VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

CALENDARIO

Visualizzazione post con etichetta project financing. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta project financing. Mostra tutti i post

giovedì 10 dicembre 2020

di Maurizio Da Re: Le sorprese del project financing della tramvia Firenze-Bagno a Ripoli: ecco chi paga

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su La Città invisibile, rivista del laboratorio politico perUnaltracittà – Firenze, a questo indirizzo [https://www.perunaltracitta.org/2020/12/06/le-sorprese-del-project-financing-della-tramvia-firenze-bagno-a-ripoli-ecco-chi-paga/] con licenza BY-NC-SA 3.0.

I sorprendenti costi pubblici del project financing delle tramvie di Firenze sono emersi dal webinar sulla mobilità del Gruppo Mobilità Sostenibile del 28 novembre scorso. Si tratta di costi e dati, sconosciuti ai più nei particolari, che si rilevano da delibere approvate recentemente dal Consiglio Comunale fiorentino e che lasciano perplessi sui grandi investimenti pubblici rispetto a quelli privati per un project financing o finanza di progetto.

Il caso sollevato è quello della tramvia piazza Libertà-Bagno a Ripoli, di cui sarebbe prevista la conclusione della progettazione esecutiva entro la prossima estate con inizio dei lavori entro il 2021.

Senza entrare nel merito del progetto stesso sorprende che, dell’investimento complessivo previsto, circa 298 milioni di euro, solo una minima parte, circa 15 milioni, sia a carico dei privati, mentre tutto il resto è a carico del pubblico.

Dai documenti allegati a due recenti delibere di bilancio del Comune (n.39 del 12.10.2020 e n.47 del 30.11.2020) si legge infatti che le fonti di finanziamento dallo Stato sono passate da 154,7 a 200,6 milioni di euro, dalla UE arrivano 80 milioni e 2,5 milioni dalla Regione, mentre la quota parte del concessionario Tram spa è passata da 61,9 a 16 e infine a 15,3 milioni di euro. Ovviamente gli stanziamenti sono slittati dal 2020 al 2021.

Da ricordare anche i finanziamenti al 2021 per la linea 4 della tramvia Leopolda-Piagge per 145,7 milioni di euro pubblici, tramvia che, paradossalmente, sostituirebbe i binari dell’attuale linea ferroviaria.

Riguardo ai finanziamenti dello Stato (Ministero dei Trasporti) per la tramvia Libertà-Bagno a Ripoli, val la pena ricordare che i finanziamenti, 200 milioni, erano legati all’adozione del PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile) entro il termine del 4 agosto 2019, dettato dall’Addendum del MIT del 9/10/2018: Il Comune di Firenze ha approvato solo il “Primo Rapporto PUMS – Quadro conoscitivo, strategie e obiettivi”, con delibera di giunta n. 811 del 28/12/2018, prevedendo (e poi mancando) la redazione e approvazione del PUMS entro luglio 2019, mentre la Città Metropolitana ha adottato la proposta di PUMS, con atto del Sindaco N.33 del 01/08/2019 (appena in tempo per la scadenza del 4 agosto), ma senza ancora l’approvazione con le controdeduzioni alle osservazioni dei cittadini, che sono scadute come tempi di presentazione oltre un anno fa, il 20/11/2019.

Viene perciò da sorridere alle parole del sindaco Nardella che, intervistato da Repubblica il 9 aprile 2020 in piena pandemia, affermava riguardo alle tramvie, che “Ora cambia il mondo e dovremo ridiscutere tutto”. Invece l’amministrazione comunale sta andando a diritto con i finanziamenti e i progetti delle tramvie previste, senza effettuare una pianificazione della mobilità anche con una valutazione dell’impatto della pandemia, facendo solo slittare i tempi previsti per la loro progettazione e realizzazione.

Lasciano perplessi altre dichiarazioni del sindaco Nardella che, per vantare una presunta “Firenze green”, insieme al presidente Giani (vedi intervista su Repubblica del 7 dicembre 2020), avrebbe già proposto al Governo di ricorrere al Recovery Fund per finanziare altre linee tram, in particolare per Sesto, Campi e Prato, estendendo il “vecchio” project financing di Tram di Firenze SpA e azzerando la quota di finanza privata, con la completa copertura dell’investimento con soldi pubblici.

I soldi del Recovery Plan, per la eventuale parte riguardante Firenze e la Piana, potrebbero quindi essere utilizzati da Nardella e Giani per finanziare nuove tranvie. Ma sia la scelta delle linee tramviarie, che i consistenti finanziamenti avvengono senza alcun dibattito pubblico e pianificazione della mobilità.

*Maurizio Da Re

FONTE https://www.perunaltracitta.org/2020/12/06/le-sorprese-del-project-financing-della-tramvia-firenze-bagno-a-ripoli-ecco-chi-paga/ 

Maurizio Da Re

Maurizio Da Re

Maurizio Da Re, attivista ambientalista critico e resistente, portavoce del Comitato pendolari Valdarno Direttissima. Ha ripreso ad occuparsi da volontario di trasporti, mobilità e territorio. Ha curato il libro "Cambiamenti climatici e il movimento di Greta Thunberg".

venerdì 4 agosto 2017

A proposito del project financing applicato alla sanità e l’intervento tardivo della Corte dei Conti regionale

Nel gennaio del 2013 il nostro comitato promosse, assieme alla CUB sanità, un convegno sulla situazione generale della sanità in Toscana, sulle minacce sempre più avvertite dai cittadini alla tutela della salute, all’accesso universale alla cura e all’assistenza.
               Tutto ciò a causa di un processo sempre più spinto di aziendalizzazione delle Asl e  di piani sanitari regionali ispirati a una logica di privatizzazione e di risparmio i cui capisaldi si fondavano sulla “partecipazione alla spesa” (ticket ) e sull’aumento delle liste d’attesa, sulla diminuzione dei distretti sanitari, sul taglio dei posti letto e  dei costi di degenza, sul blocco del turn over fra medici e infermieri, nonché sulla vendita del patrimonio immobiliare e storico in capo alle stesse aziende sanitarie.
               In quel convegno furono anche denunciate le  storture di cui soffriva il tanto esaltato modello toscano: altissimi stipendi per i massimi dirigenti, ingenti sprechi e un carente sistema di controllo dei bilanci delle varie Asl, come testimoniato dal clamoroso buco milionario di Massa, riconducibile a pratiche contabili poco trasparenti, e da altri casi toscani, poco chiari, di deficit di bilancio.
               Fra gli sprechi, intesi come sperpero di denaro pubblico a favore dei privati, oltre all’acquisto di nuovi edifici pagati ben oltre il loro valore di mercato
 pur avendo a disposizione un enorme patrimonio di immobili inutilizzato, emerse, grazie alla rigorosa analisi del compianto Ivan Cicconi, quello della costruzione dei quattro nuovi ospedali (Massa, Lucca, Pistoia, Prato)utilizzando il cosiddetto “project financing”.
               Un sistema, la finanza di progetto, che prevede la costruzione di questi ospedali da parte di un concessionario privato, che gestisce direttamente l’opera e i suoi costi anche se gran parte del finanziamento è a carico delle Asl. Per compensare l’apporto del privato all’operazione, la parte pubblica riconoscerà al concessionario un canone fisso garantito, per minimo 19 anni da esso stesso determinato, in cambio del quale erogherà, a pagamento e in condizioni monopolistiche, tutti i servizi non sanitari, commerciali e di manutenzione della struttura ospedaliera.
               Ivan Cicconi spiegò nel convegno come tale partenariato pubblico-privato, che già con la TAV era servito a mascherare dietro il millantato finanziamento privato quello enorme a totale carico del pubblico, con il conseguente incremento del debito a carico delle future generazioni, applicato alla sanità, avrebbe parimenti danneggiato gli interessi collettivi incrementandone i costi con il risultato di 
arricchire solo i privati e impoverire le già scarse risorse del welfare.                
             Oggi, come rileva la stessa Corte dei Conti, sappiamo che i nuovi ospedali sono costati  379 milioni, di cui circa 303  sborsati dal pubblico, che si è accollato anche una parte consistente degli oneri finanziari e fiscali relativi ai prestiti bancari  sostenuti dal privato, il quale ne ha messi solo 75. Con questa operazione il privato incamera non solo i guadagni sulla costruzione, ma soprattutto una rendita sicura e sproporzionata (1,227 miliardi) che si tradurrà in un vero e proprio salasso per i bilanci sanitari.
               Da rilevare, inoltre , come  l’edilizia ospedaliera quale nuovo business privato, ha prodotto un’altra deleteria conseguenza:  tutti i quattro ospedali toscani  presentano problemi strutturali e di impiantistica fin dalla loro apertura: dall’acqua che penetra dal suolo a causa del sito inadatto prescelto, alle porte che non isolano né chiudono, alle sale  operatorie scarsamente funzionali, ecc.
  Infatti, la Corte dei Conti, a questo proposito, rileva che è stata “modesta l’attività di controllo, anche a causa della direzione dei lavori, affidata, per disposizione legislativa, all’esecutore stesso”.
                E che dire, in ultimo, di queste scelte incentrate sui grandi ospedali che si accompagnano, malgrado le forti e motivate opposizioni delle popolazioni locali, alla chiusura o al depotenziamento di storici e indispensabili presidi ospedalieri, in particolare quelli delle aree disagiate e di montagna?
               I cittadini devono prendere sempre più coscienza di questi problemi, delle responsabilità politiche che sono alla base delle mancanze sempre più gravi del sistema sanitario pubblico, della progressiva mercificazione e privatizzazione del diritto alla salute.   

https://youtu.be/yiUxQQZESIY

Comitato SAN SALVI CHI PUO’

martedì 26 luglio 2016

EMERGENZA PEDEMONTANA: IL PRIVATO SBAGLIA I CONTI E LA REGIONE DEVE PAGARE!!

Un esempio eclatante di come si aumenta il debito pubblico con il Project Financing garantendo al privato ricavi per 30 e oltre anni secondo la Concessione ottenuta. 

Il Nuovo Codice degli Appalti NON ha cancellato il Project Financing stesso. 
Ricordiamo i dati di Ivan Cicconi: 20.000 aziende private di diritto pubblico con circa 2 miliardi di debito pubblico non dichiarato.