FONTE ARTICOLO: https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/07/02/caldo-estremo-mercalli-accordo-parigi-oggi/8046375/
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VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE
EVENTI 2
- LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA
CALENDARIO
mercoledì 2 luglio 2025
Caldo estremo, l’appello di Luca Mercalli: “Invece di costruire bombe, si applichi l’accordo di Parigi nella sua forma più drastica”
martedì 12 dicembre 2023
VIDEOCONFERENZA: "DISASTRI IDROGEOLOGICI E CAMBIAMENTI CLIMATICI". Perchè l'entità dei disastri si è andata aggravando nel nostro paese?
GIOVEDI 30 NOVEMBRE 2023 SI E' SVOLTA LA CONFERENZA COME RIPORTATO SOTTO.
LA SI PUO' RIVEDERE REGISTRATA A QUESTO LINK: https://www.radioradicale.it/scheda/714571/disastri-idrogeologici-e-cambiamenti-climatici-perche-lentita-dei-disastri-si-e-andata
ore 18:00
"DISASTRI IDROGEOLOGICI E CAMBIAMENTI CLIMATICI"
Perchè l'entità dei disastri si è andata progressivamente ampliando ?
I cambiamenti climatici fanno vacillare le noste "certezze" sul nostro modello di sviluppo e di vita.
webinar tenuto da:
Climatologo e divulgatore scientifico
MICHELE MUNAFO'
Ricercatore ISPRA, esperto sul consumo di suolo.
GIOVANNI DAMIANI
Biologo, gia' direttore ANPA e presidente GUFI (Gruppo unitario foreste italiane)
PAOLO BERDINI
Urbanista
A cura di
ENRICO DEL VESCOVO
Consigliere nazionale di Italia Nostra e presidente della sezione Castelli Romani.
venerdì 5 agosto 2022
DUE MINUTI E MEZZO DI LUCA MERCALLI.......DA ASCOLTARE E FAR GIRARE. NON ABBIAMO ALTRO TEMPO! BAMBINI INCAXXATEVI!!
giovedì 16 giugno 2022
di Luca Mercalli: SICCITÀ, CALDO E ACQUA RAZIONATA La fisica non mente. Ci restano 10 anni
commento sotto tratto dal blog: http://pontiniaecologia.blogspot.com/2022/06/siccita-caldo-e-acqua-razionata-la.html
dall'articolo di Luca Mercalli sul fatto quotidiano: "Se la politica ha le sue responsabilità nell’ignorare l’urgenza della crisi climatica, l’informazione italiana aggiunge una grande indifferenza al tema, quando non per alcune testate una netta tendenza negazionista. Invece il britannico The Guardian ha da tempo istituito due sezioni del quotidiano denominate Climate crisis ed Environment, dove trovano posto servizi di grande qualità scientifica..." (fonte qui)
LA GRANDE SETE - Da tre decenni la scienza, ignorata, inutilizzata, bollata di catastrofismo e allarmismo, aveva previsto ogni cosa. Il tempo per rimediare è pochissimo: rischiamo di non essere più adatti al futuro.
Il Po è in secca come non l’abbiamo mai visto in questa stagione: poco più di 300 metri cubi al secondo defluiscono a Pontelagoscuro, vicino a Ferrara, la sezione di chiusura dell’intero bacino padano appena prima dell’immissione in Adriatico. In un giugno normale dovrebbero scorrerne qui circa 1.500. È l’effetto della lunga siccità invernale, dell’assenza.......
[l'articolo integrale si può leggere solo se abbonati al FQ qui: https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2022/06/16/la-fisica-non-mente-ci-restano-10-anni/6628604/?utm_campaign=Echobox2021&utm_content=fattoquotidiano&utm_medium=social&utm_source=Facebook&fbclid=IwAR35nMO5nL9GqI8RwzHROiU3acT2dS_q1r8OCW5rHJbKf8FT_n8xEOyF9wI#Echobox=1655370323-1 - fonte anche dell'immagine]
giovedì 14 aprile 2022
di LUCA MERCALLI: Rinnovabili, dieci anni buttati: oggi saremmo più autonomi
Luca mercalli, Presidente comitato scientifico Europa Verde Verdi
Pace o condizionatore? Io rispondo: entrambi.A patto di definire con quale energia alimentiamo il nostro comfort. La guerra russo-ucraina mette in luce le debolezze di un eccessivo approvvigionamento estero di energia fossile. Ma forse non lo sapevamo? È da vent’anni che per motivi ambientali si continua a chiedere la riduzione di uso delle fonti fossili sostituendole con le rinnovabili. Il primo conto-energia – il provvedimento legislativo che aprì ai privati la possibilità di installare pannelli fotovoltaici sul proprio tetto ottenendo un incentivo ventennale – è del luglio 2005. Chi scrive ha prontamente impiantato i suoi primi pannelli nel 2006, li ha mostrati in Tv e sui giornali sperando di convincere le masse a fare altrettanto, ci ha scritto libri e articoli, spesso tra indifferenza, derisione e critiche di snobismo ambientalista. Ridurre le emissioni? Chissenefrega. Importava solo se si guadagnava o meno e la gran parte dei cittadini hanno preferito ai pannelli solari continuare a utilizzare il gas a buon prezzo e usare il denaro per cambiare l’auto a rate da mostrare agli amici al bar. E dopo l’iniziale fiammata fino al 2012 (quando eravamo leader nel mondo per incremento annuo di installazione), burocrazia opprimente, rimodulazione degli incentivi e ostruzionismi fossili assortiti, hanno fermato la rampa di lancio di solare ed eolico facendo tra l’altro chiudere i battenti a migliaia di piccole imprese che erano sorte proprio per assecondare questa positiva richiesta. Nessuno le ha difese. Come tendere una corda tra i piedi di chi sta correndo. Ora le bollette alle stelle e il terrore di rimanere al freddo (o al caldo) in caso di serrata dei gasdotti russi, improvvisamente fa dire ai politici che bisogna correre con l’installazione delle rinnovabili. Ah… ieri dov’erano?
Europa Verde - Verdi Pisa
venerdì 5 novembre 2021
FQ- Apollo”, il ciclone tropicale fatto in casa. E non è che il primo
di Luca Mercalli
In Italia – Un vigoroso ciclone mediterraneo tra la Sicilia e la Libia ha dominato la cronaca meteorologica dell’ultima settimana. Una prima ondata di violenti rovesci, correttamente anticipati con allerta rossa dalla Protezione Civile, ha investito l’isola e la Calabria tra domenica 24 e martedì 26 ottobre, scaricando 268 mm d’acqua a Catania, 452 mm […]
E' sempre un articolo sul Fatto che si può leggere se abbonati.....come per l'altro.....non è difficle immaginare come può finire.....anche perchè......come dice Mercalli......E' SOLO IL PRIMO!!!
FONTE ARTICOLO FQ: https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2021/11/02/apollo-il-ciclone-tropicale-fatto-in-casa-e-non-e-che-il-primo-2/6376842/
martedì 2 novembre 2021
Luca Mercalli: La crescita infinita! - Evento online
Che la crescita infinita in un mondo finito non fosse possibile lo si sapeva da mezzo secolo, da quando nel 1972 uscì il rapporto al Club di Roma "I limiti alla crescita", purtroppo osteggiato e deriso.
giovedì 23 settembre 2021
Mercalli: “La crescita verde non esiste. Cingolani se ne faccia una ragione”
Intervista al climatologo Luca Mercalli. “La risposta dell’Italia in tema di contrasto ai cambiamenti climatici non è all’altezza della sfida. La questione ambientale è già oggi ben più grave della pandemia. Per il clima non esiste vaccino”.
“Bisogna cambiare paradigma economico: la crescita infinita in un mondo finito non è possibile. Questo, il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, che è un fisico, dovrebbe saperlo. Però nelle sue politiche non vedo alcuna visione sistemica che metta insieme gli elementi per provare a costruire una svolta”. Luca Mercalli, climatologo e presidente della Società meteorologica italiana, non ha dubbi: la risposta dell’Italia in tema di adattamento e contrasto ai cambiamenti climatici non è all’altezza della sfida.
Il Sesto rapporto del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc, Intergovenrmental Panel on Climate Change), pubblicato il 9 agosto scorso, è stato più duro dei precedenti nell’imputare alle attività umane la responsabilità dei cambiamenti climatici in corso. Il documento ha inoltre illustrato la possibilità che le temperature aumentino fino a 5,7 gradi entro la fine del secolo in caso di emissioni inquinanti elevate, mentre nello scenario a basse emissioni, quello considerato più favorevole, porterebbe comunque a un incremento tra l’1 e l’1,8 gradi.
Giornali e opinione pubblica nei giorni successivi alla pubblicazione hanno lanciato l’ennesimo allarme. Il problema, però, è conosciuto da almeno trent’anni. Secondo lei, il dibattito in corso è all’altezza della fase geologica e biologica che la Terra sta attraversando?
Direi proprio di no, soprattutto se lo paragoniamo alla mobilitazione che c’è stata per il Covid19. Una pandemia è certamente un fatto grave, ma nel tempo sarà risolvibile e controllabile. Abbiamo già anche un vaccino. I cambiamenti climatici e ambientali, invece, sono di un ordine di grandezza superiore perché irreversibili e non saranno curabili nel momento in cui si manifesteranno in tutta la loro dimensione. Non c’è alcun vaccino per il clima, quindi se vogliamo dimensionare la reazione della politica e della società a questa sfida dovremmo quantomeno fare dieci volte tanto quanto stiamo mettendo in campo per la pandemia. In questo momento, il problema del cambiamento climatico e della perdita della biodiversità, che peraltro è una minaccia irreversibile, vengono trattati come problemi accessori, dei quali si occuperanno, forse, gli altri in futuro. Problemi per i quali basta organizzare qualche conferenza internazionale e introdurre qualche timido segnale di politica ambientale, come il Green deal europeo. Tutte iniziative che sulla carta sono corrette, ma che restano annunci e non corrispondono mai a qualcosa che entra nelle nostre vite, cambiando comportamenti, tecnologie ed economia.
Con il governo Draghi, in Italia, il concetto di ‘transizione ecologica’ è però entrato a far parte del dibattito quotidiano. Il ministro Roberto Cingolani sembra voler puntare tutto su una risposta tecnologica. Secondo lei, le ricette messe in campo sono all’altezza della fase?
Più che a una transizione ecologica mi sembra che si stia parlando di transizione energetica. Il ministro Cingolani non mi dà l’impressione di avere una visione sistemica dei problemi ecologici che sono estremamente pressanti e che dovrebbero dettare l’agenda. Si tratta di una ricetta di tipo tecnico. Cingolani vuole garantire lo status quo dell’economia per evitare rischi di perdita di posti di lavoro o di aumento delle tasse e mantenere una sorta di pace sociale che non venga intaccata da scelte incisive in tema ambientale. Questa, quindi, non è una transizione ecologica, ma un tentativo di conciliare il business esistente, che poi è quello che crea i danni climatici, con qualche palliativo, un pannello solare qui, una pala eolica lì. Il nocciolo della questione è invece capire che le forze naturali che stiamo aizzando con le attività umane sono enormemente più grandi di noi e possono creare, soprattutto per le generazioni più giovani, un pianeta invivibile. La posta in gioco è alta e non può essere messa a confronto con un piccolo aumento delle tasse sull’energia fossile o con qualche posto di lavoro che si perde. Posti di lavoro che tanto si perderanno comunque, perché la spinta dell’economia di mercato è quella di ridurre sempre di più il lavoro umano a favore di quello delle macchine. In questo caso non viene detto nulla: va benissimo che la tecnologia automatizzi i processi mandando a casa le persone. Quando invece si mettono in gioco posti di lavoro per i settori che creano danni climatici, allora si levano i forconi. È chiaro che i governi devono compensare la perdita di posti di lavoro nei settori nocivi trasferendoli in altri virtuosi. Un esempio: l’Ilva di Taranto. Nel momento in cui è stato dimostrato che un processo produttivo danneggia l’ambiente e la salute, si chiude e si ristruttura. A questo punto lo Stato promuove la migrazione dei dipendenti in altri settori virtuosi che devono ancora nascere come, per esempio, le rinnovabili o la mobilità elettrica. Il ministero della Transizione ecologica dovrebbe, inoltre, avere il coraggio di fermare i processi che danneggiano irreversibilmente l’ambiente. Un altro esempio: la legge contro il consumo di suolo. Se non mettiamo un freno a questi processi, non basta mettere in atto una transizione tecnologica con le energie rinnovabili. Abbiamo bisogno di scelte forti anche sul blocco dei processi che creano danni all’ambiente e una riflessione su larga scala sull’economia, perché la crescita economica non è più sostenibile. L’ha detto anche l’Agenzia europea per l’ambiente, un ente istituzionale dell’Unione europea. Quindi bisogna cambiare paradigma economico: la crescita infinita in un mondo finito non è possibile. Cingolani, che è un fisico, questo dovrebbe saperlo, però nelle sue politiche non vedo alcuna visione sistemica che metta insieme questi elementi per provare a costruire una svolta. O si procede in questo modo, o saranno solo dei palliativi temporanei.
Ha anticipato i temi di due domande che avevo intenzione di
porle. La prima è questa: possiamo pensare che, grazie alla tecnologia, sia
possibile mantenere inalterato un modello economico basato sulla crescita
infinita nonostante il pianeta abbia risorse finite?
Aggiungerei che non è semplice cambiare il sistema in un
solo Paese, però un Paese si può fare promotore all’interno dell’Unione europea
per cominciare a elaborare un modello economico che non sia costretto a
crescere costantemente. Altrimenti non ne usciamo. Altrimenti significa solo
dilazionare il problema di qualche anno. Come ha dimostrato anche l’Agenzia
europea per l’ambiente, la crescita verde non esiste e il disaccoppiamento tra
la crescita materiale e immateriale non è possibile. È un’illusione pensare che
si possa crescere senza usare materie prime e riciclando tutti i rifiuti. Si
può fare in parte, ma non è possibile arrivare al 100 per cento. Quindi bisogna
agire sul modello economico e raggiungere un’economia che possa garantire
benessere ai cittadini senza passare da una continua crescita nell’uso di
materie prime e di energia. È chiaro che la tecnologia ci può aiutare, ma ci
vuole anche un impegno etico e filosofico. Chiamiamolo un impegno culturale, a
cominciare dalle persone che non possono continuare con questo tipo di
aspettative verso il futuro. Ci vuole un senso del limite: è questa la grande
rivelazione che andrebbe fatta alla popolazione. Questo non vuol dire che
dobbiamo vivere in miseria, ma effettuare delle scelte. Invece a me sembra che
si voglia fare la rivoluzione verde tenendo tutto così com’è, aggiungendo
soltanto un po’ di vernice.
Mantenendo inalterati gli
interessi economici. Forse è più semplice convincere i cittadini?
Non ne sono sicuro, è una questione culturale. I
cittadini potrebbero convincersi se lo Stato investisse pesantemente sulla loro
informazione. Va fatto capire che è meglio rinunciare a qualcosa di non
indispensabile oggi per garantirci il necessario domani. Mantenendo tutto
inalterato, o perseguendo una finta sostenibilità ambientale, rischiamo di
perdere tutto tra qualche anno perché a sottrarcelo saranno i disastri naturali
generati dal cambiamento climatico contro i quali, poi, non potremo più
negoziare. Oggi abbiamo ancora questa possibilità, ma dobbiamo scegliere. Si
tratta di rinunce marginali rispetto alla qualità della vita, perché riguardano
più il prestigio sociale. Per esempio, il ministro Cingolani ha più volte
difeso l’industria automobilistica di lusso sostenendo di non voler sacrificare
la Motor Valley. Le auto di lusso consumano molto, non sono necessarie e sono
solo una convenzione sociale. Possiamo anche rinunciarvi. La cosa importante è
avere una mobilità sostenibile per tutti, non dobbiamo di certo muoverci a
cavallo.
La seconda domanda riguarda
la legge per fermare il consumo di suolo. C’è una proposta ferma da tempo in
Parlamento e non viene approvata nonostante sarebbe a costo zero. Quanto
inciderebbe sugli obiettivi di riduzione delle emissioni e di tutela della
biodiversità?
Il consumo di suolo in Italia è una tragedia. Stiamo
sacrificando un bene non rinnovabile, che è fondamentale per gli equilibri
naturali, per la biodiversità, per il clima, per difenderci dalle alluvioni,
per la sicurezza alimentare. Il suolo è la nostra assicurazione sul futuro. I
benefici della sua salvaguardia sono immensi, ma si contrappongono agli
interessi dell’industria delle costruzioni, delle grandi opere, a quelli legati
ai valori fondiari, inclusi i vantaggi per i comuni che incassano gli oneri di
urbanizzazione. Questa situazione la cambi solo con una legge. Oggi i comuni si
nutrono di oneri di urbanizzazione per le spese correnti, quindi incentivano la
costruzione. Un governo, però, non dovrebbe nascondersi dietro al fatto che a
mandare avanti i comuni sono questi oneri e che quindi è necessario continuare
a sacrificare il suolo. È come vendere un rene per andare a fare la spesa. Dopo
cosa fai? Vendi anche l’altro? Questo è il classico esempio in cui bisogna
avere il coraggio politico di sacrificare alcuni interessi per portarne avanti
un altro assolutamente superiore, che tra l’altro travalica le generazioni
perché nuovo suolo non può essere fabbricato. Anzi, con il cambiamento
climatico e l’aumento del livello del mare assisteremo a una riduzione del
suolo nazionale a disposizione. L’edilizia, inoltre, può spostarsi sulla
ristrutturazione e sulla manutenzione del patrimonio e delle infrastrutture già
costruite. Pensiamo, per esempio, alla riqualificazione energetica degli
edifici favorita dall’Ecobonus. Un buon provvedimento che può compensare quello
che si perde smettendo di costruire nuovi capannoni in mezzo ai campi.
Lei ha scritto un libro
intitolato ‘Salire in montagna’, nel quale racconta la sua scelta di
trasferirsi in una baita sulle Alpi Cozie, ristrutturata rispettando tutti i
criteri di sostenibilità ambientale, come strategia di adattamento ai
cambiamenti climatici. Da qualche decennio la maggior parte dell’umanità vive
in contesti urbani. Secondo lei, è arrivato il momento di iniziare a ragionare
su un progressivo abbandono delle città? Ovviamente senza distruggere anche la
montagna.
Io penso che in Italia il trasferimento in zone montane possa
rappresentare una scelta per una parte della popolazione, ovviamente non per
tutti. Non esistono bacchette magiche. Quindi a chi mi dice che non è possibile
far trasferire 60 milioni di persone in montagna rispondo che non ho mai
sostenuto questo. Dico solo che può rappresentare una possibilità per quella
fascia di popolazione per la quale, per mille motivi, è più facile realizzare
questa strategia: chi può usufruire del telelavoro, chi ha già una casa in
montagna, diroccata o utilizzata solo per le vacanze. Rivitalizzare i borghi
permette già di riequilibrare la situazione, che oggi va dall’eccesso delle
città sovrappopolate a quello delle zone interne desertificate. Senza creare
nuovo pendolarismo, ovviamente, perché sarebbe assurdo. La regola principale,
inoltre, deve rimanere quella dello stop al consumo di suolo di cui abbiamo
parlato prima: si ristruttura ciò che c’è e non si costruisce nulla di nuovo.
Chiudiamo tornando sulla
transizione ecologica italiana. Lei è d’accordo con l’allarme in merito ai suoi
possibili costi?
Avverto il gioco a spaventare le persone in merito al
fatto che la transizione ecologica costerà un sacco di soldi. Io penso che non
tutto si misura con i soldi e che la sofferenza che ci procurerà il cambiamento
climatico non potrà nemmeno essere quantificata. Basta chiedere a chi,
quest’estate, ha avuto la casa incendiata o travolta da un’alluvione come è
accaduto in Germania. Ragionando a posteriori, molta gente si direbbe
disponibile a pagare dieci centesimi in più la corrente per evitare domani di
avere un fiume che entra in salotto.
(credit foto ANSA/STEFANO PORTA)
Fonte: https://www.micromega.net/mercalli-crescita-verde-cingolani/
mercoledì 13 marzo 2019
Luca Mercalli invita tutti gli studenti a partecipare allo sciopero globale per il clima
martedì 25 luglio 2017
CONGRATULAZIONI A LUCA MERCALLI NOMINATO NEL COMITATO SCIENTIFICO DI ISPRA (... E ALL'AMBIENTE CHE NON POTRÀ CHE GIOVARSENE)!
mercoledì 18 gennaio 2017
Luca Mercalli intervistato dalle Mamme No Inceneritore
Al contrario le "Grandi Opere Puntuali" che agiscono su un territorio limitato, interagiscono con le strutture e gli impianti preesistenti rendendo spesso insostenibile il loro carico inquinante; un esempio tangibile è l'inceneritore che vorrebbero costruire alle porte di Firenze, in un territorio già fortemente inquinato, con molteplici progetti di interventi strutturali (nuova pista aeroportuale, terza corsia autostradale, inceneritore, ...) che aggraverebbero ulteriormente la salubrità del territorio stesso.
Le alternative esistono! basta avere la volontà di metterle in pratica.
Link diretto: https://youtu.be/MymiGRTzAtE
venerdì 8 aprile 2016
La TAV a Scala Mercalli: APPELLO per l'ambiente e la libertà dell'informazione


lunedì 29 febbraio 2016
RICORDATI: OGNI SABATO SERA SU RAI 3, IN ONDA "SCALA MERCALLI"
giovedì 10 dicembre 2015
Lo sfogo e invito all’azione di Luca Mercalli
TORINO – Avrei voluto parlarvi dell’intera conferenza, degli interventi puntuali, precisi, estremamente interessanti di Silvana Dalmozzone, professoressa associata di Economia dell’ambiente, di Roberto Palea, presidente del Centro Studi sul Federalismo, e di Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana. Ero lì proprio per documentare questo momento importante, volto a capire quale fosse la situazione sulla delicata Cop21. Come probabilmente sapete, infatti, sono in corso a Parigi i negoziati COP21 tra i più importanti Capi di Stato della terra, con termine ultimo il 12 dicembre 2015, volti a definire un nuovo piano di riduzione delle emissioni globali di gas serra, da cui dipenderà il futuro del mondo intero.
Tuttavia finita la presentazione, è stato dato il consueto spazio alle domande da parte del pubblico. E’ lì che difronte ad una domanda posta dall’amico Jean-Louis Allion, presidente del movimento della decrescita felice italiana, che le parole di Luca si sono fatte estremamente incisive, forti, dense. Il suo discorso ha colpito nel profondo i presenti. Nel suo incedere il volto sembrava animato da un impeto poderoso. Forse perché non v’è più tempo per aspettare. E’ giunto il momento di agire, e con decisione. Per questo ho deciso di riportarvelo parola per parola (quelle in stampatello sono quelle pronunciate con maggiore enfasi). Per quanto riguarda i contenuti della conferenza, vi invito a rivedere le puntate di Scala Mercalli1, programma andato in ondata la scorsa stagione su Rai3. “
E’ irreversibile quello che abbiamo fatto, il petrolio si è formato in un periodo storico geologico storicamente unico nella storia del pianeta, Punto. Non si fermerà (forse) mai più. E quindi non c’è più per tutte le generazioni successive. Se continuiamo il business as usual, avremo bisogno dell’equivalente di tre terre al 2050 con nove miliardi e sei di umani. NON CI SONO! Natura in bancarotta! Punto. L’alternativa è rientrare prima possibile nelle possibilità dell’unico pianeta che abbiamo che però imporranno una certa decrescita, volenti o nolenti. La politica, secondo me, può fare molto nel decidere COSA e CHI far decrescere. Cioè, il COME metterci d’accordo, sono sicuro appartenga al nostro dominio dei desideri. E su questo possiamo agire, sul fatto che si DEBBA mettersi d’accordo per arrivare a quella decrescita globale negli usi delle risorse e nella restituzioni di scorie. Questo ci è imposto dell’esterno.
La mia metafora è: siamo tutti su un aereo. C’è la business class, ci sono gli sfigati nei sedili più piccoli e stretti dietro, ma l’aereo a un certo punto finisce il carburante. E’ vero che dentro litigano: “E’ colpa tua, hai consumato di più che eri in business class, tu sei più ricco! Io sono più povero e sfigato!”, Possiamo litigare sin quanto volete, ma se non ci mettiamo d’accordo l’aereo PRECIPITA dopo dodici minuti. Quindi l’unica cosa saggia non è litigare su di chi era la colpa storica. Certamente, un minimo di negoziato ci deve essere, ma in dodici minuti io devo scegliere di fare: o un atterraggio di emergenza o dotare tutti di paracadute oppure uccidere una parte di quelli che sono sull’aereo per lasciare il paracadute, magari, ai soliti ricchi che sono seduti davanti. Da li non ne usciamo, vince la termodinamica. Tutto il resto sono PII DESIDERI NOSTRI, prettamente antropocentrici. Dobbiamo metterci in testa che l’abbiamo combinata grossa. Queste cose si sapevano già quarant’anni fa, abbiamo aspettato.
Come disse Churcill: “L’era delle conseguenze è iniziata”. Le bombe naziste iniziano a cadere; potete dire tutto quello che cazzo volete, ma SONO BOMBE! Non le fermate con le MANI o con le IDEE, o con i DESIDERI. Quindi adesso la situazione si fa critica e quindi il mio invito è: INCAZZATEVI MOLTO! E cominciate a pensare a che cosa sacrifichereste della vostra vita perché sicuramente nei paesi occidentali vi sono tante cose superflue che si possono abbandonare senza danni, così come ce ne sono altre necessarie. E la decrescita oggi, seppur ci sia molto da fare, cerca di fare quello. Salvare le cose buone e importanti, magari il Welfare che è importante, e abbandonare il SUV, che non lo è. E spiegare all’indiano che NON DEVE diventare come noi, ma fargli capire che dopo la sbornia e le cazzate che abbiamo importato in questi anni, forse si può vivere con un po’ meno di oggetti materiali e con delle soddisfazioni uguali.
Tuttavia, notate, che pur all’interno della redistribuzione auspicabile e auspicata, quel grafico lì non varia. Alla fine se non si fa la decrescita tutti in un modo che stabiliremo con la politica, la torta l’abbiamo mangiata tutta. Come dice quel detto americano, non si può avere la torta e mangiare la torta. E adesso la situazione è questa qui, noi dobbiamo rientrare il prima possibile nelle condizioni di limite del pianeta. E lo dobbiamo fare, tra l’altro, nella situazione attuale. Figuratevi tra cinquant’anni. Ecco perché io la vedo un po’ dura, ma lascio aperto un piccolo spiraglio.
La società umana è un insieme caotico di scelte, cioè un sistema complesso ad elevata dipendenza dalle condizioni iniziali, come l’atmosfera. Il battito di una farfalla in Brasile può provocare un tornado in Texas (formulata da un meteorologo, Edward Lorenz). Allora, PUO’ anche darsi che ce la facciamo. Qualcosa di molto piccolo, qua e là nel mondo, può stimolare un cambiamento molto grande, magari questa serata. Il battito delle ali potrebbe essere questa serata a Torino, così come può esserlo ogni altra azione. E l’elemento nuovo è la rete. Effettivamente Internet per la prima volta nella storia dell’umanità mette tutti in comunicazione, permette di scambiare informazioni, di mettere in comunicazione comunità di persone con delle affinità, il baùsca sta con il baùsca (in riferimento ad un intervento precedente, si intende il tipico imprenditore milanese), ma voi potete mettervi insieme contro di lui, ma FATELO! Non lo state facendo.
Usate questo cavolo di nuovo mezzo che abbiamo. Non come disse un grande della fantascienza Arthur Clarke, autore di Odissea nello spazio, che nel 1969 scrisse “ Quanto più i mezzi di comunicazione progredivano, tanto più essi venivano utilizzati per trasmettere stupidaggini!”, VERISSIMO! Pensate a tutto quello che fluisce ogni giorno su Facebook, su Whatsapp, e cose di questo genere. USATELO per trasmettere questa roba qui. Allora può darsi che forse, improvvisamente, un sistema catalitico sociale si metta in moto e cambi in quei tempi che abbiamo detto prima il paradigma, perché prima di tutto è un salto culturale. Poi vi sono gli aspetti meramente pratici, ingegneristici, il pannello solare, ma io NON CREDO che ce ne sarà per tutti così. Non potremo dare la macchina elettrica anche a tutti gli indiani e a tutti i cinesi. BISOGNERA’ negoziare un livello di vita dignitoso che soddisfi almeno i livelli fondamentali di quelli che chiamiamo una buona vita ma non più come possa riprodurre quello che abbiamo fatto sin’ora. Questa è la mia impressione.”
Un applauso pieno di energia ha accolto le parole di Luca Mercalli. Speriamo che, dato il primo principio della termodinamica, tali energie non vengano distrutte ma che si trasformino, passando da una forma ad un’altra: quella dell’azione.
- See more at: http://blog.italiachecambia.org/dai-territori/2015/12/08/sfogo-invito-azione-luca-mercalli/#sthash.hNRGW7Dq.dpuf
giovedì 26 febbraio 2015
Scala Mercalli: da sabato 28 febbraio l’ambiente in prima serata!
Dal
28 febbraio su RAI3 la nuova trasmissione di Luca Mercalli, fra i primi
aderenti al Forum Salviamo Il Paesaggio. Si parlerà della crisi
ambientale (cambiamenti climatici, esaurimento risorse, uso del
territorio, agricoltura e gestione dei rifiuti) ma anche delle
soluzioni che già esistono per potere invertire questa tendenza.
SCALA MERCALLI
CONDUCE LUCA MERCALLI -DA SABATO 28 FEBBRAIO ORE 21:30 RAI3
Mercalli parlerà della profonda crisi ambientale del nostro pianeta, ormai quasi al collasso, in una prima serata televisiva come quella del sabato che nella linea editoriale di Rai3 è tradizionalmente destinata alla divulgazione scientifica.
Documentari originali da tutto il mondo – dai ghiacci delle Ande alle megalopoli cinesi – e grandi ospiti del mondo scientifico per approfondire temi quali i cambiamenti climatici, le risorse energetiche fossili e rinnovabili, la gestione dei rifiuti, l’uso del territorio e la vulnerabilità agli eventi estremi, la protezione civile e l’agricoltura sostenibile.
CONFINI PLANETARI SICURI
Un programma di LUCA MERCALLI, STEFANO DI GIOACCHINO
ELISABETTA MARINO, MARIELLA SALVI
Produttore Esecutivo PAOLA D’ARPINO
Regia di CLAUDIO DEL SIGNORE




