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mercoledì 2 marzo 2022

da IL FATTO ALIMENTARE: Plastica monouso: le criticità della legge italiana che fanno arrabbiare la Commissione Ue

Lo scorso 14 gennaio, con oltre sei mesi di ritardo rispetto alla data fissata dell’Europa (3 luglio), è entrata in vigore anche in Italia la direttiva europea sulla plastica monouso (SUP), grazie al decreto (196/21). Come abbiamo evidenziato, il nostro Paese ha recepito la misura discostandosi dal testo europeo, introducendo alcune esenzioni e deroghe ingiustificate sotto il profilo ambientale, che tuttavia non sono sfuggite all’Europa. Con un parere circostanziato inviato lo scorso dicembre, la Commissione europea ha, di fatto, bocciato la legge italiana: le difformità segnalate dal commissario europeo per il Mercato interno Thierry Breton riguardano i rivestimenti in plastica e le esenzioni per i prodotti in plastica biodegradabile e compostabile.

La prima segnalazione di Bruxelles riguarda il concetto stesso di ‘prodotto in plastica monouso’, che per le istituzioni europee è quello non riutilizzabile, composto ‘in tutto o in parte’ da polimeri: non viene fissata in pratica alcuna soglia sulla quantità di plastica presente nel prodotto. La strada intrapresa dall’Italia invece esonera dall’ambito di applicazione i prodotti che hanno rivestimenti in materiale plastico in quantità inferiore al 10% del peso complessivo dell’articolo. Una misura che la Commissione ritiene possa incidere e modificare arbitrariamente il mercato interno.

leggi il resto sul Il fatto Alimentare: https://ilfattoalimentare.it/plastica-monouso-le-criticita-della-legge-italiana-che-fanno-arrabbiare-la-commissione-ue.html

martedì 18 gennaio 2022

Stoviglie e articoli in plastica contenenti bambù: l’Italia si allinea alle indicazioni europee

Mettere polvere di Bambù nella plastica......forse la rendeva più BIO??
Ma sempre plastica era!

Dal Fatto Alimentare 22 Dicembre 2021
Per l'articolo integrale clicca QUI

bambù, bicchieri coloratiAttenzione alle stoviglie di plastica contenenti bambù e altre fibre vegetali: spesso sono vendute come ecologiche, ma rischiano di contenere sostanze pericolose e, soprattutto, non idonee all’uso con alimenti. A questo proposito, lo scorso luglio Commissione europea ha lanciato un piano d’azione per assicurare che questi articoli venissero respinti alle frontiere e non fossero più commercializzati sul territorio. Si tratta infatti di prodotti che, secondo le autorità, possono rappresentare un rischio concreto per la salute dei consumatori e sono da ritenersi illegali in quanto possono rilasciare sostanze pericolose, come la formaldeide, classificata dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro come ‘cancerogeno certo’, e la melamina, tra i possibili cancerogeni. Il piano d’azione prevedeva un supporto da parte della Commissione, affinché nei vari Stati membri non si corresse più il rischio di trovare in vendita prodotti di questo tipo, in molte occasioni commercializzati (ingannevolmente) come ‘biodegradabili’, ‘ecosostenibili’ o ‘green’.

[...]

Oggi, finalmente, si è mossa anche l’Italia. Con una nota pubblicata a fine novembre 2021, il Ministero della salute ha messo al bando i materiali e gli oggetti destinati al contatto con gli alimenti (Moca) in plastica contenenti ‘polvere’ di bambù o sostanze simili. Una decisione che, come evidenzia il Ministero stesso, si è resa necessaria proprio: “In seguito alle recenti e ripetute allerte relative ai materiali e agli oggetti destinati al contatto con gli alimenti in plastica contenenti ‘polvere’ di bambù o sostanze simili (dal 2019 si sono registrate ben 77 notifiche; ndr) e in considerazione delle azioni preventive condivise con la Commissione europea e gli altri Stati membri al fine di impedire l’introduzione di tali materiali/oggetti sul mercato dell’Ue”.

La nota ministeriale, [....] introduce ora il divieto per l’intera categoria di materiali, dichiarandoli non idonei al contatto con gli alimenti: la polvere di bambù e sostanze simili, compreso il mais, non sono autorizzate dal Regolamento 2011/10/Ue per l’uso come additivi nella produzione di Moca in plastica. [...] 

FONTE ARTICOLO IL FATTO ALIMENTARE https://ilfattoalimentare.it/stoviglie-articoli-in-plastica-contenenti-bambu-litalia-indicazioni-europee.html


venerdì 19 novembre 2021

L’Italia ha bisogno di un sistema di deposito cauzionale per gli imballaggi monouso per bevande.

 Al fine di accelerare la transizione verso un’economia circolare e facilitare il raggiungimento degli obiettivi europei in materia di raccolta e riciclo, l’Associazione nazionale Comuni Virtuosi insieme a: A Sud Onlus, Altroconsumo, Greenpeace, Kyoto Club, LAV, Legambiente, Lipu-Bird Life Italia, Oxfam, Marevivo, Pro Natura, Slow Food Italia, Touring Club Italiano, WWF e Zero Waste Italy, chiede l’introduzione di un efficiente sistema di deposito cauzionale per gli imballaggi per bevande monouso in Italia.

Come sta avvenendo in molti Paesi europei, dal luglio scorso anche in Italia viene discussa l’introduzione di un sistema di deposito cauzionale per gli imballaggi monouso per bevande (in plastica, alluminio e vetro). Il dibattito nasce dall’esigenza di raggiungere gli ambiziosi obiettivi europei imposti dal pacchetto economia circolare ed in particolare dalla direttiva sulla plastica monouso – SUP, con lo scopo di ridurre la dispersione delle plastiche nell’ambiente e gli effetti dannosi correlati che colpiscono la biodiversità.
La direttiva SUP impone un tasso di raccolta del 90% per le bottiglie di plastica per bevande entro il 2029 (con un obiettivo di raccolta intermedio del 77% entro il 2025) e un minimo del 25% di plastica riciclata nelle bottiglie in PET dal 2025 (30% dal 2030 in tutte le bottiglie in plastica per bevande).

Questi obiettivi sono raggiungibili unicamente attraverso l’introduzione di un sistema di deposito cauzionale, unico modello di raccolta selettiva al mondo capace di raggiungere tassi di intercettazione e riciclo così elevati con benefici ambientali ed economici.
Per questo motivo un fronte di quindici Organizzazioni no profit nazionali che condividono l’obiettivo di preservare la natura, combattere la dispersione dei rifiuti nell’ambiente e favorire la transizione ecologica si è unito per rivolgere un appello al Governo ed alle istituzioni, all’industria e alla società civile per accelerare un processo decisionale che porti anche in Italia all’introduzione di un sistema cauzionale efficace ed efficiente.

Un fronte trasversale ai portatori di interesse si è già espresso a livello europeo a favore dei sistemi cauzionali. Organizzazioni come Natural Mineral Waters Europe (NMWE), UNESDA Soft Drinks Europe e Zero Waste Europe (ZWE) hanno recentemente sollecitato l’Unione europea a riconoscere il ruolo chiave dei sistemi di deposito cauzionale nel facilitare la transizione verso un’economia circolare, richiedendo di inserire nella revisione della direttiva UE sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio delle linee guida che contengano i “requisiti minimi” per lo sviluppo di sistemi di deposito cauzionali efficaci.

​Come funziona un sistema di deposito cauzionale (deposit return systems – DRS)
​L’interesse nei confronti di tali sistemi è cresciuto enormemente negli ultimi anni anche a livello globale: attualmente 291 milioni di persone al mondo hanno accesso a sistemi di deposito per il riciclo, e questo numero aumenterà di altri 207 milioni entro la fine del 2023.
Il sistema di deposito massimizza la raccolta selettiva degli imballaggi per bevande incentivando la partecipazione dei consumatori attraverso il pagamento di una cauzione che viene aggiunta al prezzo di vendita del prodotto (in Europa solitamente tra i 10 ed i 25 centesimi di euro), la quale viene restituita nella sua totalità al momento del conferimento dell’imballaggio vuoto da parte del consumatore.

I sistemi DRS sono attivi in dieci Paesi europei (Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Islanda, Lituania, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia) e raggiungono tassi di intercettazione e riciclo che superano il 90%. Ulteriori tredici Paesi si stanno accingendo ad introdurre il deposito nei prossimi quattro anni.(1)

​Perché l’Italia ha bisogno di un sistema di deposito cauzionale

Con i suoi quasi ottomila chilometri di coste l’Italia è, dopo l’Egitto e prima della Turchia, il maggior responsabile di sversamento di rifiuti plastici nel Mediterraneo.(3)

Un sistema di deposito cauzionale sugli imballaggi per bevande permetterebbe al paese di ridurre sensibilmente l’inquinamento ambientale, di raggiungere gli ambiziosi obiettivi europei in materia di raccolta e riciclo prima citati, e di favorire il perseguimento di obiettivi di riuso per una reale transizione verso un’economia più circolare.
Secondo un recente studio di Reloop Platform, in Italia oltre 7 miliardi di contenitori per bevande sfuggono al riciclo ogni anno, uno spreco che potrebbe essere ridotto del 75-80% attraverso l’introduzione di un sistema di deposito efficiente. Inoltre, l’attuale sistema di raccolta differenziata del PET permette un’intercettazione solo del 58%, ben lontano dall’obiettivo del 90% imposto dalla direttiva SUP.

Nel decreto Semplificazioni del luglio 2021 è stato inserito uno specifico emendamento che apre all’introduzione di un sistema di deposito anche in Italia. Il Ministero della transizione ecologica in collaborazione con il Ministero dello sviluppo economico si trovano adesso a dover redigere i decreti attuativi per l’introduzione di tal sistema.
Auspichiamo dunque che i ministeri competenti nel definire le caratteristiche di un sistema di deposito nazionale vogliano ispirarsi alle esperienze europee di maggiore successo che vedono sistemi cauzionali di portata nazionale, obbligatori per i produttori di bevande e che coprono tutte le tipologie di bevande nelle diverse dimensioni commercializzate in bottiglie di plastica, vetro e lattine. Trattasi di sistemi cauzionale regolati e gestiti da un ente no profit formato e finanziato dai produttori di bevande che opera in modo da raggiungere gli ambiziosi obiettivi di raccolta e riciclo stabiliti dal Governo organizzando un modello di raccolta conveniente e facilmente accessibile dai consumatori in cui l’importo della cauzione è un elemento chiave per raggiungere e mantenere tali obiettivi.

Silvia Ricci Referente Rifiuti ed Economia Circolare dell’ACV dichiara:  “L’associazione Comuni Virtuosi è da tempo convinta che i sistemi cauzionali siano una necessità ineludibile e una opportunità per porre fine allo spreco di sette miliardi di contenitori di bevande che sfuggono ogni anno al riciclo nel nostro paese. Materiali preziosi che invece di alimentare come materie prime seconde nuovi cicli economici e diventare nuovi contenitori, finiscono abbandonati per strada, dispersi nell’ambiente ad alimentare la zuppa di plastica che è diventato il nostro Mediterraneo. Che si ponga urgentemente fine a questo spreco conviene a tutti : ne guadagna il decoro delle città , i cittadini che pagano i costi della rimozione del littering con le bollette dei rifiuti, ne guadagna l’occupazione verde che deriva dall’aumento dei volumi da inviare al riciclo e al riuso, invece che a smaltimento, con una maggiore produzione di emissioni ed inquinamento evitabile.”

Enzo Favoino, ricercatore della Scuola Agraria del parco di Monza e Coordinatore Scientifico di Zero Waste Europe e coautore della scheda tecnica di accompagnamento all’Appello, dichiara: “l’Italia e l’Europa negli ultimi lustri hanno fatto passi importanti nella crescita quantitativa della raccolta differenziata, del riciclo e del compostaggio. Tuttavia, l’agenda sulla Economia Circolare impone ora un cambio di passo, mettendo al centro la determinante fondamentale del miglioramento della qualità dei materiali differenziati e dello stimolo al riuso; il tutto, diminuendo la dispersione di materiali monouso nell’ambiente, una crisi globale deflagrata nella agenda mondiale negli ultimi anni e su cui tanto ci siamo impegnati a livello di studi di settore e di promozione di pratiche efficaci . Tutti obiettivi che possono trovare uno strumento fondamentale nel deposito cauzionale, definito secondo i criteri che ne hanno già mostrato l’efficacia in altri Paesi UE”

Scarica il testo dell’appello.

Scarica la scheda tecnica che spiega come funzionano i sistemi cauzionali europei più efficaci

I vantaggi dei sistemi di deposito in breve

  1. I sistemi di deposito cauzionale europei raggiungono tassi di raccolta degli imballaggi per bevande del 94%, contro una media del 47% nei paesi che non adottano tali sistemi.(5)
  2. I sistemi DRS permettono il raggiungimento degli obiettivi di raccolta e di contenuto riciclato minimo previsti dalla direttiva SUP, favoriscono il raggiungimento di ulteriori obiettivi legati al riciclo degli imballaggi ed alla diminuzione di conferimento di rifiuti in discarica.
  3. Stimolando il consumatore a partecipare al processo di raccolta attraverso un incentivo monetario, trasformando il rifiuto in risorsa favorendo un cambio culturale nell’ottica di un’economia circolare. Inoltre, tali sistemi rappresentano una chiara applicazione del principio “chi inquina, paga”.
  4. I sistemi DRS riducono l’inquinamento e la dispersione di imballaggi nell’ambiente. In Germania, l’introduzione del sistema di deposito nel 2003 ha avuto un effetto positivo immediato sul fenomeno del littering: le bottiglie e le lattine sono scomparse dai parchi, dai luoghi pubblici e dalla natura praticamente da un giorno all’altro. Oggi, il 98,5% dei contenitori per bevande viene conferito nel modo corretto.
  5. I sistemi di deposito riducono i costi per le autorità locali, responsabili di dover rimuovere i rifiuti dispersi nell’ambiente, creando vantaggi socioeconomici per le comunità e per diverse industrie, tra cui quella del turismo e dello sport.
  6. Sondaggi europei dimostrano che i cittadini sono favorevoli all’introduzione di tali sistemi.(6)
  7. I sistemi di deposito favoriscono il design sostenibile degli imballaggi, favorendo l’utilizzo di materiali più facilmente riciclabili e riusabili.
  8. I sistemi di deposito possono supportare la creazione e lo sviluppo di sistemi di vuoto a rendere volti al riutilizzo degli imballaggi. Un DRS finalizzato al riciclo, infatti, offre attraverso le sue infrastrutture di raccolta le condizioni per una maggiore immissione al consumo di contenitori ricaricabili per bevande in risposta a obiettivi di riuso definiti per legge.
  9. I sistemi forniscono l’approvvigionamento di materie prime seconde di alta qualità per l’industria del riciclo, favorendo processi virtuosi come il bottle-to-bottle anziché processi di downcycling.
  10. I sistemi di deposito sono finanziati dall’industria delle bevande in assolvimento della loro responsabilità estesa del produttore (EPR: Extended Producer Responsability) e non necessitano di alcun finanziamento pubblico.
  11. I sistemi di deposito riducono il consumo di materie prime con conseguente riduzione delle emissioni climalteranti.

Note bibliografiche

1) Come funzionano i sistemi di deposito cauzionale – Reloop

2) Lettonia (2022), Malta (2022), Portogallo (2022), Romania (2022), Slovacchia (2022), Scozia (2022), Irlanda (2022) Bielorussia (2022), Turchia (2022), Lussemburgo, Ungheria (2023), Grecia (2023), Inghilterra (2024), Cipro (2024), Austria (2025)

3)Boucher, J. & Bilard, G. (2020). The Mediterranean: Mare plasticum. Gland, Switzerland: IUCN. x+62 pp

4) What we waste – Reloop (2021)

5) PET Market in Europe, State of Play – Eunomia (2020)

6) Sostegno pubblico ai sistemi di deposito – Reloop

Leggi anche

martedì 26 ottobre 2021

Addio alla plastica? .............E l'ITALIA?????????

TI PAREVA????

L’Italia rinvia, gli altri accelerano. In Francia vietati imballaggi per frutta e verdura dal 2022, in Spagna dal 2023. E la Germania vara il riuso.

RANSIZIONE ECOLOGICA? - Il governo ha fatto slittare l'introduzione dell'imposta ed è alle prese con diversi problemi che ostacolano il recepimento della direttiva Ue sul monouso. Il tutto mentre gli altri stati Ue introducono normative restrittive e promuovono l'economia circolare.

Di Luisiana Gaita, sul Fatto Quotidiano.

Leggi tutto l'articolo a questo link: https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/10/26/addio-alla-plastica-litalia-rinvia-gli-altri-accelerano-in-francia-vietati-imballaggi-per-frutta-e-verdura-dal-2022-in-spagna-dal-2023-e-la-germania-vara-il-riuso/6367562/  - foto del FQ

lunedì 28 giugno 2021

Caro ministro Cingolani, vietare la plastica monouso è necessario. Altro che ‘ideologismo’

Per il 3 luglio, giorno in cui entrerà in vigore il bando europeo (direttiva 904/2019) per i prodotti in plastica usa e getta (cotton fioc, piatti e stoviglie in plastica, vaschette per alimenti, bastoncini per palloncini ecc.) Zero Waste Italy promuove una giornata nazionale contro la plastica monouso e lo spreco in generale.

Vogliamo esser chiari: non ci piace l’atteggiamento di Roberto Cingolani (sempre più ministro della transazione ecologica, altro che Transizione!), del ministro leghista Giancarlo Giorgetti e di Confindustria, che addirittura si scagliano contro la direttiva in oggetto e contro l’Europa che invece con puntigliosità ribadisce che indietro non si torna e che il paradigma dell’economia circolare (e di nuovi prodotti e materiali) è irreversibile.

Ovviamente, oltre al vizietto connaturato di guardare agli interessi di sempre (industria sporca degli idrocarburi e degli inceneritori) aiutati con il rilancio di trivellazioni e procedure semplificate per cementifici che bruciano rifiuti e con un Piano Arera che in spregio ai dettati europei vorrebbe rilanciare la narrazione tarocca dei “termovalorizzatori”, questo ministro per difendere la lobby italiana della bioplastica non esita a tacciare di “ideologismo” il contrasto al monouso non riciclabile. Questo ministro si deve dimettere in evidente conflitto di interesse con il ruolo di apripista della transizione ecologica quale dovrebbe essere!

Mentre molte aziende che hanno investito in ricerca per dar vita a nuovi prodotti e nuovi materiali alternativi alla plastica (pensiamo alle “sciagurate” vaschette di polistirolo o in polistirene) – “inventando” il vetro liquido in grado di sostituire i film plastici in gran parte degli imballi ad uso alimentare o materiali cellulosici trasparenti e oleorepellenti proprio per contenere carne, pesce, pasta e biscotti – non trovano alcuna sponda nel governo, è l’oligarchia industriale inquinante di sempre a farla da padrona. La transizione ecologica deve essere conversione ecologica, a partire dal pieno sostegno a quell’industria manifatturiera che si mette in gioco sviluppando innovazione e vero coraggio di intraprendere dentro i modelli dell’economia circolare.

Anche per questo tutto il movimento italiano Rifiuti Zero vuol sottolineare il carattere epocale della messa al bando del monouso in plastica, che sta trasformando gli oceani in una discarica piena di plastiche che uccidono la biodiversità e di microplastiche che ritornando nei nostri piatti mettono a rischio la salute di ognuno di noi. Lo farà invitando tutti a promuovere sui rispettivi territori manifestazioni ed incontri, clean up e feste colorate senza plastica ed usa e getta. Come nostro costume non diremo solo dei no, ma soprattutto questa giornata sarà l’occasione per indicare alternative di prodotto e per sensibilizzare l’opinione pubblica a comprare pulito, sfuso, scegliendo se necessario prodotti confezionati in materiali omogenei (non accoppiati e/o misti) davvero riciclabili.

Zero Waste Italy mette a disposizione gli esempi della “Vetrina dei prodotti Rifiuti Zero” per dimostrare che evitare l’usa e getta plastico è possibile e necessario.

L’articolo Caro ministro Cingolani, vietare la plastica monouso è necessario. Altro che ‘ideologismo’ proviene da Il Fatto Quotidiano (come l'immagine).

FONTE di questo scritto GRAE sezione news: https://grae.it/sezionenews/?p=955763

giovedì 3 giugno 2021

Bando alla plastica monouso: l'Ue fa un primo importante passo (𝘮𝘢 𝘪𝘯 𝘐𝘵𝘢𝘭𝘪𝘢 𝘨𝘭𝘪 𝘪𝘯𝘥𝘶𝘴𝘵𝘳𝘪𝘢𝘭𝘪 𝘥𝘦𝘭 𝘴𝘦𝘵𝘵𝘰𝘳𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘤𝘪 𝘴𝘵𝘢𝘯𝘯𝘰!!)

Per difendere l’ambiente e in particolare gli oceani l’uso della plastica va ridotto e va eliminato l’utilizzo dei prodotti usa e getta.

Il voto del Parlamento europeo per la messa al bando della plastica monouso è un primo e importantissimo passo per cercare di arginare gli effetti di un materiale che è diventato il killer dei mari: l’usa e getta di plastica rappresenta oltre il 50% del marine litter (si arriva al 70% se si includono anche gli attrezzi da pesca). Il voto del Parlamento europeo a stragrande maggioranza invita a perfezionare al più presto il percorso che porterà all'entrata in vigore della Direttiva e quindi il WWF chiede al Consiglio dei ministri dell'Ambiente europei e alla Commissione di concludere i passaggi necessari a breve e sicuramente entro l’anno.
Il testo che ha avuto il parere favorevole del Parlamento europeo prevede il divieto di utilizzo dal 2021 di prodotti usa e getta come posate, piatti, bastoncini cotonati, mescolatori per bevande e aste dei palloncini. La direttiva che ora dovrà passare al vaglio del Consiglio introduce inoltre un contenuto minimo di materiale riciclato nelle bottiglie di plastica, almeno il 35% entro il 2025: una norma, questa che favorisce la raccolta differenziata. Inoltre il Parlamento europeo ha esteso il divieto anche ai prodotti di plastica oxodegradabile, ai contenitori per cibo da asporto in polistirene espanso e ai sacchetti di plastica in materiale ultraleggero, ad eccezione di quelli che svolgono una funzione igienica.
Si propongono, inoltre, obiettivi nazionali del 50% entro il 2025 e dell’80% entro il 2030 per la riduzione del contenuto di plastica dei  filtri delle sigarette (rifiuto più comune e abbondante sulle spiagge europee).
Inoltre entro il 2030 una raccolta di almeno il 50% degli attrezzi da pesca abbandonati in mare e riciclarne almeno il 15% entro il 2025.
Ci auguriamo, infine, che la “stretta dell’Europa” non si limiti solo alla plastica ma anche alla cultura dell’usa e getta, visto che viviamo in un Pianeta con risorse limitate. Per questo appare come una occasione persa la mancata indicazione nell’etichetta della qualità di “prodotto uso e getta” in modo da consentire una scelta responsabile del consumatore.
Ad oggi sono più di 550.000 i cittadini italiani che hanno firmato la petizione del WWF  dove si  chiede al governo di combattere l’inquinamento da plastica e di fare pressione sull’Europa per il bando della plastica monouso. Il loro sostegno è stato premiato, ma ci sono ancora molti passi da compiere per contrastare l’highlander dei mari, la plastica, cominciando, ad esempio, con la messa al bando delle microplastiche in tutti i prodotti. Le ultime evidenze scientifiche hanno, infatti, riscontrato livelli di inquinamento da plastica anche nel corpo umano, un dato che deve spingerci ad accelerare la lotta all’inquinamento da plastica.
Dal punto di vista normativo l’Italia vantare una indiscussa leadership, essendo stato il primo a mettere al bando gli shopper di plastica, i cotton fioc e le microplastiche nei cosmetici, misure riprese nella proposta di direttiva europea. Speriamo ora che l’Italia non solo mantenga questa leadership e il suo impegno nel contrastare la plastica “inutile” e dannosa ma che anticipi i tempi dell’Europa con provvedimenti sempre più coraggiosi.



DAL FQ: Dal 3 luglio al bando la plastica monouso. L’Italia protesta contro le linee guida Ue. Cingolani: “Va bene solo riciclabile? Assurdo” Tra un mese entra in vigore la direttiva europea recepita dall'Italia ad aprile ad amplissima maggioranza in Senato. Ma tra Roma e Bruxelles è iniziato un braccio di ferro sull'inserimento nel bando anche della carta rafforzata da veli di plastica e delle plastiche cosiddette oxodegradabili (cioè non pienamente biodegradabili". Giorgetti: "La transizione ecologica? Serve una riflessione più approfondita, stop ad approccio ideologico che fanno morti e feriti". Stesso concetto espresso, nello stesso giorno, da Bonomi (Confindustria)......https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/06/01/dal-3-luglio-al-bando-la-plastica-monouso-litalia-protesta-contro-le-linee-guida-ue-cingolani-va-bene-solo-riciclabile-assurdo/6217023/?fbclid=IwAR3JXe7k7pF31XYNcVfimYIJxoqh_qbjezhtDCqfOlJIBLPL4VoE_nGEttc

giovedì 11 giugno 2020

Riuso delle mascherine? Iss: possibile per quelle di comunità, non per quelle chirurgiche

FONTE ARTICOLO: http://www.greenreport.it/news/economia-ecologica/riuso-delle-mascherine-iss-possibile-per-quelle-di-comunita-non-per-quelle-chirurgiche/

L’Istituto superiore di sanità raccomanda un uso razionale e non smodato di imballaggi e stoviglie monouso. No anche all’uso eccessivo su strade e grandi superfici di disinfettanti contenenti ipoclorito di sodio
[4 Giugno 2020]
Tra guanti e mascherine per difenderci da Covid-19, l’Ispra stima che quest’anno produrremo fino a 440.000 tonnellate di rifiuti. Un ammontare che può essere in parte ridotto ricorrendo al riuso delle mascherine, ma solo in alcune condizioni, come spiegato oggi nella commissione parlamentare Ecomafie dall’Istituto superiore di sanità (Iss), rappresentato tra gli altri dal presidente Brusaferro.
Secondo quanto riferito, ad esempio, per quanto riguarda le mascherine chirurgiche «non ci sono al momento evidenze che consentano il loro ricondizionamento: qualora ci fossero nuove evidenze, queste verranno valutate» dall’Iss. Il riuso è invece un’opzione praticabile per le mascherine di comunità. Ovvero quelle mascherine che non devono essere considerate né dei dispositivi medici (Dpi), né dispositivi di protezione individuale, ma una misura igienica utile a ridurre la diffusione del virus Sars-Cov-2: hanno lo scopo di ridurre la circolazione del virus nella vita quotidiana e non sono soggette a particolari certificazioni.
Se fatte con materiali che resistono al lavaggio a 60 gradi con comune detersivo o altro indicato dal produttore, le mascherine di comunità possono essere lavate e riutilizzate, ma nel caso in cui compaiano sintomi riconducibili a Covid-19, le mascherine di comunità non vanno più bene: è necessario l’utilizzo di mascherine certificate come dispositivi medici. Un approccio valido anche, in parallelo, per le mascherine che devono avere caratteristiche di Dpi. Per la sicurezza di ambiente e salute l’importante, in ogni caso, è che guanti e mascherine non vengano diffusi nell’ambiente a causa di comportamenti incivili da parte dei cittadini.
Per quanto riguarda invece l’impiego di materiali e beni riutilizzabili anziché usa e getta, quali imballaggi e stoviglie, dall’Iss hanno spiegato che «laddove ci sono superfici adeguatamente igienizzate, il virus viene disattivato». Dunque nessun obbligo in merito di uso massicci di prodotto monouso, dove possibile.
Anche rispetto all’igienizzazione delle strade, l’Iss sottolinea la bontà di un approccio equilibrato: gli auditi hanno spiegato che «la disinfezione deve essere fatta in maniera appropriata e senza eccessi, allo scopo di scongiurare altri effetti negativi. Secondo quanto riferito, uno dei primi rapporti Covid dell’Iss ha sconsigliato l’uso eccessivo su strade e grandi superfici di disinfettanti contenenti ipoclorito di sodio, che possono risultare pericolosi».
Sul tema della raccolta dei rifiuti urbani, dall’Iss hanno dichiarato che non ci sono ancora studi sulla sopravvivenza del virus nei rifiuti, mentre per quanto riguarda la sterilizzazione dei rifiuti sanitari a rischio infettivo, gli auditi hanno riferito che sul tema è opportuna una riflessione anche legata alle prospettive future. Ad oggi, sappiamo dall’Ispra che vengono trattati ogni anno 143.530 tonnellate di rifiuti a rischio effettivo, di cui 95.815 tonnellate avviate a incenerimento e 47.715 a sterilizzazione.
«Ringrazio il presidente dell’Iss per il sul lavoro – commenta il presidente della commissione Ecomafie, Stefano Vignaroli – L’Iss ha espresso la sua disponibilità a collaborare con la commissione sulle criticità legate alla proliferazione dei rifiuti connessa all’emergenza Covid-19, in particolar modo stoviglie, guanti e mascherine usa e getta. Il tema merita grande attenzione considerando che al vertice della gerarchia europea dei rifiuti c’è proprio la riduzione e le evidenze scientifiche rivestono un ruolo di primo piano per tracciare un quadro in modo serio e preciso e individuare misure di prevenzione dei rifiuti. La corretta informazione dei cittadini e delle attività commerciali gioca un ruolo di primo piano e mettere insieme le forze è fondamentale».
Altrettanto fondamentale però è ricordare che quella europea è appunto una gerarchia, da rispettare nel suo complesso: al primo posto prevede la prevenzione, poi il recupero di materia, il recupero di energia, lo smaltimento finale. Dunque oltre a promuovere dove possibile il riuso delle mascherine, ad esempio, è altrettanto necessario garantire il buon funzionamento della filiera integrata di gestione dei dispositivi giunti a fine vita. Dai dati disponibili gli impianti (termovalorizzatori e discariche, in questo caso) attualmente presenti sul territorio appaiono sufficienti a fronteggiare l’emergenza, visto il contemporaneo calo di altre frazioni di rifiuti, ma questo non significa poter continuare a ignorare le criticità strutturali di sistema, che espongono il Paese a continue crisi nella gestione dei nostri scarti.
«La crisi – ha spiegato nei giorni scorsi sempre in commissione Ecomafie il vicepresidente di Utilitalia, Filippo Brandolini – ha evidenziato le vulnerabilità del nostro attuale sistema impiantistico di gestione rifiuti e ha dimostrato la necessità che venga elaborata a livello centrale una strategia nazionale, che definisca in una prospettiva di sistema Paese i fabbisogni regionali sulla base di criteri omogenei e di strategie gestionali affidabili».
L. A.

giovedì 14 maggio 2020

Ercolini, Zero Waste: 'Cancellare la plastic tax è una vergogna e un modo di concepire l'attuale crisi in modo sbagliato'


Immagine: Ercolini, Zero Waste: 'Cancellare la plastic tax è una vergogna e un modo di concepire l'attuale crisi in modo sbagliato'

Rossano Ercolini, presidente di Zero Waste Italy, Goldman Environmental Prize 2013, tuona su facebook contro la decisione del Governo di rimandare la tassa sui manufatti in plastica usa e getta che dovrebbe essere sancita con il varo del dl Rilancio
13 maggio, 2020

Il presidente di Zero Waste Italy,  Rossano Ercolini, Goldman Environmental Prize 2013, ha scritto un lungo e accorato post su facebook contro la decisione del Governo di rimandare la tassa sui manufatti in plastica usa e getta, che dovrebbe essere sancita con il varo del dl Rilancio previsto nel pomeriggio di mercoledì 13 maggio. Ecco il post che si chiude con una richiesta di un incontro urgente al presidente del Consiglio Giuseppe Conte:
LA POLITICA (TUTTA?) AL TEMPO DEL CORONA VIRUS VUOL CANCELLARE LA TRANSIZIONE ECOLOGICA? LA PLASTIC TAX COLPITA E AFFONDATA CON LA SCUSA DEL RINVIO FINO AL 2021?
Il nostro ALERT lanciato nella Maratona a supporto della Giornata Internazionale della Terra purtroppo non era infondato. Ancora una volta il partito trasversale dell'industria dello spreco messo all'angolo dai disastri ambientali e dalla mobilitazione mondiale in primis dei giovani e dei ragazzi strumentalizzando la crisi del COVID cerca la rivincita. 
Non solo la lobby dell'incenerimento "ringalluzzita" da tutta l'ondata di usa e getta falsamente sponsorizzato come necessaria dal punto di vista sanitario (mascherine, guanti, dispositivi di protezione) cerca di riaccreditarsi come "necessaria" per "gestire" i rifiuti di "questa nuova fase" MA ADESSO SEMBRA CHE TUTTO L'UNIVERSO POLITICO si unisca per dare l'ultima spallata anche alla non irresistibile "plastic tax".
Infatti nell'ex Decreto Aprile del Governo (in sintonia con molteplici dichiarazioni di Salvini che ha ripetutamente tuonato contro questo provvedimento) all'articolo 139 si prevede un differimento della applicazione della Legge 27 dicembre 2019 numero 160 che da luglio avrebbe penalizzato di 45 centesimi/kg prodotto i cosiddetti MACSI (cioè i prodotti usa e getta). Il provvedimento non sarebbe stato applicato invece ai manufatti in bioplastica e/o da plastiche di riciclo favorendo seppur in modo non proprio aggressivo una graduale riconversione del settore e la riduzione di plastiche usa e getta. 
E' UNA VERGOGNA E SINTOMO DI UN MODO DI CONCEPIRE L'ATTUALE CRISI IN MODO SBAGLIATO. Non si esce dalla Crisi Covid 19 concependo un "ritorno alla normalità" sinonimo di inquinamento e avvelenamento delle città e dei mari! LA NORMALITA' NON PUO' ESSERE DISTRUGGERE L'AMBIENTE E SPRECARE RISORSE NATURALI! La CRISI DEV'ESSERE UNA GRANDE OPPORTUNITA' PER CAMBIERE REGISTRO nel segno di quella transizione ecologica che ormai sembrava acquisita a partire dall'Unione Europea. 
Appare chiaro che se la "dilazione" dovesse avvenire essa non solo sarebbe di fatto l'affondamento del provvedimento in questione ma soprattutto rivelerebbe la insensibilità di QUESTO GOVERNO AI TEMI AMBIENTALI confinando nel "regno della vuota e odiosa retorica" i suoi costanti riferimenti alla sostenibilità ambientale. E ORA IL MOMENTO DI MOSTRARE COERENZA O QUESTO SARA' IL RITORNO ALLA VECCHIA CONTRAPPOSIZIONE TRA ECONOMIA ED ECOLOGIA. 
Occorre che ognuno si prenda le proprie responsabilità senza subire i ricatti di facili e miopi consensi: alla crisi sociale non si risponde permettendo a ristoratori, alberghi, bar e commmercianti di disseminare un usa e getta GIA' MESSO AL BANDO (e riconfermato tale) dall'Unione Europea! SI RIAPRA ma si incentivi la creatività di favorire LE ALTERNATIVE ad un ritorno indietro. Anche sul versante dei dispositivi protettivi dal covid SI LAVORI DA SUBITO A TROVARE SOLUZIONI ALTERNATIVE ALL'USA E GETTA A PARTIRE DA GUANTI E MASCHERINE che altrimenti ci sommergeranno.
INCREDIBILE CONSTATARE UNA PASSIVITA' SUL TEMA DA PARTE DEL SISTEMA PUBBLICO! Eppure la gente stessa si sta muovendo con le "mascherine lavabili" e/o almeno riciclabili. Sappiamo perchè interpellati che aziende come ETA BETA DI BOLOGNA O COME GRAFICA 77 DI LUCCA (ma ce ne sono molte altre) devono fare "salti mortali" per poter mettere a disposizione articoli protettivi non usa e getta mentre DOVREBBE ESSERE PROPRIO IL SISTEMA PUBBLICO A FAVORIRE QUESTA VERA E RESPONSABILE CAPACITA' D'IMPRESA.
SU QUESTI TEMI TORNIAMO A CHIEDERE UN URGENTE INCONTRO CON IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO CONTE! NOI NON RINUNCIAMO ALLA NECESSITA' DELLA RIVOLUZIONE ECOLOGICA. L'APPUNTAMENTO CON IL FUTURO E' ADESSO!

martedì 21 aprile 2020

L'UE respinge le richieste dell'industria per revocare il divieto di materie plastiche monouso

Le scadenze devono essere rispettate, afferma la Commissione europea in risposta alle richieste dell'industria di revocare un divieto a livello UE su alcuni articoli di plastica monouso a causa delle preoccupazioni per la salute e l'igiene sollevate durante l'epidemia di COVID-19.
"La posizione della Commissione continua ad essere che le scadenze nel diritto dell'UE debbano essere rispettate", ha dichiarato Vivian Loonela, portavoce della Commissione europea per le questioni ambientali.
"Gli Stati membri hanno ancora un anno per recepire la direttiva SUP nel diritto nazionale", ha risposto Loonela quando gli è stato chiesto di commentare le chiamate del settore per rinviare l'attuazione della direttiva sulla plastica monouso "per almeno un altro anno".
La direttiva sulla plastica monouso è stata adottata nel giugno dello scorso anno e ha introdotto il divieto su un numero selezionato di articoli da buttare via come posate, bicchieri per bevande, bastoncini per palloncini, cannucce e bastoncini di cotone.
L'obiettivo era ridurre i rifiuti marini, l'80% dei quali a terra, ha affermato la Commissione europea all'epoca, sottolineando che 4,6-12,7 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica si fanno strada negli oceani del mondo ogni anno.
Ma la pandemia di coronavirus ha gettato l'Europa in "un mondo completamente diverso in cui l'igiene e la salute dei consumatori saranno la priorità numero uno", ha affermato la European Plastics Converters (EuPC), un'associazione di categoria.
"La libertà di circolazione di questi beni è necessaria per mantenere l'igiene, la salute e la sicurezza nella fornitura di molti prodotti, come materiali a contatto con alimenti, dispositivi di protezione, dispositivi medici e medicinali", ha dichiarato EuPC in una lettera indirizzata alla Commissione europea lo scorso settimana.
"Il termine materie plastiche monouso è completamente sbagliato e non giustificato", ha sostenuto EuPC nella lettera, invitando la Commissione a "revocare tutti i divieti su alcuni degli articoli in plastica monouso" e rinviare le scadenze nella direttiva "per almeno un anno in più ”.
Tuttavia, la Commissione ha respinto l'argomentazione in materia di salute e sicurezza avanzata dall'industria europea della plastica.
"Per quanto riguarda gli argomenti sollevati da EuPC, le buone pratiche igieniche dovrebbero essere applicate a tutti i prodotti, compresi i sostituti dei SUP vietati", ha dichiarato Loonela a EURACTIV nei commenti via e-mail.
"Inoltre, la direttiva SUP prevede eccezioni per i dispositivi medici", ha affermato Loonela.
Separatamente, la Commissione ha inoltre emanato linee guida per gli Stati membri dell'UE al fine di garantire una gestione sicura della crescente quantità di rifiuti sanitari generati durante la pandemia.
Ma Loonela ha affermato che "è troppo presto per valutare l'impatto della crisi del coronavirus sulla quantità complessiva di rifiuti di imballaggi in plastica che verranno generati quest'anno".
"Nelle attuali circostanze in cui molte attività economiche essenziali, compresa la gestione dei rifiuti, sono sotto pressione, è ancora più importante continuare gli sforzi globali per ridurre i rifiuti", ha affermato.
[A cura di Benjamin Fox]