VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

CALENDARIO

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lunedì 19 gennaio 2026

𝙁𝙐𝙉𝙕𝙄𝙊𝙉𝘼𝙍𝙄 𝘽𝙊𝙉𝙄 𝙑𝙄𝙍𝙄, 𝙎𝙊𝙋𝙍𝙄𝙉𝙏𝙀𝙉𝘿𝙀𝙉𝙕𝘼 𝘼𝙐𝙏𝙀𝙈 𝙈𝘼𝙇𝘼 𝘽𝙀𝙎𝙏𝙄𝘼

FONTE https://italianostrafirenze.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/01/cementificiopelago_articoloperfq_claudiocantella.pdf

Palazzina Cementificio
Dopo le tante e sciagurate vicende che hanno martoriato e che stanno continuando a martoriare Firenze negli ultimi tempi - si pensi, solo per citarne alcune di un elenco lunghissimo: all’ex Panificio Militare in Via Mariti, distrutto per far posto a un supermercato che però è crollato in fase di costruzione (facendo peraltro cinque morti); alla ex Succursale FIAT in Viale Belfiore, distrutta per far ospitare al massiccio Social Hub; all’ex Teatro Comunale distrutto (in gran parte) per costruire l’ormai tristemente famoso “Cubo Nero”; alle tante parti interne degli isolati di matrice medievale dell’ex Ospedale Militare in Via San Gallo, distrutte per erigere due massicci “pacchettoni di sigarette” edilizi; allo Stadio Franchi di Pier Luigi Nervi (tutelato culturalmente), fatto oggetto di un'operazione dagli esiti di assai dubbio valore, per il calcio e per la città, - si profila all’orizzonte l’attuazione dell'ennesimo scempio, per responsabilità della pressoché sconosciuta CO.RE.PA.CU. (Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale) che opera in Toscana per conto del MiC (Ministero della Cultura). 

È dunque la conferma che, ahimé, la storia e la memoria culturale, per la Soprintendenza di Firenze, non sono un bene da proteggere, conservare e trasmettere. Anzi se ne può fare a meno e pertanto via con decisioni dubbie, che implicano demolizioni e ricostruzioni indiscriminate (e l’UNESCO dove lo mettiamo?). 

È la storia, questa, di un opificio dove dal 1910 si produceva il cemento, a San Francesco di Pelago, accanto Pontassieve, a dodici chilometri da Firenze, contado produttivo della capitale toscana. 
Infatti, a quanto si apprende dagli atti ufficiali consegnati dalla Soprintendenza di Firenze a Italia Nostra (prot. SABAP-FI n. 36030 del 12/12/2025), la CO.RE.PA.CU. della Toscana - composta dall'arch. Antonella Ranaldi (Sop. ABAP Firenze), dall'arch. Valerio Tesi (Sop. ABAP Pisa), dall'arch. Gabriele Nannetti (Sop. ABAP Siena), dalla dott.ssa Angela Acordon (Sop. ABAP Lucca), dal dott. Stefano Casciu (Direzione Regionale Musei) - ha respinto la proposta avanzata dall'arch. Emanuele Masiello, funzionario decano della Soprintendenza di Firenze, di assoggettare a tutela culturale - ai sensi dell'art. 10, comma 3, lettera a) e lettera d) del vigente Codice dei Beni Culturali (D.Lgs. n. 42/2004) - il complesso industriale dismesso ex Monsavano poi ex Italcementi e infine Colacem, nel Comune di Pelago (FI), in quanto da egli ritenuto di interesse "particolarmente importante", sia per la storia della cultura industriale in Toscana e in Italia, sia per l'apporto fornito alla sua edificazione dal noto architetto Gherardo Bosio, autore di molti edifici e piani urbanistici in Albania e in altri Paesi legati all'Italia durante gli anni '30 del Novecento, nonché di tante altre opere in Firenze e dintorni, tra cui la pregevole Club House del Golf dell'Ugolino. 

La proposta dell’arch. Masiello, di per sé doverosa, appare peraltro giusta e motivata anche per l'assenza, sull'area dello stabilimento, di tutele paesaggistiche, la qual cosa espone di fatto il vetusto Cementificio dismesso, di cui sono evidenti i molteplici e documentati pregi, alla pressoché certa e totale demolizione, a meno che il Comune di Pelago non la impedisca con suoi atti. Pertanto, quella assunta dai componenti della CO.RE.PA.CU. è una decisione molto grave, che parrebbe evidenziare l'esistenza di una realtà allucinante, nella quale il massimo organo ministeriale che in Toscana dovrebbe provvedere alla tutela del patrimonio culturale, nei fatti si rende responsabile della sua distruzione. 
Uffici e Silos
Nel verbale della riunione tenutasi il 16/11/2025 (e che si rende pubblico insieme alla presente nota), si legge infatti che “la commissione, all’unanimità (sic!), non ravvede motivi tali da dichiarare di interesse particolarmente importante il bene (sic!) in oggetto, sia considerato lo stato conservativo attuale, sia verificato che il progetto originario del Bosio non risulta riconoscibile, se non in maniera del tutto frammentaria nella Palazzina dirigenziale, presentandosi l’intero complesso fortemente trasformato nello stato attuale”. 
Si tratta però di una motivazione di scarso valore, giacché lo “stato conservativo” non è un dato che solitamente, per dottrina e per prassi, condiziona le valutazioni di interesse culturale anche “particolarmente importante” (come dimostrano le tante altre opere in pessimo stato di conservazione che sono state assoggettate a tutela, tra cui, solo per fare un noto e vicino esempio, lo Stabilimento delle Ceramiche Brunelleschi nel Comune di Pontassieve). Si può peraltro aggiungere che la motivazione della CO.RE.PA.CU. pare avulsa dalla reale conoscenza dei fatti, giacché non è vero che l’apporto progettuale di Bosio sia irriconoscibile, ma è al contrario ben riconoscibile, specie nei silos cementizi che sono ancora oggi visibili, e che identificano anche da lontano l'immagine architettonica del complesso. Parrebbe quindi che i membri della CO.RE.PA.CU. abbiano visionato male (o non abbiano visionato affatto) la documentazione istruttoria, senza darsi nemmeno la briga di compiere i doverosi approfondimenti, prima di emettere il verdetto che condanna di fatto il Cementificio alla sicura demolizione.

Inoltre, si direbbe che sia stata del tutto ignorata la possibilità di recuperare ovvero di rigenerare l'ex Cementificio, destinandolo a nuovi usi mediante adeguati progetti, come è stato chiaramente prospettato nei documenti di supporto alla proposta di dichiarazione di interesse culturale, e come dimostrano le tante valide esperienze compiute in altri contesti italiani e stranieri. 
Insomma, pare che sia del tutto mancata la basilare presa d'atto del valore culturale che l'ex Cementificio indubbiamente possiede, in quanto bene patrimoniale di una comunità che anche intorno al grande stabilimento produttivo, ha costruito gran parte della sua identità storica, nel corso del Novecento. 

Interno cementificio
Risulta infatti evidente che Soprintendenza e CO.RE.PA.CU. non tengono minimamente conto del valore della memoria, anzi la disconoscono, la annullano rendendo possibile la cancellazione di ogni traccia fisica che possa richiamarla. Il che costituisce un fatto scandaloso e avvilente, che non può essere taciuto alla pubblica opinione, sia per auspicare la revoca della decisione assunta dalla CO.RE.PA.CU. sia per richiamare l'attenzione nazionale e mondiale sulla grave situazione d'emergenza che si sta vivendo a Firenze negli ultimi anni, anche a causa dell'operato della locale Soprintendenza che, nei suoi vertici, pare inconscia del danno che sta arrecando all'immagine e al prestigio di una istituzione considerata storicamente benemerita. 

Le istituzioni che avrebbero il compito di tutelare i nostri beni rinunciano a questo scopo primario (ma perché?), non contemplando evidentemente tra i propri compiti l’immateriale memoria a cui attinge la cultura. Eppure, i monumenti che costituiscono il nostro ricco patrimonio storico non sono solo quelli a cui si depongono le corone di fiori ma anche i luoghi che ricordano la vita di donne e uomini, luoghi che trasmettono orgoglio, testimonianze di cultura del lavoro e del sacrificio. 

Claudio Cantella, architetto e urbanista 
Pontassieve, 4 gennaio 2026  
FONTE ARTICOLO: BLOG ITALIA NOSTRA 

venerdì 12 novembre 2021

Ex Fabbrica Brunelleschi di Sieci: DICHIARATA DI INTERESSE CULTURALE PARTICOLARMENTE IMPORTANTE!!!!!

Pubblichiamo volentieri l'articolo dell'Associazione "Vivere in Valdisieve" che si trova sul loro blog QUI.

Ci rallegriamo per l'ottima notizia!

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Abbiamo appreso dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e per le province di Pistoia e Prato che l'iter iniziato ad Aprile scorso, per il riconoscimento della tutela culturale, si è concluso con Decreto n. 146 del 22/09/2021 in cui la Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale, presso il Segretariato Regionale per la Toscana del Ministero della Cultura,  ha dichiarato il complesso della Fornace delle Sieci 

di interesse culturale particolarmente importante 

ai sensi degli articoli 10 e 13 del D. Lgs. 42/2004 "Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio", 

assoggettandola a tutela storico-artistica.


Qualunque sviluppo verrà deciso per quest'area, 
si dovrà tenere presente questo vincolo. 
In tutela del valore storico artistico, che è stato
così importante per le Sieci e non solo. 
Tanto da avere un complesso "gemello" a Scauri, Comune di Minturno (Latina), chiamato proprio "Le Sieci".

Per approfondire e vedere altra documentazione, cliccare QUI

lunedì 10 maggio 2021

Ex Brunelleschi di Sieci: avvio del Procedimento Amministrativo per Dichiarazione di Interesse storico artistico particolarmente importante

Pubblichiamo il post di Associazione "Vivere in Valdisieve" sulla Manfattura della Ex Brunelleschi a Sieci.
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E' stato pubblicato su Albo Pretorio del Comune di Pontassieve l'AVVISO con cui è iniziato l'ITER del procedimento per Dichiarazione di Interesse Storico-Artistico di particolare importanza della parte storica della Fabbrica.

Pubblichiamo gli atti qui di seguito (ma li trovate anche su Albo Pretorio). Il procedimento si concluderà entro 120 giorni con un provvedimento emanato dal Presidente della Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale.


























Vedi Cartella con i PDF

giovedì 2 maggio 2019

ex Manifattura Brunelleschi a Sieci - un pò di documenti

Volentieri pubblichiamo un post dell'Associazione "Vivere in Valdisieve" sul lavoro svolto in questi anni sulla Ex Manifattura Brunelleschi di Sieci (che trovate sul loro blog QUI).
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Pubblichiamo alcuni documenti sull'area della ex Manifattura Brunelleschi di Sieci, che abbiamo fatto in questi anni. Ovviamente ci teniamo a questo immobile che rappresenta ancora un patrimonio di "ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE" da tutelare e continueremo a tenerlo sott'occhio.

Intanto anche l'ultima asta pubblica, di Aprile 2019, è andata deserta (qui il sito delle aste giudiziarie).

VIDEO estratto da una Clip Di Maria Delugan /Adelante Adelante che trovate pubblicato sul profilo You Tube di Paolo Vaggelli:



Interessante anche questo Video che è stato realizzato nell'occasione di un'assemblea pubblica a Sieci per sollecitare le varie istituzioni a portare chiarezza in una vicenda che dura ormai dal 2002 e che ha bisogno di una sola verità,sia per quanto riguarda i dipendenti della storica manifattura, sia per quanto riguarda l'appetita area del vecchio stabilimento. (video sempre di Paolo Vaggelli). Sul blog QUI.

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2017 - APPELLO  (clicca sui link sotto per aprire i vari documenti)
2018 - LETTERA APERTA  
2019 - AGGIORNAMENTO PER TUTELA A "INTERESSE CULTURALE" 

martedì 11 settembre 2018

LETTERA APERTA A TUTELA DELLA EX MANIFATTURA BRUNELLESCHI A SIECI

Pubblichiamo la lettera dell'Associazione "Vivere in Valdisieve":

Con la presente vorremmo sollevare di nuovo il problema della ex Manifattura Ceramiche Brunelleschi (Appello/2017[1]).
A distanza di più di un decennio dalla chiusura della Fabbrica è legittimo porsi l'interrogativo se, la mancata assunzione di responsabilità di chi doveva salvaguardare l'immobile e le sue attrezzature di archeologia industriale, abbia avuto come risultato il totale abbandono di tutta l'area alle incurie del tempo.

Forse la curatela e le amministrazioni competenti (esclusa la Soprintendenza che, nell'ambito delle proprie competenze, ha sempre cercato di salvaguardare il bene), al tempo del fallimento, obnubilati dal defunto boom edilizio, hanno scordato che nel Piano Strutturale del Comune di Pontassieve gli Opifici antichi (il nostro è datato intorno al 1700) siano oggetto esclusivamente di restauro conservativo.

Con la stessa dimenticanza, a suo tempo, sono stati demoliti due importanti testimonianze di Archeologia Industriale: gli Opifici delle Vetrerie del Vivo e la Fornace dei Veroni, con la sua splendida Ciminiera.

La Manifattura ex Brunelleschi è rimasta prigioniera di un complesso sistema di curatele (esisteva un curatore per il Marchio di Ceramiche di Pregio che sembra sia stato svenduto, a pochissimo prezzo, ad una grande ditta di Modena, esiste tutt'ora un curatore per l'immobile e l'area di proprietà) e di una serie di aste fallimentari andate tutte deserte (ad ognuna di queste il prezzo viene ribassato). In questa intricata situazione sembra che qualcuno abbia avuto l'idea originale di assegnare ad una Ditta la raccolta di tutto il ferro esistente nella fabbrica. Così, insieme ad infissi, anche attrezzature, utensili e resti di forni antichi, esempi di archeologia industriale, potrebbero essere stati venduti come ferrovecchio.

La Famiglia degli Albizzi, in particolare Vittorio, contribuì a rendere l'area intorno alla Brunelleschi e alle Gualchiere densamente operosa e collettivamente unita, i due immobili, destinati alla produzione, furono curati in maniera pregevole. L'Arno non era un confine che separava tre Comuni ma un motivo di unione nel lavoro e nelle relazioni.
La Brunelleschi aveva un rapporto diretto con il Fiume, come risulta da una intervista fatta ad un vecchio operaio:
“Le mie informazioni si basano su un vecchio documento e sui racconti dei vecchi operai. Esisteva un collegamento diretto della fabbrica con il fiume, attraverso una galleria che sfociava nel piazzale. Il cosiddetto PORTO ha avuto negli anni funzioni diverse: era sicuramente un punto di arrivo per i Renaioli che trasportavano, secondo le esigenze produttive o la rena oppure la Mota (fango del fiume). I barchetti entravano direttamente in fabbrica. Doveva funzionare anche come punto di ingresso delle piene del fiume, per la successiva sedimentazione del fango. Quell'area enorme non è altro che una gigantesca vasca di raccolta che, adesso si è innalzata di più di tre metri.
Successivamente sono state introdotte delle pompe che rendevano meno casuale l’approvvigionamento della materia prima. I pistoni in cemento e ferro delle pompe sono ancora appoggiati in un angolo del vecchio capannone. Quando sono stato assunto in Brunelleschi la parte finale del “porto” era già stata interrata per far posto ad uno dei capannoni più moderni. Ne rimangono gli ultimi dieci metri, quelli più vicini alla statale. Un arco si apre sotto la statale e la attraversa per una decina di metri, sfociando in Arno. Adesso dovrebbe essere completamente interrato. Come tutto quello che riguarda lo stabilimento Brunelleschi, la sua costruzione è una meraviglia. Non tanto per l'opera ingegneristica, ma per l'uso sapiente dei materiali da costruzione. I muri sono una miscela di pietra e mattoni, che però lascia poco al caso, ma presenta la ricerca dell'ortogonalità e del piano. Le pietre, come quelle delle facciate degli immobili originali, sono sbozzate e squadrate a mano. I mattoni prodotti in loco. È interessante vedere come altre parti, sempre in pietra ma di epoca più recente, siano già molto diverse. Negli originali non c'è mai una “madonna”, che non è altro che una pietra posta in verticale, anziché poggiata sulla parte di maggior superfice, in orizzontale quindi. Un occhio attento lo nota subito riuscendo ad apprezzare il lavoro svolto per la durata nel tempo e non per la rapidità dello sviluppo del lavoro.
È proprio per questa caratteristica che i muri sono ancora in piedi e vedranno, prima di crollare, l'estinguersi di coloro che hanno dato il loro contributo a questo stato di cose.” 

L'epoca attuale è ben diversa: la valle dell'Arno è circondata da Comuni che, nelle difficoltà di un economia propria ha puntato tutto negli oneri di urbanizzazione, producendo una crescita insediativa disordinata in cui famiglie di pendolari, che considerano la casa quasi come un dormitorio, si disinteressano alla vita sociale del proprio Comune.

Avevamo, a suo tempo, fatto la proposta di una scannerizzazione digitale, in 3D, che sarebbe servita a ricostruire al computer tutta la fabbrica nei più minimi particolari, e aprire un portale accessibile interattivo in grado di arricchirsi di informazioni ed essere attrattivo anche per il turismo di archeologia industriale. La risposta è stata negativa.

Per questo chiediamo

-Di non cancellare le poche opere rimaste di archeologia industriale, ma riscoprirne la loro memoria storica rendendole fruibili alla collettività, inserendole in un percorso storico-culturale-formativo che si aggiunga ai punti di interesse del centro storico, del Castello e delle Mura;

-che nelle trattative con eventuali compratori venga richiesto, almeno per quanto riguarda la parte più antica della fabbrica, di creare un area museale aperta al pubblico e di realizzare un corridoio ciclopedonale in sicurezza per poter ammirare l'aspetto architettonico degli immobili nel loro complesso che rimanga come itinerario culturale, di svago e di sport per tutti i cittadini e turisti;

-di fare il possibile per ristabilire un contatto con il fiume, riaprendo l'antica galleria in mattoni, prodotti in loco, che collega la fabbrica al fiume stesso;

-che si giunga al più presto ad ottenere i fondi per una bonifica come risulta dal Progetto di Bonifica già presentato a suo tempo alla ASL dopo che furono rilevati molteplici aspetti critici di natura ambientale (rifiuti, rifiuti potenzialmente pericolosi, eternit, ecc.). 

Crediamo che rendere di uso collettivo, almeno una piccola parte della Fabbrica, sia un passo importante che faccia crescere la consapevolezza di una matrice in comune e un senso di appartenenza che apre all'idea di inclusione.


Pontassieve, 10 Settembre 2018


Associazione “Vivere in Valdisieve”
La Presidente Roberta Vigna







QUI PDF

giovedì 3 novembre 2016

I ragazzi dell'Isis Da Vinci: "Salviamo le Gualchiere di Remole"


"Salviamo le Gualchiere di Remole". Palazzo Vecchio ha ormai deciso di alieneare le Gualchiere di Remole, patrimonio per secoli dell’Arte della Lana, antico mulino e opificio sull'Arno e ha già preso contatti con la Cassa depositi e prestiti. Nel corso fotografi multimediali dell’ISIS “Leonardo da Vinci” di Firenze, che collabora da anni a iniziative didattiche del Polo Museale, i ragazzi hanno allora deciso di ‘adottare’ quel raro monumento di archeologia industriale medievale. E un giorno prima della ricorrenza del 4 novembre, in Aula Magna alle ore 11, gli studenti proporranno alla città ricordi ma anche progetti, passato ma anche futuro. Hanno consultato libri, documenti, progetti di recupero. Poi, andando sul posto, hanno incontrato i discendenti dei follatori di un tempo e i protagonisti delle battaglie ambientaliste degli ultimi decenni, come il prof. Leonardo Rombai, presidente di “Italia Nostra” Firenze. Alle Gualchiere i ragazzi-reporter sono arrivati via fiume, attraversando l'Arno col barchetto dell’associazione “I Renaioli”. Arno "torrentaccio rovinosissimo", ma anche e soprattutto risorsa preziosa così spesso trascurata e inascoltata. Fra una sponda e l’altra, gli studenti hanno avvicinato un mondo quasi fatato: dalle ruote idrauliche che azionano le macine dell’antico Mulino di Ellera agli spazi creativi del villaggio abbandonato di Remole, dove lo scultore Piero Gensini cattura quotidianamente, nel suo atelier, l’ispirazione per forme sinuose in pietra, in marmo, in legno, in metallo. Nel mezzo, il respiro profondo del fiume, i colori della flora rigogliosa a specchio nell’acqua, i richiami di garzette e aironi.



PUOI CONTRIBUIRE A VOTARE IL TUO LUGO DEL CUORE DEL FAI  ENTRO IL 30 NOVEMBRE A QUESTO LINK  http://iluoghidelcuore.it/luoghi/4343?reg=9&prov=50&id_com=4618&placeId=&nome= .
Occorre registrarsi prima e cercare poi il luogo attraverso la ricerca a tendine, regione, provincia comune (Bagno a Ripoli).

mercoledì 19 ottobre 2016

I LUOGHI DEL CUORE DEL FAI: VOTA "LE GUALCHIERE DI REMOLE" ENTRO IL 30 NOVEMBRE



  1. vai su www.iluoghidelcuore.it
  2. REGISTRATI
  3. cerca il luogo attraverso le tendine (comune Bagno a Ripoli)
  4. o digitando nel campo "CERCA IL TUO LOGO": Gualchiere di Remole
  5. clicca su vota questo luogo.
GRAZIE A TUTTI