VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

CALENDARIO

Visualizzazione post con etichetta Arte e Cultura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Arte e Cultura. Mostra tutti i post

lunedì 19 gennaio 2026

𝙁𝙐𝙉𝙕𝙄𝙊𝙉𝘼𝙍𝙄 𝘽𝙊𝙉𝙄 𝙑𝙄𝙍𝙄, 𝙎𝙊𝙋𝙍𝙄𝙉𝙏𝙀𝙉𝘿𝙀𝙉𝙕𝘼 𝘼𝙐𝙏𝙀𝙈 𝙈𝘼𝙇𝘼 𝘽𝙀𝙎𝙏𝙄𝘼

FONTE https://italianostrafirenze.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/01/cementificiopelago_articoloperfq_claudiocantella.pdf

Palazzina Cementificio
Dopo le tante e sciagurate vicende che hanno martoriato e che stanno continuando a martoriare Firenze negli ultimi tempi - si pensi, solo per citarne alcune di un elenco lunghissimo: all’ex Panificio Militare in Via Mariti, distrutto per far posto a un supermercato che però è crollato in fase di costruzione (facendo peraltro cinque morti); alla ex Succursale FIAT in Viale Belfiore, distrutta per far ospitare al massiccio Social Hub; all’ex Teatro Comunale distrutto (in gran parte) per costruire l’ormai tristemente famoso “Cubo Nero”; alle tante parti interne degli isolati di matrice medievale dell’ex Ospedale Militare in Via San Gallo, distrutte per erigere due massicci “pacchettoni di sigarette” edilizi; allo Stadio Franchi di Pier Luigi Nervi (tutelato culturalmente), fatto oggetto di un'operazione dagli esiti di assai dubbio valore, per il calcio e per la città, - si profila all’orizzonte l’attuazione dell'ennesimo scempio, per responsabilità della pressoché sconosciuta CO.RE.PA.CU. (Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale) che opera in Toscana per conto del MiC (Ministero della Cultura). 

È dunque la conferma che, ahimé, la storia e la memoria culturale, per la Soprintendenza di Firenze, non sono un bene da proteggere, conservare e trasmettere. Anzi se ne può fare a meno e pertanto via con decisioni dubbie, che implicano demolizioni e ricostruzioni indiscriminate (e l’UNESCO dove lo mettiamo?). 

È la storia, questa, di un opificio dove dal 1910 si produceva il cemento, a San Francesco di Pelago, accanto Pontassieve, a dodici chilometri da Firenze, contado produttivo della capitale toscana. 
Infatti, a quanto si apprende dagli atti ufficiali consegnati dalla Soprintendenza di Firenze a Italia Nostra (prot. SABAP-FI n. 36030 del 12/12/2025), la CO.RE.PA.CU. della Toscana - composta dall'arch. Antonella Ranaldi (Sop. ABAP Firenze), dall'arch. Valerio Tesi (Sop. ABAP Pisa), dall'arch. Gabriele Nannetti (Sop. ABAP Siena), dalla dott.ssa Angela Acordon (Sop. ABAP Lucca), dal dott. Stefano Casciu (Direzione Regionale Musei) - ha respinto la proposta avanzata dall'arch. Emanuele Masiello, funzionario decano della Soprintendenza di Firenze, di assoggettare a tutela culturale - ai sensi dell'art. 10, comma 3, lettera a) e lettera d) del vigente Codice dei Beni Culturali (D.Lgs. n. 42/2004) - il complesso industriale dismesso ex Monsavano poi ex Italcementi e infine Colacem, nel Comune di Pelago (FI), in quanto da egli ritenuto di interesse "particolarmente importante", sia per la storia della cultura industriale in Toscana e in Italia, sia per l'apporto fornito alla sua edificazione dal noto architetto Gherardo Bosio, autore di molti edifici e piani urbanistici in Albania e in altri Paesi legati all'Italia durante gli anni '30 del Novecento, nonché di tante altre opere in Firenze e dintorni, tra cui la pregevole Club House del Golf dell'Ugolino. 

La proposta dell’arch. Masiello, di per sé doverosa, appare peraltro giusta e motivata anche per l'assenza, sull'area dello stabilimento, di tutele paesaggistiche, la qual cosa espone di fatto il vetusto Cementificio dismesso, di cui sono evidenti i molteplici e documentati pregi, alla pressoché certa e totale demolizione, a meno che il Comune di Pelago non la impedisca con suoi atti. Pertanto, quella assunta dai componenti della CO.RE.PA.CU. è una decisione molto grave, che parrebbe evidenziare l'esistenza di una realtà allucinante, nella quale il massimo organo ministeriale che in Toscana dovrebbe provvedere alla tutela del patrimonio culturale, nei fatti si rende responsabile della sua distruzione. 
Uffici e Silos
Nel verbale della riunione tenutasi il 16/11/2025 (e che si rende pubblico insieme alla presente nota), si legge infatti che “la commissione, all’unanimità (sic!), non ravvede motivi tali da dichiarare di interesse particolarmente importante il bene (sic!) in oggetto, sia considerato lo stato conservativo attuale, sia verificato che il progetto originario del Bosio non risulta riconoscibile, se non in maniera del tutto frammentaria nella Palazzina dirigenziale, presentandosi l’intero complesso fortemente trasformato nello stato attuale”. 
Si tratta però di una motivazione di scarso valore, giacché lo “stato conservativo” non è un dato che solitamente, per dottrina e per prassi, condiziona le valutazioni di interesse culturale anche “particolarmente importante” (come dimostrano le tante altre opere in pessimo stato di conservazione che sono state assoggettate a tutela, tra cui, solo per fare un noto e vicino esempio, lo Stabilimento delle Ceramiche Brunelleschi nel Comune di Pontassieve). Si può peraltro aggiungere che la motivazione della CO.RE.PA.CU. pare avulsa dalla reale conoscenza dei fatti, giacché non è vero che l’apporto progettuale di Bosio sia irriconoscibile, ma è al contrario ben riconoscibile, specie nei silos cementizi che sono ancora oggi visibili, e che identificano anche da lontano l'immagine architettonica del complesso. Parrebbe quindi che i membri della CO.RE.PA.CU. abbiano visionato male (o non abbiano visionato affatto) la documentazione istruttoria, senza darsi nemmeno la briga di compiere i doverosi approfondimenti, prima di emettere il verdetto che condanna di fatto il Cementificio alla sicura demolizione.

Inoltre, si direbbe che sia stata del tutto ignorata la possibilità di recuperare ovvero di rigenerare l'ex Cementificio, destinandolo a nuovi usi mediante adeguati progetti, come è stato chiaramente prospettato nei documenti di supporto alla proposta di dichiarazione di interesse culturale, e come dimostrano le tante valide esperienze compiute in altri contesti italiani e stranieri. 
Insomma, pare che sia del tutto mancata la basilare presa d'atto del valore culturale che l'ex Cementificio indubbiamente possiede, in quanto bene patrimoniale di una comunità che anche intorno al grande stabilimento produttivo, ha costruito gran parte della sua identità storica, nel corso del Novecento. 

Interno cementificio
Risulta infatti evidente che Soprintendenza e CO.RE.PA.CU. non tengono minimamente conto del valore della memoria, anzi la disconoscono, la annullano rendendo possibile la cancellazione di ogni traccia fisica che possa richiamarla. Il che costituisce un fatto scandaloso e avvilente, che non può essere taciuto alla pubblica opinione, sia per auspicare la revoca della decisione assunta dalla CO.RE.PA.CU. sia per richiamare l'attenzione nazionale e mondiale sulla grave situazione d'emergenza che si sta vivendo a Firenze negli ultimi anni, anche a causa dell'operato della locale Soprintendenza che, nei suoi vertici, pare inconscia del danno che sta arrecando all'immagine e al prestigio di una istituzione considerata storicamente benemerita. 

Le istituzioni che avrebbero il compito di tutelare i nostri beni rinunciano a questo scopo primario (ma perché?), non contemplando evidentemente tra i propri compiti l’immateriale memoria a cui attinge la cultura. Eppure, i monumenti che costituiscono il nostro ricco patrimonio storico non sono solo quelli a cui si depongono le corone di fiori ma anche i luoghi che ricordano la vita di donne e uomini, luoghi che trasmettono orgoglio, testimonianze di cultura del lavoro e del sacrificio. 

Claudio Cantella, architetto e urbanista 
Pontassieve, 4 gennaio 2026  
FONTE ARTICOLO: BLOG ITALIA NOSTRA 

martedì 22 aprile 2025

TUTTI GLI EVENTI: IO RIFIUTO - mostra di opere di Edoardo Malagigi - dal 10 maggio all'8 giugno

Cosa succede se iniziamo a guardare ciò che scartiamo? Se ci accorgiamo che anche i materiali dimenticati possono parlare di noi, del nostro impatto e delle possibilità di cambiamento?

Dal 10 maggio all’8 giugno 2025, i Comuni di Pontassieve e Pelago ospitano 𝗜𝗢 𝗠𝗜 𝗥𝗜𝗙𝗜𝗨𝗧𝗢, la mostra diffusa dell’artista e artivista Edoardo Malagigi.

Un percorso tra piazze, biblioteche, spazi culturali e urbani. Sculture monumentali fatte di tetrapak, cartone, plastica, pulper, filtri esausti.
Per riflettere sulla crisi ambientale, sull’estinzione, sull’eccesso.
Per ricordarci che l’uomo non è il solo protagonista. E che ogni gesto, ogni scarto, ogni scelta… lascia traccia.

✨ Inaugurazione: 10 maggio ore 18:00 – Officina Sieve
🆓 Ingresso gratuito
🗺️ Presto tutti i dettagli e il programma completo!

👉 Scopri di più sulla mostra: www.iomirifiuto2025.com

La mostra si tiene presso 
OFFICINA SIEVE
Via del Molino, 17
San Francesco 
Pelago (Firenze)

giovedì 7 settembre 2023

Presentazione del libro: "FETONTE, IL MITO DEL FIUME PO -ALLE ORIGINI DEL DELTA PADANO-"

Presentazione dell'opera da parte del Direttore delle Gallerie degli Uffizi di Firenze Eike Schmidt.

a cura di Gianluigi Ceruti, con contributi di Leobaldo Traniello, Roberta Reali,

  con la collaborazione di Riccardo Ceruti, fotografie di Roberto Bottari, coordinamento redazionale di Ylenia Visentin, ed. Agorà Factory

Sin qui, nella contemporaneità, il delta del fiume Po è stato al centro di un approfondito dibattito culturale, politico e scientifico sulla destinazione di questo territorio anfibio (la più vasta zona umida italiana) ad area naturale protetta, sull’esempio della Camargue nella Francia meridionale alle foci del Rodano e di Coto Doñana in Spagna nel cuore del “Guadalquivir delle stelle” caro a Federico Garcia Lorca: regioni, entrambe, ricche di un affascinante e opulento turismo culturale e naturalistico.

E ancora, Unesco (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura) ha ricompreso il Po grande e le sue foci nell’elenco delle Riserve della Biosfera del Programma MAB “L’Uomo e la biosfera, Man and the Biosphere” per promuovere un rapporto equilibrato tra uomo e ambiente attraverso la tutela della biodiversità e le buone pratiche dello Sviluppo Sostenibile.

Per il fascino del suo paesaggio selvaggio il delta del maggiore fiume italiano ha sedotto l’immaginazione creativa di registi cinematografici importanti come Luchino Visconti in Ossessione, Roberto Rossellini dell’ultimo episodio di Paisà, Michelangelo Antonioni ne Il Grido e Mario Soldati ne La donna del fiume ed altri ancora.

Diversamente, in questo libro si prospetta un altro volto di questo ambito territoriale mutevole e ricco di insenature ed è quello della penetrazione e occupazione umana, verso la fine dell’Età del Bronzo (XIII-XII secolo a.C.) quando, dopo la caduta di Troia cantata da Omero nell’Iliade, flussi della “diaspora micenea” -provenienti da Troia, dalle Isole dell’Egeo e dall’Illiria- si insediarono nei meandri del Delta e nei territori contermini costruendo, su queste sponde occidentali dell’Alto Adriatico, le loro fortune mercantili nella lavorazione dell’ambra prelevata nel mar Baltico e della pasta vitrea, trasferendovi le culture di origine, la loro operosità produttiva, le loro leggende. Tra queste il mito del fiume Po che narra di Fetonte, precipitato da Zeus nell’Eridanó-Po, davanti a Crespino, per aver disubbidito al padre nella guida del carro provocando uno sconvolgimento degli spazi siderali e dell’orbe terracqueo e cagionando un tale dolore nelle sorelle Eliadi da trasformare il loro corpo umano in pioppi e le loro lacrime in ambra.

Questo libro -oggettivamente- contribuisce a riscrivere le antiche origini del Delta Padano e del Polesine con il supporto storiografico di celebri Autori dell’antichità greca e romana e contemporanei nonché alla luce delle scoperte archeologiche recenti di Frattesina di Fratta Polesine (1967, gli scavi sono ripresi il 28 agosto 2023) e di Campestrin di Grignano Polesine (2008-2011) che confermano la collocazione in Polesine della cosiddetta “via dell’ambra”.

Nel corso dei secoli dell’età storica il mito di Fetonte ha ispirato un numero eccezionalmente elevato di opere artistiche, solo in parte riprodotte nel volume, di autori insigni da Michelangelo Buonarroti a Pablo Picasso, oggi presenti nei più celebri musei: dal Louvre di Parigi alle Gallerie degli Uffizi di Firenze, dal British Museum di Londra alle Gallerie dell’Accademia di Venezia e in altre, del pari importanti, istituzioni.

Nel libro si ricorda che Dante Alighieri evoca nella Divina Commedia la favola di Fetonte: nel canto XVII dell’Inferno e nel canto IV del Purgatorio.

Infine, un riferimento nello stesso volume è riservato anche agli Eneti, progenitori dei Veneti, che, fuggiti dalla Paflagonia -regione dell’Asia minore- e reduci dalla guerra di Troia, migrarono verso le foci del Grande Fiume e nei pingui pascoli padani allevarono i cavalli con tale abilità da meritare di essere celebrati nei loro componimenti, riportati nel libro, dai poeti greci Alcmane e Euripide.

In questo libro, dotato di un ricco apparato bibliografico, sitografico e iconografico nonché di testimonianze di autori antichi e contemporanei, con linguaggio rigoroso ma ampiamente accessibile, sono ripercorse le più recenti scoperte archeologiche e le indagini storiografiche che confermano le intuizioni di insigni drammaturghi e poeti nonché le attestazioni di autorevoli storici e geografi dell’antichità greca e latina: per menzionare solo alcuni importanti Autori, Eschilo, Euripide, Erodoto, Apollonio Rodio, Polibio, Strabone, Tito Livio, Publio Ovidio Nasone, Plinio il Vecchio, Marco Valerio Marziale, Pseudo Aristotele.

https://www.rovigo.news/a-fratta-la-presentazione-del-libro-fetonte-il-mito-del-fiume-po/?fbclid=IwAR0desVRjmdcF07Bly5lghST-9RU48-lZEnq-lJ6e42scnDrYHra7NEtTUI

mercoledì 21 dicembre 2022

Addio al Prof. Alberto Asor Rosa, tra le altre tante cose, fu il fondatore della Rete dei comitati per la difesa del territorio.

Ci aggiungiamo ai tanti che, oggi, salutano il Prof. Asor Rosa. Morto a 89 anni, professore di letteratura italiana alla Sapienza di Roma, deputato del PCI, collaboratore per diversi anni con La Repubblica.

Fin dal 2007, dopo lo scandalo sulla cementificazione a Monticchiello e poi a Fiesole, riuscì a mettere in moto una gran sollevazione popolare dei tanti comitati e associazioni che erano sparpagliati per tutta la Toscana. Dando vita quindi ad un movimento critico e ambientalista che prese il nome di "Rete dei Comitati per la difesa del territorio", alla quale aderimmo da subito sia come Associazione Valdisive che come Associazione "Vivere in VAldisieve". In seguito, poi, abbiamo avuto per diversi anni nella Giunta, anche un nostro rappresentante Fernando Romussi.

Lo ricordiamo volentieri durante le Assemblee annuali dei soci, in cui dopo ore di discussioni e di presentazioni di tanti nuovi comitati che via via aderivano e ci portavano a conoscenza delle loro vertenze, alla fine riusciva a fare una sintesi oculata di tutto quello che era emerso, rendendo chiara a tutti (anche magari a chi si era perso qualcosa perchè veniva da lontano) la linea da seguire e le iniziative da intraprendere.

Quindi grazie davvero Alberto, per questo percorso che abbiamo condiviso con te e con gli altri.

Condoglianze ai familiari.

Associazione Valdisieve 
Associazione "Vivere in Valdisieve"

Foto nostre, di alcune assemblee (2013 e 2014)  

giovedì 16 giugno 2022

ODEON, UN LUOGO SPECIALE CHE MERITA UN FUTURO MIGLIORE

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su La Città invisibile, rivista del laboratorio politico perUnaltracittà – Firenze, a questo indirizzo [https://www.perunaltracitta.org/homepage/2022/05/31/odeon-un-luogo-speciale-che-merita-un-futuro-migliore/] con licenza BY-NC-SA 3.0.  

Di Francesca Conti - 31 Maggio 2022

L’annunciata trasformazione del Cinema Odeon in una sorta di spazio libreria polivalente con il cinema ridotto alla sola galleria diventando di fatto un’attività secondaria è qualcosa che a Firenze purtroppo non stupisce. Conferma l’assenza di qualsiasi ripensamento sia delle politiche culturali che dell’inevitabile trasformazione del centro storico.

Come in un tetris inesorabile l’operazione Odeon-Giunti è l’ennesimo mattoncino che contribuisce all’espulsione non solo dei residenti, ma anche di chi si ostina a frequentare il centro per le poche iniziative culturali dedicate a chi la città la vive. L’Odeon grazie alla programmazione dei film in lingua originale e anche di classici del cinema ha continuato ad attrarre fruitori e amanti del rito della proiezione. Sicuramente la decisione, presa diversi anni fa da parte della Regione Toscana, di spostare la 50 giorni di cinema internazionale al Teatro della Compagnia non ha aiutato la frequentazione del cinema Odeon, i cui titolari, dopo le chiusure dovute al Covid, hanno messo in piedi una programmazione stanca e piuttosto ripetitiva. Nonostante tutto questo l’Odeon ha continuato finora ad essere frequentato da un pubblico molto fidelizzato e affezionato. L’appello, firmato in pochi giorni da più di 6.000 persone ne è stata la dimostrazione.

Cinema Odeon FirenzeIl progetto presentato nel corso di una conferenza stampa organizzata dopo l’uscita della petizione ha soltanto confermato i sospetti di chi aveva fin dall’inizio criticato il progetto. Una libreria con palco per i concerti, con uno schermo a scomparsa e con merchandising vario e, ciliegina sulla torta avvelenata, qualcosa legato al cibo, ma ancora molto fumoso.

Eppure in quella zona le librerie simili sono già tre; Red, Melbooks e Feltrinelli. A che scopo una nuova libreria? Ma soprattutto per quali clienti? Non solo, il progetto presentato suona come qualcosa di già sentito. Viene in mente la catena FNAC che in Italia chiuse diversi anni fa perché evidentemente quel tipo di operazione non incontrava una clientela numerosa. Alla luce di tutto questo, il sospetto che si possa puntare tutto sulla ristorazione è sacrosanto. In quel caso il target sarebbe chiaro: i turisti.

La prospettiva peggiore è che la nuova libreria-cinema-bar non funzioni, chiuda i battenti e dopo qualche anno l’ormai ex-Odeon diventi l’ennesimo vuoto che poi verrà colmato con una struttura ricettiva o con l’ennesima mangiatoia. Sono tante le ferite aperte in città e per questo la reazione da parte di molti è stata di rabbia e critica feroce. Si pensi al Cinema Universale che prima è stato trasformato in un locale e poi in appartamenti, oppure al Gambrinus, sempre di proprietà della famiglia Germani, trasformato in un Hard Rock Cafè. Per non parlare dell’Apollo, del Supercinema, del Teatro Nazionale e dell’Astra due, altra proprietà Germani.

Cinema OdeonOltre al tema dell’espulsione dei residenti e degli amanti del cinema, l’altro tema centrale è quello della cultura. Molte delle voci che si sono schierate a favore dell’operazione Giunti-Odeon hanno sottolineato il fatto che lo spazio è privato e che in fondo il privato può fare quel che vuole. Ma la cultura di una città non è una questione privata, è questione pubblica che riguarda tutti e tutte. Dovrebbe riguardare prima di tutto l’amministrazione che potrebbe e dovrebbe dire la sua su un’operazione di questo genere. Scontato che non sarà da questa amministrazione che arriverà un’inversione di tendenza, anzi.

Il Cinema Odeon ha certamente una proprietà, ma appartiene al tempo stesso alla città e ai suoi frequentatori. La bellissima sala realizzata da Alfonso Coppedè e Marcello Piacentini, le prime che ha ospitato, la programmazione in lingua originale, i classici restaurati. Su tutto questo non si può tirare una linea senza coinvolgere chi ha promosso e firmato l’appello. L’appello è stato in qualche modo un atto di amore, amore che sembra mancare a chi presenta per un luogo speciale un progetto stanco, figlio dell’altro ieri. Sarebbe bello che l’Odeon venisse affidato a qualcuno che è pronto ad una sfida verso il futuro e a investire soldi, intelligenza, preparazione e cultura in uno dei luoghi simbolo di Firenze.

Francesca Conti 

The following two tabs change content below.
Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su La Città invisibile, rivista del laboratorio politico perUnaltracittà – Firenze, a questo indirizzo [https://www.perunaltracitta.org/homepage/2022/05/31/odeon-un-luogo-speciale-che-merita-un-futuro-migliore/] con licenza BY-NC-SA 3.0. 

venerdì 12 novembre 2021

Ex Fabbrica Brunelleschi di Sieci: DICHIARATA DI INTERESSE CULTURALE PARTICOLARMENTE IMPORTANTE!!!!!

Pubblichiamo volentieri l'articolo dell'Associazione "Vivere in Valdisieve" che si trova sul loro blog QUI.

Ci rallegriamo per l'ottima notizia!

--------------

Abbiamo appreso dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e per le province di Pistoia e Prato che l'iter iniziato ad Aprile scorso, per il riconoscimento della tutela culturale, si è concluso con Decreto n. 146 del 22/09/2021 in cui la Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale, presso il Segretariato Regionale per la Toscana del Ministero della Cultura,  ha dichiarato il complesso della Fornace delle Sieci 

di interesse culturale particolarmente importante 

ai sensi degli articoli 10 e 13 del D. Lgs. 42/2004 "Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio", 

assoggettandola a tutela storico-artistica.


Qualunque sviluppo verrà deciso per quest'area, 
si dovrà tenere presente questo vincolo. 
In tutela del valore storico artistico, che è stato
così importante per le Sieci e non solo. 
Tanto da avere un complesso "gemello" a Scauri, Comune di Minturno (Latina), chiamato proprio "Le Sieci".

Per approfondire e vedere altra documentazione, cliccare QUI

mercoledì 16 dicembre 2020

di Sergio Staino: NARDELLA E MONTANARI

- 16 Dicembre 2020 -

Sergio Staino nel 2010 sul palco 
con i 
Têtes de Bois per la 
Festa dei lavoratori a Trento -fonte wikipedia.

“Firenze è una città in svendita, all’incanto, una città che se la piglia chi offre di più e gli amministratori comunali 
sono al servizio di questi capitali stranieri”

Queste dure affermazioni sono state fatte da Tomaso Montanari durante un servizio di Report su Rai3 nel giugno scorso. In questi giorni è scattata una querela del sindaco e dell’intera giunta di Firenze contro il noto professore e agitatore politico con richiesta di 165 000 euro di danni. La cosa mi ha turbato molto ed ho subito manifestato il mio dissenso al nostro sindaco Nardella. Nella lettera aperta che indirizzo a lui e che riporto qui sotto cerco di spiegare più ampiamente il mio pensiero.

Caro Dario,

scusami se ritorno sulla querela che tu e la tua Giunta avete fatto a Montanari ma lo faccio perché credo che in questo nostro confronto ci siano componenti di metodologia politica su cui riflettere.

Innanzitutto vorrei chiarire subito qual è il mio pensiero su Tomaso Montanari in modo che non ci sia ombra di partigianeria politica nella mia difesa di fatto sulla correttezza del suo operato. Per definire ciò userò una frase che Giuliano Ferrara usò per me all’epoca di Tango: “Tomaso Montanari, che culturalmente rasenta il genio, in politica è un vero idiota”. Con Tomaso siamo amici da molto tempo, lui sa come la penso e sono tranquillo perché mai mi querelerà. Quello che invece non mi fa star tranquillo è questa querela facile a cui hanno aderito tutti i componenti della Giunta: neanche nella Bulgaria dei bei tempi avremmo raggiunto un risultato simile. Mi meraviglio perché sono amico di molti di voi, vi conosco bene e so che, a parte te che ogni tanto, come si dice a Firenze, “ti prende il grullo”, sono presenti nella Giunta persone molto più calme e serene nell’affrontare i tantissimi problemi politici in cui siete ovviamente impelagati.

La sofferenza deriva dal fatto che questa sia la prova, l’ennesima prova, di come non ci riesca ancora, dopo tanti anni, di sottrarci al tentativo di risolvere per via giudiziaria problemi che sono soltanto problemi politici. Quanto danno abbiamo fatto noi della sinistra a lasciare il passo alla magistratura perché ci liberasse dall’egoismo e l’ideologia del profitto di un Berlusconi o dall’altezzosistà offensiva di un Craxi? Eppure non abbiamo imparato la lezione e ancora tentiamo anche qui, nella piccola città di Firenze, in uno dei centri più importanti della cultura mondiale, di disturbare la procura per denunciare un violento ma legittimo attacco politico. Dario, tu vieni dal Partito Comunista, spero che ti ricorderai tutte le manifestazioni fatte in piazza dove ogni governo a noi alternativo diventava immediatamente “servo dei padroni”, “al servizio degli americani”, “complice degli assassini” etc. Ci hanno mai querelati? Al massimo Scelba o qualche altro Ministro degli Interni ci ha fatto sparare addosso ma querelarci mai.

E Montanari cosa ha fatto? Ha fatto oggi quello che noi facevamo tanti anni fa perché è rimasto indietro con i tempi, perché ha una visione antica della politica, una visione che non potremo mai battere in pretura ma solo nei fatti, nella stessa politica. Se non usciamo da questa logica finiremo per trasformarci in un partito e in una coalizione di avvocaticchi d’altri tempi, di persone senza un vero ideale, un sogno e soprattutto un progetto per lo sviluppo di questa nostra città e questo territorio. Montanari fa il suo lavoro, fa delle lezioni splendide sulla storia dell’arte e quando parla della Firenze storica ci apre il cervello e ci fa capire tante cose che noi, non lui, possiamo e dobbiamo usare per il futuro.

Quindi ti prego e vi prego, non fate come D’Alema capo del Governo fece con Forattini, non copritevi di ridicolo con questa querela per poi arrivare massimo tra due mesi a doverla vergognosamente ritirare. Ritiratela subito. E’ un errore che vi perdono, a patto che vi mettiate a studiare con più attenzione come si fa politica. Doveste andare a sentenza Tomaso verrebbe assolto con le congratulazioni del giudice perché il reato non sussiste e ve lo vedreste in piazza della Signoria a festeggiare, magari con me al suo fianco. In pratica quel che stiamo facendo con la denuncia votata al Senato con Salvini. Tornate quindi alla politica e finiamola con queste scemenze.

Con molto affetto e spero stima

Sergio Staino

 FONTE BLOG DI SERGIO STAINO: https://www.sergiostaino.it/blog/nardella-e-montanari/


martedì 27 ottobre 2020

Montanari e Museo Ginori "Niente scambi - Perchè dico di sì a Franceschini"

dal Fatto Quotidiano di oggi

di Tomaso Montanari

Spero che mi perdonerete se scrivo questa pagina in prima persona, ma pochi giorni fa il ministro Dario Franceschini mi ha nominato presidente della Fondazione a cui appartiene il Museo Ginori di Sesto Fiorentino – ben noto ai lettori di questa rubrica. Una nomina che ha suscitato un piccolo polverone politico, con retroscena fantasiosi: “Perché Franceschini ha pensato proprio a Montanari, spesso così critico verso il suo operato?”. Forse la risposta sta nel mio coinvolgimento nella battaglia pubblica per salvare il museo: un museo privato che era rimasto impigliato nel fallimento della Ginori, e che, chiuso da anni, ha rischiato la distruzione materiale. Nell’ambito di un impegno che si è tradotto in molti articoli, e nell’ideazione e nella co-curatela di una mostra al Bargello di Firenze, ho combattuto per la salvezza del Museo: sono stato il primo a proporre pubblicamente che fosse lo Stato ad acquistarlo (2015), e quindi a proporre di conferirlo ad una Fondazione di partecipazione, con enti locali e soci popolari (2016). Per questo, quando entrambe le cose sono successe, ho fatto parte del gruppo di lavoro che ha delineato l’identità della Fondazione, e redatto il suo Statuto.

Nonostante tutto questo, quando Franceschini me ne ha proposto la presidenza, mi sono stupito. Ma ho accettato: perché è un incarico a titolo gratuito, e dunque non c’è alcuno scambio. E perché, per quanto grande possa essere il disaccordo, se un ministro della Repubblica chiede a un professore della pubblica università di fare qualcosa nel pubblico interesse, è giusto accettare. La sfida, d’altra parte, è appassionante: innanzitutto per la qualità straordinaria di una collezione che va dai modelli barocchi raccolti alla sua fondazione (1737) dall’illuminato marchese Carlo Ginori (una specie di Adriano Olivetti del suo tempo), alle opere di Giò Ponti, glorioso direttore della manifattura.

Ma è tutto urgente, al Museo Ginori: bisogna correre, per non perdere i finanziamenti già stanziati, facendo subito tre cose. La prima cosa è condurre a termine il restauro dell’edificio del museo, recuperandone lo spazio espositivo. La seconda è fare sentire la voce della Fondazione nella progettazione dell’area urbanistica del museo (e dello stabilimento Ginori, ancora in funzione, che gli è prossimo). La terza è dare al Museo la sua anima: il personale di custodia e di amministrazione, il comitato scientifico e il direttore (da scegliere attraverso un concorso). L’obiettivo è non farne solo un museo della porcellana, o un museo industriale: ma un museo del territorio, che racconti la storia della comunità di Sesto Fiorentino e della Piana tra Firenze e Pistoia.

Nel 1956, in un altro momento difficile di questa travagliata storia, il consiglio comunale di Sesto ricordò con commozione e fermezza che alla Ginori “è legata moralmente in modo particolare la cittadinanza sestese, che, attraverso i secoli, con operosità e sacrificio, ha dato vita ad una così fiorente industria”. Una storia viva: ho partecipato ad assemblee di piazza in cui i sestesi di oggi rivendicavano con lucidità che il Museo Ginori non è solo un deposito d’arte, ma l’unico luogo cittadino che racconti l’epopea di una comunità di lavoratori, magari appena alfabetizzati, ma orgogliosamente legati a una sapienza manuale tramandata di generazione in generazione. Una storia, come sempre, chiaroscurata: perché insieme alla dignità di un lavoro così unico, agli operai toccava spesso anche la silicosi. Già nel 1829 nasce la Società di Mutuo Soccorso Ginori, ed è parlando dei lavoratori della Ginori che don Lorenzo Milani dice che lo sciopero è un’arma sacrosanta, assai più di quanto non lo fosse la spada del cavaliere medioevale, che pure era benedetta sugli altari. Anche solo questi cenni, permettono di capire che non si tratta di rimettere qualche “chicchera” di porcellana nelle vetrine: ma di immaginare dalle fondamenta un museo nuovo, che potrà anche ampliarsi in nuovi edifici e altri spazi.

Un luogo di studio e di ricerca, e al tempo stesso una casa accogliente per tutti i cittadini, a partire dai bambini delle scuole. Un museo che dialoghi fittamente con lo stabilimento che continua a produrre pezzi “Ginori” e con le realtà produttive del territorio, ma che abbia ben chiaro che il suo obiettivo non è il marketing, bensì lo sviluppo della persona umana attraverso la cultura e l’arte. Quando la manifattura compiva un secolo, nel 1837, un altro marchese Ginori disse che la popolazione che viveva grazie alla sua fabbrica doveva essere “felice”: cioè non solo “benestante per mezzo del lavoro, ma istruita, e onestamente allegra, e ingentilita dalle arti belle che aprono l’anima ai diletti puri, e con le facoltà dello spirito coltivano e addestrano quelle del corpo. Egli stabilì una scuola elementare pei lavoranti, le scuole delle arti del disegno e un’Accademia di Musica”.

 La felicità pubblica: ecco l’unico scopo che avrà la Fondazione Ginori.

FONTE ARTICOLO E IMMAGINE: https://www.pressreader.com/italy/il-fatto-quotidiano/20201026/281981790085417

giovedì 15 ottobre 2020

Gualchiere di Remole, si allarga il cuore: nasce il gemellaggio fra Firenze e Prato

COMUNICATO STAMPA, ­­­15.10.’20

GUALCHIERE DI REMOLE, SI ALLARGA IL CUORE: NASCE IL GEMELLAGGIO FRA FIRENZE E PRATO

Cittadini, artisti, studiosi e associazioni si alleano nella salvaguardia del patrimonio culturale delle Gualchiere di Remole e di Coiano: l’evento di sabato 17 al Museo della Tessitura di Prato

 

“Siamo emozionati nell’invitarvi ad un evento di due giorni per festeggiare il gemellaggio tra la Gualchiera di Coiano e la Gualchiera di Remole, due capisaldi storici, simbolo della vitalità economica, civile e industriale di due grandi territori, Prato e Firenze”, scrivono sul blog dell’Associazione Insieme per il recupero della Gualchiera di Coiano i promotori della doppia manifestazione organizzata per sabato 17 e domenica 18 ottobre (programma allegato), arricchita dall’esposizione delle opere di due artisti fiorentini legati da attività e tematiche comuni: lo scultore Piero Gensini (che a Remole ha insediato da 28 anni il proprio atelier) e la pittrice e scultrice Fiorella Noci.

Sabato 17, alle 17.00, al Museo del Tessuto di Prato, sono attesi i saluti dei rappresentanti delle amministrazioni comunali di Firenze, Prato e Bagno a Ripoli (ricordiamo infatti che le Gualchiere di Remole, proprietà del Comune di Firenze, giacciono sul territorio di Bagno a Ripoli). A seguire, l’Associazione Gualchiera Coiano e il Circolo i Risorti illustreranno i risultati e gli obiettivi dell’ammirevole e fruttuoso impegno civile stanziato nell’adozione del territorio. Quindi, l’intervento degli altri invitati. Fra questi, le associazioni che unitariamente – Italia Nostra e Idra - si battono da anni con cittadini di tutte le estrazioni nell’area fiorentina per il recupero e la restituzione alla collettività del prestigioso complesso di Remole in riva d’Arno, che Fernand Braudel ha definito “il maggiore impianto industriale dell’Europa pre-industriale”, lasciato decadere e degradare per decenni. La prof.ssa Sonia Salsi presenterà infine gli artisti ospiti della manifestazione, e Fabrizio Trallori svolgerà il tema “Le Gualchiere di Remole e di Coiano nella Storia”.

Sarà finalmente, quella del graditissimo invito di sabato, l’occasione di conoscere le intenzioni del Comune di Firenze? Palazzo Vecchio ha avviato solo recentemente, infatti, opere di messa in sicurezza delle Gualchiere di Remole in progressiva rovina, dopo aver promesso a marzo del 2019 un processo partecipato di recupero dal quale appaiono però sin qui escluse proprio le realtà civiche che col proprio impegno hanno contribuito a ottenere il ritiro del progetto di alienazione di quel bene prezioso.

Più di un mese fa l’assessore competente Alessandro Martini ha invitato a un colloquio i presidenti di Italia Nostra e di Idra Leonardo Rombai e Girolamo Dell’Olio. Ne è emersa l’apparente disponibilità a stabilire finalmente un rapporto di collaborazione fra Ente locale e cittadinanza attiva, incompatibile con la nomina dall’alto di un ‘gruppo tecnico’ chiuso, autoreferenziale, come quello annunciato da Palazzo Vecchio. Se davvero si parla di un percorso aperto e partecipativo, hanno ribadito Italia Nostra e Idra, è necessario che da parte dei Comuni che lo promuovono se ne descrivano nero su bianco le caratteristiche, le articolazioni, le modalità di attuazione: “In concreto, è indispensabile che le due associazioni, e le altre espressioni della cittadinanza attiva che dimostrano di avere a cuore le sorti delle Gualchiere di Remole, siano coinvolte a livello paritario”. Ma nessun riscontro è arrivato al riguardo: “Continuiamo a confidare di poterlo ricevere, hanno aggiunto Italia Nostra e Idra nel loro ultimo messaggio ai Comuni di Firenze e Bagno a Ripoli, anche in vista dell’appuntamento in calendario a Prato i prossimi 17 e 18 ottobre, quando – per la meritoria iniziativa dell’associazionismo locale – sarà celebrato un suggestivo gemellaggio fra le Gualchiere di Remole e quella di Coiano. Auspichiamo infatti che dall’evento prenda le mosse un incremento di collaborazione civile, culturale e progettuale feconda fra coloro che lavorano a tutelare queste architetture preziose, “per quel mirabile reciproco riverbero della storia comune che per tanti secoli – come ci ha scritto nella lettera di invito il presidente dell’Associazione “Insieme” - ha legato le sorti di queste due città a fasi alterne amiche e nemiche; una storia dove proprio le gualchiere hanno giocato un ruolo di primo piano””.


Associazione di volontariato Idra

Via Giano della Bella 7, 50124 FIRENZE, Tel. 055.22.39.92, 320.053.52.58

e-mail idraonlus@pec.it, idrafir@gmail.com, web  http://www.idraonlus.it, https://www.facebook.com/idra.firenze

venerdì 17 luglio 2020

Esistono ancora in Italia forze politiche per la tutela del Bel Paese, per l’articolo 9?

Esiste ancora nell’arco delle forze rappresentate nell’attuale Parlamento italiano un partito o un movimento che sappia far proprio per davvero l’articolo 9 della Costituzione e cioè “La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione?” 
Se leggiamo le pagine del decreto per la Semplificazione e le prese di posizione
dell’opposizione, siamo portati a dire di no. 

Il decreto infatti accoglie alcune delle peggiori istanze portate avanti dai governi berlusconiani come l’istituzione del silenzio/assenso per i progetti che devono essere sottoposti alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), o come una semplificazione delle norme di appalto che assomiglia molto alla sparizione di controlli tecnico-scientifici e finanziari. Uno dei cancri di questo disgraziato Paese è proprio rappresentato dall’illegalità che sfregia da anni le nostre coste, montagne, periferie, con consumi di suolo sfrenati (il doppio delle medie europee), massimamente nelle regioni più sviluppate (Lombardia, Veneto, Emilia), aggravati da politiche regionali più favorevoli agli interessi privati che a quello generale.

Così si accresce in modo sempre più drammatico lo sfascio idrogeologico, provocando con la “impermeabilizzazione” dei terreni metropolitani continue alluvioni, causando migliaia di vittime umane e danni economici gravissimi. E contemporaneamente si attacca o si lascia svuotare la bella legge-quadro sui Parchi Ceruti-Cederna che ha portato dal 4 ad oltre il 10 % del Paese le aree protette.

Il decreto sulla semplificazione invece di favorire grandi piani pluriennali di “ricostruzione” strutturale del Paese sui quali organizzare un autentico “esercito del lavoro” (quello pensato da grandi difensori del Bel Paese come Umberto Zanotti Bianco, Manlio Rossi Doria, Adriano Olivetti, Leonardo Benevolo, Italo Insolera, Giorgio Bassani,Antonio Cederna e altri), dà il via libera, col silenzio/assenso e con l’abbassamento dei controlli tecnico-scientifici allo sfruttamento affaristico sul quale prospera la malavita. E adesso apre le porte ad una speculazione cieca anche nei mille e mille centri antichi, nelle mille e mille città murate di origine etrusca, magno greca, romana, celtica, longobarda, consentendo di costruire ex novo nelle loro parti non vincolate. Ben sapendo che – salvo rarissime eccezioni (Urbino) – a partire da Roma, NESSUNO dei centri storici italiani è tutelato interamente, neppure nella parte più antica.


Questa politica di aggressione alle città e al territorio era contrastata, pur fra molte difficoltà, dalla sinistra riformatrice negli anni ’60-’80, dalla legge-ponte per l’urbanistica, dalla legge sulla casa, dai piani di recupero delle città storiche da Bologna di Fanti e Cervellati alla Taranto di Blandino passando per la Firenze di La Pira e di Detti, la Roma di Tor di Nona e di San Paolo Regola (Argan, Calzolari e Insolera). O alla Napoli post-terremoto di Gianfranco Caniggia e di Vezio De Lucia, di Maurizio Valenzi. La sinistra attuale, o quella che tale ancora si dice, con questo decreto si dimostra purtroppo largamente speculare al centrodestra. Il M5Stelle ha promesso molto e mantenuto poco. 

Il nostro appello è quindi di necessità drammatico, più drammatico del consueto. E’ in gioco davvero il presente e il futuro molto prossimo del Bel Paese, la più grande risorsa culturale, e non solo, della Nazione.

Sottoscrivono:

Desideria Pasolini dall’Onda, fondatrice di Italia Nostra
Vittorio Emiliani, pres. Comitato per la Bellezza, Gruppo dei 30
Fulco Pratesi, fondatore e Presidente onorario WWF Italia
Paolo Maddalena, giudice emerito Corte Costituzionale
Pier Luigi Cervellati, architetto e urbanista
Rita Paris, archeologa
Vezio De Lucia, urbanista e saggista
Paolo Berdini, urbanista saggista
Furio Colombo, giornalista e scrittore
Carlo Ginzburg, storiografo
Tomaso Montanari, docente Storia dell’arte contemporanea, Univ. Stranieri Siena
Angelo Bonelli, coordinatore Verdi Italiani
Carlo Alberto Pinelli, pres. Mountains Wilderness
Giorgio Boscagli, botanico, già dir. Foreste Casentinesi, fondatore Gruppo dei 30
Francesco Mezzatesta, fondatore LIPU e Gruppo dei 30
Luigi Manconi, sociologo, presidente A Buon Diritto, Comitato per la Bellezza
Paolo Flores d’Arcais, direttore Micromega
Jadra Bentini, pres. Italia Nostra Bologna
Adriano La Regina, archeologo, Accademia dei Lincei
Pietro Giovanni Guzzo, archeologo, Accademia dei Lincei
Mario Torelli, archeologo, Accademia dei Lincei
Luisa Ciammitti, storica dell’arte
Maria Pia Guermandi, archeologa, Emergenza Cultura
Annalisa Maccari, docente di Giurisprudenza, Università Siena
Irene Berlingò, archeologa
Claudio Greppi, geografo, Rete Comitati Toscana
Ilaria Agostini, urbanista Univ. Bologna
Valerio Magrelli, poeta e saggista, Univ. Roma Tre
Sauro Turroni, urbanista e ambientalista
Pancho Pardi, urbanista e paesaggista, Univ. Firenze
Salvatore Giannella, naturalista, storico direttore di Airone
Enzo Pranzini, Univ. Firenze, Dip. Scienze della Terra
Carlo Pavolini, archeologo
Daniele Segre, regista
Raffaele Paloscia, giornalista
Emilio Drudi, giornalista e saggista, esperto migrazioni
Claudia Conforti, storica dell’architettura, Uniroma 2
Andrea Costa, presidente Comitato per Roma 150
Nino Criscenti, autore e produttore televisivo, “Paesaggi rubati”
Natalia Naim, consigliere I Municipio, presidente commissione
Alberto Acciari, organizzatore “Tevere Day” e Museo delTevere
Giuseppe Gherpelli, operatore culturale, già presidente IBC Emilia-R.
Annarita Bartolomei, operatrice culturale
Giulio Cederna, dir. Fondazione Paolo Bulgari sulle diseguaglianze urbane
Letizia Lodi, storica dell’arte
Barbara Fois, saggista
Paola Modesti, Università Bocconi
Anna Marina Foschi,Italia Nostra Forlì, già pres. regionale
Marco Baccianini, saggista e traduttore
Vincenzo Vita, presidente Ass. per il rinnovamento della Sinistra
Luciana Prati, pres. Italia Nostra Forlì
Maria Paola Patuelli, saggista, già assessore Comune Ravenna
Alberto Giuliani, giornalista
Pino Coscetta, giornalista, Amici Orso Bernardo
Salvatore “Citto” Leotta Acireale
Eros Tetti Salviamo le Apuane
Marina Bosaino, insegnante
Maria Ricciardi Giannoni
Giampiero Filotico, grafico, scrittore
Marino Trizio Ass. Città al Plurale-Matera
Daniela Rosa Basile, scrittrice
Luciano Colletta
Marta Calzolaretti, architetto, saggista
Giannetto Fanio, Libera Cittadinanza
Francesco Dessì-Fugheri, biologo, Univ. Di Firenze
Piera Nobili, architetto, S.Alberto Ravenna
Dario Guastini, Pistoia

FONTE: https://emergenzacultura.org/2020/07/17/esistono-ancora-in-italia-forze-politiche-per-la-tutela-del-bel-paese-per-larticolo-9/

venerdì 24 gennaio 2020

I PRESIDI APPALTANO AD ENI L'EDUCAZIONE AMBIENTALE NELLA SCUOLA? PROPOSTA INDECENTE ED INQUINANTE!

Recentemente l'Associazione Nazionale dei Presidi (ANP), sulla scorta della legge 92/dell'agosto 2019 con la quale si introduce per l'anno 2020/2021 l'educazione civica nella scuola comprendente l'educazione ambientale attraverso un accordo verticistico ha chiamato ENI a svolgere il ruolo di "formatore scolastico" su tematiche quali I CAMBIAMENTI CLIMATICI, L'EFFICIENZA ENERGETICA E I RIFIUTI E BONIFICHE AMBIENTALI. E' come chiamare una volpe a promuovere il rispetto....delle galline!

ENI E' parte responsabile del modello energetico ed economico che ha portato ai livelli di estrema criticità denunciati ultimamente dalla "generazione Greta". SAREBBE PARADOSSALE E INDECENTE CONSEGNARE A QUESTA AZIENDA LA DELICATISSIMA FUNZIONE DI FORMARE LE NUOVE GENERAZIONI E I LORO DOCENTI AL RISPETTO DELL'AMBIENTE!

ENI è anche responsabile di una massiccia e falsante campagna di "marketing" inneggiante ai "biocarburanti" dalla gassificazione dei rifiuti plastici e del Combustibile Solido Secondario (CSS) che notoriamente sono di derivazione petrolifera includendo tale operazione all'interno di una spregiudicata quanto mistificante campagna a favore dell'economia circolare. Testimonianza ne è il progetto congiuntamente promosso tra Regione Toscana (con alfiere il presidente Rossi) ed ENI a favore di un impianto del genere nella raffineria​ di​ Stagno in provincia di Livorno​ che nei fatti e negli impatti non avrebbe niente da condividere con una oculata gestione dell'ambiente in quanto sverserebbe quantità industriali di acqua inquinata nei depuratori (oltre a produrre migliaia di tonnellate di scorie e ceneri)​ per ricavare metanolo dalle plastiche usa e getta da additivare ai carburanti tradizionali.

Per questo ZERO WASTE ITALY CHIEDE LA REVOCA IMMEDIATA DI QUESTA DECISIONE E IL RICORSO A PROCEDURE TRASPARENTI E CONDIVISE per qualificare l'educazione al civismo e alla coerente difesa dell'ambiente per selezionare il personale volto a formare gli studenti. SE NON CI DOVESSE ESSERE UN PASSO INDIETRO DEI PRESIDI ZWI SI RISERVA DI INVITARE A LIVELLO NAZIONALE MOBILITAZIONI ADEGUATE PERCHE' QUESTA IMPROVVIDA INIZIATIVA VENGA CANCELLATA.

Pesidende di Zero Waste Italy
 ​ Rossano Ercolini
Insegnante di scuola primaria

giovedì 16 gennaio 2020

VENERDI' 17 GENNAIO ALLE ORE 17.30 a Figline: PRESENTAZIONE DI DUE LIBRI

VENERDI' 17 GENNAIO ALLE ORE 17.30 
FIGLINE VALDARNO  CIRCOLO FANIN  
VIA MAGHERINI GRAZIANI 3 

PRESENTAZIONE DEI LIBRI:  


  • STORIE DEL VALDARNO SUPERIORE
(Prefazione di Leonardo Rombai)

Un mosaico di valori di un territorio, attraverso una raccolta di “racconti” giornalistici: tasselli di una immagine costituita da personaggi e emergenze storiche e naturali, per onorarne virtù e qualità a fronte di tanti cambiamenti veloci e negativi.

  • IL FILO COMUNE: IDEE PER SALVARE IL PIANETA
(Prefazione di Ugo di Tullio)

Esperienze di tutela ambientale, i metodi corretti per intervenire sull’economia non sostenibile, le finzioni e le inadempienze istituzionali, l’enorme importanza degli ecosistemi forestali, le intuizioni ecologiche e le culture più illuminate sul pianeta attraverso il tempo e i continenti. Il futuro a rischio per le generazioni attuali e future. Una necessaria cultura ecologica di base, trasversale, per generare consapevolezza.
Autore Leonardo Mastragostino
Parteciperanno Mariarita Signorini, Leonardo Rombai, Alessandro Bottacci, Ugo di Tullio

Al termine della serata è offerta una degustazione.

mercoledì 9 ottobre 2019

Il Tar sospende il prestito dell’Uomo Vitruviano di Leonardo al Louvre

Dalla redazione nazionale
Italia Nostra accoglie con grande soddisfazione la decisione del Tar Veneto (vai al decreto: 201900426_06), che ha bloccato l’espatrio del capolavoro di Leonardo, decretando l’abbreviazione dei termini, ai soli fini della trattazione cautelare e fissando la Camera di Consiglio convocata per il 16 ottobre p.v.. Si tratta del riconoscimento delle ragioni della tutela di un bene prezioso e fragilissimo che è al centro dei principi fondanti di Italia Nostra.
Mariarita Signorini, Presidente nazionale di Italia Nostra
Lidia Fersuoch, Presidente di Italia Nostra Venezia
Grazie al prezioso lavoro della presidente di Venezia Lidia Fersuoch e del direttivo della sezione di Venezia, coadiuvato e sostenuto dalla presidente nazionale Mariarita Signorini, tra oggi e ieri l’associazione ha ottenuto una grande copertura mediatica che ci ha consentito di essere conosciuti anche dal largo pubblico. Gli oltre 429 articoli usciti in due giorni sono un risultato molto importante perché dovete considerare che la media è di 44 articoli al giorno sulle molte attività dell’associazione in tutta Italia (media desunta dividendo 16.272 articoli usciti in tutto il 2018 per i giorni dell’anno). I contatti però sono molti di più perché le testate nazionali garantiscono una visibilità maggiore di un pezzo su una testata locale (372 milioni di contatti in tutto il 2018 contro 136 milioni in soli due giorni, cioè più di un terzo dei contatti in due giorni soltanto!). Potete consultare la rassegna stampa completa a questo link.
Alcuni articoli dalla rassegna internazionale: