VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

CALENDARIO

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martedì 1 giugno 2021

SUI RIFIUTI IMPRESE E REGIONE TOSCANA HANNO FALLITO! CAMBIAMO DAL BASSO PER UNA TOSCANA RIFIUTI ZERO !

Sotto inchiesta ben 33 Dirigenti e responsabili di Alia per Traffico Illecito di Rifiuti! Tra questi l'uomo
simbolo dell’Inceneritore di Firenze Livio Giannotti; ex-Amministratore Delegato di Quadrifoglio, storico uomo di fiducia di Renzi e Nardella e delle politiche del PD nella Toscana Centrale e in Ato Centro.

Inchieste pesanti che si sommano e sovrappongono a quelle sugli smaltimenti illeciti dei fanghi di conceria, gli ormai tristemente famosi keu, affidati dalle concerie, da Acquarno che gestisce il sistema di depurazione del Comprensorio del cuoio, ad aziende in molti casi legate alla Ndrangheta, nei fatti avallati delle istituzioni locali e regionali a partire proprio dal noto scandaloso “EMENDAMENTO” approvato dal precedente consiglio regionale.

Il FALLIMENTO delle politiche sui rifiuti urbani e speciali è clamorosamente sotto gli occhi di
tutt*. Anni e anni di arrogante chiusura alle proposte di riduzione-riutilizzo-riciclaggio attraverso raccolte differenziate estese e puntuali; proposte avanzate dal basso attraverso il lavoro propositivo e
competente di comitati, associazioni e movimenti. Anni “buttati” e occasioni “gettate” ripetendo falsità e luoghi comuni condivisi dalle principali forze politiche di centro destra e centro sinistra che in materia di rifiuti e gestione industriale sono sempre stati omogenei e intercambiabili.

Luoghi comuni Sì! niente altro... e le recenti dichiarazioni di Palazzo Vecchio sul porta a porta che ha fatto salire la raccolta differenziata all’80% lo dimostrano. Sarà banale dirlo ma...VE LO AVEVAMO DETTO!

Non ci interessa augurare la galera o applaudire una magistratura sempre in ritardo su problemi scottanti e vere emergenze quanto piuttosto COGLIERE L’OCCASIONE! È ora di cambiare davvero! La “vecchia gestione” ha fallito e deve andare a casa!

Inauguriamo una nuova stagione fondata sulle proposte dal basso di blocco della combustione di rifiuti e biomasse, sulla conversione ecologica dell'economia basata sui cicli e non sulla linearità dei processi che dissipano materia ed energia e producono inquinamento e malattie, vale a dire quindi su una economia circolare coerentemente intesa! 

Non possiamo ripetere certi errori con le proposte di nuovi Inceneritori, e/o con modalità di gassificazione e combustione dei residui come nel caso del progetto ENI waste-to-methanol che, non a caso, è stato proposto per la Raffineria di Stagno (Livorno) nella precedente legislatura regionale dalle stesse forze politiche in parte coinvolte nelle recenti inchieste.

Cambiamo davvero! Cambiamo dal basso! Cambiamo con la PROPOSTA DI PIANO REGIONALE RIFIUTI ZERO https://docdro.id/zFFxxAA elaborato in questi anni dai comitati, le associazioni e i movimenti.

• Zero Waste Italy
• Centro di Ricerca Rifiuti Zero, Capannori (LU)
• AlterPiana Firenze Prato Pistoia
• Forum Ambientalista della Toscana
• Bio-Distretto del Montalbano (PO)
• Medicina Democratica, Firenze
• Comitato Ambientale di Casale (PO)
• Collesalviamo l’Ambiente, Collesalvetti (LI)

Hanno aderito:
• Acqua Bene Comune, Prato
• Ambiente e Futuro per Rifiuti Zero (LU)
• Associazione ABC Alleanza Beni Comuni Pistoia e Valdinievole
• Associazione Obiettivo Periferia, Pistoia
• Associazione per i Diritti dei Cittadini (ADiC Toscana)
• Associazione Valdisieve
• Associazione “Vivere in Valdisieve”
• Atto Primo. Salute Ambiente Cultura, San Gimignano (SI)
• Comitato Firenzuola No Discarica “Il Pago” (FI)
• Comitato di Massarondinaio (Scarperia - San Piero a Sieve, FI)
• Comitato per il No all’inceneritore di Scarlino (GR)
• Comitato Rifiuti Zero di Cecina (LI)
• Comitato Valdisieve
• Confederazione Cobas Firenze
• Confederazione Cobas Pistoia
• Coordinamento provinciale Rifiuti Zero Livorno
• CUB Firenze e provincia
• Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua
• Fucina per la Non Violenza, Firenze
• Italia Nostra, Sezione di Firenze
• “La Libellula” Gruppo per l’Ambiente, Valle del Serchio (LU)
• Mamme No Inceneritore, Firenze
• Presidio No Inc - No Aero, Piana Firenze-Prato-Pistoia
• TAT Movimento Tutela Ambiente e Territorio Montefoscoli (PI)
• Toscana Bio per la Sostenibilità
• Valdisieve in Transizione
• Un’altra Sesto è possibile, Sesto Fiorentino (FI)
• VAS Vita Ambiente Salute, Prato - Campi
• WWF Toscana


venerdì 28 maggio 2021

Rifiuti speciali, bufera giudiziaria su ‘Alia’, 33 indagati - alcuni link ad articoli

Pubblichiamo un pò di link ad alcuni articoli sull'ultima vicenda sui RIFIUTI SPECIALI  in cui sono indagati ex e attuali dirigenti e responsabili della società di gestione dei servizi ambientali dell’Area Fiorentina. Tra cui Livio Giannotti, 64 anni, amministratore già Ad di Quadrifoglio e Dg di Alia Spa (13 marzo 2017-25 settembre 2018) e prima Dg di Quadrifoglio. 

Fonte Alia Servizi QUI
Avvisi di garanzia notificati anche a Claudio Cecchi, Sandro Gensini, Leandro Bartoli, Massimiliano Listi, Luca Mannori, Stefano Giusti, Graziano Bertoli, Giuseppe e Geo Mozzi, Claudio Pennatini, Alfredo Perruccio, Alessandro Castellano, Moreno Martelli, Antonio Travaglini, Veronica Cantelli, Paolo Romagnoli, Claudio Bellucci. Altro filone, "Eurocorporation" di Scandicci, Srl di bonifica ambientale. Alfredo Noce è il rappresentante legale; la moglie Carmen Vaccai e le sorella Giovanna Noce le sue collaboratrici. Vaccai segue le spedizioni in Belgio. (elenco tratto da La Nazione QUI).

Altri articoli:

La Nazione - Rifiuti speciali, bufera giudiziaria su ‘Alia’, 33 indagati

La Repubblica -Firenze, inquinamento e smaltimento illecito di rifiuti: inchiesta su Alia, società partecipata, i pm: "Stato generale di illegittimità"



venerdì 29 gennaio 2021

Come funzionava la truffa delle biomasse che ha frodato lo Stato di 143 milioni di euro

 Di Rosita Cipolla - Fonte: https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/come-funzionava-truffa-biomasse-frode-stato-143milioni-euro/

Ieri la Guardia di Finanza e i Carabinieri di Pavia hanno sventato una maxi truffa di ben 143 milioni ai danni dello Stato e dei contribuenti. L’operazione, che ha visto impegnati circa 200 militari, ha portato a oltre cinquanta perquisizioni effettuate in diverse regioni del Centro-Nord, dal Trentino al Lazio, e si è conclusa con 11 misure cautelari. Al centro dell’indagine, avviata nell’ottobre del 2019, la centrale a biomasse legnose Biolevano di Olevano Lomellina, in provincia di Pavia. Ai domiciliari è finito anche Pietro Franco Tali, ex amministratore delegato di Saipem (che deteneva quote della società Biolevano), considerato dagli inquirenti il “principale promotore” del raggiro sugli incentivi per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.


(video qui) Ma per capire meglio la portata della maxi truffa nel settore delle energie rinnovabili è necessario fare qualche passo indietro.

“Tutto nasce quando, nel 2011, per aderire al protocollo di Kyoto sui cambiamenti climatici e per rispettare gli impegni assunti dall’Italia a livello internazionale per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, sono stati introdotti specifici incentivi economici per l’uso di energia da fonti rinnovabili, tra cui, le biomasse legnose. – si legge nel comunicato della Procura di Pavia – La legge, però, subordina tale incentivo economico all’utilizzo di legname proveniente da un razionale e corretto sfruttamento dei boschi che assicuri di preservare il loro naturale ciclo vitale e, per tale motivo, impone rigide regole sulla provenienza e sulla tracciabilità delle biomasse bruciate. Ma la nobile finalità di contribuire alla riduzione dell’emissione dei gas serra, pur preservando il patrimonio boschivo nazionale, non sembrava interessare i vertici della BIOLEVANO che, invece, erano proiettati ad accaparrarsi fraudolentemente gli ingenti incentivi statali.”

L’importazione di legname a basso costo e falsamente tracciato

Si trattava di contributi piuttosto notevoli, se si considera che per ogni milione di energia venduta, la società Biolevano percepiva dal dal Gestore dei Servizi Elettrici (GSE) oltre 3 milioni di euro di contributi. Ciò era reso possibile grazie ad un accordo, siglato nel 2012 tra l’azienda di Pavia e il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. Da accordo, la Biolevano si impegnava ad utilizzare esclusivamente legname, tracciato e proveniente da un un raggio di massimo 70 km rispetto all’impianto. Ma nei fatti ciò non avveniva. Attraverso una fitta rete di complici, la società, reperiva la legna praticamente ovunque, acquistandola a prezzi molto bassi e importandola addirittura dall’estero.

“Assicuratasi la materia prima ad un prezzo nettamente inferiore ai propri competitors (dal 30% al 50% in meno) per far risultare il legname di provenienza locale e tracciato ai vertici della BIOLEVANO bastava falsificare le carte, cioè, falsificare i documenti di trasporto e le fatture. Con tali artifizi e raggiri gli odierni arrestati sono riusciti a frodare negli ultimi cinque anni contributi per oltre 143 Milioni di Euro. Soldi erogati dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE) ma in ultima analisi prelevati dalle tariffe delle bollette elettriche pagate da tutti noi cittadini, attraverso una specifica voce in bolletta a sostegno delle energie rinnovabili” spiega la Procura.

Secondo quanto si apprende dai documenti relativi all’indagine, tra le centinaia di carichi attenzionati i militari della Guardia di Finanza hanno accertato come parte del legname “falsamente tracciato ed a km zero” provenisse dalla Svizzera e come, molti degli autisti di biomassa, viaggiassero persino con due documenti di trasporto: “uno vero con provenienza non incentivabile che veniva distrutto non appena il carico arrivava nei pressi dell’impianto e uno falso redatto ad hoc che veniva che veniva conservato agli atti per dimostrare agli ispettori del ministero che tutto era regolare.” Insomma, tutto era organizzato nei minimi dettagli.

A seguito degli ulteriori accertamenti effettuati nei prossimi giorni dalle forze dell’ordine, potrebbero emergere nuovi sviluppi investigativi riguardanti alcuni aspetti ancora da chiarire, in particolare l’effettiva provenienza la qualità del materiale importato dalla società Biolevano.

Fonte: Procura di Pavia/Guardia di Finanza (Twitter) 

Articolo qui: https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/come-funzionava-truffa-biomasse-frode-stato-143milioni-euro/

giovedì 28 gennaio 2021

Vento di malaffare ai danni dello Stato e della Collettività.

Fenicotteri rosa (Phoenicopterus roseus) in volo e centrale eolica

Incentivi,
 bonus, sgravi fiscali, contributi in favore delle energie prodotte da fonti rinnovabili in Italia sono fra le occasioni principali per il riciclaggio (non ecologico) di denaro di provenienza opaca e per la realizzazione di truffe di ogni genere ai danni delle casse pubbliche.

Ciò costituisce un gravissimo danno per le politiche ambientali e le aziende pulite del settore.

Dovrebbero accorgersene una buona volta anche quelle associazioni che sostengono le c.d. energie rinnovabili (energia eolica, energia da biomasse, energia fotovoltaica, ecc.) “senza se e senza ma” a prescindere dagli impatti ambientali, della reale necessità e utilità dell’energia prodotta e dai capitali investiti.

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pavia sta conducendo un’indagine che ipotizza una truffa ai danni dello Stato e della Collettività di ben 143 milioni di euro realizzata da un’organizzazione diffusa sul territorio nazionale.

Dopo il vento di malaffare, forse giungerà un vento di pulizia.

Se ne sente davvero il bisogno.

Gruppo d’Intervento Giuridico odv

da Il Sole 24 Ore, 27 gennaio 2021

OPERAZIONE GDF PAVIA. Maxi-truffa nelle energie rinnovabili, frodi su 143 milioni di contributi statali. Ai domiciliari Franco Tali, ex ad di Saipem.

Undici misure cautelari (6 arresti domiciliari e 5 obblighi di firma) e oltre cinquanta perquisizioni in diverse regioni.

I militari della Guardia di Finanza di Pavia, con i carabinieri Forestali e del Comando provinciale, stanno seguendo undici misure cautelari (6 arresti domiciliari e 5 obblighi di firma) e oltre cinquanta perquisizioni in Trentino Alto Adige, Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Sardegna e Lazio nell’ambito di una maxi truffa nel settore delle energie rinnovabili L’organizzazione ha frodato allo Stato oltre 143 milioni di euro di contributi pubblici.

L’operazione che vede impegnati più di 200 militari, con il supporto di elicotteri e di cash dog della Guardia di Finanza è coordinata dal pm Paolo Mazza. Nelle prime ore della mattina di mercoledì 27 gennaio le Fiamme Gialle stanno eseguendo perquisizioni, sequestri di rapporti bancari, quote societarie, veicoli, immobili e terreni per oltre 140 milioni di euro nella disponibilità degli indagati.

Per il procuratore di Pavia Mario Venditti e il pm Paolo Mazza, quella portata a termine dalla società Biolevano nel settore delle energie rinnovabili è “una truffa ai danni dei cittadini” in quanto sulle bollette è prevista una specifica voce riguardante le rinnovabili.

centrale a biomassa
Franco Tali (ex ad di Saipem) ai domiciliari

C’è anche Pietro Franco Tali, ex amministratore delegato di Saipem (fino al dicembre 2012 e attualmente senior advisor di Tecnimont, che detiene una quota di minoranza di Biolevano Srl), tra le persone finite ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta. Il manager aveva quote della Biolevano, nel Pavese, che si occupava di lavorare gli scarti legnosi ma le aveva cedute a una società risultata a lui riconducibile. Il meccanismo era basato su falsa documentazione che attestava come gli scarti provenissero da una filiera ‘breve’ (entro 70 chilometri dall’impianto), ciò che consentiva il massimo dell’incentivo. In realtà, il materiale proveniva da altre regioni. Sono stati sequestrati oltre 140 milioni, il corrispondente dei benefici indebitamente ricevuto negli anni.

Sequestrati anche terreni e ville

I militari della Guardia di Finanza e dei carabinieri della sezione di Polizia giudiziaria della Procura di Pavia hanno sequestrato 69 rapporti bancari, 22 quote societarie di altrettante società del gruppo del valore di circa 19 milioni di euro, 147 fra veicoli, immobili e terreni del valore di oltre 12 milioni di euro. Tra gli immobili, ci sono anche un prestigioso appartamento nel cuore di Milano, una villa di pregio con piscina vista mare a Portobello di Gallura (Sassari) e una villa in collina a Galbiate (Lecco) oltre all’intera centrale elettrica del valore di circa 70 milioni.

centrale eolica

(foto da mailing list ambientalista, S.D., archivio GrIG)

FONTE https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2021/01/28/vento-di-malaffare-ai-danni-dello-stato-e-della-collettivita/

giovedì 16 marzo 2017

Così la corruzione uccide: parla il primo pentito delle grandi opere


Così la corruzione uccide: parla il primo pentito delle grandi opere

Gallerie che possono crollare. Cemento che non tiene. Buchi nell’amianto. Un ingegnere che per più di vent’anni ha occupato una posizione strategica nella mappa delle infrastrutture nazionali rivela le tangenti che diventano un pericolo per il territorio e le persone
DI PAOLO BIONDANI E GIOVANNI TIZIAN
Perché le grandi opere costano sempre molti miliardi in più del dovuto? Come mai in Italia sono così 
frequenti crolli di viadotti, cedimenti di gallerie e altri disastri? Perché la Tav e gli altri mega-appalti ferroviari e autostradali sono al centro di continue retate per corruzione? A rispondere a queste domande, per la prima volta, è un super-tecnico interno al sistema: un ingegnere che per più di vent’anni ha occupato una posizione strategica nella mappa delle infrastrutture nazionali. Il primo pentito delle grandi opere.

Giampiero De Michelis, nato in Abruzzo 54 anni fa, ha guidato i lavori dell’Alta velocità, i cantieri infiniti dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria e molti altri appalti, sempre con ruoli cruciali di “direttore dei lavori”: il primo e decisivo controllore pubblico delle imprese private. In ottobre è finito nel carcere di Regina Coeli con la retata (31 arresti) che ha coinvolto anche manager di colossi come Salini-Impregilo e Condotte. In novembre De Michelis ha cominciato a vuotare il sacco con i magistrati di Roma e Genova. Il suo è un racconto nero, che svela intrecci spericolati e dagli anni Novanta arriva ai nostri giorni, coinvolgendo ministri, grandi imprenditori, progettisti eccellenti, figli di politici e burocrati, funzionari di altissimo livello dello Stato.

VEDI ANCHE:


L’inchiesta di carabinieri e guardia di finanza mostra anche costi e danni della corruzione, con risvolti drammatici: intercettato prima dell’arresto, De Michelis parlava di «cemento troppo liquido: sembra colla».

“Deroga”: la parola magica
In carcere il pm genovese Paola Calleri gli contesta altre intercettazioni con parole pesantissime: «Sta venendo giù la galleria di Cravasco. E anche in quella di Campasso si sono arricciate le centine!». I magistrati, preoccupati, hanno chiesto una serie di perizie sui tre tunnel più importanti della nuova ferrovia Milano-Genova. Una prima consulenza è stata consegnata: gli esperti, per ora, escludono l’ipotesi di forniture tanto scadenti da provocare crolli. Le indagini sulla sicurezza però continuano e l’allarme resta altissimo.

Grandi opere, imbrogli d'Italia

Leaflet | Map tiles: Wikimedia Maps
La mappa delle infrastrutture strategiche fotografata da Giampiero De Michelis, il primo pentito delle grandi opere che i magistrati stanno ascoltando nell'ambito di un'indagine sulla corruzione. Nei verbali descrive un sistema fondato sulla corruzione. A spartirsi la torta miliardaria professionisti, burocrati e politici

L’indagine è stata chiamata «Amalgama»: è la parola usata dagli stessi indagati, mentre erano intercettati dai carabinieri del nucleo investigativo di Roma, per descrivere l’evoluzione del malaffare. Nella vecchia Tangentopoli la corruzione era diretta: buste di soldi in cambio di appalti d’oro. Oggi c’è una corruzione strutturata su almeno tre livelli, più difficile da scoprire. Il fulcro è ancora il controllore pubblico che favorisce una cupola di imprese privilegiate, che ora lo ripagano indirettamente, dividendo la torta con altre società private, attraverso subappalti, consulenze o compartecipazioni in apparenza regolari. Il trucco è che dietro queste aziende c’è lo stesso pubblico ufficiale, che le controlla segretamente tramite soci occulti. Con questi giochi di sponda, le grandi imprese comprano il controllore-direttore dei lavori, che a quel punto non controlla più niente.

L’11 novembre 2016 De Michelis ammette di aver beneficiato di questo sistema corruttivo e confessa, in particolare, che era suo il 50 per cento della Oikodomos, un’azienda intestata a un socio-prestanome, l’imprenditore calabrese Domenico Gallo, a sua volta arrestato in ottobre, ma conosciuto vent’anni fa nei cantieri della Salerno-Reggio. Confermando l’accusa-base, l’ingegnere delle grandi opere spiega che il sistema esiste da decenni e non l’hanno certo inventato lui e Gallo: «È sempre stato così. Prima c’era la Spm di Stefano Perotti. Dopo gli arresti di Firenze il sistema è continuato con la Crono e la Sintel di Giandomenico Monorchio. E prima ancora c’era Lunardi».

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Perotti è il progettista arrestato nel marzo 2015 con il potente direttore ministeriale Ercole Incalza. La Sintel è la società d’ingegneria dove lavorava De Michelis. Il suo titolare Giandomenico è il figlio di Andrea Monorchio, l’ex ragioniere generale dello Stato. L’ingegnere Pietro Lunardi è l’ex ministro del governo Berlusconi che nel 2002 ha varato la contestatissima legge-obiettivo per accelerare le grandi opere in deroga a tutte le regole.
Qui il pm Giuseppe Cascini, titolare del fascicolo romano dell’inchiesta, interrompe l’interrogatorio per avvertire l’indagato che, se accusa altri, diventa testimone e, se dichiara il falso, verrà incriminato. De Michelis se ne assume la responsabilità e giura di voler raccontare tutto dall’inizio.

I disastri del progettista-ministro
«La storia nasce ancora prima che Lunardi diventi ministro, quando progettava le gallerie per l’alta velocità Bologna-Firenze», esordisce De Michelis. «Lunardi era il progettista che doveva garantire certi ricavi alle imprese private. Da allora il sistema è rimasto sempre lo stesso: il progetto è fatto male in partenza, così poi si devono fare le modifiche, le varianti, che portano soldi in più alle imprese. Anche l’autostrada Salerno-Reggio Calabria è un progetto di Lunardi fatto malissimo. Le perizie di variante le faceva lo stesso Lunardi. C’era un accordo a un livello molto più alto del mio, che coinvolgeva i vertici del consorzio di imprese: io l’ho saputo dal manager Longo di Impregilo».

I magistrati gli chiedono riscontri oggettivi. Il tecnico arrestato descrive un caso esemplare di progetto disastroso targato Lunardi. Si riferisce alla galleria Piale, a Villa San Giovanni, sulla Salerno-Reggio. De Michelis premette che per iniziare uno scavo del genere bisogna puntellare la montagna «con paratoie e micropali». Una muraglia fondamentale per impedire le frane, per cui dovrebbe essere studiata al millimetro. Ricorda invece De Michelis: «Il capo-cantiere mi chiama e mi dice: “Ingegnere, qui non c’è niente, che facciamo?”. Sono andato a vedere: il progetto di Lunardi prevedeva più di 30 metri di paratoie e micropali dove in realtà non c’era la montagna, c’era solo il vuoto». De Michelis non crede ai suoi occhi. Bisognerebbe fermare tutto e chiedere una variante: allo stesso Lunardi. Soluzione: «A quel punto ho tirato una riga dritta, siamo scesi con i micropali lì dove arrivava la montagna e siamo andati avanti».

De Michelis fa notare ai pm che il problema dei progetti variabili (e dei costi gonfiabili) è facilmente verificabile sulle carte: «Le varianti tecniche sono ammissibili solo per le gallerie. All’esterno le modifiche non dovrebbero esserci: se il progetto cambia, dovrebbero pagare le imprese private. Invece paga sempre la parte pubblica. Anche nel 2016, dopo le mie dimissioni dalla Sintel, hanno continuato imperterriti a fare varianti: me lo dicono i tecnici che sono ancora lì in cantiere».

Appalti comprati a suon di tangenti, strade costruite con materiali scadenti e molto altro: sull'Espresso in edicola da domenica 12 marzo le rivelazioni di un super tecnico sulla corruzione nelle grandi opere. Con costi esorbitanti e rischi per la sicurezza di tutti. Ecco il racconto di Giovanni Tizian, che firma il servizio con Paolo Biondani (IL VIDEO QUI: 
http://espresso.repubblica.it/inchieste/2017/03/14/news/lui-ruba-e-tu-rischi-la-vita-parla-il-primo-pentito-delle-grandi-opere-1.297123?ref=RHRR-BE)

Queste accuse colpiscono il cuore del sistema dei “general contractor”, inaugurato con l’avvio della Tav nel 1991 dall’amministratore delle Ferrovie Lorenzo Necci (morto dopo una condanna definitiva per corruzione) e poi perfezionato con la legge obiettivo di Lunardi. In sintesi, lo Stato delega tutto a un consorzio di imprese private, che gestiscono direttamente i soldi pubblici: in cambio, dovrebbero assumersi tutti i rischi, tecnici e finanziari, e consegnare l’opera finita, “chiavi in mano”, al prezzo prefissato. «In realtà non c’è mai un progetto chiavi in mano», sostiene De Michelis. «La legge prevede un’alta sorveglianza sui general contractor, che spetta all’Anas per le autostrade e all’Italferr-Rfi per la Tav, che dovrebbero controllare e approvare tutte le varianti che aumentano i costi. Ma tutta l’alta sorveglianza è finta. Per le mie opere Italferr non ha mai controllato niente».

Quando è stato arrestato, De Michelis era il direttore dei lavori degli ultimi “macro-lotti” dell’autostrada Salerno-Reggio e della nuova Tav Milano-Genova. I magistrati gli chiedono se conosca altre grandi opere inquinate dal malaffare. La risposta è istantanea: «Il Brennero. Per i tunnel ferroviari di Aica e Mules, Perotti ha vinto la gara per la progettazione, mi pare nel 2008, con una falsa certificazione firmata dal manager Z. ex dirigente Fiat. Questo perché, per l’alta velocità Emilia-Toscana, il general contractor era il gruppo Fiat. Impregilo è nata dalla fusione tra Fiat-Impresit, Girola e Lodigiani». Tre aziende travolte da Tangentopoli.

Il verbale integrale è discorsivo, De Michelis parla al presente storico: «Quindi l’ex manager Fiat gli fa questo certificato e lo manda a Impregilo. Io sapevo che la gara era finta: erano previsti certi requisiti che io come Sintel ero l’unico ad avere. Invece così vince Perotti, che ha dietro Incalza. Quindi Giandomenico Monorchio mi dice: “Adesso vado da Incalza con mio padre e vedo di ottenere qualcosa in cambio”. Infatti gli danno in cambio il progetto della Porto Empedocle in Sicilia, quello fatto dalla Cmc. Tolgono il lavoro a Perotti e lo danno a Sintel, senza gara, con affidamento diretto. E così Sintel non fa ricorso per i tunnel del Brennero».

La superstrada al centro del presunto baratto è un’opera strategica per la Sicilia: il raddoppio della Caltanissetta-Agrigento. Va ricordato che in questo come in altri casi più gravi, De Michelis parla di appalti pubblici gestiti dalle imprese private senza alcun vincolo, grazie a una «norma criminogena», come viene definita nelle ordinanze d’arresto: un articolo della legge-obiettivo ha autorizzato le aziende controllate a scegliersi il controllore-direttore dei lavori (e a pagargli legalmente un ricco compenso). Una norma-scandalo che ha trasformato le grandi opere in un festival dei conflitti d’interesse ed è stata abolita con il nuovo codice degli appalti sollecitato nel 2014 dall’autorità anti-corruzione. Proprio le scelte dei progettisti, controllori e subappaltatori permetterebbero ai privati, ieri come oggi, di agganciare i grandi protettori a livello di governo, che De Michelis definisce «santi in paradiso».

«Il sesto macro-lotto della Salerno-Reggio l’ha vinto la cordata Impregilo-Condotte, che è la stessa del Cociv, il consorzio dell’alta velocità Milano-Genova. Allora l’affare comprendeva tutto: general contractor e direzione lavori. A quella gara globale, gestita dall’Anas, ho partecipato io come persona fisica su richiesta di Impregilo. Però poi il contratto l’hanno fatto alla Sintel, che mi ha confermato, ma come dipendente. Bisognava dare la direzione lavori alla società del figlio di Monorchio perché il padre era al vertice di Infrastrutture spa, cioè era lui che decideva i finanziamenti pubblici, e poi è diventato anche presidente della commissione di collaudo. Quindi in pratica è Monorchio senior che impone il figlio. Lo stesso succedeva con la Spm: era Incalza che sbloccava i finanziamenti e di fatto imponeva Perotti. Monorchio padre e Incalza erano i santi in paradiso di Sintel e Spm». I pm gli chiedono come fa a saperlo. Risposta: «Me l’ha detto personalmente Monorchio figlio, titolare della Sintel». Anche dietro la Spm ci sarebbero storie di famiglia: «Il padre di Perotti aveva fatto lavorare Incalza, il rapporto è nato da lì».

Nelle sue lunghe confessioni, il pentito indica ai magistrati un’altra società che sarebbe stata utilizzata dalle imprese delle grandi opere per arricchire Monorchio junior: «Il consorzio di Impregilo ha affidato alla Crono le prove di laboratorio per i cantieri della Salerno-Reggio. Sono contratti da cinque milioni di euro. Che la Crono fosse di Monorchio lo sapevano tutti».

Giandomenico Monorchio, finito agli arresti domiciliari, nega di aver commesso illeciti e sostiene di non aver mai approfittato dei poteri pubblici del padre. Anche Perotti e Incalza, a Firenze, hanno respinto tutte le accuse. Lunardi non è neppure indagabile: i fatti a lui addebitabili sono ampiamente prescritti. Fino a prova contraria, dunque, bisogna presumere che siano tutti innocenti. Anzi, dopo Tangentopoli, è sparito il reato: la spartizione privata dei lavori pubblici si può fare a norma di legge.


Il metodo dei santi in paradiso
De Michelis conferma ai magistrati di possedere addirittura la copia di un patto segreto per dividersi i progetti in tutta Italia, siglato quando Impregilo era controllata dal gruppo Gavio, prima di essere scalata dalla Salini: «È un accordo scritto per la spartizione delle direzioni dei lavori tra la Sintel, la Spm e la Sina che allora era di Gavio».

Questo sistema spartitorio nato dopo Tangentopoli, secondo l’ex direttore delle grandi opere, rende inutile o quantomeno marginale la corruzione classica. Quando i magistrati gli chiedono se Monorchio junior, per avere quei contratti, abbia pagato tangenti, De Michelis risponde così: «Non sono cose che si dicono. A volte Monorchio mi diceva che doveva fare un regalo, certo, ma solo questo. Di più non so. Ma in questo sistema non c’è più bisogno delle buste di denaro. Dietro Sintel e Spm ci sono i santi in paradiso. Se non davano i lavori a loro, Monorchio padre e Incalza non finanziavano i progetti».

De Michelis, in pratica, ammette di aver dirottato sulle società dell’amico Gallo gli appalti che prima finivano a Monorchio e prima ancora venivano spartiti con Perotti. Di qui le proteste degli imprenditori intercettati: «Abbiamo creato un mostro!». Un’affermazione a doppio taglio: nelle grandi opere c’è un mostro che divora soldi, ma è stato creato dalle stesse aziende che lo pagano.

De Michelis parla anche della massa di subappalti gestiti direttamente dai general contractor. E mette a verbale i nomi di vari dirigenti di Impregilo che avrebbero incassato tangenti dai subappaltatori («Me l’hanno detto loro stessi»), uno dei quali è soprannominato «mister 3 per cento». L’ingegnere arrestato denuncia anche una cordata di manager che si arricchirebbero da anni con «ruberie enormi»: una «Impregilo parallela», la chiama De Michelis, chiarendo che «nel gruppo ufficiale comanda Pietro Salini», mentre «lì comanda il signor C., in passato ha avuto un ruolo di peso nella gestione della tratta toscana dell’alta velocità, ora ufficialmente è solo un consulente esterno, ma in realtà è a capo di un ordine gerarchico: c’è, ma non compare». Le grandi opere, precisa il pentito, producono colossali quantità di detriti e terre di scavo che dovrebbero essere accumulate in «cave di deposito», per essere poi rivendute e ridurre i costi. «Dai cantieri escono i camion con tonnellate di materiale, ma nelle cave ufficiali non arriva niente: quelli dell’Impregilo parallela intascano milioni rubandosi gli inerti e rivendendoli in nero».

Anche questa «Impregilo parallela» nascerebbe da rapporti di famiglia. De Michelis, infatti, spiega che il signor C. era «amico del papà» di un manager arrestato di Impregilo: «È lui che gli ha fatto assumere il figlio nel consorzio per l’alta velocità». Per questo l’erede continua ancora a obbedire a quella «eminenza grigia di Impregilo». De Michelis aggiunge che aveva chiesto «un incontro a Pietro Salini, per fargli sapere della struttura parallela che aveva dentro Impregilo, perché avevamo tutti il dubbio se lui sapesse o no. Salini però non ha voluto vedermi».

Questo presunto contrabbando di materiale da cava, sostiene De Michelis, sarebbe proseguito anche in Liguria, con le gallerie del Terzo valico. Ma qui emergono profili più inquietanti.

Emergenze amianto e cemento
«Il problema più grosso, per il consorzio guidato da Salini-Impregilo, è l’amianto, soprattutto per la parte ligure», denuncia il pentito. Anche i magistrati, nelle domande, parlano di materiale «marcio». E l’arrestato conferma che le terre dove si scava per la nuova Tav sono altamente contaminate dall’amianto: «Ce n’è tanto», sostiene l’ingegnere. La legge impone di analizzare tutto il materiale e smaltirlo in totale sicurezza. Il direttore dei lavori però non sa neppure dove sia finito con esattezza. Salvo poi indirizzare gli inquirenti verso una cava, la Isoverde, tra le più grandi della Liguria. «Poi parliamo anche di questo», lo blocca il pm, che sembra molto interessato alla questione. Ma preferisce trattare in successivi interrogatori questo capitolo che potrebbe riservare brutte sorprese per il territorio. Probabile, dunque, che l’ingegnere venga riascoltato per chiarire i misteri dello smaltimento delle fibre di amianto.

In questo mare di ammissioni, tuttavia, De Michelis nega ostinatamente solo l’accusa di aver diviso con Gallo anche i soldi di società come la Breakout, che forniscono cemento. «È vero che presentavo Gallo alle grandi imprese e portavo i manager a vedere le sue cave, ma lo facevo gratis, per amicizia. Per la Oikodomos facevamo al 50 per cento, ma con la Breakout io non c’entro». Una posizione che ai magistrati sembra assurda: che senso ha ammettere la corruzione con alcune società e negare la stessa accusa con le altre? Proprio qui l’ingegnere minimizza anche le intercettazioni sul cemento scadente: «È un problema di consistenza, non di qualità. Mandavo indietro i camion solo per rifare le bolle formali». Il pm Cascini non gli crede: «Perché quando viene fuori che il cemento è colla o è troppo liquido, lei cerca di evitare che emerga?». La domanda resta senza risposta. Forse perché è un segreto inconfessabile: chiunque ammettesse di aver usato cemento pericoloso, rischierebbe di rispondere non solo di corruzione, ma anche delle eventuali vittime di nuovi crolli di grandi opere.