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L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

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mercoledì 23 agosto 2023

COMUNICATO STAMPA: L'attuale operazione Multiutility è inammissibile anche secondo la Corte dei Conti.

Quello che viene detto dalla Corte dei Conti è chiaro: non è ammissibile la cessione dei beni demaniali in capo a Consiag all’interno del progetto Multiutility nella prospettiva della quotazione in borsa. 

Da tempo andiamo dicendo che tra le numerose criticità riscontrate nell’operazione Multiutility una delle più grosse anomalie è rappresentata dalla violazione delle norme imperative che disciplinano il regime delle infrastrutture idriche e ne sanciscono l’inalienabilità.

Infatti:

  • L’operazione Multiutility ha comportato la fusione per incorporazione anche di Consiag spa, società patrimoniale partecipata dai Comuni. Quindi ad Alia Servizi ambientali spa (società incorporante) è stato trasferito l’intero patrimonio di Consiag spa comprensivo delle reti e degli impianti idrici comunali di cui era conferitaria.
  • Le infrastrutture idriche si configurano come beni demaniali per espressa previsione dal Codice civile (artt. 822 co2 CC; 823 CC; 824 co1 CC), del T.U.E.L, del testo unico dell’ambiente. La natura demaniale di detti beni comporta la loro inalienabilità.
  • l’art.21 del d. lgs 201/2022 ha riconfermato la natura demaniale, nonché l’incedibilità delle proprietà delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni idriche consentendo esclusivamente il conferimento delle stesse in società a capitale interamente pubblico incedibile.

Il progetto di aggregazione societaria prevedendo l’apertura all’ingresso dei privati e alla quotazione in borsa della società incorporante, viola nella sostanza i principi e le norme imperative sopra richiamate.
Oggi con un’importante deliberazione la sezione regionale di Controllo per la Toscana della Corte dei Conti (n.159/2023), rispondendo ad una richiesta di parere ritualmente formulata dal Sindaco del Comune di Loro Ciuffenna, da sostegno alle nostre ragioni.
La sezione Toscana dopo aver richiamato le norme applicabili alla fattispecie ed aver ribadito la natura demaniale delle infrastrutture idriche, afferma con chiarezza …che qualora uno o più enti locali abbiano conferito la proprietà di dotazioni patrimoniali essenziali alla gestione del servizio pubblico locale ad una società a capitale interamente pubblico che è incedibile, tale società può poi essere interessata a operazioni di fusione societaria purché all’esito della fusione resti assicurata la titolarità di reti, impianti ed altre dotazioni patrimoniali in capo ad una società a capitale interamente pubblico.

Di fatto questo rappresenta un ulteriore importante documento che evidenza il fatto che gli intenti e la natura stessa della Multiutility quotata in borsa, e degli amministratori della stessa, non convergono più con l’interesse comune di tutelare e garantire un accesso equo e sostenibile ai servizi e beni che la società ha l’incarico di gestire.
La Corte afferma inoltre che sono i comuni interessati dai processi di fusione a dover valutare in concreto che all’esito dell’operazione resti assicurata la proprietà pubblica delle infrastrutture.
Appare evidente che il parere della Corte dei Conti Toscana rimette quindi in discussione l’intera operazione Multiutility che, attraverso l’apertura ai privati e la quotazione in borsa, si prefigurava di sottrarre al patrimonio pubblico, per immetterle sul mercato privato, anche le infrastrutture strategiche che per legge devono rimanere in mano pubblica.

La politica tutta, a livello regionale e locale non può più permettersi di stare a guardare mentre vengono imposte decisioni che vanno ad impattare su questioni di più alto interesse in contrasto con gli interessi generali ossia quelli che devono soddisfare i bisogni della collettività e dei cittadini.

Ci chiediamo come abbiano potuto i tanti Sindaci, amministratori e consiglieri che hanno sostenuto l’operazione Multiutility, accettare di mettere a disposizione degli interessi privati il mercato dei servizi locali comprensivo delle infrastrutture strategiche. Era già tutto talmente chiaro, che ai sindaci e consiglieri che hanno avviato la cessione con il loro voto, era stato segnalato a più riprese, sia dai cittadini attraverso lo strumento delle osservazioni, sia dagli altri consiglieri di opposizione,
che per tutela sia dei beni comuni demaniali che per tutela personale sì sarebbero dovuti opporre anziché votare a favore di questa cessione, esponendosi così anche ad un potenziale danno erariale verso i comuni da loro amministrati.

Ci attendiamo che si proceda a rivedere le posizioni assunte e che si apra finalmente una discussione seria ed approfondita con i cittadini finalizzata all’introduzione di modelli di gestione effettivamente pubblica e partecipativa per mettere finalmente in discussione le scelte adoperate finora da singoli sindaci e soprattutto per rivedere quelle deleghe, date ai consigli di amministrazione che continuano a dimostrarsi indegnosamente non all’altezza del compito a loro assegnato.

Per questo riteniamo obbligatoria e non più rimandabile la richiesta di avvio di una fase riflessiva profonda, che dimostri la sua reale volontà e serietà attraverso un primo importante atto di sfiducia e sostituzione del Consiglio di Amministrazione di Alia a partire dal suo Amministratore Delegato.


Coordinamento delle Associazioni No Multiutility
Forum Toscano dei Movimenti per  ’Acqua 
Associazione Atto Primo Salute Ambiente Cultura ODV
Associazione Alleanza Beni Comuni Pistoia ODV
Associazione Acqua Bene Comune Pistoia e Valdinievole ODV
Associazione per i Diritti dei Cittadini (ADiC Toscana aps)
Associazione Comitato Acqua alla gola Massa
Associazione IBS-Inter-rete Beni comuni e Sostenibilità
Associazione La Libellula – Gruppo per l’ambiente Valle del Serchio
Associazione ‘I Bercio – Loro Ciuffenna
Comitato Trasparenza per Empoli
Comitato Acqua Bene Comune Valdarno Superiore
Osservatorio Ambientale Prato (Extinction Rebellion Prato, AlterPiana, Pro Bisenzio,
Comitato Difendiamo la nostra salute Prato sud, Fridays for Future Prato, Comitato
Ambientale di Casale, Comitato InMezzoAllAutostrada, Associazione Atto Primo
Salute Ambiente Cultura ODV)
Obiettivo Periferia Pistoia
Orto Collettivo – Calenzano
Rete Toscana in Movimento
Terra Libera Tutti - Reggello

mercoledì 14 ottobre 2020

Tav bocciata dalla Corte dei Conti europea. Politica e stampa nascondono la notizia

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su La Città invisibile, rivista del laboratorio politico perUnaltracittà – Firenze, a questo indirizzo [https://www.perunaltracitta.org/2020/10/12/tav-bocciata-dalla-corte-dei-conti-europea-politica-e-stampa-nascondono-la-notizia/] con licenza BY-NC-SA 3.0.

di Tiziano Cardosi

Una implacabile analisi della Corte dei Conti Europea boccia la linea ad Alta velocità Torino-Lione, ma la politica, la stampa e la magistratura italiane fanno finta di non accorgersene, puntando solo a criminalizzare chi si oppone, oscurandone i validi motivi. È un grave sintomo di crisi democratica.


La Corte dei conti europea

Mentre i grandi media osservano con minuziosa attenzione gli arresti di alcuni attivisti appartenenti al movimento No TAV, cercando ovunque minimi indizi che possano associare quella lotta a criminalità e addirittura terrorismo, è arrivata una nuova solenne bocciatura del progetto di linea Torino Lione, ma nessuno, a parte il Fatto Quotidiano, pare essersene accorto. Strano comportamento da parte di chi pretenderebbe di fare informazione; ma facciamo un po’ di ordine nella sciagurata orgia di bufale e nei silenzi.

La Corte dei Conti Europea ((European Court of Auditors – ECA) nel giugno 2020 aveva pubblicato una analisi di otto grandi progetti europei, tra cui la Torino Lione con i suoi doppi tunnel di 57 km; il suo verdetto era stato spietato con quasi tutti i progetti che sarebbero stati realizzati: non era garantita la loro realizzazione, come previsto, entro il 2030 e la convenienza economica non era per niente chiara. Per la famigerata Torino Lione anche il calcolo dei benefici sulla produzione di CO2 non era per niente positivo.

Questi dati furono riportati dai media in maniera molto, troppo sobria; alla notizia dettero ovviamente rilievo i movimenti ambientalisti, ma subito seguirono comunicati e paginate di editti sulla strategicità dell’opera indispensabile per “andare in Europa”, per combattere la disoccupazione, per colmare il presunto gap infrastrutturale italiano, per salvarci dalla crisi che invece non scompare, anzi si aggrava, nonostante la mole di cemento utilizzato ed il consumo di suolo prodotto. Insomma i fumogeni furono accesi per non far vedere il re nudo.

A seguito di quel documento dell’ECA, un gruppo del Movimento, il Presidio Europa No TAV, ha chiesto di poter avere lo studio che è stato alla base del giudizio critico sull’opera italo-francese. Le analisi sul progetto Torino Lione sono opera di un economista francese, Yves Crozet, e sono una grave denuncia delle manipolazione dei dati che sono alla base della giustificazione della necessità dell’opera.

Sostanzialmente i dati errati prodotti dai costruttori dell’opera sono relativi ai flussi di traffico previsti e al risparmio previsto di emissioni di CO2. Le parole di Crozet sono lapidarie:

“Nel caso di progetti che non hanno un ritorno finanziario, ma che sono giustificati da motivi ambientali, è il ritorno socioeconomico stimato che viene gonfiato dai promotori del progetto. Il finanziatore pubblico deve essere convinto che è nell’interesse della comunità finanziare l’operazione. La galleria Lione-Torino è un tipico esempio di questa manipolazione del calcolo economico in cui, oltre alla sopravvalutazione del traffico, vi sono valutazioni fantasiose dei guadagni in termini di emissioni di CO2 . Una volta rivisti, i dati del calcolo economico danno al progetto un quadro completamente diverso”.

Il documento naturalmente motiva tecnicamente questa sentenza che è requiem per i cementificatori: la Torino Lione non è finanziariamente sostenibile, i vantaggi socioeconomici e ambientali non giustificano assolutamente l’opera.

Una notizia del genere – ricordiamoci che si parla di un’opera in cui il solo tunnel di base ha un costo preventivato di 9,6 miliardi e l’intera linea circa 26 miliardi! – secondo chi scrive doveva essere sulle prime pagine di tutti i giornali nazionali, perché le risorse previste sono di dimensioni da impensierire tutto il paese e anche l’Europa. Invece l’eco della notizia si è avuta solo su un quotidiano e sulla cronaca torinese del Corriere con un modesto articolo; al contrario l’eco degli arresti di alcuni militanti sono stati oggetto di una attenzione morbosa che li ha addirittura avvicinati alle vicende degli anni di piombo; la sproporzione tra i 700 euro contestati ai militanti condannati e i 26.000.000.000 (26 miliardi) che sarebbero sperperati nella costruzione del TAV danno la misura dello strabismo dei media.

Questo silenzio, assieme alla manipolazione – cioè falsificazione, menzogna – dei dati, accende un riflettore inquietante non solo sulla Torino-Lione, ma sulla generale situazione italiana:
• una democrazia senza una informazione corretta non è sostenibile, in Italia l’informazione è in buona parte asservita alla lobby dei costruttori e di chi ha interessi nelle privatizzazioni;
• esiste una classe di imprenditori che sono sostanzialmente “prenditori puri”, cioè sono parassiti di tutto il paese promuovendo, oltre a privatizzazioni di servizi pubblici, opere inutili e dannose;
• abbiamo una classe politica totalmente asservita a interessi di una élite che confliggono con l’interesse generale e quello ambientale; chi comanda davvero non sono le istituzioni, ma i poteri forti;
• si è creato un ceto parassitario che vive a spese della collettività gestendo progetti non solo inutili, ma di difficile realizzazione, consentendo la sopravvivenza di società, come Telt, di nessuna utilità economica o sociale; lo stesso vale per la miriade di imprese che si giovano della privatizzazione dei servizi.

Se sono attendibili queste conclusioni cui siamo giunti dopo decenni di osservazioni delle politiche economiche, non resta che auspicare una resurrezione della Fantasia che sappia narrare un mondo in cui al centro ci siano l’essere umano e la biosfera, invece della tutela dei profitti di una esigua e dannosa minoranza.

Gli interessati ad approfondire possono avere a questo link il testo dell’analisi dell’opera.

Tiziano Cardosi

FONTE: https://www.perunaltracitta.org/2020/10/12/tav-bocciata-dalla-corte-dei-conti-europea-politica-e-stampa-nascondono-la-notizia/

venerdì 21 agosto 2020

Idra con la Corte dei Conti: si prospetta una ‘semplificazione’ pericolosamente peggiorativa

COMUNICATO STAMPA, 21.8.’20

Idra con la Corte dei Conti: si prospetta una ‘semplificazione’ pericolosamente peggiorativa

Il decreto trasmesso alle Camere dal Governo minaccia di premiare l’irresponsabilità nella spesa pubblica 

 

Idra plaude da Firenze all’appello lanciato dall'Associazione dei magistrati della Corte dei Conti, che lunedì prossimo – leggiamo nell’articolo a firma di Gianni Trovati su Il Sole 24 Ore ieri 20 agosto – presenterà i propri rilievi al ‘Decreto Semplificazioni’ in una conferenza stampa, in vista dell'avvio del lavoro di conversione in Parlamento.

Come riferisce Trovati, “il colpo di freno sul danno erariale scritto all'articolo 21 del decreto Semplificazioni non taglia i tempi della burocrazia, non serve a combattere la «paura della firma» che andrebbe affrontata riordinando «una legislazione oscura e contraddittoria», ma finisce per offrire «una totale irresponsabilità» a favore di quei dipendenti pubblici che si rivelano «non preparati e disattenti»”.

Esattamente su questo tema, prima ancora che il testo finale del decreto venisse varato, l’associazione ecologista fiorentina Idra aveva trasmesso via Pec il 5 luglio scorso al presidente del Consiglio, ai ministri competenti, e per conoscenza ai presidenti delle Camere e dei gruppi parlamentari, nonché ai capi delegazione di maggioranza al Governo, una richiesta di attenzione urgente.

Nell’anticipazione pubblicata sulle colonne del Sole, l’Associazione dei magistrati della Corte segnala con preoccupazione che il decreto ridefinisce il dolo imponendo che ne sia dimostrata l’intenzionalità. Ma “la quasi totalità delle contestazioni di danno erariale poggia sulla colpa grave e non sul dolo. Di conseguenza, escludere a priori questo tipo di responsabilità significherebbe garantire l'impunità a quella che la giurisprudenza delle sezioni Unite della Corte dei conti definisce come «intensa negligenza, sprezzante trascuratezza dei propri doveri, atteggiamento di grave disinteresse nell'espletamento delle proprie funzioni, macroscopica violazione delle norme, dispregio delle comuni regole di prudenza»”.

Non mancano del resto i necessari paletti, si osserva, alle contestazioni di danno erariale. In proposito, “i magistrati contabili espongono i numeri: l'anno scorso su 28.722 denunce di danno, 23.939 (cioè 1'83,3%) sono state archiviate, altre si sono fermate dopo l'invito a dedurre (l'equivalente contabile dell'avviso di garanzia) o dopo la citazione (il rinvio a giudizio) e solo 934 (il 3,3%) sono sfociate in una condanna in primo grado. Non arriva da qui, insomma, lo spauracchio che frena la penna dei funzionari chiamati a firmare le autorizzazioni delle opere pubbliche. Anche perché, sottolineano i magistrati, com'è ovvio «l'eventuale azione della Corte dei conti è sempre successiva alla realizzazione dell'opera o all'emanazione dell'atto». Il rischio, insomma, è di salvaguardare lo spreco senza accelerare le opere”.

Idra commenta da parte sua – memore del grave danno erariale e ambientale prodotto dalla cantierizzazione appenninica dell’Alta Velocità, acclarato dalla Corte dei Conti della Toscana - ammonendo che non sono secondari i contraccolpi pesanti sulla spesa pubblica che un provvedimento come il ‘decreto semplificazione’ determinerebbe, in tempi di denaro europeo facile e a debito. Per esempio, l’ulteriore voragine erariale che si aprirebbe per effetto di scelte strategiche improvvide operate nell’era ante-Covid, ma oggi confermate e rilanciate a dispetto degli sprechi, dei danni e delle infiltrazioni criminali che ne costituiscono storicamente il corollario. Pensiamo alle cosiddette ‘grandi opere infrastrutturali’, TAV in testa, dalla Torino-Lione alla Verona-Monaco, dal doppio sottoattraversamento di prestigiose città d’arte come Firenze al ricorrente mito del ponte sullo Stretto, magari riproposto in salsa tunnel. Una retorica non supportata dai dati continua tuttora a propagandarle come antidoto alla crisi, nonostante la mole gigantesca di capitali pubblici da investire a fronte del limitato indotto in termini di manodopera. Nonostante la progressiva obsolescenza delle progettazioni a fronte di interventi i cui primi effetti ipotizzati, quand’anche benefici, si collocano in un futuro lontano. Nonostante i nuovi modelli di impiego (telelavoro) e di consumi (filiere corte) che si vanno progressivamente imponendo vanificandone l’utilità anche trasportistica. Nonostante l’emergenza climatica e l’urgenza di abbassare, piuttosto che continuare ad accrescere, i livelli di produzione di Co2 sul pianeta.

Associazione di volontariato Idra

Tel. 055.22.39.92, 320.053.52.58

idrafir@gmail.com, idraonlus@pec.it; http://www.idraonlus.it, https://www.facebook.com/idra.firenze

mercoledì 17 giugno 2020

La Corte dei conti europea critica la Tav: troppi ritardi, costi insostenibili

Per Bruxelles slitta il 2030 come data di entrata in funzione: "benefici solo dal 2055"
La Corte dei conti europea critica la Tav: troppi ritardi, costi insostenibiliLa Tav è in ritardo e non sarà pronta entro il 2030. La fine lavori fissata al 2029 lascia infatti solo un piccolo margine e secondo la Corte dei Conti europea, nel suo rapporto sui mega-progetti di trasporti europei, è improbabile che l'alta velocità tra Torino e Lione sia pronta per la scadenza fissata. Quindici anni di ritardi, costi cresciuti e soprattutto un quadro di sostenibilità incrinato dalle previsioni di traffico dei prossimo anni. Sono queste le principali obiezioni che arrivano dall'organo deputato a vigilare sulla spese dei fondi europei e sull'avanzamento dei grandi progetti finanziati da Bruxelles.
“Dopo sette precedenti analisi costi-benefici congiunte con esiti positivi”, il ministero delle Infrastrutture italiano ha proceduto a valutarne nuovamente i meriti nel 2018, ma “tale nuova valutazione non è mai stata convalidata dalla Francia e la Commissione non e' stata consultata”. Sulla base di una nuova analisi socio-economica, proseguono i giudici contabili di Bruxelles, il valore attuale netto dell'investimento vale tra i -6,1 miliardi di euro e i -6,9 miliardi di euro; in altre parole, «ancora una volta, i costi per la società sarebbero molto più alti dei benefici derivanti dalla costruzione».
Anche sul fronte dei benefici, si legge nel rapporto, c'è il rischio che quelli ambientali siano stati sovrastimati: “Il trasferimento modale è stato molto limitato in Europa negli ultimi 20 anni, vi è un forte rischio che gli effetti positivi multimodali di molti progetti-faro siano sovrastimati», sostiene la Corte Ue. Ad esempio, nel 2012 il gestore dell'infrastruttura francese ha stimato che la costruzione del collegamento transfrontaliero Torino-Lione, insieme alle relative linee di accesso, avrebbe generato 10 milioni di tonnellate di emissioni di Co2, con un beneficio netto in termini di emissioni a 25 anni dall'inizio dei lavori. Una stima contestata dagli esperti consultati dalla Corte secondo i quali le emissioni di Co2 verranno compensate solo 25 anni dopo l'entrata in servizio dell'infrastruttura, ovvero nel 2055, compatibilmente con i livelli di traffico: “Se raggiungono solo la metà del livello previsto, occorreranno 50 anni dall'entrata in servizio dell'infrastruttura prima che le emissioni di Co2 prodotte dalla sua costruzione siano compensate”. Sotto la lente dei giudici europei sono finiti anche i costi della linea: dai 5,2 miliardi iniziali la spesa prevista per la Torino-Lione è salita a 9,6. Quasi il doppio rispetto alla cifra iniziale, e anche rispetto all'incremento medio dei costi registrati nelle altre opere esaminate. 


FONTE: https://torino.repubblica.it/cronaca/2020/06/17/news/la_corte_dei_conti_europea_boccia_critica_la_tav_troppi_ritardi_costi_insostenibili-259426884/?fbclid=IwAR2xxlepZtvQIOAlO43sxCR6jfN8NAwncUjatw8UE6N6dwsIDBcVvB9IDBA

venerdì 18 maggio 2018

Presidio alla Corte dei Conti! Raccolta Differenziata fuorilegge


NON DIFFERENZIATE I RIFIUTI E NOI ABITANTI PAGHIAMO IL COSTO! Che fine ha fatto il nostro esposto?

Andiamo alla Corte dei Conti per chieder che fine hanno fatto i nostri esposti che ipotizzano un danno erariale di ben 58 Milioni di Euro per il mancato raggiungimento dell'obbiettivo minimo del 65% di Raccolta Differenziata al 2012!

24 Maggio Viale G.Mazzini 80, Firenze
Dalle 10.00 alle 13.00!
______________________________________
La Raccolta Differenziata è ferma da anni sotto i limiti di legge (65%), gli Amministratori non sono stati capaci o non hanno voluto incrementarla, Nardella e gli altri Sindaci con Giannotti direttore da un ventennio di Quadrifoglio e ora di Alia spa, scaricano i costi e le multe su Noi abitanti. ORA BASTA! 
Abbiamo presentato 2 Esposti alla Corte dei Conti (nov. 2016 e Dic. 2017) quantificando un danno erariale di ben 58 Milioni di euro per gli anni 2008-2016. 
Chiediamo che a pagare siano i responsabili di questo fallimento nella gestione delle risorse collettive! 

Mamme No Inceneritore
Presidio Noinc-NoAero
( Assemblea per la Piana contro le nocività )


martedì 15 novembre 2016

Raccolta differenziata: cittadini e comitati presentano esposto per danno erariale per 43 milioni di €

Immagine articolo - ilsitodiFirenze.it
Stamattina si è svolta una conferenza stampa in cui cittadini, comitati e associazioni ambientaliste hanno messo a conoscenza della stampa l'esposto presentato presso la Procura della Corte dei Conti della Toscana.

I seguenti firmatari hanno presentato l'esposto alla procura evidenziando come, nel periodo che va dal 2008 al 2014 (ultimo anno di cui si dispone di dati certificati riguardandi la Raccolta Differenziata), i comuni gestiti da Quadrifoglio abbiamo prodotto un danno erariale pari a 43 Milioni di Euro. Nell'esposto, non sono conteggiate inoltre i mancati guadagni legati alla renumerazione dei materiali provenienti dalla raccolta differenziata.
I firmatari dell’esposto sono:

- COMITATO MAMME NO INCENERITORE ONLUS
- ASSEMBLEA PER LA PIANA CONTRO LE NOCIVITÀ
- COORDINAMENTO DEI COMITATI DELLA PIANA DI FIRENZE
- COORDINAMENTO DEI COMITATI PER LA SALUTE DELLA PIANA DI PRATO E PISTOIA - ASSOCIAZIONE MEDICINA DEMOCRATICA SEZIONE Firenze
- WWF ITALIA ONLUS
- FORUM AMBIENTALISTA
- ITALIA NOSTRA ONLUS - Sezione Toscana
- ZERO WASTE ITALY
- CENTRO STUDI QUADERNI DI ONTIGNANO

A questo LINK tutta la documentazione

Nella tabella sottostante la stima di aggravio in Euro ascrivibile ad ogni Comune in gestione Quadrifoglio spa nelle annualità 2008-2014:
 

Firenze, obiettivo raccolta differenziata fallito: danno erariale per 43 milioni. Esposto alla Corte dei conti

DI  · 15 NOVEMBRE 2016


Sulla scia di una sentenza della Corte dei Conti della Liguria, recentemente confermata in sede di appello, dieci associazioni ambientaliste nazionali e fiorentine hanno presentato stamattina un dettagliato esposto al Procuratore Generale della Corte dei Conti della Toscana, per danno erariale di rilevante entità, a causa del mancato raggiungimento degli obiettivi minimi di raccolta differenziata alle percentuali fissate dall’art.205/1 dlg 152/2006, nei dodici comuni del bacino di Quadrifoglio spa, nel periodo che va dal 2008 al 2014 (non essendo ancora pubblicati i dati del 2015), causato delle condotte omissive di Quadrifoglio Spa.
È stato calcolato un danno emergente di più di 43 milioni di euro, cui potrebbe aggiungersi anche un danno erariale da lucro cessante, relativo al mancato introito dei corrispettivi economici dovuti al conferimento ai Consorzi di filiera relativamente all’alluminio, al legno, al vetro, alla plastica etc.
Responsabili di questa ipotesi di danno erariale, sarebbero gli amministratori di Quadrifoglio spa, i Sindaci e gli assessori delegati dei Comuni soci di Quadrifoglio e il Presidente della Regione e dell’assessore delegato, che a vario titolo non si sono preoccupati di rendere esigibili gli obiettivi annuali di raccolta differenziata previsti dalla legge. Il Presidente della Regione in caso di mancato raggiungimento delle percentuali minime previste di raccolta differenziata avrebbe dovuto nominare un commissario ad acta.
Dato che da più di dieci anni la costruzione dell’inceneritore di Firenze è in stand by e forte del silenzio/assenso dei decisori politici fiorentini e toscani Quadrifoglio non ha avuto nessun interesse a raggiungere gli obbiettivi di raccolta differenziata previsti dalla legge, essendo direttamente interessato al business inceneritore, presumibilmente questo ha provocato un grave danno alla collettività stimabile in 43 milioni di euro.
Hanno sottoscritto l’esposto alla Corte dei Conti:
– COMITATO MAMME NO INCENERITORE ONLUS
– ASSEMBLEA PER LA PIANA CONTRO LE NOCIVITÀ
– COORDINAMENTO DEI COMITATI DELLA PIANA DI FIRENZE
– COORDINAMENTO DEI COMITATI PER LA SALUTE DELLA PIANA DI PRATO E PISTOIA
– ASSOCIAZIONE MEDICINA DEMOCRATICA SEZIONE FIRENZE
– WWF ITALIA ONLUS
– FORUM AMBIENTALISTA
– ITALIA NOSTRA ONLUS – SEZIONE TOSCANA
– ZERO WASTE ITALY
– CENTRO STUDI QUADERNI DI ONTIGNANO

giovedì 18 agosto 2016

Tav, Anac porta il caso delle terre di scavo alla Corte dei Conti

Tav, Anac porta il caso delle terre di scavo alla Corte dei Conti
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Cantone: "Costo su del 9,6% andamento anomalo della commessa" 
Tav, Anac porta il caso delle terre di scavo alla Corte dei Conti
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Di Redazione Firenze Today
- 5 Agosto 2016 -
L'Alta velocità fiorentina continua a far preoccupare l'Autorita' nazionale anticorruzione, in primis il suo presidente Raffaele Cantone. E il caso del piano per l'utilizzo delle terre di scavo assieme al mancato rinnovo dell'autorizzazione paesaggistica finisce alla Procura della Corte dei Conti.
Nella relazione depositata nei giorni scorsi in Parlamento, Cantone ripercorrendo la delibera diramata da Anac contesta essenzialmente due punti alla realizzazione della linea per i Frecciarossa e i treni Italo. In particolare modo per la costante grande incognita del passante di Firenze, il sottoattraversamento che è tornato in discussione su input del sindaco, Dario Nardella. A entrare nel mirino sono il prezzo e l'attività approssimativa di vigilanza sull'opera. 
"L'autorità- si legge nel documento- ha rilevato come la realizzazione dell'opera presenti un significativo aumento contrattuale (9,6% circa), per effetto di modifiche introdotte in corso d'opera ed enormi ritardi, dovuti soprattutto al fermo dei lavori determinatosi per lo scavo del passante". 
Una colpa da imputare alla "mancata approvazione del piano di utilizzo delle terre e alla necessità di rinnovo dell'autorizzazione paesaggistica per il tratto sud del medesimo passante". La rilevanza ulteriore, tuttavia, è rappresentata dal contenzioso che si e' creato a causa, e qui Cantone non usa mezze parole, "principalmente sull'andamento anomalo della commessa, destinato oltretutto ad aumentare per il permanere di uno stato di sospensione di gran parte delle attività, che lascia presupporre la formulazione di ulteriori richieste economiche". Fin qui il capitolo strettamente finanziario che si ricollega a quello del monitoraggio della corretta realizzazione dell'opera. Ma c'è dell'altro. 

 "In relazione alle circostanze registratesi nel corso dell'appalto - si legge ancora- oggetto di indagini giudiziarie, l'Autorità ha rilevato come le stesse abbiano evidenziato un'attività di controllo preventiva da parte della Direzione dei lavori e dell'alta sorveglianza, soprattutto precedentemente all'intervento della Procura della Repubblica di Firenze, non del tutto idonea ad assicurarne la piena efficacia".
Con delle conseguenze nocive significative, perchè ciò ha lasciato "margini per comportamenti dei soggetti preposti all'esecuzione finalizzati a conseguire maggiori utili a discapito di una minore qualità dell'opera".
La sommatoria di queste criticità ha spinto l'Anac, in sede di deliberazione, a prevede un monitoraggio per seguire i successivi sviluppi e riservandosi ulteriori misure. "Atteso che l'attività di monitoraggio ha messo in evidenza che le criticità connesse alla mancata approvazione del richiamato piano di utilizzo delle terre e al mancato rinnovo dell'autorizzazione paesaggistica non erano ancora state superate- evidenzia Cantone- si è proceduto all'invio della delibera alla procura della Corte dei conti". 
(Agenzia Dire).
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giovedì 17 marzo 2016

Quote Aeroporto,....e quando si discuterà il nostro esposto sulla Svendita di ADF & SAT da parte della Regione ........chi di pagherà ??

Riportiamo l'estratto del pezzetto nel riquadro in rosso sotto:



"Poi ci sono anche gli sprechi più raffinati. Come l'acquisto a prezzo maggiorato di azioni dell'aeroporto di Firenze. Una Camera di Commercio le valuta 11,59 euro l'una. Presidente e segretario dell'ente le fanno comprare
da Fondiaria Sai a 13,88 euro. 
E vengono citati dalla Corte con il dirigente e l'ad di una spa «per aver causato un danno erariale all'ente con condotta dolosa». 
L'appello deciderà la vicenda"






Leggi in pdf: https://drive.google.com/file/d/0BwPdOiic_X3va19NSmFqZDNzXzg/view?usp=sharing

mercoledì 11 febbraio 2015

La Corte dei Conti attacca: "Da corruzione effetti devastanti su crescita"

L'inaugurazione dell'anno giudiziario con il presidente Squitieri e il capo dello Stato, Mattarella: "Il pericolo più serio per la collettività è una rassegnata assuefazione al malaffare, visto come un male senza rimedi"

MILANO - La Corte dei Conti torna a puntare il dito contro l'illegalità, nel momento istituzionale più alto per la magistratura contabile: l'inaugurazione dell'anno giudiziario. Il presidente della Corte, Raffaele Squitieri, spiega nel suo discorso: "Crisi economica e corruzione procedono di pari passo, in un circolo vizioso, nel quale l'una è causa ed effetto dell'altra". L'illegalità, denuncia, ha "effetti devastanti" sull'attività di impresa e quindi sulla crescita".

"Il pericolo più serio per la collettività è una rassegnata assuefazione al malaffare, visto come un male senza rimedi", lamenta ancora Squitieri. "Non possiamo permettere che questo accada", dice rivolgendosi al Capo dello Stato, Sergio Mattarella. Il procuratore generale, Salvatore Nottola, spiega che "va ridefinito il riparto di giurisdizione, fra giudice contabile e ordinario, per quanto riguarda le società partecipate da capitale pubblico, dello stato o degli enti territoriali: ad esse negli ultimi anni il legislatore sta riservando una particolare attenzione, segno dell'incidenza che hanno sulla finanza pubblica, ma stenta a farsi strada una verità: che il contrasto a sprechi e illeciti nonchè ad episodi di criminalità economica non è efficace senza il recupero delle risorse sperperate".


Per altro, da parte di Nottola arriva anche una richiesta esplicita di rinnovare gli organizi: negli ultimi anni le competenze della Corte dei Conti sono "fortemente aumentate e rese sempre più specialistiche" mentre "i magistrati si sono ridotti di oltre il 30%", ricorda il procuratore "Sarebbe doveroso almeno reintegrare gli organici", aggiunge.

Per il presidente, l'economia italiana è caratterizzata da un "quadro di estrema fragilità e di perdurante sfiducia degli operatori". Tuttavia "si sono venuti ad innestare negli ultimi tempi elementi di novità di grande rilievo", come ilQuantitative easing della Bce, il ribasso del petrolio e la flessibilità in sede Ue.

Nell'apertura della sua relazione, Squitieri ricorda il fragile contesto economico: "Le più recenti previsioni concordano nel valutare che, in Italia, nel 2016, il livello del prodotto interno lordo resterebbe di ben sette punti al di sotto di quello del 2007, l'anno che ha preceduto l'esplosione della crisi finanziaria mondiale", si legge. In tema di riforme, definisce "prioritario" riorganizzare le strutture dello Stato, menre ritiene che nei conti (la Stabilità) ci siano "margini per il sostegno a famiglie e imprese". 

Ancora per Squitieri c'è "l'esigenza assoluta di assicurare trasparenza e regolarità nelle varie gestioni attraverso procedure pubbliche che garantiscano un'effettiva parità di posizione tra tutti gli operatori". Il presidente giudica "negativo il fenomeno diffuso delle ripetute proroghe e rinnovi nell'importante attività negoziale pubblica".


fonte articolo:  http://www.repubblica.it/economia/2015/02/10/news/la_corte_dei_conti_attacca_da_corruzione_effetti_devastanti_su_crescita-106954615/

martedì 20 novembre 2012

Procura Corte dei Conti: Raccolta differenziata scarsa, rischio stangata per i sindaci

.....Un sindaco e il suo predecessore, i rispettivi assessori all’ambiente e il dirigente comunale responsabile del settore, sono stati citati a giudizio dalla procura della Corte dei Conti per aver causato un danno erariale derivante dal mancato rispetto delle percentuali di raccolta differenziata dei rifiuti. I cinque, in caso di condanna, dovranno risarcire un milione e 200 mila euro. ...
La colpa di amministratori e funzionari, secondo la Procura è di aver «omesso di assumere qualsivoglia iniziativa atta a ricondurre la gestione dei rifiuti nell’ambito della legge.. promuovere azioni nei confronti del Gestore (Amiu) che in violazione del contratto... non ha rispettato i limiti minimi di legge di raccolta differenziata».
L'intervallo considerato va dal 2006 al 2010 quando i livelli minimi dovevano essere del 35% e del 60%, le statistiche di Recco segnavano rispettivamente dei miseri 11,89% e 22,83%.
Co.As.Ver. 
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Raccolta differenziata scarsa
rischio stangata per i sindaci

Recco primo caso: chiesto un milione di euro di risarcimento agli amministratori

L’ATTUALE sindaco di Recco e il suo predecessore, i rispettivi assessori all’ambiente e il dirigente comunale responsabile del settore sono stati citati a giudizio dalla procura della Corte dei Conti per aver causato un danno erariale derivante dal mancato rispetto delle percentuali di raccolta differenziata dei rifiuti. I cinque, in caso di condanna, dovranno risarcire un milione e 200 mila euro.

Se per il danno economico originato dai maggiori tributi e dalle sanzioni per i quantitativi extra conferiti in discarica, si tratta del terzo processo del genere in Italia, per la prima volta nel nostro paese è stato, invece, contestato ai cinque “invitati” (l’invito a dedurre è l’equivalente dell’avviso di garanzia penale) il danno ambientale, pari a circa 80 mila euro. Il procuratore regionale Ermete Bogetti lo collega all’aumento illegittimo di rifiuti portati in discarica, che contribuiscono ad aumentare il «deterioramneto della risorsa naturale terreno, mediante l’introduzione di sostanze e organismi nocivi per l’ambiente e nell’immissione in atmosfera di gas nocivi».

Ma, aldilà di questi aspetti, l’inchiesta della Corte affidata ai finanzieri della Sezione Accertamenti Danni Erariali del Nucleo di Polizia Tributaria di Genova, rappresenta un vero e proprio terremoto per quasi tutti i comuni liguri visto che — e lo raccontiamo in queste stesse pagine — la nostra regione è all’ultimo posto tra quelle del centro nord per la raccolta differenziata e al sud è superata anche dalla Campania

Per quanto riguarda Recco verranno processati Gianluca Buccilli, sindaco dal 1999 al 2009, l’attuale primo cittadino Dario Capurro, l’ex assessore Stefano Bersanetti e il suo successore Franco Senarega, oltre al funzionario Franco Canovi. Gli anni presi in esame vanno dal 2006 al 2010 quando era in vigore una convenzione siglata nel 2003 tra il Comune di Recco e quello di Genova che affidava il servizio di raccolta e conferimento all’Amiu. Nel 2010, Recco ha assegnato ad un’altra società il servizio dopo lo svolgimento di una gara d’appalto.

La citazione della Corte contesta le bassissime percentuali di
differenziata. Se le leggi in materia stabilivano che per il 2006 e il 2010 i livelli minimi dovevano essere del 35% e del 60%, le statistiche di Recco fanno segnare rispettivamente dei miseri 11,89% e 22,83%. La colpa di amministratori e funzionari, secondo la procura è di aver «omesso di assumere qualsivoglia iniziativa atta a ricondurre la gestione dei rifiuti nell’ambito della legge.. promuovere azioni nei confronti di Amiu che in violazione del contratto... non ha rispettato i limiti minimi di legge di raccolta differenziata». I cinque sono difesi dall’avvocato Alessandro Ghibellini. L’ex gloria della pallanuoto locale è da tempo un consulente del Comune di Recco e di recente si è pure occupato di igiene urbana, ma in questo caso si smarca dal suo precedente ruolo, con un ardito dribbling al conflitto d’interessi, difendendo amministratori che sono accusati di aver procurato un danno proprio al Comune.

Nelle memorie difensive vengono citati vari aspetti, tra cui: la regolarità dell’appalto, la circostanza che la maggior parte dei comuni liguri siano fuorilegge, errata programmazione di Regione e Provincia, l’assenza di danno ambientale visto che la discarica è autorizzata, il costo maggiore della raccolta differenziata rispetto a quella indifferenziata. Obiezioni alle quali replica la procura punto per punto. Ad esempio con i dati del Rapporto Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale del Ministero per l’Ambiente) che «mostra inequivocabilmente come all’aumentare della percentuale di raccolta differenziata decresce il costo annuo complessivo della gestione dei rifiuti».

L’avvocato Ghibellini arriva anche a contestare lo scarso effetto deterrente della cosiddetta ecotassa (ossia l’addizionale del 20% per i rifiuti finiti in discarica «ove non siano conseguiti gli obiettivi minimi di raccolta differenziata previsti dalla legge»), perché troppo lieve. «E’ come sostenere — replica il procuratore Bogetti — che se il ladro ruba è perché la pena per il furto è troppo bassa e dunque non sussiste la responsabilità del ladro».
 
di MARCO PREVE
(15 novembre 2012)
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CHE SUCCEDERA'  AI  COMUNI  DELLA  VALDISIEVE  CHE  NON RAGGIUNGERANNO  LA QUOTA DEL  65% ????
I dati di un comunicato sul sito di AER:  In Valdisieve il comune che ha la più alta percentuale di raccolta differenziata è Pontassieve (65,52%), seguito da Rufina (62,59%) e Londa (61,97%); esclusi dal podio San Godenzo (57,79%), Dicomano (49,29%) e Pelago (48.36%). In Valdarno sul podio svetta il comune di Incisa (84,86%), seguito da Reggello (50,66%); Figline Valdarno (48,49%) e Rignano sull'Arno (48,04%).
E' probabile che non tutti riusciranno ad arrivare al 65% di RD entro il prossimo mese!!
Quindi anche per i rispettivi Sindaci si prevede una cosa del genere come successo a Genova??
Intanto le diffide delle associazioni  Diritto Al Futuro, Forum Ambientalista, Italia Nostra e WWF sono già partite (vedi altro POST).