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  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
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lunedì 14 dicembre 2015

Cop21: l'accordo di Parigi non ci salverà dal Climate Change



12/12/2015 22:27 CET Aggiornato: 12/12/2015 22:28 CET
PARIGI - L'accordo globale per la lotta al Cambiamento Climatico siglato oggi a Parigi non curerà la malattia del pianeta. Mentre media e capi di Stato parlano di "enorme successo" e del compimento di un passo decisivo contro il riscaldamento globale e il Big business - ossia le grandi imprese mondiali - saluta quello che definisce uno "storico accordo", scienziati e attivisti sono impegnati a denunciarne limiti di merito e di metodo.

Che le grandi compagnie private siano felici non è mai un buon segno. In ogni caso l'accordo presenta nella forma alcuni punti ambiziosi: si definisce vincolante e ambisce a stabilizzare l'aumento della temperatura al di sotto dei 2°C "compiendo gli sforzi possibili per raggiungere gli 1,5°C" (art.2). Sin qui tutto bene: ma a invalidare ogni possibilità di efficacia concorrono alcuni elementi che non è possibile ignorare.

Al di la degli indirizzi generali contenuti nel testo presentato stamani, il cuore della strategia di riduzione è contenuto degli Indc, gli impegni specifici dei singoli paesi. Tali impegni, calcolati complessivamente, sono completamente insufficienti a garantire il raggiungimento dell'ambizioso obiettivo. La revisione degli accordi si farà ogni 5 anni, prima verifica prevista nel 2023. Anche se tutti i paesi facessero la loro parte - cosa non scontata, visto che mancano ad oggi concreti strumenti di controllo e sanzione - la temperatura salirebbe comunque sopra i 3°.

Esperti del Tyndall Centre for Climate Change Research (Inghilterra), del Center for International Climate and Environmental Research di Oslo, del Potsdam Institute tedesco e di altri istituti di Svezia e Austria avvertono che così com'è l'accordo non basta: non si prevede un anno specifico per il picco emissivo, ma occorre ridurre di almeno il 70% le emissione entro metà del secolo sui livelli del 2010 e per farlo dovremmo iniziare a ridurre adesso, immediatamente, e non nel 2020, quando entrerà in vigore l'accordo. Con queste premesse il riferimento vaghissimo alla "neutralità delle emissioni" da raggiungere senza fretta, la seconda metà del secolo, è poco più di una formula di rito.

La verità è che mentre eravamo tutti concentrati sui dettagli dell'accordo, abbiamo perso di vista il punto di fondo: la sostanziale mancanza di una volontà politica condivisa per agire drasticamente ed immediatamente che vuol dire abbandonare i fossili, tagliare i sussidi, convertire il modello produttivo attraverso una transizione giusta per i lavoratori e indispensabile per il pianeta. La Cina, mentre i cittadini di Pechino soffocano sotto una coltre di smog con concentrazioni di particelle sottili che ha superato di oltre 30 volte la soglia di allarme dell'OMS, annuncia che inizierà a ridurre solo dal 2030. L'India non ha alcuna intenzione di rinunciare al carbone. L'Italia dice di sposare, per voce del Ministro Galletti, l'obiettivo del 1,5° e intanto impone dall'alto progetti estrattivi e infrastrutture energetiche lungo tutta la penisola, in terra e in mare. Sono solo alcuni esempi delle contraddizioni che si annidano tra proclami e politiche energetiche, tra ambizione e impegno.

Nel testo di 31 pagine votato a Parigi neppure una volta vengono nominati i termini "petrolio", "carbone" o "combustibili fossili". Neppure un cenno alla necessità di tagliare i 5.300 miliardi di dollari l'anno di sussidi ai combustibili fossili. Aviazione civile e trasporto marittimo, che rappresentano il 10% delle emissioni, sono fuori dall'accordo. Si parla di trasferimento di tecnologie ma non si mette mai in discussione del diritto di proprietà intellettuale. Il meccanismo Loss&Damage, per sostenere le popolazioni piu vulnerabili per le perdite subite a causa del cambiamento climatico, non è definito nel sistema di indennizzi. La conferma del meccanismo dei Redd+ mette in pericolo l'obiettivo di sviluppo sostenibile della deforestazione zero entro il 2020. Si ribadisce, a livello di finanziamento, l'impegno per 100 miliardi l'anno da qui al 2020, cui i paesi in via di sviluppo (India e Cina comprese) potranno contribuire su base volontaria, anche se dal 2010 - anno in cui il Fondo Verde per il Clima è stato istituito - solo il 10% delle promesse di erogazione sono state mantenute.

In definitiva i governi - e di conseguenza i negoziatori - non hanno avuto il coraggio di inchiodare alle loro responsabilità le grandi imprese, e chiedere loro di pagare per i danni provocati e per finanziare una transizione climaticamente sostenibile.

La cosa peggiore è che si grida al successo mentre la barca affonda. Mentre la scienza dice che non c'è più tempo, l'Oim avverte che a causa del clima ci saranno 250milioni di profughi ambientali nel 2050, il FMI ribadisce che il cambiamento climatico è una minaccia anche per la stabilità dei mercati, i capi di stato brindano per un accordo che entrerà in vigore non ora, ma tra 5 anni. Con il tempo potrebbe essere scaduto.

Per protestare contro l'accordo diverse mobilitazioni hanno attraversato oggi la blindatissima città di Parigi. Durante la mattinata oltre 3.000 persone hanno partecipato all'azione che ha prodotto sul satellite l'enorme scritta Climate Justice Peace.

Alle 12.00 15.000 attivisti hanno sfidato il divieto della prefettura e composto una enorme linea rossa sulla Rue della Grande Armèe, vicino all'Arco del Trionfo, zona piena di ambasciate, per ribadire che la linea rossa del cambiamento climatico, ovvero il punto di non ritorno, non va oltrepassato per nessuna ragione.

Alle 14.000 oltre 20.000 si sono ritrovate al Champs de Mars, molte le quali sono arrivate dall'Acro di Trionfo, improvvisando un corteo non autorizzato. Sotto la Torre Eiffel si è formata una enorme catena umana. Dal palco, e durante i lavori delle organizzazioni sociali che per tutte e due le settimane hanno discusso parallelamente al vertice, si è parlato della necessità di rilanciare la vertenza globale per la giustizia climatica affinché a cambiare alla fine sia "il sistema, non il clima".

È chiaro che timidi correttivi non saranno sufficienti, e che serve invece una alternativa radicale. Per questo è molto importante che dopo Parigi l'impegno si sposti sui fronti di vertenza nazionale, contro ogni singolo impatto contaminante. Dalle infrastrutture energetiche ai nuovi campi petroliferi, al fracking, alle sabbie bituminose, alle centrali al carbone, all'incenerimento di rifiuti, alla cementificazione. Dopo le giornate di Parigi c'è bisogno di tornare ciascuno a casa e di cominciare a tessere la rete della battaglia contro la distruzione del pianeta. In Italia come negli Usa, in Nigeria, in Canada, in India e in ogni altro paese del mondo, c'è da costruire un quadro globale radicalmente alternativo fatto di migliaia di lotte territoriali.

Perché per vincere la guerra, e quella contro il cambiamento climatico lo è, bisogna vincere ogni battaglia possibile.
FONTE:

di Marica Di Pierri
 
 
 
L'accordo si definisce vincolante ma non prevede meccanismi di sanzione. E per gli obiettivi che proclama prevede impegni del tutto insufficienti.

giovedì 10 dicembre 2015

Lo sfogo e invito all’azione di Luca Mercalli

Silvana Dalmozzone, Luca Mercalli e Roberto Palea, moderati da Lorenao Pietro Spiller, sono intervenuti al convegno “Salvare l’umanità, l’imperdibile occasione della Conferenza Mondiale sul clima”   

TORINO – Avrei voluto parlarvi dell’intera conferenza, degli interventi puntuali, precisi, estremamente interessanti di Silvana Dalmozzone, professoressa associata di Economia dell’ambiente, di Roberto Palea, presidente del Centro Studi sul Federalismo, e di Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana. Ero lì proprio per documentare questo momento importante, volto a capire quale fosse la situazione sulla delicata Cop21. Come probabilmente sapete, infatti, sono in corso a Parigi i negoziati COP21 tra i più importanti Capi di Stato della terra, con termine ultimo il 12 dicembre 2015, volti a definire un nuovo piano di riduzione delle emissioni globali di gas serra, da cui dipenderà il futuro del mondo intero. 

Tuttavia finita la presentazione, è stato dato il consueto spazio alle domande da parte del pubblico. E’ lì che difronte ad una domanda posta dall’amico Jean-Louis Allion, presidente del movimento della decrescita felice italiana, che le parole di Luca si sono fatte estremamente incisive, forti, dense. Il suo discorso ha colpito nel profondo i presenti. Nel suo incedere il volto sembrava animato da un impeto poderoso. Forse perché non v’è più tempo per aspettare. E’ giunto il momento di agire, e con decisione. Per questo ho deciso di riportarvelo parola per parola (quelle in stampatello sono quelle pronunciate con maggiore enfasi). Per quanto riguarda i contenuti della conferenza, vi invito a rivedere le puntate di Scala Mercalli1, programma andato in ondata la scorsa stagione su Rai3. “ 
E’ irreversibile quello che abbiamo fatto, il petrolio si è formato in un periodo storico geologico storicamente unico nella storia del pianeta, Punto. Non si fermerà (forse) mai più. E quindi non c’è più per tutte le generazioni successive. Se continuiamo il business as usual, avremo bisogno dell’equivalente di tre terre al 2050 con nove miliardi e sei di umani. NON CI SONO! Natura in bancarotta! Punto. L’alternativa è rientrare prima possibile nelle possibilità dell’unico pianeta che abbiamo che però imporranno una certa decrescita, volenti o nolenti. La politica, secondo me, può fare molto nel decidere COSA e CHI far decrescere. Cioè, il COME metterci d’accordo, sono sicuro appartenga al nostro dominio dei desideri. E su questo possiamo agire, sul fatto che si DEBBA mettersi d’accordo per arrivare a quella decrescita globale negli usi delle risorse e nella restituzioni di scorie. Questo ci è imposto dell’esterno. 

La mia metafora è: siamo tutti su un aereo. C’è la business class, ci sono gli sfigati nei sedili più piccoli e stretti dietro, ma l’aereo a un certo punto finisce il carburante. E’ vero che dentro litigano: “E’ colpa tua, hai consumato di più che eri in business class, tu sei più ricco! Io sono più povero e sfigato!”, Possiamo litigare sin quanto volete, ma se non ci mettiamo d’accordo l’aereo PRECIPITA dopo dodici minuti. Quindi l’unica cosa saggia non è litigare su di chi era la colpa storica. Certamente, un minimo di negoziato ci deve essere, ma in dodici minuti io devo scegliere di fare: o un atterraggio di emergenza o dotare tutti di paracadute oppure uccidere una parte di quelli che sono sull’aereo per lasciare il paracadute, magari, ai soliti ricchi che sono seduti davanti. Da li non ne usciamo, vince la termodinamica. Tutto il resto sono PII DESIDERI NOSTRI, prettamente antropocentrici. Dobbiamo metterci in testa che l’abbiamo combinata grossa. Queste cose si sapevano già quarant’anni fa, abbiamo aspettato. 

Come disse Churcill: “L’era delle conseguenze è iniziata”. Le bombe naziste iniziano a cadere; potete dire tutto quello che cazzo volete, ma SONO BOMBE! Non le fermate con le MANI o con le IDEE, o con i DESIDERI. Quindi adesso la situazione si fa critica e quindi il mio invito è: INCAZZATEVI MOLTO! E cominciate a pensare a che cosa sacrifichereste della vostra vita perché sicuramente nei paesi occidentali vi sono tante cose superflue che si possono abbandonare senza danni, così come ce ne sono altre necessarie. E la decrescita oggi, seppur ci sia molto da fare, cerca di fare quello. Salvare le cose buone e importanti, magari il Welfare che è importante, e abbandonare il SUV, che non lo è. E spiegare all’indiano che NON DEVE diventare come noi, ma fargli capire che dopo la sbornia e le cazzate che abbiamo importato in questi anni, forse si può vivere con un po’ meno di oggetti materiali e con delle soddisfazioni uguali. 

Tuttavia, notate, che pur all’interno della redistribuzione auspicabile e auspicata, quel grafico lì non varia. Alla fine se non si fa la decrescita tutti in un modo che stabiliremo con la politica, la torta l’abbiamo mangiata tutta. Come dice quel detto americano, non si può avere la torta e mangiare la torta. E adesso la situazione è questa qui, noi dobbiamo rientrare il prima possibile nelle condizioni di limite del pianeta. E lo dobbiamo fare, tra l’altro, nella situazione attuale. Figuratevi tra cinquant’anni. Ecco perché io la vedo un po’ dura, ma lascio aperto un piccolo spiraglio. 

La società umana è un insieme caotico di scelte, cioè un sistema complesso ad elevata dipendenza dalle condizioni iniziali, come l’atmosfera. Il battito di una farfalla in Brasile può provocare un tornado in Texas (formulata da un meteorologo, Edward Lorenz). Allora, PUO’ anche darsi che ce la facciamo. Qualcosa di molto piccolo, qua e là nel mondo, può stimolare un cambiamento molto grande, magari questa serata. Il battito delle ali potrebbe essere questa serata a Torino, così come può esserlo ogni altra azione. E l’elemento nuovo è la rete. Effettivamente Internet per la prima volta nella storia dell’umanità mette tutti in comunicazione, permette di scambiare informazioni, di mettere in comunicazione comunità di persone con delle affinità, il baùsca sta con il baùsca (in riferimento ad un intervento precedente, si intende il tipico imprenditore milanese), ma voi potete mettervi insieme contro di lui, ma FATELO! Non lo state facendo. 

Usate questo cavolo di nuovo mezzo che abbiamo. Non come disse un grande della fantascienza Arthur Clarke, autore di Odissea nello spazio, che nel 1969 scrisse “ Quanto più i mezzi di comunicazione progredivano, tanto più essi venivano utilizzati per trasmettere stupidaggini!”, VERISSIMO! Pensate a tutto quello che fluisce ogni giorno su Facebook, su Whatsapp, e cose di questo genere. USATELO per trasmettere questa roba qui. Allora può darsi che forse, improvvisamente, un sistema catalitico sociale si metta in moto e cambi in quei tempi che abbiamo detto prima il paradigma, perché prima di tutto è un salto culturale. Poi vi sono gli aspetti meramente pratici, ingegneristici, il pannello solare, ma io NON CREDO che ce ne sarà per tutti così. Non potremo dare la macchina elettrica anche a tutti gli indiani e a tutti i cinesi. BISOGNERA’ negoziare un livello di vita dignitoso che soddisfi almeno i livelli fondamentali di quelli che chiamiamo una buona vita ma non più come possa riprodurre quello che abbiamo fatto sin’ora. Questa è la mia impressione.” 

Un applauso pieno di energia ha accolto le parole di Luca Mercalli. Speriamo che, dato il primo principio della termodinamica, tali energie non vengano distrutte ma che si trasformino, passando da una forma ad un’altra: quella dell’azione.


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martedì 1 dicembre 2015

"L' ENERGIA ELETTRICA PRODOTTA DALLE CENTRALI GEOTERMICHE ENEL SULL'AMIATA NON E' CARBON FREE"

CITTADINI  DELL’AMIATA A SOSTEGNO   DELL’ACCORDO MONDIALE SUL CLIMA

DAI PROBLEMI GLOBALI AI PROBLEMI LOCALI

DAL 30 NOVEMBRE FINO ALL’11 DICEMBRE SI TIENE A PARIGI LA CONFERENZA MONDIALE SUI MUTAMENTI CLIMATICI (COP 21); 150 GOVERNI  DEL PIANETA  SONO CHIAMATI A GIUNGERE AD UN ACCORDO VINCOLANTE E UNIVERSALE  CHE LIMITI IL RISCALDAMENTO GLOBALE  SOTTO LA SOGLIA DEI 2°C DAI LIVELLI PREINDUSTRIALI. E’ UN EVENTO DI GRANDISSIMA IMPORTANZA PER L’INTERA UMANITA’! I CAMBIAMENTI CLIMATICI RAPPRESENTANO UNA EMERGENZA GLOBALE, LOCALE, CHE METTE A RISCHIO LA VITA DI MILIONI DI PERSONE , DI SPECIE  ED ECOSISTEMI  IN OGNI PARTE DEL PIANETA .
DONNE, UOMINI, GIOVANI DELL’AMIATA, CONSAPEVOLI  CHE CIASCUNO  DI NOI DEVE ESSERE PARTE ATTIVA  DEL CAMBIAMENTO , RIVOLGONO UN APPELLO AD UNA GIUSTIZIA  CLIMATICA
                                                      
    CHIEDONO A LIVELLO LOCALE

DI  PROMUOVERE PRATICHE RISPETTOSE DELLE RISORSE E DELLA SALUTE, DI RIDURRE EMISSIONI INQUINANTI E CLIMALTERANTI, DI PROMUOVERE IL RISPARMIO E L’EFFICIENZA ENERGETICA, UNO SVILUPPO DIVERSO DEL TERRITORIO, DI PROTEGGERE L’AMBIENTE E IL PAESAGGIO, LA BIODIVERSITA’, DI PROMUOVERE L’AGRICOLTURA LOCALE, LA QUALITA’ DEL CIBO, DELL’ACQUA, LA DIGNITA’ DELLE PERSONE.

                DENUNCIANO  ALTRESI’ LA GRAVITA’ DELLA SITUAZIONE  LOCALE

SULL’AMIATA LE EMISSIONI DI CO2 E METANO E DI  ALTRE SOSTANZE INQUINANTI  E’ ALTISSIMA. SECONDO GLI STUDI DEL PROF. BASOSI (UNIVERSITA’ DI SIENA ) E IL DR BRAVI (UN. DI PISA)” L’IMPATTO DELLA PRODUZIONE DI ELETTRICITA’ DA CENTRALI GEOTERMICHE DI ENEL GREEN POWER E’ PERFINO MAGGIORE DI QUELLA PRODOTTA DA COMBUSTIBILI FOSSILI. PER QUESTO MOTIVO NON PUO’ ESSERE CONSIDERATA “CARBON FREE”. L’INQUINAMENTO PRODOTTO DA GAS A EFFETTO SERRA EMESSI DALLE CENTRALI ENEL E’ SIMILE A QUELLO DI UNA CENTRALE A CARBONE DI EGUALE POTENZA“. ECCO I DATI UFFICIALI SULLE EMISSIONI DELLE CENTRALI GEOTERMICHE IN AMIATA  MAI CONTESTATI IN ALCUNA SEDE.

·         ARSENICO   kg/a  45      (GEOTERMIA AMIATA)        13,7%   (GEOTERMIA      AMIATA/TOSCANA)  7,5%  (GEOTERMIA AMIATA/ITALIA)

·         CO2   t/a  506.362 (GEOTERMIA AMIATA)      27,7%   (GEOTERMIA AMIATA /TOSCANA)  0,3%  (GEOTERMIA AMIATA/ITALIA)

·         IDROGENO SOLFORATO  ton/a  1.742 (GEOTERMIA AMIATA)  16,8% (GEOTERMIA AMIATA/TOSCANA)  n.d. (GEOTERMIA AMIATA/ITALIA)

·         MERCURIO  kg/a  404   (GEOTERMIA AMIATA)        46,3%  (GEOTERMIA AMIATA/TOSCANA)   42,5% (GEOTERMIA ITALIA)

·         AMMONIACA   ton/a  4.334 (GEOTERMIA AMIATA) 43,3% (GEOTERMIA AMIATA/TOSCANA) 17,7% (GEOTERMIA AMIATA/ITALIA). I dati si riferiscono all’anno 2010

COME E’ POSSIBILE CHE UN ATTIVITA’COSI’ INQUINANTE  OTTENGA DAL GOVERNO DECINE DI MILIONI DI EURO ALL’ANNO DI INCENTIVI DESTINATE DAL  PARLAMENTO ALLE ENERGIE PULITE? OLTRETUTTO PAGATE  DA  NOI CITTADINI CON LE NOSTRE BOLLETTE.


Movimento di Cittadinanza   

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Lettre ouverte sur Notre-Dame-des-Landes aux délégués des pays de l'OCDE à la COP21

Lettera da Genevieve del comitato che combatte l'aeroporto progettato a Notre Dame des Landes


 Lettre ouverte
à Mesdames et Messieurs les délégués
des pays de l’OCDE pour la COP 21
Nantes, le 27 novembre 2015
L’aéroport de Notre Dame des Landes, c’est… 

L’aéroport de Notre Dame des Landes ce n’est pas une affaire d’Etat de droit.

L’aéroport de Notre Dame des Landes, ce n’est pas, d’abord, un débat sur l’écologie. 

L’aéroport de Notre Dame des Landes, ce n’est pas l’indignation que suscitent quelques zadistes auprès de quelques bourgeois indignés.

L’aéroport de Notre Dame des Landes c’est l’absurdité d’un éléphant blanc qui viendrait s’ajouter à d’autres aventures politico-administratives, celles de Ciudad Real, fermé au bout de trois ans, celle de Montréal-Mirabel, abandonné au bout de 22 ans et qui a coûté si cher au Québec. C’est l’ignorance de la loi du marché : un aéroport ne crée pas le trafic.

L’aéroport de Notre Dame des Landes, c’est l’entêtement de politiciens, protégés par une administration à leurs ordres, qui se garde de déplaire et de les éclairer de façon objective, tout en se refusant à tout arbitrage indépendant.

L’aéroport de Notre Dame des Landes, c’est le résultat d’une culture du politiquement correct où l’on escamote le vrai débat et où la consanguinité entre mondes politique, administratif et grandes entreprises est stérilisant.

L’aéroport de Notre Dame des Landes, c’est le projet de couler du ciment sur 1200 ha de zones humides pour traiter peut-être le dixième du trafic de Londres Heathrow (7 millions de passagers au lieu de 70), aéroport qui occupe la même surface.

L’aéroport de Notre Dame des Landes, c’est un préfet qui, sur la base des mêmes arguments que ceux utilisés par les opposants à NDDL, a condamné le projet de transfert de l’aéroport de Toulouse où le seuil de piste est à 5 km du Capitole, projet poussé par la Droite, et qui, nommé à Nantes par la Gauche, menace avec un langage martial ces mêmes opposants.

L’aéroport de Notre Dame des Landes, c’est un sénateur de Vendée qui verra tout le tissu de PME du Sud-Loire isolé du nouvel aéroport par la saturation des ponts du périphérique mais qui prépare les élections régionales et qui a besoin de ses alliés nantais. Il vilipende donc, avec ces alliés démagogues, la Gauche pour son indécision et affirme qu’eux, iraient de l’avant.

L’aéroport de Notre Dame des Landes, c’est une basse démagogie. Elle consiste à flatter, sans aucune justification économique, les électeurs qui disent, ignorant tout du sujet : « Pourquoi l’Ouest n’aurait-il pas son grand aéroport ? ».

L’aéroport de Notre Dame des Landes c’est un mensonge sur le prix. Le montant affiché par Vinci dans sa présentation de 2012 est de 450 millions. Mais c’est pour une capacité de 4 millions de passagers, d’ores et déjà atteinte, avec des impasses sur les pistes, les passerelles d’embarquement, etc. Le vrai prix avec redimensionnement du projet, routes, tram-train, nouveau pont sur la Loire, sera de plusieurs milliards.

L’aéroport de Notre Dame des Landes, ce sont des mensonges sur Nantes Atlantique, un aéroport à une piste mais bien moins critique que d’autres au trafic triple ou quadruple (Genève, San Diego, Lisbonne,…), de quatrième catégorie en Europe, et qui peut être optimisé et modernisé, facilement et progressivement, pour 100 ou 200 millions d’euros, dans ses limites actuelles, là où l’administration prétend qu’il faudrait quelque 900 millions avec des extensions foncières totalement injustifiées.

L’aéroport de Notre Dame des Landes, c’est, depuis 15 ans, l’obsolescence programmée de Nantes Atlantique, car il ne faut surtout pas donner l’impression aux Nantais que l’on pourrait améliorer les installations ou les procédures et diminuer le bruit considérablement, en tirant tout le profit de la modernisation rapide des avions qui y décollent ou y atterrissent. A Londres ou à Paris, le bruit diminue constamment : huit fois moins d’habitants concernés par un niveau de bruit donné, en trente ans, à Londres-Heathrow, d’après les calculs officiels…. britanniques.

Notre Dame des Landes, c’est la honte de relancer un grand projet inutile des années 60 alors que l’on reçoit le monde à Paris pour discuter climat dans le cadre de la COP21 et que l’on attend depuis 40 ans une liaison ferroviaire décente avec Roissy-CDG.

OUI aux grands projets, utiles, favorisant la compétitivité, respectant le contribuable, justifiés par de réels enjeux et de vrais débats. NON aux entêtements politiques qui n’ont pour objet que de sauver la face ou qui relèvent de calculs bassement démagogiques.

Si ce n’était pas si grave, cela pourrait presque être amusant:

  • De voir ce que coûteraient vraiment ces pistes à construire sur des zones argileuses ;
  • de voir une aérogare tape à l’œil et vide, là où Bordeaux ou Marseille ont construit des installations frugales et économiques pour les low-cost qui représentent l’essentiel du trafic en province ;
  • de voir tous les passagers du Sud Loire pester pour franchir les ponts dans le sens le plus saturé, matin et soir ;
  • de compter le nombre de jours de brouillards sur ce plateau humide, avec des avions régionaux, low-cost ou charters qu’il est trop cher d’équiper pour l’atterrissage sans visibilité ;
  • de constater que les passagers d’Angers, Le Mans, Rennes ou La Roche, que l’on aura taxés pour financer Notre Dame des Landes, iront en TGV à Paris où ils trouveront une offre aérienne dix à vingt fois supérieure.

Dommage pour les oiseaux, dommage pour ces zones du lac de Grandlieu et autres, aujourd’hui naturellement protégées par le plan d’exposition au bruit, qui seront progressivement rognées et souillées par les appétits immobiliers que certains lobbies cachent si mal.

Jacques Bankir 
ex PDG de Régional, Nantes
Thierry Masson 
Pilote de ligne - Collectif de pilotes
Jean-Marie Ravier
Ingénieur, chef d’entreprise - Nantes
Françoise Verchère 
Co-présidente du CéDpa (Collectif d’élu-e-s Doutant de la pertinence du projet d’aéroport)
Philippe Trotté
Vice président du CéDpa
Dominique Fresneau
Co-président de l’ACIPA (Association Citoyenne Intercommunale des Populations concernées par le projet d’Aéroport)
Anne-Marie Chabod
Co-présidente de l’ACIPA
Christian Grisollet
Co-président de l’ACIPA
Sylvain Fresneau
Président de l’ADECA (Association de Défense des Exploitants Concernés par l’Aéroport)

Copie : Mme Ségolène Royal, Ministre de l’Ecologie ; M. Laurent Fabius, Ministre des affaires étrangères.

CONFERENZA SUL CLIMA -COP21- Un DOSSIER sui cambiamenti climatici, salute, agricoltura e alimentazione prodotto da ISDE Italia

CI SEMBRA IMPORTANTE PUBBLICARE QUANTO SEGUE:

Ai membri ISDE Italia


Carissimi,
in occasione della Conferenza sul Clima (COP 21) che si sta svolgendo a Parigi in questi gionri (dal 30 Novembre all'11 Dicembre 2015), l'Associazione Medici per l'Ambiente - ISDE Italia ha prodotto un dossier sui cambiamenti climatici, salute, agricoltura e alimentazione.
Il documento, curato da Agostino Di Ciaula, Antonio Faggioli, Gianni Tamino, è disponibile in lingua italiana e in lingua inglese anche sul nostro sito.
Qui di seguito i link diretti:
Versione italiana integrale http://www.isde.it/wp-content/uploads/2014/02/2015-COP21-Documento-ISDE-Italia-su-clima-TaminoDiCiaulaFaggioli_ITA-FINALE-impaginato.pdf
Versione italiana breve http://www.isde.it/wp-content/uploads/2014/02/2015-COP21-Documento-ISDE-Italia-su-clima-TaminoDiCiaulaFaggioli_ITA-BREVE-impaginato.pdf (SOTTO)
Versione inglese breve http://www.isde.it/wp-content/uploads/2014/02/2015-COP21-Documento-ISDE-Italia-su-clima-TaminoDiCiaulaFaggioli_ENG-SHORT.pdf
Versione inglese integrale http://www.isde.it/wp-content/uploads/2014/02/2015-COP21-Documento-ISDE-Italia-su-clima-TaminoDiCiaulaFaggioli_ENG-FINAL.pdf

Saluti,
Roberto Romizi
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VERSIONE BREVE
A cura di Agostino Di Ciaula, Antonio Faggioli, Gianni Tamino

Si prevede che, in assenza di una drastica riduzione delle emissioni di gas serra entro la fine del XXI secolo, il riscaldamento globale del pianeta aumenterà tra 1.8 e 4°C. Le concentrazioni di gas serra hanno raggiunto i livelli più alti nell’era moderna ed è necessario ogni sforzo utile ad ottenere una riduzione delle emissioni fino al 70% entro il 2050. È stato stimato che il tempo utile a prevenire la catastrofe ambientale, la devastazione degli ecosistemi biologici e la morte degli organismi viventi ammonti a pochi anni. In questo breve intervallo temporale diventa essenziale operare profondi cambiamenti. In caso di inattività noi, Homo sapiens, la specie dominante su tutti gli ecosistemi terrestri, non saremo più in grado di salvarci dal disastro ambientale che stiamo causando. In quanto cittadini del pianeta possiamo agire individualmente cambiando i nostri comportamenti ma la nostra responsabilità principale è esercitare una convinta e ferma pressione nei confronti dei nostri rappresentanti governativi perché si assumano immediatamente accordi specifici e ambiziosi per salvare il clima della Terra e il nostro comune futuro. Le cause principali dell’incremento dei gas serra e del riscaldamento globale sono le deforestazioni, i combustibili fossili e un insostenibile modello lineare di consumo e crescita incontrollati, che inizia con lo sfruttamento estremo delle risorse naturali che il pianeta mette a disposizione (non illimitate) e termina con crescenti quantità di emissioni, scorie e rifiuti dotati di effetti tossici sull’ambiente nel suo insieme, sugli esseri umani, sugli animali e sulle piante. Si prevede che la terra raggiungerà i 9 miliardi di abitanti entro il 2050 ma la disponibilità di cibo si ridurrà a causa della crisi agricola indotta dai cambiamenti climatici. Stesso destino è previsto per l’industria ittica. La produttivit{ di alcune aree marine si ridurr{ tra il 40 e il 60%, con serie conseguenze sull’economia e sulle abitudini alimentari e di vita di decine di isole. Sono ormai ben definite le relazioni causali tra incremento della temperatura atmosferica, morbilità e mortalità (soprattutto per cause respiratorie e cardiovascolari). I cambiamenti climatici e le conseguenze ambientali e sociali che ne derivano causano una complessa serie di rischi sanitari legati alle conseguenze dirette delle ondate di calore, degli eventi meteorologici estremi e delle elevate concentrazioni atmosferiche di inquinanti temperatura-dipendenti (ad es. ozono, particolato secondario), ma anche a modificazioni dei processi bio-fisici e ambientali che alterano la salubrità di acqua e cibo a favoriscono la diffusione di vettori e infezioni originariamente confinate in aree tropicali. Aumento del rischio deriva anche dalla ridotta disponibilità di cibo, acqua, biomasse vegetali ed aree coltivabili, con conseguenti migrazioni, tensioni e conflitti generati dalla scarsità di queste vitali risorse naturali generata dai cambiamenti climatici. Nessuno, in questo mondo, può considerarsi esente dal rischio generato dai cambiamenti climatici, che hanno semplicemente conseguenze differenti in popolazioni con diverse caratteristiche economiche, sociali e fisiche o che vivono i differenti aree ISDE Italia Novembre 2015 geografiche. I costi diretti e indiretti generati dalle modificazioni climatiche sono particolarmente rilevanti e sono stati recentemente stimati in circa $220/ton di CO2 emessa. La Commissione Europea ha calcolato che, solo nella UE, ridurre l’inquinamento atmosferico mediante decisioni politiche e mitigazione dei cambiamenti climatici genererebbe (considerando solo la riduzione della mortalità) benefici pari a circa 38 miliardi di euro/anno entro il 2050. In una prospettiva più ampia, la CE prevede che la riduzione del consumo di carbone ridurrà i costi di circa 50 miliardi di euro entro il 2050. I benefici economici maggiori sarebbero evidenti nei Paesi orientali. In Asia, evitando 220,000-470,000 morti premature/anno entro il 2030, ci sarebbe un risparmio compreso tra 70 e 840 dollari/ton di CO2. Negli Stati Uniti i benefici economici (principalmente in termini di costi sanitari evitati) derivanti da politiche di riduzione delle emissioni di CO2 sarebbero oltre 10 volte maggiori rispetto ai costi necessari all’implementazione di queste scelte politiche. Per le ragioni esposte è da considerare obiettivo primario per l’intera popolazione mondiale una rapida inversione di rotta. Vi è un urgente bisogno di un innovativo modello di sviluppo basato sulla sostenibilità economica e sociale, che promuova l’informazione e i servizi, che riduca drasticamente l’utilizzo di risorse primarie climaalteranti (in particolare combustibili fossili) e che introduca tecnologie basate sull’efficienza energetica e su forme di energia “pulita”, che promuova politiche per la riduzione della produzione di rifiuti e per il recupero e il riciclo di materia. L’insieme di queste misure renderebbe possibile un rapido ed efficace contenimento delle emissioni di gas serra e della temperatura globale ed una riduzione dei rischi ambientali e sanitari. Questi obiettivi dovrebbero essere perseguiti nel breve termine (5 anni) mediante specifiche azioni: 1. i Paesi economicamente più avanzati dovrebbero investire risorse per ridurre l’impatto dei cambiamenti climatici sulla salute e sul benessere non solo tra le proprie popolazioni ma anche tra quelle di Paesi a medio-basso reddito. 2. La morbilit{, la mortalit{ e l’inquinamento ambientale dovrebbero essere ridotti assicurando un rapido e progressivo abbandono del pet-coke e del carbone, anche favorendo accordi e cooperazioni internazionali. Questa strategia dovrebbe coinvolgere non solo i nuovi impianti industriali ma anche quelli già operativi, con la rapida pianificazione di una “exit strategy” dai combustibili fossili altamente inquinanti. 3. Dovrebbero essere messi in atto tutti gli sforzi possibili per promuovere una rapida transizione verso forme di maggiore efficienza energetica, per ridurre la produzione di rifiuti, per favorire il riciclo e il recupero di materia, per promuovere forme di agricoltura biologica e, soprattutto, per promuovere l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, anche rinforzando e promuovendo la ricerca in questi settori. 4. E’ necessario incoraggiare la transizione delle aree urbane verso stili di vita e modelli di consumo più salubri e sostenibili sia a livello individuale che comunitario. Esempi ISDE Italia Novembre 2015 possono essere considerati la costruzione di immobili ad elevata efficienza energetica, piani di mobilit{ a basso costo ed elevata sostenibilit{ ambientale, l’incremento della disponibilit{ di aree verdi, la promozione di forme di agricoltura sostenibile. L’insieme di queste misure migliora la capacità di adattamento delle comunità ai cambiamenti climatici e promuove una efficace riduzione dell’inquinamento urbano, delle emissioni di gas serra e della frequenza di patologie cardiovascolari e respiratorie, ma anche di tumori, obesità, diabete, patologie psichiatriche e del neuro-sviluppo. 5. E’ necessario promuovere adeguate analisi economiche sui risparmi (soprattutto in termini di costi sanitari diretti e indiretti) ottenibili mediante la realizzazione di misure finalizzate alla riduzione delle emissioni di gas serra e divulgarne ampiamente i risultati. Questo contribuirebbe ad una più rapida realizzazione della rivoluzione culturale necessaria, in termini di governance, per ottenere una stabilizzazione dei cambiamenti climatici ed una regressione dei danni già attuati. 6. Va ricercato e incoraggiato il coinvolgimento dei Ministeri della Salute e di tutti i portatori di interessi operativi in ambito sanitario (sia a livello locale che nazionale) nei processi decisionali potenzialmente in grado di alimentare modificazioni climatiche e danni sanitari. Infine, in riferimento alle politiche agricole, è utile condividere le richieste di “Via Campesina”: “Noi di Via Campesina dichiariamo ancora una volta che la Sovranità Alimentare – basata sull'agroecologia contadina, le conoscenze tradizionali, la selezione, il salvataggio e la condivisione di semi adottivi locali, e il controllo sulle nostre terre, la biodiversità, le acque, e territori - è la vera, valida , e giusta soluzione a una crisi climatica globale causato in gran parte dalle multinazionali. Per implementare la Sovranità Alimentare, però, abbiamo bisogno di un cambiamento di vasta portata. Tra le altre cose, abbiamo bisogno di riforme agrarie globali, di appalti pubblici per la produzione contadina, e della fine dei distruttivi Trattati di libero Commercio promossi dalle multinazionali. In breve, abbiamo bisogno di giustizia - sociale, economica, politica, e di giustizia climatica. Da COP21 promettono che si uscirà finalmente con un "accordo universale e giuridicamente vincolante". Noi di Via Campesina, che rappresentiamo circa 200 milioni di agricoltori in più di 150 organizzazioni contadine, chiediamo ai governi a dare priorità ai bisogni delle persone sugli interessi corporativi e di accettare soluzioni climatiche reali - inclusi i sistemi contadini di produzione alimentari, che raffreddano il pianeta . Le soluzioni delle multinazionali sono false soluzioni, e non risolveranno la crisi climatica. Le nostre sono soluzioni reali, e dovrebbero avere la priorità da parte delle Nazioni Unite.”

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