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venerdì 11 marzo 2016

Banca Etruria e Castelnuovese, ora il guaio è la spazzatura: l’attività del settore rifiuti nel mirino dei pm di Firenze

Riportiamo questo articolo molto interessante che fa emergere ancora una volta le "particolarità" dei tanti intrecci nelle compagini societarie dei gestori dei rifiuti (business da milioni di  euro e quindi molto "allettante"). Anche se quello delle famose "scatole cinesi" non è  appannaggio solo del ciclo dei rifiuti, purtroppo la cosa è molto comune là dove girano molti soldi.
Tutto questo a noi associazioni non dice nulla di nuovo perchè nelle "scatole cinesi" delle ditte che volevano il business dell'inceneritore di Selvapiana vi era in ben evidenza la Castelnuovese di Cavriglia, il cui capo, Rosi, diventò Presidente di Banca Etruria, che assieme a MPS avrebbe finanziato il progetto dell'inceneritore rufinese con circa 20 milioni di euro.
Lo denunciammo già nel 2014 nelle nostre presentazioni ad assemblee di cittadini di Pontassieve, Rufina, Dicomano, Londa.

E come dicevamo, nell'articolo compaiono un pò tutte le società che sono anche dentro AER Spa o a  AER Impianti Srl, che dir si voglia.
Tanto per rinfrescare le idee e per fare gli opportuni parallelismi con l'articolo attuale, proponiamo qui a fianco uno schema in cui compare la compagine societaria sia di AER SPA che di AER Impianti SRL (se ci cliccate sopra si ingrandisce).
Ma il bello viene ora e interessa direttamente i nostri Comuni della Valdisieve che hanno impegnato e buttato al vento "risorse pubbliche" per oltre tre milioni di euro per il progetto dell’Inceneritore a 30 metri dal fiume Sieve (d'altra parte, complessivamente, sono proprietari al 90% di entrambe le società e anche se i flussi economici non gravano sui bilanci comunali, sono comunque soldi che con il "superamento" di Selvapiana (se verrà modificato il Piano Regionale in questo senso), si rivogliono indietro e saranno tutti i cittadini di Ato Centro a sborsarli nelle prossime bollette)
Giocando sulla necessità  di rientrare degli investimenti fatti in AER Impianti Srl per l’inceneritore (415.000  per Pontassieve e € 122.000 ciascuno per Rufina e Pelago) e sulla necessità di AER Spa di rifinanziarsi, non ci meraviglieremmo tanto nemmeno se, ipoteticamente e sempre grazie alle solite "scatole cinesi", SEI TOSCANA potesse avere anche un certo interesse per partecipare in altri soggetti (appunto tipo la nostra AER spa e AER Impianti srl) per poi proporsi come potenziale attore nell’affidamento in un prossimo futuro di UN GESTORE UNICO dei rifiuti per ATO Centro, Costa e magari più in là anche per TUTTA la Regione Toscana.
Il condizionale, come si dice, è d'obbligo, ma le scatole cinesi parlano MOLTO BENE L’ITALIANO negli AFFARI A CARICO DEL DENARO PUBBLICO!
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I magistrati del capoluogo fiorentino indagano sull'appalto ventennale da 160 milioni di euro vinto da Sei Toscana, il nuovo gestore del servizio integrato di raccolta dei rifiuti nelle provincie dell’Ato Toscana Sud (Arezzo, Grosseto e Siena) e di cui l'istituto di credito possiede il 2,5%. Almeno sei gli indagati, tra essi anche l'ex consigliere di Etruria Nataloni.
Ancora guai per gli ex vertici di Banca Etruria e le attività dell’istituto aretino. Extra creditizie, però. E, in particolare, quelle nei rifiuti, in cui la banca era presente grazie alla partecipazione del 2,5% circa di Sei Toscana, il nuovo gestore del servizio integrato dei rifiuti urbani nelle provincie dell’Ato Toscana Sud (Arezzo, Grosseto e Siena). Un appalto ventennale da circa 160 milioni l’anno vinto nel 2013 ora finito nel mirino della procura di Firenze che, riferiscono La Nazione e Repubblica Firenze, indaga per turbativa d’asta. L’ipotesi degli inquirenti è che il bando di gara è stato tagliato su misura del vincitore.
Banca Etruria era entrata nell’affare un anno prima della gara, nel 2011, rilevando il 9,5% di uno degli azionisti di Sei Toscana, Sta, in occasione di un aumento di capitale. Non solo. L’istituto, insieme all’ex azionista Monte dei Paschi, è tra i finanziatori della società che a fine 2014 aveva quasi 14 milioni di debiti con le banche. I protagonisti principali dell’operazione sono gli stessi che in quegli anni hanno portato l’istituto a investire negli outlet inToscana, Abruzzo e Cina. Ovvero Giuseppe Fornasari, all’epoca presidente della banca e oggi in attesa di verdetto sul rinvio a giudizio per ostacolo alla vigilanza chiesto dalla Procura di Arezzo. In prima linea c’era però il suo successore Lorenzo Rosi, oggi indagato per omessa dichiarazione di conflitto d’interesse, che nel 2011 era consigliere dell’istituto, presidente di Sta e al vertice della cooperativa Castelnuovese, altro grande socio nonché partner tecnico di Sei, di cui detiene ancora l’11% circa accanto al colosso emiliano Unieco e ai fiorentini di Cooplat. Con loro l’onnipresente Luciano Nataloni, che secondo la stampa locale sarebbe tra i sette indagati per l’appalto. Il commercialista fiorentino nel 2011 ha chiuso un mandato ultradecennale alla presidenza del collegio sindacale della Castelnuovese, tenendosi l’incarico di consigliere di Banca Federico del Vecchio (gruppo Etruria) cui avrebbe presto sommato un ruolo analogo nella capogruppo aretina, per il quale è oggi indagato insieme a Rosi. Chiude le fila Alessio Ferrabuoi, attuale presidente della Castelnuovese, consigliere di Sta ed ex sindaco di Laterina, il paese natale della famiglia Boschi che nel 1995 aveva sconfitto il padre del ministro nella corsa a primo cittadino del comune toscano.
Il ruolo più operativo nel business dei rifiuti è però toccato a Eros Organni, che insieme a Nataloni e al collega Dario Capobianco aveva curato la presentazione del progetto di Sei e, a gara vinta, ne è diventato amministratore delegato. A chi aveva criticato la nomina, il sindaco di Siena, Bruno Valentini, aveva risposto che si tratta di un “tecnico dei servizi pubblici locali”. E altrettanto avrebbe potuto dire del vicepresidente di Sei, il senese Fabrizio Vigni: ex consigliere provinciale e comunale di Siena, da parlamentare, tra il 1994 e il 2006, è stato membro della Commissione ambiente della Camera e ha partecipato alla Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Dal 2009 Vigni è anche presidente di un importante socio di Sei, Sienambiente, il gestore del piano provinciale dei rifiuti fondato alla fine degli anni ’80 dagli enti locali e da Mps, di cui Rosi è stato consigliere dal 1997 fino al 2002.
I nomi non sono casuali: tra i punti che gli inquirenti vogliono chiarire, ci sono i rapporti fra i consulenti dell’Ato, la società pubblica che ha bandito la gara, e i consulenti di Sei. Cioè lo studio legale fiorentino Mariani e Menaldi che ha scritto il bando e, appunto, Capobianco, Nataloni e Organni, che hanno lavorato alla proposta poi risultata vincente. Secondo gli investigatori, fra lo studio legale dell’appaltante e i commercialisti del raggruppamento concorrente c’erano rapporti professionali. Da qui le perquisizioni della Guardia di finanza avvenute nei giorni scorsi che hanno riguardato il direttore generale dell’Ato Toscana Sud,Andrea Corti, i tre commercialisti, Mariani, Menaldi e Vigni.
L’appalto era già finito nel mirino della Corte dei Conti, dopo un esposto firmato dal Movimento 5 Stelle. I pentastellati all’inizio avevano presentato una mozione in almeno 20 dei 100 comuni delle province di Arezzo, Siena e Grosseto. A seguire un’interrogazione in Consiglio regionale e l’esposto alla Corte dei Conti dopo il quale, a fine maggio 2015, la Guardia di Finanza aveva fatto la sua prima visita nella sede senese dell’Ato Toscana Sud acquisendo in 48 ore tutti gli atti relativi alla gara. Nel mirino degli esponenti durata, costi, requisiti di partecipazione e corrispettivo economico della gara. Per vincerla, ad esempio, le ditte interessate avrebbero dovuto mettere in preventivo un esborso di almeno 10 milioni e mezzo di euro per rimborsare ai precedenti gestori i crediti Tia non riscossi.
Una somma non da poco, tanto più che non era possibile stimarne i tempi precisi di ammortamento, visto che sempre nel bando era scritto che il servizio in questione “avrà durata non inferiore a 15 né superiore a 25 anni”. Altro requisito tecnico contestato è quello relativo alle competenze dei partecipanti, ai quali veniva chiesto di avere in gestione almeno un impianto di termovalorizzazione dei rifiuti. Se una società interessata lo aveva gestito in passato? Inutile e insufficiente a partecipare. Nel mirino, poi, le eccessive discrepanze tra il bando di gara e il contratto siglato dall’Ato. Tra queste voci di costo del servizio non presenti nello schema di contratto approvato dalla Giunta regionale che hanno portato alla stipula di due accordi integrativi (il secondo dei quali non sottoscritto da Sei Toscana) con il conseguente incremento del corrispettivo di oltre 12 milioni di euro.
Il costo del servizio in sé, poi, merita un capitolo a parte. Secondo il Movimento 5 Stelle, infatti, nel contratto era prevista un’iniziale fase transitoria (si parla di una durata di sei mesi) al termine della quale l’Ato e Sei Toscana avrebbero avviato un confronto finalizzato a quantificare il compenso da versare. Accusa a prima vista balzana, ma che trova riscontro nel bilancio 2014 presentato da Sei Toscana. Nel documento si legge testualmente che “la più rilevante criticità affrontata nel 2014 è stata senz’altro l’assenza di un corrispettivo definito per lo svolgimento delle nostre attività”. In pratica per il primo anno di attività, la Sei Toscana da contratto avrebbe dovuto incassare una cifra calcolata sulla base dei servizi offerti prima dell’avvio della gestione di ambito. A dicembre 2013, l’Ato fissò questa cifra provvisoria in 104 milioni di euro, che “doveva poi essere sostituita dalla quantificazione definitiva a seguito dell’applicazione dei parametri di gara al progetto dei servizi esecutivo”.
Di questi soldi, però, la Sei Toscana nel 2014 ha potuto fatturare solo 98 milioni di euro, “poiché a pochi mesi dall’avvio della gestione, l’Ato ridusse il corrispettivo provvisorio in modo del tutto unilaterale e senza alcun collegamento con la concreta progettazione dei servizi”. Di fronte a quest’atto, Sei Toscana ricorre al Tar. Si apre un contenzioso che viene risolto con una bozza d’accordo: Sei Toscana si impegna a non incassare subito il dovuto e acconsente ad introdurre un sistema graduale che, nell’arco di quattro anni, dai 98 milioni di partenza arrivi ai 104 dovuti. E il resto? Costituirà “una voce di credito che potrà essere regolata al termine della fase transitoria attraverso un eventuale allungamento della concessione“. Tradotto: l’appalto viene prorogato. In ogni caso “la bozza di accordo è stata approvata dall’assemblea di Ato, nonché dal cda di Sei Toscana ed è attualmente in corso di definizione”. Si vedrà.
Nel frattempo, Sei Toscana non ha perso tempo per commentare l’inchiesta per turbativa d’asta della Procura di Firenze. “Abbiamo piena fiducia nell’operato della magistratura e auspichiamo che si compiano al più presto tutte le verifiche necessarie a chiarire il procedimento di aggiudicazione del servizio, la cui correttezza riteniamo che alla fine verrà dimostrata” ha detto il presidente del raggruppamento di imprese Simone Viti. Tranquillità assoluta, insomma, tanto che Viti ha anche sottolineato che “questa fase di approfondimento dell’indagine, avviata oltre due anni fa, è per noi, finalmente, un modo per far luce una volta per tutte sul nostro operato”. Intanto però Sei Toscana ha già all’attivo due esercizi di gestione dei rifiuti delle province di Arezzo, Grosseto e Siena che il primo anno hanno fruttato 1,8 milioni di utili. E nel frattempo ha concorso anche per l’affidamento del centro (Firenze, Prato e Pistoia) e della costa (Livorno, Lucca, Massa Carrara e Pisa) della Toscana.

martedì 17 dicembre 2013

L'indagine della Procura di Genova, sui rifiuti, in cui ritroviamo nomi che sono dentro ad AER Spa e AER SRL.

NB. sotto in giallo i nomi dell'articolo che ricorrono anche nella compagine di AER (vedere schema 
a fondo pagina). 
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Le ipotesi di reato, a vario titolo, sono corruzione, truffa aggravata, turbativa d'asta e traffico organizzato di rifiuti.
L'indagine della Procura di Genova sulla gestione e smaltimento dei rifiuti vede una cinquantina di indagati.
Sei (questo numero fa un po’ sorridere) al momento gli indagati eccellenti, alcuni già sottoposti a perquisizioni domiciliari. Tra questi  Enrico Lastrico, attuale direttore tecnico di Sei Toscana, che in questi giorni si trova giustappunto in Toscana e che ha saputo dell'indagine solo attraverso i giornali. Era andato in pensione lo scorso giugno, fino allora direttore dei Servizi Integrati Esterni, ovvero il settore che cura la raccolta esterna a Genova, nei 67 comuni dell'Ato, e da quel momento direttore tecnico della società che ha vinto l’appalto nell’Ato Toscana Sud. (Esiste un Enrico Lastrico anche nello scandalo Parmalat, ma credo si tratti di un caso di omonimia)
Nel registro degli indagati anche Maurizio Dufour, amministratore delegato della Swich-1988, la società che per 4 milioni di euro e per la durata di 4 anni ha in appalto la raccolta degli ingombranti in città e nel Genovesato.
Buona parte delle accuse ruotano attorno a una dozzina di appalti affidati dall'Amiu alla Eco-Ge di Gino Mamone, poi transitati in subappalto alla Ares International, alla ImpresAres ed alla Valfer Srl del fratello Vincenzo. Entrambi sono indagati per corruzione.
"Una notte indimenticabile, da favola...", avrebbe commentato uno dei funzionari, al telefono con un altro indagato. Sarebbero stati almeno quattro gli incontri a luci rosse accertati dagli investigatori, ma nulla ancora è trapelato riguardo i fruitori delle prestazioni.
Secondo i magistrati, le aziende non solo si sarebbero aggiudicate gli appalti mediante il pagamento di tangenti, seppur sotto forma di cene e incontri a sfondo sessuale, ma non avrebbero rispettato il capitolato d’appalto. Da quanto emerge dai documenti in mano alla procura, infatti, i rifiuti sarebbero stati smaltiti illegalmente, ossia tutti insieme, senza nessuna distinzione tra rifiuti soldi urbani e rifiuti classificati come ‘speciali’.
Tra i lavori sui quali si concentra l'attenzione degli inquirenti ci sono gli appalti affidati in via diretta dopo le alluvioni di Sestri Ponente del 2010 e del Fereggiano nel 2011.
L'arrivo di Lastrico fu annunciato come un evento dallo stesso Vigni, avendolo prelevato ancora prima del pensionamento da Genova.
Ma diamo un occhiata più da vicino al nostro gestore dei rifiuti, quello che dovrà sostituire AISA e a cui pagheremo le nostre sempre più costose bollette. 
Il neonato progetto Sei Toscana vede come soci Gestori AISA, CASENTINO SERVIZI, COSECA, CSA, CSAI E SIENA AMBIENTE, ciascuno dei quali vi partecipa con quote variabili (la quota maggioritaria è di Siena Ambiente). A fianco di questi soggetti a partecipazione pubblica vi sono una serie di soggetti industriali privati che completano l’area vasta ATO TOSCANA SUD.
Tra questi soggetti industriali figurano la ECOLAT , REVETCOOPLAT, CRCM,
 STA, UNIECO E LA CASTELNUOVESE .
Tutti i soggetti, sia i soci gestori che i soci industriali, sono tutti o quasi collegati tra di loro, direttamente tramite quote di proprietà o indirettamente attraverso cariche societarie: taluni personaggi difatti li troviamo presenti contemporaneamente  in più società con incarichi diversi.
Proviamo allora a stilare una hit parade degli incarichi incrociati … rullo di tamburi…. e viaaa!  
Al primo posto Fabrizio Vigni, deputato DS nella XII, XIII e XIV legislatura, presidente di SEI Toscana, presidente di SIENA AMBIENTE e ovviamente, consigliere di amministrazione di SCARLINO ENERGIA, che è proprietaria dell’inceneritore di Scarlino (che ha causato emissioni di diossina oltre i limiti da marzo a maggio 2013). Membro della VIII COMMISSIONE (AMBIENTE, TERRITORIO E LAVORI PUBBLICI) dal 20 giugno 2001 al 27 aprile 2006, ed esponente di rilievo del Partito Democratico, è presidente nazionale degli Ecologisti Democratici. Ha presentato il disegno di legge per le modifiche alla legge 11 febbraio 1994, n. 109, in materia di accelerazione e semplificazione degli interventi realizzabili con risorse private e la legge quadro in materia di contabilità ambientale dello Stato, delle regioni e degli enti locali.  
Al secondo posto Moreno Periccioli, ex assessore DS all’ambiente della Regione Toscana nella giunta di Vannino Chiti. E’ presente anche nel consiglio di amministrazione della Banca Antonveneta, controllata da… (nuovo rullo di tamburi)… Banca Monte dei Paschi di Siena SPA, che è la vera  proprietaria della SCARLINO ENERGIA, di cui naturalmente Periccioli è presidente . Fanno parte del CDA di Scarlino Energia anche Luca Galimberti, Stefano Carnevali, Marco Buzzichelli, Fabrizio Vigni, Giuseppe Pinto, Massimo Filipponi e nella cui compagine sociale troviamo: Sta Società Toscana Ambiente spa con il 65% di capitale sociale (attraverso la Scarlino Holding); Siena Ambiente spa con il 25% e Gr.Eco srl (veicolo che rappresenta l'imprenditoria grossetana) con il 10%.
Al terzo posto Marco Buzzichelli, consigliere di amministrazione di SCARLINO ENERGIA e di Futura SPA  che è gestore dell’impianto delle Strillaie (produce il combustibile da rifiuti destinato all’impianto di Scarlino).
Quarto posto assoluto per Giuseppe Pinto:  consigliere di amministrazione di SEI TOSCANA, amministratore delegato di ECOLAT e vicepresidente della SCARLINO ENERGIA (tra i cui proprietari figurano la STA e SIENA AMBIENTE che sono anche soci di Progetto Sei ).
Segue al quinto posto, ma a poca distanza Fabrizio Frizzi: presidente sia di COOPLAT che di ECOLAT . E difatti, qualche giorno fa Eros Organni, amministratore delegato del gestore unico Sei Toscana, ha ribadito la volontà di esternalizzare il servizio della raccolta rifiuti, al socio privato Cooplat.
Una proposta che è stata in grado di far alzare il livello di attenzione alla CGIL, che solo qualche settimana fa per bocca di Claudio Renzetti (Gr) dichiarava: “Se la ratio della norma era quello di unificare il servizio per diminuire le tariffe, si va di nuovo verso lo spezzatino, con 6 Toscana che fa solo da stazione appaltante. C’è una violazione dello spirito della legge e del bando di gara. Stiamo parlando di un servizio pubblico, pagato con le tariffe dei cittadini”. 
By 26:013/12/2013 

..................................SOTTO lo schema che ci riguarda come VALDISIEVE ............................

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