VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

CALENDARIO

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mercoledì 16 giugno 2021

Manutenzione - Parola oscura al PNRR?

Un nuovo episodio di INCURIA ha provocato il cedimento di parte del tetto del Teatro Astra di Bassano del Grappa, a Vicenza, a 400 metri dal "Ponte degli Alpini" sul Brenta! Teatro di proprietà della Società Zetafilm, ma chiuso da tempo e di cui veniva chiesta la riapertura. 

Quanti immobili pubblici o privati sarebbero da revisionare con un piano di manutenzione per evitare cose di questo tipo?


A tal proposito rilanciamo
 l'iniziativa di: PROPOSTA AL GOVERNO ITALIANO DI PIANO PLURIENNALE DI MANUTENZIONE DEI BENI PUBBLICI E IN PARTICOLARE DEI BENI AMBIENTALI E CULTURALI AI FINI DELLE RICHIESTE DI FINANZIAMENTO DI FONDI EUROPEI, promossa da Gianluigi Ceruti di cui è Referente Ylenia Visentin.


Ma se non utilizziamo parte di questi soldi per la MANUTENZIONE, ma quando ci ricapiterà un'occasione di questo tipo? 

giovedì 13 maggio 2021

Quando si chiede un PIANO DI INVESTIMENTI PER LA MANUTENZIONE, non lo si dice a caso!

Ieri, 12 Maggio 2021, è crollato un ponte levatoio a La Spezia. 
Era stato inaugurato nel 2010, lungo 21 metri, con un'antenna di 14 e largo 12.
Il progetto rientrava nella realizzazione della darsena di Pagliari, costata complessivamente oltre 9 milioni di euro.
Dopo 11 anni di vita (anche pochi) durante una manovra di chiusura la struttura è crollata.
Per fortuna non sono rimaste coinvolte persone, auto ecc.


Sul profilo Fb di Pier Sergio Baudoni alcuni video che riprendono il crollo:
Un articolo QUI.
(foto tagliata da un video sopra)


Dopo l'ennisimo crollo avvenuto, ci pare indispensabile ribadire la PROPOSTA AL GOVERNO ITALIANO DI PIANO PLURIENNALE DI MANUTENZIONE DEI BENI PUBBLICI, perchè sarebbe importante prima di tutto investire nella manutenzione di opere di questo tipo per non dover rischiare di nuovo, in futuro, un incidente grave come quello avvenuto per il ponte Morandi a Genova.
Questa volta non sono state coinvolte persone, ma questo non ci tranquillizza per eventuali future sciagure! 


Per aderire o inviare scritti, inviare una mail a: manutenzionebenipubb@libero.it
o telefonare al N° 347/4162018
Ylenia Visentin - referente

promotore dell'iniziativa: Gianluigi Ceruti
referente dell'iniziativa: Ylenia Visentin

SCARICA IL PDF

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INDICE DEI CONTRIBUTI 

che troverete nel PDF

  • Salvatore Giannella - il padre della legge dei parchi ci affida il promemoria per il governo italiano: la manutenzione dei beni pubblici - pag. 5
  • Chiara Ceschi - Conoscere per conservare: un itinerario virtuoso nel patrimonio storico-artistico – pag. 7
  • Anna Donati - manutenzione delle reti e sicurezza stradale assenti nel pnrr next generation italia – pag. 9
  • Salvatore Ferrari - tutela del paesaggio e recupero dei centri storici come spendere (bene) i fondi europei del recovery plan anche in Trentino – pag. 12
  • Sergio Frigo - il recovery fund europeo deve servire al recupero e alla manutenzione dei beni – pag. 14
  • Cesare Lasen - i beni di interesse naturalistico: per la manutenzione del territorio e un utilizzo delle risorse del recovery plan che limitino al massimo il consumo di suolo – Pag. 16
  • Antonio Lopez - la nostra proposta al governo italiano per la manutenzione dei beni pubblici e in particolare di quelli culturali e ambientali con i finanziamenti europei – Pag. 19
  • Elena Macellari - verde e paesaggio in italia. dal dire al fare – Pag. 21 
  • Francesco Mezzatesta - la manutenzione non può essere un optional – Pag. 24 
  • Franco Pedrotti – la manutenzione dei beni ambientali – Pag. 27
  • Franco Pozzati - il recovery fund europeo deve servire al recupero e alla manutenzione dei beni – Pag. 30
  • Fulco Pratesi - manutenzioni patrimonio: una proposta concreta per il recovery fund – Pag. 33
  • Roberta Reali - i beni culturali, risorsa inesauribile e investimento nel capitale umano -Pag. 35 
  • Giorgio Roman - la manutenzione dei beni pubblici preserva la vita, garantisce l’integrità del patrimonio e crea occupazione – Pag. 37 
  • Maurizia Rosada - le biblioteche: vero propellente culturale per il futuro – Pag. 4 
  • Gianluigi Ceruti - promotore dell’iniziativa – Pag. 43
  • Adesioni in ordine alfabetico - Pag. 45 
  • Contatti – Comunicazioni – Ringraziamenti - Pag. 48

lunedì 26 aprile 2021

PROPOSTA AL GOVERNO ITALIANO DI PIANO PLURIENNALE DI MANUTENZIONE DEI BENI PUBBLICI: TUTTI I CONTRIBUTI IN PDF

Il fascicolo che pubblichiamo, elaborato da Catia Pratesi dell’Associazione Valdisieve con la collaborazione di Ylenia Visentin, riunisce i contributi di qualificati esperti a sostegno della manutenzione e i nominativi di coloro che, da ogni parte d'Italia, hanno sin qui aderito all’iniziativa: PROPOSTA al Governo italiano a sostegno della inclusione nel RECOVERY PLAN dei finanziamenti di MANUTENZIONE dei beni pubblici, dei beni ambientali e culturali anche privati.

Il presente fascicolo viene rimesso anche ai Ministri del Governo italiano competenti per materia, ad altre Istituzioni italiane, pubbliche e private, ai massimi Rappresentanti dell'Unione Europea nonché agli organi di informazione.

Per aderire o inviare scritti, inviare una mail a: manutenzionebenipubb@libero.it
o telefonare al N° 347/4162018
Ylenia Visentin - referente

promotore dell'iniziativa: Gianluigi Ceruti
referente dell'iniziativa: Ylenia Visentin
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LETTERA APERTA

AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

PROF. MARIO DRAGHI

E AI MINISTRI DIRETTAMENTE INTERESSATI

AL RECOVERY PLAN ITALIANO 

Onorevoli Presidente e Ministri,

                                                     alcuni esponenti della società civile, con serena e rigorosa autonomia da posizioni di parte e nel più assoluto disinteresse personale, Vi hanno rivolto il giorno 1 marzo scorso una proposta per il Recovery Plan italiano che si incentra sulla esigenza ineludibile –quanto sin qui negletta- di MANUTENZIONE dei Beni pubblici, dei Beni ambientali e culturali anche privati.

La proposta si è concretata nella richiesta di interventi manutentivi di ponti, strade, collettori idrici di impianti acquedottistici, edifici scolastici, beni ambientali e culturali.

Il crollo del Ponte di Genova –di cui è stata accertata l’omissione di manutenzione per 51 anni- ha causato la tragica scomparsa di 43 vite umane; nelle settimane scorse, secondo notizie non smentite di stampa, lungo l’autostrada Messina-Palermo l’Autorità giudiziaria competente ha disposto, in corretta osservanza del principio eurocomunitario di precauzione, il sequestro di 22 tra viadotti e ponti per omissione di manutenzione, verificata in più perizie tecniche.

Il 41% (dato ufficiale), mediamente, degli acquedotti italiani registrano perdite di acqua e numerosi collettori idrici sono ancora in cemento-amianto, di cui la legge 27 marzo 1992, n. 257 ha vietato l’impiego essendone alcune tipologie cancerogene per esalazione e ingestione di cibi e bevande.

Come Voi ben sapete, secondo accertamenti di UNESCO, l’Italia detiene la maggiore quantità di Beni culturali del mondo e possiede, a livello europeo, la più elevata biodiversità: questi beni ambientali e culturali contribuiscono ad alimentare in misura significativa l’economia turistica del nostro Paese.

Nelle settimane scorse Rappresentanti autorevoli e qualificati della società civile aderenti alla proposta di manutenzione dei Beni Pubblici Vi hanno inviato, nostro tramite, contributi di idee per il Recovery Plan italiano.

Onorevoli Presidente e Ministri, vogliamo sperare che non deluderete le attese e presterete ascolto a quell’Italia che confida in Governanti pronti a raccogliere la sfida della ripresa economica e sociale alla quale la manutenzione dà un immenso contributo permanente di attività imprenditoriali-lavorative che, nell’apprestare occupazione costante, evitano e prevengono catastrofi.

Con cordiale fiducia.

                                                                                     Gianluigi Ceruti

                                                                                       –  promotore dell’iniziativa –

PROPOSTA 

AL GOVERNO ITALIANO DI PIANO PLURIENNALE DI MANUTENZIONE DEI BENI PUBBLICI E IN PARTICOLARE DEI BENI AMBIENTALI E CULTURALI AI FINI DELLE RICHIESTE DI FINANZIAMENTO DI FONDI EUROPEI

Come altri, i sottoscritti si sono personalmente impegnati in passato nello studio e/o nella realizzazione di attività per la protezione dell’ambiente e dei beni culturali in Italia.

Gli scriventi, con spirito collaborativo e trasversale, nell’intento di dare un contributo al rilancio economico e sociale dell’Italia afflitta dalla pandemia da coronavirus, dai perniciosi effetti sulla salute e dalle conseguenze negative economico-finanziarie presenti e future,

PREMESSO

-che la manutenzione, costante e adeguata, dei beni è essenziale alla loro conservazione e previene l’insorgenza di eventi calamitosi accaduti anche nel recente passato in Italia con perdite di vite umane e danni patrimoniali ingenti,

-che la manutenzione è una forma di estrinsecazione concreta del principio giuridico comunitario di precauzione che amministratori pubblici e magistrati debbono applicare per evitare conseguenze negative e personali responsabilità anche nell’incertezza sulle cause dei danni all’incolumità delle persone e alla integrità dei beni materiali;

-che l’attuazione della proposta qui formulata è idonea a determinare e alimentare attività imprenditoriali e lavorative in più settori, direttamente e nell’indotto, creando nuova occupazione anche giovanile per imprese industriali e artigianali, dipendenti e varie figure professionali;

-che anche illustri economisti del recente passato, come -in Italia- il compianto prof. Beniamino Andreatta, hanno affermato e sostenuto l’essenziale, vitale importanza della manutenzione dei beni sociali;

tutto ciò premesso

PROPONGONO

al Governo della Repubblica Italiana, in persona del Presidente del Consiglio dei Ministri pro tempore e ai Rappresentanti parlamentari della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica di presentare alle Autorità competenti dell’Unione Europea un PIANO PLURIENNALE di MANUTENZIONE DEI BENI PUBBLICI come edifici scolastici, ponti, acquedotti, strade nonché dei BENI CULTURALI E PAESAGGISTICO-AMBIENTALI notificati, prevedendo agevolazioni fiscali, anche sotto forma di incentivi, a beneficio dei proprietari dei beni.

Si ha ragione di ritenere che le singole Amministrazioni pubbliche competenti abbiano già censito le opere di cui necessita la manutenzione.

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INDICE DEI CONTRIBUTI 

che troverete nel PDF

  • Salvatore Giannella - il padre della legge dei parchi ci affida il promemoria per il governo italiano: la manutenzione dei beni pubblici - pag. 5
  • Chiara Ceschi - Conoscere per conservare: un itinerario virtuoso nel patrimonio storico-artistico – pag. 7
  • Anna Donati - manutenzione delle reti e sicurezza stradale assenti nel pnrr next generation italia – pag. 9
  • Salvatore Ferrari - tutela del paesaggio e recupero dei centri storici come spendere (bene) i fondi europei del recovery plan anche in Trentino – pag. 12
  • Sergio Frigo - il recovery fund europeo deve servire al recupero e alla manutenzione dei beni – pag. 14
  • Cesare Lasen - i beni di interesse naturalistico: per la manutenzione del territorio e un utilizzo delle risorse del recovery plan che limitino al massimo il consumo di suolo – Pag. 16
  • Antonio Lopez - la nostra proposta al governo italiano per la manutenzione dei beni pubblici e in particolare di quelli culturali e ambientali con i finanziamenti europei – Pag. 19
  • Elena Macellari - verde e paesaggio in italia. dal dire al fare – Pag. 21 
  • Francesco Mezzatesta - la manutenzione non può essere un optional – Pag. 24 
  • Franco Pedrotti – la manutenzione dei beni ambientali – Pag. 27
  • Franco Pozzati - il recovery fund europeo deve servire al recupero e alla manutenzione dei beni – Pag. 30
  • Fulco Pratesi - manutenzioni patrimonio: una proposta concreta per il recovery fund – Pag. 33
  • Roberta Reali - i beni culturali, risorsa inesauribile e investimento nel capitale umano -Pag. 35 
  • Giorgio Roman - la manutenzione dei beni pubblici preserva la vita, garantisce l’integrità del patrimonio e crea occupazione – Pag. 37 
  • Maurizia Rosada - le biblioteche: vero propellente culturale per il futuro – Pag. 4 
  • Gianluigi Ceruti - promotore dell’iniziativa – Pag. 43
  • Adesioni in ordine alfabetico - Pag. 45 
  • Contatti – Comunicazioni – Ringraziamenti - Pag. 48

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giovedì 15 aprile 2021

Ing. FRANCO POZZATI: "Il Recovery fund europeo deve servire al recupero e alla manutenzione dei beni"

Pubblichiamo il contributo dell'Ing. Franco Pozzati, in riferimento alla proposta inviata al Presidente del Consiglio dei Ministri del Governo italiano Prof. Mario Draghi, alla quale hanno aderito e continuano ad aderire Cittadini di ogni parte d'Italia.

il recovery fund europeo deve servire al recupero e alla manutenzione dei beni

di Franco Pozzati

Un folto gruppo di autorevoli intellettuali, studiosi, ambientalisti e magistrati ha indirizzato al Governo italiano, ai partiti e all’Unione Europea una petizione per chiedere il varo di un PIANO PLURIENNALE DI MANUTENZIONE E RECUPERO DEI BENI PUBBLICI E DEI BENI AMBIENTALI, NATURALISTICI E CULTURALI, da finanziare proprio con le risorse finanziarie dell’Europa, prevedendo agevolazioni fiscali, anche sotto forma di incentivi, a beneficio dei proprietari e dei gestori dei beni stessi.

Il Governo italiano ha ammesso a tali benefici le opere stradali, nell’ambito della Missione: Infrastrutture per una mobilità sostenibile.

Sulla base della mia esperienza ultra quarantennale, nell’ambito della progettazione e direzione di opere pubbliche, ritengo senz’altro positivo il provvedimento adottato, ma lo stesso dovrebbe essere esteso anche ad altre categorie di opere.

Sono pertanto qui a segnalare e a sensibilizzare tutte le persone in indirizzo anche al problema della “bonifica” dall’amianto e a quello della “stabilità” degli edifici scolastici.

Nonostante siano ormai trascorsi quasi trenta anni dalla Legge n° 257/1992, che ha messo al bando tutti i prodotti contenenti amianto, la quantità di “eternit” ancora presente nel territorio, sulle coperture e all’interno di edifici, sia privati che pubblici, è assai rilevante.

Il problema si presenta particolarmente grave per gli edifici produttivi ed per quelli residenziali pubblici.

A tale proposito, sembra che taluni edifici pubblici non possano attingere ai fondi che, seppure modesti, già esistono in base alla legislazione vigente.

Gli interventi, che più spesso vengono effettuati, sono quelli che prevedono l’”incapsulamento” degli elementi di amianto, perché sono più economici. D’altro canto, questa è una soluzione che ha una efficacia limitata nel tempo e non risolve il problema della presenza dell’amianto nell’ambiente, come diversamente sarebbe con la asportazione del materiale e la bonifica del sito.

La stessa cosa vale per le reti di distribuzione degli acquedotti. In questo caso, più difficilmente le fibre si possono disperdere nell’ambiente, perché le tubazioni stesse sono generalmente interrate.

Per di più, lo scorrere dell’acqua all’interno delle condotte determina, con il passare del tempo, la formazione di una “pellicola” che limita sensibilmente il distacco delle fibre.

Ma quando si impongono interventi urgenti di riparazione delle tubazioni?

L’intervento di riparazione è normalmente semplice sotto l’aspetto tecnico, ma diventa assai complicato per il pericolo della dispersione di fibre, soprattutto in conseguenza delle operazioni di taglio e rimozione delle parti lesionate.

Ciò considerato, risulta quanto mai auspicabile che venga previsto un intervento, esteso a tutto il territorio nazionale, che contempli la rimozione definitiva e completa dell’amianto ancora presente.

Tale intervento avrebbe sicuramente un forte impatto positivo sia sulla salute dei cittadini, sul risparmio di una risorsa preziosa qual’é l’acqua e, in definitiva, sull’ambiente.

E’ a tutti noto che le reti acquedottistiche delle nostre città sono soggette ad ingenti perdite.

Un altro problema, fortemente sentito dai cittadini, è quello della sicurezza degli edifici, in generale, e di quelli scolastici, in particolare.

Il territorio dell’Italia è tutto soggetto a rischio sismico e gran parte di esso presenta una pericolosità elevata.

L’elenco dei terremoti in Italia annovera una lunga serie di eventi disastrosi.

Eppure le prime “norme tecniche”, emanate allo scopo specifico di contenere i danni causati dai terremoti, risalgono a prima dell’Unità d’Italia.

Evidentemente le sole norme non bastano per affrontare il problema della messa in sicurezza degli edifici, se ancora oggi sono tantissimi quelli che soffrono di carenze di stabilità.

Le norme vengono spesso “aggirate” e ciò vuole dire che manca, principalmente, una adeguata sensibilità da parte della Collettività; sussiste invece una cronica carenza di risorse economiche.

Sicuramente le difficoltà da affrontare per mettere in sicurezza un costruito molto vecchio, come quello italiano, sono tantissime.

Ma ci sono edifici le cui strutture non possono più aspettare!

Ne vale della nostra vita e di quella dei nostri figli e nipoti.

Penso a tanti edifici scolastici che ancora non dispongono di un effettivo e serio adeguamento sismico.

La soluzione del problema e senz’altro laboriosa, onerosa e lunga nel tempo, ma anche in questo caso, il ritorno, in termini economici, di sicurezza e di benessere collettivo, è senz’altro garantito dalla riduzione del numero delle vittime e dei danni futuri.

Occorre uno sforzo iniziale consistente perché almeno tutti gli edifici scolastici possano essere adeguati alle Norme Tecniche (NTC2018), attraverso una attenta e serrata programmazione

Entrambi gli interventi, qui auspicati, avrebbero significative ripercussioni sulla attesa ripresa economica del paese, per l’impego delle risorse imprenditoriali e lavorative presenti e diffuse sul territorio, coinvolgendo molti giovani nella fase di programmazione, di progettazione e realizzazione.

Ciò si può fare solo con i soldi messi a disposizione dall’Europa con il Recovery Fund.

Se non ora, quando mai si potrà fare!!!


Franco Pozzati

Laureato in Ingegneria Civile Trasporti nel 1972, presso l’Università degli Studi di Padova, si è quindi iscritto all’Ordine Professionale degli Ingegneri della Provincia di Rovigo.

Nel 1974 ha iniziato l’attività professionale di ingegnere, tutt’ora in corso, sviluppando numerose esperienze, soprattutto nel campo della progettazione, della direzione e del collaudo di opere pubbliche.

È stato commissario in vari concorsi di progettazione, a livello internazionale e locale.

Ha partecipato in qualità di relatore a numerose conferenze e a corsi di specializzazione, riguardanti in generale l’Ingegneria e l’evoluzione del territorio del Polesine.

Si è interessato a lungo del fenomeno della subsidenza nell’Alto Adriatico, con particolare riguardo al Polesine e al Ravennate; ha collaborato a misurazioni, livellazioni e verifiche del processo di abbassamento del suolo, fin dal 1975.

Recentemente, si sta occupando del fenomeno della intrusione salina, alla foce dei fiumi Po e Adige.

Ha assunto, tra l’altro, gli incarichi di:

- Componente del Comitato Nazionale dei Delegati della Cassa di Previdenza e Assistenza per gli Ingegneri ed Architetti - Roma (2005–2015);

- Componente del Direttivo del “Centro Studi Urbanistici del Veneto” – Venezia, dal 1994 a tutto oggi. Nell’ambito della attività del Centro Studi, ha effettuato numerosi viaggi all’estero, a scopo scientifico e culturale: Iran, Turchia, Libia, Perù, Argentina, Egitto, India, Yemen, Armenia, Vietnam, Cambogia, Kasakistan e Etiopia.

mercoledì 14 aprile 2021

Il contributo della Dott.ssa Chiara Ceschi: "Conoscere per conservare: un itinerario virtuoso nel patrimonio storico-artistico"

Conoscere per conservare: un itinerario virtuoso nel patrimonio storico-artistico

di Chiara Ceschi

Conoscere per conservare: un motto di cui si erano appropriati gli operatori dei Beni Culturali nei primi anni ’80 quando, soprattutto i giovani storici dell’arte venivano inviati a catalogare, senza distinzione di tipologie, gli arredi degli edifici sacri in città e nel territorio. La campagna di catalogazione progettata dalla Soprintendenza poteva talora portare all’allestimento di una mostra e alla pubblicazione di un catalogo scientifico, coinvolgendo le amministrazioni e gli studiosi locali. Era la situazione ideale per presentare la storia del luogo attraverso le opere d’arte e i manufatti artigianali, attenuando il distacco che solitamente esisteva tra lo specialista e il cittadino, di cui ora si sollecitava uno sguardo nuovo e consapevole.

In alcuni casi si è innescato un circolo virtuoso: nel paese di Battaglia Terme, nel Padovano, la catalogazione delle opere della chiesa settecentesca di San Giacomo, sfociata in una mostra e nel relativo catalogo nel 1982, ebbe come conseguenza finale l’adozione della chiesa da parte del locale Centro per la Ricerca e la Documentazione storica: il forte impegno a finanziare interventi di conservazione e di restauro dell’edificio e del ciclo di dipinti, iniziato nel 1988, è giunto sino al 2017. Appare evidente che, in questa occasione, venne da tutti compresa l’importanza della ricerca e dello studio propedeutici all’azione del conservare, azione che doveva essere costante e programmata; una conoscenza “restituita” in tempo reale e in loco ai cittadini, resi consapevoli che non esiste l’opera d’arte “minore” considerata in rapporto al “capolavoro”. La storia artistica del paese si veniva configurando come un intreccio di tanti tasselli, ognuno indispensabile e unico, come i fili di un tessuto di cui erano i testimoni e custodi.

L’azione di tutela del Bene Culturale deve necessariamente considerare in primis questo aspetto di “realtà diffusa”: quando si opera sul territorio costruendo una rete efficace tra istituzioni pubbliche e private, coinvolgendo i cittadini nella conoscenza e nella conservazione del bene comune, si raggiungono più obiettivi, e più duraturi. La caratteristica del patrimonio culturale italiano è proprio l’amplissima gamma di tipologie delle opere presenti capillarmente nelle città come nei piccoli centri altrettanto ricchi di storia, in parallelo, ci sembra, con l’alto grado di biodiversità che offre l’ambiente naturale della penisola.

Conoscere per conservare, uno slogan ripreso di recente dopo un lungo periodo di silenzio; lo testimoniano anche le numerose pubblicazioni sull’edilizia storica e le relazioni sui restauri condotti in ogni campo negli ultimi 10-15 anni: danno conto di una maggiore consapevolezza della fragilità del nostro patrimonio storico-artistico e della necessità impellente di seguire la filosofia della manutenzione costante e programmata, della prevenzione.

Si impone una sinergia tra enti di ricerca, istituzioni, aziende private per monitorare e intervenire nell’immediato e con soluzioni a basso costo, proprio perché i problemi sono ancora ridotti; molto spesso il restauro, programmato in caso di ormai forte problematicità e con spese ingenti, ha dei risultati limitati in rapporto alla reale tutela del bene. Senza considerare, infine, l’enorme indotto che la prassi della manutenzione costante genererebbe in ogni ambito, creando lavoro a maestranze sempre di un certo livello, ultime eredi della ricca tradizione artigianale italiana.

Nello stesso arco cronologico si possono citare lodevoli iniziative a livello pubblico, come la costituzione nel 2001 dell’Istituto per la Conservazione e la Valorizzazione del Bene Culturale (ICVBC) del CNR che offre anche servizi di monitoraggio e diagnostica del patrimonio edilizio o l’accordo recentissimo tra il Mibact e l’Anas per la figura dell’archeologo di cantiere, pronto a intervenire al momento sulle strade interessate da lavori. Ma sono iniziative che non appartengono a una strategia unitaria e fanno caso a sé. Si sente la mancanza di una struttura organizzativa e operativa, di una progettazione di intervento ad ampio raggio, pluridecennale, la sola che renderebbe possibile ottenere risultati significativi e duraturi nell’azione di tutela.

Nel settore dei Beni Culturali si è sempre registrata una cronica carenza di risorse e di organici, aggravatasi negli ultimi anni al punto da mettere ora in pericolo l’azione di tutela di un patrimonio già fortemente stravolto.

Ora le risorse ci sono.

Occorre quindi riprogrammare la formazione di personale qualificato nei vari ambiti e il loro continuo aggiornamento, all’interno di un quadro di assunzioni strutturate e non di carattere emergenziale come prevede l’ultimo bando del Mibact (Avviso di selezione del 29 dicembre 2020). Un intervento che aumenterà la platea dei precari che operano nel Ministero e che ignora la mozione approvata dal Senato il 22 luglio 2020 che impegnava il Governo “a varare nel triennio 2020-2022 un efficace piano di assunzioni per compensare la vacanza organica del MIBACT”. Un intervento che penalizza le giovani generazioni poiché il bando richiede esperienze comprovate di 10/15 anni all’interno di un contratto di collaborazione inferiore ai 12 mesi.

Nel prossimo futuro, nel campo della MANUTENZIONE E CONSERVAZIONE del nostro ricchissimo patrimonio, vorremmo sentir parlare e agire una “visione strategica nazionale” e non più una “logica dell’emergenza” (Corte dei Conti, 22 dicembre 2020).

Chiara Ceschi

Ha conseguito la Laurea in Lettere moderne presso l’Università di Padova discutendo la tesi in storia dell’arte moderna Opere pittoriche del monastero di S. Maria di Praglia, relatore il prof. Rodolfo Pallucchini. Ricercatrice storica dell’arte presso l’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini di Venezia, dal 1981 al 2019; cultore della materia per l’insegnamento di Museografia presso l’Università di Padova e per l’insegnamento di Storia della critica d’arte presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia.

L’interesse per la storia del territorio e la tutela del patrimonio storico-artistico si esplica con l’attività di catalogazione di opere d’arte (OA) per la Soprintendenza del Veneto e per il Centro Regionale di catalogazione e di restauro a Villa Manin di Passariano; la partecipazione all’attività di Italia Nostra, dall’esperienza sul campo in Friuli in seguito al terremoto del 1976 ad oggi; le pubblicazioni dedicate alla divulgazione di taglio scientifico (Monselice e le architetture di prestigio in età rinascimentale, 1985; Chiese, conventi e monasteri: una rassegna del patrimonio artistico tra Settecento e Ottocento, 1994; Il collezionismo di opere emiliane nel Veneto, 1999; Sfondi di città e di paesaggio, 2003; Cittadella città murata, 2007; Santa Maria Assunta di Praglia: storia arte vita di un’abbazia benedettina, 2013).


venerdì 19 marzo 2021

MANUTENZIONE DELLE RETI E SICUREZZA STRADALE ASSENTI NEL PNRR NEXT GENERATION ITALIA: di Anna Donati

Anche la Senatrice Anna Donati, firmataria della proposta lanciata dall'Avv. Gianluigi Ceruti su un PIANO DI MANUTENZIONE dei Beni Pubblici Ambientali e Culturali da finanziare coi Fondi Europei (sottoscritta anche come associazioni della Valdisieve - vedi altro Post), e ora Responsabile della Mobilità di Kyoto Club - manutenzione delle reti e sicurezza stradale - dà il suo contributo su quanto si potrebbe fare con i fondi europei in tema di manutenzione.

Ecco il testo

manutenzione delle reti e sicurezza stradale assenti nel pnrr next generation italia

di Anna Donati, Responsabile Mobilità Kyoto Club

L’Italia ha un deficit di MANUTENZIONE nelle infrastrutture stradali e autostradali, come è emerso in modo drammatico con il crollo del Ponte Morandi nel 2018. E come accade a molte latitudini del paese da sud a nord, per ponti, viadotti, scarpate, strade e superstrade.

Fenomeni aggravati dai mutamenti climatici che inducono eventi estremi come pioggia, siccità, bombe d’acqua localizzate, che rendono un territorio già fragile, dove poco si è intervenuto contro il dissesto, molto denso ed urbanizzato, assai pericoloso. 

Il deficit della rete stradale provinciale in Italia. Secondo uno studio di ACI-Fondazione Caracciolo, le attuali inefficienze e criticità della rete provinciale delle strade sono dovute al fatto che, negli ultimi 10 anni, sono mancati investimenti in manutenzione per 42 miliardi di euro. Una stima del fabbisogno annuo per la manutenzione ammonta a 6,1 miliardi di euro: 1,7 per la manutenzione ordinaria e 4,4 per quella straordinaria. Secondo lo studio del 2018 “ogni chilometro di provinciale richiede, in media, 46.000 euro l’anno, ma le risorse oggi stanziate non superano i 500 milioni, sufficienti alla manutenzione di poco più di 10.800 chilometri: l’8% della rete provinciale”.

“959 morti sulla rete extraurbana secondaria – sottolinea Giuseppina Fusco, presidente della Fondazione Caracciolo di ACI – rappresentano il 30% del totale dei decessi sulle nostre strade. Non possiamo continuare a far finta di nulla: gli investimenti per la manutenzione devono essere una priorità. Lo dobbiamo alla tutela della vita umana e allo sviluppo del nostro Paese e dei territori che vivono di artigianato, agricoltura, piccola impresa e turismo”.

La scarsa manutenzione delle Autostrade.

Secondo i dati diffusi nelle relazioni di vigilanza ministeriali, la società Autostrade SPA, tra il 2009 e 2018 ha dimezzato gli investimenti, mentre invece ha aumentato i dividendi: ai soci 6 miliardi, per la manutenzione solo 4 miliardi. Facendo le somme, si scopre che nei dieci anni precedenti il crollo del ponte Morandi i soci di Aspi – a partire dalla controllante Atlantia di cui la famiglia Benetton attraverso la holding Edizione è primo socio – hanno incassato più di 6 miliardi di dividendi (la stragrande maggioranza degli utili realizzati). Per il 2018, l’anno del crollo del Ponte Morandi, è invece stato staccato un assegno di 518 milioni: comunque più di quanto speso per riparare e tenere in sicurezza le infrastrutture affidate.

Nello stesso periodo la manutenzione e sicurezza sono stati dedicati circa 4 miliardi: in media 400 milioni l’anno. Cifra che risulta in linea con il minimo previsto dalla convenzione con lo Stato, ma che richiede anche che il concessionario mantenga la funzionalità delle infrastrutture attraverso la manutenzione e la riparazione tempestiva. Appare evidente che non tutto il necessario è stato fatto come ha dimostrato la tragedia di Genova del 2018. Inoltre se si valuta il periodo 2000-2017 la spesa media annua cala ulteriormente, a circa 270 milioni.

Quindi è evidente come le regole che governano in modo strutturale le concessioni autostradali tra lo Stato e le società private e pubbliche non tutelino l’interesse pubblico, non assicurino la manutenzione e la messa in sicurezza delle infrastrutture, che sono state realizzate con risorse pubbliche e che costituiscono beni pubblici e monopoli naturali per i trasporti dei cittadini/e.

Anche diverse Relazioni di vigilanza sulle concessioni autostradali della Corte dei Conti sono arrivate alla stessa conclusione, censurando regole a vantaggio degli azionisti e dei soci a scapito dell’interesse pubblico, sia in ordine ai sistemai tariffari, ai dividendi che alla manutenzione ed investimenti sulle Reti. E hanno puntato il dito non solo su Autostrade per l’Italia ma su tutti i 6000 km di rete autostradale italiana, che soffre degli stessi problemi di deficit manutentivo.

Queste regole vanno dunque riscritte con l’obiettivo di tutelare e mantenere questi beni comuni che costituiscono un patrimonio comune dei cittadini/e italiani.

Anche Anas ha un evidente deficit di manutenzione e sicurezza

Anche Anas ha gli stessi problemi di manutenzione della rete autostradale e della rete provinciale: le risorse per la manutenzione sono scarse, diversi investimenti di adeguamento e messa a norma delle Strade Statali non avanzano. Un caso su tutti è l’adeguamento della SS1 Aurelia da Capalbio a Grosseto che ha circa 30 km a due corsie totali, diventando una strada molto pericolosa.

Il dato sulla mortalità ed incidentalità stradale resta un punto di grave preoccupazione sulle strade ed autostrade italiane con 3.173 morti e oltre 241.000 feriti sulle nostre strade nel 2019. Ne consegue che le tendenze in atto negli ultimi anni non consentiranno di rispettare gli obiettivi di sicurezza stradale fissati al 2020 e zero morti sulle strade al 2050.

Inoltre, la digitalizzazione e le connessioni in grande crescita, l’elettrificazione dei veicoli e dei servizi da perseguire, le sperimentazioni in corso per l’auto a guida autonoma, la crescita della condivisione dei veicoli, sono elementi che richiedono per il futuro una strada, oltre che sicura, diversa dal nastro d’asfalto che abbiamo conosciuto sino ad ora, dotata di nuovi servizi per l’utente: quella che abbiamo definito smart & green road.

Le risorse necessarie per la manutenzione delle infrastrutture beni comuni nel PNRR

Nel PNRR Next Generation Italia approvato dall’ex Governo Conte il 12 gennaio 2021 la sicurezza stradale non è un obiettivo significativo.

I fondi previsti a questo scopo sono minimi così come non viene rifinanziato il Piano Nazionale per la Sicurezza Stradale. Per le città e la moderazione del traffico non si trovano indicazioni nel PNRR, nonostante una grande parte di incidentalità avvenga nelle aree urbane italiane grandi e piccole. Anche per la sicurezza sulle strade e la manutenzione della rete esistente vi sono scarse risorse pari a 1,6 miliardi, come si deduce dalla tabella M3C1, nonostante la dura lezione del crollo del Ponte Morandi. E poi c’è da restare colpiti che di queste scarse risorse ben 1,15 miliardi siano destinate solo alla messa in sicurezza e adeguamento antisismico dell’autostrada A24-25, a cui dovrebbe provvedere il concessionario nell’ambito del suo Piano Economico e Finanziario (magari da rivedere se è inadeguato all’obiettivo).

Mentre ad Anas per la sua rete sono destinati solo 0,45 miliardi per il monitoraggio dinamico e interventi di manutenzione. 

Da queste considerazioni si ritiene che il PNRR che il Governo Draghi sta rivisitando debba assicurare adeguati investimenti per:

1-      Manutenzione della rete stradale Anas e Regionale esistente, messa in sicurezza e adeguamento tecnologico ai fini di una miglior tutela degli utenti;

2-      Innovazione tecnologica sulla rete stradale, per migliorare il servizio e le connessioni, con sistemi di controllo automatico della velocità; 

Una prima quantificazione delle risorse necessarie per questi interventi di manutenzione della rete stradale e messa in sicurezza delle infrastrutture deriva da una stima degli investimenti prioritari inclusi nell’Allegato Infrastrutture e Mobilità DEF 2020 ItaliaVeloce.

Per gli interventi di manutenzione e messa in sicurezza, con interventi di manutenzione straordinaria sulla rete stradale (non in concessione), ferroviaria, su ponti e viadotti nei porti, si stima un costo complessivo di 24,1 miliardi di cui disponibili sono 20,5 mentre resta un fabbisogno residuo da coprire di 3,5 miliardi.

Si propone che questi 3,5 miliardi per manutenzione e sicurezza siano inseriti tra gli investimenti del PNRR Next Generation Italia. 

Anna Donati

Ambientalista, è esperta di mobilità sostenibile ed infrastrutture di trasporto.

Collabora con Kyoto Club sui temi della mobilità sostenibile, per contrastare le emissioni di C02 nei trasporti.

Fa parte dell’Osservatorio Nazionale per la Sharing Mobility, promosso dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile e il Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare (questa la denominazione precedente all’attuale).

È portavoce della Alleanza per la Mobilità Dolce, una rete di 40 associazioni che lavorano alla crescita dei cammini, delle ciclovie e delle ferrovie turistiche, di borghi autentici e turismo sostenibile. Fa parte dal 2018 del Consiglio Direttivo del Touring Club Italiano.

È stata Assessore alla Mobilità ed Infrastrutture del Comune di Bologna e del Comune di Napoli. Eletta in Parlamento per i Verdi si è occupata di mobilità urbana, servizi per i pendolari, piani di investimento nelle reti, servizi e infrastrutture di trasporto per merci e passeggeri.

Eletta per tre legislature in Parlamento per i Verdi e l'Ulivo, nel 2006-2008 è stata Presidente della Commissione lavori Pubblici e Comunicazioni del Senato della Repubblica. Ha promosso la revisione del codice in materia di appalti, la riforma delle concessionarie autostradali, il sostegno agli investimenti ferroviari e per i pendolari, la riqualificazione del trasporto pubblico locale, con risorse strutturali per lo sviluppo ed il rilancio del servizio per i cittadini e la mobilità sostenibile nelle città. Si è impegnata contro le grandi opere inutili e devastanti previste dalla Legge Obiettivo.

Ha fatto parte del Consiglio di Amministrazione delle Ferrovie dello Stato. Ha lavorato al WWF Italia come responsabile trasporti ed è stata Direttore di ACAM, l’agenzia mobilità della Regione Campania.