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venerdì 7 marzo 2025

Italia Nostra: SENTENZA del Consiglio di Stato annulla autorizzazione della Regione Toscana per parco eolico sul Monte Amiata.

Dal sito di Italia Nostra 

Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 1872 pubblicata il 5 marzo 2025, ha accolto l’appello proposto da Italia Nostra ed alcuni residenti, tutti rappresentati e difesi dall’Avv. Michele Greco, ed ha annullato gli atti con i quali la Regione Toscana ha autorizzato la realizzazione di un parco eolico nel Comune di Roccalbegna, sul Monte Amiata.

Si tratta di una sentenza storica, non solo per il risultato ottenuto, che impedisce la realizzazione di un campo eolico in una località di immenso valore ambientale e paesaggistico, ma anche perché il Consiglio di Stato ha affermato una serie di principi che sono destinati a fare giurisprudenza.

Nella sentenza si afferma infatti, che “l’impatto visivo è uno degli impatti considerati più rilevanti fra quelli derivanti dalla realizzazione di un campo eolico” e che “il paesaggio, quale bene potenzialmente pregiudicato dalla realizzazione di opere di rilevante impatto ambientale, si manifesta in una proiezione spaziale più ampia di quella riveniente dalla sua semplice perimetrazione fisica consentita dalle indicazioni contenute nel decreto di vincolo. In altri termini, il paesaggio si manifesta in tali casi quale componente qualificata ed essenziale dell’ambiente, nella lata accezione che di tale bene giuridico ha fornito l’evoluzione giurisprudenziale, anche di matrice costituzionale.

Il Consiglio di Stato, nell’accogliere i motivi di ricorso proposti dall’Avv. Greco, ha precisato inoltre che il soggetto che propone il progetto è tenuto a svolgere una “analisi del territorio attraverso una attenta e puntuale ricognizione e indagine degli elementi caratterizzanti e qualificanti il paesaggio, effettuata alle diverse scale di studio (vasta, intermedia e di dettaglio) in relazione al territorio interessato alle opere e al tipo di installazione prevista. Le analisi debbono non solo definire l’area di visibilità dell’impianto, ma anche il modo in cui l’impianto viene percepito all’interno del bacino visivo”.

Importante, inoltre, il richiamo del Consiglio di Stato alle aree non idonee ad accogliere impianti eolici inserite nel Piano ambientale ed energetico della Regione Toscana (PAER), richiamo che ne conferma il valore precettivo più volte messo in discussione da altre sentenze.

Infine, nella sentenza è stato riconosciuto alla Soprintendenza il ruolo che le spetta, troppo spesso disatteso, ed è stato anche ribadito che gli strumenti urbanistici non possono essere vanificati senza adeguate istruttoria e motivazione.

La sentenza dimostra, in altre parole, che i valori costituzionali, ambiente e paesaggio non possono essere contrapposti e che la loro tutela non può essere sacrificata in ragione della normativa di favore per le rinnovabili, che in questi ultimi anni è stata ampliata oltre ogni limite. 

giovedì 14 novembre 2024

COALIZI0NE TESS: LETTERA APERTA AL PRESIDENTE GIANI PER BLOCCARE I LAVORI DELL’IMPIANTO EOLICO MONTE GIOGO

 DAL SITO DI ITALIA NOSTRA: https://italianostrafirenze.wordpress.com/wp-content/uploads/2024/11/lettera-aperta-alla-presidenza-regione-toscana_9novembre24.pdf 

Pubblichiamo la lettera che la coalizione TESS ( Transizione Energetica Senza Speculazione) di cui fa parte anche Italia Nostra Firenze, ha inviato al Presidente Giani, in merito all'impianto eolico industriale del Monte Giogo di Villore.

"Con la presente si chiede l’immediata sospensione dei lavori per l’impianto industriale eolico sul
crinale Monte Giogo di Villore-Corella, a causa di criticità palesi e sempre più rischiose per
l’ambiente, il territorio e le persone che lo abitano. Questa lettera ha lo scopo di togliere ogni alibi alle Istituzioni, e alle persone che le rappresentano, perché non dicano un giorno: Noi non sapevamo. 
Di fronte ai sempre più numerosi disastri idrogeologici, spesso provocati da scriteriati interventi umani, c’è bisogno di assunzione di responsabilità. Riteniamo che la politica non debba dare l’impressione di essere incaricata solo di sottoscrivere a occhi chiusi decisioni prese altrove".( leggi Tutto).

Lo scempio in atto sul crinale Mugellano. 

venerdì 31 maggio 2024

Il Comitato Tutela Crinale Mugellano Crinali liberi invita tutti a dar voce ai crinali Sabato 1° giugno 2024 in Piazza Giotto a Vicchio alle ore 9.30.

 

PER UN’ENERGIA CHE RISPETTI L’AMBIENTE E LE POPOLAZIONI CHE CI VIVONO 

"Non si può salvare il Pianeta danneggiando il paesaggio e la biodiversità". 

Alla luce di questa massima si sono svolti a Roma il 22 maggio scorso gli Stati Generali della Coalizione di Associazioni e Comitati per l'Art. 9 della Costituzione (cioè della tutela del paesaggio) contro l'eolico industriale in zone inidonee. 

Alla presenza di oltre 250 delegati, sono intervenuti Sindaci, Amministratori locali e tantissimi Comitati da ogni parte dello Stivale. La Toscana ha dato il suo contributo con l'adesione di Sindaci, Candidati capilista e Consiglieri delle Liste, provenienti anche dal nostro territorio, il Mugello, tra cui il nostro Comitato. 

Il Comitato per la Tutela del Crinale Mugellano Crinali Liberi (CTCM) è da anni impegnato a proteggere la zona del Monte Giogo di Villore dall’insediamento di un impianto industriale (non parco industriale, iniziamo a chiamare le cose con il loro nome!) di sette mega pale eoliche di 170 metri, alte come due Campanili di Giotto uno sopra l’altro. In generale gli interventi hanno ribadito l'importanza dei Sindaci nella difesa dei territori e delle comunità, con la necessità di chiedere ai partiti una profonda revisione delle politiche per le fonti rinnovabili, abbandonando i progetti di espansione sul territorio di impianti industriali eolici e fotovoltaici a terra in assenza di qualsiasi attenta pianificazione (come nel caso della retromarcia avvenuta rispetto alle pale eoliche di Orbetello). 

Questa la rivendicazione dei territori e delle comunità aggredite, che denunciano i gravi danni economici, sociali e ambientali causati da grandi opere speculative che consumano suolo, abbattono foreste, compromettono i corsi d'acqua, danneggiano produzioni locali, mettono in pericolo gli habitat di specie protette e frammentano ecosistemi naturali che andrebbero conservati e tutelati con la massima cura e attenzione per il futuro delle giovani generazioni. 

Nel caso dell’impianto industriale del Monte Giogo di Villore sussiste l’aggravante di un territorio gravemente fragile sotto il profilo idro-geologico (le alluvioni sul versante emiliano dell’Appennino dovrebbero servire da monito) e per di più sismico (vedi il terremoto del 27 aprile scorso a Barberino del Mugello, e relativo sciame sismico). 

Ultimo elemento, ma non per importanza, è il fatto che le comunità residenti non solo non hanno alcun beneficio reale, neanche sgravi in bolletta, ma piuttosto oneri e disagi di tutti i tipi (tra i quali la ricaduta relativa ai costi di dismissione delle zone industriali, ingentissimi, che cadranno sulle future generazioni. 

Come testimoniato da più parti, I beni privati e pubblici presenti all'arrivo degli impianti industriali eolici si svalutano e i territori, declassati a siti industriali, sono condannati ad un progressivo spopolamento e relativa desertificazione, dando spazio a progetti di dislocazione di discariche: venendo meno il turismo e le attività ad esso legate, si deprimono sia l'economia locale che il tessuto civile e democratico, esposto a forti pressioni, senza che ci siano sgravi o riduzione in bolletta.

Anche in Mugello, in prossimità delle elezioni amministrative, si è chiesto alle forze politiche di dare ai cittadini la possibilità di esprimere con un voto la propria contrarietà alla colonizzazione industriale eolica dell'Appennino tosco romagnolo. 

Duole constatare che proprio a Vicchio, diversamente da Dicomano e da San Godenzo, nei Programmi delle due Liste elettorali non vi è traccia di contrarietà all'impianto industriale eolico Monte Giogo di Villore né alcun riferimento alla difesa dei crinali mugellani, nonostante l’appello reso pubblico dal Comitato, che non ha ricevuto ascolto. 

Pertanto il Comitato Tutela Crinale Mugellano Crinali liberi invita tutti a dar voce ai crinali Sabato 1° giugno 2024 in Piazza Giotto a Vicchio alle ore 9.30. CHI DIFENDE L’APPENNINO, AMA IL FUTURO DEL MUGELLO. 

Comitato per la Tutela del Crinale Mugellano - Crinali Liberi

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INTERESSANTE A PROPOSITO UN DOCUMENTO DOCUMENTO CHE CI E' ARRIVATO DA ROMA!!!!

MERITA LEGGERSELO!

https://drive.google.com/file/d/1dUU1tXTA4-15EZmNZ-4scGuBaaBdpyWA/view?usp=sharing


venerdì 3 febbraio 2023

ITALIA NOSTRA: “Caporetto dell'eolico italiano: aumenta il potenziale installato ma diminuisce la produzione”

FONTE ARTICOLO BLOG DI ITALIA NOSTRA

Grazie alle "semplificazioni" imposte dal governo Draghi (ovvero lo smantellamento del sistema di tutele ambientali e paesaggistiche faticosamente costruito in Italia nel corso di intere generazioni) per permettere di piantare pale ovunque, aumenta il potenziale eolico installato in Italia ma diminuisce la produzione. E il vento, come accaduto in dicembre al culmine della crisi energetica, non soffia quando serve.

Un paio di settimane fa l'Anev ("l'associazione nazionale energia del vento e di protezione ambientale che vede riunite circa 70 aziende che operano nel settore eolico") aveva diffuso presso i giornaloni (tutti apoditticamente favorevoli ad eolico e fotovoltaico) e presso la stampa specializzata (a cui gli eolici garantiscono un'imprescindibile raccolta pubblicitaria) una trionfale infografica sull'attività del settore nel 2022 (si veda la figura sotto). 

Agli osservatori più attenti e smaliziati (che conoscono i loro polli da oltre una quindicina d'anni) non era sfuggito che, nella pletora di dati forniti in tale documento, l'Anev aveva riportato la produzione mondiale del settore (definita sgangheratamente "potenza eolica prodotta") ma aveva dimenticato di riportare il dato più rilevante, ovvero la produzione degli impianti eolici realizzata lo scorso anno in Italia. La cosa ci aveva insospettito e lasciava intuire che qualcosa non era andato come avrebbe dovuto, almeno secondo i piani dell'Anev.

La conferma è arrivata ieri, quando la Terna ha pubblicato il suo rapporto sul sistema elettrico italiano di dicembre. Nel suo documento l'Anev annunciava che la nuova potenza installata in Italia lo scorso anno era stata di 456 MW, in aumento di circa il 4% rispetto al potenziale già esistente.

Il potenziale eolico installato in un anno è aumentato nel 2022 in misura superiore a quella degli anni precedenti grazie alle "semplificazioni" imposte dal governo Draghi (ovvero lo smantellamento del sistema di tutele ambientali e paesaggistiche faticosamente costruito in Italia nel corso di intere generazioni) per permettere di piantare pale ovunque. I nuovi aerogeneratori, che avrebbero dovuto anche assicurare un maggior rendimento grazie alle loro altezze sempre più ciclopiche, sono stati perciò piantati a tutti i costi, come preteso a gran voce dall'Anev e dai suoi corifei sui media, ma... Ma, come abbiamo appreso dal rapporto Terna di dicembre, nonostante il nuovo installato eolico (si veda a pag.14 del rapporto Terna)  sia stato persino superiore (526 MW) a quello annunciato dall'Anev, la produzione dell'energia eolica non solo non è aumentata di almeno il 5% come ci si sarebbe dovuti attendere in proporzione, ma è diminuita (!) dell'1,8% (si veda nella tabella a pag. 5 del rapporto Terna, che abbiamo riproposto per comodità sotto il nostro titolo).   

Le ore equivalenti alla produzione alla massima potenza teorica, perciò, sono scese a 1730 all'anno (20358 GWh prodotti secondo la Terna diviso 11764 MW installati secondo l'Anev). Un anno è composto da 8760 ore. L'indice di efficienza ingegneristica, di conseguenza, non è arrivato neppure al 20% (1730 / 8760 = 19,75%).

Niente da fare: il vento in Italia soffia poco, gli aerogeneratori si usurano più rapidamente del previsto e il poco vento che c'è, guarda un po', non soffia quando serve. Come nello scorso dicembre, quando il costo dell'elettricità alle stelle. Quando in dicembre l'elettricità non si trovava (si sono dovute persino rimettere in funzione le vecchie centrali a carbone già dismesse: la produzione elettrica da carbone lo scorso anno è aumentata in Italia del 61,4%!) Eolo è entrato in sciopero. La produzione eolica di dicembre è diminuita del 39,4% rispetto al dicembre 2021. Una Caporetto eolica.

Ma soprattutto una Caporetto per le tasche degli italiani, che dopo avere speso in pochi anni quasi 200 miliardi di euro per incentivare eolico e fotovoltaico, si sono resi conto che non si può fare a meno degli idrocarburi fossili per avere l'energia elettrica quando serve. L'extra spesa di utenti e contribuenti italiani nel solo 2022 per gas e luce, a causa degli errori della politica energetica europea e nazionale negli ultimi anni, è ammontata ad una cifra che complessivamente, in attesa dei dati ufficiali e definitivi, dovrebbe essere stata prossima ai 150 miliardi (un'apocalisse: 8 punti percentuali del PIL) rispetto ai costi sostenuti negli anni pre-crisi energetica. Ovvero negli anni in cui i 12 miliardi annui mediamente pagati dagli italiani per incentivi alle rinnovabili venivano occultati in bolletta senza che le bollette stesse aumentassero, in virtù della simultanea diminuzione del prezzo del gas sul mercato all'ingrosso garantito dai contratti a lungo termine, progressivamente abbandonati perchè diventati inutili in una prospettiva di "decarbonizzazione integrale" al 2050.

L'elettricità è diventata un lusso. Gli unici italiani felici sono i produttori di energia, non importa se fossile o rinnovabile, tra cui i nostri "amici" dell'Anev, ed i loro lacchè, che raccolgono le (grosse) briciole di questa immane torta. I politici, i tecnici, gli accademici ed i giornalisti che hanno creduto (meglio: finto di credere) di poter fare affidamento solo su vento e sole per produrre l'energia necessaria all'Italia ed hanno perciò trascurato gli investimenti nelle altre fonti (compreso l'idroelettrico) devono essere cacciati. Per quanto riguarda i politici si è già cominciato. Adesso iniziano ad apparire le prime crepe anche sui giornaloni.

Stamattina in edicola, sulla prima pagina del Messaggero, campeggiava il titolo "Chi pagherà il conto salato delle politiche sul clima". Fino a poche settimane fa un titolo del genere sarebbe stato impensabile, ed ancora più impensabili i contenuti  (leggete tutto l'articolo di Paolo Balduzzi in linea): 

"A volte viene da pensare che alcune chiacchiere al bar non siano poi così sbagliate: che, cioè, la percezione della realtà di chi fa politica ad alti livelli sia pari a quella di chi vive su un altro pianeta, dove pagare le bollette a fine mese non è mai motivo di preoccupazione". 

I giornaloni si stanno rendendo conto del disastro che hanno contribuito a realizzare e cominciano a prendere le distanze? 

L'anno prossimo ci saranno le elezioni europee. 

Si spera di non rivedere mai più a Bruxelles gli apprendisti stregoni delle "rinnovabili" intermittenti, i principali responsabili del disastro energetico continentale. Sono in ballo non solo l'economia e il nostro benessere ma è in gioco anche la nostra stessa civiltà.

Alberto Cuppini

FONTE ARTICOLO BLOG DI ITALIA NOSTRA

martedì 22 febbraio 2022

EOLICO IN MUGELLO: AUMENTANO I DUBBI…....

Pubblichiamo l'articolo sul blog di Italia Nostra Firenze.

Anche il Presidente dell’Associazione Wilderness, affiliata Italiana della Wilderness Leadership Foundation, prende posizione contro il progetto del Parco eolico nel Mugello, e lo fa con una puntuale critica, inviata alla Regione Toscana e, per conoscenza, alla Soprintendenza di Firenze.

“L’Associazione esprime la propria totale disapprovazione per quella che si ritiene una decisione scellerata, per il danno ambientale e paesaggistico che si verrà ad arrecare a quello splendido crinale dell’Appennino tosco-emiliano. Una macchia che resterà indelebile per quelle scelte politiche che l’hanno voluta”.

FONTE ARTICOLO: https://italianostrafirenze.wordpress.com/2022/02/21/eolico-in-mugello-aumentano-i-dubbi/

mercoledì 12 gennaio 2022

SVIZZERA: I pannelli solari sulle autostrade possono accelerare la produzione di energia pulita?

 Da riflettere sul fatto che in Italia, dove abbiamo sole in abbondanza rispetto alla Svizzera, abbiamo anche un bel reticolato di Autostrade che da subito, potrebbero essere impiegate per contenere pannelli solari (e forse anche pale eoliche a vibrazioni - anche quelle dovute alla velocità dei veicoli! Perchè no?), senza dover deturpare ulteriore suolo e paesaggio non cementificato! 


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Questo contenuto è stato pubblicato il 09 gennaio 2022 - 10:0009 gennaio 2022 - 10:00
 Riproduzione artistica del progetto pilota per l’installazione di
pannelli fotovoltaici lungo l’autostrada vicino a Martigny, nel sud della Svizzera 
©servipier Ag

Per riuscire a raggiungere le emissioni zero entro il 2050, la Svizzera deve incrementare la propria capacità di sfruttare l’energia solare. Ricoprire le autostrade di pannelli fotovoltaici sembrerebbe la soluzione ideale, ma l’applicazione pratica di questo progetto nel Paese resta una battaglia tutta in salita.

Simon Bradley / swissinfo *

Laurent Jospin, amministratore delegato di Energypier, una start-up svizzera che si occupa di energie rinnovabili, ha un sogno: migliaia di pannelli solari che, lungo l’autostrada che si snoda attraverso la valle del Rodano, nel Canton Vallese, forniscono energia sostenibile per aiutare a contrastare la crisi climatica.

Luogo e condizioni sono perfetti per uno dei suoi progetti pilota sulle autostrade solari, ormai divenute indispensabili, insiste. Il Vallese, con le sue vigne terrazzate e i suoi fertili orti inondati dal sole, dopotutto, è una delle zone più soleggiate del Paese.

“Temo che stiamo andando incontro a una situazione climatica molto seria. Ora come ora, non siamo sulla strada giusta. Da padre, credo sia mio dovere fare qualcosa in merito”, dice a SWI swissinfo.ch.

L’imprenditore vorrebbe installare 47'000 pannelli solari su tettoie metalliche aperte, coprendo un tratto di 1,6 chilometri della A9 a Fully, vicino Martigny, al fine di produrre elettricità per 12'000 case l’anno. Energypier sta portando avanti un analogo progetto pilota su 2,5 km dell’autostrada vicino a Zurigo, con l’obiettivo di alimentare 20'000 abitazioni. In una seconda fase, l’idea sarebbe di installare piccole turbine eoliche verticali accanto alle strutture che reggono i pannelli, per incrementare ulteriormente il potenziale di energia pulita.

Jospin è convinto di poter moltiplicare i suoi progetti in tutto il Paese per favorire la diffusione delle energie rinnovabili.

Le autorità svizzere sono determinate a raggiungere emissioni nette di CO2 pari a zero entro il 2050 e l’energia solare è uno dei pilastri principali di questa strategia. Con lo smantellamento delle centrali nucleari, saranno le fonti rinnovabili a dover soddisfare la crescente domanda di elettricità. Per il 2050, il governo svizzero vuole arrivare a 34 terawattora (TWh) di energia fotovoltaica l’anno (nel 2020 ne sono stati generati 2,6 TWh). Tuttavia, implementare progetti nell’ambito del solare è più facile a dirsi che a farsi.

Jospin, che gestisce la giovane start-up con uno staff di dieci persone, oltre alle sue attività nel campo dell’energia solare tradizionale, dell’immobiliare e della finanza, lotta per realizzare questo sogno da più di 12 anni. Il suo progetto per le autostrade solari si è scontrato con infiniti ostacoli amministrativi e con una serie interminabile di domande da parte delle autorità municipali, cantonali e federali.

“È il solito millefoglie amministrativo svizzero… abbastanza complicato”, scherza.

Nel 2018, l’Ufficio federale delle strade ha finalmente approvato l’uso dell’A9, ma potrebbero volerci altri due anni prima che la struttura a pannelli diventi parte effettiva dell’autostrada.

“Hanno colto subito l’interesse del progetto, ma li preoccupava l’idea di costruire qualcosa che sovrastasse la carreggiata”, spiega. La preoccupazione era che i pannelli o parte della struttura potessero cadere sui veicoli o distrarre chi è alla guida.

Difficoltà nel reperimento dei fondi

L’installazione di pannelli sui tetti e le facciate degli edifici già esistenti, in Svizzera, ha un potenziale più che sufficiente per rispondere alle crescenti esigenze in materia di energia solare, almeno sulla carta. Secondo l’Ufficio federale dell’energia, si potrebbe arrivare a produrre 50 TWh dai tetti e 17 TWh dalle facciate. Il governo, però, sostiene che siano necessarie anche opzioni “complementari”, come quella dei pannelli solari sulle strade, ed è pronto a dare libero accesso alle infrastrutture autostradali a società private come Energypier.

Se inizialmente il piano di Jospin è stato frenato soprattutto da questioni legali o di sicurezza, ci sono state difficoltà anche nel trovare persone disposte a investire nell’innovativo progetto da 50 milioni di franchi. La buona notizia, però, è che ora l’azienda sta negoziando un grosso contratto di finanziamento.

Il progetto, tuttavia, deve ancora essere accettato nel piano direttore cantonale e richiederà una licenza edilizia. Ottimisticamente, i lavori potrebbero iniziare nell’autunno del 2022 e il primo progetto a energia solare a Fully sarebbe poi pronto per la fine del 2023.

Altrove in Europa, Paesi Bassi, Belgio, GermaniaLink esterno e Spagna stanno prendendo in considerazione progetti analoghi. Le strade fotovoltaiche sono state introdotte in fase sperimentale anche in Francia e negli Stati Uniti.

Pannelli sulle barriere antirumore

< Installazione di pannelli fotovoltaici all’esterno dell’autostrada A2 a Giebenach, nel cantone di Basilea Campagna. OFROU

Il primo progetto pilota di Energypier coincide con la decisione governativa di modificare la legislazione in modo da favorire l’installazione di pannelli solari sulle barriere antirumore – strutture in cemento, acciaio, legno e altri materiali – lungo autostrade e ferrovie. In teoria, questa misura consentirebbe di produrre 100 gigawattora (GWh) di elettricità l’anno (55 GWh dalle strade e 46 GWh dalle ferrovie), sufficienti per 20'000 abitazioni.

In Svizzera esistono già dieci di queste installazioni che sono già presenti anche in qualche altro Paese (vedere il grafico che segue). La prossima è in programma nei pressi di Locarno, nel Canton Ticino.

Se l’idea di sfruttare le barriere antirumore suona promettente, esistono diversi vincoli che ne limitano l’impatto complessivo in un Paese densamente popolato.

“Il potenziale sfruttabile delle barriere antirumore rappresenta solo lo 0,15% del potenziale nazionale sfruttabile di tetti e facciate”, ha dichiarato il Consiglio federale svizzero in un recente rapporto.

L’installazione dei pannelli è regolata da normative di sicurezza rigorose. Le barriere antirumore solari costano 30'000 franchi più delle alternative tradizionali poiché richiedono studi e procedure aggiuntive. Se orientati in maniera errata, infatti, i pannelli solari rischiano di riverberare il rumore dei veicoli anziché assorbirlo. Inoltre, sono più soggetti a furti e vandalismi, oltre che alle critiche dei gruppi per la tutela ambientale.

Nonostante le difficoltà, Jean-Louis Scartezzini, esperto di energia solare presso il Politecnico federale di Losanna (EPFL), è convinto che valga la pena portare avanti questo tipo di progetti.

“Dobbiamo utilizzare tutte le superfici disponibili in maniera intelligente, sulle autostrade come lungo le linee ferroviarie”, ha detto a swissinfo.ch. Inoltre, ha sottolineato che le prime barriere antirumore dotate di pannelli solari sono state installate nel cantone dei Grigioni già nel 1989 e che non c’è motivo per non mettere nuovamente in pratica la stessa idea servendosi della tecnologia moderna.

Innovazione sì, ma tra lentezze e complessità

La Svizzera è uno dei Paesi più innovativi in materia di energia solare, come testimoniato dai suoi eccellenti istituti per la ricerca e da progetti pionieristici come quello dell’aereo Solar Impulse. Il fotovoltaico, tuttavia, fatica a farsi largo a livello nazionale, tanto che la Svizzera è più indietro di gran parte dei Paesi europei in materia.

Nel 2020, è stato montato il 50% di pannelli solari in più rispetto al 2019, ma i 100'000 impianti fotovoltaici coprono solo il 4,7% del consumo di energia totale del territorio elvetico. In luglio, l’associazione di professionisti del settore Swissolar ha dichiarato che, per raggiungere gli obiettivi previsti nell’ambito del fotovoltaico, bisognerà effettuare un numero di installazioni 15 volte maggiore.

Le autorità federali sostengono di aver già fatto molto, soprattutto in tema di riforme giuridiche. Nel 2021, il governo ha messo a disposizione 470 milioni di franchi per favorire l’installazione di impianti fotovoltaici grandi e piccoli, cosa che pare aver semplificato le procedure. Da quest'anno, le modifiche alla legge sull’energia in Svizzera, tra cui l’introduzione di incentivi finanziari per incoraggiare installazioni solari di grandi dimensioni e il montaggio di pannelli sulle facciate, dovrebbero incrementare ulteriormente le cifre del settore.

Scartezzini, però, ritiene che il sostegno statale ai progetti fotovoltaici sia decisamente troppo lento.

“Stanno cercando un modo di accelerare le cose”, dice, “ma è tutta questione di priorità”.

Secondo lui, metà dell’energia solare di cui la Svizzera avrà bisogno entro il 2050 si può ottenere utilizzando in maniera adeguata anche solo il 2% dei tetti piatti.

Pannelli su edifici e case

Per le autorità svizzere, la presenza di batterie più economiche e dal maggior rendimento che immagazzinano energia pulita nelle case spingerà i cittadini e le cittadine a installare pannelli solari anche per rispondere alle proprie esigenze energetiche personali.

< Pannelli solari sulla cooperativa abitativa di Grünmatt, a Zurigo, marzo 2021. © Keystone / Christian Beutler

Di certo è una strategia che può funzionare per imprese e titolari di proprietà immobiliari. Le grandi aziende già stanno elaborando piani per arrivare a emissioni zero e installando pannelli solari sui nuovi edifici. Il montaggio su infrastrutture e appartamenti che già richiederebbero una ristrutturazione, tuttavia, è molto più complesso.

Per Jospin, l’idea che installare pannelli sui tetti degli edifici possa risolvere il problema della fornitura energetica non è che un’illusione.

“Non potremo mai convincere la gente a installare pannelli fotovoltaici della durata di 30 anni su tetti che di anni ne durano 15”, commenta.

In questo senso, la popolazione svizzera è ben più cauta e conservatrice dei suoi vicini europei, aggiunge.

“Vuole essere sicura di quello che fa, nell’installare pannelli solari tra tanti cambiamenti tecnici”, spiega. “Certo, possiamo mettere più pannelli solari sui tetti di appartamenti, supermercati ed edifici, ma non riusciremo mai a installarne un numero sufficiente per il nostro territorio”.

Jospin è convinto che il progetto delle autostrade solari sia la risposta necessaria.

“Una volta portata a termine la prima e risolti i problemi che dovessero presentarsi, potremo dimostrare come funziona e qual è il procedimento da seguire, e a quel punto le cose procederanno molto più rapidamente”, sostiene.

A seconda dell’esito dei suoi progetti pilota, Energypier stima che i propri impianti fotovoltaici, abbinati a piccole turbine eoliche, potrebbero essere installati su 100-700 km di autostrade svizzere e generare tra 2,45 e 25,48 TWh di energia pulita ogni anno.

FONTE ARTICOLO: TVSVIZZERA.IT https://www.tvsvizzera.it/tvs/pannelli-solari-autostrade-svizzera-energia/47241520?fbclid=IwAR2yO3bSONBkfUrJ2hj29G9AKMagkOLFirrGuPUsgI6GJ8q4E_x1F6o47pQ

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>> Leggi: "I nuovi edifici dovrebbero produrre l'elettricità che consumano"

martedì 2 novembre 2021

Riccardo Antoniucci sul FQ -> Pale ferme: in Europa il riscaldamento globale fa soffiare meno vento e manda in crisi l’eolico

Pubblichiamo l'articolo sul sito di Italia Nostra Firenze, ripreso da: Il fatto quotidiano.it l’articolo uscito il 26 ottobre 2021 a firma di Riccardo Antoniucci.

Uno dei fattori meno raccontati della crisi energetica che sta facendo impennare i costi delle bollette in tutta Europa è il fatto che quest’estate, in Europa, ha soffiato meno vento.

Soprattutto al nord del continente, nel 2021 la forza delle correnti è stata tra il 10 e il 15% inferiore alla media attesa. I dati sono stati rilevati dall’azienda specializzata in modelli meteorologici Vortex. Addirittura, in Gran Bretagna a marzo è stato toccato il più lungo periodo di bassa produzione di vento degli ultimi dieci anni. Ne hanno risentito, chiaramente, le pale eoliche.

Meno vento significa, o meglio vento meno potente significa, ovviamente, meno elettricità. La situazione è illustrata molto bene da un report sulla situazione del Regno Unito elaborato dalla compagnia energetica britannica Drax, specializzata in fonti rinnovabili. Si scopre, così, che la produzione di energia eolica tra il 26 febbraio e l’8 marzo è stata meno di un quarto della media di gennaio.

I tedeschi hanno coniato la parola Dunkelflaute, “stasi nera”, per definire un periodo prolungato di venti deboli combinati a una bassa produzione di energia solare, in cui l’unica alternativa, almeno per ora, è rivolgersi alle vecchie caldaie a gas o carbone. E infatti il Regno Unito, per esempio, nel periodo di basso vento ha riacceso la centrale di West Burton, uno degli ultimi impianti a carbone rimasti. A fine settembre la multinazionale energetica SSE, che fornisce elettricità e gas nel Regno Unito ha lamentato che la produzione da energia rinnovabile è calata di un terzo. Tra gli investitori sui mercati dell’energia, riporta il Financial Times, circola il timore che il cambiamento climatico abbia cambiato in modo strutturale le mappe del vento.

C’entra il cambiamento climatico

Può sembrare paradossale, guardando ai singoli casi di catastrofi naturali avvenute in Germania, Francia ed est Europa, spesso associate a fenomeni di vento forte, ma l’aumento delle intemperie e la diminuzione della potenza dei venti da sfruttare a fini energetici sono connessi.

Diversi scienziati identificano la diminuzione della velocità media dei venti in superficie come un effetto del cambiamento climatico. Lo hanno mostrato un articolo su Nature firmato da Simon H. Lee e Paul D. Williams, professore di scienze dell’atmosfera all’Università di Reading. “Sebbene la velocità del vento nella corrente a getto polare del Nord Atlantico non sia cambiata dal 1979, secondo tre diversi set di dati la diminuzione della corrente è stata del 15% (con un intervallo tra l’11 e il 17%)”, scrivono gli autori. “Questa tendenza è attribuibile alla risposta del vento termico all’aumento del gradiente di temperatura meridiano a livello superiore. I nostri risultati indicano che il cambiamento climatico potrebbe avere un impatto maggiore sulla corrente a getto del Nord Atlantico di quanto si pensasse in precedenza”.

Una proiezione molto simile si trova nel report dell’Ipcc. Il Panel intergovernativo delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico prevede che la velocità del vento sull’Europa occidentale, centrale e settentrionale entro il 2100 diminuirà di oltre il 10%, nello scenario di un riscaldamento di 1,5 C. Peggio, ovviamente, se l’aumento fosse di 2 gradi.

Quello che è successo quest’estate è che siccome la produzione di energia eolica è stata al di sotto della media, per via delle alterazioni delle correnti ventose, anche durante la stagione calda gli Stati hanno dovuto attingere alle loro riserve di gas per sopperire al deficit energetico. E ora è scattato l’allarme riserve. È chiaro che se l’indebolimento dei venti dovesse risultare un effetto costante del cambiamento climatico la situazione si ripresenterà uguale l’anno prossimo. “Questa crisi è diversa”, come dicono diversi analisti del mercato dell’energia.

Nonostante il calo dell’energia eolica, comunque, un istituto indipendente come il Centro indipendente per la ricerca sull’energia e l’aria pulita (Crea) ha comunque rilevato che le energie rinnovabili hanno comunque evitato una bolletta del gas di 33 miliardi di euro in tutta Europa. Negli anni, i costi delle energie rinnovabili (solare ed eolico) sono scesi drasticamente e sono diventati competitivi con i combustibili fossili. Le batterie stanno risolvendo i problemi di stoccaggio, inoltre, l’innovazione tecnologica sta provando a risolvere altri problemi.

La nuova scommessa: l’eolico senza pale

Mentre la nuova frontiera degli investimenti guarda ai parchi eolici in mezzo al mare, con la Cina capofila, esistono diversi progetti che provano a ridurre l’impatto ambientale e i costi dell’energia prodotta col vento. Tra questi c’è anche un prototipo spagnolo di una turbina eolica senza pale. Al momento la turbina installata è piccola e produce poca energia, ma l’obiettivo della start-up è trovare finanziamenti per costruire impianti più grandi. Un progetto analogo è in sviluppo negli Stati Uniti, e si chiama Invelox, che secondo l’azienda che la produce, la Sheerwind, è sei volte più efficiente rispetto alle solite e più comuni turbine.

Tutto questo, se il cambiamento climatico non ci costringerà a rivedere le mappe del vento sulle nostre coste.


di Riccardo Antoniucci 


FONTE FQ https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2021/10/26/pale-ferme-in-europa-il-vento-soffia-meno-il-riscaldamento-globale-manda-in-crisi-leolico/6368399/


FONTE ITALIA NOSTRA https://italianostrafirenze.wordpress.com/2021/10/28/pale-ferme-in-europa-il-riscaldamento-globale-fa-soffiare-meno-vento-e-manda-in-crisi-leolico-riccardo-antoniucci-su-il-fatto-quotidiano/

di Leonardo Romagnoli: Il paesaggio preso a palate

“Il paesaggio toscano è parte fondante della nostra identità. Contiene ciò che siamo stati, il lavoro delle generazioni che ci hanno preceduto, e costituisce un patrimonio anche per le generazioni a venire. (...) La Toscana è da tempo riconosciuta a livello internazionale grazie al proprio paesaggio, che attrae non solo dal punto di vista estetico ma anche come evocazione di una diffusa qualità della vita.(E.Giani)”.

Questa affermazione del presidente Giani, nella presentazione del primo rapporto sullo stato delle politiche del paesaggio, a quanto pare non vale per il Giogo di Villore e Corella dove si può realizzare un impianto eolico industriale con pale di 170 metri in barba la PIT/PPR e direi anche del Piano energetico regionale della Toscana. Inoltre il progetto contrasta con le indicazione del Piano Strutturale Intercomunale del Mugello e con l'ipotesi di un distretto rurale.
La Regione per dimostrare la propria sensibilità sulle questioni paesaggistiche si è anche dotata di un Osservatorio sul paesaggio che però non viene consultato quando si tratta di scelte come quella di Villore e Corella. Cosa comprensibile visto quello che l'osservatorio ha scritto negli ultimi anni :
“Le tendenze attuali volte allo sviluppo delle energie rinnovabili nel nostro paese sembrano spesso scordare che il patrimonio paesaggistico nazionale contribuisce al progresso dell’umanità, all’economia e alla qualità della vita in misura maggiore, rispetto al contributo che le centrali eoliche possono dare alla soluzione del problema energetico e della mitigazione del riscaldamento climatico. Pertanto, fermo restando la necessità di trovare una soluzione ai problemi energetici, gli ambiziosi progetti di centrali eoliche portati avanti da Regioni con vasti patrimoni paesaggistici, dovrebbero tenere conto dell’impatto negativo sul patrimonio paesaggistico. È comunque sintomatico che gli studi che hanno promosso tali impianti, così come il fotovoltaico, non abbiano considerato il problema dell’impatto sul paesaggio”.

Osservatorio che così ha definito il Mugello :

“La conca mugellana rappresenta una netta e geometrica interruzione del crinale appenninico, chiusa com’è alle due estremità. È stato uno dei primi luoghi abitati di Toscana e ha vissuto lunghi periodi di pace. Qui, in questo territorio solcato dal fiume Sieve che regala quel po’ di pianura che intermezza colline e montagne, ci troviamo in una zona di confine dalle caratteristiche uniche.”

Il fatto che la Conferenza dei servizi, nonostante autorevoli pareri contrari a partire dalla Soprintendenza, sembra sia orientata a dare un parere positivo ( l'ultima riunione è prevista comunque a novembre) lascia francamente molti dubbi.
E' sufficiente l'eliminazione di un aerogeneratore per superare le obiezioni avanzate in fase istruttoria? Il settore urbanistica e paesaggio della Regione Toscana solo qualche mese fa aveva scritto: “l’intervento non appare conforme agli indirizzi d’ambito, agli obiettivi e alle indicazioni relative alle Invarianti strutturali del PIT-PPR vigente e appare in netto contrasto con il progetto di fruizione lenta del paesaggio, creando una cesura nell’ecosistema e nel carattere dei percorsi presenti e della vocazione del territorio, oltre al probabile contrasto con le prescrizioni indicate nella disciplina delle aree di notevole interesse pubblico (art. 136 Dlgs 42/2004, n. 3 DM specifici, come riportato nel contributo istruttorio sopra citato) nella componente relativa alla visibilità da dette aree tutelate. Questo dato rappresenterebbe peraltro un criterio di esclusione alla localizzazione degli impianti indicato al punto 2.18 dell’Allegato 1b del PIT-PPR (Norme comuni energie rinnovabili impianti eolici – Aree non idonee e prescrizioni per il corretto inserimento nel paesaggio e sul territorio). Se ne richiama il contenuto: aree di valore estetico percettivo la cui immagine è storicizzata ricadenti all’interno di coni e bacini visivi non sono ammessi impianti eolici.”.

Cosa è cambiato nel progetto rispetto a queste considerazioni? Nulla

Il piano di indirizzo territoriale e paesaggistico tra le altre cose si pone come obiettivi quello di favorire:
• la costruzione di un sistema di corridoi paesaggistici di fruizione lenta da sviluppare lungo le principali strutture ambientali e i principali itinerari storico-culturali;
• la tutela e la valorizzazione della rete infrastrutturale storica come elemento strutturale dei paesaggi regionali;
• l’accessibilità diffusa a tutti i paesaggi regionali;
• lo sviluppo diffuso e integrato delle diverse modalità di fruizione lenta del paesaggio.

Il progetto di un impianto eolico di queste dimensioni con tutto quello che comporterà anche in fase di cantiere e di modificazione del paesaggio forestale per la realizzazione di una strada idonea all'accesso di mezzi di portata straordinaria è compatibile con queste indicazioni?
e con il rispetto del patrimonio territoriale come definito all’art.3 della L.R. 65/2014?
“Art. 3 - Il patrimonio territoriale

1. La Regione promuove e garantisce la riproduzione del patrimonio territoriale in quanto bene comune costitutivo dell’identità collettiva regionale (...) Per patrimonio territoriale si intende l’insieme delle strutture di lunga durata prodotte dalla coevoluzione fra ambiente naturale e insediamenti umani, di cui è riconosciuto il valore per le generazioni presenti e future. Il riconoscimento di tale valore richiede la garanzia di esistenza del patrimonio territoriale quale risorsa per la produzione di ricchezza per la comunità.

2. Il patrimonio territoriale di cui al comma 1, è riferito all’intero territorio regionale ed è costituito dalla struttura idro-geomorfologica, che comprende i caratteri geologici, morfologici, pedologici, idrologici e idraulici;
a. la struttura ecosistemica, che comprende le risorse naturali aria, acqua, suolo ed ecosistemi della fauna e della flora;
b. la struttura insediativa, che comprende città e insediamenti minori, sistemi infrastrutturali, artigianali, industriali e tecnologici;
c. la struttura agro-forestale, che comprende boschi, pascoli, campi e relative sistemazioni nonché i manufatti dell’edilizia rurale.

3. Le componenti di cui al comma 2, e le relative risorse non possono essere ridotte in modo irreversibile. Le azioni di trasformazione del territorio devono essere considerate in base ad un bilancio complessivo degli effetti su tutte le componenti.

4. Il patrimonio territoriale come definito al comma 2 comprende altresì il patrimonio culturale costituito dai beni culturali e paesaggistici;

5. Gli elementi costitutivi del patrimonio territoriale, le loro interrelazioni e la loro percezione da parte delle popolazioni esprimono l’identità paesaggistica della Toscana.”

Quella che si sta attuando è una decisione politica mascherata da un procedimento tecnico che invece avrebbe dovuto rispedire al mittente fin dall'inizio un progetto palesemente insufficiente come hanno dimostrato questi lunghi mesi di confronto e richieste di continue integrazioni.

mercoledì 21 luglio 2021

Impianto industriale EOLICO sul crinale del Mugello - NUOVO Parere 𝐍𝐄𝐆𝐀𝐓𝐈𝐕𝐎 della Soprintendenza

Aggiornamento sulla questione dell'impianto Eolico Industriale proposto da AGSM Verona sul crinale del Mugello, poco distante dal perimetro del PARCO DELLE FORESTE CASENTINESI (ma non solo, qui le nostre osservazioni).

E' stato pubblicato sul sito della Regione Toscana (nel riquadro relativo al progetto), le ulteriori integrazioni volontarie della società e i nuovi contributi degli ENTI e anche altre osservazioni di interessati. Il Parere della Soprintendenza si trova nella cartella zip  Ulteriori contributi al 16 giugno post CdS (zip).

Riportiamo solo la parte finale del documento in quanto esaustiva di tutte le considerazioni puntuali richiamate all'interno del Parere, che potete vedere integralmente qui.

giovedì 20 maggio 2021

Sabato 29 Maggio a Vicchio - ore 16.30 - PRESIDIO per difendere i Crinali, l'Ambiente, il paesaggio, la Storia

Dicomano/Vicchio, 18 Maggio 2021

COMUNICATO STAMPA - SALVIAMO L’APPENNINO

Vicchio, 29 maggio ore 16,30 piazza Giotto - Nel Mugello diciamo NO all’impianto eolico 

Il progetto di impianto eolico Giogo di Villore e Corella sul crinale appenninico del Mugello, proposto dalla società AGSM (società partecipata veronese), concluderà il suo iter procedurale fra pochi giorni con la prossima seduta della conferenza dei servizi convocata dalla Regione Toscana - Direzione Ambiente ed Energia settore VIA (Valutazione Impatto Ambientale) -, finalizzata ad autorizzare o negare la realizzazione dell’impianto. Sul crinale del Giogo, che raggiunge un’altezza di circa 1.000 metri, si prevede l’installazione di 8 torri eoliche che saranno connesse con 7,5 km di linee interrate per il collegamento alla cabina di impianto da realizzare e 21 km di linee interrate per raggiungere la sottostazione. Ogni aero-generatore avrà una altezza di 99 metri, il diametro delle pale è di 138 metri, per un’altezza totale di 169 metri. Le torri saranno sostenute da plinti di fondazioni con un diametro di circa 20 metri, alti 3 metri e con micro-pali in profondità che potrebbero interferire con le sorgenti presenti nell’Appennino. Per riuscire a montare le pale sarà inoltre necessario realizzare grandi piazzole e piste di stoccaggio. Saranno complessivamente interessati dai lavori svariati ettari di territorio. La strada di accesso al sito per essere adeguata al trasporto dei vari componenti subirà un vero e proprio stravolgimento, in particolare il tratto San Bavello – Corella – Villore. Le strade tra il casello di Barberino di Mugello e San Bavello saranno interessate da ben 21 interventi. L’Ufficio Regionale preposto all’iter istruttorio ha palesemente appoggiato il progetto di AGSM, assieme ai sindaci di Dicomano, Vicchio, oltre l’Unione dei Comuni, che fin dall’inizio hanno promosso l’opera. Il progetto invece avrebbe dovuto essere rigettato sin dalla sua presentazione in quanto non conforme agli indirizzi d’ambito, agli obiettivi e alle indicazioni del Piano di Indirizzo Territoriale (PIT) attualmente in vigore. La normativa toscana vieta infatti di manomettere la morfologia dei crinali e colloca il sito del Giogo nel perimetro di una precisa Zona di Reperimento, cioè di tale pregio per la biodiversità e la conformazione geografica da essere candidata a ospitare future aree protette.

Non è un caso infatti che il limitrofo Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi abbia espresso un circostanziato e netto parere contrario, parere di cui incredibilmente la Regione Toscana non ha tenuto conto.

L’impianto eolico comporterà una profonda alterazione di una zona di elevato pregio da un punto di vista ambientale, di produzioni tipiche e a vocazione turistica. Non solo ma l’effetto di un via libera all’opera da parte della Regione Toscana avrà ripercussioni non solo sull’area del Giogo, ma anche sul futuro stesso dell’intero crinale tosco-romagnolo. E’ infatti evidente che si tratta di un progetto che aprirà definitivamente la strada ad altri interventi simili sull’Appennino. Proprio questa aspettativa spiega lo sforzo eccezionale in termini lobbistici, propagandistici, e di investimenti accessori (sponsorizzazioni) che il soggetto privato sta producendo a sostegno del progetto.

Molte associazioni, comitati, soggetti politici istituzionali e liberi cittadini, pur consapevoli della necessità di decarbonizzare il Paese si sono dichiarati contrari al progetto, sottolineando che:

lo sviluppo e l’investimento in energie alternative sono fondamentali, ma non devono creare impatti devastanti al territorio, che rappresenta una delle nostre maggiori ricchezze e che con questo impianto subirà danni in modo irreversibile;

Il progetto presentato da Agsm è sommario e in contrasto con la normativa vigente;

il Mugello ha già pagato un alto prezzo in termini ambientali per scelte sbagliate della Regione Toscana;

siamo convinti che il futuro del Mugello sia nell’agricoltura sostenibile, nelle produzioni di eccellenza, nella natura e nel turismo. Vogliamo che le nostre montagne restino presidiate e abitate.

Per questo chiediamo che siano applicate con rigore le norme esistenti e sia negata l’autorizzazione a questo impianto che ha tutte le caratteristiche solo di un grande affare a danno di ambiente e cittadini.

L’appuntamento è sabato 29 maggio alle ore 16,30 in piazza a Vicchio.

Italia Nostra Firenze
Club Alpino Italiano – Regione Toscana
Associazione Dicomanocheverrà 
Associazione MugelloinMovimento 
Comitato per la tutela del crinale mugellano 
Rete della Resistenza sui Crinali