VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

CALENDARIO

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giovedì 29 ottobre 2020

Italia divoratrice di suolo: il doppio della media Ue

 

di Vittorio Emiliani | 29 OTTOBRE 2020

Qui ci vogliono, al più presto, fatti concreti per ambiente e territorio. È quanto propone in un recente documento Gian Luigi Ceruti autore con Antonio Cederna della bella e incisiva legge n. 394 del 1991 sulle aree protette: un grande piano di manutenzione del territorio concorrerebbe a evitare tante sciagure umane ed economiche e darebbe […] 

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giovedì 25 agosto 2016

UN ARTICOLO DA RICORDARE, PER RIFLETTERE.......UNA VOLTA FINITA LA PRIMA FASE DI EMERGENZA TERREMOTO!

di  | 24 agosto 2016

Terremoto Centro Italia: oggi lacrime, domani sorrisoni e dopodomani grandi opere

Terremoto Centro Italia: oggi lacrime, domani sorrisoni e dopodomani grandi opereL’Italia ha la mappa meglio aggiornata del rischio sismico. Sappiamo cosa fare ma non facciamo. C’è un perché, anzi due.
La prevenzione del rischio sismico e di quello idrogeologico punta a una cucitura lenta e vasta dell’Appennino. Piccoli cantieri, piccole opere, ma molto utili. Lavoro faticoso e invisibile. L’adeguamento antisismico inciderebbe un minimo rispetto al costo dell’edificio ma chi lo riconoscerebbe? La riconoscibilità politica di un’opera è essenziale per la propaganda.
Le due Tav più il Mose avrebbero condotto l’Italia più fragile alla salvezza. Il costo di mezza Metro C di Roma avrebbe potuto far riattivare gli ottomila chilometri di binari morti. Ma queste grandi opere hanno grandi costruttori che muovono grandi interessi. La lobby ha un valore e un potere. Sono imprese spesso multinazionali con fatturati miliardari che pressano, indicano, consigliano ed eleggono deputati e senatori. Avrebbe infatti avuto senso spendere centinaia di milioni di euro per il solo studio di fattibilità (solo lo studio eh?) del Ponte sullo Stretto invece che mettere in sicurezza l’area dello Stretto, la più esposta d’Italia al rischio sismico e idrogeologico?
Seconda spiegazione del perché. Il valore e il costo dell’emergenza è molto più elevato di quello della prevenzione. Solo L’Aquila (meno di centomila abitanti) ha prodotto un fatturato per le grandi aziende (compresa quella dell’ex presidente di Confindustria che ha fatto milioni con i suoi ponteggi). Vogliamo parlare dell’Irpinia e dei 56mila miliardi spesi, oppure del piccolo terremoto del piccolo San Giuliano di Puglia esteso artificiosamente a tutto il Molise?
Mi scrivono, gli imbecilli, che oggi è il tempo della solidarietà. Ma che bravi, e come no? Oggi lacrime, domani sorrisoni e dopodomani grandi opere.

mercoledì 24 agosto 2016

Terremoto Centro Italia, Boschi: “Prevenzione insufficiente. In Italia si costruisce bene solo dopo sismi gravi”

>>  NEL PUBBLICARE L'ARTICOLO IN CALCE, 
VOGLIAMO ESPRIMERE TUTTA LA NOSTRA SOLIDARIETÀ 
ALLE VITTIME DEL TERREMOTO DI QUESTA NOTTE IN ITALIA CENTRALE << 
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Terremoto Centro Italia, Boschi: “Prevenzione insufficiente. In Italia si costruisce bene solo dopo sismi gravi”

Il sismologo, tra i massimi esperti europei e ex presidente dell'Ingv: "A Norcia ci fu un disastro nel 1979 e si è proceduto con interventi antisismici: infatti i danni di stanotte lì sono stati irrilevanti".  Per il geofisico ora bisogna fare attenzione a possibili altre scosse forti: "Non rientrare negli edifici rimasti in piedi prima dei controlli".

di  | 24 agosto 2016
Un’area “ad alta pericolosità sismica“, dove è possibile che “nelle prossime ore e giorni” avvengano altre forti “scosse a coppie“. E sullo sfondo, ancora una volta, una prevenzione insufficiente perché “purtroppo in Italia si costruisce bene, con criteri antisismici, solo dopo un terremoto grave”. A parlare è Enzo Boschi, sismologo e geofisico, tra i massimi esperti europei di terremoti ed ex presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Intervistato dall’ AdnKronos Boschi spiega che il terremoto che ha colpito l’Italia centrale “ricade in una zona già inserita nella mappa sismica italiana e nella mappa, pubblicata a inizio 2003 in Gazzetta Ufficiale, questa zona appenninica era già stata classificata come ad alta pericolosità sismica”. La classificazione risale al 2003 e fu voluta dopo il terremoto di San Giuliano di Puglia del 31 ottobre 2002, a causa del quale morirono 27 bambini e un’insegnante nel crollo della scuola Francesco Jovine.
Sul fronte dei terremoti “siamo ancora indietro sulla prevenzione”, dice Boschi. La controprova è Norcia: lì “dopo il terremoto del 1979 si è proceduto con interventi antisismici sugli edifici” e così “i danni provocati dal sisma di questa notte sono quasi irrilevanti”. “Purtroppo in Italia si costruisce bene, con criteri antisismici, solo dopo un terremoto grave” aggiunge il sismologo. “Eppure – spiega lo scienziato – l’area colpita oggi dal grave sisma è una zona in cui la Terra si sta come ‘lacerando’, un’area che è nota per essere ad alto rischio sismico”. “Quando nel 2003 è stata pubblicata la Mappa del rischio sismico in Italia, bisognava intervenire con lavori di prevenzione sugli edifici nelle zone più vulnerabili, ma non in tutte le zone è stato fatto. Invece le maggiori vittime il terremoto le provoca proprio con i crolli di case ed edifici“.
Quanto allo sviluppo delle scosse “bisogna fare grande attenzione nelle prossime ore e giorni perché in queste zone spesso avvengono forti ‘scosse a coppie’, cioè si ripete una seconda scossa forte nella stessa zona e uguale alla prima”. “A fronte di questo alto rischio, non bisogna entrare negli edifici che sono rimasti in piedi oggi prima di un attento controllo di tecnici e esperti della Protezione Civile”, avverte Boschi. “Nel terremoto dell’Emilia Romagna si ebbe, a distanza di pochi giorni, una forte scossa uguale alla prima e – ricorda il geofisico – molte vittime si ebbero proprio a causa della seconda perché molte persone entrarono negli edifici ancora in piedi, senza preventivi controlli sulle strutture”.