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mercoledì 9 febbraio 2022

“La tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali.”

Dal profilo Facebook dellex Ministro all'Ambiente Sergio Costa, riportiamo il suo commento sulla modifica della Costituzione. :-)

"Finalmente è fatta: la tutela dell’ambiente, la biodiversità, gli ecosistemi e gli animali sono nella Carta Costituzionale. Dopo tanti anni. È fatta!!!

“La tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali.”

Da oggi, con il voto definitivo del Parlamento, queste parole sono state inserite in modo definitivo nella nostra Carta Costituzionale nei suoi principi fondamentali (articolo 9). Inoltre, è stato integrato anche l’art. 41 (la libertà dell’azione economica privata non può danneggiare la salute e l’ambiente).

Finalmente da oggi in poi in ogni legge ordinaria nazionale e regionale, in ogni progetto, in ogni programma di investimento, per ogni iniziativa privata o pubblica sarà obbligatorio valutare e tutelare ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi.

Da oggi in poi non sarà più possibile che le leggi o provvedimenti regionali o delle provincie autonome (leggi l’orso Papillon per esempio) possano andare contro leggi nazionali di tutela degli animali.

Iniziammo questo percorso nel 2018 costituendo presso il Ministero dell’Ambiente, assieme all’allora sottosegretario on. Micillo, la commissione “Ambiente in Costituzione” presieduta dal Presidente emerito della Corte Costituzionale prof. Valerio Onida. Poi, grazie al ddl costituzionale a firma del senatore Gianluca Perilli del M5S, delle senatrici De Petris e Nugnes più 15 (AA.SS. 83, 212, 938, 1203, 1532, 1627, 1632, 2160), l’iniziativa è cresciuta e decollata in sede parlamentare.

Oggi un pezzo di storia è stato sancito accogliendo le istanze di milioni di cittadini.

Sono emozionato ed orgoglioso di avere contribuito anche io al raggiungimento di questo meraviglioso risultato." [fonte: https://www.facebook.com/SergioCostaGen/photos/a.383578745485844/1291590111351365/] 

lunedì 19 luglio 2021

La “transizione ecologica” di ambiente, paesaggio e beni culturali verso non si sa dove.


Questo articolo è pubblicato sul blog del Gruppo d’intervento Giuridico odv

Fausto Martino è dirigente del Ministero della Cultura in quiescenza, già Soprintendente per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Cagliari.

Ecco che cosa pensa delle attuali manovre in corso sulle normative in materia di tutela del paesaggio e dell’ambiente.

E non si può che concordare.

Gruppo d’intervento Giuridico odv

da L’Unione Sarda, 13 luglio 2021

Transizione ecologica. (Fausto Martino)

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione“. Questo è il testo attualmente vigente dell’art. 9 della Costituzione, norma magnifica e imperativa che riconosce al patrimonio culturale lo status di prevalente valore costituzionale. Norma che ha sinora svolto egregiamente il compito che le avevano affidato i Costituenti.

È infatti solo grazie all’articolo 9 della Costituzione se sono state respinte al mittente tante leggi regionali dal sapore eversivo e si sono scongiurati i gravissimi danni al paesaggio che si sarebbero prodotti, anche in Sardegna, con i mega impianti di produzione di energia alternativa sostenuti, giustificati e incentivati dall’allora Ministero dell’Ambiente.

centrale fotovoltaica

Oggi, dopo aver fatto il pieno di deleghe sull’energia e forte di nuovi poteri, il Ministero ha un nuovo nome dall’acronimo rassicurante, si chiama Ministero della Transizione ecologica, MiTe per gli amici.

Come in “1984” – l’incubo distopico di Orwell, dove il Ministero della pace si occupa della guerra e quello dell’amore attua le repressioni – nel bipensiero del governo Draghi, il nuovo Ministero, che nell’immaginario collettivo dovrebbe tutelare l’ambiente, ne promuoverà la devastazione in nome della transizione ecologica.

Il 9 giugno scorso, il Senato ha approvato in prima lettura l’ammiccante disegno di legge che aggiunge, al testo che conosciamo, un nuovo periodo: “Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”.

Sembrerebbe innocuo, persino positivo. Ma ce n’era bisogno? Certamente no.

Negli anni ’70 e poi più esplicitamente negli anni ’80, la Corte Costituzionale, sulla base degli articoli 9 e 32, si era già espressa a favore di un’interpretazione estensiva del termine “paesaggio”, permettendo così di qualificare l’ambiente come “valore costituzionale”. E dopotutto la “tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali” fa già parte del dettato costituzionale, essendo indicata, dall’art. 117 secondo comma, come materia su cui lo Stato ha competenza legislativa esclusiva.

E allora, a cosa serve questa modifica costituzionale?

Tomaso Montanari non ha dubbi. Per lui – e anche per me – inserire l’ambiente e lo “sviluppo sostenibile” (che pure faceva capolino nei precedenti ddl) tra i principi fondamentali della Carta ha un unico significato: mettere la tutela dell’ambiente alla pari con quella del paesaggio e del patrimonio storico artistico.

Un cavallo di Troia nell’articolo 9 per superare gli ostacoli sollevati da quanti, in primis le soprintendenze e le associazioni ambientaliste, ancora si attardano nell’anacronistica tutela del patrimonio culturale frenando – come accusa il sagace presidente di Legambiente – la transizione ecologica e gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili che ne sono il corollario.

Cattivi pensieri? Non direi.

Se appena scorriamo il decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77 sulla Governance del PNRR, ci rendiamo conto di quanta attenzione abbia posto il Governo – con buona pace del ministro Franceschini – nel disinnescare le Soprintendenze che, sebbene già annichilite dalle incessanti riforme del MiBACT/MIC avviate su mandato dell’allora Presidente del Consiglio Renzi, erano riuscite a limitare i danni dei mega impianti, proprio in virtù dell’articolo 9 della Costituzione.

Ora saranno definitivamente neutralizzate e messe in condizioni di non nuocere non solo dalla modifica dell’art. 9 della Carta, quando verrà, ma qui e ora dalla valanga di disposizioni contenute nel decreto-legge: termini ridotti, pareri resi non vincolanti, impossibilità di avvalersi della norma che consente alle amministrazioni dissenzienti di ricorrere alla Presidenza del Consiglio, termini dell’archeologia preventiva e delle VIA abbreviati e, incredibile a dirsi, competenze per l’approvazione dei progetti del PNRR scippate agli uffici periferici ed attribuite ad un’apposita Soprintendenza Speciale incistata direttamente nei gangli romani del Ministero.

Davvero – come ci assicura Franceschini – la “Soprintendenza speciale” servirà a tutelare meglio il patrimonio culturale su cui rischiano di abbattersi molti interventi del Pnrr?

Sappiamo bene che non è così.

Per la tutela del patrimonio ci sarebbero ancora le Soprintendenze ordinarie, che vantano una conoscenza del territorio non eguagliabile da un ufficio romano, e c’è la Direzione generale che le coordina. La nuova Super-soprintendenza nasce evidentemente con lo scopo preciso di eludere i meccanismi di tutela previsti dal Codice dei beni culturali e del paesaggio senza violarli apertamente, trasformando gli obbligatori pareri tecnico-amministrativi delle soprintendenze nei pareri, di natura eminentemente politica, della nuova Super-soprintendenza.

E che dire dell’articoletto che, per una serie di interventi non propriamente innocui, attribuisce ai commissari il potere di derogare “ad ogni disposizione di legge diversa da quella penale” per consentire il rispetto del cronoprogramma delle opere?

Manca solo la licenza di uccidere, poi c’è tutto quel che occorre.

Insomma, i provvedimenti recentemente assunti con il plauso di Legambiente e di Confindustria sembrano concorrere a neutralizzare ogni plausibile forma di controllo e di indirizzo delle imponenti trasformazioni del territorio previste e incentivate dal PNRR. I signori del sole e del vento che da sempre hanno la Sardegna nel mirino l’avranno vinta?

E la Sardegna, da sempre spogliata dei propri beni, dovrà soccombere anche questa volta, perdendo, in nome della transizione ecologica, il suo bene più prezioso?

(foto da mailing list ambientalista, E.R., S.D., archivio GrIG)

FONTE: https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2021/07/19/la-transizione-ecologica-di-ambiente-paesaggio-e-beni-culturali-verso-non-si-sa-dove/#more-27236

lunedì 24 maggio 2021

Di Tomaso Montanari: Cambiare la Costituzione per devastare il Paesaggio

Effettivamente essendo l'Ambiente già protetto dalla Carta, queste nuove parole sulla promozione dello sviluppo sostenibile nell'interesse delle future generazioni è inquietante. Infatti pare che molti sindaci chiedano meno burocrazia e più velocità (richieste che sono anche di ministri e governo!). Che equivale anche a "cambiare le regole per fare quello che si vuole"! 

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Assalto all’articolo 9. Lo scopo è lanciare il grande business della “green economy” come i mega impianti per l’energia solare ed eolica senza piani paesistici. Da Il Fatto.

La caccia grossa della variopinta maggioranza (coesa nel perseguire i peggiori obiettivi) che sorregge il governo Draghi ha tra le prede l’articolo 9 della Costituzione. Nella scorsa settimana il fantasma del Parlamento è apparso per aggiungere al suo esemplare dettato (“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”) una coda dagli effetti eversivi: “La Repubblica tutela l’ambiente e l’ecosistema, protegge le biodiversità e gli animali, promuove lo sviluppo sostenibile, anche nell’interesse delle future generazioni”. Ma cosa può mai esserci di male in queste parole, così apparentemente “verdi”?

Poiché una costante giurisprudenza della Corte Costituzionale ha stabilito che l’ambiente è già protetto dalla Carta (dal combinato disposto degli articoli 9 e 32, quello che tutela il diritto fondamentale alla salute) questa aggiunta sarebbe superflua: ma la politica non conosce il superfluo.

Il vero scopo lo si capisce leggendo i giornali di questi giorni. 80 sindaci del Pd invocano “abbattiamo la burocrazia! La democrazia è velocità!”. Al furore “futurista” degli amministratori “di sinistra” che chiedono le mani libere (come ogni destra liberista), risponde la gesuitica ipocrisia del “loro” ministro Franceschini, che dichiara: “Per il decreto Semplificazioni sto proponendo, per il mio dicastero e le Soprintendenze, nuove regole molto innovative che renderanno tutto più rapido senza indebolire la tutela di paesaggio e beni culturali”. Geniale: per rispettare le regole facendo quello che si vuole c’è solo una strada, cambiare le regole! A partire dalla prima: l’articolo 9 della Costituzione.

Ma come può giovare ai sindaci della betoniera l’introduzione di un’ulteriore tutela? Lo spiega l’entrata a gamba tesa del presidente di Legambiente, che rilascia un’intervista al vetriolo contro le soprintendenze. Ecco i veri nemici dell’ambiente: non le multinazionali, i governi, le banche. No: gli odiati soprintendenti! Colpevoli di dire no a pale eoliche alte 130 metri piantate su enormi piattaforme di cemento armato che si vorrebbero piazzare sui crinali dell’appenino, magari sopra i tratturi sannitici e vicino monumenti straordinari. O a ettari ed ettari di pannelli fotovoltaici nelle più belle campagne italiane, o sui tetti dei centri storici.

Ed è qua che si capisce cosa debba espugnare il cavallo di Troia del nuovo articolo 9: il paesaggio. Inserire lo “sviluppo sostenibile” tra i principi fondamentali della Carta significa metterlo alla pari della tutela del paesaggio. Ecco la strategia dell’ambientalismo industriale italiano: mettere ambiente contro paesaggio, per continuare a far girare la macchina dei soldi privati a spese del territorio pubblico. Facendosi pure santificare come paladini dell’ambiente. Ma mettere l’ambiente contro il paesaggio è come dire che per impiantare in un corpo alcuni dispositivi che dovrebbero contribuire a farlo vivere di più, si può deformarne il volto in modo indelebile.

Questo vuol dire che dobbiamo rinunciare alle rinnovabili? No, vuol dire che dobbiamo stare in guardia rispetto agli enormi grumi di interesse (non di rado di stampo mafioso, come nel caso dell’eolico) che si stanno riciclando nell’ambiguo concetto di “sviluppo sostenibile” (un ossimoro), continuando a sigillare suolo col cemento o col metallo. Se davvero si volessero tenere insieme ambiente e paesaggio la strada c’è: da anni ogni Regione dovrebbe approvare un Piano paesaggistico, e proprio quella è la sede in cui decidere dove mettere questi impianti, senza lasciare l’iniziativa alla speculazione privata. Invece di cambiare le regole, bisognerebbe far funzionare quelle che ci sono: il MIC ha tutti gli strumenti per indurre le Regioni inadempienti (quasi tutte) a redigere i piani, ma non l’ha fatto.

In uno studio importante appena uscito su Giustizia insieme, il giurista Paolo Carpentieri spiega come rischia di finire: “Si ha, in conclusione, la sensazione che la ‘transizione ecologica’ finirà come al solito per risolversi in un grande greenwashing del vecchio refrain della “Crescita&sviluppo”, con sacrificio ulteriore dei paesaggi del già ‘Bel Paese’. La questione di fondo, come al solito, è culturale: forse la transizione ecologica “vera” non è quella della così detta green economy, totalmente organica e interna alle vecchie logiche del profitto e della crescita del Pil, ma è prima di tutto quella, mentale e culturale, basata su un nuovo modo di pensare e di guardare al mondo, su un nuovo stile di vita, sul recupero del senso del limite e su un profondo ripensamento della scala dei valori, con l’abbandono del consumo fine a se stesso e del falso slogan contradditorio dello ‘sviluppo sostenibile’, nella ricerca di un equilibrio stabile e duraturo”.

Lontanissimo da questo salto culturale, il governo del cemento cinge d’assedio l’articolo 9 della Costituzione.


ARTICOLO PUBBLICATO SU “IL FATTO QUOTIDIANO” IL 24 MAGGIO 2021. FOTOGRAFIA DI SDB79 DA FLICKR, © CASIMIRO OLESINISCHI.
(fonte scritto sopra EMERGENZA CULTURA: https://emergenzacultura.org/2021/05/24/cambiare-la-costituzione-per-devastare-il-paesaggio/)
Continua a leggere sul FQ, QUI 

mercoledì 5 agosto 2020

Le ragioni della Tutela e le proposte di emendamenti in materia di Impianti sportivi (Stadi) al Decreto semplificazione.

Da varie settimane ci stiamo battendo come Italia Nostra Firenze (si vedano gli appelli inviati al Presidente del Consiglio e al Ministro dei Beni Culturali, al Presidente della Repubblica) perché nelle misure eccezionali che il Governo sta varando per la ripresa economica e sociale del nostro paese, dopo la prima fase della pandemia da Covid 19, non si facessero deroghe a quanto sancito solennemente dall’art. 9 della Costituzione e alle norme stabilite dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio in materia di tutela del patrimonio culturale italiano. Nell’acceso dibattito per la semplificazione e contro la “burocrazia” abbiamo riaffermato il concetto che la soluzione non può essere l’abolizione delle regole né dare ancora più poteri a chi ne ha già tanti e senza i necessari contrappesi propri di una democrazia vera (Governatori e Sindaci eletti direttamente dai cittadini). Abbiamo invece sostenuto che l’impegno maggiore sia quello di fare leggi chiare e precise e di dotare l’amministrazione statale di risorse umane e finanziarie adeguate ai complessi compiti a cui devono assolvere in una situazione, oggi, ancora più difficile da fronteggiare per i numerosi elementi di novità non congiunturali ma sistemiche che, con il terzo millennio, si stanno manifestando.
Nel campo della tutela del patrimonio, riteniamo che le norme vigenti siano fra le più avanzate e adatte a fare fronte alla conservazione e valorizzazione del diffuso e importantissimo patrimonio storico, artistico, ambientale del nostro Paese. Quello che manca, invece, è la ripresa di investimenti consistenti in risorse finanziarie per realizzare i necessari progetti di restauro e conservazione del patrimonio e in risorse umane di personale tecnico, scientifico ed esecutivo, per riportare gli organi centrali e periferici del Ministero dei Beni Culturali alla condizione minima per far fronte ai loro compiti.
Esprimiamo soddisfazione che la nostra battaglia in questa direzione abbia già ottenuto alcuni risultati almeno nella formazione di una opinione pubblica contraria a proposte rozze ed arroganti, come quella avanzata pochi giorni fa dal sen. Matteo Renzi, di delegittimazione del ruolo delle Soprintendenze nelle competenze della tutela degli impianti sportivi, per i quali è stato stabilito il riconoscimento di monumentalità secondo le norme di legge vigenti. Tuttavia, vorremmo riaffermare con altrettanta forza che anche la soluzione alternativa a cui stanno lavorando alcuni parlamentari del PD (Luca Lotti, Dario Parrini) - che, nella sostanza, persegue lo stesso obbiettivo, anche se con modalità soft - mira a togliere le competenze di tutela per gli impianti sportivi dichiarati di valore monumentale ai Soprintendenti, delegandole non ai Sindaci (come nelle proposte Di Giorgi e Renzi), ma al Governo centrale.
Per questo, chiediamo con forza ancora al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dei Beni Culturali, ai parlamentari tutti che nel Decreto Sviluppo non sia inserito nessun emendamento che tolga ai Soprintendenti competenze in materia di patrimonio culturale e che quindi delegittimi il loro ruolo.
Anzi, chiediamo con forza che nell’iter di conversione parlamentare del Decreto Semplificazione si faccia chiarezza anche sulla pratica, ormai sempre più frequentemente richiamata come prassi amministrativa, del “silenzio assenso”, a nostro avviso degna più della prassi mafiosa incentrata sull’omertà che di un’amministrazione democratica, riconfermando in modo netto la sua non applicabilità alla sfera della tutela del patrimonio culturale.

Firenze 5 agosto 2020

La Presidenza di Italia Nostra Firenze

FONTE: https://italianostrafirenze.wordpress.com/2020/08/05/un-nuovo-appello-della-sezione-fiorentina-di-italia-nostra-le-ragioni-della-tutela-e-le-proposte-di-emendamenti-in-materia-di-impianti-sportivi-stadi-al-decreto-semplificazione/

venerdì 17 luglio 2020

Esistono ancora in Italia forze politiche per la tutela del Bel Paese, per l’articolo 9?

Esiste ancora nell’arco delle forze rappresentate nell’attuale Parlamento italiano un partito o un movimento che sappia far proprio per davvero l’articolo 9 della Costituzione e cioè “La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione?” 
Se leggiamo le pagine del decreto per la Semplificazione e le prese di posizione
dell’opposizione, siamo portati a dire di no. 

Il decreto infatti accoglie alcune delle peggiori istanze portate avanti dai governi berlusconiani come l’istituzione del silenzio/assenso per i progetti che devono essere sottoposti alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), o come una semplificazione delle norme di appalto che assomiglia molto alla sparizione di controlli tecnico-scientifici e finanziari. Uno dei cancri di questo disgraziato Paese è proprio rappresentato dall’illegalità che sfregia da anni le nostre coste, montagne, periferie, con consumi di suolo sfrenati (il doppio delle medie europee), massimamente nelle regioni più sviluppate (Lombardia, Veneto, Emilia), aggravati da politiche regionali più favorevoli agli interessi privati che a quello generale.

Così si accresce in modo sempre più drammatico lo sfascio idrogeologico, provocando con la “impermeabilizzazione” dei terreni metropolitani continue alluvioni, causando migliaia di vittime umane e danni economici gravissimi. E contemporaneamente si attacca o si lascia svuotare la bella legge-quadro sui Parchi Ceruti-Cederna che ha portato dal 4 ad oltre il 10 % del Paese le aree protette.

Il decreto sulla semplificazione invece di favorire grandi piani pluriennali di “ricostruzione” strutturale del Paese sui quali organizzare un autentico “esercito del lavoro” (quello pensato da grandi difensori del Bel Paese come Umberto Zanotti Bianco, Manlio Rossi Doria, Adriano Olivetti, Leonardo Benevolo, Italo Insolera, Giorgio Bassani,Antonio Cederna e altri), dà il via libera, col silenzio/assenso e con l’abbassamento dei controlli tecnico-scientifici allo sfruttamento affaristico sul quale prospera la malavita. E adesso apre le porte ad una speculazione cieca anche nei mille e mille centri antichi, nelle mille e mille città murate di origine etrusca, magno greca, romana, celtica, longobarda, consentendo di costruire ex novo nelle loro parti non vincolate. Ben sapendo che – salvo rarissime eccezioni (Urbino) – a partire da Roma, NESSUNO dei centri storici italiani è tutelato interamente, neppure nella parte più antica.


Questa politica di aggressione alle città e al territorio era contrastata, pur fra molte difficoltà, dalla sinistra riformatrice negli anni ’60-’80, dalla legge-ponte per l’urbanistica, dalla legge sulla casa, dai piani di recupero delle città storiche da Bologna di Fanti e Cervellati alla Taranto di Blandino passando per la Firenze di La Pira e di Detti, la Roma di Tor di Nona e di San Paolo Regola (Argan, Calzolari e Insolera). O alla Napoli post-terremoto di Gianfranco Caniggia e di Vezio De Lucia, di Maurizio Valenzi. La sinistra attuale, o quella che tale ancora si dice, con questo decreto si dimostra purtroppo largamente speculare al centrodestra. Il M5Stelle ha promesso molto e mantenuto poco. 

Il nostro appello è quindi di necessità drammatico, più drammatico del consueto. E’ in gioco davvero il presente e il futuro molto prossimo del Bel Paese, la più grande risorsa culturale, e non solo, della Nazione.

Sottoscrivono:

Desideria Pasolini dall’Onda, fondatrice di Italia Nostra
Vittorio Emiliani, pres. Comitato per la Bellezza, Gruppo dei 30
Fulco Pratesi, fondatore e Presidente onorario WWF Italia
Paolo Maddalena, giudice emerito Corte Costituzionale
Pier Luigi Cervellati, architetto e urbanista
Rita Paris, archeologa
Vezio De Lucia, urbanista e saggista
Paolo Berdini, urbanista saggista
Furio Colombo, giornalista e scrittore
Carlo Ginzburg, storiografo
Tomaso Montanari, docente Storia dell’arte contemporanea, Univ. Stranieri Siena
Angelo Bonelli, coordinatore Verdi Italiani
Carlo Alberto Pinelli, pres. Mountains Wilderness
Giorgio Boscagli, botanico, già dir. Foreste Casentinesi, fondatore Gruppo dei 30
Francesco Mezzatesta, fondatore LIPU e Gruppo dei 30
Luigi Manconi, sociologo, presidente A Buon Diritto, Comitato per la Bellezza
Paolo Flores d’Arcais, direttore Micromega
Jadra Bentini, pres. Italia Nostra Bologna
Adriano La Regina, archeologo, Accademia dei Lincei
Pietro Giovanni Guzzo, archeologo, Accademia dei Lincei
Mario Torelli, archeologo, Accademia dei Lincei
Luisa Ciammitti, storica dell’arte
Maria Pia Guermandi, archeologa, Emergenza Cultura
Annalisa Maccari, docente di Giurisprudenza, Università Siena
Irene Berlingò, archeologa
Claudio Greppi, geografo, Rete Comitati Toscana
Ilaria Agostini, urbanista Univ. Bologna
Valerio Magrelli, poeta e saggista, Univ. Roma Tre
Sauro Turroni, urbanista e ambientalista
Pancho Pardi, urbanista e paesaggista, Univ. Firenze
Salvatore Giannella, naturalista, storico direttore di Airone
Enzo Pranzini, Univ. Firenze, Dip. Scienze della Terra
Carlo Pavolini, archeologo
Daniele Segre, regista
Raffaele Paloscia, giornalista
Emilio Drudi, giornalista e saggista, esperto migrazioni
Claudia Conforti, storica dell’architettura, Uniroma 2
Andrea Costa, presidente Comitato per Roma 150
Nino Criscenti, autore e produttore televisivo, “Paesaggi rubati”
Natalia Naim, consigliere I Municipio, presidente commissione
Alberto Acciari, organizzatore “Tevere Day” e Museo delTevere
Giuseppe Gherpelli, operatore culturale, già presidente IBC Emilia-R.
Annarita Bartolomei, operatrice culturale
Giulio Cederna, dir. Fondazione Paolo Bulgari sulle diseguaglianze urbane
Letizia Lodi, storica dell’arte
Barbara Fois, saggista
Paola Modesti, Università Bocconi
Anna Marina Foschi,Italia Nostra Forlì, già pres. regionale
Marco Baccianini, saggista e traduttore
Vincenzo Vita, presidente Ass. per il rinnovamento della Sinistra
Luciana Prati, pres. Italia Nostra Forlì
Maria Paola Patuelli, saggista, già assessore Comune Ravenna
Alberto Giuliani, giornalista
Pino Coscetta, giornalista, Amici Orso Bernardo
Salvatore “Citto” Leotta Acireale
Eros Tetti Salviamo le Apuane
Marina Bosaino, insegnante
Maria Ricciardi Giannoni
Giampiero Filotico, grafico, scrittore
Marino Trizio Ass. Città al Plurale-Matera
Daniela Rosa Basile, scrittrice
Luciano Colletta
Marta Calzolaretti, architetto, saggista
Giannetto Fanio, Libera Cittadinanza
Francesco Dessì-Fugheri, biologo, Univ. Di Firenze
Piera Nobili, architetto, S.Alberto Ravenna
Dario Guastini, Pistoia

FONTE: https://emergenzacultura.org/2020/07/17/esistono-ancora-in-italia-forze-politiche-per-la-tutela-del-bel-paese-per-larticolo-9/