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L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

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domenica 16 maggio 2021

di Tomaso Montanari: Recovery, addio sogni green: il cemento seppellirà l’Italia

 di Tomaso Montanari

“Trasformerà l’Italia”, dice del Pnrr Enrico Giovannini, ministro delle Infrastrutture e delle mobilità sostenibili (dicastero dal curioso nome demagogico: che spinge a chiedersi chi si occupa delle infrastrutture e della mobilità insostenibili, che sono ancora la massima parte…). Condivido l’affermazione, ma non nell’implicito, positivo, giudizio di valore: perché credo che questa trasformazione consisterà in una immane colata di cemento.

Tutto era evidente sin dalla nascita del governo Draghi, con la sparizione del Ministero dell’Ambiente (fagocitato dall’elefantiaco quanto propagandistico Ministero della Transizione Ecologica), e del Ministero per i Beni culturali (tra i quali c’è anche il paesaggio) mutato nel, non meno astratto e propagandistico, Ministero della Cultura. Il messaggio è chiaro: questo governo non vuol tutelare più nulla, vuol far sparire lacci e lacciuoli, regole e protezioni, in un danzante ritorno al “maniliberismo” trionfante che ha massacrato la forma dell’Italia. La prova arriva dalle pagine del Pnrr. I numeri danno conto delle priorità: un piano che nasce da un disastro sanitario stanzia 25,33 miliardi per le infrastrutture contro i 15,63 per la salute! Siamo, insomma, ancora all’idea che il mattone (il cemento) sia l’unico possibile volano economico.

E ancora una volta non c’è traccia di quella Unica Grande Opera utile che sarebbe la messa in sicurezza del territorio: il Piano assegna alle “misure per la gestione del rischio di alluvione e per la riduzione del rischio idrogeologico” solo 2,49 miliardi, un decimo di quanto assegnato al cemento delle nuove infrastrutture. E invece dà 6 miliardi alla “valorizzazione del territorio dei comuni”, etichetta assai ambigua e passibile di tradursi in altro cemento. Il Piano evoca il problema cruciale del “consumo di suolo” solo per regredire dall’unica posizione possibile (il consumo zero, che l’unione Europea impone di raggiungere nel 2050) a una vaga e parenetica esortazione a “limitarlo”: di fatto, un via libera alle betoniere.

L’ideologia è quella del neoliberismo più sfrenato. Il Piano afferma che “è necessaria una profonda semplificazione delle norme in materia di procedimenti in materia ambientale e, in particolare, delle disposizioni concernenti la valutazione di impatto ambientale (Via). Le norme vigenti prevedono procedure di durata troppo lunga e ostacolano la realizzazione di infrastrutture e di altri interventi sul territorio”. La Valutazione di impatto ambientale è sentita come un intralcio allo sviluppo, non come una garanzia per l’ambiente. E invece di assumere personale per farle realizzare più in fretta, si pensa solo ad aggirarle, e nella più classica tradizione italica si ricorre ad una giurisdizione speciale: “Si prevede di sottoporre le opere previste dal Pnrr ad una speciale Via statale che assicuri una velocizzazione dei tempi di conclusione del procedimento, demandando a un’apposita Commissione lo svolgimento delle valutazioni in questione”. E non è difficile immaginare quanto l’ambiente sarà tutelato in questi “tribunali del capitale”!

Il Piano invoca a più riprese l’allargamento del “silenzio assenso” che costringa le soprintendenze svuotate di personale a dire “sì” ad ogni scempio paesaggistico, e anzi si vocifera del progetto di istituire una specie di “soprintendenza nazionale unica” posta direttamente sotto il controllo della politica. Sarebbe l’abrogazione definitiva dell’articolo 9 della Costituzione che obbliga la Repubblica a tutelare paesaggio e ambiente: e, d’altra parte, che le costituzioni “socialiste” del meridione d’Europa vadano abbattute è un vecchio pallino delle grandi banche d’affari la cui visione del mondo impregna il vertice di questo esecutivo.

Paolo Pileri, ordinario di Pianficazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano ha definito il Piano “obbediente a logiche più industriali e finanziarie che ecologiche”. Greenpeace lo ha valutato assegnando un voto a ciascuna componente del Piano che abbia a che fare con l’ambiente (anche le politiche energetiche): la media è un brillante 3,3 (su 10). Per WWF, Greenpeace, Legambiente, Kyoto Club e Transport & Environment (T&E) il Pnrr è un’occasione sprecata, perché “non riesce a identificare nei settori della decarbonizzazione il volano per la ripresa economica sostenibile e non è incisivo nell’allocazione delle risorse e nelle riforme per innovare i settori pilastro della decarbonizzazione”, e “le risorse classificabili come ‘verdi’ appaiono marginali nella transizione energetica e scollegate da una strategia climatica”.

Se si aggiunge la ciliegina del Ponte sullo Stretto, cavallo di battaglia di Berlusconi e Renzi riesumato da Draghi, è evidente che più che Next Generation è una prospettiva da last Generation: il regalo avvelenato di un governo (con l’età media di 54,5 anni, composto per due terzi da maschi, e per tre quarti di ministri del Nord) che pensa in termini di “dopo di me il diluvio”.

https://emergenzacultura.org/


ARTICOLO PUBBLICATO SU “IL FATTO QUOTIDIANO” IL 10 MAGGIO 2021. FOTOGRAFIA DA LIBRESHOT.
[FONTE https://emergenzacultura.org/2021/05/10/recovery-addio-sogni-green-il-cemento-seppellira-litalia/?fbclid=IwAR0ZvJ3Pq4ZlEeVTpKrECEz57ElBqMMAIET-BaxCP9J1novlAvuDaTdSayc]

Sul FQ: Viadotto chiuso ai tir per ragioni di sicurezza, viaggio sulla A12 tra cantieri infiniti e disservizi: “Perché dobbiamo pagare Aspi?”

 | 16 MAGGIO 2021 - Sul FATTO QUOTIDIANO

Proseguono i disservizi sulla martoriata rete autostradale ligure, tra gallerie e viadotti puntellati da cantieri e tratte in corsia unica per evitare il sovraccarico in attesa del consolidamento di infrastrutture datate che presentano in molti casi diversi livelli di criticità, generati da anni di incuria abbondantemente documentati nell’ambito dell’inchiesta sul crollo del ponte Morandi il 14 agosto 2018. Davide Trimarchi è uno dei tantissimi autotrasportatori che ogni giorno, per lavoro, fanno spola tra i porti di Savona, Genova, La Spezia e Livorno. Trimarchi lavora sui camion da oltre 20 anni, e assieme al Comitato “Autostrade Chiare” riassume le ragioni di chiunque si sia trovato imbottigliato nelle frequenti code o abbia potuto notare come la maggior parte dei cantieri che restringono le carreggiate non siano presidiate da operai né è facile scorgere interventi di manutenzione: “Non possiamo pagare il pedaggio per un servizio dimezzato a causa di anni di incuria da parte di chi doveva garantire la nostra sicurezza e non l’ha fatto e ora, in ritardo, per correre ai ripari ci fa perdere delle ore in autostrada senza garantire minimamente livelli di servizio degni di una rete autostradale”.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/05/12/autostrada-a12-il-viadotto-valle-ragone-chiude-ai-mezzi-pesanti-traffico-in-tilt-nel-tigullio-il-mit-frenate-tir-possono-deformare-le-pile/6195803/

La scorsa settimana, improvvisamente, Autostrade ha comunicato la chiusura ai mezzi pesanti del viadotto Valle Ragone, costringendo chiunque non sia al volante di un auto, dai camionisti ai furgoncini privati, a scegliere se allungare il tragitto di tre ore passando da Tortona, o transitare sulla viabilità ordinaria in mezzo al traffico di paesi come Chiavari, Lavagna, Cavi, Sestri Levante, in mezzo a motorini, pedoni e biciclette di località turistiche. Il viadotto sarà riaperto al traffico già entro questa domenica, eppure la chiusura del tratto autostradale ha rappresentato la goccia che ha fatto traboccare il vaso delle categorie. I cittadini riuniti nel Comitato “Autostrade Chiare” hanno aderito alla petizione lanciata da Trimarchi per chiedere l’eliminazione dei pedaggi in Liguria (https://www.change.org/Basta_AutostraGe), che in pochi giorni ha superato le 5mila firme, Assoutenti ha chiesto un tavolo ad Aspi per ottenere degli indennizzi sui disagi subiti.

“Da quando sono iniziati i monitoraggi a tappeto sulle nostre autostrade è emersa l’assoluta incapacità di programmare l’emergenza nelle emergenze, con la conseguenza di enormi danni economici e personali per i cittadini e per le imprese del nostro territorio – ha dichiarato il presidente della Camera di Commercio di Genova, Luigi Attanasio, mentre tutte le associazioni dell’autotrasporto ligure, da Cna-Fita a Confartigianato passando per Fai, Fiap, Legacooperative e Trasportounito, hanno proclamato cinque giorni di fermo totale a livello regionale dal 15 al 19 giugno. L’iniziativa riguarderà anche tutti i porti della Regione, tutte le piattaforme logistiche e il confine di Stato, saranno coinvolti anche i corrieri e la distribuzione a livello locale.

Tre le richieste sul tavolo: conoscere la reale situazione dello stato delle infrastrutture e avere un’evidenza veritiera dell’impatto dei lavori previsti, ottenere una programmazione dei cantieri che garantisca la sicurezza stradale e la produttività per gli operatori dell’autotrasporto, vedersi riconosciuti i ristori per l’emergenza viabilità di questi anni in linea con i valori stabiliti dal decreto Genova fino al 2020 per il crollo del ponte Morandi, adottando gli stessi criteri. Intanto, considerando i maggiori costi comportati dall’imponderabile durata dei cantieri e dei ritardi, molte aziende e spedizionieri si stanno organizzando per evitare la rete autostradale ligure, stando a quanto dichiarato da Spediporto Genova. All’elenco delle categorie che si ritengono colpite dalla situazione in cui versano le Autostrade liguri anche l’UIL Turismo Commercio e Servizi, che temendo il crollo degli afflussi turistici si unisce alla richiesta di esenzione dal pagamento del pedaggio perché al disagio dei rallentamenti non si aggiunga la beffa del pagamento di costi autostradali tra i più alti d’Italia e “non vengano messi in discussione migliaia di posti di lavoro del settore turistico e l’esistenza di molte imprese del comparto”.

FONTE QUI (CON VIDEO): https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/05/16/viadotto-chiuso-ai-tir-per-ragioni-di-sicurezza-viaggio-sulla-a12-tra-cantieri-infiniti-e-disservizi-perche-dobbiamo-pagare-aspi-video/6199098/

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lunedì 20 aprile 2020

Tomaso Montanari: Per ripartire non serve il partito unico del cemento

di  | 20 APRILE 2020
Come coronavirus: o come cemento? Vuoi vedere che – dopo aver toccato con mano cosa potrebbero essere le nostre città, il nostro Paese, il nostro pianeta se solo allentassimo un poco la morsa del dominio (dis)umano – la nostra prima reazione sarà rovesciare su quella povera natura appena risvegliata una colata di cemento? Una delle pessime conseguenze della pessima metafora del “siamo in guerra” è che immaginiamo una ripartenza come quella dei Trenta Gloriosi: i tre decenni che andarono dal 1945 al 1973, splendidi per l’economia e letali per l’ambiente. Possibile non essere capaci di immaginare una ricostruzione che non sia all’insegna del mattone? Perché nessuno, in queste settimane, ha proposto di ritirare su l’economia nazionale con un mega-piano neokeynesiano di messa in sicurezza del suolo italiano? Sanare il dissesto idrogeologico, sradicare il cemento abusivo, manutenere corsi d’acqua, litorali e boschi. E poi l’enorme capitolo della prevenzione antisismica. Tutti capitoli di spesa per i quali non c’erano mai soldi. Come per la ricerca: oggi tutti si chiedono perché non riusciamo ad avere pronto un vaccino, ma pochissimi ricordano che solo pochi mesi fa si è dimesso il ministro della ricerca, Lorenzo Fioramonti, proprio perché i soldi per la ricerca non c’erano.
E invece niente: cemento, cemento, e ancora cemento. In Sardegna, in piena emergenza, la giunta regionale approva (e dieci giorni dopo ritira, travolta dalle critiche) la costruzione di un resort di 8.340 metri cubi sul mare, accanto a un nuraghe. “Dovevamo aspettarcelo – ha commentato Sandro Roggio – Il sentimento della destra sarda (più edilizia = più turisti) era esibito in campagna elettorale. E incoraggiato dallo smarrimento del centrosinistra isolano a guida Pd, in gran parte ostile alle norme di tutela paesaggistica del 2006, e fautore di norme (un po’ meno peggio?) che hanno aperto la strada al sempre peggio”. Questo è il punto: di fronte alla speculazione edilizia non c’è destra e non c’è sinistra, c’è il partito unico del cemento. Anche la Toscana un tempo rossa appare oggi color grigio cemento. Il 23 marzo, già in piena pandemia, la Regione pubblica il progetto per un mega-impianto eolico sul crinale dell’Appennino, tra Vicchio e Dicomano, in Mugello: inizia quindi il conto alla rovescia di 60 giorni in cui cittadini e associazioni ambientaliste, tutti reclusi in quarantena, dovrebbero presentare le osservazioni. Di fronte all’indisponibilità del governo regionale a incontrarli, i comitati dei cittadini hanno scritto: “Possiamo solo sperare che abbiate preso visione dei tanti documenti che dimostrano, dati alla mano, che questo tipo di impianti non risolvono nemmeno in minima parte la difficoltà energetica del paese, e anzi, sottraggono risorse e finanze pubbliche che potrebbero essere investite per migliorare la qualità di vita di un territorio già provato e disagiato come il nostro”. Destino vuole che proprio a Dicomano sia la Rsa su cui la Procura di Firenze ha aperto nelle ultime ore un’inchiesta per i 15 anziani morti per coronavirus: quasi ci volesse ricordare che ben altra è la cura di cui abbiamo bisogno. Non nuovo cemento sui crinali, ma nuova umanità nell’accudimento dei più fragili.
Gli esempi si potrebbero moltiplicare, perché non solo il virus ferma le betoniere, ma rischia appunto di farle girare più veloci. Di fronte al crollo del ponte di Aulla, Matteo Renzi non invoca la manutenzione, o la ricerca delle responsabilità, ma il suo chiodo fisso, lo Sblocca Italia: “Se non ci mettiamo SUBITO a lavorare sui cantieri con il piano Shock – presentato ormai da molti mesi – ogni anno andrà peggio. E se non lo facciamo in questa fase di crisi vuol dire che ci vogliamo del male. Apriamo questi benedetti cantieri, subito”. Le bozze che girano di quel piano sono davvero da schock: ambientale. Vi si legge, per esempio: “In ogni caso tutti i commissari di cui al presente decreto possono anche esercitare, qualora ne ricorrano le condizioni di urgenza e necessità, i seguenti poteri: in caso di motivato dissenso espresso da un’amministrazione preposta alla tutela ambientale paesaggistico-territoriale, del patrimonio storico-artistico o alla tutela della salute e della pubblica incolumità, la decisione … è rimessa alla decisione del Commissario che si pronuncia entro 15 giorni, previa intesa con la Regione o le Regioni interessate”. È il sogno proibito condiviso dai due Mattei (Renzi e Salvini), e da loro più volte esplicitamente ammesso: ridurre al silenzio le soprintendenze, cioè l’esausta magistratura del nostro territorio. Potrebbe mai passare una legge del genere in questo Parlamento? L’intervista concessa, due settimane fa, a questo giornale dal viceministro alle Infrastrutture Giancarlo Cancelleri non lascia molti dubbi. All’obiezione: “Voi del M5S siete sempre stati contrari alle grandi opere, e ora volete facilitarle”, lo sventurato rispose: “Di fronte ad un contesto politico e ad un quadro economico totalmente diverso da qualche anno fa, è necessario cambiare l’agenda politica. La priorità adesso è creare lavoro, usando soldi pronti ma fermi”. Come dire che ora non possiamo permetterci il lusso di mantenere gli impegni, di rispettare gli ideali, grazie ai quali si è arrivati al potere.
Dobbiamo continuare a seppellirci vivi nel degrado “che qualcuno, neanche a dirlo, / vorrebbe ulteriormente perpetrare con la solita /accoppiata di cemento e asfalto: / con quel grigio da modernariato, / unico colore che il potere /riesce a immaginare” . Sono versi di Franco Marcoaldi: drammaticamente più lucidi di ogni analisi politica.

FONTE: http://www.inu.it/wp-content/uploads/Fatto_Montanari_20_aprile_2020.pdf