VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

CALENDARIO

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giovedì 30 agosto 2018

APPELLO ALLE/AI PARTECIPANTI ALLA CONFERENZA DEI SERVIZI DEL 07.09.2018 PRESSO IL MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI

Signore e Signori,
una grande responsabilità Vi coinvolge :
EVITARE  LA MORTE AMBIENTALE  ED ECOLOGICA di Firenze e delle altre città della “Conca”  che  dal Girone  si svolge fino alla sella di Serravalle pistoiese, in modo da bloccare così anche la loro  diffusa malattia ECONOMICA E CIVICA,  con la lungimiranza di guardare non solo al tempo presente ma al medio-lungo periodo.
Approvare l’aeroporto sarebbe un atto letale nei confronti delle città e dell’ecosistema, il quale potrebbe viceversa essere l’unico elemento ancora capace di salvare l’intero insediamento umano, per il tempo attuale e per il futuro.
L'idea che l'Aeroporto e le sue aree di competenza facciano parte di un più vasto ecosistema - fondamentale per la sopravvivenza delle persone, del territorio e delle relazioni paesaggistiche  e che la costruzione dell'Aeroporto distruggerebbe completamente, irrimediabilmente e in maniera letale - non compare nel dibattito pubblico e tantomeno nel Masterplan, nel quale il concetto di ecosistema è totalmente ignorato. Il documento si perde in progetti non richiesti sulle aree di "compensazione" invadendo ambiti di programmazione di competenza dei Comuni e dei loro abitanti, progetti che non saneranno mai la perdita del polo centrale dell'ecosistema stesso, e dell'intera sua natura di "sistema", ecologico ed economico.
Soltanto l'UNESCO - Commissione Patrimonio Mondiale - prende in considerazione l’ecosistema nella decisione (luglio  2015) di approvare una ampia BUFFER ZONE, costituita dalle colline e dalla pianura verso Prato, quale adeguato strumento di gestione per una ulteriore tutela della città di Firenze, patrimonio dell’umanità, e contemporaneamente della Piana e del Parco agricolo che “costituiscono il sistema di relazioni da preservare e valorizzare” per  le generazioni umane e non umane che ci vivono e che ci vivranno.
L’ Ecosistema della “Conca” - il bacino intermontano del medio Valdarno che si struttura dai monti a nord (Appennino pistoiese, colline montalesi, Monteferrato, Calvana, monte Morello, Fiesole) al pedecolle, alla pianura, all’Arno, al Montalbano e ai popolosi centri abitati, fino a Prato e a Pistoia,  ed in particolare il suo centro nella Piana, con il sistema di acque superficiali e sotterranee, di bonifiche e della centuriazione, di zone umide (stagni di Focognano e di Val di Rose, Lago di Peretola), di aree naturali protette (Monteferrato, Calvana) -  nonostante tutto è ancora il cuore ecologico dell’intero sistema, il cuore verde della Città Metropolitana, anche se è sempre stato considerato il “retro”, il “selvatico” del territorio urbano.
Senza questa sua capacità vitale pulsante, l’intero sistema entrerebbe in crisi e si squilibrerebbe decadendo progressivamente verso il collasso di tutto l’ecosistema della “Conca”.
La distruzione della Piana, quella conseguente dell’intero Ecosistema e della biodiversità, produrrebbero l’asfissia progressiva di tutti gli abitati e degli abitanti stessi, tutti collocati intorno a quello che è divenuto il baricentro vivente dell’intero sistema.
Così l’aeroporto, sia con la sua presenza invasiva sia con la sua attività pericolosa ed inquinante nei confronti di tutti i cittadini della Piana più o meno direttamente sorvolati, diviene il fattore di morte di tutto il complesso e del sistema, distruttore inoltre del cuore verde di tutta la Città Metropolitana: un unico lago di cemento e di asfalto si salderebbe dalla Chiesa di Michelucci (ad ovest) fino a Rovezzano (ad est) per poi dilagare fino a Prato, Scandicci, Signa, Carmignano e al territorio pistoiese.
EVITATE di mettere a rischio letale un milione di persone, senza considerare turisti e pendolari per ragioni di lavoro, di compromettere una porzione essenziale dell’Italia, e di degradare il patrimonio e la vita degli abitanti di tre città - Firenze, Prato, Pistoia -, di borghi e paesi della Città Metropolitana. 
A maggior ragione in quanto
*La non approvazione dell’aeroporto trova ulteriori pesanti motivazioni nell' emergere di diffusi fattori limitanti dei territori della Piana e delle colline, che ne stanno riducendo drasticamente la bio-potenzialità.
*Queste dinamiche locali si inseriscono peraltro nella ormai accertata crisi sistemica della civiltà industriale basata sui combustibili fossili. Circostanza che, con il raggiunto picco di petrolio convenzionale, riduce il flusso di energia e imporrebbe, a esseri umani saggi e ad istituzioni lungimiranti, di rivedere in modo radicale (vale a dire alla radice) il sistema delle infrastrutture e dei trasporti, da un lato, e dall' altro il superamento di produzioni di merci e di territorio basate sulla proliferazione del debito strutturale. Un debito che i centri finanziari, industriali e istituzionali contraggono, all’ insaputa degli abitanti, scommettendo su riserve e risorse naturali future che già da oggi non sono più disponibili a costi economici accettabili. L’ ethos di ogni possibile progetto di cura, manutenzione, anche di trasformazioni necessarie per le esigenze e i bisogni specificamente umani e dei territori, impone viceversa di favorire metabolismi virtuosi tra ambiente e economia, tra la struttura del territorio e coerenti infrastrutture non portatrici di impatti gravosi e dannosissimi.
*Il nuovo aeroporto con i suoi pesanti impatti ambientali e sanitari, si aggiungerebbe ad una  conclamata situazione di crisi della “Conca” a causa delle emissioni del traffico per il sistema autostradale - cui peraltro si aggiungerebbe la terza corsia dell’ autostrada Firenze/Mare -, degli inceneritori di Montale e di Baciacavallo (dando per scontato l'abbandono del nuovo inceneritore di Case Passerini) con il loro portato di diossine e di furani, e di altre fonti inquinanti di produzioni chimiche e tessili, degli effetti accumulati in ottanta anni di produzioni vivaistiche con uso di diserbanti e sostanze chimiche come il Glifosato che hanno compromesso le acque superficiali e sotterranee, rendendo tossici gran parte dei prodotti agricoli nel territorio pistoiese e pratese. 
*Inoltre il volume di traffico aereo con il rilascio di gas, polveri e di carburanti in atterraggio e in decollo aumenterebbe i rischi sanitari in maniera esponenziale, in quanto la Piana Firenze, Prato, Pistoia complessivamente interessata dal traffico aereo - come Vi è noto - presenta per molti mesi dell'anno il fenomeno dell’inversione termica che favorisce il ristagno di aria inquinata da polveri sottili e da particolati dannosi. Infine, a parte i persistenti problemi acustici per abitazioni e per il nuovo insediamento universitario, ci sono da considerare i rischi per la città di Firenze nel caso di manovre che obbligassero gli aerei a dirigersi verso la parte storica della città.
( Per un utile "Atlante dei conflitti nella Piana Firenze Prato Pistoia" vedi http://www.perunaltracitta.org/speciali/atlante-dei-conflitti-nella-piana-firenze-prato-pistoia/ )
dalla Piana Firenze Prato Pistoia, Agosto 2018
Abitanti per AlterPiana
Aderiscono
Comitato Campi No Nuovo Aeroporto di Firenze
Presidio No Inceneritori No Aeroporto
Orto Collettivo Travalle, Calenzano
No Tunnel TAV, Firenze           
Medicina Democratica, Firenze
Per Un’ Altra Città
AssoValdiSieve-Associazione ValdiSieve
Associazione Vivere in Valdisieve
Ambientefuturo, Lucca
Zero Waste Italy
Gruppo Consiliare “L’Altra  Sambuca” di Sambuca pistoiese (Roberto Fossi, Kelli Fronti, Franco Matteoni)
Rossano Ercolini, presidente  Zero Waste Europe

Per chi volesse aderire, si prega di mandare una mail entro sabato o domenica a faber.brt@gmail.com


martedì 10 aprile 2018

IL “SONNO” DEL POI


Con grande evidenza su QN La Nazione di Firenze di venerdì 6 aprile Il Soprintendente all’Archeologia, alle Belle arti e al Paesaggio Andrea Pessina si dichiara “angustiato non poco” per lo scempio ferro-tranviario di Piazza della Stazione che ha trasformato una delle più note prospettive del Novecento toscano in quella che abbiamo definito "una selva di funebri fusti in acciaio”  A dieci anni dal referendum sulle tramvie e che lo stesso QN, a distanza di due mesi, definisce “una foresta di pali”.
Sia pure rischiando il senno del poi il Sovrintendente Pessina prende le distanze dall’autorizzazione data “molto tempo prima del mio arrivo a Firenze” alla linee tranviarie nel centro storico. “E comunque il progetto non fa lo stesso effetto”, cioè (ipotizziamo) nel progetto non si vedevano tutti quei fili e quei pali (ma si potevano facilmente immaginare).
Ma quando è cominciata l’angustia? “Una decina di giorni fa, quando ho visto che cominciavano a piantare i pali”. Ora i lavori per la Linea 2 sono iniziati nel 2011, mentre quelli della Linea 3 sono iniziati nel 2014. Nel corso del 2017 attorno alla Fortezza da Basso, e non solo, è successo di tutto. Possibile che il dott. Pessina si desti solo adesso ? Si fa presto a dire tramvia
Possibile che non fosse assolutamente possibile ritornarci sopra a quel nulla osta concesso evidentemente in maniera superficiale dalla precedente Sovrintendente?
E adesso che si fa? Si ridipingono i pali: “grigio chiaro fanno già un altro effetto”.Mentre per il futuro ci si dovrebbe affidare, nella zona centrale, ad una inverosimile elettrificazione da terra o ad una improbabile alimentazione a batteria.
Lungi da noi voler colpevolizzare il dott. Pessina per lo sciagurato progetto tranviario, soprattutto dopo che la missione consultiva dell’UNESCO, in visita al “Patrimonio dell’umanità” nel maggio del 2017, si era espressa con favore su quell’opera, definendola “cruciale per l’ulteriore sviluppo di una strategia di mobilità sostenibile per il centro storico”. Evidentemente anche a loro il progetto non faceva un brutto effetto (chi mai si sarebbe immaginato fili e pali ?).
Però in vista di un futuro più prossimo per il Soprintendente Pessina, come per tutti coloro che dirigono onestamente pubblici uffici e più in generale per l’opinione pubblica fiorentina, c’è un banco di prova per dimostrare fattivamente il proprio rammarico.
La stesso quotidiano La Nazione ci informa infatti che 30 milioni sono in arrivo dal Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti per estendere il sistema tranviario. E che il Ministro Del Rio ha firmato un decreto per destinare 191 milioni a sette aree metropolitane per “migliorare l’offerta di servizi di trasporto pubblico locale nelle aree metropolitane, le linee tranviarie e il materiale rotabile” Questo finanziamento che risulterà di qualche decina di milioni si sommerà a quello precedente di 47 mln e agli ulteriori 148 mln (Sblocca Italia + Patto per Firenze), oltre agli 80 mln di fondi comunitari per l’ulteriore prosecuzione delle linee tranviarie. Circa 300 milioni disponibili quindi.
Per fare cosa? Per proseguire con quella stessa tramvia  lungo viale Spartaco Lavagnini in direzione di piazza della Libertà, girarci intorno ed entrare in viale Matteotti, imboccare via Cavour fino a piazza S. Marco e tornare indietro lungo via La Pira/Lamarmora. Con le conseguenze che ora nessuno può dire di non aver immaginato. E’ questo infatti ciò che il Sindaco Nardella ed il suo Assessore Giorgetti sono fortemente intenzionati a realizzare.
Per rimediare in parte al latte versato basterà che il dott. Pessina, per quell’area dove vige il vincolo paesaggistico, impedisca il sorgere di un’analoga foresta di pali per rendere un gran servigio alla città e al panorama, impedendo tra l’altro lo scempio che si sta compiendo di qualsiasi sistema di trasporto di Firenze.
L’alternativa, indicata da lui stesso e da La Nazione, l’avevamo già segnalata noi nel nostro blog e sulla nostra pagina Facebook: mezzi leggeri, senza rotaie e senza fili, a batterie e molto più agili per effettuare l’attraversamento della città

QUESTA VOLTA NON SI POTRA’ DIRE: NOI NON CREDEVAMO.


lunedì 27 novembre 2017

LE ASSOCIAZIONI E COMITATI PROTESTANO CON L’UNESCO CON RICHIESTA AUDIZIONE O CAMBIAMENTO PARERE

Lettera all’Unesco:

(Il testo ufficiale in Inglese è nel primo link sopra) 

Coordinamento Comitati per la Salute della Piana di Prato e Pistoia – Prato 
Italia Nostra Toscana – Florence                                                                            
WWF Toscana – Florence                                                                            
 Legambiente Toscana – Florence                                                             
Medicina Democratica Onlus – Milan                                       
Associazione Forum Ambientalista – Rome                         
Associazione VAS, Vita Ambiente e Salute Onlus – Prato                             

jointly domiciled to:
Coordinamento dei Comitati per la Salute della Piana di Prato e Pistoia Via G. Rodari, 14/16 Loc. Paperino –  59100 Prato (Po)Em@il :  ccsp.po.pt@gmail.com  & Certified Em@il:  ccsp.po.pt@pec.it 
“Una grave mistificazione della realtà. E per di più, a richiesta.”
Non possiamo che chiamarlo così il report della missione Unesco World Heritage Centre capitanata dalla sig.ra  Isabelle Anatole-Gabriel e dal sig. Paul Drury di ICOMOS International, che durante la visita a Firenze hanno fatto un “endorsement” a gentile richiesta, con tante associazioni a livello Nazionale e Regionale sapientemente escluse dal confronto.
Stride infatti che alcuni Comitati ed Associazioni molto attivi in special modo sulla “questione aeroporto”, siano stati esclusi dalle audizioni, visto che avevano già prodotto esposti al precedente Direttore del World Heritage Center Sig. Kinshore Rao  (come da corrispondenze allegate #1/#2/#3) e che avevano già incontrato anche il Professor Maurizio Di Stefano della Icomos Italia di Napoli, consegnando un pesante faldone di criticità, inviato in copia anche al W.H.C.  La loro audizione è stata forse ritenuta troppo pericolosa, se non addirittura deleteria visto che gli stessi Comitati ed Associazioni hanno messo in scacco la Regione vincendo il Ricorso al TAR sulla Variante al Piano di Indirizzo Territoriale (PIT).
D’altra parte la citazione del Report ““La proposta attuale (figure 1 e 2) è quella di una pista sostitutiva dell’attuale di 2,4 km allineata est-ovest lungo la valle dell’Arno, con gli aerei che decollano verso ovest e atterrano da ovest, lontano dal centro storico ed evitando le aree residenziali circostanti e con un nuovo terminal a sud. Il percorso per la “riattaccata” (0,1 – 0,4% dei voli) passerebbe a nord del centro storico, lungo le pendici delle colline.”” …… è un banale copia- incolla di quanto scritto nello Studio di Impatto Ambientale di ENAC/TA, che ha ricevuto ben 142 prescrizioni dalla Commissione Nazionale di valutazione VIA (Parere 2235)
Gli stessi tecnici aeronautici ai quali ADF aveva commissionato uno studio (Ing. Umberto Corvari) hanno dichiarato che “cambiando l’orientamento della pista …. i problemi dei dirottamenti rimarranno come oggi, quindi stessa capacità operativa…se non verrà sorvolata la città di Firenze”.
I numeri dichiarati dall’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana (ARPAT) e dalla stessa Regione Toscana nel procedimento Variante PIT , nelle fleet mix qui allegate (#4/#5) a tutti i documenti ufficiali attestano un sorvolo della città fra il 14% ed il 16%, ed in alternativa la cancellazione e/o dirottamento dei voli; ciò detto non si comprende come mai Isabelle Anatole-Gabriel e Paul Drury non abbiamo voluto considerare il contenuto di tale documentazione, facendo così presupporre una grave palese negligenza nella trattazione della materia.
Anche il testo sui dirottamenti, non prende atto che solo 1,9% dei dirottamenti è ascrivibile al problema venti di coda e quindi tali dirottamenti rientrano ampiamente nelle tolleranze prescritte dall’ICAO.
Non doveva poi essere sottovalutato che sui collegamenti (Scandinavia,  Russia, Medio Oriente) l’attuale aereo AB 319, che già opera su Firenze, ha un range di autonomia di ben 1000 Km in più degli aeromobili di “Classe C” che si vorrebbero fare operare sulla nuova pista;  quindi i collegamenti sulle destinazioni citate sono già possibili da subito, a maggior ragione se venissero messe in atto le prescrizioni derivanti dal Decreto di VIA 0676/2003.
Furbescamente viene fatta passare semplicemente come nuova pista quando invece si aumenta la categoria a “Classe a 4 D/E , rispetto all’attuale 3/C “ e quindi con aeromobili ben più grandi di categoria “D/E”, che arriveranno solo una volta ottenuto i dovuti “via libera” e calmate le acque.!
Se tale missione avesse avuto il reale obiettivo di verificare la sussistenza dei presupposti di tutela paesaggistica, avrebbe dovuto chiedere come mai  in merito alla attuale pista 05/23 non vengono effettuate le “ottemperanze” delle prescrizioni impartite con il sopra citato Decreto di VIA, prescrizioni resesi necessarie al fine di assicurare un minor impatto ambientale della infrastruttura, la protezione delle aree SIC,  una migliore gestione delle “buffer zone” per una visualità ottimale (OUV), con abbattimento  del rumore e miglior gestione del flusso di aeromobili. Obblighi previsti anche dal “Decreto Decisorio del Presidente della Repubblica” all’attenzione del  Ministero dell’Ambiente dal 5 Giugno 2012, (#6) e da allora mai reso pubblico fino a ieri 21/11/17, e mai attuato e/o fatto attuare nonostante i tecnici del Comune di Firenze crediamo facciano parte della Commissione Aeroportuale di Peretola.
Per tale ragioni consideriamo il report della missione Unesco del World Heritage Centre a Firenze, al punto 3.2 una palese intromissione NON tecnica, superficiale, non corretta, tecnicamente non veritiera, purtroppo da interpretare  come  un deprecabile “endorsement” politico, senza alcun valore tecnico-scientifico a supporto di quelle tesi.
Chiediamo quindi ai soggetti in indirizzo del WHC Committee di ritirare ufficialmente quanto dichiarato al 3.2 del Report, oppure, in alternativa, garantire la riapertura dell’istruttoria ampliando il quadro delle conoscenze tecnico-scientifiche attraverso gli apporti che potranno essere forniti dai portatori di interessi della collettività non auditi precedentemente.
Ci rendiamo fin da ora anche disponibili alla partecipazione ad un  contraddittorio tecnico approfondito sulla questione aeroportuale di Firenze, che consenta alla Commissione di conoscere le diverse opinioni su quanto in oggetto e di esprimersi con la dovuta autonomia e terzietà.

lunedì 13 novembre 2017

Il Rapporto Unesco a Firenze: missione “Camera con vista”

"Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su La Città invisibile, rivista del laboratorio politico perUnaltracittà – Firenze, a questo indirizzo [QUI il link originale] con licenza BY-NC-SA 3.0."
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DI  · 9 NOVEMBRE 2017

“Camera con vista”, il titolo del romanzo di Edward Morgan Forster, è anche la metafora del viaggiatore inglese che nell’Ottocento, a Firenze o, meglio ancora, a Fiesole, viveva una vacanza più o meno lunga, lontano dalle bruttezze della rivoluzione industriale. “Camera con vista” perché l’élite anglosassone preferiva contemplare il paese da lontano, fantasticando di Beato Angelico e Benozzo Gozzoli, godendo delle nebbioline che celavano dall’alto la vita reale, ma non amava scendere in strada e mescolarsi alla gente comune. Questo comportamento deve avere ispirato la missione Unesco-Icomos a Firenze del 25-27 maggio 2017, di cui ora conosciamo il Rapporto, ben lontano dalle preoccupazioni espresse in una lettera dell’agosto del 2015 indirizzata al Comune di Firenze, per mesi tenuta nascosta dal Sindaco Nardella.
Del resto i “riconoscimenti” (aknowledgements) già spiegano tutto: “L’amministrazione fiorentina è stata estremamente generosa con expertise, tempo e ospitalità. Il Sindaco Dario Nardella, sia formalmente che informalmente, ha prestato un grande interesse al nostro lavoro… Siamo grati a tutti per avere contribuito al successo della missione e per avere reso così piacevole la nostra permanenza”. E ci immaginiamo i nostri due viaggiatori, bon vivant, alloggiati in alberghi di lusso, magari con vista sull’Arno, gratificati dalla buona tavola e dal buon vino, immersi in colloqui, sopralluoghi, visite e passeggiate, perché no, nel centro storico ancorché affollato di turisti, abbacinati dal bello e dalla storia, tardi epigoni dei loro antesignani ottocenteschi. Informati – ci immaginiamo – direttamente o indirettamente anche da molti dei sostenitori delle infrastrutture inutili o dannose, aeroporto e tunnel della Tav in primis. Dei molti comitati attivi a Firenze, solo pochi quelli invitati con due ore contingentate, memorie scritte in inglese e qualche sommario appunto.
Ma veniamo al Rapporto Unesco-Icomos sulle principali questioni fiorentine.
Sull’aeroporto la missione apprezza la riduzione dell’impatto sulle ville medicee, e prende per buono il racconto che solo una frazione marginale dei voli passerà sopra il centro di Firenze. Su tutto il resto tace con un livello di approfondimento degno di un depliant di Toscana Aeroporti. Troppo impegnativo, evidentemente, leggere il parere del nucleo di valutazione della Regione Toscana, le osservazioni dell’Università di Firenze, le 142 prescrizioni della Via non ancora ufficializzate ma tuttavia ben note. Quello che interessa è la property, cioè l’area direttamente tutelata, il resto può andare alla malora.
Ancora più sbrigativo il giudizio sul sottoattraversamento dei treni ad alta velocità che, secondo il rapporto, provocherà solo qualche millimetro di subsidenza e paradossale la conclusione che avalla la serietà tecnica del progetto. Ignora la missione, anche se su questo era stato presentato dal comitato no Tav una memoria scritta, che le prescrizioni della Via, mirate a un approfondimento degli studi ambientali e geologici, sono state rimandate al progetto esecutivo (peraltro difforme da quello originale), vale a dire ignorate con il beneplacito di un osservatorio cieco; e che la maxi stazione sotterranea, diventata nel frattempo mini, è in entrambe le versioni priva di valutazione ambientale. La conclusione che “the proposals have been subject to intensive expert scrutiny by the authorities” appare, perciò, più che superficiale, mistificatoria. Sulla stessa lunghezza d’onda l’apprezzamento della politica che sta svendendo, o facilitando la svendita, di edifici pubblici nel centro storico di Firenze per trasformarli in alberghi o residenze di lusso; politica che, invece, secondo il rapporto assicura la permanenza dei valori culturali e della loro fruizione pubblica.
Un contentino per compensare i giudizi encomiastici: la raccomandazione di non sottoattraversare con una nuova linea della tramvia il centro di Firenze e di ripensare l’idea di un parcheggio sotterraneo in piazza Brunelleschi, a due passi del Duomo. Due progetti demenziali su cui perfino i nostri missionari hanno qualcosa da ridire. Tralasciamo per brevità le altre considerazioni e raccomandazioni che ognuno può leggere sul rapporto on line. Annotiamo solo che vi sono delle blande preoccupazioni per l’eccessiva concentrazione di turisti nel centro storico e per la possibilità che il nuovo aeroporto, con i voli low cost, incrementi il turismo modi e fuggi. Per il resto tutto va bene. Naturalmente il Sindaco Nardella e i corifei della stampa locale hanno lanciato grida di giubilo, con il primo cittadino che ha straparlato di via libera all’aeroporto di Firenze – da chiedersi se avrebbe tenuto in altrettanta considerazione un parere negativo.
Scriveva nel 1855 Cosimo Ridolfi, rivolgendosi agli stranieri che descrivevano la campagna toscana come un grande giardino, che per conoscere tutta la vera Toscana arretrata, arida, scoscesa, moralmente disabitata, bisognava, prendere non le strade maestre della pianura o della dolce collina; e aggiungeva “ed allucinati dal nostro bello, anche gli ingegni più severi si fecero artisti e videro qui l’Eldorado, perché scrutarono la gentilezza dei modi, ammirarono la vaghezza dei siti e lodarono senza chiedere conti a nessuno… perché chi traversa i paesi in posta e scrive le sue osservazioni, non fa, in genere, che dei romanzi”. Come gli epigoni dell’Unesco.
*Paolo Baldeschi

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Paolo Baldeschi

Paolo Baldeschi, docente di Urbanistica, opinionista di Eddyburg