VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE
L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.
EVENTI 2
LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA
Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa
Nel 2019 invece avevamo contribuito nel raccontare la nostra vicenda sull'inceneritore di Selvapiana, poi inserita in un suo libro insieme ad altre storie che, in qualche modo, rappresentano anche le sue VITTORIE sul piano ambientale.
Il libro si intitola: "L'Avevamo detto", con presentazione del giornalista Salvatore Giannella, e fu presentato a Villa Poggio Reale a Rufina il 28 settembre 2019 (qui le foto e il video integrale su youtube).
Solo qualche giorno fa ci eravamo sentiti perchè interessato a far avere un libro, a cui teneva molto, ad una libreria di Firenze, in quanto, come direttore di una collana editoriale della casa editrice Agorà Factory, stava per pubblicare questo libro monografico su Castagneto Carducci recante firme importanti e temi di grandissimo interesse.
Le Associazioni Valdisieve e Vivere in Valdisieve si stringono in un caloroso abbraccio ai familiari e ai suoi collaboratori, porgendo le nostre più sentite condoglianze.
Un grazie invece a Gianluigi Ceruti per il suo contributo sulle tematiche in difesa dell'Ambiente e del Paesaggio che lo hanno accompagnato dagli anni 80 fino ai giorni nostri.
* La foto lo ritrae, con alle spalle Maria Rita Signorini (di Italia Nostra, della quale associazione è stato anche Vice Presidente nel decennio 1980/90), durante la presentazione del suo libro a Villa Poggio Reale a Rufina.
Presentazione dell'opera da parte del Direttore delle Gallerie degli Uffizi di Firenze Eike Schmidt.
a cura di Gianluigi Ceruti,
con contributi di Leobaldo Traniello,
Roberta Reali,
con la collaborazione di Riccardo Ceruti, fotografie di Roberto
Bottari, coordinamento redazionale di Ylenia
Visentin, ed. Agorà Factory
Sin
qui, nella contemporaneità, il delta del fiume Po è stato al centro di un
approfondito dibattito culturale, politico e scientifico sulla destinazione di
questo territorio anfibio (la più vasta zona umida italiana) ad area naturale protetta,
sull’esempio della Camargue nella
Francia meridionale alle foci del Rodano e di Coto Doñana in Spagna nel cuore del “Guadalquivir delle stelle” caro a Federico Garcia Lorca: regioni,
entrambe, ricche di un affascinante e opulento turismo culturale e
naturalistico.
E
ancora, Unesco (l’Organizzazione
delle Nazioni Unite per l'Educazione,
la Scienza e la Cultura) ha ricompreso il Po grande e le sue foci nell’elenco
delle Riserve della Biosfera del Programma
MAB “L’Uomo e la biosfera, Man and the Biosphere” per promuovere un
rapporto equilibrato tra uomo e ambiente attraverso la tutela della
biodiversità e le buone pratiche dello Sviluppo Sostenibile.
Per il fascino del
suo paesaggio selvaggio il delta del maggiore fiume italiano ha sedotto l’immaginazione
creativa di registi cinematografici importanti come Luchino Visconti in Ossessione, Roberto Rossellini
dell’ultimo episodio di Paisà,
Michelangelo Antonioni ne Il Grido e
Mario Soldati ne La donna del fiume
ed altri ancora.
Diversamente, in questo
libro si prospetta un altro volto di questo ambito territoriale mutevole e
ricco di insenature ed è quello della penetrazione e occupazione umana, verso
la fine dell’Età del Bronzo (XIII-XII secolo a.C.) quando, dopo la caduta di
Troia cantata da Omero nell’Iliade,
flussi della “diaspora micenea” -provenienti da Troia, dalle Isole dell’Egeo e
dall’Illiria- si insediarono nei meandri del Delta e nei territori contermini
costruendo, su queste sponde occidentali dell’Alto Adriatico, le loro fortune
mercantili nella lavorazione dell’ambra prelevata nel mar Baltico e della pasta
vitrea, trasferendovi le culture di origine, la loro operosità produttiva, le
loro leggende. Tra queste il mito del fiume Po che narra di Fetonte,
precipitato da Zeus nell’Eridanó-Po, davanti a Crespino, per aver disubbidito
al padre nella guida del carro provocando uno sconvolgimento degli spazi
siderali e dell’orbe terracqueo e cagionando un tale dolore nelle sorelle
Eliadi da trasformare il loro corpo umano in pioppi e le loro lacrime in ambra.
Questo libro -oggettivamente-
contribuisce a riscrivere le antiche origini del Delta Padano e del Polesine
con il supporto storiografico di celebri Autori dell’antichità greca e romana e
contemporanei nonché alla luce delle scoperte archeologiche recenti di
Frattesina di Fratta Polesine (1967, gli scavi sono ripresi il 28 agosto 2023)
e di Campestrin di Grignano Polesine (2008-2011) che confermano la collocazione
in Polesine della cosiddetta “via dell’ambra”.
Nel corso dei secoli
dell’età storica il mito di Fetonte ha ispirato un numero eccezionalmente
elevato di opere artistiche, solo in parte riprodotte nel volume, di autori
insigni da Michelangelo Buonarroti a Pablo Picasso, oggi presenti nei più
celebri musei: dal Louvre di Parigi
alle Gallerie degli Uffizi di
Firenze, dal British Museum di Londra
alle Gallerie dell’Accademia di
Venezia e in altre, del pari importanti, istituzioni.
Nel libro si ricorda
che Dante Alighieri evoca nella Divina
Commedia la favola di Fetonte: nel canto XVII dell’Inferno e nel canto IV del Purgatorio.
Infine, un riferimento
nello stesso volume è riservato anche agli Eneti,
progenitori dei Veneti, che, fuggiti dalla Paflagonia
-regione dell’Asia minore-e
reduci dalla guerra di Troia, migrarono verso le foci del Grande Fiume e nei
pingui pascoli padani allevarono i cavalli con tale abilità da meritare di
essere celebrati nei loro componimenti, riportati nel libro, dai poeti greci
Alcmane e Euripide.
In questo libro, dotato
di un ricco apparato bibliografico, sitografico e iconografico nonché di
testimonianze di autori antichi e contemporanei, con linguaggio rigoroso ma ampiamente
accessibile, sono ripercorse le più recenti scoperte archeologiche e le
indagini storiografiche che confermano le intuizioni di insigni drammaturghi e
poeti nonché le attestazioni di autorevoli storici e geografi dell’antichità
greca e latina: per menzionare solo alcuni importanti Autori, Eschilo, Euripide,
Erodoto, Apollonio Rodio, Polibio, Strabone, Tito Livio, Publio Ovidio Nasone,
Plinio il Vecchio, Marco Valerio Marziale, Pseudo Aristotele.
Nella ricorrenza del trentennio di vita della legge sui parchi e le altre aree protette (n. 394/1991), si pubblica il bello, esauriente e formativo articolo di uno dei padri della normativa, Gianluigi Ceruti, allora parlamentare verde ed esponente nazionale di Italia Nostra, insieme ad Antonio Cederna che pure contribuì all’approvazione.
Lo scritto Nel 2021 compie trent’anni la legge n. 394/1991 sui parchi nazionali e sulle altre aree naturali protette terrestri e marine(edito nel numero speciale della “Rivista Giuridica dell’Ambiente”, 3/2021, pp. 705-723, autorevolmente diretta dal Prof. Avv. Fausto Capelli, dall'Avv. Stefano Nespor e dal Prof. Tullio Scovazzi), basandosi su una nutrita bibliografia, ripercorre con chiarezza esemplare la nascita e lo sviluppo della cultura della conservazione in Italia a partire da fine ‘800 - inizi ‘900, con le tante proposte scientifiche e legislative e le prime realizzazioni in materia di parchi.
Particolare attenzione è ovviamente riservata alla formazione, all’iter, all’approvazione e alla realizzazione della legge quadro del 1991, grazie all’intensa opera delle associazioni di tutela (a partire da Italia Nostra) e dei parlamentari verdi: vengono puntualmente analizzati i contenuti della normativa, i risultati, le criticità e i problemi attuali, anche in base ai tanti conflitti oggi presenti nei rapporti fra lo Stato, da una parte, e le Regioni e gli altri Enti Locali, dall’altra.
Ingorghi burocratici e mercanteggiamenti partitici causano continui commissariamenti e carenza di direttori. (Gian Antonio Stella)
«Scusi, a che servono i castori vivi?», chiese perplessa una dama impellicciata a uno scienziato ambientalista. E lui: «A niente, signora, come Mozart». Antonio Cederna era deliziato da quell’aneddoto. Lo citava spesso perché racchiudeva un universo intero. Per questo vale la pena di recuperarlo oggi, nel trentesimo anniversario della legge che il 6 dicembre 1991 istituì finalmente, con 120 anni di ritardo rispetto a quello di Yellowstone, i parchi nazionali italiani. Tema: a cosa servono, i parchi? Boh, risponderebbero i principali leader politici italiani se riconoscessero quanto è dimostrato dagli archivi dell’Ansa, dove non trovi a pagarle oro delle citazioni sul tema. Da destra a sinistra: dei parchi naturali pare non importi un fico secco a nessuno. L’ultimo caso? La scelta, denunciata cinque mesi fa da Federparchi, di «dirottare 80 milioni di euro del programma “Parchi per il Clima” nel fondo destinato al contenimento degli aumenti delle bollette energetiche». Dirottamento rientrato solo dopo una serie di proteste.
Eppure anche l’ultima ondata di allarmi sollevata da Cop26 a Glasgow sulla salute del pianeta ha ribadito quanto il tema tocchi tutti. E non si tratti soltanto di una difesa della bellezza, del paesaggio, della poesia di un territorio come quello italiano benedetto dalla buona sorte, ma di una questione vitale che peserà sul nostro futuro.
La stessa visione di Benedetto Croce che proprio cento anni fa illustrò il suo disegno di legge «per la tutela delle bellezze naturali» associando «lo spettacolo di acque precipitanti nell’abisso, di cime nevose, di foreste secolari e di orizzonti infiniti» alla «stessa sorgente da cui fluisce la gioia che ci pervade alla contemplazione di un quadro, all’audizione di una melodia ispirata, alla lettura di un libro fiorito di immagini e di pensieri», spiegò lo stesso Cederna, andava in qualche modo integrata. Non si trattava solo di una «carezza del suolo agli occhi» (e già sarebbe bastato) ma ancora di più: della «difesa della patria». Da proteggere anche attraverso un equilibrio corretto con la natura: un inestimabile valore ambientale, ecologico, economico, sanitario.
Passarono quarant’anni, da quella iniziale legge di tutela crociana alla prima proposta di istituire i parchi nazionali nel 1962. E altri ventinove perché il Parlamento, ancora sotto choc per l’incidente nucleare a Chernobyl (ricordate i dibattiti sulla tragedia ucraina e il basilico forse radioattivo in Liguria?) varasse finalmente, anche grazie all’irruzione di parlamentari verdi, la legge quadro di salvaguardia per una decina di nuovi parchi che si aggiungevano ai più antichi, quelli del Gran Paradiso e d’Abruzzo, creati così, senza un disegno preciso, men che meno strategico e di lunga gittata.
Troppo tardi, per tante parti preziose del nostro territorio. Lo dicono i rimpianti di Indro Montanelli nel 1966 su Punta Ala: «Chi se la ricorda prima del diluvio (di cemento)? Non si parla dei tempi in cui Berta filava. Fino a una diecina d’anni fa, sembrava destinata a restare, col suo intreccio di spiagge e di scogli, le sue pinete e i suoi “tomboli”, il cimelio e la testimonianza della Maremma dei macchiaioli, ormai tutt’intorno scomparsa. E in qualunque Paese civile a questa funzione di parco nazionale sarebbe stata adibita. Invece da Milano calarono i “valorizzatori”…» Risultato: «Una fungaia di casette e casoni».
Trent’anni dopo quella legge di cui fu il primo firmatario, Gianluigi Ceruti ricorda tutto come un passaggio storico fondamentale per la salvaguardia di tante aree del nostro Paese. «Fu un passo in avanti decisivo. Decisivo. Certo, tutti noi sognavamo che portasse a risultati ancora migliori. Penso alle perenni difficoltà sulle risorse finanziarie. Alla mancata realizzazione di tante riserve marine. A certe prepotenze dei partiti. Alle resistenze che hanno impedito anche qui, in Polesine, di dar vita al parco del Delta…». Destino comune ad altre realtà, come quella del Parco del Gennargentu, ancora oggi impantanato in un «perverso senso dell’autonomia», per dirla con gli ambientalisti del Grig, il Gruppo di intervento giuridico assai critico su come «infinite compagini governative che si sono succedute negli ultimi trent’anni hanno tenuto in considerazione i cosiddetti gioielli del Paese».
I numeri, oggi, sono questi: ventitré parchi nazionali (più lo Stelvio, spartito fra la Lombardia, l’Alto Adige e il Trentino) finanziati quest’anno con 160/170 milioni di euro (anno buono, di solito ne arrivano una settantina pari a 46 euro a ettaro!), 134 parchi istituiti dalle Regioni in costanti difficoltà finanziarie (tra cui vari «parchi di carta» che non sono assolutamente in grado di controllare e men che meno difendere il territorio da bracconieri, piromani, abusivi…) e 29 aree marine protette.
Parco nazionale dello Stelvio, i tre settori
Pochissime, rispetto quelle previste dall’Ue: ogni Stato dovrebbe tutelare entro il 2030 il 30% delle proprie acque territoriali. Per ora, spiega il Wwf, siamo al 4.53% «che si abbassa all’ 1,67% se si considerano le aree che siano effettivamente ed efficacemente gestite». Per non dire dell’instabilità dovuta agli ingorghi burocratici e ai mercanteggiamenti partitici («I parchi ormai preda della politica» è il titolo d’un capitolo dell’ultimo report Wwf) che hanno causato un totale di 77 anni di commissariamenti (tre anni per ogni parco) e la carenza di direttori: al momento, su ventitré, ne mancano nove. Una situazione complicata. Troppo spesso trascurata.
Certo, che di questi tempi i ritardi accumulati sull’energia debbano avere una priorità rispetto ad altri temi è difficile da contestare. Ma non saranno un po’ pochi, in questo roteare di fantastilioni di miliardi in arrivo con il Pnrr, quei 100 milioni che verrebbero riservati ai parchi italiani, delegati a tutelare un milione e mezzo di ettari del nostro territorio più prezioso, che ospita (lo dice il Report Fauna Selvatica a Rischio di Legambiente) «uno dei patrimoni più ricchi di biodiversità con circa la metà delle specie vegetali e circa un terzo di tutte le specie animali attualmente presenti in Europa»?
Ha ragione Fulco Pratesi, fondatore del Wwf Italia e tra i patriarchi dell’ambientalismo italiano, a rivendicare come la situazione sia «molto ma molto migliorata rispetto a quando il territorio italiano protetto era solo lo 0,6%». A maggior ragione, però, in questi tempi di deroghe a pioggia per aggirare quei vincoli che solo in parte sono riusciti a contenere i danni in un Paese come il nostro, sarebbe un peccato non custodire gelosamente e rilanciare quei parchi che trent’anni fa riuscimmo, a fatica, a fare nascere.
Due autori di grande prestigio e antica militanza ambientalista saranno ospiti di Libri al Wigwam al Circolo di Campagna di Arzerello, venerdì 25 giugno 2021 dalle ore 19:30. L’antica aia sarà lo scenario che accoglierà Gianluigi Ceruti, già vicepresidente nazionale di Italia Nostra e parlamentare, con la sua opera “L’avevamo detto. Scritti, relazioni e interviste sull’Ambiente e sui Beni Culturali” e Giannandrea Mencini, autore di “Pascoli di carta. Le mani sulla montagna”.
Seguiranno le testimonianze di due imprenditori attivi nelle pratiche sostenibili: Federico Allamprese, fondatore e A.D. del “Granaio delle Idee” di Maserà (Pd) – che produce semilavorati BIO per panetterie e pasticcerie e Giovanni Dalle Molle titolare dell’azienda agricola “Biopastoreria” di Ro Ferrarese (Fe) che produce salse e creme di ortaggi BIO.
Quindi la presentazione delle 10 regole per il rispetto dell’ambiente che i bimbi impareranno al Centro Estivo al Circolo Wigwam di Arzerello, con Dario Bianchi, presidente dell’Associazione Si può fare. Ed ancora Ivano Manzato, attore e presidente dell’Associazione Dirittiamoci di Arzergrande, che presenterà il personaggio comico-educativo “Pinzaman ...el vendicador dee scoasse desperdue” e Marco Bosello, beatboxer del gruppo corale a cappella “Venice Vocal Jam”, il CD “Raise” recente vincitore del primo premio “Best European Album” ai celebri Caras (Contemporary A Cappella Recording Awards), gli “oscar” mondiali di questo genere musicale.
Condurrà la serata Fabrizio Stelluto, giornalista, presidente di ARGAV – Associazione Regionale Giornalisti Agro Alimentari e Ambientali del Veneto e Trentino-Alto Adige (Gruppo di specializzazione di UNAGA-FNSI). Mentre la degustazione di prodotti tipici della Rete delle Comunità Locali Equo-Sostenibili, sarà proposto da Efrem Tassinato, giornalista enogastronomico e chef nonché presidente della Rete Wigwam.
L’ingresso è libero e sarà consentito fino all’esaurimento dei posti disponibili. La richiesta di partecipazione andrà inoltrata alla e-mail arzerello@wigwam.it o con WhatsApp +39 333 3938555.
Un nuovo episodio di INCURIA ha provocato il cedimento di parte del tetto del Teatro Astra di Bassano del Grappa, a Vicenza, a 400 metri dal "Ponte degli Alpini" sul Brenta! Teatro di proprietà della Società Zetafilm, ma chiuso da tempo e di cui veniva chiesta la riapertura.
Quanti immobili pubblici o privati sarebbero da revisionare con un piano di manutenzione per evitare cose di questo tipo?
Ieri, 12 Maggio 2021, è crollato un ponte levatoio a La Spezia.
Era stato inaugurato nel 2010, lungo 21 metri, con un'antenna di 14 e largo 12.
Il progetto rientrava nella realizzazione della darsena di Pagliari, costata complessivamente oltre 9 milioni di euro. Dopo 11 anni di vita (anche pochi) durante una manovra di chiusura la struttura è crollata. Per fortuna non sono rimaste coinvolte persone, auto ecc.
Dopo l'ennisimo crollo avvenuto, ci pare indispensabile ribadire la PROPOSTA AL GOVERNO ITALIANO DI PIANO PLURIENNALE DI MANUTENZIONE DEI BENI PUBBLICI, perchè sarebbe importante prima di tutto investire nella manutenzione di opere di questo tipo per non dover rischiare di nuovo, in futuro, un incidente grave come quello avvenuto per il ponte Morandi a Genova.
Questa volta non sono state coinvolte persone, ma questo non ci tranquillizza per eventuali future sciagure!
Salvatore Giannella - il padre della legge dei parchi ci affida il promemoria per il governo italiano: la manutenzione dei beni pubblici - pag. 5
Chiara Ceschi - Conoscere per conservare: un itinerario virtuoso nel patrimonio storico-artistico – pag. 7
Anna Donati - manutenzione delle reti e sicurezza stradale assenti nel pnrr next generation italia – pag. 9
Salvatore Ferrari - tutela del paesaggio e recupero dei centri storici come spendere (bene) i fondi europei del recovery plan anche in Trentino – pag. 12
Sergio Frigo - il recovery fund europeo deve servire al recupero e alla manutenzione dei beni – pag. 14
Cesare Lasen - i beni di interesse naturalistico: per la manutenzione del territorio e un utilizzo delle risorse del recovery plan che limitino al massimo il consumo di suolo – Pag. 16
Antonio Lopez - la nostra proposta al governo italiano per la manutenzione dei beni pubblici e in particolare di quelli culturali e ambientali con i finanziamenti europei – Pag. 19
Elena Macellari - verde e paesaggio in italia. dal dire al fare – Pag. 21
Francesco Mezzatesta - la manutenzione non può essere un optional – Pag. 24
Franco Pedrotti – la manutenzione dei beni ambientali – Pag. 27
Franco Pozzati - il recovery fund europeo deve servire al recupero e alla manutenzione dei beni – Pag. 30
Fulco Pratesi - manutenzioni patrimonio: una proposta concreta per il recovery fund – Pag. 33
Roberta Reali - i beni culturali, risorsa inesauribile e investimento nel capitale umano -Pag. 35
Giorgio Roman - la manutenzione dei beni pubblici preserva la vita, garantisce l’integrità del patrimonio e crea occupazione – Pag. 37
Maurizia Rosada - le biblioteche: vero propellente culturale per il futuro – Pag. 4
Il fascicolo che pubblichiamo, elaborato da Catia Pratesi dell’Associazione Valdisieve con la collaborazione di Ylenia Visentin, riunisce i contributi di qualificati esperti a sostegno dellamanutenzionee i nominativi di coloro che, da ogni parte d'Italia, hanno sin qui aderito all’iniziativa: PROPOSTA al Governo italianoa sostegno dellainclusione nel RECOVERY PLANdei finanziamenti diMANUTENZIONEdei beni pubblici, dei beni ambientali e culturali anche privati.
Il presente fascicolo viene rimesso anche ai Ministri del Governo italiano competenti per materia, ad altre Istituzioni italiane, pubbliche e private, ai massimi Rappresentanti dell'Unione Europea nonché agli organi di informazione.
alcuni esponenti della società
civile, con serena e rigorosa autonomia da posizioni di parte e nel più
assoluto disinteresse personale, Vi hanno rivolto il giorno 1 marzo scorso una
proposta per il Recovery Plan italiano che si incentra sulla esigenza ineludibile
–quanto sin qui negletta- di MANUTENZIONE
dei Beni pubblici, dei Beni ambientali e culturali anche
privati.
La proposta si è concretata nella
richiesta di interventi manutentivi di ponti,
strade, collettori idrici di impianti acquedottistici, edifici scolastici, beni
ambientali e culturali.
Il crollo del Ponte di Genova –di cui
è stata accertata l’omissione di manutenzione per 51 anni- ha causato la
tragica scomparsa di 43 vite umane; nelle settimane scorse, secondo notizie non
smentite di stampa, lungo l’autostrada Messina-Palermo l’Autorità giudiziaria
competente ha disposto, in corretta osservanza del principio eurocomunitario di
precauzione, il sequestro di 22 tra viadotti e ponti per omissione di manutenzione, verificata in più perizie
tecniche.
Il 41% (dato ufficiale), mediamente,
degli acquedotti italiani registrano perdite di acqua e numerosi collettori
idrici sono ancora in cemento-amianto, di cui la legge 27 marzo 1992, n. 257 ha
vietato l’impiego essendone alcune tipologie cancerogene per esalazione e
ingestione di cibi e bevande.
Come Voi ben sapete, secondo
accertamenti di UNESCO, l’Italia
detiene la maggiore quantità di Beni
culturali del mondo e possiede, a livello europeo, la più elevata biodiversità: questi beni ambientali e culturali
contribuiscono ad alimentare in misura significativa l’economia turistica del nostro Paese.
Nelle settimane scorse Rappresentanti
autorevoli e qualificati della società civile aderenti alla proposta di
manutenzione dei Beni Pubblici Vi hanno inviato, nostro tramite, contributi di
idee per il Recovery Plan italiano.
Onorevoli Presidente e Ministri,
vogliamo sperare che non deluderete le attese e presterete ascolto a
quell’Italia che confida in Governanti pronti a raccogliere la sfida della
ripresa economica e sociale alla quale la manutenzione dà un immenso contributo
permanente di attività imprenditoriali-lavorative che, nell’apprestare
occupazione costante, evitano e prevengono catastrofi.
Come
altri, i sottoscritti si sono personalmente impegnati in passato nello studio
e/o nella realizzazione di attività per la protezione dell’ambiente e dei beni
culturali in Italia.
Gli
scriventi, con spirito collaborativo e trasversale, nell’intento di dare un
contributo al rilancio economico e sociale dell’Italia afflitta dalla pandemia
da coronavirus, dai perniciosi effetti sulla salute e dalle conseguenze
negative economico-finanziarie presenti e future,
PREMESSO
-che la
manutenzione, costante e adeguata, dei beni è essenziale alla loro conservazione
e previene l’insorgenza di eventi calamitosi accaduti anche nel recente passato
in Italia con perdite di vite umane e danni patrimoniali ingenti,
-che la
manutenzione è una forma di estrinsecazione concreta del principio giuridico
comunitario di precauzione che amministratori pubblici e magistrati debbono
applicare per evitare conseguenze negative e personali responsabilità anche
nell’incertezza sulle cause dei danni all’incolumità delle persone e alla
integrità dei beni materiali;
-che l’attuazione
della proposta qui formulata è idonea a determinare e alimentare attività
imprenditoriali e lavorative in più settori, direttamente e nell’indotto,
creando nuova occupazione anche giovanile per imprese industriali e
artigianali, dipendenti e varie figure professionali;
-che
anche illustri economisti del recente passato, come -in Italia- il compianto
prof. Beniamino Andreatta, hanno affermato e sostenuto l’essenziale, vitale
importanza della manutenzione dei beni sociali;
tutto
ciò premesso
PROPONGONO
al Governo
della Repubblica Italiana, in persona del Presidente del Consiglio dei
Ministri pro tempore e ai Rappresentanti parlamentari della
Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica di presentare alle Autorità
competenti dell’Unione Europea un PIANO PLURIENNALE di MANUTENZIONE DEI
BENI PUBBLICI come edifici scolastici, ponti, acquedotti, strade nonché
dei BENI CULTURALI E PAESAGGISTICO-AMBIENTALI notificati, prevedendo
agevolazioni fiscali, anche sotto forma di incentivi, a beneficio dei
proprietari dei beni.
Si ha ragione
di ritenere che le singole Amministrazioni pubbliche competenti abbiano già
censito le opere di cui necessita la manutenzione.
Salvatore Giannella - il padre della legge dei parchi ci affida il promemoria per il governo italiano:
la manutenzione dei beni pubblici - pag. 5
Chiara Ceschi - Conoscere per conservare: un itinerario virtuoso nel patrimonio
storico-artistico – pag. 7
Anna Donati - manutenzione delle reti e sicurezza stradale assenti nel pnrr next
generation italia – pag. 9
Salvatore Ferrari - tutela del paesaggio e recupero dei centri storici come spendere (bene) i
fondi europei del recovery plan anche
in Trentino – pag. 12
Sergio Frigo - il recovery fund europeo deve servire al
recupero e alla manutenzione dei beni – pag. 14
Cesare Lasen - i beni di interesse naturalistico: per la
manutenzione del territorio e un utilizzo delle risorse del recovery plan che
limitino al massimo il consumo di suolo – Pag. 16
Antonio Lopez - la nostra proposta al governo italiano per la manutenzione dei beni pubblici
e in particolare di quelli culturali e ambientali con i finanziamenti europei –
Pag. 19
Elena Macellari - verde e paesaggio in italia. dal dire al fare – Pag. 21
Francesco Mezzatesta - la manutenzione non può
essere un optional – Pag. 24
Franco Pedrotti – la manutenzione dei beni
ambientali – Pag. 27
Franco Pozzati - il recovery fund europeo
deve servire al recupero e alla manutenzione dei beni – Pag. 30
Fulco Pratesi - manutenzioni patrimonio: una
proposta concreta per il recovery fund – Pag. 33
Roberta Reali - i beni culturali, risorsa inesauribile e investimento nel capitale umano
-Pag. 35
Giorgio Roman - la manutenzione dei beni pubblici preserva la vita, garantisce l’integrità
del patrimonio e crea occupazione – Pag. 37
Maurizia Rosada - le biblioteche: vero propellente culturale per il futuro – Pag. 4
Un lavoro interessante dello Storico dell'Arte Salvatore Ferrari, sempre sul tema dell'utilizzo dei fondi europei del Recovery Plan, da utilizzare prima di tutto per la tutela dei nostri Beni Culturali in modo da poterli lasciare alle generazioni future in uno stato migliore di adesso e duraturo nel tempo.
come spendere (bene) i fondi europei del recovery plan anche in Trentino
di Salvatore Ferrari
Nella Costituzione repubblicana del 1948, tra i principi fondamentali, si fa esplicito riferimento alla necessità di tutelare “il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione” (articolo 9).
Purtroppo, dal secondo dopoguerra ai giorni nostri, i buoni propositi dei “Padri costituenti” sono stati quasi sempre traditi. Paesaggio e patrimonio culturale contribuiscono, quali beni comuni, al benessere personale e collettivo, oltre a definire l'identità di un popolo e di un territorio, ma raramente sono al centro delle politiche nazionali, regionali e locali, se non quali “beni di consumo”, come aveva lucidamente evidenziato il grande storico dell'arte Nicolò Rasmo (1909-1986), ultimo Soprintendente statale del Trentino – Alto Adige, in un intervento al convegno L'insediamento turistico e residenziale nell'ambiente montano dell'arco alpino, organizzato a Rovereto il 29 agosto 1970.
Dopo la ratifica da parte dell'Italia nel 2006 della Convenzione europea del paesaggio – che era stata sottoscritta sei anni prima a Firenze – anche in Trentino è tornata in auge la parola paesaggio, ripetuta come una formula sacra da politici, tecnici, opinionisti e ricorrente nella documentazione del Piano Urbanistico Provinciale del 2008. Alla prova dei fatti, però, le parole (e le buone intenzioni) sono rimaste sulla carta, come lo stop al consumo di suolo, disciplinato dalla nuova legge urbanistica del 2015. Anzi, le cose che sono accadute nell'ultimo decennio e che continuano ad accadere nel quotidiano “governo del territorio” vanno in direzione “ostinata e contraria”, per riprendere – ma con un significato negativo – le parole della “smisurata preghiera” di Fabrizio de André.
Si affidano indagini, si scrivono rapporti, si approvano linee guida, si pubblicano atlanti, si aprono scuole, s'istituiscono osservatori, si organizzano convegni e corsi di formazione e di aggiornamento, si nominano commissioni con esperti internazionali. Ma tutto questo aiuta realmente a tutelare il paesaggio trentino, e in particolare il paesaggio urbano, che ha (avrebbe) nei centri storici il suo fiore all'occhiello? Contribuisce ad attivare azioni preventive di salvaguardia o politiche sanzionatorie? Chi controlla l'applicazione di norme e regolamenti? Lascio ai Trentini di oggi, non ai posteri, l'ardua sentenza. In particolare, le modifiche alla normativa provinciale in materia urbanistica, introdotte con la legge finanziaria provinciale del 2013, rischiano di compromettere definitivamente i caratteri di pregio dei centri storici del Trentino, autorizzando interventi di demolizione su larga scala.
Per evitare una radicale e incontrollata trasformazione dei nuclei di antica origine “con conseguenti gravi danni per l’identità dei luoghi, per la memoria collettiva e per l’attrattività turistica del nostro territorio”– per citare le parole di un importante studio del 2019 dell'Osservatorio del paesaggio trentino intitolato Processi di trasformazione dei Centri storici in Trentino (pagina 7) – sarebbe opportuno elaborare Piani di recupero, restauro conservativo e riuso degli insediamenti storici,con l’individuazione di interventi mirati alla conservazione e al riutilizzo del patrimonio edilizio esistente, senza consumare ulteriore suolo per nuove costruzioni e utilizzando parte dei fondi europei post pandemia, destinati anche alla nostra Autonoma Provincia.
A questo proposito, il primo marzo 2021 l'avvocato Gianluigi Ceruti, già Vicepresidente nazionale di Italia Nostra e “padre” della Legge quadro sulle aree protette -Legge 394/1991- (che i Trentini conoscono bene per le battaglie legali promosse nei primi anni Duemila dalle Associazioni di protezione ambientale contro le cave di tonalite in Val Genova e contro il collegamento funiviario tra Pinzolo e Madonna di Campiglio, contrabbandato come sistema di mobilità alternativa), come promotore di un'iniziativa firmata da cittadini di ogni parte d'Italia, tra cui il sottoscritto, ha inviato al Presidente del Consiglio dei Ministri, prof. Mario Draghi la proposta di un “piano pluriennale di MANUTENZIONE dei beni pubblici e in particolare dei beni ambientali e culturali ai fini delle richieste di finanziamento di fondi europei” (vedi allegato).
Mi auguro che il Presidente Draghi e i ministri Cingolani, Franceschini, Franco e Giorgetti, impegnati sul dossier del “Recovery Plan”, valutino con attenzione e accolgano le proposte che arrivano dalla società civile.
Salvatore Ferrari
Storico dell’arte, dal 2013 è funzionario storico-culturale della Soprintendenza per i beni culturali di Trento (Ufficio per i beni storico-artistici). Laureato nel 2000 a Udine in Conservazione dei Beni Culturali e specializzato nel 2004 a Padova in storia dell’arte e delle arti minori. Ha pubblicato articoli e studi di carattere storico e artistico e ha promosso e coordinato numerose giornate di studio, convegni e conferenze inerenti la tutela e la promozione dei beni culturali e ambientali del Trentino. Prima del 2013, da libero professionista, ha collaborato con i Civici Musei e Gallerie di Storia e Arte di Udine (2001-2002), con il Museo Civico di Riva del Garda (2008), con il Museo Diocesano Tridentino (2008, 2009), con il Museo di Castelvecchio di Verona (2010), con il Museo Castello del Buonconsiglio di Trento (dal 2004 al 2012) e con la Fondazione “Rasmo-Zallinger” di Bolzano (dal 2004 al 2012). Dal 2002 al 2012 ha insegnato storia dell’arte in quattordici sedi dell’Università della terza età e del tempo disponibile del Trentino e negli ultimi 28 anni ha collaborato a numerose mostre d’arte allestite a Bassano del Grappa, Bolzano, Brescia, Caldes, Cles, Desenzano del Garda, Riva del Garda, Sarnonico, Trento, Vigo di Ton, Villa Carcina. Nel 2005 ha partecipato a Parma al Convegno internazionale di studi: “Il Medioevo: la chiesa e il palazzo”. Sui temi della tutela del paesaggio, dei beni culturali e dei centri storici è autore di vari articoli e saggi, tra i quali: Paesaggi sensibili (2020); Il Trentino e la perdita di una visione del governo del territorio (2019); L’attività di Aldo Gorfer nel Comitato Tecnico per i Beni Culturali (2017); Nicolò Rasmo e la tutela del paesaggio in Trentino: appunti per una storia (2009); Arginare il degrado (2009); Centri storici: conoscere per conservare (2008); I vandali in casa: l'assalto ai centri storici del Trentino (2006); La memoria in pericolo: considerazioni sullo stato degli archivi nell’Italia “berlusconiana” (2005); Il condono preventivo (2004); Il territorio trasformato: il caso della Val di Sole (1999); Il futuro dei centri storici (1996). Dal 2008 al 2012 è stato membro supplente dell’organo di tutela degli insiemi in seno alla Commissione Edilizia del Comune di Bolzano e componente del Comitato d’Indirizzo della Fondazione Museo Storico del Trentino. Dal 2013 è membro del comitato di redazione del periodico “Studi Trentini Arte” e dal 2016 è membro del Consiglio direttivo del Centro Studi per la Val di Sole. Dal 2020 è presidente del Comitato di gestione del Museo della Civiltà Solandra di Malé. Tra il 2016 e il 2020 è stato rappresentante titolare di alcune associazioni di protezione ambientale (CIPRA Italia, Italia Nostra, LIPU, Mountain Wilderness e PAN–EPPAA) nel Comitato provinciale di coordinamento e di indirizzo del Parco Nazionale dello Stelvio e tra il 2015 e il 2020 membro supplente del Comitato di gestione dell'Ente Parco “Paneveggio Pale di San Martino” in rappresentanza di CIPRA Italia, FAI, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Mountain Wilderness, Pan - Eppaa e WWF. Socio di Italia Nostra dal 1997; della sezione trentina è stato vicepresidente (2004-2012), presidente (dal 3 luglio 2012 al primo marzo 2013) e tesoriere (dal 2015).