Impianto, si legge testualmente: “Appena preso servizio nel gennaio 2002 presso l’impianto di Falascaia, l’Ing. —omissis—, Responsabile di Stabilimento, gli aveva detto (ndr al capo impianto) chiaramente che esisteva una modifica del Sistema Monitoraggio Emissioni (portata con sé come esperienza dall’impianto di termovalorizzazione dell’AISA di Arezzo e messa in atto da —omissis—), mediante la quale potevano essere modificati i dati delle emissioni misurate al camino, attivabile dai capi turno accedendo ad una maschera software tramite la password BOSS”;
 che, in un altro passaggio delle dichiarazioni rese questa volta dal suddetto Responsabile di Stabilimento Ing. —omissis—, si legge: “Prima di operare a Falascaia aveva prestato consulenza tecnica sull’impianto di Arezzo San Zeno per 2/3 anni. Alcuni capi turno dell’impianto di Arezzo avevano prestato servizio a Falascaia nel primo periodo di avviamento.”;
RITENUTO:
 doveroso e opportuno provvedere alla consegna del materiale summenzionato – incombenza alla quale abbiamo immediatamente adempiuto – alla Procura della Repubblica di Arezzo, affinché essa possa valutarne i contenuti ed i riferimenti ivi riportati;
PRESO ATTO
 che la pratica di sistematica e dolosa alterazione dei dati degli inquinanti in uscita era invalsa anche in altri impianti a suo tempo di proprietà del Gruppo —omissis—, in particolar modo (ma non solo) a Brindisi e Vercelli;
CONSIDERATO:
 che le apparecchiature in uso del sistema S.M.E. (Sistema Monitoraggio Emissioni) utilizzate dagli impianti di San Zeno e di Falascaia appaiono simili (Analizzatore FT-IR marca ABB. Sistema di prelievo/trasporto per analisi FT-IR; Misuratore di portata marca DURAG mod. DF-L100; Analizzatore MultiFid 14 per COT; Analizzatore di polveri marca DURAG mod. DR 300-40);
VISTA
 altresì la preoccupazione – nostra, dei comitati e della cittadinanza – che scaturisce dal sostanziale mancato coinvolgimento tecnico/scientifico del Dr. Saverio Caini (epidemiologo da essi stessi prescelto nel 2011 a tutela della loro salute e nominato nel ruolo dal Comune di Arezzo) nel Progetto Europeo LIFE +, del quale sono stati predisposti tutti i protocolli necessari per concludere le azioni sanitario/epidemiologiche e per il quale sono stati fatti campionamenti sulle matrici aria e suolo, senza la sua attiva partecipazione in qualità di esperto di parte;
RITENUTO
 perciò necessario formulare la presente interrogazione – senza con questo voler alludere o intendere alcunché a carico delle precedenti o attuali gestioni di AISA – ma solo perché essa è un’azienda partecipata del Comune di Arezzo che esercita la delicata funzione di gestione del ciclo integrato dei rifiuti, comprensiva ancora dell’impianto di termovalorizzazione di San Zeno;
I sottoscritti consiglieri comunali interrogano il Sindaco e la Giunta:
1. L’Amministrazione è a conoscenza del Procedimento Penale di cui trattasi, all’interno del quale – in via del tutto incidentale – viene effettuato un “collegamento” con l’impianto d’incenerimento AISA di Arezzo?
2. L’amministrazione è a conoscenza o può verificare se tecnici (ingegneri o altri) nel passato sono transitati prima da AISA e poi occupati a Falascaia?
3. Quali sono le apparecchiature utilizzate – attualmente, nonché in passato e fino a quale data – da AISA per il sistema S.M.E.?
4. L’Amministrazione è in possesso o può reperire – esibendoli ai consiglieri – i fogli excel validati da ARPAT relativi ai dati semiorari monitorati dal Sistema di Monitoraggio in continuo alle Emissioni inerenti la linea d’incenerimento di San Zeno, a far data dal 2002?
5. L’Amministrazione è a conoscenza della mancata installazione e per quale motivo, da parte di AISA, di un rilevatore della radioattività eventualmente presente tra i rifiuti in ingresso all’impianto (prescritto dalla Delibera della GRT n. 272 del 2008)?
6. L’Amministrazione è a conoscenza del mancato utilizzo e per quale motivo, da parte di AISA, dei campionatori automatici delle diossine e dei furani (prescritti dalla Delibera della GRT n. 272 del 2008 )?
7. L’Amministrazione è a conoscenza della mancata adozione e per quale motivo, da parte di AISA, di uno strumento per la misurazione in continuo della concentrazione di mercurio nei gas di combustione al camino?
8. L’Amministrazione non ritiene opportuno – vista la sua adesione al LIFE + – intervenire presso il soggetto capofila del progetto europeo, al fine di un pieno, effettivo e sostanziale coinvolgimento tecnico/scientifico del Dr. Saverio Caini, comprensivo anche di un minimo riconoscimento economico?
Gianni Mori Roberto Barone Marco Tulli Daniele Farsetti Lucio Bianchi
Capogruppo Capogruppo Capogruppo Consigliere Capogruppo
Sinistra per Arezzo Italia dei Valori SEL Movimento 5 Stelle Movimento 5 Stelle

lunedì 27 maggio 2013

«Restituire più spazio ai fiumi»: ora lo dice anche il ministro dell'Ambiente

Piena soddisfazione espressa dal Centro italiano per la riqualificazione fluviale 

[ndr. peccato, diciamo noi, che un impianto come quello che vorrebbero fare a Selvapiana,  oltre ad aver beneficiato di MODIFICHE DI LEGGE AD HOC, non risponda per niente a questo tipo di tutela dei corsi d'acqua - si veda foto che cozza con quella dell'articolo integrale sotto!! ]
Simulazione














[ 27 maggio 2013 ]
Il Centro italiano per la riqualificazione fluviale (Cirf) ha voluto sottolineare alcuni passaggi presenti nelle dichiarazioni programmatiche rilasciate qualche giorno fa dal ministro dell'Ambiente Andrea Orlando, che aprono uno spiraglio per la gestione degli ecosistemi fluviali e del territorio tutto, e che rappresentano una novità nel panorama politico nazionale.
Il ministro ha dichiarato che per «tutelare e salvaguardare ecosistemi e biodiversità, in grado di produrre straordinarie difese naturali agli eventi idrogeologici intensi» le misure prioritarie da prendere in considerazione partono proprio dalla necessità di «restituire più spazio ai fiumi».  E ancora il ministro ha sottolineato come l'eccessiva urbanizzazione e il consumo di suolo siano tra le principali cause dell'attuale rischio idrogeologico, processi che è «urgente arrestare e possibilmente invertire» attraverso, tra le altre misure indicate da Orlando, «una iniziativa legislativa che ponga dei limiti al consumo di suolo in tutto il Paese».  
Se le parole si traducessero in fatti potremmo dire che saremmo di fronte ad un vero cambio di paradigma, come sottolinea il Cirf. «Ci auguriamo che queste dichiarazioni possano presto acquisire la forza di atti normativi e tradursi in azioni che invertano la tendenza rispetto a quanto accaduto finora». Bando alle facili illusioni, anche perché alcune competenze (specialmente sui temi urbanistici) sono di livello locale, ma il segnale è comunque importante per le politiche di tutela ambientale in Italia e fa anche da contraltare alle proposte di alcuni esponenti della maggioranza che sostiene l'esecutivo (sponda Pdl) che negli stessi giorni proponevano l'ennesimo condono edilizio.
«Con soddisfazione cogliamo l'interesse verso le tematiche che il Cirf porta avanti fin dalla sua fondazione. Continueremo ad impegnarci, con rinnovata motivazione, per far sì che la riqualificazione fluviale possa diventare uno degli strumenti utili ad implementare le proposte avanzate dal ministro dell'Ambiente», hanno concluso dal Cirf.

Prima Pagina | Comunicati stampa | Il Piano interprovinciale dei rifiuti della Toscana del Sud...chi l'ha visto? Il Piano interprovinciale dei rifiuti della Toscana del Sud...chi l'ha visto?

Fausto Tenti (Segretario della Federazione provinciale di Arezzo di Rifondazione Comunista)
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Alzi la mano chi ha visto il Piano Interprovinciale dei rifiuti di Arezzo, Grosseto e Siena...Mi ricordo bene quando l'Assessore all'Ambiente della Provincia di Arezzo, nel corso di un'iniziativa dei comitati ambientalisti al Parco Pertini nel settembre 2008, disse che il suddetto Piano – al contrario di quello Straordinario, che si era formato con  partecipazione zero – sarebbe stato discusso e condiviso tramite ampia consultazione con i cittadini. Invece, dopo la delibera di avvio del procedimento (Giunta Provinciale n. 403 del 27.6.2008) il silenzio (anche delle Province di Siena e Grosseto, per carità) è stato tombale! A mio parere c'è qualcosa che non quadra: l'ambito più veloce della Toscana nel bandire ed aggiudicare la gara europea (!) per il Piano Straordinario rifiuti (oltre al poco invidiabile primato di essere l'ATO maglia nera per la RD) è però ultimissimo – rispetto alla Toscana Centro e Costa, che si trovano in stadio avanzato – per il Piano Interprovinciale, decisivo atto di programmazione politica per la gestione futura del ciclo integrato...
Non vorrei che il motivo della mancata pubblicizzazione e condivisione risiedesse nella constatazione, da parte del Piano medesimo, dell'ormai strutturale riduzione della produzione di rifiuti nelle tre province (quindi anche la nostra): la conseguenza di questa “sciagura” (sciagura per i pescecani privati che hanno ormai l'acquolina in bocca e vogliono subito costruire l'ecomostro, anche se non ce ne fosse bisogno...) sarebbe la presa d'atto che non sussiste più la necessità di costruire un nuovo inceneritore, doppio dell'attuale, a S. Zeno! Per evitare questo psicodramma, quindi, forse pensano di far uscire il Piano Interprovinciale di Ar-Si-Gr solamente dopo che le ruspe si sono messe in moto, al fine di evitare che la gente si accorga che qualcosa non torna (cioè che mancano i rifiuti, il prezioso carburante...).
Come diceva Andreotti, a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca...
Fausto Tenti (Segretario Provinciale del Partito della Rifondazione Comunista di Arezzo)
P.S.: altra notizia poco gradevole è che il Dr. Saverio Caini - giovane ricercatore epidemiologo indicato sin dal 2011 dai cittadini e dai comitati per seguire, a tutela della loro salute, il famoso Progetto Life + e nominato nel ruolo dal Comune di Arezzo - sarebbe in procinto di dimettersi da un incarico che non ha mai esercitato, non essendo mai stato messo – sostanzialmente - nelle condizioni di poter fare il suo lavoro...Brutto, davvero brutto segnale per la gente, soprattutto quella che abita nelle zone “incriminate” e sature di impianti altamente inquinanti.

lunedì 22 aprile 2013

Decreto Legislativo n. 33/2013: PIU' TRASPARENZA NELLE P.A. E PER ACCESSO AGLI ATTI

4 importanti articoli del Sole24Ore che spiegano come funzioneranno le nuove norme di trasparenza delle amministrazioni, pubblicazione dei dati e accesso agli atti che entrano in vigore nei prossimi giorni.
Sono novità molto importanti, che possono aiutarci nelle nostre battaglie, e finalmente vanno dalla parte dei diritti dei cittadini.









Vai al D. Lgs. 33/201, clicca QUI.

venerdì 8 marzo 2013

Traffico di rifiuti ospedalieri per i casalesi

Il Tirreno

Pagina 17 - Viareggio
di: Donatella Francesconi

L’accusa di un ex dipendente di Stefano Di Ronza: venivano trasferiti dalla Toscana a Caserta.

VIAREGGIO  Un’attività di smaltimento di rifiuti, anche ospedalieri, dalla Toscana fino in provincia di Caserta: ad averla messa in piedi era Stefano Di Ronza, l’imprenditore edile residente a Massa ma molto conosciuto a Viareggio, secondo quanto racconta agli inquirenti un suo dipendente. Lo stesso che Di Ronza - secondo l’accusa - aveva assunto affinché potesse uscire dal carcere, su espressa richiesta dei casalesi. Non solo edilizia ed estorsioni, dunque, tra le attività dell’imprenditore edile nella lunga ordinanza del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, Tullio Morello. Ma anche lo smaltimento dei rifiuti sanitari, provenienti anche dagli ospedali toscani. Un’attività messa in piedi da Di Ronza - secondo le dichiarazioni del pentito che con l’imprenditore, scrive il Gip, «aveva assidua frequenza intrattenendosi spesso anche a pranzo con lui» - con un amico toscano e con Gaetano Cerci, boss dei casalesi arrestato nel 2011. Il cui nome compare anche negli elenchi della P2. L’ex dipendente che accusa Di Ronza riferisce che questa circostanza gli viene raccontata direttamente dall’imprenditore edile. Il quale, per questo tipo di attività - si legge ancora nell’ordinanza del Gip - «aveva rapporti con il clan Bidognetti e si interessava dello smaltimento dei rifiuti per conto dei casalesi nella zona di Viareggio». Un’affermazione che è una conferma: il sistema rifiuti nella nostra zona è interessante per i clan camorristici. E viene da chiedersi se, letta l’ordinanza del Tribunale di Napoli, ci sia chi - tra le forze dell’ordine locale - intenda approfondire questo aspetto. Anche perché basta un “clic” su Internet per scovare le gesta del clan Bidognetti proprio sul fronte dei rifiuti. Nel dicembre dello scorso anni la Direzione distrettuale antimafia di Napoli ha accusato Franceso Bidognetti (detto Cicciotto o’mezzanotte) - già detenuto in regime di 41 bis - di disastro ambientale e avvelenamento delle falde acquifere aggravate dal metodo mafioso. Secondo le accuse, attraverso una società che gestiva, Bidognetti avrebbe smaltito tonnellate di rifiuti pericolosi provenienti dal Nord Italia ma anche dal Lazio a costi inferiori rispetto a quelli di mercato, emettendo fatture gonfiate per evadere il fisco e riversando la miscela “esplosiva” nelle campagne della Campania, avvelenando le colture e rendendo cancerogeni i prodotti della terra.

giovedì 31 gennaio 2013

Spendono i tuoi soldi. Ti dicono come?

ScreenHunter_01 Jan. 31 00.09

Cari amici,

Dal 1° gennaio tutte le amministrazioni pubbliche inclusi comuni, scuole, ospedali e università sono obbligati a pubblicare sul loro sito web tutte le spese che effettuano! Ma moltissime amministrazioni non sono in regola e sperano solo che i cittadini non se ne accorgano.

Solo se centinaia di noi parteciperanno al primo monitoraggio dal basso della trasparenza della spesa pubblica, possiamo impedire che la spesa pubblica sia gonfiata da corruzione e sprechi, mettendo in crisi l'intero paese.

Clicca qui sotto per controllare se il tuo sindaco, la scuola dove vanno i tuoi figli, l'ospedale dove ti curi o l'ente pubblico a te più vicino ti dicono come spendono i tuoi soldi. Abbiamo tempo fino a domenica per realizzare un imponente primo report fatto direttamente dai cittadini della trasparenza in Italia, clicca qui:

http://www.eradellatrasparenza.it

Andando sul sito troverai una mappa interattiva che mostra lo stato di trasparenza delle nostre amministrazioni: verde significa massima trasparenza, giallo trasparenza parziale e rosso una totale opacità. E come tu stesso puoi verificare andando sul sito l'Italia sembra un'enorme macchia rossa!

Le leggi non bastano, è fondamentale che i cittadini si attivino. Andando sul sito dell'Era della trasparenza puoi subito entrare in azione, innanzitutto scegliendo un'amministrazione e verificandone la trasparenza (sul sito c'e' un video che spiega come fare passo passo), e poi condividendo l'iniziativa girando questa mail e sui social network per coinvolgere altri cittadini o per convincere la tua amministrazione ad aderire: lo hanno già fatto comuni da nord a sud, da Udine a Bari!

Che aspetti? Partecipa a questo primo esperimento di monitoraggio della trasparenza dal basso e aiuta a rendere l'Italia un paese con meno spreco e corruzione, clicca subito sul link e condividilo con tutti:

http://www.eradellatrasparenza.it

Forza!

Luca, Ernesto, Roldano, Alberto, Marco, Matteo, Martina, Marco, Silvio, Valentina, Jacopo, Christian e tutto il team di Agorà Digitale

PER APPROFONDIRE:

Più Rete, meno corruzione. Sul web nasce la pagina 'L'era della trasparenza' (L'Espresso)
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/piu-rete-meno-corruzione/2198682/25

Pa: al via eradellatrasparenza.it, da cittadini la 'Corte dei Conti 2.0' (Agenzia Adnkronos)
http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Pa-al-via-eradellatrasparenzait-da-cittadini-la-Corte-dei-Conti-20_314104020280.html

#Salviamogliopendata: perché facciamo una maratona per la trasparenza? (CheFuturo)
http://www.chefuturo.it/2013/01/settimana-della-trasparenza/

#SalviamoGliOpenData: quanto è trasparente la pubblica amministrazione? (Wired Italia)
http://daily.wired.it/news/politica/2013/01/21/settimana-della-trasparenza-738367.html

Agorà Digitale e la settimana della trasparenza (La Repubblica)
http://saviano.blogautore.repubblica.it/2013/01/21/agora-digitale-e-la-settimana-della-trasparenza/

mercoledì 30 gennaio 2013

Tav, le intercettazioni dell'inchiesta "Dobbiamo taroccare il cemento"

Ecco le carte in cui alcuni degli indagati per i lavori dell'alta velocità parlano dei materiali utilizzati per i tunnel, i rivestimenti e la fresa. Altri particolari preoccupanti sull'istituto Ottone Rosai

di FRANCA SELVATICI
Tav, le intercettazioni dell'inchiesta "Dobbiamo taroccare il cemento"
"La cosa preoccupante non è aver fatto una crepa alla scuola che fa morir dal ridere, perché fa morir dal ridere. E' il sistema dell'organizzazione: cioè, te gli potevi fare una crepetta o la potevi alzare di un metro, perché la potevi anche alzare di un metro che nessuno se ne sarebbe accorto, perché se noi l'alzavamo di un metro e la facevamo proprio crollare, giù a terra, noi non ce ne saremmo manco accorti perché i dati non li controllavamo, li inserivamo con una settimana, dieci giorni di ritardo".
La scuola che "poteva anche crollare" è la media Ottone Rosai, in via dell'Arcovata, che sorge sull'orlo degli scavi per la stazione sotterranea dell'alta velocità. E i genitori e gli allievi che si preoccupavano non erano affatto dei visionari. Della assoluta carenza di controlli, infatti, parla l'8 marzo 2012 Furio Saraceno, il presidente di Nodavia, la società che ha vinto l'appalto dei lavori del passante ferroviario dell'alta velocità di Firenze. Ne parla in una telefonata intercettata dai carabinieri del Ros nell'ambito dell'inchiesta della procura di Firenze che ipotizza una serie di gravi reati connessi alla realizzazione del tunnel e della stazione sotterranea, fra cui la frode in pubbliche forniture per gli inesatti monitoraggi, per la cattiva esecuzione dei conci destinati al rivestimento delle gallerie e per i difetti nelle guarnizioni della maxi-trivella Monna Lisa. E proprio in relazione all'ipotesi di frode in pubbliche forniture il gip Angelo Antonio Pezzuti ha convalidato il sequestro di 8 milioni e mezzo anticipati a Nodavia da Italferr, la società del Gruppo Ferrovie incaricata di vegliare sui lavori.

Quanto ai conci destinati al rivestimento del tunnel, i tecnici della società Seli, incaricata di realizzare lo scavo con la maxi-fresa Monna Lisa, ammettono fra loro che il cemento non è conforme, che occorre aggiungere acqua, che "dobbiamo tarocca'", che si "potrebbe fare un magheggio", "ufficializziamo un dosaggio di due chili (di fibre di polipropilene necessario per impedire disastri in caso di incendio in galleria - Ndr) e poi in stabilimento ce la giostriamo noi e ne mettiamo uno e otto". E quando a Lipsia la prova di resistenza al fuoco dei conci va male, "con risultati "devastanti", si cerca ad ogni costo di nascondere il fenomeno dello spalling (cioè del distacco del cemento), perché, dice il direttore Aristodemo Busillo, "non dobbiamo farci scartare i 100 anelli che abbiamo prodotto, sennò buttiamo via qualche centinaio di milioni di euro". Altri guai derivano dalle guarnizioni interne non originali della fresa Monna Lisa, che "pisciano olio", che "fanno cacare" e "non sono mai state provate a pressioni vere di scavo". "A Panama - commenta un tecnico  -  tutte e due le macchine sono andate proprio a schifio".
(29 gennaio 2013)

Fonte: http://firenze.repubblica.it/cronaca/2013/01/29/news/tav_i_dati_della_scuola_non_li_controllavamo-51532309/

NB. Grassetto e corsivo di assovaldisieve

LETTERA APERTA AL SINDACO DI ALCUNI GENITORI DI EX ALUNNI DELLA SCUOLA MEDIA OTTONE ROSAI

Firenze, 28 gennaio 2013

Egregio sindaco Matteo Renzi,
Sbigottite abbiamo letto le Sue dichiarazioni sullo scandalo tav. Uno sbigottimento che si trasforma in rabbia se ripensiamo alla nostra esperienza di madri di ex alunni della scuola media Rosai.
Ricordiamo come abbiamo saputo dei lavori del cantiere TAV.
Eravamo all’inizio del 2008, nella prima fase dei cantieri ed ancora la Rosai non era stata “interessata” dai lavori. Lo era stata, invece e massicciamente, la scuola elementare Rodari al punto tale che alcuni genitori esasperati avevano deciso di fare una riunione e di invitarci. Ci andammo tranquille ed ignare ed apprendemmo che la scuola Rosai costruita con i soldi TAV (come “risarcimento” per la vecchia scuola abbattuta per lasciare il posto alla “grande opera”) era all’interno di un’area dove sarebbe sorto il cantiere e nella quale si sarebbero effettuati interventi tali da metterne a rischio la stabilità strutturale. Queste informazioni non ci furono fornite dal nostro sindaco, o dall’assessore Maria Rosa Di Giorgi, ma dai tecnici del comitato No Tunnel Tav.
Preoccupate ci recammo dalla preside per chiedere informazioni. La preside non ne sapeva niente. A quanto pare né Lei, né l’assessore avevate sentito la necessità di informare il dirigente dei rischi che correva la numerosa popolazione scolastica di una scuola di grosse dimensioni come la Rosai. Niente informazioni quindi e, ovviamente, niente previsioni di rischi, piani di intervento e di monitoraggio discussi e condivisi con la preside ed il consiglio di Istituto.
A quanto pare il dovere di informare, il coinvolgimento dei diretti interessati e la trasparenza, non sono considerati da Lei compiti istituzionali al punto tale che può, tranquillamente, affermare che il Comune ha fatto tutto quello che doveva fare.
A quel punto la preside, preoccupata quanto noi, decise di convocare un’assemblea dei genitori e di invitare l’ingegnere Rubellini, a quei tempi presidente dell’Osservatorio Ambientale. Questi confermò la possibilità di rischi per la stabilità della scuola.
La storia successiva si sviluppa nei due anni successivi ed è fatta dei nostri tentativi di parlare con Lei e l’assessore Maria Rosa Di Giorgi per avere notizie e rassicurazioni, di inviti a riunioni che furono bellamente ignorati.
Riuscimmo, però, ad incontrarvi in due occasioni. La prima ci fu offerta dall’inaugurazione della palestra, alla quale intervenne anche Lei, signor sindaco. Riuscimmo ad “agguantarla”, ma per nostra sfortuna andava di fretta. Si limitò a dirci che tutto era sotto controllo e che avrebbero vigilato. La seconda fu grazie ad un’assemblea dei genitori alla quale l’assessore Di Giorgi si degnò di partecipare insieme all’ingegner Giacomo Parenti. In quell’occasione l’assessore ed il tecnico risposero alle nostre domande con superiore commiserazione, trattandoci come le solite mamme allarmiste ed ansiose. Ci fu risposto che non c’erano rischi e fummo invitate a goderci la bella scuola che ci veniva offerta proprio dalla grande opera (un’offerta fatta un po’ al risparmio visto che dopo appena un anno dall’apertura era caduto un controsoffitto).
Poi iniziarono i lavori.
Era estate ed un bel giorno la scuola e le strade limitrofe furono invase da una bella polvere bianca, quella polvere che tutti ci avevano assicurato che non ci sarebbe stata (anche se sappiamo bene che le polveri pericolose sono anche e soprattutto quelle che non si vedono).
Poi i ragazzi iniziarono a dirci che c’erano rumori pazzeschi, quei rumori che ci avevano assicurato che non ci sarebbero stati. In seguito, sempre i ragazzi, incominciarono a parlarci di una crepa….
Allarmate chiedemmo ed insistemmo. Ci fu detto che non era vero. I ragazzi furono trattati da visionari o da poveri pupazzi vittime delle nostre fobie
Insistemmo, il nostro rappresentante al consiglio di istituto continuò a chiedere (sarebbe molto interessante guardare i verbali delle riunioni del consiglio). Qualcuna di noi si beccò la minaccia di querela per procurato allarme.
Intanto i nostri figli conclusero la loro terza media e lasciarono la scuola. Al posto loro altri ragazzi, al posto nostro altri genitori, che avevano una cosa in comune con noi: nessuno li aveva informati del cantiere, dei rischi e dei disagi che ne derivavano, delle crepe che già c'erano. Certo doveva essere garantito un buon numero  di iscrizioni, doveva essere salvaguardata l’immagine della scuola, doveva essere dimostrato che i soldi (i nostri soldi di contribuenti) erano stati ben spesi e poco vi importava se, così facendo, impedivate a quei genitori il diritto di una scelta consapevole.
Per questo consideriamo una beffa il fatto che, lasciati trascorrere altri due anni, l’assessore De Giorgi e l’ing Parenti siano ritornati nella scuola per dire ai genitori che c’erano dei rischi per la stabilità della scuola. Lo hanno detto perché non lo potevano più nascondere e ne hanno parlato con la stessa faccia, con la stessa tranquillità con le quali poco tempo prima prima negavano l’esistenza di quegli stessi problemi. Cadevano dalle nuvole come oggi cade dalle nuvole Lei, sindaco Renzi, con il presidente della Regione Rossi. Vi indignate, minacciate iniziative giudiziarie contro chi è responsabile dello scandalo TAV.
Eppure… bastava vigilare, bastava ascoltare, bastava trattare i cittadini con la dignità che meritano, in poche parole, bastava fare i politici e non l’avete fatto.
No caro sindaco, il Comune non ha fatto tutto quello che doveva fare. Quello che noi abbiamo visto è stato il solito arrogante teatrino di quella politica che, a parole, Lei dice di voler rottamare e che, nella pratica, attua quotidianamente.

A nome di un gruppo di genitori di ex alunni della scuola Rosai
Carla Rossetti
Rosanna Plantamura


Fonte:
http://altracitta.org/2013/01/28/tav-le-mamme-arrabbiate-scrivono-a-renzi-arrogante-i-nostri-figli-in-pericolo/