VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

CALENDARIO

Visualizzazione post con etichetta Luca Mercalli. Mostra tutti i post
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mercoledì 2 luglio 2025

Caldo estremo, l’appello di Luca Mercalli: “Invece di costruire bombe, si applichi l’accordo di Parigi nella sua forma più drastica”

FONTE ARTICOLO: https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/07/02/caldo-estremo-mercalli-accordo-parigi-oggi/8046375/

di Tommaso Provera

Il presidente della Società Meteorologica Italiana: "Questi eventi sono anche una grave minaccia per l'economia di domani. Decine di punti di PIL nei prossimi decenni verranno persi"
Morti, malori sul lavoro, monumenti e luoghi pubblici chiusi, come la Torre Eiffel di Parigi o l’Atomium di Bruxelles. Un’ondata di caldo estremo in Italia e in buona parte d’Europa. Estremo, ma non “eccezionale”: Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana e collaboratore storico del Fatto quotidiano, lo ripete da anni, basandosi su evidenze scientifiche: queste temperature diventeranno sempre più frequenti. “Sono fenomeni ormai costanti e ogni volta siamo qui a parlare dell’impreparazione. L’estate del 2003 è stata la prima volta che ci siamo trovati a contatto con l’anticiclone africano e chiaramente poteva essere una sorpresa. Quell’anno infatti ci sono stati 20.000 morti in Francia e circa 20.000 anche in Italia, ma era il primo grande episodio di caldo africano della storia del clima, non si era mai verificato prima. Sono passati 22 anni, ce ne sono stati almeno un’altra decina. Per esempio, l’estate del 2022 è stata la più calda in assoluto per tutta Europa e in Italia, un anno prima, abbiamo avuto anche la temperatura massima di sempre del continente europeo, a Siracusa.
L’emergenza caldo si ripete ogni anno e ogni estate viene pubblicato il decalogo delle cose da fare. Vengono emanate ordinanze dalle amministrazioni locali, ma cosa si è fatto finora per andare incontro alla popolazione?
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LEGGI TUTTO QUI: https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/07/02/caldo-estremo-mercalli-accordo-parigi-oggi/8046375/

martedì 12 dicembre 2023

VIDEOCONFERENZA: "DISASTRI IDROGEOLOGICI E CAMBIAMENTI CLIMATICI". Perchè l'entità dei disastri si è andata aggravando nel nostro paese?

GIOVEDI 30 NOVEMBRE 2023 SI E' SVOLTA LA CONFERENZA COME RIPORTATO SOTTO. 

LA SI PUO' RIVEDERE REGISTRATA A QUESTO LINK: https://www.radioradicale.it/scheda/714571/disastri-idrogeologici-e-cambiamenti-climatici-perche-lentita-dei-disastri-si-e-andata 

ore 18:00

"DISASTRI IDROGEOLOGICI E CAMBIAMENTI CLIMATICI"

Perchè l'entità dei disastri si è andata progressivamente ampliando ?

I cambiamenti climatici fanno vacillare le noste "certezze" sul nostro modello di sviluppo e di vita.

webinar tenuto da:

                                LUCA MERCALLI                                            

Climatologo e divulgatore scientifico

MICHELE MUNAFO'

Ricercatore ISPRA, esperto sul consumo di suolo.

GIOVANNI DAMIANI

Biologo, gia' direttore ANPA e presidente GUFI (Gruppo unitario foreste italiane)

PAOLO BERDINI

Urbanista

A cura di

ENRICO DEL VESCOVO

Consigliere nazionale di Italia Nostra e presidente della sezione Castelli Romani.

venerdì 5 agosto 2022

DUE MINUTI E MEZZO DI LUCA MERCALLI.......DA ASCOLTARE E FAR GIRARE. NON ABBIAMO ALTRO TEMPO! BAMBINI INCAXXATEVI!!


Luca Mercalli interviene sui risultati del Rapporto Ispra 2022 sul consumo di suolo in Italia

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alessandro delpiano

Cari Sindaci, Presidenti di Regione, di provincia e città metropolitane, governanti.....tutti.....unione europea.....
un grido sofferto da chi vi asfalta a parole, senza consumare un centimetro di suolo!

Vergognatevi tutti quanti (facciamo delle eccezioni?....facciamole, ma non saranno molti a poterne usufruire!).

L'irreversibilità del cambiamento, è la vera preoccupazione.
Sempre tante belle parole (bla bla bla), ma fatti pochi (e leggi per aggirare gli ostacoli!).

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giovedì 16 giugno 2022

di Luca Mercalli: SICCITÀ, CALDO E ACQUA RAZIONATA La fisica non mente. Ci restano 10 anni

commento sotto tratto dal blog: http://pontiniaecologia.blogspot.com/2022/06/siccita-caldo-e-acqua-razionata-la.html

dall'articolo di Luca Mercalli sul fatto quotidiano: "Se la politica ha le sue responsabilità nell’ignorare l’urgenza della crisi climatica, l’informazione italiana aggiunge una grande indifferenza al tema, quando non per alcune testate una netta tendenza negazionista. Invece il britannico The Guardian ha da tempo istituito due sezioni del quotidiano denominate Climate crisis ed Environment, dove trovano posto servizi di grande qualità scientifica..." (fonte qui)

16 giugno 2022

LA GRANDE SETE - Da tre decenni la scienza, ignorata, inutilizzata, bollata di catastrofismo e allarmismo, aveva previsto ogni cosa. Il tempo per rimediare è pochissimo: rischiamo di non essere più adatti al futuro.

Il Po è in secca come non l’abbiamo mai visto in questa stagione: poco più di 300 metri cubi al secondo defluiscono a Pontelagoscuro, vicino a Ferrara, la sezione di chiusura dell’intero bacino padano appena prima dell’immissione in Adriatico. In un giugno normale dovrebbero scorrerne qui circa 1.500. È l’effetto della lunga siccità invernale, dell’assenza....... 

[l'articolo integrale si può leggere solo se abbonati al FQ qui: https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2022/06/16/la-fisica-non-mente-ci-restano-10-anni/6628604/?utm_campaign=Echobox2021&utm_content=fattoquotidiano&utm_medium=social&utm_source=Facebook&fbclid=IwAR35nMO5nL9GqI8RwzHROiU3acT2dS_q1r8OCW5rHJbKf8FT_n8xEOyF9wI#Echobox=1655370323-1 - fonte anche dell'immagine]

giovedì 14 aprile 2022

di LUCA MERCALLI: Rinnovabili, dieci anni buttati: oggi saremmo più autonomi

Luca mercalli, Presidente comitato scientifico Europa Verde Verdi

Pace o condizionatore? Io rispondo: entrambi.

A patto di definire con quale energia alimentiamo il nostro comfort. La guerra russo-ucraina mette in luce le debolezze di un eccessivo approvvigionamento estero di energia fossile. Ma forse non lo sapevamo? È da vent’anni che per motivi ambientali si continua a chiedere la riduzione di uso delle fonti fossili sostituendole con le rinnovabili. Il primo conto-energia – il provvedimento legislativo che aprì ai privati la possibilità di installare pannelli fotovoltaici sul proprio tetto ottenendo un incentivo ventennale – è del luglio 2005. Chi scrive ha prontamente impiantato i suoi primi pannelli nel 2006, li ha mostrati in Tv e sui giornali sperando di convincere le masse a fare altrettanto, ci ha scritto libri e articoli, spesso tra indifferenza, derisione e critiche di snobismo ambientalista. Ridurre le emissioni? Chissenefrega. Importava solo se si guadagnava o meno e la gran parte dei cittadini hanno preferito ai pannelli solari continuare a utilizzare il gas a buon prezzo e usare il denaro per cambiare l’auto a rate da mostrare agli amici al bar. E dopo l’iniziale fiammata fino al 2012 (quando eravamo leader nel mondo per incremento annuo di installazione), burocrazia opprimente, rimodulazione degli incentivi e ostruzionismi fossili assortiti, hanno fermato la rampa di lancio di solare ed eolico facendo tra l’altro chiudere i battenti a migliaia di piccole imprese che erano sorte proprio per assecondare questa positiva richiesta. Nessuno le ha difese. Come tendere una corda tra i piedi di chi sta correndo. Ora le bollette alle stelle e il terrore di rimanere al freddo (o al caldo) in caso di serrata dei gasdotti russi, improvvisamente fa dire ai politici che bisogna correre con l’installazione delle rinnovabili. Ah… ieri dov’erano?

Comunque sia, il passato è andato, partiamo dai dati del rapporto GSE 2020: il 38 per cento di elettricità italiana proviene da fonte rinnovabile, pari al 20 per cento dei consumi energetici totali (cioè anche l’energia non elettrica, carburanti per autotrazione, gas da riscaldamento e altro). Non è una cattiva prestazione, siamo secondi in Europa dopo la Spagna, ma al di là delle classifiche ciò che conta è che siamo ancora lontani dall’autosufficienza e con il decennio perduto avremmo potuto essere molto più autonomi e meno ricattabili in questo frangente nonché più sostenibili sul piano climatico. Ora va bene accelerare gli iter autorizzativi, dobbiamo però non guardare solo ai grandi impianti ma pure a facilitare la vita ai cittadini che vogliono mettere i pannelli su casa loro: dovremmo vedere un formicolio di elettricisti che lavorano sui tetti, invece tutto è così lento, come disse pochi mesi fa il Nobel per la fisica Giorgio Parisi: “Sui tetti di Roma vedo più piscine che pannelli solari”. E poi non ho sentito dal nostro governo fare appello anche alla sobrietà energetica. Non basta sostituire in fretta e furia la fonte energetica, bisogna anche ridurre gli sprechi e le inefficienze, con campagne martellanti di informazione verso i cittadini. Invece di idioti giochi a premi che occupano ore e ore di preziosa Tv di Stato, spieghiamo in prima serata la differenza tra un kilowatt e un kilowattora! Spieghiamo che un grado in meno nella temperatura di casa riduce del 7 per cento il consumo energetico. Che andare più piano in auto abbassa di molto il consumo di carburante. Che non è etico sperperare la preziosa energia per scaldare la strada con quei funghi ardenti che gridano vendetta sui nostri frivoli aperitivi.
Ilfattoquotidiano

Articolo pubblicato su FB da

Europa Verde - Verdi Pisa

Fonte: https://www.facebook.com/europaverdepisa/posts/282193097433664

venerdì 5 novembre 2021

FQ- Apollo”, il ciclone tropicale fatto in casa. E non è che il primo

di Luca Mercalli

In Italia – Un vigoroso ciclone mediterraneo tra la Sicilia e la Libia ha dominato la cronaca meteorologica dell’ultima settimana. Una prima ondata di violenti rovesci, correttamente anticipati con allerta rossa dalla Protezione Civile, ha investito l’isola e la Calabria tra domenica 24 e martedì 26 ottobre, scaricando 268 mm d’acqua a Catania, 452 mm […]

E' sempre un articolo sul Fatto che si può leggere se abbonati.....come per l'altro.....non è difficle immaginare come può finire.....anche perchè......come dice Mercalli......E' SOLO IL PRIMO!!!


FONTE ARTICOLO FQ: https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2021/11/02/apollo-il-ciclone-tropicale-fatto-in-casa-e-non-e-che-il-primo-2/6376842/

martedì 2 novembre 2021

Luca Mercalli: La crescita infinita! - Evento online

Che la crescita infinita in un mondo finito non fosse possibile lo si sapeva da mezzo secolo, da quando nel 1972 uscì il rapporto al Club di Roma "I limiti alla crescita", purtroppo osteggiato e deriso.


Ora che questi limiti si avvicinano, l'Agenzia Europea per l'Ambiente (EEA) inizia a riconoscerne la reale portata di fronte alla crisi climatica e ambientale, ma ancora il mondo economico e la società civile non sembrano accorgersene e continuano a promuovere nuova crescita economica insostenibile.

giovedì 23 settembre 2021

Mercalli: “La crescita verde non esiste. Cingolani se ne faccia una ragione”

Intervista al climatologo Luca Mercalli. “La risposta dell’Italia in tema di contrasto ai cambiamenti climatici non è all’altezza della sfida. La questione ambientale è già oggi ben più grave della pandemia. Per il clima non esiste vaccino”.

“Bisogna cambiare paradigma economico: la crescita infinita in un mondo finito non è possibile. Questo, il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, che è un fisico, dovrebbe saperlo. Però nelle sue politiche non vedo alcuna visione sistemica che metta insieme gli elementi per provare a costruire una svolta”. Luca Mercalli, climatologo e presidente della Società meteorologica italiana, non ha dubbi: la risposta dell’Italia in tema di adattamento e contrasto ai cambiamenti climatici non è all’altezza della sfida.
Il Sesto rapporto del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc, Intergovenrmental Panel on Climate Change), pubblicato il 9 agosto scorso, è stato più duro dei precedenti nell’imputare alle attività umane la responsabilità dei cambiamenti climatici in corso. Il documento ha inoltre illustrato la possibilità che le temperature aumentino fino a 5,7 gradi entro la fine del secolo in caso di emissioni inquinanti elevate, mentre nello scenario a basse emissioni, quello considerato più favorevole, porterebbe comunque a un incremento tra l’1 e l’1,8 gradi.

Giornali e opinione pubblica nei giorni successivi alla pubblicazione hanno lanciato l’ennesimo allarme. Il problema, però, è conosciuto da almeno trent’anni. Secondo lei, il dibattito in corso è all’altezza della fase geologica e biologica che la Terra sta attraversando?
Direi proprio di no, soprattutto se lo paragoniamo alla mobilitazione che c’è stata per il Covid19. Una pandemia è certamente un fatto grave, ma nel tempo sarà risolvibile e controllabile. Abbiamo già anche un vaccino. I cambiamenti climatici e ambientali, invece, sono di un ordine di grandezza superiore perché irreversibili e non saranno curabili nel momento in cui si manifesteranno in tutta la loro dimensione. Non c’è alcun vaccino per il clima, quindi se vogliamo dimensionare la reazione della politica e della società a questa sfida dovremmo quantomeno fare dieci volte tanto quanto stiamo mettendo in campo per la pandemia. In questo momento, il problema del cambiamento climatico e della perdita della biodiversità, che peraltro è una minaccia irreversibile, vengono trattati come problemi accessori, dei quali si occuperanno, forse, gli altri in futuro. Problemi per i quali basta organizzare qualche conferenza internazionale e introdurre qualche timido segnale di politica ambientale, come il Green deal europeo. Tutte iniziative che sulla carta sono corrette, ma che restano annunci e non corrispondono mai a qualcosa che entra nelle nostre vite, cambiando comportamenti, tecnologie ed economia.

Con il governo Draghi, in Italia, il concetto di ‘transizione ecologica’ è però entrato a far parte del dibattito quotidiano. Il ministro Roberto Cingolani sembra voler puntare tutto su una risposta tecnologica. Secondo lei, le ricette messe in campo sono all’altezza della fase?
Più che a una transizione ecologica mi sembra che si stia parlando di transizione energetica. Il ministro Cingolani non mi dà l’impressione di avere una visione sistemica dei problemi ecologici che sono estremamente pressanti e che dovrebbero dettare l’agenda. Si tratta di una ricetta di tipo tecnico. Cingolani vuole garantire lo status quo dell’economia per evitare rischi di perdita di posti di lavoro o di aumento delle tasse e mantenere una sorta di pace sociale che non venga intaccata da scelte incisive in tema ambientale. Questa, quindi, non è una transizione ecologica, ma un tentativo di conciliare il business esistente, che poi è quello che crea i danni climatici, con qualche palliativo, un pannello solare qui, una pala eolica lì. Il nocciolo della questione è invece capire che le forze naturali che stiamo aizzando con le attività umane sono enormemente più grandi di noi e possono creare, soprattutto per le generazioni più giovani, un pianeta invivibile. La posta in gioco è alta e non può essere messa a confronto con un piccolo aumento delle tasse sull’energia fossile o con qualche posto di lavoro che si perde. Posti di lavoro che tanto si perderanno comunque, perché la spinta dell’economia di mercato è quella di ridurre sempre di più il lavoro umano a favore di quello delle macchine. In questo caso non viene detto nulla: va benissimo che la tecnologia automatizzi i processi mandando a casa le persone. Quando invece si mettono in gioco posti di lavoro per i settori che creano danni climatici, allora si levano i forconi. È chiaro che i governi devono compensare la perdita di posti di lavoro nei settori nocivi trasferendoli in altri virtuosi. Un esempio: l’Ilva di Taranto. Nel momento in cui è stato dimostrato che un processo produttivo danneggia l’ambiente e la salute, si chiude e si ristruttura. A questo punto lo Stato promuove la migrazione dei dipendenti in altri settori virtuosi che devono ancora nascere come, per esempio, le rinnovabili o la mobilità elettrica. Il ministero della Transizione ecologica dovrebbe, inoltre, avere il coraggio di fermare i processi che danneggiano irreversibilmente l’ambiente. Un altro esempio: la legge contro il consumo di suolo. Se non mettiamo un freno a questi processi, non basta mettere in atto una transizione tecnologica con le energie rinnovabili. Abbiamo bisogno di scelte forti anche sul blocco dei processi che creano danni all’ambiente e una riflessione su larga scala sull’economia, perché la crescita economica non è più sostenibile. L’ha detto anche l’Agenzia europea per l’ambiente, un ente istituzionale dell’Unione europea. Quindi bisogna cambiare paradigma economico: la crescita infinita in un mondo finito non è possibile. Cingolani, che è un fisico, questo dovrebbe saperlo, però nelle sue politiche non vedo alcuna visione sistemica che metta insieme questi elementi per provare a costruire una svolta. O si procede in questo modo, o saranno solo dei palliativi temporanei.

Ha anticipato i temi di due domande che avevo intenzione di porle. La prima è questa: possiamo pensare che, grazie alla tecnologia, sia possibile mantenere inalterato un modello economico basato sulla crescita infinita nonostante il pianeta abbia risorse finite?
Aggiungerei che non è semplice cambiare il sistema in un solo Paese, però un Paese si può fare promotore all’interno dell’Unione europea per cominciare a elaborare un modello economico che non sia costretto a crescere costantemente. Altrimenti non ne usciamo. Altrimenti significa solo dilazionare il problema di qualche anno. Come ha dimostrato anche l’Agenzia europea per l’ambiente, la crescita verde non esiste e il disaccoppiamento tra la crescita materiale e immateriale non è possibile. È un’illusione pensare che si possa crescere senza usare materie prime e riciclando tutti i rifiuti. Si può fare in parte, ma non è possibile arrivare al 100 per cento. Quindi bisogna agire sul modello economico e raggiungere un’economia che possa garantire benessere ai cittadini senza passare da una continua crescita nell’uso di materie prime e di energia. È chiaro che la tecnologia ci può aiutare, ma ci vuole anche un impegno etico e filosofico. Chiamiamolo un impegno culturale, a cominciare dalle persone che non possono continuare con questo tipo di aspettative verso il futuro. Ci vuole un senso del limite: è questa la grande rivelazione che andrebbe fatta alla popolazione. Questo non vuol dire che dobbiamo vivere in miseria, ma effettuare delle scelte. Invece a me sembra che si voglia fare la rivoluzione verde tenendo tutto così com’è, aggiungendo soltanto un po’ di vernice.

Mantenendo inalterati gli interessi economici. Forse è più semplice convincere i cittadini?
Non ne sono sicuro, è una questione culturale. I cittadini potrebbero convincersi se lo Stato investisse pesantemente sulla loro informazione. Va fatto capire che è meglio rinunciare a qualcosa di non indispensabile oggi per garantirci il necessario domani. Mantenendo tutto inalterato, o perseguendo una finta sostenibilità ambientale, rischiamo di perdere tutto tra qualche anno perché a sottrarcelo saranno i disastri naturali generati dal cambiamento climatico contro i quali, poi, non potremo più negoziare. Oggi abbiamo ancora questa possibilità, ma dobbiamo scegliere. Si tratta di rinunce marginali rispetto alla qualità della vita, perché riguardano più il prestigio sociale. Per esempio, il ministro Cingolani ha più volte difeso l’industria automobilistica di lusso sostenendo di non voler sacrificare la Motor Valley. Le auto di lusso consumano molto, non sono necessarie e sono solo una convenzione sociale. Possiamo anche rinunciarvi. La cosa importante è avere una mobilità sostenibile per tutti, non dobbiamo di certo muoverci a cavallo.

La seconda domanda riguarda la legge per fermare il consumo di suolo. C’è una proposta ferma da tempo in Parlamento e non viene approvata nonostante sarebbe a costo zero. Quanto inciderebbe sugli obiettivi di riduzione delle emissioni e di tutela della biodiversità?
Il consumo di suolo in Italia è una tragedia. Stiamo sacrificando un bene non rinnovabile, che è fondamentale per gli equilibri naturali, per la biodiversità, per il clima, per difenderci dalle alluvioni, per la sicurezza alimentare. Il suolo è la nostra assicurazione sul futuro. I benefici della sua salvaguardia sono immensi, ma si contrappongono agli interessi dell’industria delle costruzioni, delle grandi opere, a quelli legati ai valori fondiari, inclusi i vantaggi per i comuni che incassano gli oneri di urbanizzazione. Questa situazione la cambi solo con una legge. Oggi i comuni si nutrono di oneri di urbanizzazione per le spese correnti, quindi incentivano la costruzione. Un governo, però, non dovrebbe nascondersi dietro al fatto che a mandare avanti i comuni sono questi oneri e che quindi è necessario continuare a sacrificare il suolo. È come vendere un rene per andare a fare la spesa. Dopo cosa fai? Vendi anche l’altro? Questo è il classico esempio in cui bisogna avere il coraggio politico di sacrificare alcuni interessi per portarne avanti un altro assolutamente superiore, che tra l’altro travalica le generazioni perché nuovo suolo non può essere fabbricato. Anzi, con il cambiamento climatico e l’aumento del livello del mare assisteremo a una riduzione del suolo nazionale a disposizione. L’edilizia, inoltre, può spostarsi sulla ristrutturazione e sulla manutenzione del patrimonio e delle infrastrutture già costruite. Pensiamo, per esempio, alla riqualificazione energetica degli edifici favorita dall’Ecobonus. Un buon provvedimento che può compensare quello che si perde smettendo di costruire nuovi capannoni in mezzo ai campi.

Lei ha scritto un libro intitolato ‘Salire in montagna’, nel quale racconta la sua scelta di trasferirsi in una baita sulle Alpi Cozie, ristrutturata rispettando tutti i criteri di sostenibilità ambientale, come strategia di adattamento ai cambiamenti climatici. Da qualche decennio la maggior parte dell’umanità vive in contesti urbani. Secondo lei, è arrivato il momento di iniziare a ragionare su un progressivo abbandono delle città? Ovviamente senza distruggere anche la montagna.
Io penso che in Italia il trasferimento in zone montane possa rappresentare una scelta per una parte della popolazione, ovviamente non per tutti. Non esistono bacchette magiche. Quindi a chi mi dice che non è possibile far trasferire 60 milioni di persone in montagna rispondo che non ho mai sostenuto questo. Dico solo che può rappresentare una possibilità per quella fascia di popolazione per la quale, per mille motivi, è più facile realizzare questa strategia: chi può usufruire del telelavoro, chi ha già una casa in montagna, diroccata o utilizzata solo per le vacanze. Rivitalizzare i borghi permette già di riequilibrare la situazione, che oggi va dall’eccesso delle città sovrappopolate a quello delle zone interne desertificate. Senza creare nuovo pendolarismo, ovviamente, perché sarebbe assurdo. La regola principale, inoltre, deve rimanere quella dello stop al consumo di suolo di cui abbiamo parlato prima: si ristruttura ciò che c’è e non si costruisce nulla di nuovo.

Chiudiamo tornando sulla transizione ecologica italiana. Lei è d’accordo con l’allarme in merito ai suoi possibili costi?
Avverto il gioco a spaventare le persone in merito al fatto che la transizione ecologica costerà un sacco di soldi. Io penso che non tutto si misura con i soldi e che la sofferenza che ci procurerà il cambiamento climatico non potrà nemmeno essere quantificata. Basta chiedere a chi, quest’estate, ha avuto la casa incendiata o travolta da un’alluvione come è accaduto in Germania. Ragionando a posteriori, molta gente si direbbe disponibile a pagare dieci centesimi in più la corrente per evitare domani di avere un fiume che entra in salotto.

(credit foto ANSA/STEFANO PORTA)

Fonte: https://www.micromega.net/mercalli-crescita-verde-cingolani/  

mercoledì 13 marzo 2019

Luca Mercalli invita tutti gli studenti a partecipare allo sciopero globale per il clima

Luca Mercalli invita tutti gli studenti a partecipare allo sciopero globale per il clima del 15 marzo. Aderiranno almeno 40 Paesi, fra cui l'Italia. Il nostro sito web italiano sarà pronto a brevissimo! E non dimenticate che allo Sciopero siamo invitati TUTTI, studenti e non! L’Unione fa la forza 


Aderiranno almeno 40 Paesi, fra cui l’Italia.



martedì 25 luglio 2017

CONGRATULAZIONI A LUCA MERCALLI NOMINATO NEL COMITATO SCIENTIFICO DI ISPRA (... E ALL'AMBIENTE CHE NON POTRÀ CHE GIOVARSENE)!



Con la nota 16341, il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del territorio 
e del Mare, ente vigilante su ISPRA, ha trasmesso i nomi del nuovo Presidente, 
dei membri del Consiglio di Amministrazione e quelli del Consiglio Scientifico 
dell'Istituto.
Il dott. Stefano Laporta, già Direttore generale dell'Istituto, si è insediato 
lo scorso 15 luglio in qualità di nuovo Presidente dell'ISPRA. 
Assieme alla sua nomina, sono arrivate anche quelle dei membri del Consiglio di Amministrazione e del 
Miriam Lanza e Giovanni Immordino sono i nomi nuovi del CdA ISPRA, 
mentre vengono confermati i consiglieri Mauro Libé e Alfredo De Girolamo Vitolo.
Anche per il Consiglio Scientifico vengono confermati due 
nomi, Andrea Segré e Francesco Venerando Mantegna, mentre 
entrano a farne parte i nuovi consiglieri Michele Scardi, Luca 
Mercalli e Porzia Maiorano.

FONTE: 

mercoledì 18 gennaio 2017

Luca Mercalli intervistato dalle Mamme No Inceneritore


Pubblicato il 12 gen 2017

Luca Mercalli intervistato dalle Mamme No Inceneritore al Teatro Puccini di Firenze, parla degli effetti positivi delle "Grandi Opere Diffuse" sul territorio, che danno risultati immediati, come ad esempio la riqualificazione energetica degli edifici o la raccolta differenziata porta a porta.
Al contrario le "Grandi Opere Puntuali" che agiscono su un territorio limitato, interagiscono con le strutture e gli impianti preesistenti rendendo spesso insostenibile il loro carico inquinante; un esempio tangibile è l'inceneritore che vorrebbero costruire alle porte di Firenze, in un territorio già fortemente inquinato, con molteplici progetti di interventi strutturali (nuova pista aeroportuale, terza corsia autostradale, inceneritore, ...) che aggraverebbero ulteriormente la salubrità del territorio stesso.

Le alternative esistono! basta avere la volontà di metterle in pratica.




Link diretto: https://youtu.be/MymiGRTzAtE

venerdì 8 aprile 2016

La TAV a Scala Mercalli: APPELLO per l'ambiente e la libertà dell'informazione

AL LINK SOTTO L'APPELLO DA DIFFONDERE E SOTTOSCRIVERE:

Il mese di marzo del 2016 si chiude con una notizia che colpisce: la richiesta di un’interrogazione parlamentare contro la Rai e il meteorologo Luca Mercalli, responsabili di aver mandato in onda e curato, in una puntata di “Scala Mercalli” dedicata all’ecologia dei trasporti in Italia e all’estero, anche un servizio sulla TAV Torino-Lione. La richiesta di interrogazione parlamentare, a cui hanno fatto seguito due lettere ai vertici Rai da parte del Commissario del Governo per la TAV Paolo Foietta e del direttore TELT Mario Virano, fa leva sulla parzialità del modo in cui il progetto sarebbe stato presentato e sul “conflitto d’interessi” del conduttore, notoriamente critico sul tema TAV.
Chi però ha potuto guardare la trasmissione (nonostante il suo spostamento in tarda serata) ha sentito le voci di esperti qualificati: fisici, ingegneri, magistrati, naturalisti, geografi. Senza concessioni a posizioni “estremistiche”, il servizio è stato preparato con dati seri e rappresentativi della questione affrontata, condotto con toni pacati ed equilibrati, esprimendo considerazioni che per una volta tenessero in conto le reali esigenze del territorio e non solo le proiezioni dei soggetti interessati alla realizzazione del progetto.
Che si presenti questo come “conflitto di interessi” è un ennesimo, sbalorditivo paradosso, in totale contrasto col concetto stesso di “servizio pubblico”, quale la RAI dichiara di essere. Ma è anche sintomo di problema ben più grave che non la volontà (preoccupante) di censurare un servizio televisivo. Il problema è quello della necessità di fornire ai cittadini un’informazione corretta anche in materia ambientale, un’informazione estesa e non pregiudiziale, scientificamente supportata, su questioni che interessano la nostra vita di persone, oltreché di contribuenti: dal costo e l’impatto delle “Grandi Opere” a quelli dell’estrazione e la lavorazione delle risorse; dalle politiche sull’energia (specialmente dopo il vertice sul clima di Parigi) a quelle industriali o post-industriali, con tutte le conseguenze non solo in termini di stime sull’occupazione possibile, ma anche nei termini, più concreti, di salute.
Noi crediamo che una reale democrazia non possa non passare per un confronto aperto su questi temi e per una condivisione del dibattito. A maggior ragione, lo Stato deve farsi carico di garantire ai cittadini strumenti conoscitivi adeguati, che consentano di distinguere tra informazione e propaganda e di far pesare questa capacità di discernimento nelle scelte politiche partecipate che sono l’essenza di una democrazia. In poche parole, non c’è democrazia senza conoscenza, e non c’è conoscenza senza consapevolezza che la società è anche l’ambiente.
Nell’Enciclica Laudato Si’ Jorge Maria Bergoglio ha richiamato alla responsabilità nei confronti della vita naturale e dell’ambiente in nome di un’ecologia “che comprenda chiaramente le dimensioni umane e sociali”: un’“ecologia integrale”, non solo fatta di inquinamento o esaurimento delle risorse naturali, ma anche in grado di rivelare i costi—sociali, politici, culturali, etici—che questi processi comportano. Le questioni ecologiche sono eminentemente questioni politiche, perché il paesaggio, l’aria, l’acqua, il mare, la terra—proprio come i rifiuti, il cibo, il cemento, l’amianto—riguardano la vita di tutti.
Dovrebbe essere così anche per la consapevolezza, ed è per questo che ci auguriamo che l’informazione rimanga ampia, corretta, garantita e soprattutto libera da censure e condizionamenti, specie in un momento in cui i cittadini sono chiamati a esprimersi su piani energetici di lunga durata. Offrire un servizio pubblico che cerca di approfondire questioni complesse e controverse, mostrando gli impatti sociali e ambientali delle scelte politiche e documentando che ci possono essere opzioni più lungimiranti e in grado di produrre un maggior benessere, più equo e sostenibile, con minori costi sociali e ambientali, è un modo concreto e fondamentale di operare per il bene comune.
Primi firmatari:
Serenella Iovíno, Università di Torino, già presidente della European Association for the Study of Literature, Culture, and Environment.
Salvatore Settis, Presidente del Comitato Scientifico del Museo del Louvre (Parigi), già rettore della Scuola Normale Superiore di Pisa
Massimo Scalia, Centro Interuniversitario di Ricerca Per lo Sviluppo sostenibile (CIRPS), Roma
Giorgio Nebbia, Professore emerito, Università di Bari
Giorgio Parisi, Università di Roma “La Sapienza”, Medaglia Max Planck per la Fisica
Tomaso Montanari, Università di Napoli
Marco Armiero, Direttore dell’Environmental Humanities Lab presso il Royal Institute of Technology, Stoccolma (Svezia).
Giovanni Puglisi, Presidente Emerito della Commissione Nazionale Italiana UNESCO
Aurelio Angelini, Università di Palermo, Direttore Fondazione UNESCO Sicilia.
Mario Salomone, Segretario generale World Environmental Education Congress, Presidente FIMA (Federazione Italiana Media Ambientali)
Franco Arminio, scrittore
Bruno Arpaia, scrittore
Wu Ming, collettivo di scrittori
Anna Fava, Società di Studi Politici (Napoli)
Gianni Ferrara, Professore Emerito, Università di Roma “La Sapienza”
Paolo Rabitti, ingegnere, urbanista, e saggista ambientale
Stefania Barca, Centro de Estudos Sociais, Universidade de Coimbra (Portogallo)
Laura Bonato, Università di Torino
Nicola Capone, Università di Salerno
Enrico Cesaretti, University of Virginia, Charlottesville (USA)
Daniela Fargione, Università di Torino
Roberto Marchesini, Direttore del Centro di Filosofia Postumanista (Bologna)
Marco Moro, Direttore Editoriale di Edizioni Ambiente (Milano)
Roberto Passini, Hyperpolis—Ripensare la democrazia (www.hyperpolis.it)
Elena Past, Wayne State University, Detroit (USA)
Salvatore Prisco, Università di Napoli “Federico II”
Pietro Saitta, Università di Messina
Maurizio Valsania, Univerità di Torino
Pasquale Verdicchio, University of California, San Diego (USA)

lunedì 29 febbraio 2016

RICORDATI: OGNI SABATO SERA SU RAI 3, IN ONDA "SCALA MERCALLI"

Cari tutti,


a partire da Sabato 27 febbraio per 6 sabato sera condurrò la rubrica “Economia circolare e riciclo", nella trasmissione ScalaMercalli in onda su RAI3 in prima serata dalle 21.45.
Per vedere la diretta streaming o rivedere le puntate potrete seguirmi anche sul portale http://www.scalamercalli.rai.it/


Fin dall’anno scorso, in cui sono stato ospite nell’ultima puntata, ho lanciato una sfida #3milionixscalamercalli 
Maggiori info su: http://www.envi.info
Teniamo in vita un’informazione sostenibile!
A sabato!

Roberto CAVALLO

giovedì 10 dicembre 2015

Lo sfogo e invito all’azione di Luca Mercalli

Silvana Dalmozzone, Luca Mercalli e Roberto Palea, moderati da Lorenao Pietro Spiller, sono intervenuti al convegno “Salvare l’umanità, l’imperdibile occasione della Conferenza Mondiale sul clima”   

TORINO – Avrei voluto parlarvi dell’intera conferenza, degli interventi puntuali, precisi, estremamente interessanti di Silvana Dalmozzone, professoressa associata di Economia dell’ambiente, di Roberto Palea, presidente del Centro Studi sul Federalismo, e di Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana. Ero lì proprio per documentare questo momento importante, volto a capire quale fosse la situazione sulla delicata Cop21. Come probabilmente sapete, infatti, sono in corso a Parigi i negoziati COP21 tra i più importanti Capi di Stato della terra, con termine ultimo il 12 dicembre 2015, volti a definire un nuovo piano di riduzione delle emissioni globali di gas serra, da cui dipenderà il futuro del mondo intero. 

Tuttavia finita la presentazione, è stato dato il consueto spazio alle domande da parte del pubblico. E’ lì che difronte ad una domanda posta dall’amico Jean-Louis Allion, presidente del movimento della decrescita felice italiana, che le parole di Luca si sono fatte estremamente incisive, forti, dense. Il suo discorso ha colpito nel profondo i presenti. Nel suo incedere il volto sembrava animato da un impeto poderoso. Forse perché non v’è più tempo per aspettare. E’ giunto il momento di agire, e con decisione. Per questo ho deciso di riportarvelo parola per parola (quelle in stampatello sono quelle pronunciate con maggiore enfasi). Per quanto riguarda i contenuti della conferenza, vi invito a rivedere le puntate di Scala Mercalli1, programma andato in ondata la scorsa stagione su Rai3. “ 
E’ irreversibile quello che abbiamo fatto, il petrolio si è formato in un periodo storico geologico storicamente unico nella storia del pianeta, Punto. Non si fermerà (forse) mai più. E quindi non c’è più per tutte le generazioni successive. Se continuiamo il business as usual, avremo bisogno dell’equivalente di tre terre al 2050 con nove miliardi e sei di umani. NON CI SONO! Natura in bancarotta! Punto. L’alternativa è rientrare prima possibile nelle possibilità dell’unico pianeta che abbiamo che però imporranno una certa decrescita, volenti o nolenti. La politica, secondo me, può fare molto nel decidere COSA e CHI far decrescere. Cioè, il COME metterci d’accordo, sono sicuro appartenga al nostro dominio dei desideri. E su questo possiamo agire, sul fatto che si DEBBA mettersi d’accordo per arrivare a quella decrescita globale negli usi delle risorse e nella restituzioni di scorie. Questo ci è imposto dell’esterno. 

La mia metafora è: siamo tutti su un aereo. C’è la business class, ci sono gli sfigati nei sedili più piccoli e stretti dietro, ma l’aereo a un certo punto finisce il carburante. E’ vero che dentro litigano: “E’ colpa tua, hai consumato di più che eri in business class, tu sei più ricco! Io sono più povero e sfigato!”, Possiamo litigare sin quanto volete, ma se non ci mettiamo d’accordo l’aereo PRECIPITA dopo dodici minuti. Quindi l’unica cosa saggia non è litigare su di chi era la colpa storica. Certamente, un minimo di negoziato ci deve essere, ma in dodici minuti io devo scegliere di fare: o un atterraggio di emergenza o dotare tutti di paracadute oppure uccidere una parte di quelli che sono sull’aereo per lasciare il paracadute, magari, ai soliti ricchi che sono seduti davanti. Da li non ne usciamo, vince la termodinamica. Tutto il resto sono PII DESIDERI NOSTRI, prettamente antropocentrici. Dobbiamo metterci in testa che l’abbiamo combinata grossa. Queste cose si sapevano già quarant’anni fa, abbiamo aspettato. 

Come disse Churcill: “L’era delle conseguenze è iniziata”. Le bombe naziste iniziano a cadere; potete dire tutto quello che cazzo volete, ma SONO BOMBE! Non le fermate con le MANI o con le IDEE, o con i DESIDERI. Quindi adesso la situazione si fa critica e quindi il mio invito è: INCAZZATEVI MOLTO! E cominciate a pensare a che cosa sacrifichereste della vostra vita perché sicuramente nei paesi occidentali vi sono tante cose superflue che si possono abbandonare senza danni, così come ce ne sono altre necessarie. E la decrescita oggi, seppur ci sia molto da fare, cerca di fare quello. Salvare le cose buone e importanti, magari il Welfare che è importante, e abbandonare il SUV, che non lo è. E spiegare all’indiano che NON DEVE diventare come noi, ma fargli capire che dopo la sbornia e le cazzate che abbiamo importato in questi anni, forse si può vivere con un po’ meno di oggetti materiali e con delle soddisfazioni uguali. 

Tuttavia, notate, che pur all’interno della redistribuzione auspicabile e auspicata, quel grafico lì non varia. Alla fine se non si fa la decrescita tutti in un modo che stabiliremo con la politica, la torta l’abbiamo mangiata tutta. Come dice quel detto americano, non si può avere la torta e mangiare la torta. E adesso la situazione è questa qui, noi dobbiamo rientrare il prima possibile nelle condizioni di limite del pianeta. E lo dobbiamo fare, tra l’altro, nella situazione attuale. Figuratevi tra cinquant’anni. Ecco perché io la vedo un po’ dura, ma lascio aperto un piccolo spiraglio. 

La società umana è un insieme caotico di scelte, cioè un sistema complesso ad elevata dipendenza dalle condizioni iniziali, come l’atmosfera. Il battito di una farfalla in Brasile può provocare un tornado in Texas (formulata da un meteorologo, Edward Lorenz). Allora, PUO’ anche darsi che ce la facciamo. Qualcosa di molto piccolo, qua e là nel mondo, può stimolare un cambiamento molto grande, magari questa serata. Il battito delle ali potrebbe essere questa serata a Torino, così come può esserlo ogni altra azione. E l’elemento nuovo è la rete. Effettivamente Internet per la prima volta nella storia dell’umanità mette tutti in comunicazione, permette di scambiare informazioni, di mettere in comunicazione comunità di persone con delle affinità, il baùsca sta con il baùsca (in riferimento ad un intervento precedente, si intende il tipico imprenditore milanese), ma voi potete mettervi insieme contro di lui, ma FATELO! Non lo state facendo. 

Usate questo cavolo di nuovo mezzo che abbiamo. Non come disse un grande della fantascienza Arthur Clarke, autore di Odissea nello spazio, che nel 1969 scrisse “ Quanto più i mezzi di comunicazione progredivano, tanto più essi venivano utilizzati per trasmettere stupidaggini!”, VERISSIMO! Pensate a tutto quello che fluisce ogni giorno su Facebook, su Whatsapp, e cose di questo genere. USATELO per trasmettere questa roba qui. Allora può darsi che forse, improvvisamente, un sistema catalitico sociale si metta in moto e cambi in quei tempi che abbiamo detto prima il paradigma, perché prima di tutto è un salto culturale. Poi vi sono gli aspetti meramente pratici, ingegneristici, il pannello solare, ma io NON CREDO che ce ne sarà per tutti così. Non potremo dare la macchina elettrica anche a tutti gli indiani e a tutti i cinesi. BISOGNERA’ negoziare un livello di vita dignitoso che soddisfi almeno i livelli fondamentali di quelli che chiamiamo una buona vita ma non più come possa riprodurre quello che abbiamo fatto sin’ora. Questa è la mia impressione.” 

Un applauso pieno di energia ha accolto le parole di Luca Mercalli. Speriamo che, dato il primo principio della termodinamica, tali energie non vengano distrutte ma che si trasformino, passando da una forma ad un’altra: quella dell’azione.


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giovedì 26 febbraio 2015

Scala Mercalli: da sabato 28 febbraio l’ambiente in prima serata!

ImmagineDal 28 febbraio su RAI3 la nuova trasmissione di Luca Mercalli, fra i primi aderenti al Forum Salviamo Il Paesaggio. Si parlerà della crisi ambientale (cambiamenti climatici, esaurimento risorse, uso del territorio, agricoltura e gestione dei rifiuti) ma anche delle
soluzioni che già esistono per potere invertire questa tendenza.

Ecco la scheda di presentazione del programma dal sito scalamercalli.rai.it

SCALA MERCALLI

I GRADI DELLA CRISI AMBIENTALE E LA VIA DELLA SOSTENIBILITÀ
CONDUCE LUCA MERCALLI -DA SABATO 28 FEBBRAIO ORE 21:30 RAI3
Viviamo in un mondo popolato da oltre sette miliardi di esseri umani, sempre più complesso e vulnerabile. Le crisi ambientali e l’esaurimento delle risorse naturali, annunciate oltre quarant’anni fa dal Rapporto sui Limiti della crescita del Club di Roma, cominciano a verificarsi: cambiamenti climatici, eventi estremi, sovrasfruttamento degli oceani e delle foreste, inquinamento, rifiuti, cementificazione.
Ma le soluzioni sostenibili esistono già: economia circolare, riciclo degli scarti, energie rinnovabili, agricoltura sostenibile, una nuova filosofia di vita per le donne e gli uomini di domani. L’informazione scientificamente corretta ma comprensibile a tutti è la chiave di questa rivoluzione globale sempre più urgente. Senza consapevolezza non siamo forti né come individui né come collettività.
Scala Mercalli è il nuovo programma di Rai3 che andrà in onda, a partire da sabato 28 febbraio, dal Centro Multimediale “Sheikh Zayed” della F.A.O.: l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura. Sarà condotto per sei settimane, dal 28 febbraio al 4 aprile, dal climatologo Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana e volto storico del programma di Fabio Fazio “Che tempo che fa”.
Mercalli parlerà della profonda crisi ambientale del nostro pianeta, ormai quasi al collasso, in una prima serata televisiva come quella del sabato che nella linea editoriale di Rai3 è tradizionalmente destinata alla divulgazione scientifica.

Documentari originali da tutto il mondo – dai ghiacci delle Ande alle megalopoli cinesi – e grandi ospiti del mondo scientifico per approfondire temi quali i cambiamenti climatici, le risorse energetiche fossili e rinnovabili, la gestione dei rifiuti, l’uso del territorio e la vulnerabilità agli eventi estremi, la protezione civile e l’agricoltura sostenibile.

Oltre a raccontare con l’aiuto di scienziati e ricercatori i diversi gradi di questa crisi e l’esaurimento delle risorse naturali, Luca Mercalli informerà il pubblico anche delle possibili soluzioni tecnologiche e delle risorse culturali che già esistono per potere invertire questa tendenza: dalla politica energetica della Danimarca, ad esempio, agli orti del Marocco che strappano terra al deserto.

CONFINI PLANETARI SICURI

I “confini planetari sicuri” sono i limiti da non oltrepassare per evitare il collasso dell’ambiente che ci sostiene. Purtroppo su 9 limiti già 4 sono stati oltrepassati: riscaldamento globale, perdita di biodiversità, uso dei suoli e alterazione dei cicli biogeochimici (azoto, fosforo).
A “Scala Mercalli” sentiremo dalla voce degli scienziati protagonisti di queste ricerche come evitare di peggiorare la situazione e vivere un futuro sostenibile.
SCALA MERCALLI 
Un programma di LUCA MERCALLI, STEFANO DI GIOACCHINO
ELISABETTA MARINO, MARIELLA SALVI 
Produttore Esecutivo PAOLA D’ARPINO 
Regia di CLAUDIO DEL SIGNORE

GUARDA IL PROMO >>

FONTE NOTIZIA: http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2015/02/scala-mercalli-da-sabato-28-febbraio-lambiente-in-prima-serata/