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Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
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mercoledì 29 ottobre 2025

Comuinicato Stampa - Il caso Publiacqua e la proposta Funaro: così si impedisce l’acqua davvero pubblica

Dalle dichiarazioni della sindaca di Firenze Sara Funaro emerge la proposta di far acquistare ad Alia-Plures le quote del socio privato di Publiacqua per una cifra stimata tra 100 e 150 milioni di euro.

Un’idea che, dietro l’apparenza di una “ripubblicizzazione”, rischia in realtà di rendere impossibile qualsiasi futura gestione pubblica in-house, l’unica forma che la legge riconosce come realmente pubblica e controllata dai Comuni.

Se le quote venissero acquisite da Alia-Plures, la società risulterebbe sì interamente pubblica nella composizione azionaria, ma non nella natura: si tratta infatti di una holding finanziaria strutturalmente incompatibile con la gestione in-house e tuttora orientata alla quotazione in Borsa dopo il 2029, come dichiarato dallo stesso management di Alia.

Si tratterebbe dunque di un passaggio solo formale, funzionale non alla ripubblicizzazione, ma al rafforzamento della Multiutility in vista della futura quotazione, operazione contraria rispetto alle dichiarazioni del presidente Giani che si è recentemente dichiarato favorevole alla fuoriuscita dell’acqua dalla società Plures per la realizzazione di gestioni in house.

È invece chiaro che devono essere i Comuni, come previsto dal mandato della società, a procedere alla liquidazione del socio privato.

Solo una volta conclusa questa fase e verificati i valori reali, i Comuni – riuniti nell’Autorità Idrica Toscana – potranno finanziare direttamente l’operazione, utilizzando i fondi provenienti dagli utili della gestione idrica, senza alcun impatto sulle bollette.

Non si tratta di un’operazione impossibile: Publiacqua ha distribuito negli anni oltre 400 milioni di euro di dividendi, e questo dimostra che la società e la futura gestione pubblica dell’acqua avranno tutta la solidità economica necessaria per sostenere la liquidazione del socio privato.

Prima però è indispensabile una valutazione indipendente e trasparente, una vera due diligence che consenta di accertare il valore effettivo delle quote.

Le cifre oggi circolate – con differenze di circa 50 milioni di euro tra una stima e l’altra – dimostrano che siamo di fronte a valutazioni fatte “a braccio”, non a un’analisi seria e documentata.

E proporre ai cittadini un’operazione così confusa e contraddittoria, spacciandola per un passo verso l’acqua pubblica, è un’offesa per tutti coloro che da anni chiedono trasparenza e continuano a pagare le bollette tra le più alte d’Italia.

La verità è che la proposta Funaro riprende alla lettera i passaggi previsti dal piano industriale di Alia-Plures fin dal momento della sua costituzione: prima acquisire la proprietà diretta delle società che gestiscono acqua, rifiuti ed energia, e poi procedere alla quotazione in Borsa.

È esattamente questo il percorso che si sta portando avanti, e che non ha nulla a che vedere con la ripubblicizzazione dell’acqua, ma piuttosto con la sua piena integrazione nella Multiutility.

Per questo, la proposta della sindaca Funaro non può essere né accettata né appoggiata da chi ha realmente a cuore la gestione pubblica del servizio idrico.

Non è un’operazione seria, né sul piano economico né su quello politico: è un passaggio funzionale a consolidare il controllo della Multiutility e impedire per sempre la gestione in-house dell’acqua, l’unica che garantirebbe un controllo diretto, pubblico e trasparente da parte dei Comuni e dei cittadini.

Rete toscana per la tutela dei beni comuni

info@retetoscanabenicomuni.it

INTERVISTA di Marco Cardone (Rete Toscana per la Tutela dei Beni Comuni e  Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua): La posizione della Rete Toscana per la Tutela dei Beni Comuni in merito alle dichiarazioni della sindaca di Firenze sulla ripubblicizzazione dell’acqua.
“Devono essere i Comuni, come previsto dal mandato della società, a procedere alla liquidazione del socio privato”. ASCOLA A QUESTO LINK: https://www.controradio.it/podcast/il-caso-publiacqua-e-la-proposta-funaro-cosi-si-impedisce-lacqua-davvero-pubblica/

mercoledì 23 agosto 2023

COMUNICATO STAMPA: L'attuale operazione Multiutility è inammissibile anche secondo la Corte dei Conti.

Quello che viene detto dalla Corte dei Conti è chiaro: non è ammissibile la cessione dei beni demaniali in capo a Consiag all’interno del progetto Multiutility nella prospettiva della quotazione in borsa. 

Da tempo andiamo dicendo che tra le numerose criticità riscontrate nell’operazione Multiutility una delle più grosse anomalie è rappresentata dalla violazione delle norme imperative che disciplinano il regime delle infrastrutture idriche e ne sanciscono l’inalienabilità.

Infatti:

  • L’operazione Multiutility ha comportato la fusione per incorporazione anche di Consiag spa, società patrimoniale partecipata dai Comuni. Quindi ad Alia Servizi ambientali spa (società incorporante) è stato trasferito l’intero patrimonio di Consiag spa comprensivo delle reti e degli impianti idrici comunali di cui era conferitaria.
  • Le infrastrutture idriche si configurano come beni demaniali per espressa previsione dal Codice civile (artt. 822 co2 CC; 823 CC; 824 co1 CC), del T.U.E.L, del testo unico dell’ambiente. La natura demaniale di detti beni comporta la loro inalienabilità.
  • l’art.21 del d. lgs 201/2022 ha riconfermato la natura demaniale, nonché l’incedibilità delle proprietà delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni idriche consentendo esclusivamente il conferimento delle stesse in società a capitale interamente pubblico incedibile.

Il progetto di aggregazione societaria prevedendo l’apertura all’ingresso dei privati e alla quotazione in borsa della società incorporante, viola nella sostanza i principi e le norme imperative sopra richiamate.
Oggi con un’importante deliberazione la sezione regionale di Controllo per la Toscana della Corte dei Conti (n.159/2023), rispondendo ad una richiesta di parere ritualmente formulata dal Sindaco del Comune di Loro Ciuffenna, da sostegno alle nostre ragioni.
La sezione Toscana dopo aver richiamato le norme applicabili alla fattispecie ed aver ribadito la natura demaniale delle infrastrutture idriche, afferma con chiarezza …che qualora uno o più enti locali abbiano conferito la proprietà di dotazioni patrimoniali essenziali alla gestione del servizio pubblico locale ad una società a capitale interamente pubblico che è incedibile, tale società può poi essere interessata a operazioni di fusione societaria purché all’esito della fusione resti assicurata la titolarità di reti, impianti ed altre dotazioni patrimoniali in capo ad una società a capitale interamente pubblico.

Di fatto questo rappresenta un ulteriore importante documento che evidenza il fatto che gli intenti e la natura stessa della Multiutility quotata in borsa, e degli amministratori della stessa, non convergono più con l’interesse comune di tutelare e garantire un accesso equo e sostenibile ai servizi e beni che la società ha l’incarico di gestire.
La Corte afferma inoltre che sono i comuni interessati dai processi di fusione a dover valutare in concreto che all’esito dell’operazione resti assicurata la proprietà pubblica delle infrastrutture.
Appare evidente che il parere della Corte dei Conti Toscana rimette quindi in discussione l’intera operazione Multiutility che, attraverso l’apertura ai privati e la quotazione in borsa, si prefigurava di sottrarre al patrimonio pubblico, per immetterle sul mercato privato, anche le infrastrutture strategiche che per legge devono rimanere in mano pubblica.

La politica tutta, a livello regionale e locale non può più permettersi di stare a guardare mentre vengono imposte decisioni che vanno ad impattare su questioni di più alto interesse in contrasto con gli interessi generali ossia quelli che devono soddisfare i bisogni della collettività e dei cittadini.

Ci chiediamo come abbiano potuto i tanti Sindaci, amministratori e consiglieri che hanno sostenuto l’operazione Multiutility, accettare di mettere a disposizione degli interessi privati il mercato dei servizi locali comprensivo delle infrastrutture strategiche. Era già tutto talmente chiaro, che ai sindaci e consiglieri che hanno avviato la cessione con il loro voto, era stato segnalato a più riprese, sia dai cittadini attraverso lo strumento delle osservazioni, sia dagli altri consiglieri di opposizione,
che per tutela sia dei beni comuni demaniali che per tutela personale sì sarebbero dovuti opporre anziché votare a favore di questa cessione, esponendosi così anche ad un potenziale danno erariale verso i comuni da loro amministrati.

Ci attendiamo che si proceda a rivedere le posizioni assunte e che si apra finalmente una discussione seria ed approfondita con i cittadini finalizzata all’introduzione di modelli di gestione effettivamente pubblica e partecipativa per mettere finalmente in discussione le scelte adoperate finora da singoli sindaci e soprattutto per rivedere quelle deleghe, date ai consigli di amministrazione che continuano a dimostrarsi indegnosamente non all’altezza del compito a loro assegnato.

Per questo riteniamo obbligatoria e non più rimandabile la richiesta di avvio di una fase riflessiva profonda, che dimostri la sua reale volontà e serietà attraverso un primo importante atto di sfiducia e sostituzione del Consiglio di Amministrazione di Alia a partire dal suo Amministratore Delegato.


Coordinamento delle Associazioni No Multiutility
Forum Toscano dei Movimenti per  ’Acqua 
Associazione Atto Primo Salute Ambiente Cultura ODV
Associazione Alleanza Beni Comuni Pistoia ODV
Associazione Acqua Bene Comune Pistoia e Valdinievole ODV
Associazione per i Diritti dei Cittadini (ADiC Toscana aps)
Associazione Comitato Acqua alla gola Massa
Associazione IBS-Inter-rete Beni comuni e Sostenibilità
Associazione La Libellula – Gruppo per l’ambiente Valle del Serchio
Associazione ‘I Bercio – Loro Ciuffenna
Comitato Trasparenza per Empoli
Comitato Acqua Bene Comune Valdarno Superiore
Osservatorio Ambientale Prato (Extinction Rebellion Prato, AlterPiana, Pro Bisenzio,
Comitato Difendiamo la nostra salute Prato sud, Fridays for Future Prato, Comitato
Ambientale di Casale, Comitato InMezzoAllAutostrada, Associazione Atto Primo
Salute Ambiente Cultura ODV)
Obiettivo Periferia Pistoia
Orto Collettivo – Calenzano
Rete Toscana in Movimento
Terra Libera Tutti - Reggello

lunedì 27 giugno 2022

Di Italia Nostra - Le Gualchiere: l'interesse del Principe Carlo e il disinteresse dei comuni competenti!

Gualchiere di Remole. Il vivo interesse della Fondazione Nobriega e del principe Carlo d’Inghilterra per il loro recupero strutturale e funzionale a vantaggio pubblico, il sostanziale disinteresse dei due Comuni patrimonialmente e territorialmente competenti

Giugno 2022: la pubblicazione dell’elenco dei progetti per la Città Metropolitana ammessi ai fondi PNRR, elenco edito nel sito del Comune di Firenze, smentisce l’avvenuta considerazione del recupero delle Gualchiere di Remole: nonostante le indiscrezioni dei mesi passati, le Gualchiere non sono rientrate nei progetti europei elaborati dai Comuni di Firenze e di Bagno a Ripoli.

      Ciò nonostante, va sottolineato che “La Nazione” del 23 giugno 2022, con l’articolo di Manuela Plastina, Firenze, la corona inglese restaura struttura sull’Arno? Il principe Carlo interessato, ha dato notizia del sopralluogo effettuato alla “zona in rovina” delle Gualchiere dalla signora Elizabeth Nobrega Tsakiroglu, presidente della Fondazione Nobrega e dell’Istituto Internazionale delle Conoscenze Tradizionali. La nobildonna “si è presentata anche per conto di sua Altezza reale il principe Carlo, interessato – ha spiegato – alla promozione del restauro di quello che è ormai un monumento di storia e cultura”.

      Come è noto, il principe Carlo venne coinvolto alcuni anni fa da una lettera degli studenti dell’Istituto fiorentino Leonardo da Vinci, allievi di Girolamo Dell’Olio, e nell’occasione anche il Sindaco Nardella scrisse al principe “proponendo la costituzione di una task force anglo-italiana per l’individuazione di soluzioni praticabili per quelle Gualchiere. E da Buckingham Palace era arrivata la conferma dell’interessamento”.

      Nobrega – che ha visitato le Gualchiere in compagnia di esponenti del gruppo tecnico costituito al Circolo Vie Nuove (Luciano Bartolini e Pietro Laureano), dell’assessore fiorentino Alessandro Martini e dell’architetto Giorgio Caselli, dirigente del servizio Belle Arti di Palazzo Vecchio – “ha spronato il Comune a continuare nella volontà di crearvi un sistema che riporti il monumento al pubblico, come proposto dal gruppo tecnico”, magari come “polo della cultura, dell’artigianato e dell’ambiente. La Fondazione Nobrega si è resa disponibile a sostenere il progetto con fondi per la creazione di un museo, ma anche borse di studio internazionali legate alla ricerca”, e si è detta disponibile “a donare una collezione di oggetti d’arte, argenti, statue e manufatti di Michael Carrington. L’Inghilterra, ha garantito la signora Nobrega, c’è. E il principe Carlo pure”.

I precedenti interventi di Italia Nostra sulle Gualchiere

FONTE BLOG DI ITALIA NOSTRA FIRENZE https://italianostrafirenze.wordpress.com/2022/06/27/gualchiere-di-remole-il-vivo-interesse-della-fondazione-nobriega-e-del-principe-carlo-dinghilterra-per-il-loro-recupero-strutturale-e-funzionale-a-vantaggio-pubblico-il-sostanziale-disinteresse-de/

martedì 8 settembre 2020

COMUNICATO STAMPA, 8.9.’20 Progetto di grande albergo fra Pitti, Boboli e Belvedere: si aggrava il quadro.

Progetto di grande albergo fra Pitti, Boboli e Belvedere: si aggrava il quadro.

Nuove anomalie segnalate alla Direzione urbanistica.

Idra ai vertici dell’organo di controllo della vita amministrativa a Firenze: “Il Consiglio comunale intervenga!”

 

Una quantità impressionante di interrogativi quella che emerge dal secondo round di osservazioni depositate ieri dagli ecologisti di Idra a carico del procedimento di pianificazione urbanistica fra Ponte Vecchio, Palazzo Pitti e Forte Belvedere che prevede l’imponente trasformazione di un ex bene demaniale, accanto al giardino di Boboli, in un resort con 85 camere standard, 20 suite, 18 appartamenti, 300 posti letto, 3 turni di servizio con 100 addetti per turno, ristorante, cucine e dispense, bar, centro benessere, tunnel carrabile, parcheggi e altri servizi interrati, e dai 500 ai 1.000 spostamenti giornalieri, in un contesto che il Servizio Mobilità del Comune di Firenze ha così descritto: “L’ambito urbano contermine all’area di intervento risulta caratterizzato da una viabilità carrabile e pedonale sottodimensionata, anche rispetto alle attuali esigenze e destinazioni d’uso, comportando per questo un deficit infrastrutturale”. Una diagnosi che basterebbe da sola a tagliare la testa al toro.

Il presidente dell’associazione fiorentina Girolamo Dell’Olio ha consegnato e illustrato le osservazioni ieri a Palazzo Vecchio a Luca Milani e Renzo Pampaloni, presidenti del Consiglio comunale e della Commissione urbanistica, nel corso di un lungo e proficuo colloquio. Con Idra, la dott.ssa Lucia Evangelisti, in rappresentanza del gruppo di cittadini che si è mobilitato questa estate rivendicando informazione e trasparenza intorno all’“operazione Costa San Giorgio”, dopo aver scoperto che la strada imboccata dalla Direzione urbanistica del Comune di Firenze esclude scientificamente dal procedimento la cittadinanza: niente VAS (valutazione ambientale strategica) per il resort 5 stelle e 5 stelle lusso progettato nell’ex Scuola di Sanità militare della Difesa, sopra il Poggio delle Rovinate e nelle sue viscere. Dunque, per la popolazione, nessuna possibilità di intervento.

Vediamo le voci principali di questo allarmato elenco (qui il testo integrale, comprensivo delle osservazioni trasmesse il 25 luglio e di quelle depositate ieri).

Stiamo parlando, nel dettaglio, dei pareri richiesti dal responsabile del procedimento per verificare se la Variante di piano meritasse o meno di essere assoggettata a VAS.

Illustri assenti risultano quattro soggetti qualificati: la Direzione Ambiente ed Energia della Regione Toscana; la Direzione Difesa del Suolo e Protezione Civile della Regione Toscana; il Segretariato regionale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo per la Toscana; il Consorzio di Bonifica 3 Medio Valdarno). Non hanno preso parte alla seduta della Conferenza di servizi nella quale si assumevano le decisioni, né hanno inviato un parere.

La Direzione delle Gallerie degli Uffizi, a cui fanno capo da qualche tempo sia il Giardino di Boboli sia Palazzo Pitti, non risulta essere stata neppure interpellata. Eppure il progetto prevede (clamorosamente) che i clienti dell’albergo godano del singolare privilegio di avervi accesso attraverso Palazzo Pitti, e il Giardino di Boboi. L’itinerario “parte dall’ingresso principale di Palazzo Pitti che dà accesso al Giardino di Boboli, e prevede di costeggiare l’area ad Est fino ad arrivare alla Grotta di Madama; proseguendo lungo gli edifici adiacenti, tramite collegamenti verticali posti al loro interno, si arriva alla pensilina nel Giardino di Costa San Giorgio”. Da qui si diparte un ascensore inclinato che raggiunge la quota di una seconda pensilina, posta di fronte all’ingresso Nord del Forte Belvedere e all’ingresso secondario del Giardino di Boboli (sic!).

Altri soggetti non si sono pronunciati o hanno espresso parere non esplicitamente favorevole alla non assoggettabilità a VAS. Palesi contraddizioni fra pareri emergono inoltre dalla loro analisi comparata.

Non basta. Ci sono anche sonore, esplicite e ribadite bocciature.

Un soggetto strategico, il Servizio Mobilità (Direzione Nuove Infrastrutture e Mobilità) del Comune di Firenze, chiamato a valutare le modalità di soluzione, da parte del proponente, del deficit infrastrutturale registrato anche rispetto alle attuali esigenze e destinazioni d’uso, le ha ripetutamente respinte.

Da parte sua, il soggetto deputato alla tutela della salute, l’Azienda USL Toscana Centro, ha subordinato la non assoggettabilità a VAS alla presenza di condizioni che risultano – appunto - conclamatamente assenti.

Ciliegina democratica su questa simpatica torta procedurale: non risulta che l’Amministrazione Comunale abbia provveduto ad attivare iniziative informative a beneficio delle pubblica opinione sul procedimento in corso né sulla decorrenza dei termini per la presentazione delle osservazioni dei cittadini, neppure attraverso un elementare comunicato stampa che potesse essere raccolto quanto meno dagli organi di informazione.

Ci si domanda in conclusione – osserva Idra - su quali basi abbia potuto, la Direzione Urbanistica, esprimere un giudizio di non assoggettabilità alla Valutazione ambientale strategica, considerate tutte queste circostanze!

Ecco perché Dell’Olio e Evangelisti hanno ringraziato ieri i presidenti Milani e Pampaloni per la tempestività con cui è stata accolta – attraverso questo primo colloquio interlocutorio - la richiesta formulata a luglio da Idra di essere audita in Commissione unitamente a una delegazione di cittadini. Ma hanno anche indirizzato loro la richiesta di due interventi immediati, in quanto massimi esponenti del consesso rappresentativo della città, e quindi garanti della correttezza delle procedure ancor prima che dell’accettabilità dei contenuti dei progetti:

-   una iniziativa nei confronti della Direzione urbanistica e della Giunta – verificate le anomalie segnalate dall’associazione - per la sospensione del procedimento di Variante “Ex Caserma Vittorio Veneto”;

-   una iniziativa di informazione alla cittadinanza cui siano invitate tutte le parti coinvolte, così da cominciare quanto meno a colmare la lacuna di rapporto con la comunità che questo iter di pianificazione manifestamente accusa.

Dopo il netto niet alla proroga dei termini in Consiglio da parte dell’assessore all’Urbanistica Cecilia Del Re, soltanto il Difensore civico della Toscana – intervenuto in supporto all’associazione - sa peraltro (mentre Idra lo ha appreso solo ‘per conoscenza’) che la Direzione urbanistica avrebbe accolto le osservazioni dei cittadini anche oltre il termine del 25 luglio (“in ogni caso è prassi della Direzione Urbanistica istruire e controdedurre anche le osservazioni pervenute successivamente alla scadenza ufficiale dei termini”, scrive la Direzione al Difensore…  il 4 agosto!). C’è dunque spazio, ci si augura, per un recupero di normalità nell’iter di questo discusso progetto.

Associazione di volontariato Idra

Caserma V. Veneto, Scuola di Sanità Militare, Cortile - Cartolina d'epoca

FONTE: http://www.idraonlus.it/2020/09/08/progetto-grande-albergo-pitti-boboli-belvedere-si-aggrava-il-quadro/

martedì 24 luglio 2018

Lettera aperta al sindaco di Bagno a Ripoli Francesco Casini e ai fedelissimi del PD che lo applaudono sulla linea che sta tenendo sulla vicenda di Mondeggi Bene Comune

Salve sindaco,
sono Alessio, ho 35 anni e faccio parte dell’esperienza di Mondeggi dall'inizio. Le sto scrivendo a nome mio e non a nome del comitato che utilizzando il metodo del consenso necessita di tempi più lunghi per far uscire un documento condiviso. Una volta mi ha anche ricevuto nel suo ufficio in maniera non ufficiale insieme ad una delegazione mondeggina, mi ricordo che continuava a scrivere su facebook e con la testa ogni tanto mi guardava ed annuiva distrattamente.
Per la seconda volta in tre settimane ho letto e mi sono arrivate all’orecchio le parole da lei pronunciate che copio qui sotto:
"Innanzi tutto vorrei dire che per me si chiama Mondeggi Privilegio Non Comune. Come dovrei chiamare un gruppo di persone che prende una casa colonica (la più bella peraltro), i terreni migliori, acqua e luce a scrocco, vende prodotti senza nessun tipo di autorizzazione? Io questi li chiamo privilegi.
La prima volta ho pensato al classico colpo di sole estivo, ma vedendo che su questo tema si esprime a senso unico utilizzando l’infelice formula “Mondeggi Privilegio Non Comune” ho deciso di dedicarle un po’ tempo.
Mi ricordo di quando 4 anni fa alcuni componenti della sua giunta erano presenti all’apertura della prima casa (Cuculia). In quel periodo avevo paura che ci utilizzasse per farsi pubblicità negli ambienti di sinistra. Non capita spesso che in un comune relativamente piccolo come quello di Bagno a Ripoli nasca la più grande esperienza che abbiamo in Italia di presidio contadino (190 ha di olivete, seminativi, vigneti e boschi oltre a 7 coloniche e una villa) per fermare la svendita del patrimonio pubblico, dare la possibilità ad una comunità di ricostruirsi intorno alla terra e un lavoro dignitoso. Anziani, giovani, contadini, docenti universitari, ricercatori dalla provincia di Firenze e da mezza Italia sono venuti nel suo comune a lavorare gratuitamente per ripulire dall’abbandono e dall’incuria un bene gestito in maniera imbarazzante dal suo partito, che ha portato a 1,5 milioni di € di debito nel giro di pochi anni.
Erano tanti anni che non si vedeva qualcosa del genere ed ero convinto che un sindaco giovane come lei fosse capace di capire i tempi che cambiano, che fosse capace di cavalcare con coraggio le nuove forme della democrazia che si vanno affermando.
Ma veniamo un po’ a noi tanto, il passato ormai è storia.
Lei parla di privilegi non comuni, io scherzando dico sempre ai nuovi venuti che a Mondeggi siamo ricchi di onore e gloria…
Io credo di essere uno dei più fortunati che vive all’interno del presidio, per campare faccio il contadino nella piccola azienda di ortaggi dei miei genitori, l’agronomo in alcune aziende in provincia di Firenze e insegno orticoltura in una scuola. I tre giorni che mi rimangono li trascorro a Mondeggi per portare avanti le attività agricole. Si, ha capito bene, lavoro vari giorni la settimana fuori e come me tutti i presidianti perché ad oggi Mondeggi non da reddito a nessuno. Siamo ragazzi/e semplici senza milioni da investire. Abbiamo deciso fin dall’inizio di reinvestire all’interno tutto ciò che entra dalla vendita dei prodotti, dalle iniziative e dai contributi volontari. In questi anni abbiamo realizzato laboratori per le varie produzioni che abbiamo attive, comprato un trattore e gli attrezzi fondamentali per lavorare la terra; ma abbiamo utilizzato questi soldi anche per mettere in sicurezza le case che stavano franando e rifare i tetti perché ci pioveva dentro. Nessuno mi obbliga a questa vita ma lottare per difendere insieme un pezzo del paesaggio toscano, una proprietà pubblica dallo speculatore di turno insieme ad una rete di contadini è un motivo per cui vale la pena vivere.
Da 4 anni prima di andare a letto abbiamo il privilegio di mettere una sbarra di ferro al portone perché lo sgombero potrebbe arrivare in ogni momento.
Spesso mi addormento con l’idea che a svegliarmi possa essere una camionetta della celere.
Lo so, è difficile da capire che a Mondeggi non ci arricchiamo e che tutti, interni al presidio ed esterni lavorano gratuitamente: in questa società capitalistica questa modalità non è concepibile. Non ci paga nessuno per utilizzare il trincia e fare le famose strisce anti-incendio lungo le strade e in mezzo alle olivete, non ci hanno pagato nemmeno quando abbiamo spietrato a mano diversi ettari di terreno e nemmeno quest’anno quando ad aprile abbiamo capito che non sarebbe uscito il nuovo bando di assegnazione delle vigne, e che i migliori 9 ha erano stati abbandonato come tutto del resto. Se viene saltata per un anno la potatura di una pianta di vite di 15 anni l’anno successivo è necessario fare potature grosse di ritorno incrementando il rischio di malattie (gia abbondanti in questa zona a causa dei continui bandi annuali di assegnazione dei vigneti, in cui ovviamente si pensa solo ad ottimizzare il guadagno dell’anno e non alla salute della pianta) che portano alla morte delle piante in pochi anni (così come avviene nella tecnica delle capitozzatura utilizzata nel viale a Grassina per abbattare i costi di manutenzione). Anche in questo caso abbiamo fatto un appello agli abitanti di Bagno a Ripoli e di Firenze, in tanti hanno risposto ed è anche grazie a loro se quasi tutti gli ettari di vigneto sono stati almeno potati. Mi dispiace farle notare che viviamo in tutte le case abitabili (non solo Cuculia) e che lavoriamo il 70 % dei terreni coltivabili. Non esistono terreni migliori, esistono terreni svuotati di vita dalla vecchia gestione che utilizzando tecniche non rispettose dell’ambiente per anni hanno inquinato con diserbati e fitofarmaci, inseguendo un modello produttivo che si sta rivelando fallimentare se non supportato da finanziamenti pubblici (la famosa PAC).
Da quando è nata Mondeggi ci siamo posti l’obiettivo di creare qualcosa di nuovo che portasse ricchezza al territorio di Bagno a Ripoli. Probabilmente io e lei abbiamo un concetto di ricchezza un po’ diverso. Da Gennaio 2018 ad oggi abbiamo organizzato 34 giornate di scuola contadina, tre giorni di incontri nazionali ad aprile con un corteo molto partecipato nel centro di Firenze con compagni da tutta Italia; sono venute a trovarci e a conoscerci tante scuole della provincia di Firenze e poi incontri sulla legge contadina, sull’ agro-ecologia, sui migranti, le tante presentazioni nelle case del popolo, le iniziative sui diritti dei più deboli e tanto, tantissimo altro. Le basta dare un’occhiata al facebook di Mondeggi per evitare figuracce. Se non sbaglio non mi ha pagato nessuno per questo privilegio. In questi 4 anni ho partecipato ad almeno 2 assemblee settimanali perché credo fortemente nel metodo del consenso per la gestione trasparente di Mondeggi, a cui tutti possono partecipare dando il proprio contributo su come gestire questo bene. La invito a venire una volta senza avvisare, potrebbe accorgersi dell’umanità di questo percorso e che qui i giochi di potere e le statistiche a cui è abituato non funzionano.
Quando parla di privilegio manca anche di rispetto a quelle centinaia di cittadini che sostengono attivamente Mondeggi aiutando nelle iniziative, nelle pulizie, nella potatura degli olivi e della vigna. Il cui crimine da lei denunciato è autoprodursi qualche litro d’olio per sopperire al proprio fabbisogno domestico, come se il lavoro e la cura delle piante fossero una scorciatoia e non una fatica, come se l’olivicoltura fosse un’attività con cui fare soldi facili. Si vede, purtroppo, che parla di cose che non conosce, di attività che non ha mai praticato.
Ogni volta che lei si vanta di ascoltare i cittadini provo un po’ di tristezza nei suoi confronti. Ho ancora qui sulla mia scrivania (li sto vedendo) gli originali delle 400 firme raccolte fra gli abitanti di Bagno a Ripoli, anche durante la festa dell’Unità di Capannuccia in cui due anni fa le abbiamo chiesto (ancora senza esito) un incontro pubblico per parlare del destino della fattoria. Capisco che parlare ad una platea di non soli tesserati PD non è facile, ma lei ha scelto di fare il sindaco e un sindaco deve saper ascoltare tutti i cittadini del suo comune.
Continua a dire che vorrebbe che diventassimo legali. Se non se ne fosse accorto glielo ripeto per l’ennesima volta. Nel maggio 2017 abbiamo protocollato nel suo ufficio un lungo documento intitolato “Gestione civica del bene comune Mondeggi”. Un testo in cui prendendo spunto da altre esperienze italiane già legalizzate sarebbe possibile dare una veste legale a Mondeggi in modo relativamente facile, così come è già avvenuto a Napoli, Palermo, Reggio Emilia e in altre situazioni in diverse parti d’Italia. Noi siamo contadini e semplici cittadini e allora per capire se era una strada praticabile abbiamo chiesto aiuto nella stesura di questo documento. Ci hanno aiutato e lo hanno sottoscritto 250 accademici delle università, con l’approvazione di alcuni tra i giuristi più importanti che abbiamo in Italia come Ugo Mattei e Paolo Maddalena.
Ma non esiste solo la via degli usi civici, le forme giuridiche possono essere tante e tutte da sperimentare insieme, quello che manca è il coraggio e la volontà politica. Basta vedere il nuovo bando che ha fatto per mettere all’asta Podere le Corti e come si sta comportando sulle Gualchiere per capire cosa ne pensa del patrimonio pubblico. Troppo facile scaricare la colpa sulla città metropolitana proprietaria sia di Mondeggi che delle Gualchiere, lei potrebbe fare tanto e non sta facendo niente per difendere questi pezzi di storia del suo comune.
Ha deciso di trincerarsi dietro la parola “Legalità” inseguendo Salvini e politiche di destra forti con i deboli e deboli con i forti. Ma se questa è la vostra linea perché dovremmo votare il PD? Lei e i suoi amici di partito (la parola compagni lasciamola ad altre situazioni) sognate un nuovo “Residence” qui a Mondeggi. Mi chiedo chi ha i milioni di euro necessari a comprare questa enorme tenuta se non chi è già ricco? Avete svenduto edifici storici, ville bellissime, c’è bisogno di privatizzare anche questa proprietà? Siete andati dalla multinazionale Chianti Ruffino a pregarli di comprare e anche loro vi hanno detto che se non abbassate il prezzo non interessa a nessuno.
Quello che le chiedo è se, secondo lei, gli abitanti del suo comune traggono maggiore vantaggio dalla fruibilità che il comitato ha garantito in questi anni attraverso una gestione comune e centinaia e centinaia di iniziative, o da un albergo con prezzi non accessibili per la quasi totalità degli abitanti.
Per una volta un gruppo di semplici cittadini è uscito dal letargo, ha spento la televisione e ha deciso di metter il proprio tempo per fermare questo scempio, per evitare che Mondeggi sia cosparsa di filo spinato e di cancelli.
State consegnando l’Italia alle destre razziste e quando è stato intervistato nel pratone di Mondeggi non ha perso l’occasione di attaccare chi in questa situazione è più debole così come quotidianamente ci insegna Salvini e la sua politica verso il diverso.
Abbiamo perso tutte le città rosse della toscana e fra pochi mesi si vota nel suo comune e a Firenze. Forse Bagno a Ripoli essendo un comune abbastanza ricco sopravvivrà ancora, ma mi chiedo per quanto ancora, vendendo l’età media di chi la vota.
Qui a Mondeggi parliamo un linguaggio di sinistra, antirazzista, antisessista, antifascista e tantissimi giovani della provincia attraversano queste terre e ne vengono influenzati così come avviene in tantissimi altri luoghi di Firenze. È chiudendo questo spazi che crede di rilanciare il suo partito che sta andando verso l’estinzione?
Il suo ideologo Matteo Renzi è riuscito a fare quello che Berlusconi non ha fatto in 20 anni, è veramente convinto che la strada da percorrere sia quella?
In questi 4 anni abbiamo tessuto rapporti con migliaia di persone da tutta Italia che sono venuti a conoscerci e a sostenerci così come tanti contadini della zona, matti come noi che hanno scelto di fare questa vita e con cui parliamo la stessa lingua. A tanti di loro abbiamo fatto capire che Mondeggi non è concorrenza sleale così come avete detto anche voi in passato. Il problema sono le leggi sull’agricoltura, l’olio mediterraneo a 3 €, il grano del Canada, la soia e il mais OGM, il triplo concentrato di pomodoro biologico della Cina. Guardando fuori dalla finestra vedo ormai solo campi abbandonati laddove dove si faceva il grano e vigneti diserbati. Secondo voi i contadini rimasti sono tutti così miopi da pensare che il problema sono i prodotti di Mondeggi i cui proventi finiscono nel progetto? Quella centina di persone che periodicamente preferiscono questi prodotti a quelli delle multinazionali sono anche loro criminali?
Grazie anche a questa esperienza siamo riusciti ad aprire mercati in città, a sostenere i G.A.S. rimasti e creare nuove forme di economia per una fetta sempre maggiore di popolazione che non può accedere ad un cibo sano, insieme a tanti contadini della rete fiorentina Jerome Laronze e auspichiamo che altri arriveranno mano a mano che il progetto prende forma. Tanti dei miei coetanei con cui ho condiviso l’adolescenza sono in giro per l’Europa a far lavori semplici che gli permettano quella vita dignitosa che in Italia non era più possibile. Io ho scelto di provarci, da perdere ho poco ma lottare per difendere Mondeggi Bene Comune Fattoria Senza Padroni fino alla fine è uno dei motivi per cui questa vita vale la pena di essere vissuta.

Oggi come ieri, fino alla fine.

Un privilegiato.

FONTE: Pagina FB di Mondeggi Bene Comune

martedì 14 novembre 2017

CONVEGNO: PER LA DIFESA DEGLI ALBERI DELLA CITTÀ UN BENE E UNA RISORSA DA CONOSCERE, TUTELARE, CURARE E INCREMENTARE

21 novembre 2017 – ore 16.30-19.30
Firenze (Teatro dell'Affratellamento, Via Orsini 73)

ITALIA NOSTRA – COORDINAMENTO CITTADINO TUTELA ALBERI (CCTA)
"PER LA DIFESA DEGLI ALBERI DELLA CITTÀ
UN BENE E UNA RISORSA DA CONOSCERE, TUTELARE, CURARE E INCREMENTARE
"


mercoledì 8 novembre 2017

LE ETERNE GUALCHIERE DI REMOLE - di Annamaria M.Piccinini

Riportiamo l'articolo scritto da Annamaria Manetti Piccinini sulle Gualchiere di Remole nella rivista  "Cultura commestibile" N° 236 di Ottobre 2017.



Scarica tutta la rivista in pdf QUI.

venerdì 7 luglio 2017

REMOLE: Comunicato stampa del Gruppo Vie Nuove

Spett.le Redazione
cronaca/ politica / territorio


ALCUNE PROPOSTE CONCRETE DOPO L’ASTA DESERTA PER LE GUALCHIERE DI REMOLE

Il gruppo “Vie Nuove per le Gualchiere” ritiene che la sensibilizzazione sulle Gualchiere di Remole, culminata con l’affollata Assemblea del 26 giugno scorso presso il Circolo Vie Nuove, possa aver influito sull’esito dell’asta che riteniamo positivo per due motivi:
-     Primo perché le Gualchiere non sono state vendute;
-     Secondo perché c’è tempo per riaprire un nuovo percorso sulla strada
del recupero del Bene nel quale il nostro gruppo può svolgere un ruolo di attenzione attiva.

Adesso chiediamo, infatti, soprattutto al Comune di Firenze proprietario delle Gualchiere, delle case e dei terreni adiacenti, assieme ai Comuni di Bagno a Ripoli, di Fiesole e Pontassieve, di sviluppare una riflessione complessiva sul contesto territoriale, fluviale, paesistico di questa parte di Arno che include l'antico opificio, valorizzandone l'importanza storica e culturale, cercando di individuare gli ambiti su cui puntare per il recupero (ambiente, cultura, arte, artigianato, turismo, moda, tessuti), tenendo nella dovuta considerazione le previsioni urbanistiche del Piano Strutturale e del Regolamento del Comune di Bagno a Ripoli e integrando organicamente questo ambito territoriale con altri interventi, come per esempio quelli previsti dal progetto “Ad Arnum”.

A tal proposito riprendiamo dalla dichiarazione congiunta dei sindaci di Rignano, Pontassieve, Bagno a Ripoli e Fiesole del 30 dicembre 2016:

“L’accordo nasce dalla volontà di sviluppare progetti comuni e di ricerca di finanziamenti per interventi lungo quei territori che si affacciano sul fiume Arno, elemento naturale, storico, culturale ed economico di grande rilievo per l'intera Toscana... Tra gli interventi di valorizzazione ambientale, l’accordo mira a trovare fondi per progetti di salvaguardia della biodiversità ed interventi di rinaturalizzazione del fiume, uso sostenibile del suolo, sistemazione rete idraulica minore e ripristino arenili. Sul versante della mobilità e percorribilità sostenibile andranno i progetti di realizzazione di piste ciclopedonali, attraversamenti dell'Arno, micro navigabilità del fiume, poli di interconnessione e interscambio della mobilità tra servizi pubblici e mezzi privati, con lo sviluppo delle reti di trasporto pubblico lungo l’asta dell’Arno verso la Città Metropolitana”.

Siamo convinti che l’approdo possa essere un progetto che preveda la presenza pubblica e privata al fine di garantire il recupero e l’uso di tutto l’ecosistema che ruota attorno all’Arno e all’opificio; ma sottolineiamo anche il fatto che si debba raggiungere l’obiettivo attraverso un progetto di iniziativa pubblica. Si ritiene che debba essere riconsiderato il percorso già intrapreso con il Principe Carlo del Galles realizzando veramente quella Task-Force di cui parlava il Sindaco Dario Nardella nella lettera invitagli mesi fa.

Non quindi subito un nuovo bando, ma semmai un “concorso di idee”
partecipato sia a livello nazionale, che a carattere internazionale, come già avvenuto per cose simili altrove nel mondo, da cui poi costruire il  futuro bando con l’impegno politico di ricercare anche fondi pubblici dal Ministero per i Beni Culturali e dall’Europa.

Il gruppo chiede a tutti coloro che hanno dimostrato di sostenere una positiva soluzione per questa emergenza culturale, di continuare insieme questo percorso che trae forza proprio dalla partecipazione di quelle persone e/o soggetti giuridici che mettono i beni culturali alienabili al centro di percorsi di recupero che non ne valorizzino solo l’aspetto economico, ma che ne vadano ad esaltare l'inestimabile valore culturale e storico.


Il gruppo “Vie Nuove per le Gualchiere” manterrà informati su eventuali novità tutti i partecipanti all’assemblea del 26 giugno scorso che hanno lasciato i loro riferimenti. Chi volesse essere inserito in questa lista per ricevere i costanti aggiornamenti, può ancora farlo richiedendolo esplicitamente all'indirizzo mail:  vienuove@vienuove.it


Firenze, 05.07.2017

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per le redazioni,
eventuali ulteriori dettagli ai contatti 393.9190534 / 320.4317638 cordialmente, per circolo "Vie Nuove", Daniele Sordi

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martedì 4 luglio 2017

Le Gualchiere di Remole, una risorsa paesistica primaria

Delle Gualchiere si esalta generalmente lo straordinario valore del Complesso, sia in sé che in rapporto alla storia di Firenze. Ma vi è un altro aspetto importante delle Gualchiere, che è rimasto anche recentemente in ombra, quello del suo valore di nodo paesistico di tutta la valle dell’Arno, a monte e a valle di Firenze.
Qui le direttrici antropico paesistiche si intrecciano, da quella del Fiume, della sua Valle, della stretta collinare, con quella di attraversamento della direttrice della via Maremmana, con il suo guado prima etrusco e poi della transumanza, dando origine proprio alle Gualchiere, ad un nodo territoriale che si ripercuote su un vasto contesto e su direttrici relazionali di straordinaria interesse.
Tutto questo è stato ignorato dagli estensori del bando di vendita perché avrebbe messo in discussione, insieme al rispetto del Piano Paesaggistico (PIT), il bando stesso.
Tutto questo era noto fin dagli anni ‘80 ed era alla base del progetto di Parco Fluviale del comune di Bagno a Ripoli e del suo PRG.   
Ma questo potrebbe essere ancora alla base delle vertenze e delle contestazioni all’operato della Città Metropolitana e del Comune di Bagno a Ripoli, insieme con il loro colpevole abbandono dell’edificio storico e delle sue pertinenze, in particolare quelle idrauliche storiche. Non solo ma potrebbe divenire la parte più stimolante di una ripresa di interesse da parte della popolazione urbana e locale, anche in una forma di Controprogetto che richiami gli interessi degli abitanti, lungo tutta la riva dell’Arno, dall’Anconella, alle Gualchiere, e fino a Rosano, prima che il furto territoriale e paesistico sia perpetrato.
E allora perché non lanciare, per difendere le Gualchiere e i suoi paesaggi, e per riproporne i
valori contemporanei, un coordinamento dei comitati intorno ad un’iniziativa e a un movimento che potremmo chiamare l’ “AltrArno” (dell’Altracittà)?
Magari a partire, (criticamente) dalla proposta di Parco Fluviale dell’Arno già pubblicata su Parametro 186 in cui  era prospettata una dimensione “progettuale”, nuova e diversa, che unificasse urbanistica ed ambiente, ”materiali” urbani a materiali “naturali”: la sperimentazione di un innovativo “PROGETTO AMBIENTALE”, inteso come “assetto (e ‘accadimento’) spazio-temporale di azioni umane riproducibili in un ambiente rinnovabile”, ovvero come nuovi possibili equilibri dinamici tra sistema naturale e sistema antropico, omologicamente tra loro rapportati e rapportabili.
*Giorgio Pizziolo, Rita Micarelli

Il video

Nel 2006 questa intervista a Giorgio Pizziolo e Rita Micarelli completava la documentazione audio visiva che Sergio Morozzi, per i comitati di difesa del territorio di Bagno a Ripoli, aveva iniziato a produrre con il precedente video dedicato solo alle Gualchiere di Remole in collaborazione con Italia Nostra.
Questo è forse l’unico documento audiovisivo esistente sull’avveniristico e rigenerante progetto che i due architetti svolsero, non senza l’aiuto di altri validi collaboratori, intorno all’anno 1986 quando questo lavoro fu pubblicato sulla rivista internazionale di architettura “Parametro”

Giorgio Pizziolo

Urbanista, insegna all’Università degli Studi di Firenze. Fa parte del gruppo urbanistica di perUnaltracittà

La neolingua per svendere? “Cultural Real Estate”: il caso delle Gualchiere di Firenze

La vendita del patrimonio edilizio pubblico sembra essere diventata l’occupazione prevalente degli amministratori. È un patrimonio che la collettività eredita dal passato, organizzato e stratificato sulla base dell’operosità delle comunità, nel quale queste si riconoscono e sul quale fondano lo spessore e la consapevolezza storica della propria convivenza.
Con grande impudenza, ministri e amministratori locali fanno a gara nel cercare di sbarazzarsene, nel più totale disinteresse del suo portato storico e sociale. Si mostrano pertanto indifferenti alle sollecitazioni espresse dai cittadini, dal mondo della cultura e dal mondo accademico per la conservazione della sua proprietà pubblica, per la tutela, il recupero e la riattivazione funzionale del patrimonio in chiave storica e culturale.
Niente di tutto ciò. L’Italia diventa quindi terra di rapina da parte dei nuovi ricchi, dei fondi di investimento internazionali sempre in agguato alla ricerca delle migliori occasioni. Coloro che dovrebbero rappresentare gli interessi collettivi non se lo fanno ripetere due volte, e, trasformandosi in piazzisti, pongono servilmente una parte di noi stessi, della nostra ricchezza e delle nostre potenzialità future, a disposizione della nuova business class.
Cultural Real Estate è l’espressione che la neolingua del consumo totalitario ha coniato per individuare il saccheggio del patrimonio storico e la sua trasformazione nel principio motore di una nuova fase di rilancio della redditività immobiliare ed economica.
La Toscana è terra di eccellenza della privatizzazione del patrimonio pubblico, per di più in una regione, ironia della sorte, il cui presidente ama definirsi socialista, esponendosi però alla pubblica ilarità.Non stiamo a ricordare la recente vendita della tenuta medicea di Cafaggiolo, la desertificazione patrimoniale di Firenze e di tante altre belle città e luoghi, di tanti ambiti del paesaggio storico ormai sottratti alla pubblica fruizione.
È in questo quadro che si inserisce l’ennesimo episodio del saccheggio del nostro patrimonio, quello della vendita delle Gualchiere di Remole, proprietà del Comune di Firenze nel territorio del Comune di Bagno a Ripoli. Si tratta di uno straordinario esempio di manifattura, definito dallo storico Fernand Braudel “Il maggior impianto industriale dell’Europa preindustriale”.
Non siamo di fronte a un monumento, ma, come sostiene il prof. Vannini, siamo di fronte ad un vero e proprio “ecosistema culturale”, un’autentica struttura della società fiorentina nel suo Medio Evo maturo. È uno di quei capisaldi intorno al quale si struttura il territorio che da Pontassieve e Bagno a Ripoli arriva a Firenze. Si tratta di una rete di manifatture che collega le Gualchiere di Remole con quelle di Quintole, del Girone, di Rovezzano e del Mulino Galleggiante, sino a Firenze. Tale intima relazione strutturale è suggellata anche dal fatto che i fondi per la costruzione della cupola del Brunelleschi maturano proprio in questo ambito territoriale ad opera della corporazione dell’Arte della Lana.
Cosa se ne vuol fare? Il sindaco Nardella vuol vendere, vola al MIPIM di Cannes per piazzare il suo ricco carnet, mentre l’ultima parola spetta all’amministrazione di Bagno a Ripoli cui compete la definizione dei contorni della vicenda. Il Regolamento Urbanistico, pur recependo le istanze del recentissimo vincolo della Soprintendenza (risale solo al 2013!), evita di scegliere, proponendo una generica struttura polifunzionale, in cui tutto diviene possibile purché siano salvaguardate “le relazioni tra le suddette destinazioni d’uso e la coerenza con il business plan”. Poi sarà possibile occuparsi della vendita di prodotti locali presentati e venduti (alimentari, enologici, artigianali, industriali, turistici, ecc.), di convegni e attività formative, di relazioni tra ristorazione e filiera corta locale, di relazioni tra il territorio e attività ricettive.
È la fiera dell’incultura storica, del provincialismo e della sottomissione al deus ex machina salvifico, invocato ma per fortuna ancora latitante.
Cittadini, comitati e associazioni, con grande senso di responsabilità e in maniera provocatoria, hanno partecipato alla recente asta con la quale le Gualchiere sono state messe in vendita, offrendo simbolicamente un euro affinché la proprietà restasse pubblica, ma la proposta è stata snobbata e non accettata dall’amministrazione comunale che comunque preferisce dilapidare un patrimonio di 55 milioni per la realizzazione di un ponte in acciaio a Vallina, a pochi chilometri di distanza, invece di restaurare le Gualchiere.
E dire che in questi decenni non sono mancati interessanti progetti di recupero paesaggistico ed edilizio, a partire da quello del Parco Fluviale dell’Arno presentato nel 1986 da Pizziolo e Micarelli, alla creazione proposta dal Principe Carlo d’Inghilterra di una “task force” dedicata a ricercare insieme ai Comuni interessati un’idonea soluzione di recupero, alla recente proposta Laureano di istituzione della sede del Centro internazionale dei saperi sotto l’egida Unesco.
Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, e questo caso lo dimostra ampiamente.
A questo punto ci chiediamo se la convergenza dei comportamenti manifestata dai decisori non sia un caso, o invece possa essere determinata dalla loro insipienza, inesperienza, corruzione, da tutte queste cose assieme o da qualcos’altro.
Certo il taglio dei trasferimenti agli enti locali è un fattore che condiziona, con ingiustificabile miopia dicono che “mancano i soldi e dobbiamo vendere per rimpinguare le magre casse comunali”. Ma il tutto, forse anche in maniera inconsapevole, si inscrive in quello che è diventato lo spirito del nostro tempo, ampiamente dominato dalla incultura neoliberista e che sembra essere diventato una prima natura dell’umanità. Il progetto neoliberista, altamente compatibile con la degenerazione corruttiva e mafiosa dei rapporti, investe la civiltà nel suo complesso. Tende a presentarsi come l’unica forma possibile di interazione tra gli esseri umani distruggendo l’autonomia delle sfere della cultura, della scienza, dell’arte, della religione e della politica e ponendosi quindi come l’unico paradigma possibile.
La politica attuale nelle sue varie espressioni formalizzate, compresi gli atti degli amministratori locali, è un potente artefice della costruzione neoliberista della nostra società.
La politica che verrà avrà il compito di liberare il campo dalle metastasi economicistiche, dalla logica del do ut des che intossica i rapporti, dai tentativi di distruzione e di banalizzazione della nostra storia, del nostro territorio e del nostro ambiente per impedirne il saccheggio e affermare progetti costruttivi di nuove possibili relazioni ed equilibri tra gli uomini, il loro ambiente di vita e il loro passato.
video 
*Antonio Fiorentino

Antonio Fiorentino

Architetto, vive e lavora tra Pistoia e Firenze dove rischia la pelle girando in bici tra bus, auto e cantieri. E’ un esponente del Gruppo Urbanistica di perUnaltracittà di Firenze, partecipa alle attività di Comitati di Cittadini e Associazioni ambientaliste.