VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

CALENDARIO

Visualizzazione post con etichetta Transizione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Transizione. Mostra tutti i post

mercoledì 16 febbraio 2022

dal sito del WWF: IL BILANCIO DEGLI AMBIENTALISTI

Condividiamo l'articolo riportato sul blog del WWF a questo link: https://www.wwf.it/pandanews/ambiente/un-anno-di-transizione-ecologica/ 

Chiude in negativo, tra poche luci e troppe ombre, il bilancio delle principali associazioni ambientaliste sul concreto avvio della Transizione Ecologica del Governo Draghi, ad un anno dalla partecipazione alle consultazioni prima del giuramento dell’esecutivo.

Per Greenpeace Italia, Legambiente e WWF, sulle scelte relative allo sviluppo sostenibile e alle due principali emergenze globali in campo ambientale, il contrasto al cambiamento climatico e la perdita di biodiversità, non sono state messe in campo politiche e linee di intervento coerenti con i principi  recentemente inseriti nella Carta Costituzionale e con gli obiettivi dell’European Green Deal, né aperto la strada a una trasformazione sistemica per coniugare ambiente e opportunità economiche.

Contrasto della crisi climatica, tutela della biodiversità, agricoltura sostenibile, economia circolare, inquinamento da plastica sono i banchi prova su cui il Governo e il Ministero della Transizione Ecologica, che doveva rappresentare, la più importante innovazione istituzionale di questa nuova stagione, non hanno risposto , secondo le tre associazioni, alle attese di quella rivoluzione verde che era stata annunciata come una delle priorità del nostro Paese a partire dal PNRR: banchi di prova su cui le associazioni chiamano il Governo e il MiTE a nuovi impegni.

CLIMA ED ENERGIA

Sul cambiamento climatico e le scelte energetiche si è perso tempo prezioso nell’alimentare un dibattito   volto più  ad enfatizzare le possibili difficoltà della transizione che i vantaggi, senza proporre soluzioni che comunque rappresentassero un’accelerazione delle politiche per la decarbonizzazione, anzi al contrario, andando spesso in controtendenza svuotando di significato e demonizzando  la Transizione Energetica e ostacolando strumenti come quello del superbonus (che invece dovrebbe essere corretto e stabilizzato), togliendo l’opportunità di risparmio a milioni di cittadini, con il rischio di far chiudere cantieri e imprese del settore edilizio. Preoccupa la mancanza di visione sui veicoli elettrici che non riconosce la trasformazione in atto e la necessità di elaborare e accelerare politiche industriali sistemiche.

Le proposte del Mite hanno indebolito l’impulso sul rilancio delle fonti rinnovabili, tuttora al palo, senza rimuovere le barriere che ne rallentano la diffusione e in assenza di nuovi strumenti di partecipazione per ridurre le contestazioni territoriali e favorirne la realizzazione degli impianti, ma al contrario creando nuove problematiche e dando segnali scoraggianti per gli investitori, come sulla tassonomia e sul decreto contro il caro-energia.Si è continuato, inoltre, a esaltare e cercare di allargare il ruolo del gas fossile (anche nella tassonomia europea) nonostante proprio il gas rappresenti la fonte energetica e di gas climalteranti predominante nel Paese e a rilanciare l’opzione nucleare, ripiegando sul tema della ricerca, già ampiamente finanziata, per rispondere a chi chiedeva conto dei risultati plebiscitari di ben due referendum. E ad oggi sono stati fatte solo insignificanti riduzioni dei 21,6 miliardi di euro di Sussidi ambientalmente dannosi stimati dal Mite per il 2020.

Le tre associazioni chiedono, quindi, di adeguare gli strumenti operativi tenendo conto dell’innalzamento dei target di riduzione delle emissioni climalteranti a livello europeo, avviando la conseguente revisione del PNIEC (Piano Nazionale Integrato Energia Clima), con un adeguato processo partecipativo e di consultazione, del resto previsto dalle normative comunitarie. Ricordano, anche, come si attenda ancora versione aggiornata e definitiva del Piano Nazionale per l’Adattamento al Cambiamento Climatico, nonostante il moltiplicarsi degli eventi estremi, dalle alluvioni alle ondate di calore, e la siccità, un atto importante per dare il via anche ad analoghe azioni a livello regionale e comunale, particolarmente in ambito urbano, evitando di promuovere progetti ormai superati.

TUTELA DELLA BIODIVERSITÀ

Si rileva inoltre, come sinora le risorse assegnate dal PNRR e dalla Legge di Bilancio 2022 alla tutela della biodiversità sono state marginali e non corrispondenti all’ambizione espressa dal Governo italiano in campo internazionale, con gli impegni assunti in ambito G7 e G20, coerenti con l’obiettivo di arrestare e invertire entro il 2030 la curva del declino della biodiversità. Nel PNRR alla tutela della biodiversità sono stati assegnati sino al 2026 appena 1,19 miliardi di euro equivalenti allo 0,5% dell’ammontare complessivo del PNRR (191,5 mld di euro), mentre nella Manovra 2022 i fondi ordinari iscritti nel bilancio del MiTE, per quest’anno ammontano, a 356 milioni di euro, l’1% dell’ammontare della manovra, assegnati complessivamente alla tutela del mare, alle aree protette, al controllo sul commercio delle specie in via di estinzione e per i controlli ambientali.

Le associazioni attendono un cambio di passo rispetto agli impegni assunti sinora in vista della prevista approvazione entro l’anno della Strategia Nazionale Biodiversità (SNB) al 2030 che deve puntare, in coerenza, con la Strategia Europea, a proteggere il 30% del nostro territorio e dei nostri mari, assicurando una protezione integrale al 10% del nostro territorio, e destinare il 10% del territorio agricolo alla tutela della biodiversità naturale, individuando in tutti i fondi europei, nazionali e regionali le risorse adeguate per realizzare in maniera coordinata il Programma di attuazione e il Piano nazionale di ripristino degli ecosistemi previsti dalla stessa SNB. Obiettivi che difficilmente si raggiungeranno se permarrà l’inerzia del MiTE nell’istituzione dei nuovi Parchi nazionali e delle Aree marine protette previsti (Portofino, Matese, Costa Teatina, Costa del Conero) e non si procederà alla nomina dei vertici dei Parchi nazionali ancora commissariati o prorogati a causa del COVID-19.

AGRICOLTURA

Il primo importante banco di prova per mettere in campo uno strumento efficace per promuovere una vera transizione ecologica dell’agricoltura è stato clamorosamente mancato. Nel redigere il Piano Strategico Nazionale – principale documento di programmazione della nuova Politica Agricola Comune (PAC) post 2022 e principale strumento finanziario per la stessa SNB 2030 – il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, MiPAAF, senza che il MiTE rivendicasse appieno il suo ruolo di autorità ambientale nazionale nella redazione del documento di programmazione al pari delle Regioni, pur prevedendo misure utili a favore del biologico, ha previsto insufficienti interventi e impegni per il contrasto al cambiamento climatico, per la tutela della biodiversità e per limitare gli impatti legati al sistema degli allevamenti intensivi, a cominciare dalla riduzione di densità e numero di animali allevati.

Ora gli ambientalisti chiedono che i tre Ministeri competenti (MiPAAF, MITE e il Ministero della Salute) approvino il nuovo Piano di Azione Nazionale per la gestione sostenibile dei prodotti fitosanitari (PAN), scaduto nel febbraio 2019, che dovrà essere aggiornato con l’obiettivo della riduzione del 50% dell’uso dei pesticidi entro il 2030 in coerenza con le Strategie UE “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”.

ECONOMIA CIRCOLARE

L’economia circolare richiederebbe maggiore impegno su innovazioni tecnologiche, ricerca, sperimentazione nel settore produttivo, ma all’innovazione nel settore dell’economia circolare il PNRR assegna solo 600 milioni di euro, pari allo 0,3% di tutte le risorse del Piano. Inoltre, dei 2,10 miliardi di euro assegnati specificamente sino al 2026 dal PNRR all’economia circolare, 1,5 miliardi sono destinati alla realizzazione di impianti per la gestione di rifiuti urbani, i cui costi sono già coperti dalle tariffe di conferimento degli RSU, che quindi dovranno essere inevitabilmente ridotte. Queste scelte sono state fatte in assenza di un disegno strategico coordinato, confermato dalla mancata definizione ad oggi della Strategia Nazionale per l’Economia Circolare, del Programma nazionale per la prevenzione dei rifiuti, atteso dal 2020, e di un Programma nazionale per la gestione dei rifiuti. 

Le tre associazioni attendono che venga rispettato l’impegno a presentare la Strategia nazionale per l’economia circolare, richiesta dalla Commissione Europea, entro giugno, definendo così obiettivi e scadenze entro i quali raggiungere i traguardi posti dalla UE in settori strategici quali plastica, tessile, elettronica, consumi alimentari e idrici, imballaggi, batterie e veicoli, edifici e costruzioni, gestione dei rifiuti.

PLASTICA

Sempre a proposito di sostenibilità ambientale Greenpeace Italia, Legambiente e WWF ricordano la riluttanza del Governo e del MiTE sul contrastare la dispersione nell’ambiente della plastica, intervenendo efficacemente sulla produzione (l’Italia è leader europeo nella produzione della plastica monouso) e il consumo. Nella Manovra 2022 è stata rimandata ancora di un anno la decorrenza della plastic tax (introdotta con la legge di bilancio 2020) e la Commissione Europea ha inviato una comunicazione ufficiale all’Italia per le deroghe contenute nella norma di recepimento della Direttiva SUP (D.Lgs. n. 196/2021) sulla plastica monouso.

Proprio a tal proposito le tre associazioni chiedono al governo di attivarsi per rispondere ai rilievi posti dalla UE al nostro Paese sulle disposizioni introdotte nella legge italiana di recepimento della Direttiva SUP in contrasto con la direttiva europea, rafforzando misure che disincentivino il monouso e sostengano il ricorso a imballaggi riutilizzabili.

FONTE https://www.wwf.it/pandanews/ambiente/un-anno-di-transizione-ecologica/

Un anno di transizione energetica per arrivare a nuove trivellazioni, più gas e nucleare. Come uscita dai combustibili fossili non male, no?

Così Mario Tozzi ci spiega le contraddizioni su Facebook!

FONTE https://www.facebook.com/mariotozziofficial/posts/481798059976506

venerdì 12 novembre 2021

Occorre unire le forze dell’ecologismo politico italiano per contrastare la crisi ambientale globale – Incontro nazionale il 27 novembre a Firenze.

Comunicato Stampa dell’11 novembre 2021

Attendiamo con ansia le decisioni della COP26 ancora in corso di svolgimento a Glasgow e non nascondiamo un fondato scetticismo circa gli impegni che ne deriveranno per contrastare la galoppante crisi climatica ed ambientale. 

Purtroppo in assenza di un Governo Mondiale ogni Paese sotto la pressione delle lobby internazionali – l’unica vera internazionale in grado di unificare nel segno dei saccheggi ambientali e dei profitti i propri progetti – persegue i propri corporativismi ed interessi nel gioco al massacro di anteporli agli interessi più generali. 

In questo modo il rischio è quello, oltre di avvitare la catastrofe ambientale, di frustrare la spinta di milioni di giovanissimi che sotto la spinta di Greta rivendicano giustamente il loro futuro sempre più minacciato. 

Occorre invece, senza indugi invertire la rotta uscendo dall’abbaglio autodistruttivo del modo di produzione lineare per passare ad un modello circolare copiando il funzionamento dei cicli naturali. 

Oggi questa esigenza non può più essere ridotta a generiche richieste dal basso. Bisogna agire per un’uscita dalla spirale dello spreco e dell’usa e getta; è necessario costruire un percorso politico che abbia al centro quale priorità coerente la rinaturalizzazione dei cicli economici e dei modelli di inclusione sociale basati su criteri e valori di giustizia ecologica e sociale. 

Non abbiamo molto tempo. Per questo il Movimento Rifiuti Zero anche fidando sul sostegno dei 330 comuni italiani (che rappresentano circa 7.500.000 abitanti) intende chiamare all’unità i diversi percorsi che piccoli e grandi, locali e nazionali hanno posto al centro del loro agire territoriale l’obiettivo della rigenerazione e della conversione ecologica. 

Occorre una nuova governance di fronte alla crisi ambientale che gli schieramenti tradizionali (ma anche quelli più recenti) sembrano eludere parlando mai direttamente dell’ambiente quale “padre e madre di tutte le questioni” attardandosi su corporativismi o sull’inerzia di sempre. 

È questo il senso che riveste l‘incontro nazionale di Firenze del 27 novembre. Fornire una foce comune ai diversi rivoli, torrenti, fiumi dell’ecologismo locale e nazionale dando vita ad una costituente in grado di attrarre oltre i propri confini e oltre le sterili posizioni di rendita. 

Attivisti di tutti i Paesi unitevi! Siamo ad un BIVIO: questa volta non possiamo permetterci di sbagliare strada. 

Rossano Ercolini

PER PARTECIPARE
registrarsi online – entro il 20 novembre –
https://forms.gle/XS7z2BoreK31jPueA




martedì 26 ottobre 2021

Addio alla plastica? .............E l'ITALIA?????????

TI PAREVA????

L’Italia rinvia, gli altri accelerano. In Francia vietati imballaggi per frutta e verdura dal 2022, in Spagna dal 2023. E la Germania vara il riuso.

RANSIZIONE ECOLOGICA? - Il governo ha fatto slittare l'introduzione dell'imposta ed è alle prese con diversi problemi che ostacolano il recepimento della direttiva Ue sul monouso. Il tutto mentre gli altri stati Ue introducono normative restrittive e promuovono l'economia circolare.

Di Luisiana Gaita, sul Fatto Quotidiano.

Leggi tutto l'articolo a questo link: https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/10/26/addio-alla-plastica-litalia-rinvia-gli-altri-accelerano-in-francia-vietati-imballaggi-per-frutta-e-verdura-dal-2022-in-spagna-dal-2023-e-la-germania-vara-il-riuso/6367562/  - foto del FQ

mercoledì 29 settembre 2021

GRETA SMASCHERA CINGOLANI, LUI SI AUTO-PROMUOVE.

 Dalla newsletter del 28 settembre, che arriva tramite mail, del Fatto Quotidiano:

Greta Thunberg sarà a Milano questa settimana per il vertice pre-Cop26. Stamattina è intervenuta alla conferenza internazionale dei giovani sul clima, in vista appunto della Cop26 che si terrà a Glasgow. 

L’attivista ha rivolto parole dure ai politici, dicendo che il loro ambientalismo è solo di facciata e accusandoli di fare solo chiacchiere (“bla bla bla”). 

Tra i bersagli delle sue parole c’era anche il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, che in apertura di evento aveva consigliato, con paternalismo, agli attivisti di unire le “utili proteste” con proposte per cambiare le cose. 

Dopo il confronto il ministro si è pure auto-promosso, dicendo in un imbarazzante fuorionda di essere stato più concreto di Greta e di aver fatto bene: “Non c’è Greta che tenga”. 

A Milano, comunque, in questi giorni ci sono anche i movimenti ambientalisti, che sono in piazza e portano contenuti e punti di vista alternativi a quelli ufficiali. 

Ve li racconteremo sul Fatto di domani. Gli attivisti denunciano passi troppo lenti da parte delle istituzioni. A questo va aggiunto un altro tema: il piano verde dell’Europa ha bisogno di investimenti, quindi di debito pubblico. E questo si scontra con le regole di bilancio.

Fonte anche qui: https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2021/09/28/il-fatto-di-domani-clima-greta-attacca-cingolani-solito-bla-bla-bla-fuorionda-con-gaffe-di-mr-transizione-morisi-salvini-ora-fa-il-buonista-e-la-base-lo-scarica/6336228/

martedì 3 agosto 2021

di Alberto Ziparo: ALTRO CHE RICONVERSIONE ECOLOGICA: CON LE GRANDI OPERE IL RECOVERY PLAN E’ UN ATTACCO ALL’AMBIENTE

di Alberto Ziparo, da Il Fatto Quotidiano del 2 agosto 2021

Gli eventi disastrosi degli ultimi giorni, incendi e alluvioni confermano i contenuti del nuovo Rapporto IPCC/UNEP sui cambiamenti climatici, fenomeni i cui effetti si prevedeva si dispiegassero nei prossimi 50 anni e che invece si manifesteranno sempre piu’ spesso e intensamente nel prossimo quindicennio. Per tali trend l’UE aveva predisposto già due anni fa il Green Deal: una forte riconversione degli assetti socioeconomici verso la riqualificazione ecologica. Il flagello pandemico degli ultimi 20 mesi ha poi favorito la proiezione del Green Deal su uno strumento specifico; il Next Generation EU, che coniugasse ripresa economica e riconversione ecologica.

Il nostro paese, fortemente colpito , è stato individuato quale primo beneficiario delle risorse del NGEU, con un’erogazione finanziaria di 209 MLD , dei quali circa il 45% a fondo perduto ed il resto quale prestito rimborsabile. Il programma delle azioni da Ricovery Plan è contenuto nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che , abbozzato in prima versione del precedente esecutivo, è stato poi definito dal Governo Draghi; ed ha già registrato le prime approvazioni comunitarie.

Inneggiando da più parti “alla cascata di miliardi”che sta per investire il BelPaese , si copre lo stravolgimento di logica e senso del programma: aldilà di dichiarazioni e terminologie, il piano ha smarrito una delle priorità , forse la principale caratteristica per cui era nato: la svolta ecologica. Già nella sua struttura interna , oltre le sigle, l’invocata svolta verde è molto annacquata , quasi sparita. Se poi si considera che il nostro Piano –unico nell’Unione- integra l’ennesimo provvedimento “Sblocca Grandi Opere” allegato alla norma sulle Semplificazioni, IL PNRR DIVENTA UN AUTENTICO ATTACCO ALL’AMBIENTE. Altro che riconversione ecologica!

La logica di costruzione del programma ha infatti tralasciato completamente “Il ripristino e il rispetto della regola ambientale”, dettati dal Green Deal . Si è trasformato nella semplice riproposizione di progetti già previsti o in attesa , gestiti dalle medesima logica e dagli stessi attori , le grandi imprese , che hanno portato ai dissesti e disastri ambientali e sociali per cui soffriamo tutti i giorni. L’incredibile rilancio delle grandi opere di berlusconiana memoria, nel quadro attuale, completa la svolta antiambientale del programma.

All’interno del PNRR ci sarebbero invero ca 70 miliardi “destinati alla transizione ecologica”: ma guardando ai veri progetti emerge come nei 20 MLD per la transizione energetica prevalga il preponderante uso del fossile: gas e perfino carbone! E che anche l’idrogeno –potenziale fonte pulita del futuro – sia derivato soprattutto dallo stesso gas. Inoltre gli stessi progetti riguardanti le rinnovabili , eolico o fotovoltaico, sono viziati dagli stessi approcci che hanno gravato sui grandi apparati da combustibili fossili: allo sfondamento decisionale deve seguire la massimizzazione d’uso di quella tecnologia in quel contesto. Per il trasporto locale ci sono appena 2,5 MLD circa . Ma sono destinati per lo piu’ a progetti tecnologicamente obsoleti di decenni, come i tram alimentati dalle grandi reti da impianti fossili con ricadute urbanistiche spesso troppo impattanti e costose . laddove si potrebbero usare ,sugli stessi percorsi , nuovi mezzi a batteria e ricarica veloce, con notevoli risparmi finanziari e ambientali.

Per la tutela del territorio , difesa sismica e idrogeologica, c’è appena una decina di milardi. A fronte di questo però il Piano prevede , al suo interno , circa 30 miliardi per Alta Velocità e Grandi Opere (spacciate per mobilità sostenibile). La cifra diventa abnorme ( oltre 110 miliardi. Il 1000 per cento rispetto alla tutela . Il contrario di ciò che serve ) se si considera l’allegato “Sblocca Cantieri “ integrato nel decreto Semplificazioni : per questo si sono “recuperati”81 Miliardi per 57 Grandi Opere , già previste fin dal 2001 , con la “famigerata e criminogena” Legge Obiettivo di Berlusconi . Progetti non pianificati , con enormi impatti ambientali, spesso inutili. Che hanno disseminato il Belpaese di centinaia di cantieri fermi o mai avviati. E non per la presenza dei “Comitati , gli ambientalisti , l’odiosa burocrazia” come recita la vulgata mediatica orchestrata, Grandi firme comprese; ma perché erano progetti spesso viziati ,dall’aggiramento o mancata risoluzione di problemi tecnici e ambientali, funzionali a rapide approvazioni e pronto uso di ingenti risorse per fasi preliminari e avvio . Ottimi meccanismi per gonfiare i trasferimenti finanziari a fronte di lavori anche inesistenti. Cio’ che ha contrassegnato il settore nello scorso ventennio.

Per evitare che la “cascata di miliardi” si traduca in nuovi sfasci ambientali e sociali ,oltre ad una reale verifica ecologica , bisognerebbe almeno cancellare le Grandi opere interne e allegate al piano. In linea tra l’altro con quanto il ministro competente , Giovannini , sostiene tutti i giorni.”Si realizzeranno progetti sostenibili; il cui impatto ambientale risulti rigorosamente verificato secondo i criteri del Green Deal “(non dalla VIA a maglie larghe prevista ancora dal “SemplificazionI”): quindi non i progetti citati sopra.

di Alberto Ziparo, da Il Fatto Quotidiano del 2 agosto 2021

FONTE: http://notavfirenze.blogspot.com/2021/08/altro-che-riconversione-ecologica-con.html#more