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martedì 27 luglio 2021

Quanto è green perseverare nella sostituzione sociale in Oltrarno? Le parole di Pancho Pardi spingono a riflettere: anche gli ultimi mohicani resistenti dovranno sloggiare?

Associazione di volontariato Idra

iscritta al Registro Regionale del Volontariato della Toscana per la promozione e la tutela del patrimonio ambientale e culturale

Tel. 055.22.39.92, 320.053.52.58

idrafir@gmail.com, idraonlus@pec.it; http://www.idraonlus.it, https://www.facebook.com/idra.firenze

FONTE: http://www.idraonlus.it/2021/07/27/quanto-green-perseverare-nella-sostituzione-sociale-oltrarno/

COMUNICATO STAMPA, 27.7.’21 

Ventiduesima lettera alla giunta di Firenze che accompagna le note arrivate a Idra a corredo dell’adesione al Manifesto Boboli-Belvedere. Oggi, le parole di Francesco ‘Pancho’ Pardi, già senatore della Repubblica nel corso della XVI legislatura (2008-2013) e professore associato di Urbanistica all’Università di Firenze, studioso dei processi di trasformazione territoriale, in particolare dei temi legati all’ambiente e al paesaggio, su cui ha pubblicato numerosi articoli e saggi.

Su cosa ci invita a riflettere il prof. Pardi?

Intanto, sui limiti oggettivi che pone, alla mera praticabilità del piano di azione avallato da Palazzo Vecchio, la concessione di un 86% di turistico-ricettivo in quel fazzoletto proibitivo di città, in un’area fragile come il ‘Poggio delle Rovinate’: “Aprire in quel contesto l'enorme cavità ipogea immaginata per il parcheggio sotterraneo è scelta irresponsabile”.

In secondo luogo, Pardi segnala la drammatica perdita di valore cui andrebbe incontro uno spazio di qualità del vivere amato dalla popolazione: per effetto della trasformazione accordata, la collettività “sarà costretta ad assistere impotente allo snaturamento di un luogo urbano caratterizzato soprattutto dalla presenza umana rarefatta, dal riserbo e dal silenzio”.

Inoltre, le caratteristiche del destinatario che beneficerebbe del generoso avallo urbanistico prospettato aggiungerebbero allo spopolamento del centro storico causato dalla resa al ‘turismo mordi e fuggi‘ un’ulteriore sgradevolissima nota di selezione sociale: “Firenze ha già sperimentato i danni ormai irrimediabili del turismo mordi e fuggi e vuole ora assaggiare la tentazione del turismo per soli ricchi.” Come osservava nel suo contributo Maria Cristina François, la massiva turistificazione d’élite di Costa San Giorgio assesterebbe un ulteriore colpo all’identità dell’Oltrarno.

Pancho Pardi propone quindi un’impietosa chiave di lettura del diniego che la Giunta ha fin qui opposto alla domanda di partecipazione proveniente (com’è del tutto naturale) dal basso, dagli ultimi mohicani resistenti nelle loro case del Centro storico. Ignorati e respinti. E ne deduce una conclusione amara, che difficilmente si potrà archiviare come si trattasse di una semplice boutade: “Non stupisce che le autorità politiche cittadine pratichino la più ipocrita negazione delle esigenze partecipative”.

“Davvero niente di nuovo sotto il sole dell’urbanistica a Firenze, nonostante le copiose promesse di cambio di paradigma?”, continua a chiedere Idra a sindaco e assessori!

 

Seguirà l’intervento di Andrea DE MARCHI, professore ordinario di Storia dell’arte medioevale all’Università degli studi di Firenze.

Il contributo di Pancho PARDI

 

Qualche motivo per non approvare la variante proposta per il complesso di Costa San Giorgio.

Un rilievo essenziale è stato espresso dai geologi. Le bancate arenacee del substrato hanno giacitura a franapoggio e immergono verso l'Arno. Il luogo ha subito franosità storica messa in evidenza anche da divieti granducali a costruire. Aprire in quel contesto l'enorme cavità ipogea immaginata per il parcheggio sotterraneo è scelta irresponsabile.

La vendita del bene pubblico a privati affinché ne facciano ciò che vogliono unicamente in vista del proprio guadagno è l'ennesima sconfitta nella difesa dei beni culturali comuni. L'alienazione è tutta a favore del privato, la collettività non riceve alcuna compensazione per il danno subito. Anzi sarà costretta ad assistere impotente allo snaturamento di un luogo urbano caratterizzato soprattutto dalla presenza umana rarefatta, dal riserbo e dal silenzio.

Il progetto della teleferica che vorrebbe concedere al nuovo paradiso del capitale privato  il godimento di un suo personale legame con il Forte Belvedere è più che scandaloso. Sorvola abusivamente il giardino di Boboli per offrire all'utente privato la scenografia di lusso stupefacente per irretire clienti danarosi alla ricerca di emozioni esclusive. Firenze ha già sperimentato i danni ormai irrimediabili del turismo mordi e fuggi e vuole ora assaggiare la tentazione del turismo per soli ricchi.

Non stupisce che le autorità politiche cittadine pratichino la più ipocrita negazione delle esigenze partecipative. La partecipazione, inutilmente formalizzata con legge regionale, va bene solo se è rigorosamente finta. Costruita ad hoc con interlocutori compiacenti, come i commensali manzoniani che si limitavano ad annuire.

Sotto questo profilo l'operazione Costa San Giorgio si iscrive nella stessa logica che guida lo smantellamento delle Alpi Apuane fino al consumo definitivo del suo patrimonio marmifero. La Regione Toscana con la retorica della sua incomparabile personalità storica, paesistica e culturale nasconde invece proprio la demolizione dei suoi caratteri originali.

 

Post scriptum: se i soldi guadagnati con l'alienazione del bene pubblico saranno spesi con questa logica c'è da tremare.

 

Pancho PARDI

già professore associato di Urbanistica all’Università di Firenze e senatore nella XVI legislatura


venerdì 18 giugno 2021

SOS Belvedere. Un angolo d’incanto fiorentino da difendere!


Associazione di volontariato Idra

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COMUNICATO STAMPA, 18.6.’21

 

Custodi della collina: la passeggiata a Belvedere è già un video

Idra invia in giunta il film del terzo atto del “Laboratorio Belvedere”. Insieme a due contributi particolarmente utili

 

Si è svolta solo due giorni fa, ma è già un video pubblicato in rete, la passeggiata gratuita, lenta e allegra organizzata da Idra come terzo appuntamento pubblico del progetto partecipativo negato che la cittadinanza attiva dell’Oltrarno persegue a prescindere dalla fragorosa indifferenza del governo della città, dopo l’audizione in commissione Territorio del Quartiere 1 e la maratona oratoria sotto la torre di Arnolfo. Mario Carniani ci guida a gustare per due ore arte, architetture, paesaggi, colori, devozioni, racconti, poesie, biografie, aneddoti che si snodano – legati dal filo continuo della storia della città -  lungo le dolci Via San Leonardo e Costa San Giorgio: un angolo d’incanto fiorentino da difendere, sul quale incombe un'improvvida variante urbanistica che minaccia di snaturarne ambiente, memoria e vivibilità.

Passione, curiosità e attenzione nella composita brigata di custodi della collina che ha partecipato alla visita: più generazioni, compresi splendidi ragazzi di liceo e scuola media, due visitatrici dalla Germania, nuovi compagni di viaggio aggiuntisi strada facendo, un parroco e un volontario ad accoglierci nelle antichissime chiese di San Leonardo in Arcetri e San Giorgio alla Costa e dello Spirito Santo, appena restaurata nel suo fastoso decoro barocco e rococò, e invitato speciale Giuliano, che alla passeggiata ha dedicato il tocco della sua arte con la vignetta che qui condividiamo. Alla fine, la sensazione di avere raggiunto lo scopo: quello di vivere in diretta, intrecciando conoscenze a emozioni, uno scorcio speciale di Firenze sul quale iniziano però a profilarsi minacce di degrado che meritano la massima attenzione. Inaspettato, ad esempio, lo sgradevole volume di traffico motorizzato deviato ultimamente su questa delicata viabilità….

Restituire il clima dell’iniziativa attraverso le parole ispirate di Mario Carniani, fondatore del Centro Guide Turismo di Firenze e Toscana, e l’accorta regia video di Salvatore Di Fina è l’obiettivo che persegue oggi la nona nota trasmessa al sindaco e agli assessori della città. Come nelle precedenti lettere certificate inviate alla squadra di governo, trasmesse per conoscenza ai consiglieri comunali e del Quartiere 1, si propongono testi-stimolo provenienti dalla maratona oratoria civile avviata il 28 maggio ma ancora in pieno corso, dato che nuovi contributi arrivano continuamente, anche da piattaforme web non fiorentine alleatesi all’Oltrarno in questa battaglia (ad esempio, su Odissea, le testimonianze di Romano Rinaldi, di Giuseppe Oreste Pozzi, di Marco Vitale).

Oggi Idra propone alla giunta le riflessioni di Lorenzo Orioli, agronomo funzionario di Stato, e di Marco Massa, architetto, già professore ordinario di Urbanistica.

Il primo denuncia lo svuotamento di Firenze come “risultato di una politica decennale, pianificata, programmata, di allontanamento dei residenti, in particolare dal centro storico”.  Ma mentre oggi si dichiara che non si vogliono più resort, “si incrementano gli student hotels, così che la popolazione non residente sarà comunque sostituita da una popolazione solo abitante, cioè residente per qualche  tempo in più rispetto al solito turista mordi e fuggi”. Ma la pandemia ha mostrato come lo svuotamento della città dai turisti l’abbia lasciata "più deserta". Una città così, osserva anche Orioli, “perde la sua anima e perde la sua attrattiva”. Togliere poi la fruizione pubblica dei beni pubblici per crearne una servitù, come minaccia il progetto che potrà originarsi dalla variante adottata per Costa San Giorgio, “tradisce il sistema di bellezza diffusa che è tipico di questa città, della Toscana e dell'Italia. E' la triste indicazione che, ancora una volta, la fruizione del bello è questione elitaria”. Per di più, “in una città in cui la bellezza era stata concepita anche per il povero”. Particolarmente efficace suona la descrizione degli esiti della vera e propria sostituzione civica che questa cultura urbanistica inevitabilmente determina: “L'operazione di svuotare la città ha raggiunto il suo obiettivo politico-elettorale: non avere cittadini residenti vuol dire non accorgersi dei problemi e non avere opposizione e rappresentanza civica. Nel frattempo, però, si è reso il centro storico una periferia. Il motto-programma politico di qualche anno fa "la periferia al centro" si è dunque realizzato”.

Marco Massa, da parte sua, di fronte alle conseguenze prevedibili di una trasformazione “incompatibile con le caratteristiche sia del complesso che con la situazione ambientale”, che “acuirebbe gravemente le disuguaglianze nell’uso dello spazio urbano”, affida ad una precisa proposta operativa la pars construens del ragionamento: “Sostituire il cosiddetto piano delle valorizzazioni e alienazioni con un vero piano delle destinazioni per tutte le proprietà pubbliche, un piano della città pubblica (edifici, spazi, infrastrutture), in particolare delle proprietà di valore storico culturale, prima che spariscano del tutto […] Questo sarebbe il modo serio, concreto, trasparente di “valorizzare” il patrimonio pubblico e di investire nella “cultura” al di là del fumo degli annunci”.

“Non cessiamo di attendere da qualche componente di codesta Giunta – scrive, concludendo, il presidente di Idra - un segno di attenzione alla campagna di informazione e di coinvolgimento partecipativo che la scrivente associazione persegue da mesi, apparentemente inascoltata da Palazzo Vecchio”. Ricordando l’impegno della cittadinanza attiva “custode della collina che ospita in area Unesco i due ex conventi, medievale e cinquecentesco, oggetto della massiccia trasformazione urbanistica prevista dalla variante semplificata adottata il 1 giugno 2020. Variante sui cui contenuti ben 677 residenti dell’Oltrarno / Quartiere 1 Vi hanno invitato educatamente ad accordare un dibattito pubblico”.

 

Seguiranno gli interventi di Leonardo Rombai, già professore ordinario di Geografia nell'Università di Firenze, presidente di Italia Nostra-Sezione di Firenze, e Luigi Zangheri, presidente emerito dell’Accademia delle Arti del Disegno, già docente di Restauro del verde storico e di Storia del giardino e del paesaggio.

  

I contributi di Lorenzo ORIOLI e Marco MASSA

Le lacrime di coccodrillo del Sindaco (vedasi La Repubblica di Firenze del 21 maggio 2021) espresse per lo svuotamento di Firenze non sono altro che il risultato di una politica decennale, pianificata, programmata, di allontanamento dei residenti, in particolare dal centro storico. Un fenomeno in discesa che risale all'inizio degli anni Ottanta del secolo scorso e che ha fatto perdere alla città, in venti anni, cioè sino al 2002, circa 91 mila residenti, ed altri circa 15 mila tra il 2000 e quest'anno. Oggi siamo poco meno di 359 mila. Questo è il fenomeno. L'epifenomeno è la svendita, anche questa pianificata e programmata, degli edifici storici in città, di proprietà pubblica... Altre lacrime di coccodrillo. Mentre infatti si dichiara che non si vogliono più resort, si incrementano gli student hotels, così che la popolazione non residente sarà comunque sostituita da una popolazione solo abitante, cioè residente per qualche  tempo in più rispetto al solito turista mordi e fuggi. E' questa la garanzia e l'argine alla svendita e alla rendita? I buchi neri della città, gli edifici storici di cui non si sa cosa farsene, si alienano e così la città viene immoralmente deprivata. Nell'ottica che ciò che viene venduto è definitivamente perso sta l'operazione Costa San Giorgio. Il caso Villa Basilewsky diventa quasi accessorio a questo sistema di gestione immobiliarista del patrimonio pubblico, inaugurato qualche consiliatura fa e di cui l'attuale Sindaco è fedele prosecutore. La pandemia ha però mostrato come lo svuotamento della città dai turisti ha lasciato la città "più deserta" . Una città così perde la sua anima e perde la sua attrattiva, anche per quei turisti extra lusso di Costa San Giorgio.

Togliere la fruizione pubblica dei beni pubblici per crearne una servitù, come è previsto per Boboli e la sua cremagliera, tradisce il sistema di bellezza diffusa che tipico di questa città, della Toscana e dell'Italia. E' la triste indicazione che, ancora una volta, la fruizione del bello è questione elitaria. In una città invece in cui la bellezza era stata concepita anche per il povero (Ospedale degli Innocenti), si capisce che il sistema di valori che orientano l'attuale amministrazione sono il proprio contrario di quello spirito che ha permesso la costruzione di piazze, chiese e palazzi: è tutto quello che oggi si vuole vendere o trasformare in parcheggi, sopra o sotto terra.

Nella città che accoglie il festival dell'Economia Civile si promuove la rendita, che è immorale, e che va contro i principi ispiratori di quella stessa economia civile che si vuole promuovere. Un tempo, all'ipocrisia politica si opponeva un minimo di pudore pubblico, oggi non se ne ha neanche sentore. L'operazione di svuotare la città ha raggiunto il suo obiettivo politico-elettorale: non avere cittadini residenti vuol dire non accorgersi dei problemi e non avere opposizione e rappresentanza civica. Nel frattempo, però, si è reso il centro storico una periferia. Il motto-programma politico di qualche anno fa "la periferia al centro" si è dunque realizzato.

Lorenzo ORIOLI

agronomo funzionario di Stato, già docente a contratto Università di Firenze

 

Anche io credo che la trasformazione in resort proposta per l’ex caserma Vittorio Veneto sia da impedire per almeno due ragioni.

Perché da un lato rappresenta un esempio emblematico di quella politica sciagurata perseguita da anni non solo a Firenze attraverso il cosiddetto “piano della valorizzazioni e alienazioni” che pensa di risanare la finanza pubblica privatizzando e svendendo il patrimonio pubblico compresi gli edifici monumentali anziché con una più equa politica fiscale. A Firenze questa politica ha già fatto perdere molti complessi importanti (ultimo l’ex Teatro comunale)

Dall’altro perché ritengo sbagliato l’intervento proposto, anche se il complesso non fosse svenduto, ossia la sua trasformazione per la massima parte in villaggio turistico di lusso. E’ una trasformazione incompatibile con le caratteristiche sia del complesso che con la situazione ambientale per i motivi e con gli effetti negativi già elencati da molti.

Tutto ciò acuirebbe gravemente le disuguaglianze nell’uso dello spazio urbano.

E’ allora inutile che da un lato il comune annunci roboanti novità di sviluppo degli spazi pubblici nel Piano urbanistico operativo e chieda i fondi europei (che pur con tutti i limiti pongono la coesione sociale  come requisito indispensabile) se dall’altro nella pratica liquida gli spazi già di sua proprietà che sarebbero adatti come sedi di nuovi servizi ad esempio sanitari, come le cosiddette “case della salute”.

Invece quello che servirebbe sarebbe sostituire il cosiddetto piano delle valorizzazioni e alienazioni con un vero piano delle destinazioni per tutte le proprietà pubbliche, un piano della città pubblica (edifici, spazi, infrastrutture), in particolare delle proprietà di valore storico culturale, prima che spariscano del tutto: in quell’ambito si potrebbero forse selezionare le parti alienabili prive di valore storico-culturale o urbanistico inquadrandole nelle indicazioni per l’assetto di tutto il sistema, ma stabilendo anche una effettiva politica di interventi di recupero e di destinazioni sociali. Qualche esempio sporadico c’è: le Murate sono apprezzate da tutti. Questo sarebbe il modo serio, concreto, trasparente di “valorizzare” il patrimonio pubblico e di investire nella “cultura” al di là del fumo degli annunci.

Marco MASSA

architetto, già professore ordinario di Urbanistica alla Facoltà di Architettura di Firenze

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mercoledì 26 maggio 2021

IDRA: Costa San Giorgio, area Bardi/Belvedere/Boboli: parla il geologo

COMUNICATO STAMPA, 26.5.’21

Urbanistica in riva d’Arno. Non c’è solo il cosa: anche il dove!

Alla maratona civile di venerdì sulla collina di Belvedere parla il geologo: “L’area è contraddistinta da un equilibrio precario”

 

Un’altra firma illustre sotto il Manifesto Boboli-Belvedere, per l’appuntamento di venerdì mattina alle 11 sotto Palazzo Vecchio con la classe politica che amministra la città: si imbocchi la strada maestra dell’urbanistica partecipata! Perché – ricordiamolo - i programmi di scavo per la nuova destinazione turistico-ricettiva della ex Scuola di Sanità militare interessano la collina in cui Bernardo Buontalenti perse a 11 anni la casa e i familiari: “A' di 10 di novembre 1547, a ore 16 in circa, cominciò a smuoversi et a rovinare il poggio di S. Giorgio, dirimpetto a S. Lucia nella Via de' Bardi; a dove la Parte [ossia i Capitani di Parte, cui ormai erano rimaste soltanto le funzioni di edili], per commissione de' duca Cosimo de' Medici, fe’ fare quel muro dove è quello epitaffio che dice ter collassa. E quando detto poggio si cominciò a smovere, si rabbuiò di tal sorte, che pareva mezza ora di notte; et io lo viddi con li occhi miei, e mi fe’ stupire: e rovinorno di molte case, e vi morse dua donne et uno uomo” (Diario Fiorentino di Agostino Lapini dal 252 al 1596, G. C. Sansoni, Editore -1900).

 

“La ex Caserma Vittorio Veneto, già sede dell’Accademia Militare di Sanità, è situata in uno dei luoghi più caratteristici di Firenze, stretta fra l’Arno, il complesso di Forte Belvedere, Palazzo Pitti. Un luogo denso di memorie storiche e di emergenze architettoniche uniche al mondo. Dal punto di vista territoriale e ambientale, proprio per l’unicità dei luoghi e della bellezza naturale dal valore inestimabile, si ha difficoltà ad indicare l’emergenza più emblematica giacché tutto appartiene alla storia di Firenze, del rinascimento e quindi del mondo.

Dal punto di vista più propriamente naturalistico l’area è contraddistinta da un equilibrio precario giacché almeno due sono le emergenze che tale la rendono.

L’ossatura geologica di tutto il rilievo è costituita da quella che un tempo era chiamata pietraforte, la stessa di molti palazzi e ponti fiorentini compreso Palazzo Pitti. Si tratta, come è noto sinteticamente, di una successione di arenarie generalmente a grana fine ma con livelli anche più grossolani, di colore “marrone avana ma non spento”, alternati a livelli francamente argillitici. I pochi affioramenti esistenti evidenziano una inclinazione verso nord-nord est, ovvero verso Via dei Bardi come segnalato nella cartografia specifica. Questa inclinazione, laddove si presenta meno inclinata del pendio, può dar luogo a movimenti gravitativi come già accaduto nei secoli passati.

Inoltre, e questa è la seconda emergenza da segnalare, tutto il versante presenta una ricchezza d’acqua tanto sorprendente quanto poco nota se non agli abitanti di Via dei Bardi e di Lungarno Torrigiani, della quale sono testimone diretto avendo potuto eseguire un sopralluogo, nell’ottobre del 2020, in una abitazione al piano terra di Via dei Bardi, proprio sotto il complesso ex militare. Ebbene, non solo i proprietari della casa lamentavano che periodicamente, e non sempre in coincidenza di eventi piovosi severi, la casa era invasa dall’acqua che filtrava da monte, ma tutto lo scantinato era invaso da una lama d’acqua fra i 30 e i 40 centimetri, che secondo la testimonianza dei proprietari difficilmente si prosciugava anche durante la stagione asciutta.

Queste due particolarità suggeriscono, se non impongono, che già in sede dell’eventuale  approvazione della variante urbanistica sia reso obbligatorio che tutta l’area contenuta nel quadrilatero Via dei Bardi, Piazza di Santa Maria Soprarno, Palazzo Pitti, Porta San Giorgio, Santa Lucia dei Magnoli venga preventivamente investigata con dovizia di indagini geognostiche sia dirette che indirette per ricostruire non solo l’assetto geo-strutturale in corrispondenza soprattutto degli scavi, per valutarne la stabilità propria e gli effetti indotti al costruito, ma anche il modello idrogeologico locale e le sue variazioni stagionali.”

 

Vittorio D’ORIANO

geologo, componente della Consulta dell'ISIN, Ispettorato Nazionale per la Protezione Nucleare e Radioprotezione

già Vice Presidente Consiglio Nazionale Geologi

già Presidente della Fondazione Centro Studi del Consiglio Nazionale dei Geologi


FONTE ARTICOLO http://www.idraonlus.it/2021/05/26/urbanistica-riva-darno-ce-il-cosa-anche-il-dove/




martedì 4 maggio 2021

Firenze, Idra a Giani: “Che c’entra il people mover col Recovery Fund?”

COMUNICATO STAMPA, 4.5.’21

Giuliano - Stadio Franchi e passione per i treni

Collegherebbe S. Maria Novella con una stazione TAV inesistente? Improponibile coi soldi della Next Generation!

 

Idra solleva il caso con una dettagliata controanalisi inviata ieri al presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e alla nuova ad di Rete Ferroviaria Italiana Vera Fiorani.

E’ davvero curioso, afferma infatti, che tra i progetti toscani che potranno essere realizzati con le risorse del Recovery Fund ci sia anche la navetta – o people mover – che consentirà il collegamento tra Santa Maria Novella e la stazione fiorentina dell’Alta Velocità.

Come è stato comunicato a dicembre dello scorso anno, l’intera opera TAV richiederebbe nel migliore dei casi sei anni di lavori, per entrare in funzione soltanto nel 2027. E sappiamo bene di quanti ritardi è stata capace nei 22 anni che ci separano da quel 3 marzo 1999 in cui venne approvata! Nel 2027 saremmo in ogni caso oltre la scadenza prevista per avere legittimamente diritto di accesso al Recovery Fund. Come è stato possibile quindi inserire nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza i 75 milioni necessari a realizzare un’opera apparentemente priva di utilità trasportistica e sociale per tutto il tempo che trascorrerà prima di vedere in esercizio – se mai avverrà - il doppio sottoattraversamento TAV da Campo di Marte  a Castello? Lo chiede Idra al presidente Giani e alla Ad Fiorani evidenziando come, per giunta, sia lo stesso “Parere tecnico alla nota dell’Associazione IDRA e alle controdeduzioni di RFI”, trasmesso in data 25 marzo 2021 all’Associazione dall’attuale Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, a descrivere come incompiuto persino il processo di rivisitazione del progetto, la tanto agitata project review.

Ma c’è di più. Idra segnala altre apparenti macroscopiche incongruenze nella presentazione dell’accordo concluso fra Regione e RFI a Roma venerdì scorso.

Se infatti il people mover dovrà risultare realizzato entro il 2026, e dunque prima dell’entrata in esercizio dell’eventuale TAV sotterranea,  a lume di naso l’ingombro determinato dall’attestamento al binario 1-2 sembra prefigurare condizioni di accresciuta criticità per la mobilità regionale e metropolitana su ferro, invece che l’annunciato “risultato di grandissimo valore con cui si libererà la rete di superficie dal transito dei treni AV, apportando benefici alla mobilità regionale e metropolitana e arricchendo l’offerta di servizi a vantaggio della città”, come invece recita il comunicato della Giunta regionale. In altre parole, sarebbe un danno, non un vantaggio. Ecco perché Idra chiede spiegazioni anche sul modello di esercizio, esteso alle intere 24 ore e programmato entro il 2026 per la relazione “Stazione Foster” – “Stazione S. Maria Novella”, dato che si parla di una “potenzialità di trasporto calcolata in 21 mila passeggeri al giorno”!

Ma sull’intera partita descritta da “Toscana Notizie” Idra chiede accesso agli atti: al testo dell’accordo, al dossier progettuale del people mover (75 milioni per 1300 metri!) e dell’annunciata ‘fermata Circondaria’ (altri 60 milioni), alla documentazione degli spazi che ospiterebbero la soluzione impiantistica del/dei binario/binari chiamato/i a ospitare il people mover nel contesto esistente della stazione S. Maria Novella. Non senza segnalare al presidente Giani, che in altre occasioni ha dimostrato scarsa dimestichezza coi dati, i numeri e i connotati del progetto, un’importante inesattezza anche nella denominazione della stazione. “Risulta non corretta la definizione “Belfiore” adottata per la “Stazione Foster”, scrive Idra. Questa nulla ha a che vedere infatti – per ubicazione, architettura, contesto residenziale e ambientale,  funzione urbanistica - con la “Stazione Belfiore”, il cui progetto è stato respinto in sede di Conferenza di servizi il 3 marzo 1999. Dalla “Stazione Belfiore” la “Stazione Foster” (o “Stazione Circondaria”) differisce inoltre per una importante e grave lacuna procedurale: il mancato assoggettamento alla Valutazione di Impatto Ambientale, e di conseguenza la mancata presentazione e discussione pubblica del progetto, così come l’esclusione della cittadinanza e del mondo accademico, tecnico e scientifico dal diritto a proporre contributi e osservazioni all’interno del procedimento”.


Associazione di volontariato Idra

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FONTE: http://www.idraonlus.it/2021/05/04/firenze-idra-giani-che-centra-il-people-mover-col-recovery-fund/

martedì 19 gennaio 2021

IDRA: I misteri di Costa S. Giorgio: ancora una volta interviene il Difensore Civico della Toscana, e scrive a Palazzo Vecchio

 COMUNICATO STAMPA, 19.1.’21

Le aree interrate proposte nel sottosuolo del 'Poggio delle Rovinate'

 

Ma c’è anche una (mezza) buona notizia: più tempo a disposizione dei cittadini per formulare osservazioni sul resort di lusso progettato fra Boboli e Belvedere

 

E’ pervenuta ieri mattina sui tavoli dell’Amministrazione comunale di Firenze una nota del Difensore Civico della Toscana che supporta la richiesta di trasparenza degli ecologisti di Idra sul resort di lusso progettato sotto Forte Belvedere. Quali ostacoli, ci si domanda oggi, impediscono di rendere pubbliche le ipotesi di progetto che la proprietà metterebbe volentieri a disposizione della cittadinanza?

E’ un caso clamoroso.

Il 23 novembre scorso la Commissione urbanistica del Consiglio comunale di Firenze, che dovrà esprimersi su una variante che ha modificato radicalmente la destinazione d’uso della ex Caserma “Vittorio Veneto”, vasto complesso storico-architettonico incastonato fra Boboli e Forte Belvedere, ha ascoltato in audizione l’arch. Silvia Viviani, membro della giuria incaricata dalla proprietà di valutare le proposte formulate in un concorso internazionale la cui gestione, attraverso il Regolamento Urbanistico, il Comune di Firenze ha lasciato integralmente nelle mani del proponente privato. Scopo dichiarato della procedura, si legge nel bando, quello di acquisire un concept urbanistico che “dovrà essere caratterizzato da un adeguato mix funzionale, dalla valorizzazione dei percorsi di collegamento del complesso con la città limitrofa - in particolare con il Giardino di Boboli e con il Forte Belvedere - e dallo sviluppo dei percorsi interni, del verde pubblico, degli spazi comuni”.

Dall’arch. Viviani si è appreso, fra i tanti altri dettagli forniti nel corso della lunga video-audizione (rimasta in rete poche ore, ma tempestivamente salvata e pubblicata da Idra), che quel percorso concorsuale ha portato “a produrre moltissimi tipi diversi di approfondimenti, di elaborati, di studi, di analisi, e di componenti progettuali”, tutte elaborazioni che sono state lasciate “nelle mani dell’Amministrazione”, che “ha fatto proprio tutto questo materiale” e “ne è diventata pienamente titolare”. L’arch. Viviani ha aggiunto: “Se lo ricorda anche l’arch. Fanfani [direttore della Direzione urbanistica del Comune di Firenze, intervenuta anch’essa in audizione, ndr], io avevo proposto che in realtà a un certo punto nella raccolta degli esiti delle procedure concorsuali via via per questi patrimoni in città forse l’Amministrazione aprisse, come dire, uno spazio-archivio anche consultabile, perché i contributi che hanno dato i tanti professionisti che si sono misurati via via con queste procedure concorsuali sono contributi che sono piuttosto interessanti”. E ancora, con palpabile compiacimento: “Davvero converrebbe fare un piccolo archivio che potrebbe poi un giorno – come dire - far parte della storia di questa città”.

 

Lo ha spiegato l’architetto capo dello Studio Marzocco Emanuela Benedetti, che per la Pontevecchio SpA ha seguito il concorso e ha presentato ai membri della Commissione consiliare il gruppo di lavoro interdisciplinare impegnato nella definizione degli elaborati per la Variante al Regolamento Urbanistico, coordinato dall'ufficio tecnico della proprietà: l’arch. Silvia Viviani “ha rivestito un ruolo importante per la valutazione dei progetti nel suo ambito specifico urbanistico, sia esecutore degli elaborati di Variante insieme all'arch. Perrello, acquisiti e fatti propri appunto dal Comune di Firenze e poi adottati nel Consiglio comunale”. Dunque, una fonte importante e accreditata.

 

Niente di più logico, allora, anche alla luce di una simile attestazione di piena trasparenza, che aspettarsi di poter visionare questo prezioso patrimonio progettuale, che ha visto concorrere ben sedici studi con proposte differenti su come utilizzare i 16.150 mq di superficie della ex Caserma “Vittorio Veneto”.

A chiedere la documentazione scaturita dall’adozione della procedura concorsuale Idra aveva già provveduto, del resto, lo scorso agosto, scrivendo agli indirizzi indicati sul portale web del concorso (http://www.excasermavittorioveneto.it/it/), senza ottenere risposte.

Dopo due mesi di attesa, a metà ottobre, Idra ha segnalato e documentato questa circostanza, chiedendo alla Direzione urbanistica di farsi possibilmente parte attiva presso la proprietà perché quella opportunità fosse garantita. Pochi giorni dopo, la Direzione comunicava di fatto ai controinteressati Pontevecchio SpA e Marzocco srl la richiesta di accesso dell’associazione ecologista. Ma, decorsi i termini di legge, anche qui, in assenza di riscontri, Idra è tornata a scrivere alla Direzione, a dicembre, incoraggiata anche dalle dichiarazioni dell’arch. Viviani in Commissione consiliare, chiedendo che esito avesse avuto l’istanza.

Quale sorpresa, dunque, nel leggere la risposta arrivata la settimana scorsa! Dopo mesi di attesa si è appreso infatti che “non risultano presentate opposizioni da parte dei controinteressati”, ma si è dovuto constatare anche che non risultava accordato il sospirato accesso alla documentazione richiesta, né si fornivano indicazioni su come ottenerla. Un esito che ha suscitato evidentemente qualche perplessità anche presso il Difensore civico della Toscana se il dott. Sandro Vannini – tenuto via via informato dell’iter dell’istanza – ha valutato di dover scrivere ieri all’Amministrazione comunale di Firenze: “Per la parte riguardante le richieste ascrivibili a domande di accesso documentale […] dobbiamo invitare il Comune a riconsiderare la richiesta della Associazione IDRA del 16-10-2020, almeno per la parte ascrivibile alla domanda di accesso notificata ai controinteressati, a fronte della quale i medesimi non si sono opposti”!

Perché tanto mistero – si chiede Idra - attorno alle sedici diverse proposte di utilizzazione di quel prestigioso (e accattivante) bene architettonico in area Unesco che ha ospitato per decenni una Scuola di Sanità militare?

 

L’associazione prende atto con soddisfazione, tuttavia, di un dettaglio presente nella lettera della responsabile della Direzione urbanistica: si tratta di una buona notizia, che merita di essere divulgata. Si legge infatti testualmente: “Con l’occasione è opportuno rammentare che residua comunque ancora la possibilità di presentare osservazioni, se pur fuori termine, che, come più volte preannunciato, saranno puntualmente istruite e contro dedotte dall’Ufficio nei modi previsti dalla normativa in materia e inviate all’organo competente (Consiglio Comunale) per la loro determinazione nel merito”. Idra non mancherà di aggiungere quindi ulteriori contributi, dopo quelli depositati lo scorso 25 luglio e il 7 settembre.

E’ vero che, ad avviso di numerosi cittadini, l’intera vicenda procedurale di questa variante, talmente semplificata da essere stata liberata anche dall’incomodo di una procedura di valutazione ambientale strategica, non ha visto Palazzo Vecchio assumere iniziative informative proporzionate all’importanza dei valori storici, architettonici e paesaggistici in gioco. Men che meno, procedure partecipative. Si è registrato al contrario, a suo tempo, il diniego reciso in Consiglio - da parte dell’assessore all’Urbanistica (https://www.youtube.com/watch?v=ny5dcy9Sanw, da 1:06:36 a 1:17:21) - persino del differimento dei termini per la presentazione delle osservazioni dei cittadini, che Idra aveva chiesto di accordare tenuto conto delle gravi limitazioni di riunione e di movimento in era Covid. La concessione di una possibilità residua di intervento fuori termine somiglia dunque un po’ a un pannicello caldo. Ma conviene comunque farla conoscere alla città. E Idra non dubita che la libera stampa fiorentina – dimostratasi così assiduamente vigile in questi mesi sul caso di Costa San Giorgio – riserverà alla notizia lo spazio che merita.

In ogni caso, per assicurare un proprio apporto in questa direzione, l’associazione ha trasmesso la richiesta di chiarimenti indirizzata alla Direzione urbanistica anche al Difensore civico della Toscana, che ringrazia per il reiterato sostegno alla causa dell’informazione e della trasparenza perseguita dall’associazione, al presidente e ai gruppi del Consiglio comunale, ai presidenti della Commissione consiliare 3 Urbanistica e del Quartiere 1, all’assessore all’Urbanistica e al sindaco del Comune di Firenze, che continua tuttavia a non rispondere ai solleciti di confronto.

Dopo l’attenzione riservata la scorsa estate alla vicenda di Costa S. Giorgio da più componenti del Consiglio comunale, si auspica adesso che il fronte della sensibilità all’importanza del tema in questione si estenda il più possibile: si confida in iniziative che promuovano dibattito, e possibilmente supportino la proposta di percorso partecipativo che l’associazione sta trasmettendo in questi giorni all'Autorità regionale per la garanzia e la promozione della partecipazione, secondo le disposizioni della legge regionale 46 del 2013 ("Dibattito pubblico regionale e promozione della partecipazione alla elaborazione delle politiche regionali e locali"). Al riguardo, peraltro, risulta in vigore un protocollo d’intesa fra Regione ed Enti locali, dove i soggetti firmatari (e dunque, supponiamo, lo stesso Comune di Firenze, anche se curiosamente non risulta presente nell’elenco pubblicato in rete dalla Regione; vi figurano invece la Città Metropolitana e il Quartiere 1) si impegnano a collaborare con l’Autorità: “Anche quando non sono promotori dei processi partecipativi, gli enti locali mettono a disposizione dei processi partecipativi ammessi a sostegno regionale ai sensi della legge risorse proprie, in particolare la disponibilità di luoghi e locali per il loro svolgimento”.

Associazione di volontariato Idra


FONTE: http://www.idraonlus.it/2021/01/19/i-misteri-costa-s-giorgio-volta-interviene-il-difensore-civico-della-toscana-scrive-palazzo-vecchio/

mercoledì 30 dicembre 2020

COMUNICATO STAMPA: IDRA TORNA A BUSSARE ALLA PORTA DEL SINDACO NARDELLA: URGE DEMOCRAZIA NELL’URBANISTICA!

COMUNICATO STAMPA, 30.12.’20

IDRA TORNA A BUSSARE ALLA PORTA DEL SINDACO NARDELLA: URGE DEMOCRAZIA NELL’URBANISTICA!

La clava delle azioni legali della giunta può forse coprire le gravi lacune in fatto di informazione, trasparenza e dibattito? Il caso resort fra Pitti e Belvedere, punta di un iceberg.

 

“Abbiamo raccolto una quantità impressionante di indizi concreti con cui un buon amministratore della cosa pubblica non può evitare di confrontarsi”. Così il presidente di Idra, Girolamo Dell’Olio, nella lettera inviata oggi al sindaco di Firenze Dario Nardella per sollecitare l’incontro richiesto dopo l’azione legale dell’intera giunta di Palazzo Vecchio nei confronti dello storico dell’arte Tomaso Montanari.

Tema principale del colloquio che l’associazione fiorentina richiede pressante al primo cittadino è “la minacciata occupazione della collina di Belvedere da parte dell’ennesima destinazione ricettiva alberghiera, il resort a cinque stelle progettato per una clientela esclusiva che vi acceda nientemeno che da Boboli e raggiunga Forte Belvedere in cremagliera scorrendo sopra le mura perimetrali del giardino. Una destinazione impropria quanto anacronistica, alla luce del fallimento conclamato di una tradizione di politica turistica e culturale di cui la pandemia Covid ha messo tragicamente a nudo la fragilità”.

Alle considerazioni con cui Idra aveva motivato la richiesta di incontro il 18 dicembre scorso, si aggiunge una riflessione a tutto campo sul “modello socialmente inadeguato ed economicamente improduttivo” che vediamo continuare a proporsi in città: dove il caso resort fra Pitti e Belvedere rappresenta in realtà solo “la punta di un iceberg”. Non è necessario essere al servizio di capitali stranieri per far male alla città, lascia intendere Dell’Olio nella nota a Nardella. Il ruolo che l’amministrazione pubblica gioca sul piano delle scelte urbanistiche non è infatti trascurabile: “può operare per recuperare l’identità smarrita della città, tutelando innanzitutto la popolazione e i suoi saperi, oppure può spianare la strada al suo snaturamento, incentivando lo spopolamento e premiando la banalizzazione consumistica”. E così, sull’operazione-resort in Costa San Giorgio aspramente commentata da Tomaso Montanari, ecco il punto di vista di Idra: “Quello della Variante semplificata al Regolamento Urbanistico che ammette 300 posti letto di lusso lungo la ripida Costa San Giorgio, in Oltrarno, fra Pitti e Villa Bardini, è un caso paradigmatico che, a beneficio dell’intera città, conviene affrontare con gli strumenti del dialogo, dell’informazione, della trasparenza. Proprio quei caratteri che – come si è scoperto in questi mesi di emergenza sanitaria, tuttavia decisivi per il destino di quel prestigioso complesso architettonico – sono clamorosamente mancati al dibattito cittadino”. In proposito, una riflessione amara sull’iniziativa intrapresa da Nardella e da tutti i componenti della Giunta, contestata da così tanti esponenti della cultura locale e nazionale: “Non sembra davvero un buon correttivo, da parte della giunta, la clava delle tante azioni legali di cui si è letto sui giornali in queste settimane. Vogliamo parlare anche di questo, signor Sindaco?”

Prima di augurare a Nardella un 2021 “contraddistinto da un rapporto costruttivo e dialogante con la città tutta”, Dell’Olio ricorda quello che ad avviso di Idra è un semplice dovere istituzionale: “Non le ruberemo tempo prezioso trattando temi astratti o ideologici: abbiamo raccolto una quantità impressionante di indizi concreti con cui un buon amministratore della cosa pubblica non può evitare di confrontarsi. “Leggo e ascolto sempre con attenzione le critiche ben argomentate e ne faccio tesoro quando aiutano a migliorare o le dibatto senza tirarmi indietro quando ce n’è l’occasione”: così Lei ha risposto alle sollecitazioni del nostro concittadino Sergio Staino. Bene: faccia altrettanto con noi!”.

Associazione di volontariato Idra

Via Giano della Bella 7, 50124 FIRENZE, Tel. 055.22.39.92, 320.053.52.58

e-mail idraonlus@pec.it, idrafir@gmail.com; web  http://www.idraonlus.it, https://www.facebook.com/idra.firenze


FONTE: http://www.idraonlus.it/2020/12/30/idra-torna-bussare-alla-porta-del-sindaco-nardella-urge-democrazia-nellurbanistica/

 

lunedì 16 novembre 2020

Valanghe di denaro 'facile' sulle grandi opere dal Recovery Plan? Il monito di Roberto Perotti

COMUNICATO STAMPA, 14.11.’20

Guai se dal Next Generation Eu arrivassero ai governi valanghe di denaro ‘facile’ da indirizzare al buio su investimenti fallimentari!

 

Roberto Perotti, docente di economia politica alla Bocconi: “C’è il rischio molto concreto che venga usato su alcune opere infrastrutturali che non sono giustificate dalla domanda”.

 

Radio 24, Focus Economia, puntata di ieri. Forse non se l’aspettava, il simpatico Sebastiano Barisoni, quella ragionevolissima precisazione che gli ha fatto a bruciapelo Roberto Perotti, docente di economia politica alla Bocconi, rispondendo su ciò che sarebbe sensato e insensato fare, con la favolosa pioggia di soldi in arrivo dall’Europa col Recovery Plan.

Domanda Barisoni (minuto 56:42): “Sono un po’ preoccupato (…) dal silenzio sul famoso Recovery Plan (…)”.

Risponde Perotti: “Io sono sempre stato molto scettico sul Recovery Plan, per un motivo molto semplice: perché ci si chiede di spendere 209 miliardi in tre anni, e decidere in tre o quattro mesi come spendere una cifra enorme: è circa il 40% del bilancio annuale dello Stato, è quindi una cifra enorme (…). La nozione di capacità di spesa si è persa completamente, cioè di dire che c’è un tetto massimo che un’organizzazione può spendere efficacemente e costruttivamente, oltre il quale non si riesce a andare. E chiaramente 200 miliardi in tre anni con tre mesi di preparazione è ben al di là della nostra capacità di spesa. Non solo della nostra: di qualunque organizzazione!”

Replica Barisoni: “Ecco, senta, mi dica una cosa in una battuta, che devo chiudere… ma, anche se la spesa venisse indirizzata, per esempio, su grandi opere infrastrutturali che sono in grado di assorbire molto di questa spesa…?”

Conclude Perotti: “Beh, quello è un grossissimo pericolo, perché c’è il rischio, e credo che sia molto concreto e credo che si realizzerà quasi sicuramente, che venga utilizzata in opere infrastrutturali che non vale la pena di fare. Ma l’idea è ‘tanto ci son questi soldi’, sembrano gratis, in realtà non son gratis, o non tutti sono gratis, ‘dobbiamo spenderli in fretta su investimenti’, e quindi c’è il rischio molto concreto che venga usato su alcune opere infrastrutturali che non sono giustificate dalla domanda”.

Per Barisoni un attimo di imbarazzo, un sospirone, e si chiude la puntata.

L’associazione Idra, che dal 1994 contrasta gli sprechi delle ‘grandi opere’, parte civile nel procedimento penale e parte ad adiuvandum in quello contabile per i danni provocati dalla TAV in Mugello e a Monte Morello, si domanda: si medita forse ancora di ripartire dal ‘dunque, dicevamo…’? O non urge piuttosto un’autentica inversione di tendenza culturale? Non sarebbe l’ora di accettare la semplice evidenza che quel passato pre-Covid non merita in nessun modo di essere recuperato o replicato?

Al netto della penetrazione della criminalità organizzata, dell’offesa ambientale, della crescita esponenziale dei costi e della parallela rapina erariale, oggi dire ‘grandi opere’ è come dire montagne di denaro pubblico che partoriscono miseri topolini quanto a occupazione, e risultati – se mai vantaggiosi - raggiungibili solo in capo a lustri e lustri. Mose di Venezia, TAV in Mugello e a Firenze, fantaponti/tunnel di Messina insegnano. Mentre abbiamo bisogno di tanta dignità, stabilità e capillarità nell’occupazione, opere diffuse di utilità collettiva, interventi di rammendo sociale e territoriale, di ricostruzione e messa in sicurezza, di promozione culturale e di radicale riassetto ambientale: con molti meno soldi, ma molti più benefici.


Associazione di volontariato Idra

Tel. 055.22.39.92, 320.053.52.58

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