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martedì 18 gennaio 2022

Stoviglie e articoli in plastica contenenti bambù: l’Italia si allinea alle indicazioni europee

Mettere polvere di Bambù nella plastica......forse la rendeva più BIO??
Ma sempre plastica era!

Dal Fatto Alimentare 22 Dicembre 2021
Per l'articolo integrale clicca QUI

bambù, bicchieri coloratiAttenzione alle stoviglie di plastica contenenti bambù e altre fibre vegetali: spesso sono vendute come ecologiche, ma rischiano di contenere sostanze pericolose e, soprattutto, non idonee all’uso con alimenti. A questo proposito, lo scorso luglio Commissione europea ha lanciato un piano d’azione per assicurare che questi articoli venissero respinti alle frontiere e non fossero più commercializzati sul territorio. Si tratta infatti di prodotti che, secondo le autorità, possono rappresentare un rischio concreto per la salute dei consumatori e sono da ritenersi illegali in quanto possono rilasciare sostanze pericolose, come la formaldeide, classificata dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro come ‘cancerogeno certo’, e la melamina, tra i possibili cancerogeni. Il piano d’azione prevedeva un supporto da parte della Commissione, affinché nei vari Stati membri non si corresse più il rischio di trovare in vendita prodotti di questo tipo, in molte occasioni commercializzati (ingannevolmente) come ‘biodegradabili’, ‘ecosostenibili’ o ‘green’.

[...]

Oggi, finalmente, si è mossa anche l’Italia. Con una nota pubblicata a fine novembre 2021, il Ministero della salute ha messo al bando i materiali e gli oggetti destinati al contatto con gli alimenti (Moca) in plastica contenenti ‘polvere’ di bambù o sostanze simili. Una decisione che, come evidenzia il Ministero stesso, si è resa necessaria proprio: “In seguito alle recenti e ripetute allerte relative ai materiali e agli oggetti destinati al contatto con gli alimenti in plastica contenenti ‘polvere’ di bambù o sostanze simili (dal 2019 si sono registrate ben 77 notifiche; ndr) e in considerazione delle azioni preventive condivise con la Commissione europea e gli altri Stati membri al fine di impedire l’introduzione di tali materiali/oggetti sul mercato dell’Ue”.

La nota ministeriale, [....] introduce ora il divieto per l’intera categoria di materiali, dichiarandoli non idonei al contatto con gli alimenti: la polvere di bambù e sostanze simili, compreso il mais, non sono autorizzate dal Regolamento 2011/10/Ue per l’uso come additivi nella produzione di Moca in plastica. [...] 

FONTE ARTICOLO IL FATTO ALIMENTARE https://ilfattoalimentare.it/stoviglie-articoli-in-plastica-contenenti-bambu-litalia-indicazioni-europee.html


lunedì 28 giugno 2021

Caro ministro Cingolani, vietare la plastica monouso è necessario. Altro che ‘ideologismo’

Per il 3 luglio, giorno in cui entrerà in vigore il bando europeo (direttiva 904/2019) per i prodotti in plastica usa e getta (cotton fioc, piatti e stoviglie in plastica, vaschette per alimenti, bastoncini per palloncini ecc.) Zero Waste Italy promuove una giornata nazionale contro la plastica monouso e lo spreco in generale.

Vogliamo esser chiari: non ci piace l’atteggiamento di Roberto Cingolani (sempre più ministro della transazione ecologica, altro che Transizione!), del ministro leghista Giancarlo Giorgetti e di Confindustria, che addirittura si scagliano contro la direttiva in oggetto e contro l’Europa che invece con puntigliosità ribadisce che indietro non si torna e che il paradigma dell’economia circolare (e di nuovi prodotti e materiali) è irreversibile.

Ovviamente, oltre al vizietto connaturato di guardare agli interessi di sempre (industria sporca degli idrocarburi e degli inceneritori) aiutati con il rilancio di trivellazioni e procedure semplificate per cementifici che bruciano rifiuti e con un Piano Arera che in spregio ai dettati europei vorrebbe rilanciare la narrazione tarocca dei “termovalorizzatori”, questo ministro per difendere la lobby italiana della bioplastica non esita a tacciare di “ideologismo” il contrasto al monouso non riciclabile. Questo ministro si deve dimettere in evidente conflitto di interesse con il ruolo di apripista della transizione ecologica quale dovrebbe essere!

Mentre molte aziende che hanno investito in ricerca per dar vita a nuovi prodotti e nuovi materiali alternativi alla plastica (pensiamo alle “sciagurate” vaschette di polistirolo o in polistirene) – “inventando” il vetro liquido in grado di sostituire i film plastici in gran parte degli imballi ad uso alimentare o materiali cellulosici trasparenti e oleorepellenti proprio per contenere carne, pesce, pasta e biscotti – non trovano alcuna sponda nel governo, è l’oligarchia industriale inquinante di sempre a farla da padrona. La transizione ecologica deve essere conversione ecologica, a partire dal pieno sostegno a quell’industria manifatturiera che si mette in gioco sviluppando innovazione e vero coraggio di intraprendere dentro i modelli dell’economia circolare.

Anche per questo tutto il movimento italiano Rifiuti Zero vuol sottolineare il carattere epocale della messa al bando del monouso in plastica, che sta trasformando gli oceani in una discarica piena di plastiche che uccidono la biodiversità e di microplastiche che ritornando nei nostri piatti mettono a rischio la salute di ognuno di noi. Lo farà invitando tutti a promuovere sui rispettivi territori manifestazioni ed incontri, clean up e feste colorate senza plastica ed usa e getta. Come nostro costume non diremo solo dei no, ma soprattutto questa giornata sarà l’occasione per indicare alternative di prodotto e per sensibilizzare l’opinione pubblica a comprare pulito, sfuso, scegliendo se necessario prodotti confezionati in materiali omogenei (non accoppiati e/o misti) davvero riciclabili.

Zero Waste Italy mette a disposizione gli esempi della “Vetrina dei prodotti Rifiuti Zero” per dimostrare che evitare l’usa e getta plastico è possibile e necessario.

L’articolo Caro ministro Cingolani, vietare la plastica monouso è necessario. Altro che ‘ideologismo’ proviene da Il Fatto Quotidiano (come l'immagine).

FONTE di questo scritto GRAE sezione news: https://grae.it/sezionenews/?p=955763

martedì 1 dicembre 2020

Nasce "Biorepack" il settimo consorzio di filiera Conai per plastica biodegradabile e compostabile.

Consorzio Biorepack: pubblicato in G.U. il decreto di approvazione dello statuto 

Lo statuto del Consorzio nazionale per il riciclo organico degli imballaggi in plastica biodegradabile e compostabili (Biorepack) è stato approvato. Lo conferma la pubblicazione, in Gazzetta Ufficiale, del decreto n. 284 emanato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare di concerto con il Ministero dello Sviluppo Economico.

Suddiviso in tre titoli, il decreto individua la struttura e le attività del Consorzio, gli organi del Consorzio e le relative disposizioni generali, finanziarie, transitorie e finali.

Nato nel novembre del 2018 grazie all’impegno di sei tra i principali produttori e trasformatori di bioplastiche (Novamont, Ceplast, Ecozema – Fabbrica Pinze Schio, Ibi Plast, Industria Plastica Toscana e Polycart), Biorepack è il settimo consorzio di filiera, all’interno del sistema Conai, per il riciclo organico degli imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile, smaltibili presso la frazione organica e trasformabili, mediante il processo industriale di compostaggio, in biogas e in ottimo compost per la rigenerazione del suolo.

Avendo direttamente contribuito alla realizzazione di questa ambiziosa iniziativa, Polycart esprime profonda soddisfazione per questo importante risultato che regolamenta un progetto assai utile per la filiera delle bioplastiche e per la gestione ottimale dei biopolimeri, dalla loro lavorazione al loro recupero, secondo i principi del modello bioeconomico circolare.

Per leggere il testo del decreto (con Statuto), clicca qui. 

FONTE: https://www.polycart.eu/consorzio-biorepack-pubblicato-in-g-u-il-decreto-di-approvazione-dello-statuto/


lunedì 17 febbraio 2020

Position paper Utilitalia su bioplastiche e compostaggio

rifiuti organiciUtilitalia, federazione delle imprese operanti nei servizi pubblici, ha recentemente pubblicato un “position paper” sulla gestione e il recupero delle bioplastiche (scaricabile qui), tema scottante dopo le polemiche cha hanno contrapposto alcuni centri di compostaggio con i produttori di biopolimeri in merito all'effettiva compostabilità dei manufatti certificati secondo lo standard UNI EN 13432 nei moderni impianti industriali.
"Questo documento - spiega la federazione - nasce dalla necessità di evitare che le incertezze nella gestione e le difficoltà nella valorizzazione dei rifiuti di prodotti in bioplastica (soprattutto agli occhi dell’opinione pubblica e delle amministrazioni locali) ricadano sulle sole imprese che raccolgono e trattano i rifiuti e che, di conseguenza, la soluzione al problema rimanga a loro esclusivo carico".
Utilitalia chiede di valutare (e rivalutare) con molta attenzione "non solo le opportunità, ma anche i rischi associati alla progressiva diffusione di manufatti in bioplastica, al fine di governare questo sviluppo individuando le più corrette modalità di gestione di tali materiali lungo l’intero ciclo di vita”. "Occorre evitare - aggiunge - che le scelte siano dettate dalle sole logiche di mercato, senza che sia costruita una preventiva strategia che coinvolga tutti i soggetti della filiera”.
I rischi evidenziati dalla federazione sono legati anche all’aumento delle importazioni di manufatti in bioplastica dall’Asia, che potrebbero non rispettare i più rigidi standard europei o esporsi a contraffazioni (come nel caso dei sacchetti).
compostC’è poi il tema delle bioplastiche raccolte in modo non sempre omogeneo e univoco con la differenziata. Anche quando entrano nel flusso del al rifiuto organico, potrebbero emergere criticità nella fase di trattamento. In primis perché "avendo un peso specifico nettamente inferiore rispetto a quello del rifiuto organico, le bioplastiche occupano un volume molto più importante per unità di peso e, in prospettiva, potrebbero determinare un incremento degli stessi costi di raccolta (oltre a quelli di trattamento)”.
Inoltre, se il manufatto in bioplastica è un imballaggio, su di esso grava un CAC, il quale dovrebbe generare un corrispettivo per il ristoro dei costi di gestione dei rifiuti che ne derivano. “Tuttavia - sottolinea la Federazione - allo stato attuale, la raccolta delle bioplastiche con il rifiuto organico non è remunerata dal Sistema dei consorzi obbligatori, rendendo con ciò impossibile accedere ai corrispettivi Corepla sia per le aziende di raccolta sia per gli impianti di trattamento. In questo modo, i costi della selezione e del trattamento delle bioplastiche che finiscono negli scarti devono essere sommati ai mancati ricavi derivanti dai mancati corrispettivi”.
bioplasticheLa compostabilità dei manufatti in bioplastica negli impianti industriali, è sancita dalla norma UNI EN 13432:2002 "Requisiti per imballaggi recuperabili mediante compostaggio e biodegradazione - Schema di prova e criteri di valutazione per l'accettazione finale degli imballaggi”. La norma stabilisce tempi e condizioni di trattamento (come temperatura e umidità) per la verifica della biodegradabilità di un materiale (per la quale sono previsti 6 mesi) e della sua compostabilità, ovvero della sua capacità di disgregarsi in frammenti di dimensioni inferiori ai 2 mm entro circa 3 mesi.
"Tuttavia - si legge nel position paper di Utilitalia - condizioni e tempi previsti nella norma non coincidono in modo univoco con quelli reali dei processi industriali, anche perchè gli impianti oggi esistenti sono stati progettati per trattare determinate matrici (prevalentemente rifiuti biodegradabili di cucine e mense o di giardini e parchi) e non certo bioplastiche”.
Anche il 'marchio di compostabilità’ di un materiale viene spesso interpretato, in modo diretto ed estensivo, come una certificazione della sua effettiva compatibilità con i processi industriali di trattamento del rifiuto organico. “ Il rispetto della UNI EN 13432:2002 - continua il documento - rappresenta una condizione necessaria ma non sufficiente di compostabilità a livello industriale con gli esistenti processi industriali di trattamento del rifiuto organico. Per questo ad esempio il marchio 'Compostabile CIC' comprende chiaramente la dicitura: 'Verifica con il tuo Comune/Gestore Locale le modalità di conferimento e raccolta dei rifiuti'”.
raccolta differenziataSecondo la Federazione, le scelte relative al destino di un rifiuto non possono essere definite unicamente, a priori, dalla presenza di una certificazione di specifiche caratteristiche tecniche del prodotto che ha dato origine al rifiuto. "Queste scelte sono e devono rimanere legate anche ai sistemi di raccolta dei rifiuti urbani, alle tecnologie presenti negli impianti destinati al loro trattamento (che peraltro possono non essere gestiti dallo stesso soggetto che effettua la raccolta) e all’organizzazione generale della gestione dei rifiuti in un dato territorio".
Il position paper si chiude affermando "che l’evoluzione dell’industria delle bioplastiche richiederà nei prossimi anni importanti trasformazioni al sistema nazionale di gestione e recupero delle risorse. Tuttavia, solo se questa trasformazione riuscirà ad essere governata nell’ambito di una strategia condivisa fra tutti i soggetti della filiera, le bioplastiche potranno continuare ad essere una grande opportunità in termini di efficienza industriale e sostenibilità ambientale".
Vedi anche: La gestione e il recupero delle bioplastiche - Federazione Utilitalia (PDF)