Grazie alla regolazione delle tariffe realizzata da Arera, l'agenzia per le reti, i gestori fatturano miliardi e realizzano grandi utili sottraendo risorse che potrebbero essere destinate agli investimenti. Ora il Recovery riverserà fondi per 4,38 miliardi purché le reti però tornino in mano privata. Ma il Galles dimostra che efficienza e acqua pubblica possono viaggiare di pari passo
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VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE
EVENTI 2
- LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA
CALENDARIO
giovedì 10 giugno 2021
dal FQ: Utili vietati? 8 miliardi di fatturato e bollette sempre più salate. E col Pnrr andrà peggio
giovedì 13 maggio 2021
Quando si chiede un PIANO DI INVESTIMENTI PER LA MANUTENZIONE, non lo si dice a caso!
Dopo 11 anni di vita (anche pochi) durante una manovra di chiusura la struttura è crollata.
Per fortuna non sono rimaste coinvolte persone, auto ecc.
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INDICE DEI CONTRIBUTI
che troverete nel PDF
- Salvatore Giannella - il padre della legge dei parchi ci affida il promemoria per il governo italiano: la manutenzione dei beni pubblici - pag. 5
- Chiara Ceschi - Conoscere per conservare: un itinerario virtuoso nel patrimonio storico-artistico – pag. 7
- Anna Donati - manutenzione delle reti e sicurezza stradale assenti nel pnrr next generation italia – pag. 9
- Salvatore Ferrari - tutela del paesaggio e recupero dei centri storici come spendere (bene) i fondi europei del recovery plan anche in Trentino – pag. 12
- Sergio Frigo - il recovery fund europeo deve servire al recupero e alla manutenzione dei beni – pag. 14
- Cesare Lasen - i beni di interesse naturalistico: per la manutenzione del territorio e un utilizzo delle risorse del recovery plan che limitino al massimo il consumo di suolo – Pag. 16
- Antonio Lopez - la nostra proposta al governo italiano per la manutenzione dei beni pubblici e in particolare di quelli culturali e ambientali con i finanziamenti europei – Pag. 19
- Elena Macellari - verde e paesaggio in italia. dal dire al fare – Pag. 21
- Francesco Mezzatesta - la manutenzione non può essere un optional – Pag. 24
- Franco Pedrotti – la manutenzione dei beni ambientali – Pag. 27
- Franco Pozzati - il recovery fund europeo deve servire al recupero e alla manutenzione dei beni – Pag. 30
- Fulco Pratesi - manutenzioni patrimonio: una proposta concreta per il recovery fund – Pag. 33
- Roberta Reali - i beni culturali, risorsa inesauribile e investimento nel capitale umano -Pag. 35
- Giorgio Roman - la manutenzione dei beni pubblici preserva la vita, garantisce l’integrità del patrimonio e crea occupazione – Pag. 37
- Maurizia Rosada - le biblioteche: vero propellente culturale per il futuro – Pag. 4
- Gianluigi Ceruti - promotore dell’iniziativa – Pag. 43
- Adesioni in ordine alfabetico - Pag. 45
- Contatti – Comunicazioni – Ringraziamenti - Pag. 48
martedì 4 maggio 2021
Firenze, Idra a Giani: “Che c’entra il people mover col Recovery Fund?”
COMUNICATO STAMPA, 4.5.’21
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| Giuliano - Stadio Franchi e passione per i treni |
Collegherebbe S. Maria Novella con una stazione TAV inesistente? Improponibile coi soldi della Next Generation!
Idra solleva il caso con una dettagliata controanalisi inviata ieri al presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e alla nuova ad di Rete Ferroviaria Italiana Vera Fiorani.
E’ davvero curioso, afferma infatti, che tra i progetti toscani che potranno essere realizzati con le risorse del Recovery Fund ci sia anche la navetta – o people mover – che consentirà il collegamento tra Santa Maria Novella e la stazione fiorentina dell’Alta Velocità.
Come è stato comunicato a dicembre dello scorso anno, l’intera opera TAV richiederebbe nel migliore dei casi sei anni di lavori, per entrare in funzione soltanto nel 2027. E sappiamo bene di quanti ritardi è stata capace nei 22 anni che ci separano da quel 3 marzo 1999 in cui venne approvata! Nel 2027 saremmo in ogni caso oltre la scadenza prevista per avere legittimamente diritto di accesso al Recovery Fund. Come è stato possibile quindi inserire nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza i 75 milioni necessari a realizzare un’opera apparentemente priva di utilità trasportistica e sociale per tutto il tempo che trascorrerà prima di vedere in esercizio – se mai avverrà - il doppio sottoattraversamento TAV da Campo di Marte a Castello? Lo chiede Idra al presidente Giani e alla Ad Fiorani evidenziando come, per giunta, sia lo stesso “Parere tecnico alla nota dell’Associazione IDRA e alle controdeduzioni di RFI”, trasmesso in data 25 marzo 2021 all’Associazione dall’attuale Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, a descrivere come incompiuto persino il processo di rivisitazione del progetto, la tanto agitata project review.
Ma c’è di più. Idra segnala altre apparenti macroscopiche incongruenze nella presentazione dell’accordo concluso fra Regione e RFI a Roma venerdì scorso.
Se infatti il people mover dovrà risultare realizzato entro il 2026, e dunque prima dell’entrata in esercizio dell’eventuale TAV sotterranea, a lume di naso l’ingombro determinato dall’attestamento al binario 1-2 sembra prefigurare condizioni di accresciuta criticità per la mobilità regionale e metropolitana su ferro, invece che l’annunciato “risultato di grandissimo valore con cui si libererà la rete di superficie dal transito dei treni AV, apportando benefici alla mobilità regionale e metropolitana e arricchendo l’offerta di servizi a vantaggio della città”, come invece recita il comunicato della Giunta regionale. In altre parole, sarebbe un danno, non un vantaggio. Ecco perché Idra chiede spiegazioni anche sul modello di esercizio, esteso alle intere 24 ore e programmato entro il 2026 per la relazione “Stazione Foster” – “Stazione S. Maria Novella”, dato che si parla di una “potenzialità di trasporto calcolata in 21 mila passeggeri al giorno”!
Ma sull’intera partita descritta da “Toscana Notizie” Idra chiede accesso agli atti: al testo dell’accordo, al dossier progettuale del people mover (75 milioni per 1300 metri!) e dell’annunciata ‘fermata Circondaria’ (altri 60 milioni), alla documentazione degli spazi che ospiterebbero la soluzione impiantistica del/dei binario/binari chiamato/i a ospitare il people mover nel contesto esistente della stazione S. Maria Novella. Non senza segnalare al presidente Giani, che in altre occasioni ha dimostrato scarsa dimestichezza coi dati, i numeri e i connotati del progetto, un’importante inesattezza anche nella denominazione della stazione. “Risulta non corretta la definizione “Belfiore” adottata per la “Stazione Foster”, scrive Idra. Questa nulla ha a che vedere infatti – per ubicazione, architettura, contesto residenziale e ambientale, funzione urbanistica - con la “Stazione Belfiore”, il cui progetto è stato respinto in sede di Conferenza di servizi il 3 marzo 1999. Dalla “Stazione Belfiore” la “Stazione Foster” (o “Stazione Circondaria”) differisce inoltre per una importante e grave lacuna procedurale: il mancato assoggettamento alla Valutazione di Impatto Ambientale, e di conseguenza la mancata presentazione e discussione pubblica del progetto, così come l’esclusione della cittadinanza e del mondo accademico, tecnico e scientifico dal diritto a proporre contributi e osservazioni all’interno del procedimento”.
Associazione di volontariato Idra
Tel. 055.22.39.92, 320.053.52.58
idrafir@gmail.com, idraonlus@pec.it
http://www.idraonlus.it, https://www.facebook.com/idra.
FONTE: http://www.idraonlus.it/2021/05/04/firenze-idra-giani-che-centra-il-people-mover-col-recovery-fund/
mercoledì 23 dicembre 2020
“A chi fa gola Firenze” di Antonio Fiorentino, è uscito il nuovo ebook perUnaltracittà
Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su La Città invisibile, rivista del laboratorio politico perUnaltracittà – Firenze, a questo indirizzo [https://www.perunaltracitta.org/2020/12/22/a-chi-fa-gola-firenze-di-antonio-fiorentino-e-uscito-il-nuovo-ebook-perunaltracitta/] con licenza BY-NC-SA 3.0.
DI REDAZIONE · 22 DICEMBRE 2020
“A chi fa gola Firenze” è un’inchiesta (prefazione di Lucia Tozzi) che indaga e rende trasparente quel mondo costituito da società multinazionali, holding finanziarie e immobiliari, fondi pensione, banche e assicurazioni, società di intermediazione, nelle cui mani sono state consegnate le chiavi della comunità urbana, in assenza di una qualsivoglia forma di politica pubblica delle trasformazioni urbane capace di difendere gli interessi collettivi.L’inchiesta è stata curata da Antonio Fiorentino, architetto che vive e lavora tra Pistoia e Firenze dove rischia la pelle girando in bici tra bus, auto e cantieri. Attivo in perUnaltracittà, dove è impegnato nel Gruppo urbanistica, è tra i fondatori de La Città Invisibile. Il libro è scaricabile gratuitamente in formato pdf, mobi, epub nella Biblioteca di perUnaltracittà.
Le logiche degli investimenti di cui si dà conto in “A chi fa gola Firenze” sono quelle dello sfruttamento neocoloniale: accaparramento e banalizzazione delle ricchezze storiche collettive, dell’anima sociale dei luoghi e dell’ambiente di vita degli abitanti, in cambio di una illusoria partecipazione al banchetto dello sviluppo e della modernità. Ad essere colpiti i diritti di chi abita, vive e lavora a Firenze, tramite la trasformazione e lo svilimento di alcuni dei pezzi più pregiati della città tra cui l’Ospedale militare, la Manifattura Tabacchi, il Teatro Comunale, il Monte dei Pegni, la sede della Cassa di Risparmio.
mercoledì 21 ottobre 2020
La call tra Conte, Costa, Greta Thunberg e gli attivisti di Fridays for future è stata un buco nell’acqua
Delusione dopo la video conferenza di Fridays for future con il primo ministro Conte e il ministro Costa. “Non ci hanno detto nulla di rilevante”.
“Hanno parlato a lungo, ma non ci hanno detto nulla di rilevante sulla crisi climatica”, ha detto Martina Comparelli durante la conferenza stampa tenutasi via Zoom dopo la call con il presidente. “Ci hanno detto che stanno facendo qualcosa, ma sono allo stesso tempo preoccupati perché potrebbero essere persi molti posti di lavoro”, nonostante sia ampiamente dimostrato che la conversione ecologica di interi settori – energetico in primis – possano portare a più posti di lavoro a parità di investimenti.
Gestire la crisi climatica “significa fondamentalmente cambiare il paradigma economico, come viene inteso lo sviluppo e come vengono allocate le risorse finanziare”, ha detto Luisa Neubauer, attivista tedesca. “L’abbiamo ripetuto più e più volte. Sono profondamente scioccata“.
Gli attivisti di Fridays for future Italia delusi per l’occasione mancata
Diversa invece la posizione del presidente del Consiglio Conte che in un tweet dichiara: “Sono contento di aver avuto uno scambio con Greta Thunberg e gli attivisti che danno voce a tanti giovani nel mondo. Abbiamo discusso di come affrontare la crisi climatica attraverso azioni concrete, a livello nazionale, europeo e globale. L’Italia è in prima linea in questa agenda di cambiamento“.
Ma a sottolineare l’evidente delusione degli attivisti, che chiedevano una chiara presa di posizione riguardo la crisi climatica, è ancora una delle attiviste presenti: “Ciò che ci sembra incredibile è che abbiano letto il nostro documento ‘Ritorno al futuro‘ e chiaramente non hanno capito ciò che chiediamo. Non stanno facendo nulla di quello che abbiamo chiesto nella lettera che abbiamo inviato”.
A luglio le giovani attiviste avevano inviato a tutti i leader dell’Ue e del mondo una lettera aperta firmata da quasi 130mila persone con una serie di richieste specifiche. Queste includono lo stop a tutti gli investimenti e sussidi ai combustibili fossili, l’uscita dal fossile, rendere l’ecocidio un crimine internazionale e l’istituzione di budget annuali di carbonio vincolanti basati sui migliori dati scientifici disponibili.
“Abbiamo provato a parlare di clima”, spiega Neubauer. “Ma è difficile parlare di clima quando l’interlocutore non ne vuole sapere”.
FONTE: https://www.lifegate.it/conte-costa-greta-thunberg-friday-for-future



