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mercoledì 4 marzo 2026

Nuove VARIANTI alla pianificazione per nuovo consumo di suolo alla Pievecchia, sul Sentiero della Memoria!

 

Al Comune di Pontassieve – All’Assessore all’UrbanisticaAlla Città Metropolitana di Firenze – All’Assessore all’UrbanisticaAlla Regione Toscana - All’Assessore all’UrbanisticaAlla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Firenze e la Provincia di Prato

Oggetto: Variante POI con speculazione edilizia, consumo di suolo agricolo e impatto paesaggistico per il nuovo resort turistico di lusso a Villa Tesei (Pievecchia), nella campagna collinare di Pontassieve e sul Sentiero della Memoria

La Giunta Comunale di Pontassieve il 28 novembre 2025 ha deliberato favorevolmente sulla previsione di un nuovo complesso o resort turistico “elevato” a Pievecchia e il 24 febbraio 2026 il Consiglio Comunale ha approvato l’avvio dell’assoggettabilità alla VAS-Valutazione Ambientale Strategica “Nuova previsione turistico ricettiva in località Pievecchia nel Comune di Pontassieve con recupero delle volumetrie di Villa Tesei e nuovo consumo di suolo non urbanizzato nel territorio rurale – Variante ordinaria al PSI Valdisieve ed al POI Pontassieve e Pelago”. Il luogo si trova sulle colline del versante occidentale della Valdisieve, a circa 250 m s.l.m.

Da sottolineare che l’amministrazione comunale ha approvato di recente il Piano Operativo intercomunale (pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Toscana - BURT - N. 36 del 3 settembre 2025), mentre il Piano Strutturale Intercomunale era già entrato da tempo in vigore perché pubblicato sul BURT n. 35 parte II del 28/8/2024, con tanto di rimodulazione dell’ambito di pertinenza del centro storico Pievecchia. Come si legge dai documenti (diventati ufficiali dal 24 febbraio e che dovrebbero essere pubblicati sul sito del Comune in albo pretorio), la Nima-Demetz & Fattoria di Grignano hanno presentato la richiesta di variante il 28/11/2025.

Con la previsione nella forma di ‘variante ordinaria’ si dovrebbe consentire alla società Nima-Demetz e alla Fattoria di Grignano non solo di ristrutturare il complesso in stato di abbandono della Villa Tesei di Pievecchia (operazione condivisibile) ma anche, insieme – all’evidente fine di ‘ottimizzare i profitti’ di detta società, che si occupa principalmente del settore turistico –, di realizzare, sulla collina coltivata a oliveto adiacente al complesso della Villa turrita (circoscritto da un muraglione), un vero e proprio resort con nuovi edifici disposti su almeno tre strisce a ventaglio con “camere ipogee”, con piscina e laghetto: una operazione immobiliare che richiederebbe altri interventi complessivamente assai impattanti, come i ragguardevoli sbancamenti della collina con abbattimento di non pochi olivi, la costruzione di un parcheggio e la installazione – pare sul suolo – di innumerevoli pannelli fotovoltaici per usi energetici del nuovo villaggio turistico.

Purtroppo, al di là dei pregi paesaggistici dell'area e della storicità dell’edificio signorile, sulla Villa Tesei e dintorni non vi sono "vincoli" paesaggistici, né culturali. La Villa dispone però di una chiesetta che non risulta "vincolata" culturalmente, ma che potrebbe esserlo in quanto di proprietà di ente senza fini di lucro ed avente più di 70 anni, la quale ha una fisionomia molto rara: appare infatti composta da quattro volumi convessi che sembrano absidi quasi di forme ortodosseggianti, i quali racchiudono una sorta di torretta-campanile centrale.

Per chi non lo sapesse la Villa Tesei di Pievecchia è il luogo dove vennero trucidati 13 partigiani dai nazisti l’8 giugno 1943: una porzione del muraglione di cinta conserva ancora i fori dei proiettili dei nazisti e dispone di specifica targa, in ricordo della strage. E ovviamente la Villa rientra nel Sentiero della Memoria, un percorso escursionistico che collega Pontassieve alla Consuma passando per Rufina e tre luoghi segnati da tragici eventi: le stragi di civili avvenute nel 1943-44. Come si legge in rete, “il sentiero, pensato anche per chi lo voglia percorrere a cavallo o in mountain bike (con apposite varianti dedicate), è stato fortemente voluto dai Comuni di Pelago, Pontassieve e Rufina, insieme alla Comunità Montana della Montagna Fiorentina. La sua realizzazione è stata curata dal Gruppo Escursionisti Organizzati di Sieci e dalla Sottosezione CAI di Pontassieve. L’inaugurazione si è tenuta il 25 aprile 2009”.

Nella pagina “FAI – I luoghi del cuore” si legge riguardo a Pievecchia di Pontassieve: “Un museo a cielo aperto dove il viaggiatore attento si sofferma, tra vigneti e oliveti, tra tipicità e sapori, a gustare un po’ di questa terra. La villa di Pievecchia, edificio che rappresenta le tendenze dominanti dell’architettura fiorentina della seconda metà dell’Ottocento, è annessa alla Fattoria di Grignano dal 1999 e prende il nome dalla Pieve medievale che le sorge accanto. Dalla metà del '600 alla metà del '700 il corpo centrale della villa è in mano agli abati di Vallombrosa, per passare poi all’Arcivescovado di Firenze. Dopo il 1860 la villa viene confiscata dallo Stato italiano e messa in vendita, acquistata da Agostino Tesei, Generale di marina elbano alla cui famiglia la fattoria resterà fino al 1916, anno in cui inizia a passare di mano in mano. fino all’attuale proprietà che ormai da anni ne ha avviato il recupero riportandola all’antico splendore. L' 8 giugno 1944 un gruppo di Partigiani proveniente da Monte Giovi, penetrato nella caserma della guardia nazionale repubblichina di Pontassieve, s'impossessa di armi e munizioni e si ritira a bordo di un camion. Alcuni carabinieri colgono l'occasione per disertare e si uniscono alla pattuglia partigiana. Lungo la strada del ritorno i partigiani si fermano alla Pievecchia. In una delle case vi trovano due soldati tedeschi e ne segue uno scontro in cui un soldato muore, mentre l'altro riesce a fuggire. Nella rappresaglia che segue i tedeschi rastrellano tutti gli uomini che possono trovare a Pievecchia e li uccidono a colpi di mitra nel giardino della villa del paese. 14 persone perdono la vita”.

Per questi tragici eventi, con decreto del Presidente della Repubblica del 23 dicembre 2005, è stata conferita la Medaglia di Bronzo al Merito Civile al Comune di Pontassieve (Firenze), con la seguente motivazione: "Piccolo centro partecipò generosamente alla lotta partigiana, subendo devastanti bombardamenti ed una feroce rappresaglia da parte delle truppe naziste che trucidarono barbaramente quattordici suoi concittadini. Ammirevole esempio di spirito di libertà e di amor patrio."
1943 - 1944/Pontassieve (Firenze).

Il Sindaco ha sostenuto in sede di Consiglio Comunale del 24 febbraio che il luogo di Pievecchia per gli abitanti di Pontassieve è un luogo sacro (per i tragici eventi accaduti), ma non ha avvertito la preoccupazione del consumo di suolo agricolo e del significato del tutto nuovo che Pievecchia assumerebbe con l’approvazione della variante e l’urbanizzazione dell’area collinare olivata: da simbolo della memoria e luogo sacro della lotta partigiana (come detto dal Sindaco) a resort e luogo di svago turistico di élite!

Per le ragioni sopra addotte, Italia Nostra e l’Associazione “Vivere in Valdisieve” fanno istanza alle Istituzioni in indirizzo perché nell’occasione dovuta della conferenza di copianificazione la variante non sia approvata, e si preveda un progetto di solo restauro e adeguamento della Villa (che dispone di dimensioni piuttosto grandi).

Firenze, 26 febbraio 2026
Italia Nostra Aps Sezione di Firenze             
Laura Manganaro
Associazione “Vivere in Valdisieve" 
Catia Pratesi

lunedì 19 gennaio 2026

𝙁𝙐𝙉𝙕𝙄𝙊𝙉𝘼𝙍𝙄 𝘽𝙊𝙉𝙄 𝙑𝙄𝙍𝙄, 𝙎𝙊𝙋𝙍𝙄𝙉𝙏𝙀𝙉𝘿𝙀𝙉𝙕𝘼 𝘼𝙐𝙏𝙀𝙈 𝙈𝘼𝙇𝘼 𝘽𝙀𝙎𝙏𝙄𝘼

FONTE https://italianostrafirenze.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/01/cementificiopelago_articoloperfq_claudiocantella.pdf

Palazzina Cementificio
Dopo le tante e sciagurate vicende che hanno martoriato e che stanno continuando a martoriare Firenze negli ultimi tempi - si pensi, solo per citarne alcune di un elenco lunghissimo: all’ex Panificio Militare in Via Mariti, distrutto per far posto a un supermercato che però è crollato in fase di costruzione (facendo peraltro cinque morti); alla ex Succursale FIAT in Viale Belfiore, distrutta per far ospitare al massiccio Social Hub; all’ex Teatro Comunale distrutto (in gran parte) per costruire l’ormai tristemente famoso “Cubo Nero”; alle tante parti interne degli isolati di matrice medievale dell’ex Ospedale Militare in Via San Gallo, distrutte per erigere due massicci “pacchettoni di sigarette” edilizi; allo Stadio Franchi di Pier Luigi Nervi (tutelato culturalmente), fatto oggetto di un'operazione dagli esiti di assai dubbio valore, per il calcio e per la città, - si profila all’orizzonte l’attuazione dell'ennesimo scempio, per responsabilità della pressoché sconosciuta CO.RE.PA.CU. (Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale) che opera in Toscana per conto del MiC (Ministero della Cultura). 

È dunque la conferma che, ahimé, la storia e la memoria culturale, per la Soprintendenza di Firenze, non sono un bene da proteggere, conservare e trasmettere. Anzi se ne può fare a meno e pertanto via con decisioni dubbie, che implicano demolizioni e ricostruzioni indiscriminate (e l’UNESCO dove lo mettiamo?). 

È la storia, questa, di un opificio dove dal 1910 si produceva il cemento, a San Francesco di Pelago, accanto Pontassieve, a dodici chilometri da Firenze, contado produttivo della capitale toscana. 
Infatti, a quanto si apprende dagli atti ufficiali consegnati dalla Soprintendenza di Firenze a Italia Nostra (prot. SABAP-FI n. 36030 del 12/12/2025), la CO.RE.PA.CU. della Toscana - composta dall'arch. Antonella Ranaldi (Sop. ABAP Firenze), dall'arch. Valerio Tesi (Sop. ABAP Pisa), dall'arch. Gabriele Nannetti (Sop. ABAP Siena), dalla dott.ssa Angela Acordon (Sop. ABAP Lucca), dal dott. Stefano Casciu (Direzione Regionale Musei) - ha respinto la proposta avanzata dall'arch. Emanuele Masiello, funzionario decano della Soprintendenza di Firenze, di assoggettare a tutela culturale - ai sensi dell'art. 10, comma 3, lettera a) e lettera d) del vigente Codice dei Beni Culturali (D.Lgs. n. 42/2004) - il complesso industriale dismesso ex Monsavano poi ex Italcementi e infine Colacem, nel Comune di Pelago (FI), in quanto da egli ritenuto di interesse "particolarmente importante", sia per la storia della cultura industriale in Toscana e in Italia, sia per l'apporto fornito alla sua edificazione dal noto architetto Gherardo Bosio, autore di molti edifici e piani urbanistici in Albania e in altri Paesi legati all'Italia durante gli anni '30 del Novecento, nonché di tante altre opere in Firenze e dintorni, tra cui la pregevole Club House del Golf dell'Ugolino. 

La proposta dell’arch. Masiello, di per sé doverosa, appare peraltro giusta e motivata anche per l'assenza, sull'area dello stabilimento, di tutele paesaggistiche, la qual cosa espone di fatto il vetusto Cementificio dismesso, di cui sono evidenti i molteplici e documentati pregi, alla pressoché certa e totale demolizione, a meno che il Comune di Pelago non la impedisca con suoi atti. Pertanto, quella assunta dai componenti della CO.RE.PA.CU. è una decisione molto grave, che parrebbe evidenziare l'esistenza di una realtà allucinante, nella quale il massimo organo ministeriale che in Toscana dovrebbe provvedere alla tutela del patrimonio culturale, nei fatti si rende responsabile della sua distruzione. 
Uffici e Silos
Nel verbale della riunione tenutasi il 16/11/2025 (e che si rende pubblico insieme alla presente nota), si legge infatti che “la commissione, all’unanimità (sic!), non ravvede motivi tali da dichiarare di interesse particolarmente importante il bene (sic!) in oggetto, sia considerato lo stato conservativo attuale, sia verificato che il progetto originario del Bosio non risulta riconoscibile, se non in maniera del tutto frammentaria nella Palazzina dirigenziale, presentandosi l’intero complesso fortemente trasformato nello stato attuale”. 
Si tratta però di una motivazione di scarso valore, giacché lo “stato conservativo” non è un dato che solitamente, per dottrina e per prassi, condiziona le valutazioni di interesse culturale anche “particolarmente importante” (come dimostrano le tante altre opere in pessimo stato di conservazione che sono state assoggettate a tutela, tra cui, solo per fare un noto e vicino esempio, lo Stabilimento delle Ceramiche Brunelleschi nel Comune di Pontassieve). Si può peraltro aggiungere che la motivazione della CO.RE.PA.CU. pare avulsa dalla reale conoscenza dei fatti, giacché non è vero che l’apporto progettuale di Bosio sia irriconoscibile, ma è al contrario ben riconoscibile, specie nei silos cementizi che sono ancora oggi visibili, e che identificano anche da lontano l'immagine architettonica del complesso. Parrebbe quindi che i membri della CO.RE.PA.CU. abbiano visionato male (o non abbiano visionato affatto) la documentazione istruttoria, senza darsi nemmeno la briga di compiere i doverosi approfondimenti, prima di emettere il verdetto che condanna di fatto il Cementificio alla sicura demolizione.

Inoltre, si direbbe che sia stata del tutto ignorata la possibilità di recuperare ovvero di rigenerare l'ex Cementificio, destinandolo a nuovi usi mediante adeguati progetti, come è stato chiaramente prospettato nei documenti di supporto alla proposta di dichiarazione di interesse culturale, e come dimostrano le tante valide esperienze compiute in altri contesti italiani e stranieri. 
Insomma, pare che sia del tutto mancata la basilare presa d'atto del valore culturale che l'ex Cementificio indubbiamente possiede, in quanto bene patrimoniale di una comunità che anche intorno al grande stabilimento produttivo, ha costruito gran parte della sua identità storica, nel corso del Novecento. 

Interno cementificio
Risulta infatti evidente che Soprintendenza e CO.RE.PA.CU. non tengono minimamente conto del valore della memoria, anzi la disconoscono, la annullano rendendo possibile la cancellazione di ogni traccia fisica che possa richiamarla. Il che costituisce un fatto scandaloso e avvilente, che non può essere taciuto alla pubblica opinione, sia per auspicare la revoca della decisione assunta dalla CO.RE.PA.CU. sia per richiamare l'attenzione nazionale e mondiale sulla grave situazione d'emergenza che si sta vivendo a Firenze negli ultimi anni, anche a causa dell'operato della locale Soprintendenza che, nei suoi vertici, pare inconscia del danno che sta arrecando all'immagine e al prestigio di una istituzione considerata storicamente benemerita. 

Le istituzioni che avrebbero il compito di tutelare i nostri beni rinunciano a questo scopo primario (ma perché?), non contemplando evidentemente tra i propri compiti l’immateriale memoria a cui attinge la cultura. Eppure, i monumenti che costituiscono il nostro ricco patrimonio storico non sono solo quelli a cui si depongono le corone di fiori ma anche i luoghi che ricordano la vita di donne e uomini, luoghi che trasmettono orgoglio, testimonianze di cultura del lavoro e del sacrificio. 

Claudio Cantella, architetto e urbanista 
Pontassieve, 4 gennaio 2026  
FONTE ARTICOLO: BLOG ITALIA NOSTRA 

giovedì 7 settembre 2023

Presentazione del libro: "FETONTE, IL MITO DEL FIUME PO -ALLE ORIGINI DEL DELTA PADANO-"

Presentazione dell'opera da parte del Direttore delle Gallerie degli Uffizi di Firenze Eike Schmidt.

a cura di Gianluigi Ceruti, con contributi di Leobaldo Traniello, Roberta Reali,

  con la collaborazione di Riccardo Ceruti, fotografie di Roberto Bottari, coordinamento redazionale di Ylenia Visentin, ed. Agorà Factory

Sin qui, nella contemporaneità, il delta del fiume Po è stato al centro di un approfondito dibattito culturale, politico e scientifico sulla destinazione di questo territorio anfibio (la più vasta zona umida italiana) ad area naturale protetta, sull’esempio della Camargue nella Francia meridionale alle foci del Rodano e di Coto Doñana in Spagna nel cuore del “Guadalquivir delle stelle” caro a Federico Garcia Lorca: regioni, entrambe, ricche di un affascinante e opulento turismo culturale e naturalistico.

E ancora, Unesco (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura) ha ricompreso il Po grande e le sue foci nell’elenco delle Riserve della Biosfera del Programma MAB “L’Uomo e la biosfera, Man and the Biosphere” per promuovere un rapporto equilibrato tra uomo e ambiente attraverso la tutela della biodiversità e le buone pratiche dello Sviluppo Sostenibile.

Per il fascino del suo paesaggio selvaggio il delta del maggiore fiume italiano ha sedotto l’immaginazione creativa di registi cinematografici importanti come Luchino Visconti in Ossessione, Roberto Rossellini dell’ultimo episodio di Paisà, Michelangelo Antonioni ne Il Grido e Mario Soldati ne La donna del fiume ed altri ancora.

Diversamente, in questo libro si prospetta un altro volto di questo ambito territoriale mutevole e ricco di insenature ed è quello della penetrazione e occupazione umana, verso la fine dell’Età del Bronzo (XIII-XII secolo a.C.) quando, dopo la caduta di Troia cantata da Omero nell’Iliade, flussi della “diaspora micenea” -provenienti da Troia, dalle Isole dell’Egeo e dall’Illiria- si insediarono nei meandri del Delta e nei territori contermini costruendo, su queste sponde occidentali dell’Alto Adriatico, le loro fortune mercantili nella lavorazione dell’ambra prelevata nel mar Baltico e della pasta vitrea, trasferendovi le culture di origine, la loro operosità produttiva, le loro leggende. Tra queste il mito del fiume Po che narra di Fetonte, precipitato da Zeus nell’Eridanó-Po, davanti a Crespino, per aver disubbidito al padre nella guida del carro provocando uno sconvolgimento degli spazi siderali e dell’orbe terracqueo e cagionando un tale dolore nelle sorelle Eliadi da trasformare il loro corpo umano in pioppi e le loro lacrime in ambra.

Questo libro -oggettivamente- contribuisce a riscrivere le antiche origini del Delta Padano e del Polesine con il supporto storiografico di celebri Autori dell’antichità greca e romana e contemporanei nonché alla luce delle scoperte archeologiche recenti di Frattesina di Fratta Polesine (1967, gli scavi sono ripresi il 28 agosto 2023) e di Campestrin di Grignano Polesine (2008-2011) che confermano la collocazione in Polesine della cosiddetta “via dell’ambra”.

Nel corso dei secoli dell’età storica il mito di Fetonte ha ispirato un numero eccezionalmente elevato di opere artistiche, solo in parte riprodotte nel volume, di autori insigni da Michelangelo Buonarroti a Pablo Picasso, oggi presenti nei più celebri musei: dal Louvre di Parigi alle Gallerie degli Uffizi di Firenze, dal British Museum di Londra alle Gallerie dell’Accademia di Venezia e in altre, del pari importanti, istituzioni.

Nel libro si ricorda che Dante Alighieri evoca nella Divina Commedia la favola di Fetonte: nel canto XVII dell’Inferno e nel canto IV del Purgatorio.

Infine, un riferimento nello stesso volume è riservato anche agli Eneti, progenitori dei Veneti, che, fuggiti dalla Paflagonia -regione dell’Asia minore- e reduci dalla guerra di Troia, migrarono verso le foci del Grande Fiume e nei pingui pascoli padani allevarono i cavalli con tale abilità da meritare di essere celebrati nei loro componimenti, riportati nel libro, dai poeti greci Alcmane e Euripide.

In questo libro, dotato di un ricco apparato bibliografico, sitografico e iconografico nonché di testimonianze di autori antichi e contemporanei, con linguaggio rigoroso ma ampiamente accessibile, sono ripercorse le più recenti scoperte archeologiche e le indagini storiografiche che confermano le intuizioni di insigni drammaturghi e poeti nonché le attestazioni di autorevoli storici e geografi dell’antichità greca e latina: per menzionare solo alcuni importanti Autori, Eschilo, Euripide, Erodoto, Apollonio Rodio, Polibio, Strabone, Tito Livio, Publio Ovidio Nasone, Plinio il Vecchio, Marco Valerio Marziale, Pseudo Aristotele.

https://www.rovigo.news/a-fratta-la-presentazione-del-libro-fetonte-il-mito-del-fiume-po/?fbclid=IwAR0desVRjmdcF07Bly5lghST-9RU48-lZEnq-lJ6e42scnDrYHra7NEtTUI

lunedì 27 giugno 2022

Di Italia Nostra - Le Gualchiere: l'interesse del Principe Carlo e il disinteresse dei comuni competenti!

Gualchiere di Remole. Il vivo interesse della Fondazione Nobriega e del principe Carlo d’Inghilterra per il loro recupero strutturale e funzionale a vantaggio pubblico, il sostanziale disinteresse dei due Comuni patrimonialmente e territorialmente competenti

Giugno 2022: la pubblicazione dell’elenco dei progetti per la Città Metropolitana ammessi ai fondi PNRR, elenco edito nel sito del Comune di Firenze, smentisce l’avvenuta considerazione del recupero delle Gualchiere di Remole: nonostante le indiscrezioni dei mesi passati, le Gualchiere non sono rientrate nei progetti europei elaborati dai Comuni di Firenze e di Bagno a Ripoli.

      Ciò nonostante, va sottolineato che “La Nazione” del 23 giugno 2022, con l’articolo di Manuela Plastina, Firenze, la corona inglese restaura struttura sull’Arno? Il principe Carlo interessato, ha dato notizia del sopralluogo effettuato alla “zona in rovina” delle Gualchiere dalla signora Elizabeth Nobrega Tsakiroglu, presidente della Fondazione Nobrega e dell’Istituto Internazionale delle Conoscenze Tradizionali. La nobildonna “si è presentata anche per conto di sua Altezza reale il principe Carlo, interessato – ha spiegato – alla promozione del restauro di quello che è ormai un monumento di storia e cultura”.

      Come è noto, il principe Carlo venne coinvolto alcuni anni fa da una lettera degli studenti dell’Istituto fiorentino Leonardo da Vinci, allievi di Girolamo Dell’Olio, e nell’occasione anche il Sindaco Nardella scrisse al principe “proponendo la costituzione di una task force anglo-italiana per l’individuazione di soluzioni praticabili per quelle Gualchiere. E da Buckingham Palace era arrivata la conferma dell’interessamento”.

      Nobrega – che ha visitato le Gualchiere in compagnia di esponenti del gruppo tecnico costituito al Circolo Vie Nuove (Luciano Bartolini e Pietro Laureano), dell’assessore fiorentino Alessandro Martini e dell’architetto Giorgio Caselli, dirigente del servizio Belle Arti di Palazzo Vecchio – “ha spronato il Comune a continuare nella volontà di crearvi un sistema che riporti il monumento al pubblico, come proposto dal gruppo tecnico”, magari come “polo della cultura, dell’artigianato e dell’ambiente. La Fondazione Nobrega si è resa disponibile a sostenere il progetto con fondi per la creazione di un museo, ma anche borse di studio internazionali legate alla ricerca”, e si è detta disponibile “a donare una collezione di oggetti d’arte, argenti, statue e manufatti di Michael Carrington. L’Inghilterra, ha garantito la signora Nobrega, c’è. E il principe Carlo pure”.

I precedenti interventi di Italia Nostra sulle Gualchiere

FONTE BLOG DI ITALIA NOSTRA FIRENZE https://italianostrafirenze.wordpress.com/2022/06/27/gualchiere-di-remole-il-vivo-interesse-della-fondazione-nobriega-e-del-principe-carlo-dinghilterra-per-il-loro-recupero-strutturale-e-funzionale-a-vantaggio-pubblico-il-sostanziale-disinteresse-de/

giovedì 16 giugno 2022

ODEON, UN LUOGO SPECIALE CHE MERITA UN FUTURO MIGLIORE

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su La Città invisibile, rivista del laboratorio politico perUnaltracittà – Firenze, a questo indirizzo [https://www.perunaltracitta.org/homepage/2022/05/31/odeon-un-luogo-speciale-che-merita-un-futuro-migliore/] con licenza BY-NC-SA 3.0.  

Di Francesca Conti - 31 Maggio 2022

L’annunciata trasformazione del Cinema Odeon in una sorta di spazio libreria polivalente con il cinema ridotto alla sola galleria diventando di fatto un’attività secondaria è qualcosa che a Firenze purtroppo non stupisce. Conferma l’assenza di qualsiasi ripensamento sia delle politiche culturali che dell’inevitabile trasformazione del centro storico.

Come in un tetris inesorabile l’operazione Odeon-Giunti è l’ennesimo mattoncino che contribuisce all’espulsione non solo dei residenti, ma anche di chi si ostina a frequentare il centro per le poche iniziative culturali dedicate a chi la città la vive. L’Odeon grazie alla programmazione dei film in lingua originale e anche di classici del cinema ha continuato ad attrarre fruitori e amanti del rito della proiezione. Sicuramente la decisione, presa diversi anni fa da parte della Regione Toscana, di spostare la 50 giorni di cinema internazionale al Teatro della Compagnia non ha aiutato la frequentazione del cinema Odeon, i cui titolari, dopo le chiusure dovute al Covid, hanno messo in piedi una programmazione stanca e piuttosto ripetitiva. Nonostante tutto questo l’Odeon ha continuato finora ad essere frequentato da un pubblico molto fidelizzato e affezionato. L’appello, firmato in pochi giorni da più di 6.000 persone ne è stata la dimostrazione.

Cinema Odeon FirenzeIl progetto presentato nel corso di una conferenza stampa organizzata dopo l’uscita della petizione ha soltanto confermato i sospetti di chi aveva fin dall’inizio criticato il progetto. Una libreria con palco per i concerti, con uno schermo a scomparsa e con merchandising vario e, ciliegina sulla torta avvelenata, qualcosa legato al cibo, ma ancora molto fumoso.

Eppure in quella zona le librerie simili sono già tre; Red, Melbooks e Feltrinelli. A che scopo una nuova libreria? Ma soprattutto per quali clienti? Non solo, il progetto presentato suona come qualcosa di già sentito. Viene in mente la catena FNAC che in Italia chiuse diversi anni fa perché evidentemente quel tipo di operazione non incontrava una clientela numerosa. Alla luce di tutto questo, il sospetto che si possa puntare tutto sulla ristorazione è sacrosanto. In quel caso il target sarebbe chiaro: i turisti.

La prospettiva peggiore è che la nuova libreria-cinema-bar non funzioni, chiuda i battenti e dopo qualche anno l’ormai ex-Odeon diventi l’ennesimo vuoto che poi verrà colmato con una struttura ricettiva o con l’ennesima mangiatoia. Sono tante le ferite aperte in città e per questo la reazione da parte di molti è stata di rabbia e critica feroce. Si pensi al Cinema Universale che prima è stato trasformato in un locale e poi in appartamenti, oppure al Gambrinus, sempre di proprietà della famiglia Germani, trasformato in un Hard Rock Cafè. Per non parlare dell’Apollo, del Supercinema, del Teatro Nazionale e dell’Astra due, altra proprietà Germani.

Cinema OdeonOltre al tema dell’espulsione dei residenti e degli amanti del cinema, l’altro tema centrale è quello della cultura. Molte delle voci che si sono schierate a favore dell’operazione Giunti-Odeon hanno sottolineato il fatto che lo spazio è privato e che in fondo il privato può fare quel che vuole. Ma la cultura di una città non è una questione privata, è questione pubblica che riguarda tutti e tutte. Dovrebbe riguardare prima di tutto l’amministrazione che potrebbe e dovrebbe dire la sua su un’operazione di questo genere. Scontato che non sarà da questa amministrazione che arriverà un’inversione di tendenza, anzi.

Il Cinema Odeon ha certamente una proprietà, ma appartiene al tempo stesso alla città e ai suoi frequentatori. La bellissima sala realizzata da Alfonso Coppedè e Marcello Piacentini, le prime che ha ospitato, la programmazione in lingua originale, i classici restaurati. Su tutto questo non si può tirare una linea senza coinvolgere chi ha promosso e firmato l’appello. L’appello è stato in qualche modo un atto di amore, amore che sembra mancare a chi presenta per un luogo speciale un progetto stanco, figlio dell’altro ieri. Sarebbe bello che l’Odeon venisse affidato a qualcuno che è pronto ad una sfida verso il futuro e a investire soldi, intelligenza, preparazione e cultura in uno dei luoghi simbolo di Firenze.

Francesca Conti 

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Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su La Città invisibile, rivista del laboratorio politico perUnaltracittà – Firenze, a questo indirizzo [https://www.perunaltracitta.org/homepage/2022/05/31/odeon-un-luogo-speciale-che-merita-un-futuro-migliore/] con licenza BY-NC-SA 3.0. 

venerdì 12 novembre 2021

Ex Fabbrica Brunelleschi di Sieci: DICHIARATA DI INTERESSE CULTURALE PARTICOLARMENTE IMPORTANTE!!!!!

Pubblichiamo volentieri l'articolo dell'Associazione "Vivere in Valdisieve" che si trova sul loro blog QUI.

Ci rallegriamo per l'ottima notizia!

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Abbiamo appreso dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e per le province di Pistoia e Prato che l'iter iniziato ad Aprile scorso, per il riconoscimento della tutela culturale, si è concluso con Decreto n. 146 del 22/09/2021 in cui la Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale, presso il Segretariato Regionale per la Toscana del Ministero della Cultura,  ha dichiarato il complesso della Fornace delle Sieci 

di interesse culturale particolarmente importante 

ai sensi degli articoli 10 e 13 del D. Lgs. 42/2004 "Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio", 

assoggettandola a tutela storico-artistica.


Qualunque sviluppo verrà deciso per quest'area, 
si dovrà tenere presente questo vincolo. 
In tutela del valore storico artistico, che è stato
così importante per le Sieci e non solo. 
Tanto da avere un complesso "gemello" a Scauri, Comune di Minturno (Latina), chiamato proprio "Le Sieci".

Per approfondire e vedere altra documentazione, cliccare QUI

martedì 27 luglio 2021

Quanto è green perseverare nella sostituzione sociale in Oltrarno? Le parole di Pancho Pardi spingono a riflettere: anche gli ultimi mohicani resistenti dovranno sloggiare?

Associazione di volontariato Idra

iscritta al Registro Regionale del Volontariato della Toscana per la promozione e la tutela del patrimonio ambientale e culturale

Tel. 055.22.39.92, 320.053.52.58

idrafir@gmail.com, idraonlus@pec.it; http://www.idraonlus.it, https://www.facebook.com/idra.firenze

FONTE: http://www.idraonlus.it/2021/07/27/quanto-green-perseverare-nella-sostituzione-sociale-oltrarno/

COMUNICATO STAMPA, 27.7.’21 

Ventiduesima lettera alla giunta di Firenze che accompagna le note arrivate a Idra a corredo dell’adesione al Manifesto Boboli-Belvedere. Oggi, le parole di Francesco ‘Pancho’ Pardi, già senatore della Repubblica nel corso della XVI legislatura (2008-2013) e professore associato di Urbanistica all’Università di Firenze, studioso dei processi di trasformazione territoriale, in particolare dei temi legati all’ambiente e al paesaggio, su cui ha pubblicato numerosi articoli e saggi.

Su cosa ci invita a riflettere il prof. Pardi?

Intanto, sui limiti oggettivi che pone, alla mera praticabilità del piano di azione avallato da Palazzo Vecchio, la concessione di un 86% di turistico-ricettivo in quel fazzoletto proibitivo di città, in un’area fragile come il ‘Poggio delle Rovinate’: “Aprire in quel contesto l'enorme cavità ipogea immaginata per il parcheggio sotterraneo è scelta irresponsabile”.

In secondo luogo, Pardi segnala la drammatica perdita di valore cui andrebbe incontro uno spazio di qualità del vivere amato dalla popolazione: per effetto della trasformazione accordata, la collettività “sarà costretta ad assistere impotente allo snaturamento di un luogo urbano caratterizzato soprattutto dalla presenza umana rarefatta, dal riserbo e dal silenzio”.

Inoltre, le caratteristiche del destinatario che beneficerebbe del generoso avallo urbanistico prospettato aggiungerebbero allo spopolamento del centro storico causato dalla resa al ‘turismo mordi e fuggi‘ un’ulteriore sgradevolissima nota di selezione sociale: “Firenze ha già sperimentato i danni ormai irrimediabili del turismo mordi e fuggi e vuole ora assaggiare la tentazione del turismo per soli ricchi.” Come osservava nel suo contributo Maria Cristina François, la massiva turistificazione d’élite di Costa San Giorgio assesterebbe un ulteriore colpo all’identità dell’Oltrarno.

Pancho Pardi propone quindi un’impietosa chiave di lettura del diniego che la Giunta ha fin qui opposto alla domanda di partecipazione proveniente (com’è del tutto naturale) dal basso, dagli ultimi mohicani resistenti nelle loro case del Centro storico. Ignorati e respinti. E ne deduce una conclusione amara, che difficilmente si potrà archiviare come si trattasse di una semplice boutade: “Non stupisce che le autorità politiche cittadine pratichino la più ipocrita negazione delle esigenze partecipative”.

“Davvero niente di nuovo sotto il sole dell’urbanistica a Firenze, nonostante le copiose promesse di cambio di paradigma?”, continua a chiedere Idra a sindaco e assessori!

 

Seguirà l’intervento di Andrea DE MARCHI, professore ordinario di Storia dell’arte medioevale all’Università degli studi di Firenze.

Il contributo di Pancho PARDI

 

Qualche motivo per non approvare la variante proposta per il complesso di Costa San Giorgio.

Un rilievo essenziale è stato espresso dai geologi. Le bancate arenacee del substrato hanno giacitura a franapoggio e immergono verso l'Arno. Il luogo ha subito franosità storica messa in evidenza anche da divieti granducali a costruire. Aprire in quel contesto l'enorme cavità ipogea immaginata per il parcheggio sotterraneo è scelta irresponsabile.

La vendita del bene pubblico a privati affinché ne facciano ciò che vogliono unicamente in vista del proprio guadagno è l'ennesima sconfitta nella difesa dei beni culturali comuni. L'alienazione è tutta a favore del privato, la collettività non riceve alcuna compensazione per il danno subito. Anzi sarà costretta ad assistere impotente allo snaturamento di un luogo urbano caratterizzato soprattutto dalla presenza umana rarefatta, dal riserbo e dal silenzio.

Il progetto della teleferica che vorrebbe concedere al nuovo paradiso del capitale privato  il godimento di un suo personale legame con il Forte Belvedere è più che scandaloso. Sorvola abusivamente il giardino di Boboli per offrire all'utente privato la scenografia di lusso stupefacente per irretire clienti danarosi alla ricerca di emozioni esclusive. Firenze ha già sperimentato i danni ormai irrimediabili del turismo mordi e fuggi e vuole ora assaggiare la tentazione del turismo per soli ricchi.

Non stupisce che le autorità politiche cittadine pratichino la più ipocrita negazione delle esigenze partecipative. La partecipazione, inutilmente formalizzata con legge regionale, va bene solo se è rigorosamente finta. Costruita ad hoc con interlocutori compiacenti, come i commensali manzoniani che si limitavano ad annuire.

Sotto questo profilo l'operazione Costa San Giorgio si iscrive nella stessa logica che guida lo smantellamento delle Alpi Apuane fino al consumo definitivo del suo patrimonio marmifero. La Regione Toscana con la retorica della sua incomparabile personalità storica, paesistica e culturale nasconde invece proprio la demolizione dei suoi caratteri originali.

 

Post scriptum: se i soldi guadagnati con l'alienazione del bene pubblico saranno spesi con questa logica c'è da tremare.

 

Pancho PARDI

già professore associato di Urbanistica all’Università di Firenze e senatore nella XVI legislatura


venerdì 18 giugno 2021

SOS Belvedere. Un angolo d’incanto fiorentino da difendere!


Associazione di volontariato Idra

iscritta al Registro Regionale del Volontariato della Toscana per la promozione e la tutela del patrimonio ambientale e culturale

Tel. 055.22.39.92, 320.053.52.58

idrafir@gmail.com, idraonlus@pec.it; http://www.idraonlus.it, https://www.facebook.com/idra.firenze

 

COMUNICATO STAMPA, 18.6.’21

 

Custodi della collina: la passeggiata a Belvedere è già un video

Idra invia in giunta il film del terzo atto del “Laboratorio Belvedere”. Insieme a due contributi particolarmente utili

 

Si è svolta solo due giorni fa, ma è già un video pubblicato in rete, la passeggiata gratuita, lenta e allegra organizzata da Idra come terzo appuntamento pubblico del progetto partecipativo negato che la cittadinanza attiva dell’Oltrarno persegue a prescindere dalla fragorosa indifferenza del governo della città, dopo l’audizione in commissione Territorio del Quartiere 1 e la maratona oratoria sotto la torre di Arnolfo. Mario Carniani ci guida a gustare per due ore arte, architetture, paesaggi, colori, devozioni, racconti, poesie, biografie, aneddoti che si snodano – legati dal filo continuo della storia della città -  lungo le dolci Via San Leonardo e Costa San Giorgio: un angolo d’incanto fiorentino da difendere, sul quale incombe un'improvvida variante urbanistica che minaccia di snaturarne ambiente, memoria e vivibilità.

Passione, curiosità e attenzione nella composita brigata di custodi della collina che ha partecipato alla visita: più generazioni, compresi splendidi ragazzi di liceo e scuola media, due visitatrici dalla Germania, nuovi compagni di viaggio aggiuntisi strada facendo, un parroco e un volontario ad accoglierci nelle antichissime chiese di San Leonardo in Arcetri e San Giorgio alla Costa e dello Spirito Santo, appena restaurata nel suo fastoso decoro barocco e rococò, e invitato speciale Giuliano, che alla passeggiata ha dedicato il tocco della sua arte con la vignetta che qui condividiamo. Alla fine, la sensazione di avere raggiunto lo scopo: quello di vivere in diretta, intrecciando conoscenze a emozioni, uno scorcio speciale di Firenze sul quale iniziano però a profilarsi minacce di degrado che meritano la massima attenzione. Inaspettato, ad esempio, lo sgradevole volume di traffico motorizzato deviato ultimamente su questa delicata viabilità….

Restituire il clima dell’iniziativa attraverso le parole ispirate di Mario Carniani, fondatore del Centro Guide Turismo di Firenze e Toscana, e l’accorta regia video di Salvatore Di Fina è l’obiettivo che persegue oggi la nona nota trasmessa al sindaco e agli assessori della città. Come nelle precedenti lettere certificate inviate alla squadra di governo, trasmesse per conoscenza ai consiglieri comunali e del Quartiere 1, si propongono testi-stimolo provenienti dalla maratona oratoria civile avviata il 28 maggio ma ancora in pieno corso, dato che nuovi contributi arrivano continuamente, anche da piattaforme web non fiorentine alleatesi all’Oltrarno in questa battaglia (ad esempio, su Odissea, le testimonianze di Romano Rinaldi, di Giuseppe Oreste Pozzi, di Marco Vitale).

Oggi Idra propone alla giunta le riflessioni di Lorenzo Orioli, agronomo funzionario di Stato, e di Marco Massa, architetto, già professore ordinario di Urbanistica.

Il primo denuncia lo svuotamento di Firenze come “risultato di una politica decennale, pianificata, programmata, di allontanamento dei residenti, in particolare dal centro storico”.  Ma mentre oggi si dichiara che non si vogliono più resort, “si incrementano gli student hotels, così che la popolazione non residente sarà comunque sostituita da una popolazione solo abitante, cioè residente per qualche  tempo in più rispetto al solito turista mordi e fuggi”. Ma la pandemia ha mostrato come lo svuotamento della città dai turisti l’abbia lasciata "più deserta". Una città così, osserva anche Orioli, “perde la sua anima e perde la sua attrattiva”. Togliere poi la fruizione pubblica dei beni pubblici per crearne una servitù, come minaccia il progetto che potrà originarsi dalla variante adottata per Costa San Giorgio, “tradisce il sistema di bellezza diffusa che è tipico di questa città, della Toscana e dell'Italia. E' la triste indicazione che, ancora una volta, la fruizione del bello è questione elitaria”. Per di più, “in una città in cui la bellezza era stata concepita anche per il povero”. Particolarmente efficace suona la descrizione degli esiti della vera e propria sostituzione civica che questa cultura urbanistica inevitabilmente determina: “L'operazione di svuotare la città ha raggiunto il suo obiettivo politico-elettorale: non avere cittadini residenti vuol dire non accorgersi dei problemi e non avere opposizione e rappresentanza civica. Nel frattempo, però, si è reso il centro storico una periferia. Il motto-programma politico di qualche anno fa "la periferia al centro" si è dunque realizzato”.

Marco Massa, da parte sua, di fronte alle conseguenze prevedibili di una trasformazione “incompatibile con le caratteristiche sia del complesso che con la situazione ambientale”, che “acuirebbe gravemente le disuguaglianze nell’uso dello spazio urbano”, affida ad una precisa proposta operativa la pars construens del ragionamento: “Sostituire il cosiddetto piano delle valorizzazioni e alienazioni con un vero piano delle destinazioni per tutte le proprietà pubbliche, un piano della città pubblica (edifici, spazi, infrastrutture), in particolare delle proprietà di valore storico culturale, prima che spariscano del tutto […] Questo sarebbe il modo serio, concreto, trasparente di “valorizzare” il patrimonio pubblico e di investire nella “cultura” al di là del fumo degli annunci”.

“Non cessiamo di attendere da qualche componente di codesta Giunta – scrive, concludendo, il presidente di Idra - un segno di attenzione alla campagna di informazione e di coinvolgimento partecipativo che la scrivente associazione persegue da mesi, apparentemente inascoltata da Palazzo Vecchio”. Ricordando l’impegno della cittadinanza attiva “custode della collina che ospita in area Unesco i due ex conventi, medievale e cinquecentesco, oggetto della massiccia trasformazione urbanistica prevista dalla variante semplificata adottata il 1 giugno 2020. Variante sui cui contenuti ben 677 residenti dell’Oltrarno / Quartiere 1 Vi hanno invitato educatamente ad accordare un dibattito pubblico”.

 

Seguiranno gli interventi di Leonardo Rombai, già professore ordinario di Geografia nell'Università di Firenze, presidente di Italia Nostra-Sezione di Firenze, e Luigi Zangheri, presidente emerito dell’Accademia delle Arti del Disegno, già docente di Restauro del verde storico e di Storia del giardino e del paesaggio.

  

I contributi di Lorenzo ORIOLI e Marco MASSA

Le lacrime di coccodrillo del Sindaco (vedasi La Repubblica di Firenze del 21 maggio 2021) espresse per lo svuotamento di Firenze non sono altro che il risultato di una politica decennale, pianificata, programmata, di allontanamento dei residenti, in particolare dal centro storico. Un fenomeno in discesa che risale all'inizio degli anni Ottanta del secolo scorso e che ha fatto perdere alla città, in venti anni, cioè sino al 2002, circa 91 mila residenti, ed altri circa 15 mila tra il 2000 e quest'anno. Oggi siamo poco meno di 359 mila. Questo è il fenomeno. L'epifenomeno è la svendita, anche questa pianificata e programmata, degli edifici storici in città, di proprietà pubblica... Altre lacrime di coccodrillo. Mentre infatti si dichiara che non si vogliono più resort, si incrementano gli student hotels, così che la popolazione non residente sarà comunque sostituita da una popolazione solo abitante, cioè residente per qualche  tempo in più rispetto al solito turista mordi e fuggi. E' questa la garanzia e l'argine alla svendita e alla rendita? I buchi neri della città, gli edifici storici di cui non si sa cosa farsene, si alienano e così la città viene immoralmente deprivata. Nell'ottica che ciò che viene venduto è definitivamente perso sta l'operazione Costa San Giorgio. Il caso Villa Basilewsky diventa quasi accessorio a questo sistema di gestione immobiliarista del patrimonio pubblico, inaugurato qualche consiliatura fa e di cui l'attuale Sindaco è fedele prosecutore. La pandemia ha però mostrato come lo svuotamento della città dai turisti ha lasciato la città "più deserta" . Una città così perde la sua anima e perde la sua attrattiva, anche per quei turisti extra lusso di Costa San Giorgio.

Togliere la fruizione pubblica dei beni pubblici per crearne una servitù, come è previsto per Boboli e la sua cremagliera, tradisce il sistema di bellezza diffusa che tipico di questa città, della Toscana e dell'Italia. E' la triste indicazione che, ancora una volta, la fruizione del bello è questione elitaria. In una città invece in cui la bellezza era stata concepita anche per il povero (Ospedale degli Innocenti), si capisce che il sistema di valori che orientano l'attuale amministrazione sono il proprio contrario di quello spirito che ha permesso la costruzione di piazze, chiese e palazzi: è tutto quello che oggi si vuole vendere o trasformare in parcheggi, sopra o sotto terra.

Nella città che accoglie il festival dell'Economia Civile si promuove la rendita, che è immorale, e che va contro i principi ispiratori di quella stessa economia civile che si vuole promuovere. Un tempo, all'ipocrisia politica si opponeva un minimo di pudore pubblico, oggi non se ne ha neanche sentore. L'operazione di svuotare la città ha raggiunto il suo obiettivo politico-elettorale: non avere cittadini residenti vuol dire non accorgersi dei problemi e non avere opposizione e rappresentanza civica. Nel frattempo, però, si è reso il centro storico una periferia. Il motto-programma politico di qualche anno fa "la periferia al centro" si è dunque realizzato.

Lorenzo ORIOLI

agronomo funzionario di Stato, già docente a contratto Università di Firenze

 

Anche io credo che la trasformazione in resort proposta per l’ex caserma Vittorio Veneto sia da impedire per almeno due ragioni.

Perché da un lato rappresenta un esempio emblematico di quella politica sciagurata perseguita da anni non solo a Firenze attraverso il cosiddetto “piano della valorizzazioni e alienazioni” che pensa di risanare la finanza pubblica privatizzando e svendendo il patrimonio pubblico compresi gli edifici monumentali anziché con una più equa politica fiscale. A Firenze questa politica ha già fatto perdere molti complessi importanti (ultimo l’ex Teatro comunale)

Dall’altro perché ritengo sbagliato l’intervento proposto, anche se il complesso non fosse svenduto, ossia la sua trasformazione per la massima parte in villaggio turistico di lusso. E’ una trasformazione incompatibile con le caratteristiche sia del complesso che con la situazione ambientale per i motivi e con gli effetti negativi già elencati da molti.

Tutto ciò acuirebbe gravemente le disuguaglianze nell’uso dello spazio urbano.

E’ allora inutile che da un lato il comune annunci roboanti novità di sviluppo degli spazi pubblici nel Piano urbanistico operativo e chieda i fondi europei (che pur con tutti i limiti pongono la coesione sociale  come requisito indispensabile) se dall’altro nella pratica liquida gli spazi già di sua proprietà che sarebbero adatti come sedi di nuovi servizi ad esempio sanitari, come le cosiddette “case della salute”.

Invece quello che servirebbe sarebbe sostituire il cosiddetto piano delle valorizzazioni e alienazioni con un vero piano delle destinazioni per tutte le proprietà pubbliche, un piano della città pubblica (edifici, spazi, infrastrutture), in particolare delle proprietà di valore storico culturale, prima che spariscano del tutto: in quell’ambito si potrebbero forse selezionare le parti alienabili prive di valore storico-culturale o urbanistico inquadrandole nelle indicazioni per l’assetto di tutto il sistema, ma stabilendo anche una effettiva politica di interventi di recupero e di destinazioni sociali. Qualche esempio sporadico c’è: le Murate sono apprezzate da tutti. Questo sarebbe il modo serio, concreto, trasparente di “valorizzare” il patrimonio pubblico e di investire nella “cultura” al di là del fumo degli annunci.

Marco MASSA

architetto, già professore ordinario di Urbanistica alla Facoltà di Architettura di Firenze

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