VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

CALENDARIO

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mercoledì 29 luglio 2015

24 Settembre 2015: 6° Giornata in Memoria di Lorenzo Tomatis


6° Giornata in Memoria di Lorenzo Tomatis
INQUINAMENTO AMBIENTALE E SALUTE: QUALE FUTURO PER LE NUOVE GENERAZIONI IN ITALIA
Istituto Superiore di Sanità, Aula Pocchiari, Roma
24 Settembre 2015
(Ore 9.00 – 18.00)
organizzato da
ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ
e
ASSOCIAZIONE MEDICI PER L’AMBIENTE – ISDE ITALIA


mercoledì 23 gennaio 2013

Pcb da record nel sangue dei bresciani

Analisi choc dell'Asl e dell'Istituto superiore di sanità su 300 lavoratori delle aziende metallurgiche e 113 cittadini

Pcb da record nel sangue dei bresciani

Chi lavora in fonderia e ci vive vicino è più contaminato che nel resto d'Italia

Il sangue dei bresciani non è come quello degli altri italiani. Nelle vene dei bresciani scorrono più diossine e pcb, usciti negli ultimi decenni dai camini delle industrie metallurgiche e finiti sui campi e quindi nei cibi. Chi lavora nelle acciaierie della città e dell'hinterland, chi vive vicino alle aziende incriminate ha più veleni in corpo di chi ha la fortuna di risiedere sui monti della Val Sabbia e nell'alto Garda, sebbene anche queste persone abbiano dosi elevate di pcb (ma non di diossine).
A stabilirlo è uno studio del servizio prevenzione dell'Asl di Brescia e dell'Istituto superiore di Sanità (pubblicato recentemente sul Giornale italiano Medicina del lavoro ).
Fotogramma/Bs
Contiene dati choc. Basta leggere le conclusioni: «La popolazione di Brescia, anche non residente nelle aree inquinate dall'impresa Caffaro, si caratterizza per concentrazioni nel siero di diossine e Pcb superiori ai valori osservati nelle popolazioni italiane non esposte». Non solo. Anche in chi vive lontano da fonti inquinanti (per l'esattezza a Tignale e Bagolino) «le concentrazioni di diossine, furani e pcb sono apparse più elevate di quelle osservate in alcuni gruppi di popolazione generale italiana», compreso chi vive nella Campania delle discariche tossiche e dell'allarme rifiuti. Nel dettaglio: gli abitanti di alto Garda e dell'alta Val Sabbia hanno concentrazioni di diossine nella norma rispetto alla media italiana, ma non è così per i pcb.
La ricerca condotta dal dottor Pietro Gino Barbieri (Asl Brescia), da Silvio Garattini (Iss) e da altri sei medici-ricercatori (Pizzoni, Festa, Abbale, Marra, Iacovella, Ingelido, Valentini, De Felip) era mirata a valutare l'esposizione cumulativa a policlorodibenzodiossine (Pcdd), policlorodibenzofurani (Pcdf) e policlorobifenili (Pcb) in lavoratori metallurgici e nella popolazione generale della provincia di Brescia. I ricercatori hanno analizzato il sangue di 300 lavoratori metallurgici e di 20 impiegati negli uffici amministravi. Identica procedura per 46 persone che vivono vicino alle aziende che fondono rottami (ma che lavorano nel terziario) e per altre 47 che vivono a chilometri di distanza (per l'appunto Tignale e Bagolino). I risultati? «Per i lavoratori metallurgici si osservano livelli ematici di pcb più elevati di quelli osservati nella popolazione non professionalmente esposta, sebbene in modo non statisticamente significativo, fatta eccezione per alcuni congeneri - come i pcb 28, 52 e 101 - che risultano significativamente più abbondanti». In sostanza, anche i residenti «vicini» alle aziende hanno «livelli ematici di organoclorurati pressoché sovrapponibili a quelli rilevati nei professionalmente esposti». Al contrario in chi risiede lontano dalle fonti inquinanti «l'intervallo di valori osservati è più basso».
I valori variano anche da azienda ad azienda e da reparto a reparto; chi lavora in una fonderia di ghisa è meno esposto dei colleghi che lavorano nella fonderia di alluminio o in acciaieria. E gli addetti alle aree di fusione e manutenzione risultano «sovraesposti» rispetto a chi lavora nelle aree di colata e parco rottame.
Va precisato che tutti i soggetti analizzati hanno un'età media di 43 anni e nessuno di loro ha consumato cibi contenenti grassi (dove si accumulano diossine e pcb) in quantità significativamente maggiore rispetto agli altri. Ecco allora che risultano più chiare le conclusioni dello studio: «la fusione dei metalli da rottami contaminati con materiali plastici può contribuire al rilascio in ambiente di composti organoclorurati», diversi dei quali sono cancerogeni (è il caso delle tetraclorodibenzodiossine). La stessa Unione Europea, ricordano i medici, ha individuato nell'industria del ferro e dell'acciaio una delle maggiori sorgenti di emissione di diossine e furani in Europa. Brescia per decenni ha recuperato il 40% del rottame metallico circolante in Italia, creando ricchezza, migliaia di posti di lavoro e proporzionalmente una grande dose d'inquinamento, visto che fino a pochi anni fa erano quasi inesistenti leggi e tecnologie per l'abbattimento degli inquinanti.
Oggi non è più così. Basti pensare all'autoregolamentazione che si sono date le 22 principali aziende siderurgiche bresciane (riunite nel consorzio Ramet) che negli ultimi 2 anni hanno speso milioni per diminuire dell'80 per cento le emissioni di diossine (auto-imponendosi il limite di 0,1 nanogrammi per metrocubo) e installando anche un monitoraggio in continuo per facilitare i controlli degli enti. Ma i fumi usciti nei decenni passati hanno lasciato il segno. Lo certifica il sangue dei bresciani.
Pietro Gorlani20 dicembre 2012 | 16:36
fonte articolo:
http://brescia.corriere.it/brescia/notizie/cronaca/12_dicembre_20/20121220BRE05_16-2113243148341.shtml
(NB: evidenziature di assovaldisieve)

lunedì 21 gennaio 2013

ISS e inceneritori, una valutazione non certo positiva...

Scritto dalla  Redazione del Coordinemanto dei Comitati della Piana
mercoledì 16 gennaio 2013
E' stato pubblicato dall'ISS la “Relazione finale sui lavori del Tavolo Interistituzionale in tema di diossine/furani e PCB nelle matrici ambientali ed alimentari del territorio forlivese”, frutto di oltre un anno e mezzo di lavoro congiunto fra Asl, Arpa, Comune, Provincia ed Ordine dei Medici di Forlì-Cesena.
Istituto Superiore di Sanità e inceneritori
Una valutazione non certo positiva
 
Andrea Allodi, ex Enia, non perde occasione per assolvere gli inceneritori dal punto di vista sanitario e per farlo si appella sempre all'Istituto Superiore di Sanità, massima istituzione del Paese nel campo della salute.
Istituzione che in seduta congiunta delle commissioni ambiente e salute svoltasi il 23 marzo 2011 presso la sala consiliare del Comune di Parma convenne, assieme a Isde, Moniter, Registro Tumori, e Ordini Medici, sulla insalubrità degli inceneritori.
E' stato pubblicato dall' ISS la “Relazione finale sui lavori del Tavolo Interistituzionale in tema di diossine/furani e PCB nelle matrici ambientali ed alimentari del territorio forlivese”, frutto di oltre un anno e mezzo di lavoro congiunto fra Asl, Arpa, Comune, Provincia ed Ordine dei Medici di Forlì-Cesena.
Si tratta di un documento importante che merita di essere adeguatamente diffuso e conosciuto.
Nella relazione vengono riportati i risultati di 56 indagini condotte dall’Asl per la ricerca di diossine, furani e PCB eseguiti nel 2011 in allevamenti rurali del forlivese.
Questi campioni si aggiungono alle 5 indagini condotte da parte dell’ISDE nei primi mesi del 2011 su galline ruspanti e uova in relazione alle ricadute degli inceneritori, indagini che, per i livelli riscontrati, avevano suscitato grande sconcerto.
I risultati emersi da questa ulteriore e più nutrita indagine confermano in pieno quanto già segnalato, ovvero una gravissima contaminazione del territorio.
In base alla attuale normativa, su 61 campioni complessivi, solo 25 sono conformi.
In particolare su 12 galline ruspanti solo 2 rientrano nei limiti e su 24 campioni di uova solo 13 sono sane.
Se poi i risultati vengono giudicati tal quali senza togliere l’incertezza analitica, i campioni conformi scendono a 23 e delle 12 galline una soltanto potrebbe essere consumata.
Gli animali allevati all’aperto, in particolare le galline che razzolano sul terreno, si confermano come indicatori affidabili e fedeli della qualità dell’ambiente, in particolare per sostanze lipofile persistenti e tossiche quali diossine e PCB che si accumulano nel terreno ed entrano nella catena alimentare.
Diossine, furani e PCB sono una famiglia di 409 molecole a diverso grado di tossicità.
Mentre le diossine sono sottoprodotti involontari di processi di combustione o di sintesi chimiche (in particolare pesticidi), i PCB sono stati prodotti deliberatamente dall’uomo ed anche se la produzione è vietata dagli anni ’80, la loro enorme diffusione e stabilità termica li fanno ritrovare ovunque e in particolare nelle emissioni degli inceneritori, specie se presenti nei rifiuti in ingresso.
I rischi per la salute sono importanti e purtroppo non del tutto noti: certamente la TCDD (diossina di Seveso), unitamente ad un furano e al PCB 126 sono cancerogeni certi per l’uomo ad azione multiorgano e correlati in special modo a tumori del sangue, mammella, fegato, polmone.
Tuttavia, anche se l’effetto cancerogeno, in particolare per diossina e composti diossino-simili, è stato quello affrontato per primo e quindi più studiato, ciò che oggi emerge con sempre maggiore evidenza per l’insieme di queste molecole è la complessa azione di squilibrio endocrino-immuno-metabolico, per cui l’effetto oncogeno appare essere più una conseguenza, che non una diretta azione.
Di fatto queste molecole rientrano fra gli ‘interferenti endocrini’ e moltissime sono le patologie a loro correlate; patologie purtroppo in drammatico ed esponenziale aumento quali alterazioni del sistema immunitario, specie immunodepressione, del sistema endocrino (in particolare ipotiroidismo), danni all’apparato riproduttivo (infertilità, endometriosi, abortività, parti prematuri, basso peso alla nascita ecc), malformazioni, ma anche danni metabolici quali diabete, obesità, aumento trigliceridi e colesterolo, danni cardiovascolari, disturbi del Sistema Nervoso Centrale e danni neuropsichici specie al cervello in via di sviluppo.
Se è vero che qualunque tipo di combustione genera sostanze tossiche e pericolose (basti pensare al fumo di sigaretta) e che devono essere assolutamente evitati i roghi all’aperto, specie se di potature di alberi trattati con pesticidi e/o legni trattati, o di materiali eterogenei, è altrettanto vero che non può che destare totale disapprovazione l’incentivazione al sorgere di centrali a biomasse e all’incenerimento dei rifiuti ribadito anche nella recente delibera n. 1147/2012 della Giunta Regionale dell’Emilia Romagna in cui si prevede “l’utilizzo prioritario degli inceneritori e termovalorizzatori per lo smaltimento finale dei rifiuti urbani prodotti nel territorio regionale nel rispetto del principio di prossimità“.
Già la Pianura Padana è una delle aree più inquinate del pianeta, abbiamo una incidenza di cancro fra le più alte al mondo, la contaminazione del territorio come emerge anche dalle indagini sopra riportate è gravissima e tale da compromettere la sicurezza alimentare non solo nostra, ma anche delle generazioni a venire.
Cos'altro deve succedere per cambiare rotta?
Come mai nello studio Moniter, condotto per indagare lo stato dell’ambiente e della salute nella popolazione residente in prossimità degli 8 inceneritori della regione e costato alle finanze pubbliche ben 3 milioni e 400mila euro, le diossine sono state cercate ove è pressoché impossibile trovarle, ovvero in aria, e non nelle matrici biologiche?
 
Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Redazione Coordinamento Comitati della Piana 
originale al link: http://www.noinceneritori.org/index.php?option=com_content&task=view&id=1332&Itemid=2 
[grassetto e evidenziature di assovaldisieve]