VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

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martedì 26 ottobre 2021

Inceneritore di Scarlino (GR).......ADDIO!!!


✅Si chiude, questa volta per sempre, l'inceneritore di Scarlino (GR).
Ora in Toscana rimangono solo gli inceneritori di Montale (PT), Arezzo e Poggibonsi (SI).
Devono essere tutti chiusi per liberare il modello Rifiuti Zero!

✅La Regione, finalmente, dopo aver difeso a spada tratta l'inceneritore abbandona definitivamente questo vecchio arnese che più volte aveva fatto registrare emissioni oltre i limiti di legge.
Adesso gli inceneritori in Toscana (per RSU) sono rimasti tre: Arezzo, Poggibonsi e Montale (che dovrà essere dismesso a breve) mentre quello di Livorno sarà chiuso ad ottobre del 2023.
In Toscana alla fine degli anni '90 gli inceneritori erano nove come in Emilia Romagna, dove purtroppo sono stati tutti "revampati".
In Toscana, dove è nato il movimento “Non bruciamoci il futuro” e a partire dalla provincia di Lucca è partita la narrazione delle buone pratiche Rifiuti Zero, il modello inceneritorista è stato sconfitto in modo irreversibile.
Sono ormai ben 43 i comuni Rifiuti Zero in questa regione.
Adesso ci attendiamo che l'intera provincia di Grosseto a maggior ragione con la chiusura dell'inceneritore decolli nelle raccolte porta a porta, visto che questa provincia rappresenta un vero sasso al collo per lo sviluppo della differenziata in Toscana (attorno al 40%).
Ad attivisti un po' disillusi l'avevamo detto. L'inceneritore di Scarlino non ripartirà! Così è stato.
Ora ci attendiamo la convocazione di quel tavolo regionale promesso dall'Assessora Monia Monni con Zero Waste Italy per impostare un nuovo piano regionale basato sulle buone pratiche.

venerdì 16 ottobre 2020

Tagli alla pineta litoranea del Tombolo (Grosseto): il Consiglio di Stato, a seguito del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica di IN, WWF e LAC, annulla le Delibere Regionali

Adesso la Regione avrà 180 gg di tempo per riformulare il Nuovo Piano di gestione AIB, nel frattempo possono comunque adottare azioni specifiche per mettere in sicurezza il sito (rimanendo valido il piano solo per cose essenziali e necessarie), ma se nei 180 giorni non provvederanno al nuovo piano, questo sarà annullato e privo egli effetti in esso contenuti.

Ci volevano le Associazioni per far riconoscere che era stato fatto senza valutare in modo idoneo le incidenze ambientali?

Dopo la sospensiva di Luglio, ai tagli della Pineta  del Tombolo nell’ambito del piano antincendi, giunge la sentenza del Consiglio di Stato seguita al Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica (presentato da ITALIA NOSTRA, WWF Prov. Grosseto e LAC Sez. Toscana) contro la Regione Toscana per l’annullamento, previa sospensiva: (a) della Delibera di Giunta Regione Toscana n. 355 del 18/3/2019; (b) della Delibera di Giunta Regione Toscana n. 456 del 1/4/2019; (c) della Delibera di Giunta Regione Toscana n. 564 del 23/4/2019.

Il ricorso è accolto “nei limiti e con le prescrizioni indicati in motivazione” . La sentenza è argomentata in ben 56 pagine. Ne diamo e ne chiediamo massima diffusione anche al fine di evitare futuri scempi.

Il breve commento di Mariarita Signorini “Si tratta di una vittoria clamorosa e insperata, il Consiglio di Stato, alla cui Sezione aveva chiesto il parere il Ministero dell’Ambiente, dietro nostro ricorso ci ha dato ragione, si tratta di una sentenza che fa giurisprudenza”

FONTE https://italianostrafirenze.wordpress.com/2020/10/16/tagli-alla-pineta-litoranea-del-tombolo-grosseto-il-consiglio-di-stato-a-seguito-del-ricorso-straordinario-al-presidente-della-repubblica-di-in-wwf-e-lac-annulla-le-delibere-regionali/ 



giovedì 2 luglio 2020

Si allarga il fronte di quelli che dicono sempre no? Governo e Regione Toscana trovano l’accordo: l’autostrada tirrenica non si farà

Il Tirreno, Grosseto, 27 giugno. 

Così Michele Scola, Presidente di Italia Nostra Maremma Toscana: 
Questa decisione arriva dopo oltre venti anni di sterili discussioni, segnate dalla caparbia volontà politica di allora di procedere con la costruzione dell’autostrada, con l’accordo di tutti i politici locali.[…] 
Se l’autostrada non si fa lo si deve  all’impegno decennale di Nicola Caracciolo recentemente scomparso un uomo semplice e  modesto, dai modi signorili e pacati, ma forte come un leone. Un nome che i politici, oggi favorevoli, ieri avversari, stentano a pronunciare, perché si dice che una volta illuminati dalla grazia del buonsenso, si ha poi l’impressione di averlo sempre avuto. 




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lunedì 11 maggio 2020

Inceneritore di Scarlino: vicini alla chiusura?

La Cassazione si è espressa, rigettando il ricorso della società Scarlino Energia.
Tornano a valere le sentenze del ricorso al TAR di Grosseto e quella del Consiglio di Stato.
Vicini ad una chiusura, come richiesto anche dal Sindaco, istituzioni, cittadini e comitati?

Ricordiamo che è ancora aperta in Regione la richiesta di autorizzazione unica.
Nonostante questa sia la quinta volta che la società presenta una richiesta di autorizzazione (ci ricorda tanto tutte le VIA e AIA anche dell'inceneritore di Selvapiana, dopo la bocciatura del TAR!), la quale, stando all'articolo sotto, sembra che si riferisca sempre al solito progetto bocciato dal TAR (visto che i documenti presentati non hanno subito nessuna modifica o integrazione).

Staremo a vedere cosa succederà!

martedì 5 maggio 2020

La notizia è di Grosseto, ma i tagli sono di moda anche in Toscana!

Aperto un procedimento penale sul taglio dei Pini di Via Mascagni, a Grosseto.

Grosseto, Via Mascagni, nido fra i rami di un Pino (marzo 2020)
La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Grosseto ha aperto un procedimento penale in relazione all’avvenuto taglio, su iniziativa dell’Amministrazione comunale del Capoluogo maremmano, di 52 esemplari di Pinus lungo la Via Mascagni, oggetto di forti contestazioni popolari.  
In proposito, su segnalazioni accorate di cittadini, l’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus aveva inoltrato (17 marzo 2020) una specifica istanza al Ministero dell’ambiente, al Comune di Grosseto e ai Carabinieri Forestale, informando per opportuna conoscenza anche la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Grosseto.
L’obiettivo dell’amministrazione comunale di Grosseto, sarebbe quello di risolvere così i problemi sul manto stradale determinati dall’apparato radicale dei Pini, pur sussistendo tecniche disponibili per salvaguardare la sistemazione viaria e l’alberatura.
Non solo: nel periodo primaverile ed estivo sono vietati tutti gli interventi che possano disturbare la riproduzione dell’avifauna selvatica (art. 5 della direttiva n. 2009/147/CE sulla tutela dell’avifauna selvatica, esecutiva in Italia con la legge n. 157/1992 e s.m.i.).
Grosseto, Via Mascagni, taglio Pini (16 marzo 2020, foto Il Tirreno)













Tali divieti sono ripresi dall’art. 79, comma 2°, della legge regionale Toscana n. 30/2015 e s.m.i.
Il disturbo/danneggiamento/uccisione delle specie avifaunistiche in periodo della nidificazione può integrare eventuali estremi di reato, in particolare ai sensi dell’art. 544 ter cod. pen.
In pieno periodo di emergenza sanitaria dettata dalla devastante pandemia di coronavirus COVID 19, il sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna dispose con ordinanza n. 47 del 6 marzo 2020 l’avvio dei lavori di taglio dell’alberata di Via Mascagni, pur citando nell’atto la nidificazione in corso, per motivi di sicurezza stradale, senza considerare che l’imposizione di limiti di velocità contenuti (es. 30 km/h) avrebbero potuto ridurre ogni pericolo, quantomeno durante il periodo della riproduzione dell’avifauna selvatica (marzo – luglio).

Ora la Procura della Repubblica effettuerà le proprie valutazioni.
Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

giovedì 13 giugno 2019

SCARLINO. FATTORI (SÌ): “PIETRA TOMBALE SU INCENERITORE PERICOLOSO E FUORI NORMA DAL 2005.

PIANO PER GARANTIRE OCCUPAZIONE A TUTTI I LAVORATORI IN IMPIANTI ECONOMIA CIRCOLARE” APPROVATA MOZIONE UNANIME

“Quello che stiamo approvando all’unanimità è un testo comune delle opposizioni, condiviso anche dalla maggioranza, che ci siamo impegnati a presentare in rapporto con il comitato no-inceneritore”, afferma Tommaso Fattori, illustrando l’atto in aula.
“L’ impianto di Scarlino è vetusto e caratterizzato da tecnologie obsolete. E’ un impianto fuori legge fin dal lontano 2005, dato che i forni, in tutti questi anni, non hanno mai rispettato le caratteristiche strutturali previste dalla normativa nazionale”, ha proseguito Fattori. “Lo abbiamo ripetuto instancabilmente, lo abbiamo scritto nero su bianco anche in una dettagliata interrogazione all’assessora Fratoni, oltre che in una precedente mozione: i forni non consentono ai fumi di rimanere per almeno 2 secondi ad 850 gradi, in modo da abbattere le diossine, come prevederebbe la legge. Si tratta peraltro di condizioni progettuali che sarebbero state facilmente verificabili sia dalla struttura regionale che rilascia l’autorizzazione all’esercizio dell’impianto, sia da ARPAT. Invece ci si è fidati della documentazione inviata da Scarlino Energia”. “Quel che è più grave”, continua Fattori, “è che la norma non è stata rispettata dal 2005 ad oggi, mentre l’impianto inceneriva giorno dopo giorno.”
“Ci troviamo davanti ad un’ incomprensibile pervicacia da parte delle istituzioni che hanno continuato ad autorizzare un impianto che non rispetta le norme, dando ogni volta prescrizioni che poi nessuno ha verificato. Già 4 autorizzazioni erano state annullate in passato dal TAR e dal Consiglio di Stato, adesso è stata annullata la quinta. E dire che avevamo chiesto di congelare, in autotutela, la delibera di giunta dello scorso luglio che concedeva appunto l’AIA all’inceneritore di Scarlino. Che l’impianto fosse fuori legge lo dimostravano chiaramente la relazione dell’Istituto di ricerca sulla combustione del CNR di Napoli e la relazione dei consulenti del giudice civile di Grosseto, oltre che le puntuali osservazioni presentate dalle associazioni ambientaliste, Forum Ambientalista in testa”.
“Con il voto di oggi l’impegno è a chiudere per sempre, senza se e senza ma, l’inceneritore di Scarlino, dando ascolto agli abitanti e ai Sindaci di un territorio fortemente inquinato e in attesa di bonifiche mai fatte”, prosegue Fattori. “La giunta viene chiamata a prendere atto della Sentenza del Consiglio di Stato e della CTU definitiva depositata presso il Tribunale di Grosseto, e quindi a non avviare un nuovo procedimento autorizzativo dell’impianto di Scarlino”.
“Il secondo punto riguarda la preservazione di tutti i posti di lavoro: non uno di meno. Con l’impegno a convocare un tavolo concertativo con i Sindacati e con l’ATO Toscana Sud per programmare la realizzazione d’impianti per il recupero di materia dai rifuti differenziati, in un’ottica di economia circolare. Impianti nei quali dovranno essere impiegati i dipendenti dalla Scarlino Energia, attraverso un progetto industriale credibile e alternativo all’incenerimento”, conclude Fattori.

lunedì 10 settembre 2018

Secondo diversi articoli di Stampa in Sei Toscana Spa, gestore unico del servizio dell’Ato Toscana sud, si sta manifestando lo scontro interno al PD sulla gestione dei rifiuti in Toscana

Le notizie di stampa di questi giorni circa lo scontro in Tribunale tra Ecolat e Sta e dentro il CdA di SEI Toscana, per il controllo delle quote di maggioranza relativa della società, possono essere riconducibili allo scontro che la Stampa ci ha recentemente documentato tra Marras e Periccioli.
Risultati immagini per inceneritore scarlino
http://www.linealibera.info/inceneritori
-da-scarlino-sentenza-dirompente/
Mentre Marras ritiene necessario che in Scarlino Energia entri un socio competente e capace di investire “qualche decina di milioni di euro” per aggiustare quel “ferro vecchio”, che significa anche sostituire gli attuali soci proprietari, Periccioli si dichiara sorpreso e incredulo delle dichiarazioni di Marras e ritiene l’impianto recuperabile con la semplice manutenzione.
Per la storia di entrambi i protagonisti sembra improbabile che alla base di tale divergenze ci siano diverse valutazioni politiche o etiche. Probabilmente ci sono solo soggetti diversi interessati all’esercizio della autorizzazione ottenuta dalla Regione, che è un discreto affare: 200.000 tonnellate/anno di rifiuti da smaltire, con un incasso da 120-150 euro a tonnellata, sono 24-30 milioni di euro/anno, che consentono un ridotto tempo di ritorno dei capitali necessari o agli investimenti per rifare i forni (in 4-6 anni anni si possono ripagare), oppure a saldare i notevoli debiti già accertati nel concordato fallimentare di Scarlino Energia. Due alternative secche non conciliabili di un valore pari a 50-60 milioni di euro.
Cerchiamo di capire chi potrebbero essere i possibili soggetti interessati alla gestione dell’inceneritore e al controllo di Sei Toscana.

Periccioli, oltre che Presidente della Scarlino Energia, dal 2015 è Presidente della società Intesa Spa, partecipata [1] dal Comune di Siena ed Intesa è azionista di riferimento di Estra [2] Spa, società pratese in espansione. Ma non tutto il PD di Siena sostiene le scelte di Periccioli e &, infatti il nuovo consigliere regionale di Siena, Scaramelli, sicuramente più vicino al suo capogruppo in Consiglio regionale, Marras, lo contrasta [3], attribuendogli probabili interessi “massonici”:

Non è poca cosa essere indicato pubblicamente da un dirigente del PD di Siena sia come probabile appartenente alla massoneria che  responsabile di aver contribuito alla rovina delle banche di casa PD, tenuto conto che il PD di Siena di massoneria è sempre stata al corrente e ammiccante, al punto da imporsi sulla doppia appartenenza (al partito e alla loggia) anche dentro il PD nazionale, ma anche se fossero più semplicemente solo interessi personali, Periccioli non disdegna accordi con il Centro Destra e con chiunque [4] gli porti un po' di denaro:
Sta di fatto che Periccioli sta entrando [5] in SEI Toscana con la Soc. Intesa ed Estra. Anche se la soc. Estra, ben agganciata al Centro-Destra e al Presidente, sindaco [6] di Arezzo (vertice politico) in carica dell’ATO Toscana Sud, non ha però grande esperienza di gestione di inceneritori e, come abbiamo sempre denunciato, non può gestire un servizio pubblico.
Infatti noi abbiamo già segnalato come sia estremamente pericoloso per i cittadini che i notevoli debiti di società di incenerimento, come quelli della Scarlino Energia, finiscano in capo a società che hanno anche la gestione del Servizio pubblico di raccolta e smaltimento rifiuti, i cui costi sono sempre garantiti dalle bollette dei cittadini.
Abbiamo anche verificato e denunciato (inascoltati) come le società del Servizio pubblico non debbano avere interessi nelle filiere dell'incenrimento o delle discariche, che sono impianti in oggettiva alternativa con gli obiettivi pubblici del recureo di materia (vedi la Convenzione per le Strillaie o il raddoppia della discarica di Abbadia) e i dati sulle raccolte differenziate stanno a dimostrare le nostre ragioni.
Estra, che ha acquistato [7] le quote di Sei Toscana da Ecolat e Cooplat, dopo una lunga contesa in Tribunale, sembra divenire il socio più potente di Sei Toscana. Infatti  Ecolat e Cooplat, vantando dei crediti da Sei Toscana, non avevano sottoscritto con capitali contanti una recente ricapitalizzazione di SEI Toscana ed erano state ridimensionate. Con Estra, hanno però successivamente fatto ricorso in Tribunale contro le decisioni degli altri soci di Sei Toscana e il Tribunale ha dato loro ragione. Quindi Periccioli, contro una parte del PD (ad es. Mairaghi, che è ai vertici gestionali di Sei Toscana), tramite Estra, si è accordata con Ecolat. Ecolat, già socia di Scarlino Energia, è una società di proprietà del sig. Pinto, molto conosciuto a Grosseto.
Lo scontro dentro SEI Toscana, per divenirne socio di riferimento è sulla stampa [8] di questi mesi:
A questo punto c'è da capire chi c'è dietro l'altra componente del PD che fa capo a Marras, Scaramelli e Mairaghi, collocato dal Pd al vertice di Sei Toscana. In rete questa volta ci sono poche notizie, ma Hera e IREN, multiutily emiliane molto potenti e politicamente legate al PD nazionale, erano sicuramente interessate[9] ad entrare nella gerstione dei rifiuti in Toscana, avendo tutte le caratteristiche indicate da Marras.
Cambia per noi qualcosa se il gestore del servizio pubblico sui rifiuti o l'affare legato all'autorizzazione regionale all'inceneritore se lo aggiudica un gruppo o l'altro? NO, perchè sappiamo che l'alternativa all'incenrimento produce più occupazione, riduce le tariffe ai cidttadini e  non inquina.


Salute,
Roberto Barocci

Forum Ambientalista Grosseto


lunedì 20 novembre 2017

COMUNICATO del Comitato per il NO all’inceneritore di Scarlino

Comunicato Stampa del 13 Novembre 2017. 

La settimana scorsa abbiamo assistito ad un dibattito sulla stampa tra i Sindaci di Follonica e di Scarlino, da un lato, e le rappresentanze sindacali dei lavoratori dell’inceneritore di Scarlino, dall’altro, i quali, giustamente preoccupati per il prolungato fermo dell’impianto, lamentavano di essere stati lasciati soli. 

Ma da tale dibattito, per i toni usati, non sembra che finora siano state indicate delle soluzioni capaci di dare una prospettiva certa ai lavoratori. Men che mai hanno saputo offrirla i Sindacati che paiono non aver imparato niente sotto il profilo legale come economico, ambientale come sanitario, e continuano ad affidarsi, più che a vere soluzioni alternative, all’influenza politica dei proprietari dell’impianto. Trascurando, fra l’altro, le note vicende giudiziarie che hanno coinvolto i vertici dell’ATO Rifiuti, di Sei Toscana e dei responsabili tecnici del Comune di Grosseto, e messo in discussione anche gli storici appoggi in Regione Toscana sulla scelta dell’incenerimento. 

Anche a Firenze, dopo diversi decenni, sembra che si siano accorti che con l’incenerimento non si chiude affatto il ciclo dei rifiuti, ma lo si allunga pericolosamente in atmosfera e senza convenienza economica. 

Noi, che da almeno un decennio abbiamo anticipato le alternative all’occupazione, verso le quali faticosamente si stanno orientando le comunità locali (si veda la diffusione delle raccolte porta a porta dei rifiuti nei Comuni della zona nord), scontrandosi con la cattiva gestione dell’ATO Rifiuti, torniamo a fare una proposta operativa in pochi punti per dare una risposta positiva e realistica ai lavoratori, senza avere la pretesa di inventare nulla ma, come per il passato, copiando quanto già realizzato altrove: 

1- i lavoratori dovrebbero chiedere alle loro rappresentanze sindacali provinciali di spendersi in qualcosa di veramente utile, quale un progetto di massima di investimento e di riconversione sugli impianti delle Strillaie e del Casone per il riciclo e la valorizzazione delle raccolte di qualità dei rifiuti. Le strutture sindacali provinciali hanno la possibilità di predisporre in tempi brevi tale studio, che per essere economicamente valido nelle quantità di rifiuti da trattare e nelle dimensioni impiantistiche, necessita di avere il riferimento ad un bacino di utenze provinciale. 

2- i Sindaci dei Comuni della zona nord dovrebbero impegnarsi a portare tale progetto di massima in sede della rinnovata Direzione tecnica e politica dell’ATO rifiuti, puntando ad avere un peso decisionale concreto e di ottenere un progetto esecutivo in tempi rapidi. 

L’esperienza di altri contesti dimostra che nell’arco di un anno, laddove ci sia davvero la determinata e congiunta volontà politica e sindacale, è possibile realizzare un sistema in grado di incrementare l’occupazione nel settore del recupero di materie dai rifiuti urbani, in dimensioni tali da assicurare un’alternativa seria, credibile e concreta agli attuali lavoratori della Scarlino Energia. 

Comitato per il No all’Inceneritore di Scarlino


lunedì 5 dicembre 2016

Un ricordo di Valentino Podestà, architetto ed urbanista, colonna della battaglia contro l’autostrada della Maremma

di ANNA DONATI   04 Dicembre 2016
Animatore infaticabile nella battaglia contro la devastante Autostrada della Maremma: oltre vent’anni di rigoroso impegno con osservazioni, iniziative pubbliche, denunce, contestazione dei tracciati. E con azioni per coinvolgere i cittadini e convincere le istituzioni e la politica ad opporsi ad un progetto sbagliato». Con postilla

Ci ha lasciato Valentino Podestà, scomparso il 1 dicembre 2016 a 78 anni, dopo una breve e devastante malattia. La sua morte ci riempie di tristezza perché se ne è andato un amico, una bella persona sensibile, generosa, competente ed anche un compagno tenace di battaglie comuni per la tutela dell’ambiente, del territorio e del paesaggio della Maremma. Da sempre animatore infaticabile nella battaglia contro la devastante Autostrada della Maremma: oltre vent’anni di rigoroso impegno con osservazioni, iniziative pubbliche, denunce, contestazione dei tracciati e dei loro impatti. E con azioni sul territorio capalbiese e grossetano per coinvolgere i cittadini e convincere le istituzioni e la politica ad opporsi ad un progetto sbagliato.

Nato a Milano, architetto ed urbanista, dalla fine degli anni 80 aveva scelto insieme alla compagna Corinna ed al figlio Beniamino di vivere in Maremma, mettendo in piedi un’azienda agricola biologica dal nome profetico “Il cerchio” ispirato dalla loro passione per la cultura degli indiani nativi d’America. E’ il cerchio sacro della natura in cui l’uomo è racchiuso e che non dovrebbe essere spezzato, come illustra anche il logo della loro azienda agricola.

Era diventato un maremmano a tutti gli effetti ma sempre aperto al mondo, alle sue novità ed alla politica ambientale, con la sua militanza dentro Italia Nostra e poi nella Rete dei Comitati di Asor Rosa. E’ stato molto impegnato a pianificare uno sviluppo basato sulla tutela del paesaggio e dei beni naturali, anche nella sua esperienza di Assessore all’Ambiente del Comune di Grosseto dal 1993 al 1997. Si opponeva con forza e coraggio alle ipotesi di guasti e aggressioni pericolose, dalle cementificazioni del territorio, alle assurde scelte infrastrutturali come l’autostrada. Sempre attento, meticoloso e puntuale a studiare documenti, tracciati e carte per poter rispondere in modo appropriato e pertinente, mettendo a frutto le sue competenze di urbanista, con un impegno volontario ed una visione ambientalista a tutto tondo.

La battaglia che abbiamo fatto insieme per oltre vent’anni lo ha visto protagonista insieme alla sua compagna Corinna, in stretta collaborazione con le principali associazioni ambientaliste come Italia Nostra, Legambiente, WWF, Comitato per la bellezza, Terra di Maremma, Verdi e Comitati di cittadini. Numerosi gli incontri pubblici, le riunioni e le serate dove insieme abbiamo affermato l’importanza di adeguare e mettere in sicurezza l’Aurelia, piuttosto che sventrare la Maremma con le varie ipotesi autostradali. Una lunga storia a puntate che non è ancora terminata. Proprio il giorno della sua morte, infatti, per uno strano scherzo del destino, ha avuto inizio il nuovo procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale con l’ultima ipotesi di tracciato nel tratto Grosseto-Capalbio. E noi insieme a Valentino ed al Comune di Capalbio (da sempre in prima fila contro l’autostrada) avevamo già avuto un confronto su questo nuovo progetto ed il suo contributo era stato come al solito lucido, competente e pronto anche questa volta a scrivere e sottoscrivere i tanti punti critici del progetto.

Ci mancherai tanto Valentino e questa volta dovremo scrivere da soli le osservazioni, senza le tue analisi e i tuoi suggerimenti, la tua meticolosa capacità di entrare nel dettaglio, con la tua determinazione e le tue lunghe e articolate riflessioni. Ma proprio per questo ed anche per questo, continueremo le battaglie e le speranze che abbiamo vissuto insieme per difendere e amare la tua Maremma. Un pensiero commosso ed un abbraccio va alla compagna Corinna ed al figlio Beniamino, che insieme a te hanno condiviso la vita ed i suoi bellissimi sogni.

Ciao Valentino.

postilla

Non ricordo che anno era quando Valentino mi scrisse per informarmi che, con Corinna, avevano deciso di cambiare vita. Purtroppo non trovo la sua lettera, annidata tra le mie carte vagabonde di molti traslochi. Ero ancora presidente nazionale dell’INU (di un INU abissalmente lontano da quello di adesso), quindi doveva essere nella seconda metà degli anni Ottanta. Erano gli anni della polemica accesa contro quella che avevamo definita “urbanistica contrattata”. 
Nella sua lettera Valentino mi spiegava le ragioni della loro difficile decisione: fare l’urbanista era diventato impossibile in una realtà nella quale, se rifiutavi di allinearti sotto le bandiere di una cordata al cui termine c’era un interesse immobiliare, non lavoravi. 
Non sono molti, di questi tempi, i professionisti che si dimettono da un incarico per un conflitto tra gli interessi del loro committente e l’etica della loro professione, meno ancora quelli che hanno il coraggio di abbandonare la propria professione e la propria terra. 
Ma Valentino non ha smesso, nella campagna maremmana, a fare l’urbanista. Lo ha fatto in un altro modo, compiendo tutte quelle feconde azioni da “urbanista militante” nella società e nel contesto in cui vive che Anna Donati ricorda. Facendo Politica come dovrebbe farlo il cittadino di una città “normale”: portando cioè il contributo del suo specifico sapere al servizio degli altri, di tutti gli altri. Perciò ha difeso il territorio dove era venuto a vivere utilizzando con generosità la sua capacità di leggere e comprendere il territorio, le sue qualità e le sue fragilità, e le conseguenze di scelte sbagliate, per metterlo invece al servizio della società di oggi e quella di domani. Grazie, indimenticabile Valentino. (e.s.)