VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

CALENDARIO

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venerdì 21 novembre 2025

Comunicato Stampa: Verso la piena ripubblicizzazione della gestione del servizio idrico nella Conferenza Territoriale 3 Medio Valdarno: cambiare direzione di marcia è possibile!

COMUNICATO STAMPA

Mercoledì 19 novembre, i Sindaci dei Comuni facenti parte della Conferenza Territoriale n. 3 Medio Valdarno (ambito riconducibile ai territori delle province di Firenze – escluso l’empolese – Prato, Pistoia e ad una parte della provincia di Arezzo) hanno compiuto un passo importante.
Chiamati a deliberare sull’affidamento del servizio idrico nel territorio indicato hanno deciso di:
1) sospendere la gara a doppio oggetto deliberata nel luglio del 2023, gara che prevedeva la prosecuzione della gestione mista pubblico-privata (con previsione di una quota pari al 30% del capitale del futuro soggetto gestore affidata a privati);
2) esprimere una chiara preferenza a favore della gestione in house: nella premessa della delibera approvata ieri i Sindaci affermano che rispetto a quanto deliberato al tempo della costituzione della Multiutility “ritengono sia maturata la possibilità di verificare nuovi indirizzi”, opzione che consente di “riconsiderare altre forme di gestione del servizio idrico integrato rispetto a quella prescelta con la delibera” del luglio 2023;
3) considerare “prioritario garantire un pieno controllo pubblico nella gestione del servizio idrico integrato non solo per il tramite dell’Autorità Idrica Toscana, ma anche all’interno della compagine azionaria del f uturo gestore del servizio stesso”, rilevando come tale esigenza risulti “primariamente soddisfatta nel caso di affidamento del servizio idrico integrato a una società interamente pubblica cosiddetta in house”;
4) dare mandato alla struttura dell’Autorità Idrica Toscana “di effettuare gli approfondimenti tecnici relativi alla suddetta forma di gestione in house” entro il 31 marzo 2026;
5) disporre la proroga tecnica dell’affidamento del servizio a Publiacqua fino al 31 dicembre 2026.
Il passo compiuto è importante perché inverte chiaramente e decisamente la direzione di marcia. Quella intrapresa da questo momento è la direzione a lungo invocata da un’ampia rete di movimenti, comitati, associazioni e cittadine/i: è la via che riporta la gestione del servizio idrico sotto il controllo pubblico - attraverso la gestione in house - e la sottrae agli appetiti di chi ambisce ad accumulare profitti facili grazie alla gestione di un monopolio naturale.
Sappiamo bene che la delibera di mercoledì 19 non è la fine di un percorso, ma l’inizio.
Il percorso tracciato dalla delibera approvata dovrà essere seguito con attenzione e vigilanza: servirà quindi la stessa passione civile che ha reso possibile la mobilitazione di persone, comitati, associazioni, sindaci e amministratori per dire no alla marcia della Multiutility verso la Borsa. Ma oggi possiamo dircelo: la strada è finalmente quella giusta.

lunedì 28 luglio 2025

LETTERA APERTA della Rete Toscana Beni Comuni: “Acqua pubblica”: chiarezza su cosa significa e quale modello propone per la Regione

Al Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani

Signor Presidente,
Abbiamo letto con attenzione le Sue recenti dichiarazioni pubbliche, in cui ha indicato l’acqua
pubblica
come uno dei pilastri fondamentali della Sua candidatura e della futura azione di governo
della Regione Toscana.
Le chiediamo, con la massima chiarezza e trasparenza, di specificare cosa intende concretamente per “acqua pubblica”, perché acqua pubblica non significa semplicemente che i soci delle società di gestione siano solo Comuni o enti pubblici: questo di per sé non garantisce affatto la realizzazione dell’interesse collettivo né la tutela dei cittadini.

Acqua pubblica significa:
• Gestione interamente pubblica,
• Controllo diretto e “analogo” sulla società da parte dei Comuni soci
• Assenza di scopo di lucro (né per i gestori, né per i Comuni soci),
• Servizio erogato nell’esclusivo interesse sociale,
• Utilizzo integrale delle risorse a beneficio del servizio e dei cittadini (non per la produzione di utili da redistribuire come dividendi ai Comuni),
• Governo democratico e partecipato (tutela delle minoranze con il voto capitario: una testa, un voto, non una quota di capitale, per evitare che i Comuni maggiori impongano le proprie scelte a discapito dei più piccoli e degli utenti),
• Massima trasparenza e controllo sociale.

Tutto ciò oggi è possibile solo attraverso la gestione “in house providing”, come la normativa
nazionale ed europea prevede per i servizi pubblici essenziali
, dove la società di gestione opera senza fini di lucro, sotto il controllo diretto degli enti pubblici, con una politica degli utili indirizzata al massimo contenimento dei costi per l’utente ed al miglioramento del servizio.

Chiediamo quindi pubblicamente:
Lei intende promuovere e attuare un vero modello di gestione in house, che rispetti questi principi e riporti l’acqua fuori dalle logiche di mercato e di profitto, oppure si continuerà con il modello attuale, che è solo un paravento di “gestione pubblica” formale, dove i Comuni restano soci unici ma sfruttano le tariffe dei cittadini per ottenere utili e dividendi da reinvestire altrove?

La Toscana ha bisogno di una scelta chiara e trasparente:
L’acqua non è una fonte di profitto, è un bene comune da gestire senza alcun interesse di lucro!
Aspettiamo una Sua risposta pubblica e impegnativa su questo punto, nell’interesse di tutti i cittadini:
Gestioni in house sì o no?

Firenze, 26 luglio 2025
Distinti saluti

Rete Toscana per la Tutela dei Beni Comuni
(Forum Toscano Movimenti per l'Acqua, Acqua Bene Comune Pistoia, Acqua Bene Comune Valdarno, Comitato Acqua Pubblica Arezzo, Atto Primo salute ambiente e cultura, AdiC Associazione per i Diritti dei Cittadini, Trasparenza per Empoli, La Libellula – Gruppo per l’Ambiente, Valle del Serchio, Associazione Vivere in Valdisieve, Circolo Laudato Si' Vicopisano Monte Pisano, GRASP The Future- AlterPiana Firenze Prato Pistoia, ARCI Comitato Territoriale Arezzo APS, Comitato Trasparenza Rosignano, Laboratorio per Unaltracittà - Firenze, Comitato dalla parte del cittadino, P.Arci Empolese Valdelsa, Associazione dei Fenicotteri Piana di Lecore APS, G.A.S. di Montagnana Val di Pesa, I’ Bercio, Valdelsa Attiva, Centro Studi per la Nuova Agricoltura Contadina e Artigiana, Comitato stop5g Empoli-Valdelsa, Comitato Viale IV Novembre EMPOLI, Mamme di News a tutto Gas, Movimento CLARA, Circolo di Legambiente di Lastra a Signa - Di la d’Arno, Associazione Il Paese che vogliamo di Montespertoli, Comitato per la chiusura della discarica di ex Cava Fornace, Liberamente le Signe, Movimento Municipalista Arezzo)

giovedì 11 aprile 2024

Lettera aperta inviata al Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, all'Assessore all'Ambiente Monia Monni e a tutti i Gruppi consiliari sul pericolo dei PFAS nelle acque della Toscana insieme al Report di Greenpeace, a firma di molte Associazioni e comitati

Siamo inquietati e sorpresi in quanto, a 10 giorni di distanza dall’uscita del report di Greenpeace sulla presenza di Pfas nelle acque superficiali, in cui scaricano i reflui depurati dei distretti conciari, della carta, del tessile, come pure l’area interessata dalle attività florovivaistiche fra Pistoia e Prato, l’Amministrazione Regionale Toscana si nasconda in un silenzio sconcertante.
Una situazione imbarazzante e preoccupante alla luce anche di quanto emerso da una inchiesta giornalistica della Rai in “Presa Diretta” del 18 marzo. Infatti, mentre nella nostra regione e soprattutto nelle comunità direttamente interessate dall’uso di questi prodotti nei processi industriali e produttivi, si discute e ci si interroga; persino alcuni Consigli Comunali hanno iniziato a produrre odg in cui si richiede, agli organi competenti ed ai gestori dei servizi idrici e di depurazione industriale, di produrre dati analitici in grado di confermare o smentire quanto è stato documentato dalle analisi “autoprodotte” da Greenpeace. In tal senso ci chiediamo cosa stia facendo l’Amministrazione Regionale, riteniamo che senza fare inutili allarmismi, dopo lo scandalo Keu, non si possa dormire sugli allori.
Siamo convinti che la stragrande maggioranza di chi vive in Toscana vuol capire se ci troviamo o no dentro ad una nuova emergenza ambientale e sanitaria, vorremmo saperlo prima di unirci o dividerci sul che fare per cambiare rotta, siamo coscienti che non sarà possibile risolvere il problema senza mettere fuori legge la produzione e l’uso di questi composti chimici non degradabili. Abbiamo anche la consapevolezza che tale decisione spetta in primis alle autorità europee e nazionali ma riteniamo opportuna una autonoma decisione della Toscana che si allinei a quanto già fatto dalle Regioni Piemonte e Veneto in materia.
A tal proposito chiediamo la trasparenza e la messa in rete di tutte le informazioni analitiche, sia attuali che quelle future, di Arpat, Asl, delle Società di gestione del servizio idrico integrato e della depurazione industriale; sia la premessa indispensabile per evitare inutili e pericolosi scarica barile.
Come associazioni siamo e saremo presenti, parte attiva in questa vicenda, senza fare sconti né cedendo a falsi allarmismi né alla demagogia funzionale al mantenimento di uno status quo ormai insostenibile.
Ricordando che proprio in questi giorni è in discussione il nuovo Piano di Tutela delle Acque, riteniamo che, in relazione ai cambiamenti climatici in atto, ci troviamo di fronte ad un passaggio decisivo per la Toscana per un’economia compatibile dei distretti idrovori al fine di cambiare i cicli produttivi, adottando l’assoluta trasparenza e condivisione delle informazioni unica garanzia per riuscire nell’impresa.

Firmatari
Forum Toscano Movimenti per l’Acqua, Forum Ambientalista AdV toscano, Associazione per i Diritti dei Cittadini (ADiC Toscana APS), Associazione BioDistretto del Montalbano APS Ets, Ass. Acqua bene Comune ODV Pistoia e Valdinievole, Ass. Alleanza per i beni comuni ODV Pistoia, Associazione Senza Confini, Associazione Vivere in Valdisieve, Associazione I’Bercio Loro Ciuffenna, Associazione Atto Primo Salute Ambiente Cultura ODV, Associazione La Libellula – Gruppo per l’ambiente Valle del Serchio, Assemblea Permanente No Keu, Associazione IBS-Inter-rete Beni comuni e Sostenibilità, Associazione Livorno Porto Pulito, Alterpiana Firenze Prato Pistoia, Asia USB Livorno, Comitato Apuano salute ambiente della provincia di Massa Carrara, Comitato Acqua Pubblica Arezzo, Comitato Acqua Bene Comune Valdarno, Comitato Acqua alla gola Massa, Comitato Ambientale di Casale , Comitato Collesalviamo l’Ambiente, Comitato “Le Vittime di Podere Rota”, Comitato Alberi Viale IV Novembre Empoli, Comitato dalla parte del Cittadino Forte dei Marmi, Comitato per un altro raddoppio, Comitato Valdisieve, Comitati di Lotta Ambiente Salute Lavoro Livorno, Comitato No Cubone Livorno, Comitato Bosco Urbano Rosignano , Comitato Orti Urbani e Loghino Livorno, Comitato Ambiente Siena, Centro Culturale La Pietra Vivente Massa, Coordinamento per la difesa del Parco Pertini e dell’Ospedale Storico Livorno, Crisoperla biologica e solidale - Associazione APS, Prato Social Forum, PratoPartecipa, Centro d’Iniziativa Enrico Berlinguer AR, La Piana contro le nocività-Presidio Noinc Noaereo, Magliette Bianche di Massa e Carrara, Mamme di “News s Tutto Gas”, Marcignana non si piega, Obiettivo Periferia Pistoia, Osservatorio Ambientale Pratese , Rete Toscana in Movimento, Terra Libera Tutti Reggello, Trasparenza per Empoli, Trasparenza Rosignano, Valdelsa Attiva, Valdisieve in Transizione

mercoledì 23 agosto 2023

COMUNICATO STAMPA: L'attuale operazione Multiutility è inammissibile anche secondo la Corte dei Conti.

Quello che viene detto dalla Corte dei Conti è chiaro: non è ammissibile la cessione dei beni demaniali in capo a Consiag all’interno del progetto Multiutility nella prospettiva della quotazione in borsa. 

Da tempo andiamo dicendo che tra le numerose criticità riscontrate nell’operazione Multiutility una delle più grosse anomalie è rappresentata dalla violazione delle norme imperative che disciplinano il regime delle infrastrutture idriche e ne sanciscono l’inalienabilità.

Infatti:

  • L’operazione Multiutility ha comportato la fusione per incorporazione anche di Consiag spa, società patrimoniale partecipata dai Comuni. Quindi ad Alia Servizi ambientali spa (società incorporante) è stato trasferito l’intero patrimonio di Consiag spa comprensivo delle reti e degli impianti idrici comunali di cui era conferitaria.
  • Le infrastrutture idriche si configurano come beni demaniali per espressa previsione dal Codice civile (artt. 822 co2 CC; 823 CC; 824 co1 CC), del T.U.E.L, del testo unico dell’ambiente. La natura demaniale di detti beni comporta la loro inalienabilità.
  • l’art.21 del d. lgs 201/2022 ha riconfermato la natura demaniale, nonché l’incedibilità delle proprietà delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni idriche consentendo esclusivamente il conferimento delle stesse in società a capitale interamente pubblico incedibile.

Il progetto di aggregazione societaria prevedendo l’apertura all’ingresso dei privati e alla quotazione in borsa della società incorporante, viola nella sostanza i principi e le norme imperative sopra richiamate.
Oggi con un’importante deliberazione la sezione regionale di Controllo per la Toscana della Corte dei Conti (n.159/2023), rispondendo ad una richiesta di parere ritualmente formulata dal Sindaco del Comune di Loro Ciuffenna, da sostegno alle nostre ragioni.
La sezione Toscana dopo aver richiamato le norme applicabili alla fattispecie ed aver ribadito la natura demaniale delle infrastrutture idriche, afferma con chiarezza …che qualora uno o più enti locali abbiano conferito la proprietà di dotazioni patrimoniali essenziali alla gestione del servizio pubblico locale ad una società a capitale interamente pubblico che è incedibile, tale società può poi essere interessata a operazioni di fusione societaria purché all’esito della fusione resti assicurata la titolarità di reti, impianti ed altre dotazioni patrimoniali in capo ad una società a capitale interamente pubblico.

Di fatto questo rappresenta un ulteriore importante documento che evidenza il fatto che gli intenti e la natura stessa della Multiutility quotata in borsa, e degli amministratori della stessa, non convergono più con l’interesse comune di tutelare e garantire un accesso equo e sostenibile ai servizi e beni che la società ha l’incarico di gestire.
La Corte afferma inoltre che sono i comuni interessati dai processi di fusione a dover valutare in concreto che all’esito dell’operazione resti assicurata la proprietà pubblica delle infrastrutture.
Appare evidente che il parere della Corte dei Conti Toscana rimette quindi in discussione l’intera operazione Multiutility che, attraverso l’apertura ai privati e la quotazione in borsa, si prefigurava di sottrarre al patrimonio pubblico, per immetterle sul mercato privato, anche le infrastrutture strategiche che per legge devono rimanere in mano pubblica.

La politica tutta, a livello regionale e locale non può più permettersi di stare a guardare mentre vengono imposte decisioni che vanno ad impattare su questioni di più alto interesse in contrasto con gli interessi generali ossia quelli che devono soddisfare i bisogni della collettività e dei cittadini.

Ci chiediamo come abbiano potuto i tanti Sindaci, amministratori e consiglieri che hanno sostenuto l’operazione Multiutility, accettare di mettere a disposizione degli interessi privati il mercato dei servizi locali comprensivo delle infrastrutture strategiche. Era già tutto talmente chiaro, che ai sindaci e consiglieri che hanno avviato la cessione con il loro voto, era stato segnalato a più riprese, sia dai cittadini attraverso lo strumento delle osservazioni, sia dagli altri consiglieri di opposizione,
che per tutela sia dei beni comuni demaniali che per tutela personale sì sarebbero dovuti opporre anziché votare a favore di questa cessione, esponendosi così anche ad un potenziale danno erariale verso i comuni da loro amministrati.

Ci attendiamo che si proceda a rivedere le posizioni assunte e che si apra finalmente una discussione seria ed approfondita con i cittadini finalizzata all’introduzione di modelli di gestione effettivamente pubblica e partecipativa per mettere finalmente in discussione le scelte adoperate finora da singoli sindaci e soprattutto per rivedere quelle deleghe, date ai consigli di amministrazione che continuano a dimostrarsi indegnosamente non all’altezza del compito a loro assegnato.

Per questo riteniamo obbligatoria e non più rimandabile la richiesta di avvio di una fase riflessiva profonda, che dimostri la sua reale volontà e serietà attraverso un primo importante atto di sfiducia e sostituzione del Consiglio di Amministrazione di Alia a partire dal suo Amministratore Delegato.


Coordinamento delle Associazioni No Multiutility
Forum Toscano dei Movimenti per  ’Acqua 
Associazione Atto Primo Salute Ambiente Cultura ODV
Associazione Alleanza Beni Comuni Pistoia ODV
Associazione Acqua Bene Comune Pistoia e Valdinievole ODV
Associazione per i Diritti dei Cittadini (ADiC Toscana aps)
Associazione Comitato Acqua alla gola Massa
Associazione IBS-Inter-rete Beni comuni e Sostenibilità
Associazione La Libellula – Gruppo per l’ambiente Valle del Serchio
Associazione ‘I Bercio – Loro Ciuffenna
Comitato Trasparenza per Empoli
Comitato Acqua Bene Comune Valdarno Superiore
Osservatorio Ambientale Prato (Extinction Rebellion Prato, AlterPiana, Pro Bisenzio,
Comitato Difendiamo la nostra salute Prato sud, Fridays for Future Prato, Comitato
Ambientale di Casale, Comitato InMezzoAllAutostrada, Associazione Atto Primo
Salute Ambiente Cultura ODV)
Obiettivo Periferia Pistoia
Orto Collettivo – Calenzano
Rete Toscana in Movimento
Terra Libera Tutti - Reggello

giovedì 29 settembre 2022

COMUNICATO: NO MULTIUTILITY TOSCANA QUOTATA IN BORSA

 

Inoltrato ai comuni della Valdisieve, l'APPELLO sulla MultiUtility in consultazione pubblica

CONTRIBUTO ALLA CONSULTAZIONE PUBBLICA -COMMENTI, IDEE, PROPOSTE:                                                                                                                                                                               Facciamo nostro, sottoscrivendolo come Associazione “Vivere in Valdisieve” e Associazione Valdisieve, l’appello che riportiamo sotto, comprensivo della relazione citata e allegata alla presente:

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 Spett.le Sindaco

Spett.li Gruppi Consiliari

APPELLO PER UN VOTO DEL CONSIGLIO COMUNALE CONTRO LA MULTIUTILITY

Il vostro Comune si appresta a deliberare una fusione per incorporazione in una Multiutility delle società che gestiscono i servizi pubblici: servizio idrico e rifiuti urbani (monopoli naturali), distribuzione del gas e dell’energia (in regime di concorrenza). Per questa Multitutility è prevista la quotazione in Borsa.

Quel che sta accadendo ai prezzi del gas e dell’energia elettrica fa capire in modo chiaro quanto la quotazione in Borsa esponga a rischi speculativi.

I sindaci saranno espropriati dalla possibilità di garantire servizi pubblici efficienti ed a costi ragionevoli, poiché il Codice civile esclude gli azionisti dall’esercizio dei poteri di gestione ed amministrazione delle società. Saranno i manager del consiglio di amministrazione a gestire servizi socialmente fondamentali e beni collettivi non riproducibili e limitati, come l’acqua, le materie prime secondarie (i rifiuti), l’energia; anche la nomina degli amministratori e dei controllori delle società partecipate sarà di competenza degli amministratori e non dell'assemblea degli azionisti della Multiutility. I più danneggiati saranno i comuni medi e piccoli, che all’interno di questa holding finanziaria non avranno alcun potere, non potendo neppure accedere agli atti del Consiglio di Amministrazione. I sindaci di questi Comuni non potranno avere un ruolo attivo e significativo nella governance aziendale e nelle decisioni strategiche della Multiutility.

Riteniamo opportuno anche evidenziare le criticità emerse nel rapporto di cambio tra le società incorporate, rapporto che non è basato sullo stato patrimoniale delle aziende, ma sulla futura (teorica) capacità di produrre utili e risorse finanziarie da parte della Multiutility. È probabile che il concambio non rispecchi i reali valori delle singole società coinvolte: il calcolo è stato fatto sul valore dei flussi di cassa attualizzati in base ai business plan elaborati dalle singole società, ma non è chiaro quali controlli siano stati fatti per valutare la congruità e la plausibilità di tali stime. Secondo l’esperto nominato dal tribunale i business plan non sono stati sottoposti a due-diligence, vale a dire ad un controllo formale e documentale.

Si ipotizza inoltre un rinnovo della concessione del servizio idrico fino al 2031, ma tale ipotesi potrebbe non verificarsi: poiché la quotazione in Borsa è stata indicata come necessaria al fine di liquidare il socio privato, la possibile proroga della concessione è una conferma del fatto che le ragioni della scelta non sono quelle pretese da chi sostiene che la quotazione è l’unica via possibile per consolidare la gestione a titolarità pubblica dei servizi interessati (la contraddizione sarebbe palese). Sono anche in corso dei contenziosi, nei confronti sia dei comuni aderenti ad Acqua Toscana, sia di quelli che non hanno aderito: le valutazioni del rapporto di cambio non tengono conto dei rischi legali, di quali effetti tali rischi possano produrre sull’operazione in corso e di chi risarcirà gli eventuali esborsi a cui potrebbero essere chiamati i Comuni.

La Multiutility ha come scopo prevalente la crescita degli utili: investimenti, costi, tariffe e impiantistica saranno sottratti al controllo delle comunità e delle amministrazioni che quelle comunità dovrebbero rappresentare e tutelare. L’impossibilità di intervento da parte dei soci pubblici è dimostrata da quanto accaduto nelle ultime settimane con la tassa sugli extra-profitti. Gli utili saranno realizzati con l'aumento delle tariffe e delle bollette, come è successo per l'ingiustificato aumento dell'8% della TARI da parte di Alia e con gli aumenti continui delle tariffe del servizio idrico, anche a fronte della forte riduzione dei costi di produzione relativi agli oneri delle concessioni degli impianti, che pesavano sui costi per oltre il 13%, pari a circa 30 milioni di euro.  Affermare che la quotazione in Borsa serve ad accedere al credito per effettuare gli investimenti è un’invenzione: il ricorso all'indebitamento, come accade anche nelle attuali Multiutility quotate, è a servizio dei dividendi e non degli investimenti; il sistema tariffario predisposto dall’autorità nazionale ARERA prevede che tutti i costi di investimento, sia per i rifiuti che per il servizio idrico, siano pagati in tariffa.

Nel caso della gestione dei rifiuti urbani e assimilati, la raccolta di fondi attraverso le tariffe/bollette a carico degli abitanti-utenti, potrebbe servire, se il "Piano regionale di gestione dei rifiuti e delle bonifiche" lo rendesse possibile, per la realizzazione di impianti di "gassificazione"/combustione dei rifiuti per produrre energia (carburanti, combustibili) in aperto contrasto con le direttive dell'Unione Europea e con i princìpi più autentici dell'economia circolare. Impianti non necessari e costosissimi, che peserebbero sulle nostre bollette per decenni (interventi ipotizzati a Empoli, a Pontedera, a Rosignano Marittimo) e che riteniamo non debbano essere inseriti nel Piano regionale di gestione rifiuti e bonifiche. Auspichiamo che la Regione Toscana possa diventare la prima regione a rifiuti zero, impegnandosi nella direzione della riduzione e del riutilizzo dei rifiuti urbani, riciclando le materie prime seconde, nella visione di un’economia circolare orientata verso la giustizia e l’utilità sociale.

Per quanto concerne il settore idrico lo scenario degli investimenti previsti non risulta migliore, sia rispetto ai cambiamenti climatici in atto che rispetto alla necessità di preservare la risorsa dall’inquinamento (in Toscana molte fonti di approvvigionamento dell’acqua potabile sono in categoria sub A3, quindi in deroga). Il piano stralcio per la messa a norma degli scarichi fognari, che doveva concludersi al 2021, è stato prorogato al 2026; invece di ridurre le perdite nella rete idrica (in Toscana sono oltre il 40%) si utilizzeranno i fondi del PNRR in parte per i contatori intelligenti, che rileveranno solo le perdite nelle nostre case e non quelle dei gestori che aumentano di anno in anno. I prelievi dei gestori spesso privano fiumi e laghi del minimo flusso vitale, ma non si progettano reti duali per reflui fognari e acque piovane al fine di creare, con l’acqua piovana, piccoli invasi nei territori; si continua invece con la pratica di gettare l’acqua piovana in fognatura creando pure problemi al funzionamento dei depuratori. I piani strategici per il settore propongono, come soluzione, la creazione di autostrade dell’acqua, grandi opere che avranno un ulteriore impatto in un ambiente già messo a dura prova.

Infine, la gestione del servizio idrico da parte della Multiutility contraddice e stravolge l’esito del referendum del 2011, quando una forte maggioranza dei cittadini si pronunciò a favore della gestione pubblica dell’acqua e contro il suo utilizzo a scopo di profitto.

Inviamo in allegato una relazione tecnica, che abbiamo fatto nostra, di Remo Valsecchi.

TUTTO CIÒ SOPRA PREMESSO VI CHIEDIAMO DI NON VOTARE A FAVORE DELLA DELIBERA CHE APPRODERÀ IN CONSIGLIO COMUNALE PER LA COSTITUZIONE DELLA MULTIUTILITY. 

Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua

Associazione per i diritti dei cittadini Toscana

Atto Primo - Salute Ambiente Cultura

ABC – Associazione Beni Comuni Pistoia

Osservatorio Ambientale Prato

Comitato Ambientale Casale

Pro Bisenzio

Comitato Difendiamo la nostra salute Prato sud

Fridays for Future Prato

Comitato InMezzoAllAutostrada

Extinction Rebellion Prato

AlterPiana

Orto Collettivo

La Libellula Gruppo per l’ambiente – Valle del Serchio

La Piana contro le nocività-Presidio Noinc Noaero

AcquaBeneComune Pistoia e Valdinievole

Comitato Acqua Bene Comune Valdarno”

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Pontassieve, 29 Settembre 2022


Associazione “Vivere in Valdisieve” e Associazione Valdisieve



mercoledì 14 luglio 2021

𝘾𝙊𝙈𝙀 𝙋𝙍𝙊𝙏𝙀𝙂𝙂𝙀𝙍𝙀 𝙇'𝘼𝘾𝙌𝙐𝘼 𝙋𝙐𝘽𝘽𝙇𝙄𝘾𝘼? NE PARLEREMO AL MERCATO IN TRANSIZIONE DOMANI 15 LUGLIO

Giovedì 15 luglio 2021 dalle ore 17.00, al Mercato in Transizione, si discuterà di una questione importante per la Toscana, la creazione della Multiutility Toscana Spa, e delle possibilità o problemi che questo fatto porterebbe nella gestione dell'acqua pubblica. 

Saranno presenti alle ore 17:00

Tommaso Fattori

Rossella Michelotti - del Forum toscano dei movimenti per l'acqua

A seguire un concerto dal vivo e un apericena con i prodotti del mercato. Una giornata molto importante per la nostra comunità. 

Non mancate!


FONTE FB:  https://www.facebook.com/valdisieveintransizione/photos/gm.2887638538169105/883421999184965/

Il mercato contadino si svolge tutti i giovedì pomeriggio dalle 15.00 alle 20.00

sabato 12 giugno 2021

𝘾𝙤𝙢𝙪𝙣𝙞𝙘𝙖𝙩𝙤 𝙎𝙩𝙖𝙢𝙥𝙖: 𝙍𝙚𝙛𝙚𝙧𝙚𝙣𝙙𝙪𝙢 𝙨𝙪𝙡𝙡’𝙖𝙘𝙦𝙪𝙖 𝙙𝙚𝙡 𝙜𝙞𝙪𝙜𝙣𝙤 2011, 𝙩𝙪𝙩𝙩𝙤 𝙞𝙣𝙪𝙩𝙞𝙡𝙚?

 

Il 13 giugno ricorre il decennale del referendum sull’acqua. Una consultazione osteggiata dai poteri costituiti ma fortemente voluta dai cittadini. Sono trascorsi dieci anni durante i quali non si è fatto niente per dare seguito alla volontà di 26 milioni di cittadini che alla consultazione referendaria del 2011 votarono “SI” per dichiararsi contrari a qualsiasi forma di gestione improntata a criteri mercantili e di profittabilità. Dopo il Referendum l’acqua sarebbe dovuta passare dalle società private al settore pubblico, sull’acqua non si sarebbe potuto più fare profitto, via la remunerazione del capitale.

Un passaggio, questo, contrastato con ricorsi al TAR, Decreti Legge e ricorsi in Cassazione.

In Toscana la cultura privatistica che anima la politica Regionale consente per la gestione del sistema idrico la costituzione di Publiacqua SpA e i soci privati sono ACEA e Suez con una partecipazione al 40%, il rimanente 60% appartiene ai Comuni.

Non ci dobbiamo fare ingannare dalla quota pubblica nettamente di maggioranza in quanto le regole e le condizioni sono dettate dai patti parasociali che danno forza al privato per la remunerazione del capitale investito.

Le tariffe negli ultimi dieci anni sono aumentate enormemente senza che si siano realizzati miglioramenti nei servizi.

Oggi la Regione, in linea con le indicazioni del governo, è determinata a considerare l’acqua un bene da valorizzare a fini economici. A tale scopo vuole avviare la  ripubblicizzazione di Publiacqua SPA, creando la Newco, che insieme alle aziende di gestione dei rifiuti, dell’energia elettrica e del gas andrà a confluire nella Multiutility Toscana SpA,  gettando le basi per la nascita di un colosso finanziario da quotare in borsa.

Il risultato sarà una realtà “concepita da società finanziarie e da banche, con l’ossessione del profitto ad ogni costo che nulla ha a che fare con i nostri principi e valori”.

Affinché la vittoria referendaria non sia archiviata definitivamente con un colpo di spugna organizziamoci, mobilitiamoci per l'acqua pubblica, bene comune accessibile a tutti.


Pontassieve, 12 giugno 2021


RETE.png

  

Comitato Valdisieve – Associazione “Vivere in Valdisieve – Associazione Valdisieve

comitatovaldisieve@libero.it – vivereinvaldsieve@gmail.com – assovaldisieve@gmail.com


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FIRMA ANCHE LA PETIZIONE

Quotazione in Borsa dell’acqua: NO grazie

mercoledì 9 giugno 2021

CS Mobilitazione nazionale decennale referendum 12 e 13 Giugno 2011-2021: "Beni comuni, acqua e nucleare: indietro non si torna!"

A 10 anni dal referendum, no alle privatizzazioni, per un Recovery Plan dei diritti e per un futuro ecocompatibile

10 anni fa una coalizione ampia e determinata ha sancito una vittoria storica nel nostro Paese: con 27 milioni di Sì ai referendum su acqua, servizi pubblici e nucleare abbiamo costretto ad un passo indietro chi per decenni ha imposto privatizzazioni e estrattivismo.

10 anni dopo, in piena pandemia, quella vittoria basata sulla difesa dei beni comuni e sull’affermazione dei diritti di tuttə sui profitti di pochi, ha un significato ancora più attuale.

Da dicembre 2020 l’acqua, al pari di una qualsiasi altra merce, è stata quotata in Borsa. Un passaggio epocale che apre alla speculazione dei grandi capitali e alla emarginazione di territori, popolazioni e costituisce una grave minaccia ai diritti umani fondamentali.
Inoltre, la cosiddetta “riforma” del settore idrico contenuta nel Recovery Plan, così come aggiornato dal governo Draghi, punta ad un sostanziale obbligo alla privatizzazione, in particolare nel Mezzogiorno.

L’attuale versione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza risulta in “perfetta” continuità con l’azione dei governi precedenti tesa a disconoscere e tentare di cancellare l’esito referendario: un ulteriore incentivo verso la gestione mercantile dei beni comuni, un evidente vulnus democratico per il mancato rispetto della volontà popolare.
E' una risposta del tutto errata alla crisi sindemica, riproponendo le stesse ricette che hanno contribuito a crearla.

La crisi ecosistemica, climatica, economica, sociale e l’emergenza sanitaria impongono una radicale inversione di rotta che metta al centro la tutela dei beni comuni in quanto elementi fondanti le comunità e la società, che garantisca una reale transizione ecologica, un'efficace azione di contrasto ai cambiamenti climatici e una fuoriuscita dai combustibili fossili e che garantisca a tuttə i diritti fondamentali, a partire dal diritto all'accesso all'acqua, dal diritto alla salute, dal diritto ad un ambiente salubre, dal diritto ad un lavoro sicuro e non precario, dal diritto alla casa per uscire finalmente dall’emergenza abitativa.

Oggi più di ieri è importante riaffermare il valore universale dell'acqua come bene comune e la necessità di una sua gestione pubblica e partecipativa come argine alla messa sul mercato dei nostri territori e delle nostre vite, contrastare il rilancio dei processi di privatizzazione attuato mediante il PNRR e le riforme che lo accompagneranno.

Chiediamo di completare con il “deposito nazionale” il recesso da ciclo nucleare risolvendo in modo razionale e partecipato con le comunità locali l'eredità radioattiva di una stagione infausta.
Denunciamo l'ipotesi di rilancio del nucleare sotto ogni forma sia per la produzione di energia elettrica che della filiera dell’ idrogeno.
Continuiamo a batterci contro il nucleare civile e militare in ogni sede europea e internazionale.

Per rilanciare con forza e rimettere al centro del dibattito pubblico i temi paradigmatici e fortemente attuali emersi dalla campagna referendaria di 10 anni fa è stata organizzata un grande mobilitazione che si sviluppa tanto a livello locale quanto a livello nazionale secondo il seguente schema::

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Promuove:

Aderiscono:
ISDE Italia – Medici per l’Ambiente; Associazione Costituzione Beni Comuni di Milano; WWF Italia; Movimento Consumatori; Medicina Democratica Onlus; CCA dbr Coordinamento dei Comitati e delle associazioni per la depurazione, le bonifiche e la ripubblicizzazione del servizio idrico di Massa Carrara; Associazione per i Diritti dei Cittadini ADiC Toscana Aps; Partito della Rifondazione Comunista; Giuristi Democratici; Associazione Laudato Sì; ARCI; Unione Sindacale di Base – USB; Legambiente; Movimento per il diritto all’abitare

giovedì 3 giugno 2021

COMUNICATO STAMPA: FIRENZE DIRIGE I GIOCHI DELLA FALSA RIPUBBLICIZZAZIONE DELL’ACQUA SPERIAMO CHE I SINDACI DEL VALDARNO NON VI PARTECIPINO

In questi giorni il Comune di Firenze ha inviato ai comuni soci di Publiacqua una delibera ed uno statuto (precompilato dal suddetto comune) al fine di partecipare ad un’operazione di aggregazione dei soci pubblici di Publiacqua Spa da effettuare mediante la costituzione di una nuova società a totale controllo e partecipazione pubblica, spacciandola per la ripubblicizzazione del servizio idrico.

Ma se si leggono attentamente gli atti proposti vediamo che questa operazione non ha niente a che fare con quanto espresso dai cittadini toscani con il referendum del 2011, che chiedeva una vera gestione pubblica del servizio senza che nessuno potesse fare profitti su questo bene comune.

In questo caso si tratta di un’operazione puramente economico-finanziaria rivestita solo apparentemente di principi e valori, mentre l’approccio culturale e politico è di tipo privatistico nella gestione dei servizi pubblici locali. Infatti la Newco sarà una società di diritto privato, le Spa hanno come fine principale il profitto.

Addirittura si parla espressamente di dividendi futuri e l’art 24 “Bilancio” specifica persino la modalità di ripartizione degli utili.

La delibera richiama in modo chiaro la Multiutility toscana che dovrebbe aggregare le partecipazioni azionarie dei Comuni nelle aziende che gestiscono servizi pubblici locali e di interesse generale, quindi una Holding che gestirà, come più volte affermato pubblicamente dal presidente Giani, dall’assessore Monni e dai sindaci di Firenze e Prato, acqua, rifiuti, luce e gas, Holding da quotare poi in borsa, come se questi servizi fossero un bene di consumo qualsiasi e non beni e servizi essenziali per la vita dei cittadini.

Quindi un enorme carrozzone sulle spalle dei cittadini toscani.

Con l’operazione prospettata i piccoli comuni non avranno alcuna possibilità di programmazione e controllo e, come allo stato attuale, potranno solo partecipare all’approvazione del bilancio, mentre i comuni che detengono le maggiori quote (chiaramente Firenze e Prato) nomineranno l’Amministratore e il Consiglio di Amministrazione addirittura anche tra i non soci, quindi saranno proprio questi a prendere tutte le decisioni. Il sistema di gestione dei servizi pubblici ha già mostrato in questi anni tutte le debolezze, allontanando le decisioni dai territori e espropriando addirittura Sindaci e Consigli Comunali della programmazione e del controllo dei servizi stessi.

Non solo ma i piccoli comuni si tireranno la zappa sui piedi in quanto i Comuni soci, che oggi beneficiano di eventuali dividendi distribuiti da Publiacqua, perderanno il diritto alla percezione degli stessi in quanto sarà la Newco ad usufruirne.

Ripubblicizzare veramente il servizio sarebbe possibile tramite un’azienda speciale o consortile di diritto pubblico, già quasi 70 milioni di euro sono i dividendi di parte pubblica non distribuiti, quindi i comuni potranno utilizzare queste riserve accantonate, e forse altrettanti ve ne saranno a fine concessione nel 2024, per liquidare il socio privato.

L’adesione a questa Holding rappresenta un ennesimo tradimento alla volontà popolare e della possibilità degli amministratori locali di programmare e controllare i servizi, si chiede ai Comuni di approvare l’ennesima scatola cinese.

Ci auguriamo che questa inaccettabile proposta sia uno stimolo affinché i Sindaci, i Consigli comunali e la politica riprenda il proprio ruolo

Comitato Acqua Bene Comune - Valdarno

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venerdì 11 gennaio 2019

Ricorso al TAR della Toscana contro l’uso indiscriminato dei pesticidi nelle aree di salvaguardia delle acque sotterranee

Quattro realtà associative Toscane (L’Associazione “ALLEANZA PER I BENI COMUNI”; l’Associazione “COMITATO ACQUA BENE COMUNE – PISTOIA”, l’Associazione “BIO-DISTRETTO DEL MONTALBANO”, e l’Associazione “GRUPPO-EMPOLESE EMISFERO-SUD”), oltre a dieci privati cittadini, hanno presentato – tramite l’avv. Sandro Ponziani del Foro di Città di Castello- ricorso al TAR della Toscana, contro la Delibera della Giunta Regionale della Toscana, n.793, del 16.07.2018, e contro il decreto del Presidente della Giunta Regionale del 30.07.2018, n. 43/R, con i quali è stato approvato il cd. P.U.F.F. 
(Piano per l’Uso Sostenibile  dei prodotti Fitosanitari e dei Fertilizzanti ), che consente l’utilizzo di 29 pesticidi, anche all’interno delle cd. aree di salvaguardia delle acque sotterranee.
Si tratta di sostanze con profili di grave tossicità, e di pessimo profilo ambientale, tutte incompatibili, come risulta dalle stesse schede dei prodotti autorizzati, con una buona qualità delle acque, ed estremamente nocive per la salute umana ed animale; addirittura, ben cinque di queste (Acrinatrina, Azinfos Etile, Azinfos Metile, Demeton S-metile, Ometoato), non risultano neanche autorizzate in Unione Europea; mentre altre sono già candidate alla sostituzione.  I ricorrenti ritengono che gli atti impugnati costituiscano una violazione del principio costituzionale di tutela della salute, come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, di cui all’art. art.32 della Costituzione, rappresentando le sostanze in esso elencate, autorizzate dalla regione Toscana in ambiti strategici come le riserve idriche sotterranee, un rischio per la popolazione e la qualità ambientale, sia diretto (in seguito ad esposizione) che indiretto (per alimenti e acqua contaminanti).

Basti pensare che tra le 29 sostanze permesse, vi sono anche glifosate e clorprifos, la cui pericolosità per la salute umana è ormai  accertata: il glifosate, l’erbicida più diffuso al mondo, è stato classificato come cancerogeno probabile (2A) dall’Agenzia per la Ricerca sul Cancro, ma agisce anche come “interferente endocrino”, ha azione genotossica, e altera l’ambiente microbico intestinale, che è essenziale per il buon funzionamento dell’organismo e delle funzioni cerebrali; recenti ricerche correlano l’erbicida alla comparsa di autismo [1]. La stessa Monsanto Company, che lo produce, lo descrive come prodotto dotato di tossicità cronica per gli organismi acquatici, e di tossicità acuta legata a lesioni oculari, per il suo, ancora più tossico, coadiuvante (Eteralchil ammina etossilata); tant’è che la stessa azienda, nella scheda di sicurezza, anzichè dimostrare che il “Roundup“ (nome commerciale) non ha alcun effetto nocivo sulla salute e sull’ambiente,  informa che non garantisce alcunché circa la completezza e precisione delle informazioni fornite!
Il clorprifos [2] è invece un insetticida (appartenente agli organofosforici, sintetizzati originariamente come gas nervini ad uso bellico), che agisce sulla trasmissione nervosa, ma che, a dosi bassissime, tali da non esplicare il suddetto effetto, interferisce pesantemente con lo sviluppo cerebrale comportando deficit cognitivi e neuropsichici. Autorevoli ricercatori a livello internazionale anche di recente hanno fatto richiesta che tale sostanza sia totalmente bandita perché nessun livello di clorprifos può essere considerato cautelativo per lo sviluppo cerebrale infantile.

Ne consegue che i ricorrenti ritengono altresì violato il cd. Principio di Precauzione imposto dalla normativa comunitaria (Direttiva CE 2009/128; Reg. to CE 1107/2009), secondo cui l’industria dovrebbe dimostrare “che le sostanze o i prodotti fabbricati o immessi sul mercato non hanno alcun effetto nocivo sulla salute umana o degli animali o alcun impatto inaccettabile “, e per il quale nelle aree vulnerabili dovrebbe essere ridotto “il più possibile o, se del caso, eliminato il ricorso ai pesticidi”, dando “priorità all’obiettivo di proteggere la salute umana e animale e l’ambiente rispetto all’obiettivo di migliorare la produzione vegetale”.

Non solo: nel ricorso, si evidenzia anche la violazione dell'art. 94 , del D.L. n. 156/2006 (Testo Unico in materia ambientale), in base al quale si dovrebbe procedere - al fine di consentire un uso quanto più possibile mirato e ragionato di tali sostanze - alla  predisposizione di un piano di utilizzo a livello aziendale (come ad esempio è stato fatto nella regione Piemonte); mentre nella fattispecie, come illustrato al punto 6 del preambolo al decreto 30.07.2018 “al fine di semplificare le procedure per gli operatori agricoli e extragricoli, si è ritenuto opportuno elaborare un P.u.f.f…unico e valido in tutti i casi in cui gli stessi intendono utilizzare tali sostanze nelle aree di salvaguardia, senza la necessità di predisporre un piano a livello aziendale”.

Con il chè, si facilitano gli operatori, ma in pratica - oltre a violare la norma primaria - si consente un utilizzo indiscriminato dei prodotti ammessi, nelle cd. zone di salvaguardia tout court, per l'intero territorio regionale, senza modularlo a seconda del tipo di terreno e/o di coltura, nè delle tecniche agronomiche impiegate, né della specifica vulnerabilità zonale delle risorse idriche.

Nel ricorso, viene altresì eccepita la violazione della regolamentazione ministeriale volta alla eliminazione /riduzione di tali prodotti lungo le linee ferroviarie e sulle o lungo le strade; nonché la violazione/falsa applicazione del decreto 10.03.2015, in materia di tutela  dell’ambiente acquatico e dell’acqua potabile, allorché gli atti impugnati, invece di avere come obiettivo primario quello di “ridurre al minimo il rischio per le acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano”,  preoccupandosi di “evitare ulteriori aggravi amministrativi a carico delle aziende agricole”, pongono sostanzialmente sullo stesso piano le esigenze produttive e quelle di tutela della salute e dell’ambiente.
Ciò è tanto più grave, nell’ambito di una situazione già preoccupante come quella della regione Toscana, nelle cui acque superficiali e sotterranee sono stati rinvenuti pesticidi (ben 49 sostanze), rispettivamente nel 80,7%, e nel 46,8%, dei punti di prelievo; e altrettanto grave, lo è con riguardo alla situazione della piana pistoiese in cui la superficialità della falda e l’elevata permeabilità degli acquiferi favoriscono la penetrazione degli inquinanti e dove addirittura avviene che punti di prelievo di acqua potabile da falde profonde siano allocati all’interno di vivai!
Considerato che anche nel territorio Pistoiese (in base all’ultimo rapporto ISPRA del 2018:dati 2015 e 2016), i principali corpi idrici (torrente Ombrone, torrente Vincio di Montagnana, Torrente Stella, Torrente Brana) sono contaminati al di sopra degli standard di qualità, il fatto che l’attività vivaistica faccia largo uso di tali sostanze ( il cui utilizzo viene ad essere ulteriormente facilitato dal decreto impugnato ), è motivo di grande preoccupazione, essendo ragionevole supporre che i principi attivi rinvenuti (con conseguente compromissione della qualità delle acque sia superficiali che profonde), traggano origine in gran parte proprio dall’attività vivaistica, che è  di gran lunga la prevalente sul territorio.
Per tali ragioni, le Associazioni ed i Cittadini ricorrenti valutano di estrema gravità gli atti oggetto di impugnativa al TAR, in quanto non potranno che peggiorare la qualità delle acque destinate all’uso umano, con tutto ciò che ne consegue per la salute, in particolare per le frange più suscettibili, specie bambini, anziani e donne in gravidanza.