VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

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Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

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lunedì 10 ottobre 2022

Da un articolo di Italia Nostra: FUNICOLARI E TAPIS ROULANT NEI GIARDINI STORICI. CI RIPROVANO! (di Paolo Celebre)

“La sola idea di costruire una specie di tapis roulant su Costa San Giorgio [una proposta che è stata accantonata per le proteste forti e diffuse, Ndr] era una follia. Fra cinquant’anni il prossimo passo sarà mettere scale elettriche al pianterreno degli Uffizi ? Così come esiste un mangiare slow bisogna creare un turismo slow. Si deve capire che Firenze non può vivere solamente di turismo.”

Così parla il 94enne Detlef Heikamp celebre studioso del Rinascimento, fiorentino da 72 anni, intervistato da Il Giornale dell’Arte in occasione della Biennale Internazionale dell’antiquariato di Firenze.

A dispetto però degli storici dell’arte e di quei numerosi cittadini firmatari di un appello contro le scale mobili in Oltrarno, il Comune di Firenze, sostenuto dalla Regione Toscana, rilancia oggi il progetto apertamente.

Annunciato infatti come “Forte di Belvedere – sistema di risalita” insieme a 48 altre proposte, esso compare nel progetto FLIC - Florence I care (Ohi, ohi, l’insopportabile civettare con Don Milani) un appello rivolto non solo a sponsor privati per favorire le erogazioni liberali a sostegno della cultura, ma diretto anche ai 10/15 milioni di turisti che ogni anno giungono in città attratti dal suo “brand name” universale. Per moltiplicarli, evidentemente, quei turisti frettolosi. 

Il tutto sotto l’egida della Legge n. 106/2014 (Decreto Franceschini) per la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo, che ha introdotto forti agevolazioni fiscali per le erogazioni liberali a sostegno della cultura.

Ma in cosa consisterebbe il progetto nelle intenzioni dichiarate del Comune ?

Si tratta di “collegare con un sistema di trasporto innovativo due zone turisticamente molto importanti della città, San Niccolò ed il fiume Arno con il Forte di Belvedere ed il Museo Bardini”.

Il valore dell’intervento è di più di 5 M€ per la durata di un anno. A questo scopo – si dice – le possibili soluzioni di percorso sono essenzialmente tre:

la prima da Porta San Miniato che salendo lungo le mura conduce sino al Forte di Belvedere;

la seconda che si sviluppa come variante della prima e che prima di giungere al Forte di Belvedere, all’altezza dello scollinamento di via di Belvedere, entrando nel giardino del museo Bardini, conduce sino al museo stesso e poi attraverso la Costa San Giorgio, porta sino alla fortezza;

la terza prevede di accedere da via San Niccolò attraverso la sede della Facoltà d’Architettura (Palazzo Vegni) ai giardini compresi tra San Niccolò e le mura e soffermandosi sul belvedere esistente tra il giardino Bardini ed il verde pubblico esistente, giunge sino alle mura e poi alla fortezza.

Tecnologicamente le soluzioni meccanizzate per superare i dislivelli presenti sono due: una funicolare o cremagliera su binari che necessita di percorsi il più possibile rettilinei o con ampi raggi di curvatura; la seconda che si sviluppa su di un sistema di scale mobili o tapis roulant che sono sicuramente meno impattanti dal punto di vista ambientale e che consentono di affrontare anche repentini cambiamenti di direzione realizzando zone di arrivo e ripartenza.

Insomma, contraddicendo l’epigrafe dello scrittore Javier Marias che introduce la scheda di Florence I Care:

Non c'è nulla di così triste e così solitario come una città senza enigma apparente o apparenza di enigma, nulla di così dissuasivo, nulla di così opprimente per il visitatore

il Comune di Firenze (che già permette la gigantesca operazione alberghiera di Costa San Giorgio) si appresta ad aprire al turismo “di passo” una delle zone più appartate ed autentiche dell’Oltrarno, con tutte le conseguenze sul tessuto commerciale, residenziale ed economico che ben conosciamo.

Il Comune di Firenze cioè si adopera per rendere la città più triste, più opprimente e più banale per i suoi abitanti e per visitatori di tutti i tipi.

Senza qui riaprire il dibattito sul cosiddetto “Decreto Franceschini” che legittima queste operazioni, ci chiediamo piuttosto che ci faccia questo progetto in un elenco di opere oggetto di donazioni o sponsorizzazioni con cui si è articolata, fin dal 2011, la partecipazione dei privati al mantenimento del patrimonio culturale fiorentino.

Un conto è infatti il restauro di una colonna, di un affresco o del cortile di Michelozzo in Palazzo Vecchio, così come il ripristino di fontane, tabernacoli e state equestri; altra cosa è la realizzazione all’interno di due giardini storici di una infrastruttura meccanizzata per il trasporto collettivo.

****

Di questi sistemi speciali ce ne sono di vecchi e di recentissimi, realizzati in diverse città italiane ed europee, grandi e piccole. Sistemi che oltretutto hanno elevati costi di esercizio e di manutenzione e che, se non ben calcolati, possono trasformarsi facilmente in “non luoghi” ed essere persino abbandonati dopo qualche anno. Ecco alcuni esempi di strutture di questo tipo che aiutano a capirne l’impatto ambientale e paesaggistico.

Pertanto al di là della scelta del mezzo più adatto per una più comoda fruizione di percorsi collinari fiorentini occorrerebbe inserire un eventuale progetto (con tutta la delicatezza ed attenzione del contesto) nel sistema della mobilità pedonale e dolce fiorentina, già afflitto, come sappiamo, da miopia strategica e deficit di competenza tecnica.





Poniamo quindi alcune domande al Comune.

Che ci fa il progetto di un’opera nuova e così impattante nell’elenco delle 49 opere oggetto del nuovo avviso pubblico per la ricerca di sponsorizzazioni destinate al restauro di beni culturali della città (Florence I Care) ?

In quale sistema di governo dei flussi turistici in città si inserirebbe questo progetto e soprattutto, a quale esigenza prioritaria risponderebbe, oltre a quella di far profitto?

Quale bene in questo caso sarebbe da valorizzare, per usare la terminologia della legge n.106/2014 ?

Perché andare a disturbare con quest’ opera il polo educativo di Palazzo Vegni, costituito da due istituti universitari ed un simpatico asilo di quartiere con il suo giardino ?

In che rapporto starebbe questa infrastruttura con altre ipotesi ventilate di percorsi meccanizzati al servizio del resort di Costa San Giorgio ?

Infine, ci sarebbe anche una domanda di fondo: che significa valorizzare un bene culturale alla luce della nostra Costituzione?

FONTE ARTICOLO BLOG ITALIA NOSTRA FIRENZE

lunedì 27 giugno 2022

Di Italia Nostra - Le Gualchiere: l'interesse del Principe Carlo e il disinteresse dei comuni competenti!

Gualchiere di Remole. Il vivo interesse della Fondazione Nobriega e del principe Carlo d’Inghilterra per il loro recupero strutturale e funzionale a vantaggio pubblico, il sostanziale disinteresse dei due Comuni patrimonialmente e territorialmente competenti

Giugno 2022: la pubblicazione dell’elenco dei progetti per la Città Metropolitana ammessi ai fondi PNRR, elenco edito nel sito del Comune di Firenze, smentisce l’avvenuta considerazione del recupero delle Gualchiere di Remole: nonostante le indiscrezioni dei mesi passati, le Gualchiere non sono rientrate nei progetti europei elaborati dai Comuni di Firenze e di Bagno a Ripoli.

      Ciò nonostante, va sottolineato che “La Nazione” del 23 giugno 2022, con l’articolo di Manuela Plastina, Firenze, la corona inglese restaura struttura sull’Arno? Il principe Carlo interessato, ha dato notizia del sopralluogo effettuato alla “zona in rovina” delle Gualchiere dalla signora Elizabeth Nobrega Tsakiroglu, presidente della Fondazione Nobrega e dell’Istituto Internazionale delle Conoscenze Tradizionali. La nobildonna “si è presentata anche per conto di sua Altezza reale il principe Carlo, interessato – ha spiegato – alla promozione del restauro di quello che è ormai un monumento di storia e cultura”.

      Come è noto, il principe Carlo venne coinvolto alcuni anni fa da una lettera degli studenti dell’Istituto fiorentino Leonardo da Vinci, allievi di Girolamo Dell’Olio, e nell’occasione anche il Sindaco Nardella scrisse al principe “proponendo la costituzione di una task force anglo-italiana per l’individuazione di soluzioni praticabili per quelle Gualchiere. E da Buckingham Palace era arrivata la conferma dell’interessamento”.

      Nobrega – che ha visitato le Gualchiere in compagnia di esponenti del gruppo tecnico costituito al Circolo Vie Nuove (Luciano Bartolini e Pietro Laureano), dell’assessore fiorentino Alessandro Martini e dell’architetto Giorgio Caselli, dirigente del servizio Belle Arti di Palazzo Vecchio – “ha spronato il Comune a continuare nella volontà di crearvi un sistema che riporti il monumento al pubblico, come proposto dal gruppo tecnico”, magari come “polo della cultura, dell’artigianato e dell’ambiente. La Fondazione Nobrega si è resa disponibile a sostenere il progetto con fondi per la creazione di un museo, ma anche borse di studio internazionali legate alla ricerca”, e si è detta disponibile “a donare una collezione di oggetti d’arte, argenti, statue e manufatti di Michael Carrington. L’Inghilterra, ha garantito la signora Nobrega, c’è. E il principe Carlo pure”.

I precedenti interventi di Italia Nostra sulle Gualchiere

FONTE BLOG DI ITALIA NOSTRA FIRENZE https://italianostrafirenze.wordpress.com/2022/06/27/gualchiere-di-remole-il-vivo-interesse-della-fondazione-nobriega-e-del-principe-carlo-dinghilterra-per-il-loro-recupero-strutturale-e-funzionale-a-vantaggio-pubblico-il-sostanziale-disinteresse-de/

giovedì 16 giugno 2022

ODEON, UN LUOGO SPECIALE CHE MERITA UN FUTURO MIGLIORE

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su La Città invisibile, rivista del laboratorio politico perUnaltracittà – Firenze, a questo indirizzo [https://www.perunaltracitta.org/homepage/2022/05/31/odeon-un-luogo-speciale-che-merita-un-futuro-migliore/] con licenza BY-NC-SA 3.0.  

Di Francesca Conti - 31 Maggio 2022

L’annunciata trasformazione del Cinema Odeon in una sorta di spazio libreria polivalente con il cinema ridotto alla sola galleria diventando di fatto un’attività secondaria è qualcosa che a Firenze purtroppo non stupisce. Conferma l’assenza di qualsiasi ripensamento sia delle politiche culturali che dell’inevitabile trasformazione del centro storico.

Come in un tetris inesorabile l’operazione Odeon-Giunti è l’ennesimo mattoncino che contribuisce all’espulsione non solo dei residenti, ma anche di chi si ostina a frequentare il centro per le poche iniziative culturali dedicate a chi la città la vive. L’Odeon grazie alla programmazione dei film in lingua originale e anche di classici del cinema ha continuato ad attrarre fruitori e amanti del rito della proiezione. Sicuramente la decisione, presa diversi anni fa da parte della Regione Toscana, di spostare la 50 giorni di cinema internazionale al Teatro della Compagnia non ha aiutato la frequentazione del cinema Odeon, i cui titolari, dopo le chiusure dovute al Covid, hanno messo in piedi una programmazione stanca e piuttosto ripetitiva. Nonostante tutto questo l’Odeon ha continuato finora ad essere frequentato da un pubblico molto fidelizzato e affezionato. L’appello, firmato in pochi giorni da più di 6.000 persone ne è stata la dimostrazione.

Cinema Odeon FirenzeIl progetto presentato nel corso di una conferenza stampa organizzata dopo l’uscita della petizione ha soltanto confermato i sospetti di chi aveva fin dall’inizio criticato il progetto. Una libreria con palco per i concerti, con uno schermo a scomparsa e con merchandising vario e, ciliegina sulla torta avvelenata, qualcosa legato al cibo, ma ancora molto fumoso.

Eppure in quella zona le librerie simili sono già tre; Red, Melbooks e Feltrinelli. A che scopo una nuova libreria? Ma soprattutto per quali clienti? Non solo, il progetto presentato suona come qualcosa di già sentito. Viene in mente la catena FNAC che in Italia chiuse diversi anni fa perché evidentemente quel tipo di operazione non incontrava una clientela numerosa. Alla luce di tutto questo, il sospetto che si possa puntare tutto sulla ristorazione è sacrosanto. In quel caso il target sarebbe chiaro: i turisti.

La prospettiva peggiore è che la nuova libreria-cinema-bar non funzioni, chiuda i battenti e dopo qualche anno l’ormai ex-Odeon diventi l’ennesimo vuoto che poi verrà colmato con una struttura ricettiva o con l’ennesima mangiatoia. Sono tante le ferite aperte in città e per questo la reazione da parte di molti è stata di rabbia e critica feroce. Si pensi al Cinema Universale che prima è stato trasformato in un locale e poi in appartamenti, oppure al Gambrinus, sempre di proprietà della famiglia Germani, trasformato in un Hard Rock Cafè. Per non parlare dell’Apollo, del Supercinema, del Teatro Nazionale e dell’Astra due, altra proprietà Germani.

Cinema OdeonOltre al tema dell’espulsione dei residenti e degli amanti del cinema, l’altro tema centrale è quello della cultura. Molte delle voci che si sono schierate a favore dell’operazione Giunti-Odeon hanno sottolineato il fatto che lo spazio è privato e che in fondo il privato può fare quel che vuole. Ma la cultura di una città non è una questione privata, è questione pubblica che riguarda tutti e tutte. Dovrebbe riguardare prima di tutto l’amministrazione che potrebbe e dovrebbe dire la sua su un’operazione di questo genere. Scontato che non sarà da questa amministrazione che arriverà un’inversione di tendenza, anzi.

Il Cinema Odeon ha certamente una proprietà, ma appartiene al tempo stesso alla città e ai suoi frequentatori. La bellissima sala realizzata da Alfonso Coppedè e Marcello Piacentini, le prime che ha ospitato, la programmazione in lingua originale, i classici restaurati. Su tutto questo non si può tirare una linea senza coinvolgere chi ha promosso e firmato l’appello. L’appello è stato in qualche modo un atto di amore, amore che sembra mancare a chi presenta per un luogo speciale un progetto stanco, figlio dell’altro ieri. Sarebbe bello che l’Odeon venisse affidato a qualcuno che è pronto ad una sfida verso il futuro e a investire soldi, intelligenza, preparazione e cultura in uno dei luoghi simbolo di Firenze.

Francesca Conti 

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Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su La Città invisibile, rivista del laboratorio politico perUnaltracittà – Firenze, a questo indirizzo [https://www.perunaltracitta.org/homepage/2022/05/31/odeon-un-luogo-speciale-che-merita-un-futuro-migliore/] con licenza BY-NC-SA 3.0. 

martedì 22 febbraio 2022

Salvatore Settis, Il suolo devastato dai partiti inerti....(articolo del 2018!)

Tre governi hanno finto di voler approvare una norma per mettere dei limiti, ma poi hanno sempre rinviato. Negli ultimi 50 anni è stata cementificata una superfice equivalente alla Lombardia – Legislatura sprecata 

Fra i record negativi (che abbondano) di questa morente legislatura ce n’è uno che rischia di sfuggire ai radar, tanto si è allontanato dalla pubblica attenzione: il consumo di suolo. Un disegno di legge per contenerlo c’era già, rarissimo lascito positivo dell’era Monti, grazie all’allora ministro Mario Catania. Eppure, con manovre degne della corte di Bisanzio, i tre governi di sedicente sinistra, mentre fingevano di volerlo rilanciare, sono brillantemente riusciti a insabbiarlo, riscrivendolo mille volte in estenuanti quadriglie, emendamenti, furbizie d’ogni sorta. In compenso, il super-cementificatore Maurizio Lupi, già vituperato dal Pd quando era schierato con Berlusconi, veniva imbarcato fra i padri della patria al governo, e in amorevole duetto con Renzi lanciava il cosiddetto Sblocca Italia, consacrazione e decalogo di chi il suolo lo devasta.

Il tema venne in discussione ai cosiddetti Stati Generali del Paesaggio, convocati con molte buone intenzioni e poco potere reale dal sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni il 25-26 ottobre. Qualcuno fece allora notare che, in simultanea, a un passo da Palazzo Altemps dove si svolgeva il convegno, il Senato stava votando la fiducia all’indegno Rosatellum. Perché, fu chiesto allora a Dario Franceschini che era presente, di non mettere invece la fiducia sulla legge contro il consumo di suolo, onde approvarla prima della fine della legislatura? Il ministro dichiarò che era un’ottima idea, e che ci avrebbe provato. Ma niente di fatto: si opposero altri esponenti di spicco del Pd (a quel che pare, l’on. Puppato). 1834 giorni di legislatura non sono bastati a portare la legge in porto. Complimenti.

Quel che accadrà a valle del 4 marzo nessuno lo sa; quali che siano i veri o finti proclami dei partiti in corsa, i programmi veri salteranno fuori dal cappello dei negoziati e dei compromessi solo se e dopo che si sarà formata una coalizione coi numeri per governare. Perciò tornare su questo tema è come lanciare un messaggio in bottiglia, col rischio che si disperda nell’oceano di chiacchiere in cui il Paese affonda. Proviamoci lo stesso.

Ricordo solo qualche dato Ispra. 23.000 chilometri quadrati di territorio divorati dal cemento negli anni 1950-2016: il 7,64% della superficie del Paese, più o meno quanto la Lombardia. Tre metri quadrati al secondo, trenta ettari al giorno coperti dal cemento. Ogni giorno, ogni secondo, anche a Natale e a Pasqua, anche mentre leggiamo questo articolo. E il suolo che si consuma è il più prezioso, quello che dovremmo destinare all’agricoltura di qualità, dalla pianura padana alla Campania già felix (cioè fertile). Sei milioni di ettari persi per l’agricoltura, riducendone la produzione con una perdita netta vicina a un miliardo di euro l’anno; per non dire che il cibo che non produciamo più dobbiamo importarlo. Intanto non si arresta l’erosione delle coste, ormai smangiate al 51% (stima Legambiente) da porti turistici, villette, alberghi e resort. La fragilità idrogeologica e sismica del territorio costringe periodicamente a correre ai ripari (3,5 miliardi di costi l’anno secondo Ance-Cresme), senza mai avviare opere di prevenzione. Salvo stracciarsi le vesti a ogni alluvione, esondazione, terremoto, frana, “bomba d’acqua”, con relativi morti e feriti.

Perciò un messaggio in bottiglia lanciato alla disperata a chi ci governerà ha alcuni temi d’obbligo. Il degrado dell’ambiente e la crescita a macchia d’olio delle città sono due aspetti complementari, che comportano da un lato enormi perdite di produzione agricola, dall’altro l’agonia delle città storiche, sottoposte a una gentrification che espelle dai quartieri più preziosi i giovani, i vecchi, i meno abbienti, creando nuovi ghetti urbani. Paesaggio urbano, periurbano ed extraurbano vanno concepiti sotto il segno di una superiore unità, che ha bisogno di uno sguardo lungimirante. È intollerabile che solo tre Regioni abbiano provveduto al piano paesaggistico, e che il ministero non abbia esercitato, nelle altre, il potere sostitutivo previsto dal Codice dei Beni Culturali.

Qualcosa si potrebbe fare subito, in attesa di correggere il maggior difetto dell’ordinamento italiano, cioè la sovrapposizione fra le quattro nozioni giuridiche di paesaggio, ambiente, territorio, suoli agricoli, con norme distinte e spesso conflittuali. Sarebbe facile, per esempio, commisurare per legge i piani urbanistici a previsioni di crescita demografica certificate dall’Istat: si sa, infatti, che i Comuni truccano spesso le statistiche, autoattribuendosi mirabolanti crescite di popolazione, onde poter consentire la speculazione edilizia. Si dovrebbero stabilire, Comune per Comune, parametri di edificabilità basati sul tasso di edilizia condonata, sulla frequenza di edifici abbandonati, invenduti o inutilizzati e di aree de-industrializzate da destinare a uso collettivo. Si dovrebbe consolidare la norma della legge di bilancio 2016 (comma 460), che riporta gli oneri di urbanizzazione all’originaria funzione della legge Bucalossi, senza più destinarli alla spesa corrente.

Intanto, mentre si moltiplicano i segni premonitori dei prossimi disastri, e aleggia, da Berlusconi a Renzi, il fantasma del Ponte sullo Stretto, bandiera e simbolo dell’irresponsabile gestione del territorio, qualcosa si muove. Reagendo all’inerzia di Parlamento e governi, il Forum “Salviamo il Paesaggio” ha lanciato una proposta di legge d’iniziativa popolare “per l’arresto del consumo di suolo e per il riuso dei suoli urbanizzati”. Un’altra fra le mille prove che, mentre i politici di mestiere s’affannano per lo più a conservare poltrone e appannaggi, un gran numero di cittadini è pronto a operare “dal basso” per ridare a questo Paese il respiro e il futuro che meriterebbe. È ancora attuale il monito di Luigi Einaudi, in un appunto che scrisse, da Capo dello Stato, al presidente del Consiglio De Gasperi: “Il problema massimo dell’Italia è la difesa, la conservazione e la ricostruzione del suolo contro la progressiva distruzione che lo minaccia. L’uomo di Stato deve guardare lontano nello spazio e nel tempo, anche contro la volontà degli uomini viventi oggi. La lotta contro la distruzione del suolo italiano sarà dura e lunga, forse secolare. Ma è il massimo compito di oggi se si vuole salvare il suolo in cui vivono gli Italiani” .

FQ, 18 Febbraio 2018

Salvatore Settis

FONTE: https://emergenzacultura.org/2018/02/20/salvatore-settis-il-suolo-devastato-dai-partiti-inerti/

venerdì 12 novembre 2021

Ex Fabbrica Brunelleschi di Sieci: DICHIARATA DI INTERESSE CULTURALE PARTICOLARMENTE IMPORTANTE!!!!!

Pubblichiamo volentieri l'articolo dell'Associazione "Vivere in Valdisieve" che si trova sul loro blog QUI.

Ci rallegriamo per l'ottima notizia!

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Abbiamo appreso dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e per le province di Pistoia e Prato che l'iter iniziato ad Aprile scorso, per il riconoscimento della tutela culturale, si è concluso con Decreto n. 146 del 22/09/2021 in cui la Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale, presso il Segretariato Regionale per la Toscana del Ministero della Cultura,  ha dichiarato il complesso della Fornace delle Sieci 

di interesse culturale particolarmente importante 

ai sensi degli articoli 10 e 13 del D. Lgs. 42/2004 "Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio", 

assoggettandola a tutela storico-artistica.


Qualunque sviluppo verrà deciso per quest'area, 
si dovrà tenere presente questo vincolo. 
In tutela del valore storico artistico, che è stato
così importante per le Sieci e non solo. 
Tanto da avere un complesso "gemello" a Scauri, Comune di Minturno (Latina), chiamato proprio "Le Sieci".

Per approfondire e vedere altra documentazione, cliccare QUI

domenica 16 maggio 2021

di Tomaso Montanari: Recovery, addio sogni green: il cemento seppellirà l’Italia

 di Tomaso Montanari

“Trasformerà l’Italia”, dice del Pnrr Enrico Giovannini, ministro delle Infrastrutture e delle mobilità sostenibili (dicastero dal curioso nome demagogico: che spinge a chiedersi chi si occupa delle infrastrutture e della mobilità insostenibili, che sono ancora la massima parte…). Condivido l’affermazione, ma non nell’implicito, positivo, giudizio di valore: perché credo che questa trasformazione consisterà in una immane colata di cemento.

Tutto era evidente sin dalla nascita del governo Draghi, con la sparizione del Ministero dell’Ambiente (fagocitato dall’elefantiaco quanto propagandistico Ministero della Transizione Ecologica), e del Ministero per i Beni culturali (tra i quali c’è anche il paesaggio) mutato nel, non meno astratto e propagandistico, Ministero della Cultura. Il messaggio è chiaro: questo governo non vuol tutelare più nulla, vuol far sparire lacci e lacciuoli, regole e protezioni, in un danzante ritorno al “maniliberismo” trionfante che ha massacrato la forma dell’Italia. La prova arriva dalle pagine del Pnrr. I numeri danno conto delle priorità: un piano che nasce da un disastro sanitario stanzia 25,33 miliardi per le infrastrutture contro i 15,63 per la salute! Siamo, insomma, ancora all’idea che il mattone (il cemento) sia l’unico possibile volano economico.

E ancora una volta non c’è traccia di quella Unica Grande Opera utile che sarebbe la messa in sicurezza del territorio: il Piano assegna alle “misure per la gestione del rischio di alluvione e per la riduzione del rischio idrogeologico” solo 2,49 miliardi, un decimo di quanto assegnato al cemento delle nuove infrastrutture. E invece dà 6 miliardi alla “valorizzazione del territorio dei comuni”, etichetta assai ambigua e passibile di tradursi in altro cemento. Il Piano evoca il problema cruciale del “consumo di suolo” solo per regredire dall’unica posizione possibile (il consumo zero, che l’unione Europea impone di raggiungere nel 2050) a una vaga e parenetica esortazione a “limitarlo”: di fatto, un via libera alle betoniere.

L’ideologia è quella del neoliberismo più sfrenato. Il Piano afferma che “è necessaria una profonda semplificazione delle norme in materia di procedimenti in materia ambientale e, in particolare, delle disposizioni concernenti la valutazione di impatto ambientale (Via). Le norme vigenti prevedono procedure di durata troppo lunga e ostacolano la realizzazione di infrastrutture e di altri interventi sul territorio”. La Valutazione di impatto ambientale è sentita come un intralcio allo sviluppo, non come una garanzia per l’ambiente. E invece di assumere personale per farle realizzare più in fretta, si pensa solo ad aggirarle, e nella più classica tradizione italica si ricorre ad una giurisdizione speciale: “Si prevede di sottoporre le opere previste dal Pnrr ad una speciale Via statale che assicuri una velocizzazione dei tempi di conclusione del procedimento, demandando a un’apposita Commissione lo svolgimento delle valutazioni in questione”. E non è difficile immaginare quanto l’ambiente sarà tutelato in questi “tribunali del capitale”!

Il Piano invoca a più riprese l’allargamento del “silenzio assenso” che costringa le soprintendenze svuotate di personale a dire “sì” ad ogni scempio paesaggistico, e anzi si vocifera del progetto di istituire una specie di “soprintendenza nazionale unica” posta direttamente sotto il controllo della politica. Sarebbe l’abrogazione definitiva dell’articolo 9 della Costituzione che obbliga la Repubblica a tutelare paesaggio e ambiente: e, d’altra parte, che le costituzioni “socialiste” del meridione d’Europa vadano abbattute è un vecchio pallino delle grandi banche d’affari la cui visione del mondo impregna il vertice di questo esecutivo.

Paolo Pileri, ordinario di Pianficazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano ha definito il Piano “obbediente a logiche più industriali e finanziarie che ecologiche”. Greenpeace lo ha valutato assegnando un voto a ciascuna componente del Piano che abbia a che fare con l’ambiente (anche le politiche energetiche): la media è un brillante 3,3 (su 10). Per WWF, Greenpeace, Legambiente, Kyoto Club e Transport & Environment (T&E) il Pnrr è un’occasione sprecata, perché “non riesce a identificare nei settori della decarbonizzazione il volano per la ripresa economica sostenibile e non è incisivo nell’allocazione delle risorse e nelle riforme per innovare i settori pilastro della decarbonizzazione”, e “le risorse classificabili come ‘verdi’ appaiono marginali nella transizione energetica e scollegate da una strategia climatica”.

Se si aggiunge la ciliegina del Ponte sullo Stretto, cavallo di battaglia di Berlusconi e Renzi riesumato da Draghi, è evidente che più che Next Generation è una prospettiva da last Generation: il regalo avvelenato di un governo (con l’età media di 54,5 anni, composto per due terzi da maschi, e per tre quarti di ministri del Nord) che pensa in termini di “dopo di me il diluvio”.

https://emergenzacultura.org/


ARTICOLO PUBBLICATO SU “IL FATTO QUOTIDIANO” IL 10 MAGGIO 2021. FOTOGRAFIA DA LIBRESHOT.
[FONTE https://emergenzacultura.org/2021/05/10/recovery-addio-sogni-green-il-cemento-seppellira-litalia/?fbclid=IwAR0ZvJ3Pq4ZlEeVTpKrECEz57ElBqMMAIET-BaxCP9J1novlAvuDaTdSayc]

lunedì 10 maggio 2021

Ex Brunelleschi di Sieci: avvio del Procedimento Amministrativo per Dichiarazione di Interesse storico artistico particolarmente importante

Pubblichiamo il post di Associazione "Vivere in Valdisieve" sulla Manfattura della Ex Brunelleschi a Sieci.
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E' stato pubblicato su Albo Pretorio del Comune di Pontassieve l'AVVISO con cui è iniziato l'ITER del procedimento per Dichiarazione di Interesse Storico-Artistico di particolare importanza della parte storica della Fabbrica.

Pubblichiamo gli atti qui di seguito (ma li trovate anche su Albo Pretorio). Il procedimento si concluderà entro 120 giorni con un provvedimento emanato dal Presidente della Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale.


























Vedi Cartella con i PDF

lunedì 26 aprile 2021

PROPOSTA AL GOVERNO ITALIANO DI PIANO PLURIENNALE DI MANUTENZIONE DEI BENI PUBBLICI: TUTTI I CONTRIBUTI IN PDF

Il fascicolo che pubblichiamo, elaborato da Catia Pratesi dell’Associazione Valdisieve con la collaborazione di Ylenia Visentin, riunisce i contributi di qualificati esperti a sostegno della manutenzione e i nominativi di coloro che, da ogni parte d'Italia, hanno sin qui aderito all’iniziativa: PROPOSTA al Governo italiano a sostegno della inclusione nel RECOVERY PLAN dei finanziamenti di MANUTENZIONE dei beni pubblici, dei beni ambientali e culturali anche privati.

Il presente fascicolo viene rimesso anche ai Ministri del Governo italiano competenti per materia, ad altre Istituzioni italiane, pubbliche e private, ai massimi Rappresentanti dell'Unione Europea nonché agli organi di informazione.

Per aderire o inviare scritti, inviare una mail a: manutenzionebenipubb@libero.it
o telefonare al N° 347/4162018
Ylenia Visentin - referente

promotore dell'iniziativa: Gianluigi Ceruti
referente dell'iniziativa: Ylenia Visentin
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LETTERA APERTA

AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

PROF. MARIO DRAGHI

E AI MINISTRI DIRETTAMENTE INTERESSATI

AL RECOVERY PLAN ITALIANO 

Onorevoli Presidente e Ministri,

                                                     alcuni esponenti della società civile, con serena e rigorosa autonomia da posizioni di parte e nel più assoluto disinteresse personale, Vi hanno rivolto il giorno 1 marzo scorso una proposta per il Recovery Plan italiano che si incentra sulla esigenza ineludibile –quanto sin qui negletta- di MANUTENZIONE dei Beni pubblici, dei Beni ambientali e culturali anche privati.

La proposta si è concretata nella richiesta di interventi manutentivi di ponti, strade, collettori idrici di impianti acquedottistici, edifici scolastici, beni ambientali e culturali.

Il crollo del Ponte di Genova –di cui è stata accertata l’omissione di manutenzione per 51 anni- ha causato la tragica scomparsa di 43 vite umane; nelle settimane scorse, secondo notizie non smentite di stampa, lungo l’autostrada Messina-Palermo l’Autorità giudiziaria competente ha disposto, in corretta osservanza del principio eurocomunitario di precauzione, il sequestro di 22 tra viadotti e ponti per omissione di manutenzione, verificata in più perizie tecniche.

Il 41% (dato ufficiale), mediamente, degli acquedotti italiani registrano perdite di acqua e numerosi collettori idrici sono ancora in cemento-amianto, di cui la legge 27 marzo 1992, n. 257 ha vietato l’impiego essendone alcune tipologie cancerogene per esalazione e ingestione di cibi e bevande.

Come Voi ben sapete, secondo accertamenti di UNESCO, l’Italia detiene la maggiore quantità di Beni culturali del mondo e possiede, a livello europeo, la più elevata biodiversità: questi beni ambientali e culturali contribuiscono ad alimentare in misura significativa l’economia turistica del nostro Paese.

Nelle settimane scorse Rappresentanti autorevoli e qualificati della società civile aderenti alla proposta di manutenzione dei Beni Pubblici Vi hanno inviato, nostro tramite, contributi di idee per il Recovery Plan italiano.

Onorevoli Presidente e Ministri, vogliamo sperare che non deluderete le attese e presterete ascolto a quell’Italia che confida in Governanti pronti a raccogliere la sfida della ripresa economica e sociale alla quale la manutenzione dà un immenso contributo permanente di attività imprenditoriali-lavorative che, nell’apprestare occupazione costante, evitano e prevengono catastrofi.

Con cordiale fiducia.

                                                                                     Gianluigi Ceruti

                                                                                       –  promotore dell’iniziativa –

PROPOSTA 

AL GOVERNO ITALIANO DI PIANO PLURIENNALE DI MANUTENZIONE DEI BENI PUBBLICI E IN PARTICOLARE DEI BENI AMBIENTALI E CULTURALI AI FINI DELLE RICHIESTE DI FINANZIAMENTO DI FONDI EUROPEI

Come altri, i sottoscritti si sono personalmente impegnati in passato nello studio e/o nella realizzazione di attività per la protezione dell’ambiente e dei beni culturali in Italia.

Gli scriventi, con spirito collaborativo e trasversale, nell’intento di dare un contributo al rilancio economico e sociale dell’Italia afflitta dalla pandemia da coronavirus, dai perniciosi effetti sulla salute e dalle conseguenze negative economico-finanziarie presenti e future,

PREMESSO

-che la manutenzione, costante e adeguata, dei beni è essenziale alla loro conservazione e previene l’insorgenza di eventi calamitosi accaduti anche nel recente passato in Italia con perdite di vite umane e danni patrimoniali ingenti,

-che la manutenzione è una forma di estrinsecazione concreta del principio giuridico comunitario di precauzione che amministratori pubblici e magistrati debbono applicare per evitare conseguenze negative e personali responsabilità anche nell’incertezza sulle cause dei danni all’incolumità delle persone e alla integrità dei beni materiali;

-che l’attuazione della proposta qui formulata è idonea a determinare e alimentare attività imprenditoriali e lavorative in più settori, direttamente e nell’indotto, creando nuova occupazione anche giovanile per imprese industriali e artigianali, dipendenti e varie figure professionali;

-che anche illustri economisti del recente passato, come -in Italia- il compianto prof. Beniamino Andreatta, hanno affermato e sostenuto l’essenziale, vitale importanza della manutenzione dei beni sociali;

tutto ciò premesso

PROPONGONO

al Governo della Repubblica Italiana, in persona del Presidente del Consiglio dei Ministri pro tempore e ai Rappresentanti parlamentari della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica di presentare alle Autorità competenti dell’Unione Europea un PIANO PLURIENNALE di MANUTENZIONE DEI BENI PUBBLICI come edifici scolastici, ponti, acquedotti, strade nonché dei BENI CULTURALI E PAESAGGISTICO-AMBIENTALI notificati, prevedendo agevolazioni fiscali, anche sotto forma di incentivi, a beneficio dei proprietari dei beni.

Si ha ragione di ritenere che le singole Amministrazioni pubbliche competenti abbiano già censito le opere di cui necessita la manutenzione.

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INDICE DEI CONTRIBUTI 

che troverete nel PDF

  • Salvatore Giannella - il padre della legge dei parchi ci affida il promemoria per il governo italiano: la manutenzione dei beni pubblici - pag. 5
  • Chiara Ceschi - Conoscere per conservare: un itinerario virtuoso nel patrimonio storico-artistico – pag. 7
  • Anna Donati - manutenzione delle reti e sicurezza stradale assenti nel pnrr next generation italia – pag. 9
  • Salvatore Ferrari - tutela del paesaggio e recupero dei centri storici come spendere (bene) i fondi europei del recovery plan anche in Trentino – pag. 12
  • Sergio Frigo - il recovery fund europeo deve servire al recupero e alla manutenzione dei beni – pag. 14
  • Cesare Lasen - i beni di interesse naturalistico: per la manutenzione del territorio e un utilizzo delle risorse del recovery plan che limitino al massimo il consumo di suolo – Pag. 16
  • Antonio Lopez - la nostra proposta al governo italiano per la manutenzione dei beni pubblici e in particolare di quelli culturali e ambientali con i finanziamenti europei – Pag. 19
  • Elena Macellari - verde e paesaggio in italia. dal dire al fare – Pag. 21 
  • Francesco Mezzatesta - la manutenzione non può essere un optional – Pag. 24 
  • Franco Pedrotti – la manutenzione dei beni ambientali – Pag. 27
  • Franco Pozzati - il recovery fund europeo deve servire al recupero e alla manutenzione dei beni – Pag. 30
  • Fulco Pratesi - manutenzioni patrimonio: una proposta concreta per il recovery fund – Pag. 33
  • Roberta Reali - i beni culturali, risorsa inesauribile e investimento nel capitale umano -Pag. 35 
  • Giorgio Roman - la manutenzione dei beni pubblici preserva la vita, garantisce l’integrità del patrimonio e crea occupazione – Pag. 37 
  • Maurizia Rosada - le biblioteche: vero propellente culturale per il futuro – Pag. 4 
  • Gianluigi Ceruti - promotore dell’iniziativa – Pag. 43
  • Adesioni in ordine alfabetico - Pag. 45 
  • Contatti – Comunicazioni – Ringraziamenti - Pag. 48

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giovedì 15 aprile 2021

Salvatore Ferrari: "TUTELA DEL PAESAGGIO E RECUPERO DEI CENTRI STORICI. Come spendere (bene) i fondi europei del Recovery plan anche in Trentino"

 Un lavoro interessante dello Storico dell'Arte Salvatore Ferrari, sempre sul tema dell'utilizzo dei fondi europei del Recovery Plan, da utilizzare prima di tutto per la tutela dei nostri Beni Culturali in modo da poterli lasciare alle generazioni future in uno stato migliore di adesso e duraturo nel tempo.

tutela del paesaggio e recupero dei centri storici

come spendere (bene) i fondi europei del recovery plan anche in Trentino

di Salvatore Ferrari

Nella Costituzione repubblicana del 1948, tra i principi fondamentali, si fa esplicito riferimento alla necessità di tutelare “il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione” (articolo 9).

Purtroppo, dal secondo dopoguerra ai giorni nostri, i buoni propositi dei “Padri costituenti” sono stati quasi sempre traditi. Paesaggio e patrimonio culturale contribuiscono, quali beni comuni, al benessere personale e collettivo, oltre a definire l'identità di un popolo e di un territorio, ma raramente sono al centro delle politiche nazionali, regionali e locali, se non quali “beni di consumo”, come aveva lucidamente evidenziato il grande storico dell'arte Nicolò Rasmo (1909-1986), ultimo Soprintendente statale del Trentino – Alto Adige, in un intervento al convegno L'insediamento turistico e residenziale nell'ambiente montano dell'arco alpino, organizzato a Rovereto il 29 agosto 1970.

Dopo la ratifica da parte dell'Italia nel 2006 della Convenzione europea del paesaggio – che era stata sottoscritta sei anni prima a Firenze – anche in Trentino è tornata in auge la parola paesaggio, ripetuta come una formula sacra da politici, tecnici, opinionisti e ricorrente nella documentazione del Piano Urbanistico Provinciale del 2008. Alla prova dei fatti, però, le parole (e le buone intenzioni) sono rimaste sulla carta, come lo stop al consumo di suolo, disciplinato dalla nuova legge urbanistica del 2015. Anzi, le cose che sono accadute nell'ultimo decennio e che continuano ad accadere nel quotidiano “governo del territorio” vanno in direzione “ostinata e contraria”, per riprendere – ma con un significato negativo – le parole della “smisurata preghiera” di Fabrizio de André.

Si affidano indagini, si scrivono rapporti, si approvano linee guida, si pubblicano atlanti, si aprono scuole, s'istituiscono osservatori, si organizzano convegni e corsi di formazione e di aggiornamento, si nominano commissioni con esperti internazionali. Ma tutto questo aiuta realmente a tutelare il paesaggio trentino, e in particolare il paesaggio urbano, che ha (avrebbe) nei centri storici il suo fiore all'occhiello? Contribuisce ad attivare azioni preventive di salvaguardia o politiche sanzionatorie? Chi controlla l'applicazione di norme e regolamenti? Lascio ai Trentini di oggi, non ai posteri, l'ardua sentenza. In particolare, le modifiche alla normativa provinciale in materia urbanistica, introdotte con la legge finanziaria provinciale del 2013, rischiano di compromettere definitivamente i caratteri di pregio dei centri storici del Trentino, autorizzando interventi di demolizione su larga scala.

Per evitare una radicale e incontrollata trasformazione dei nuclei di antica origine “con conseguenti gravi danni per l’identità dei luoghi, per la memoria collettiva e per l’attrattività turistica del nostro territorio” – per citare le parole di un importante studio del 2019 dell'Osservatorio del paesaggio trentino intitolato Processi di trasformazione dei Centri storici in Trentino (pagina 7) – sarebbe opportuno elaborare Piani di recupero, restauro conservativo e riuso degli insediamenti storici, con l’individuazione di interventi mirati alla conservazione e al riutilizzo del patrimonio edilizio esistente, senza consumare ulteriore suolo per nuove costruzioni e utilizzando parte dei fondi europei post pandemia, destinati anche alla nostra Autonoma Provincia.

A questo proposito, il primo marzo 2021 l'avvocato Gianluigi Ceruti, già Vicepresidente nazionale di Italia Nostra e “padre” della Legge quadro sulle aree protette -Legge 394/1991- (che i Trentini conoscono bene per le battaglie legali promosse nei primi anni Duemila dalle Associazioni di protezione ambientale contro le cave di tonalite in Val Genova e contro il collegamento funiviario tra Pinzolo e Madonna di Campiglio, contrabbandato come sistema di mobilità alternativa), come promotore di un'iniziativa firmata da cittadini di ogni parte d'Italia, tra cui il sottoscritto, ha inviato al Presidente del Consiglio dei Ministri, prof. Mario Draghi la proposta di un “piano pluriennale di MANUTENZIONE dei beni pubblici e in particolare dei beni ambientali e culturali ai fini delle richieste di finanziamento di fondi europei” (vedi allegato).

Mi auguro che il Presidente Draghi e i ministri Cingolani, Franceschini, Franco e Giorgetti, impegnati sul dossier del “Recovery Plan”, valutino con attenzione e accolgano le proposte che arrivano dalla società civile.

Salvatore Ferrari

Storico dell’arte, dal 2013 è funzionario storico-culturale della Soprintendenza per i beni culturali di Trento (Ufficio per i beni storico-artistici). Laureato nel 2000 a Udine in Conservazione dei Beni Culturali e specializzato nel 2004 a Padova in storia dell’arte e delle arti minori. Ha pubblicato articoli e studi di carattere storico e artistico e ha promosso e coordinato numerose giornate di studio, convegni e conferenze inerenti la tutela e la promozione dei beni culturali e ambientali del Trentino. Prima del 2013, da libero professionista, ha collaborato con i Civici Musei e Gallerie di Storia e Arte di Udine (2001-2002), con il Museo Civico di Riva del Garda (2008), con il Museo Diocesano Tridentino (2008, 2009), con il Museo di Castelvecchio di Verona (2010), con il Museo Castello del Buonconsiglio di Trento (dal 2004 al 2012) e con la Fondazione “Rasmo-Zallinger” di Bolzano (dal 2004 al 2012). Dal 2002 al 2012 ha insegnato storia dell’arte in quattordici sedi dell’Università della terza età e del tempo disponibile del Trentino e negli ultimi 28 anni ha collaborato a numerose mostre d’arte allestite a Bassano del Grappa, Bolzano, Brescia, Caldes, Cles, Desenzano del Garda, Riva del Garda, Sarnonico, Trento, Vigo di Ton, Villa Carcina. Nel 2005 ha partecipato a Parma al Convegno internazionale di studi: “Il Medioevo: la chiesa e il palazzo”. Sui temi della tutela del paesaggio, dei beni culturali e dei centri storici è autore di vari articoli e saggi, tra i quali: Paesaggi sensibili (2020); Il Trentino e la perdita di una visione del governo del territorio (2019); L’attività di Aldo Gorfer nel Comitato Tecnico per i Beni Culturali (2017); Nicolò Rasmo e la tutela del paesaggio in Trentino: appunti per una storia (2009); Arginare il degrado (2009); Centri storici: conoscere per conservare (2008); I vandali in casa: l'assalto ai centri storici del Trentino (2006); La memoria in pericolo: considerazioni sullo stato degli archivi nell’Italia “berlusconiana” (2005); Il condono preventivo (2004); Il territorio trasformato: il caso della Val di Sole (1999); Il futuro dei centri storici (1996). Dal 2008 al 2012 è stato membro supplente dell’organo di tutela degli insiemi in seno alla Commissione Edilizia del Comune di Bolzano e componente del Comitato d’Indirizzo della Fondazione Museo Storico del Trentino. Dal 2013 è membro del comitato di redazione del periodico “Studi Trentini Arte” e dal 2016 è membro del Consiglio direttivo del Centro Studi per la Val di Sole. Dal 2020 è presidente del Comitato di gestione del Museo della Civiltà Solandra di Malé. Tra il 2016 e il 2020 è stato rappresentante titolare di alcune associazioni di protezione ambientale (CIPRA Italia, Italia Nostra, LIPU, Mountain Wilderness e PAN–EPPAA) nel Comitato provinciale di coordinamento e di indirizzo del Parco Nazionale dello Stelvio e tra il 2015 e il 2020 membro supplente del Comitato di gestione dell'Ente Parco “Paneveggio Pale di San Martino” in rappresentanza di CIPRA Italia, FAI, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Mountain Wilderness, Pan - Eppaa e WWF. Socio di Italia Nostra dal 1997; della sezione trentina è stato vicepresidente (2004-2012), presidente (dal 3 luglio 2012 al primo marzo 2013) e tesoriere (dal 2015).