VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

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  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

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venerdì 18 luglio 2025

A differenza di Pontassieve, su Firenze un passo avanti: Firenze: immobili fantasma e abbandonati, un altro passo avanti.

Articolo tratto dal blog di SALVIAMO IL PAESAGGIO a questo link:  https://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2025/07/firenze-immobili-fantasma-e-abbandonati-un-altro-passo-avanti/?fbclid=IwY2xjawLnNKVleHRuA2FlbQIxMAABHl6uuFIJ8WR9tvN9dSzmWNNVT3THBBjbLRkys2iJv0nR2mrbjL0TxAbhnJy6_aem_Jg4lxLV6x255dQqtK7kKXQ

Dare nuova vita agli edifici abbandonati, restituendo spazi oggi in degrado nella città di Firenze. Era questo il fulcro della proposta/mozione presentata da Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune) alla Commissione Urbanistica, nell’ambito della campagna nazionale “Riapriamo le porte degli immobili fantasma”, proposta dal Forum nazionale Salviamo il Paesaggio, con l’obiettivo di acquisire al patrimonio comunale i beni privati in stato di abbandono, partendo da un censimento di tutto ciò che non è utilizzato, sia pubblico e sia privato

La mozione è poi entrata nel dibattito della Commissione Urbanistica e, dopo l’audizione del nostro Alessandro Mortarino che ha illustrato ai consiglieri il quadro della situazione e le opzioni adottabili per restituire lo stock edilizio inutilizzato esistente e restituirlo alla disponibilità collettiva, ha dato impulso a una approfondita riflessione che ha portato alla decisione di approvare un documento in cui si invita, tra l’altro, Sindaca e Giunta a:

– valutare l’opportunità di istituire il “Registro dei crediti edilizi e edifici abbandonati”, entro la legislatura corrente, quale opportunità per il Comune di Firenze di recuperare edifici abbandonati, contribuendo alla rigenerazione urbana e al miglioramento della qualità della vita della città e dei suoi cittadini;

– integrare le procedure previste nell’art.17 del Piano Operativo in caso di inattività da parte dei privati proprietari, con strumenti aggiuntivi che possano delineare strategie di intervento per ridefinire la funzione sociale degli immobili abbandonati/degradati.

Un primo passo verso la possibile adozione piena – ci auguriamo – dello strumento giuridico che la campagna nazionale del nostro Forum suggerisce per la corretta applicazione dell’articolo 42 della Costituzione e l’esercizio della “funzione sociale” dei beni di proprietà privata.
................................................... --> Leggi il resto e le dichiarazioni di Palagi al link in alto.
PS:  Anche nel Comune di Pontassieve il Capogruppo di Alternativa Comune, Alessandro Cresci, il 3 aprile 2025 ha presentato una Mozione similare, in sostegno alla Campagna Nazionale “Riapriamo le porte degli immobili fantasma” portata avanti dal Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio. Nel nostro comune però, ci hanno risposto che non erano interessati alla cosa e che in fondo era stato portato avanti solo da un piccolo comune (Terre Roveresche - Pesaro-Urbino). 
Qui la MOZIONE presentata (con il link al Consiglio Comunale del 3-4-25): https://alternativacomunepontassieveblog.blogspot.com/2025/07/mozione-su-recepire-la-campagna.html

martedì 3 dicembre 2024

Forum nazionale Salviamo il Paesaggio: 5 DICEMBRE Giornata mondiale del suolo (perduto)

Forum nazionale Salviamo il Paesaggio: è indispensabile difendere il suolo e chi assicura le attività di monitoraggio.

Due sono i principali motivi che hanno spinto il Forum nazionale Salviamo il Paesaggio a partecipare oggi alla presentazione a Roma della nuova edizione del Rapporto sul Consumo di Suolo a cura dell’ISPRA. In primis per conoscere in anteprima il trend registrato dal consumo di suolo nell’ultimo anno che temiamo sia in sostanziale linea con il dato dell’anno precedente, ennesima conferma della continua grave perdita della risorsa vitale e non rinnovabile del nostro Paese.

In secondo luogo per tornare a ribadire il nostro grido sempre più accorato: arrestiamo, e non solo limitiamo, il consumo di suolo e sosteniamo anche finanziariamente il riuso di tutto l’ampio stock edilizio esistente ma inutilizzato; con l’ausilio di una concreta ed efficace legge statale, che purtroppo continua a non comparire nell’agenda delle commissioni parlamentari.

Il 5 dicembre ricorre la Giornata Mondiale del Suolo ed è opportuno domandarsi quale sia lo stato di salute del suolo italiano. La risposta non può che basarsi su dati e monitoraggi scientifici certi, come quelli forniti da ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale costituito nel 2010 riunendo tre diverse agenzie per fornire supporto scientifico al ministero dell’Ambiente e allo stesso tempo rappresentare per i cittadini un riferimento sicuro dove attingere dati ambientali. 

L’ISPRA non è solo un centro elaborazione dati a servizio di un ente chiuso – in questo caso il Ministero dell’Ambiente – ma una vera e propria stanza aperta che fornisce, a tutti coloro che abbiano interesse e desiderio di servirsene, elementi conoscitivi su territori e problemi ambientali. Inoltre, in quanto servizio tecnico della Pubblica Amministrazione, è un soggetto indipendente: e questa è una preziosa garanzia di imparzialità.

Il Rapporto annuale “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”, che quest’anno viene presentato il 3 dicembre, è uno degli esempi più significativi della sua attività e presenta dati che meriterebbero maggiore attenzione da parte di chi pianifica e governa a tutti i livelli istituzionali. 

Grazie alla grande professionalità dei suoi addetti e alla sua capacità di relazionarsi all’esterno, l’ISPRA in questi anni è diventato uno strumento indispensabile a servizio del Ministero dell’Ambiente, dicastero che è chiamato a svolgere un ruolo decisivo nella gestione di situazioni enormemente complesse. 

Riteniamo quindi indispensabile salvaguardare l’operatività dell’ISPRA che, anzi, andrebbe incentivata potenziandone mezzi e strumentazione, perché tutti noi consideriamo ISPRA un bene comune di cui andare orgogliosi.

Forum nazionale Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori

FONTE https://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2024/12/giornata-mondiale-del-suolo-perduto/

venerdì 5 agosto 2022

Davvero possiamo parlare di consumo di suolo buono e consumo di suolo cattivo?

 Fonte articolo: Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio

27 Luglio 2022 di Alessandro Mortarino.

Come ogni anno, nel pieno dell’estate è stato presentato il Rapporto SNPA “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”. E, come ogni anno, la fotografia che esce dal puntuale e dettagliato monitoraggio dei ricercatori dell’ISPRA mostra un impietoso quadro che rende (dovrebbe rendere…) sempre più evidente la situazione di emergenza piena in cui versa il martoriato suolo italico.

Già, perché i dati riferiti al 2021 sono gravi. Ed essendo dati rilevati da una fonte scientifica dello Stato, non sono suscettibili di opinabilità: si tratta di cifre e statistiche di monitoraggio effettivo. La cruda realtà. Su cui troppe volte e per troppi anni si è continuato a sorvolare, confidando che la mano provvidenziale delle crisi e del “mercato” risolvessero o, almeno, alleviassero la contingente difficoltà.

Ma se il consumo di suolo aveva mostrato di non conoscere sosta neppure nel periodo del primo duro lockdown pandemico, il 2021 va oltre e ci certifica (come sintetizza il comunicato ufficiale di ISPRA, che potete leggere qui) una perdita di suolo a perdifiato, con una media di 19 ettari al giorno, il valore più alto negli ultimi dieci anni, una velocità che supera i 2 metri quadrati al secondo, per quasi 70 km2 di nuove coperture artificiali in un solo anno. Il cemento ricopre ormai 21.500 km2 di suolo nazionale, dei quali 5.400, un territorio grande quanto la Liguria, riguardano i soli edifici, che rappresentano il 25% dell’intero suolo consumato.

Quest’anno, però, la presentazione del Rapporto è stata parecchio “animata”. Nelle precedenti occasioni i Relatori avevano sempre espresso le loro valutazioni rispetto alle cifre asetticamente illustrate da Michele Munafò cercando di mettere in luce le criticità e l’esigenza di portare a compimento una necessaria legge nazionale capace di contrastare il fenomeno del consumo di suolo, considerarlo una emergenza, agire per custodire una risorsa preziosa, non riproducibile, elemento di vita o morte.
Quest’anno il dibattito è andato oltre e ha demarcato una – forse insanabile – linea di confine tra due mondi e due visioni: da un lato ricercatori, comunità scientifica e società civile; dall’altro le rappresentanze politiche. Mai come quest’anno…

Il detonatore che ha fatto “brillare” il divario tra i due blocchi è stata l’affermazione fugace dell’uscente ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, che si è addentrato in una disamina che ha scatenato l’immediata reazione di Paolo Pileri e di Luca Mercalli.

Giovannini ha sostanzialmente sostenuto che il consumo di suolo avvenuto e monitorato da ISPRA va considerato anche sotto il profilo degli investimenti strategici e delle priorità della visione politica, sia nazionale e sia europea. Occorre, infatti, considerare anche «quello shift modale da trasporto su gomma a trasporto su ferro, obiettivo principale del PNRR». Vale a dire interporti e centri di interfacciamento gomma/ferro, porti, retroporti.
Giovannini non ha usato perifrasi per evidenziare il concetto: «quindi da considerare benvenuti, perchè nel settore siamo indietro».
Insomma, dobbiamo considerare che «esiste dunque un consumo di suolo cattivo ma anche un consumo di suolo buono, necessario». E di questo consumo buono anche Ispra dovrà tenerne conto nei prossimi anni, poiché rappresenterà un fenomeno rilevante e in crescita (ci auguriamo sia da considerare un semplice suggerimento metodologico e non una velata “minaccia” ai ricercatori di ISPRA…).

Le frasi dell’uscente ministro non hanno raccolto reazioni da parte delle tre parlamentari intervenute (Silvia Fregolent, Paola Nugnes e Chiara Braga), che hanno ammesso l’incapacità (anche) di questa tornata legislativa nel porre risoluzione alle sofferenze del nostro suolo, compreso per l’amata (da Giovannini) legge nazionale sulla Rigenerazione Urbana, anch’essa arenatasi nelle aule romane.

Immediata, invece, la replica di Paolo Pileri (Politecnico di Milano): «è un disastro, c’è da piangere; passare da 14 ettari al giorno a 19 ettari al giorno è un incremento del +34%: un cataclisma. E’ un dato che mette il bollo del fallimento politico negli ultimi 15 anni. E resto basito davanti alle parole del ministro: consumo di suolo buono e cattivo? 323 ettari di logistica in un solo anno equivalgono a una superficie pari al consumo di suolo totale registrato da Toscana e Liguria messe assieme. Oltre tutto considerando che il ministero non ha un osservatorio, non sappiamo quante sono le aree dismesse, dove si sta appoggiando la logistica ecc. ecc. Eppure vogliamo sostenere che è un consumo di suolo utile?».

Altrettanto immediata anche la reazione di Luca Mercalli: «aggiungo un’altra parola: disperazione. La disperazione che ci prende: a cosa serve avere tutti questi dati se poi siamo ridotti in questa condizione? Il clima ha mille punti di contatto con la devastazione del nostro suolo, il cambiamento climatico dipende in primis dalla devastazione del suolo. Sono allibito dalle parole del ministro Giovannini, che non pare accorgersi che le cartine illustrate da Michele Munafò sono come le metastasi, celle cancerose che si staccano e aggrediscono l’intero organismo: come possiamo pensare che vi siano metastasi buone e metastasi cattive?».

In ultimo, Massimo Mortarino, a nome del Forum nazionale Salviamo il Paesaggio, ha ricordato come, oltre a non disporre di una legge che contrasti il consumo di suolo, l’Italia non sia dotata nemmeno di una disposizione di rango statale che individui definizioni uniformi e, in primis, definisca cosa è “consumo di suolo”: situazione che consente a chi “vuole fare il furbo” di disporre di un ampio margine di manovra, come dimostrato – ad esempio – dalla recentissima L.R. 7 piemontese del 31 maggio scorso, che va addirittura a modificare il metodo di conteggio del consumo del suolo.

Non dobbiamo trascurare il fatto che dal marzo 2012 a oggi, sul contenimento del consumo di suolo sono stati depositati, nei due rami del Parlamento, più di 60 tra proposte e disegni di legge. Con l’esito che ben conosciamo. E che il Rapporto annuale di SNPA stila la “classifica” delle Regioni che nell’ultimo anno hanno registrato i più elevati livelli di consumo di suolo: tutte hanno in vigore una legge regionale per limitarlo/contenerlo e, allo stesso tempo, anche norme per “semplificare” gli iter delle pratiche edilizie e urbanistiche!

Le parole dell’ex ministro e delle tre parlamentari, l’insuccesso in aula della nostra legge per l’arresto del consumo di suolo e il riuso dei suoli urbanizzati e di quella (che per il Forum dovrebbe essere considerata “figlia” della legge per lo stop al consumo di suolo) indirizzata alla Rigenerazione urbana, i dati angoscianti del nuovo Rapporto ISPRA e la quantificazione della perdita di servizi ecosistemici causata dal consumo di suolo libero calcolata anche in termini monetari/finanziari, rendono assolutamente evidente che è ora di creare una nuova alleanza “dal basso” tra ricercatori e società civile.

Da poche ore siamo entrati in una difficile campagna elettorale, che tuttavia potrebbe rappresentare un’opportunità per la nostra comunità di “custodi” del suolo e dei territori. Questa volta vogliamo cogliere l’occasione, tutti insieme, per chiedere con forza non “una” legge nazionale ma “la migliore” legge nazionale possibile per contrastare il consumo di suolo e in tempi rapidissimi?
Facciamo entrare questo tema nel dibattito politico e, anzi, facciamo sì che “la terra” (insieme all’acqua, l’aria e il fuoco, cioè energia e calore), tornino a essere il fulcro della nostra vita, delle nostre priorità. E la loro corretta e lungimirante gestione contribuiscano a ridisegnare un nuovo modello di società.

Oggi possiamo e dobbiamo farlo. Noi ci siamo, il nostro Forum nazionale c’è: rimbocchiamoci le maniche e tutti insieme sollecitiamo un opportuno “time out” alla nostra prossima classe dirigente!

Qui potete vedere la registrazione integrale della presentazione del Rapporto SNPA 2022 “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”. Non è solo un invito alla visione ma un consiglio, perché il dibattito è appena iniziato e quanto gli autorevoli Relatori hanno espresso deve essere conosciuto da tutte e tutti!…

 Fopnte articolo: Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio

martedì 22 febbraio 2022

Salvatore Settis, Il suolo devastato dai partiti inerti....(articolo del 2018!)

Tre governi hanno finto di voler approvare una norma per mettere dei limiti, ma poi hanno sempre rinviato. Negli ultimi 50 anni è stata cementificata una superfice equivalente alla Lombardia – Legislatura sprecata 

Fra i record negativi (che abbondano) di questa morente legislatura ce n’è uno che rischia di sfuggire ai radar, tanto si è allontanato dalla pubblica attenzione: il consumo di suolo. Un disegno di legge per contenerlo c’era già, rarissimo lascito positivo dell’era Monti, grazie all’allora ministro Mario Catania. Eppure, con manovre degne della corte di Bisanzio, i tre governi di sedicente sinistra, mentre fingevano di volerlo rilanciare, sono brillantemente riusciti a insabbiarlo, riscrivendolo mille volte in estenuanti quadriglie, emendamenti, furbizie d’ogni sorta. In compenso, il super-cementificatore Maurizio Lupi, già vituperato dal Pd quando era schierato con Berlusconi, veniva imbarcato fra i padri della patria al governo, e in amorevole duetto con Renzi lanciava il cosiddetto Sblocca Italia, consacrazione e decalogo di chi il suolo lo devasta.

Il tema venne in discussione ai cosiddetti Stati Generali del Paesaggio, convocati con molte buone intenzioni e poco potere reale dal sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni il 25-26 ottobre. Qualcuno fece allora notare che, in simultanea, a un passo da Palazzo Altemps dove si svolgeva il convegno, il Senato stava votando la fiducia all’indegno Rosatellum. Perché, fu chiesto allora a Dario Franceschini che era presente, di non mettere invece la fiducia sulla legge contro il consumo di suolo, onde approvarla prima della fine della legislatura? Il ministro dichiarò che era un’ottima idea, e che ci avrebbe provato. Ma niente di fatto: si opposero altri esponenti di spicco del Pd (a quel che pare, l’on. Puppato). 1834 giorni di legislatura non sono bastati a portare la legge in porto. Complimenti.

Quel che accadrà a valle del 4 marzo nessuno lo sa; quali che siano i veri o finti proclami dei partiti in corsa, i programmi veri salteranno fuori dal cappello dei negoziati e dei compromessi solo se e dopo che si sarà formata una coalizione coi numeri per governare. Perciò tornare su questo tema è come lanciare un messaggio in bottiglia, col rischio che si disperda nell’oceano di chiacchiere in cui il Paese affonda. Proviamoci lo stesso.

Ricordo solo qualche dato Ispra. 23.000 chilometri quadrati di territorio divorati dal cemento negli anni 1950-2016: il 7,64% della superficie del Paese, più o meno quanto la Lombardia. Tre metri quadrati al secondo, trenta ettari al giorno coperti dal cemento. Ogni giorno, ogni secondo, anche a Natale e a Pasqua, anche mentre leggiamo questo articolo. E il suolo che si consuma è il più prezioso, quello che dovremmo destinare all’agricoltura di qualità, dalla pianura padana alla Campania già felix (cioè fertile). Sei milioni di ettari persi per l’agricoltura, riducendone la produzione con una perdita netta vicina a un miliardo di euro l’anno; per non dire che il cibo che non produciamo più dobbiamo importarlo. Intanto non si arresta l’erosione delle coste, ormai smangiate al 51% (stima Legambiente) da porti turistici, villette, alberghi e resort. La fragilità idrogeologica e sismica del territorio costringe periodicamente a correre ai ripari (3,5 miliardi di costi l’anno secondo Ance-Cresme), senza mai avviare opere di prevenzione. Salvo stracciarsi le vesti a ogni alluvione, esondazione, terremoto, frana, “bomba d’acqua”, con relativi morti e feriti.

Perciò un messaggio in bottiglia lanciato alla disperata a chi ci governerà ha alcuni temi d’obbligo. Il degrado dell’ambiente e la crescita a macchia d’olio delle città sono due aspetti complementari, che comportano da un lato enormi perdite di produzione agricola, dall’altro l’agonia delle città storiche, sottoposte a una gentrification che espelle dai quartieri più preziosi i giovani, i vecchi, i meno abbienti, creando nuovi ghetti urbani. Paesaggio urbano, periurbano ed extraurbano vanno concepiti sotto il segno di una superiore unità, che ha bisogno di uno sguardo lungimirante. È intollerabile che solo tre Regioni abbiano provveduto al piano paesaggistico, e che il ministero non abbia esercitato, nelle altre, il potere sostitutivo previsto dal Codice dei Beni Culturali.

Qualcosa si potrebbe fare subito, in attesa di correggere il maggior difetto dell’ordinamento italiano, cioè la sovrapposizione fra le quattro nozioni giuridiche di paesaggio, ambiente, territorio, suoli agricoli, con norme distinte e spesso conflittuali. Sarebbe facile, per esempio, commisurare per legge i piani urbanistici a previsioni di crescita demografica certificate dall’Istat: si sa, infatti, che i Comuni truccano spesso le statistiche, autoattribuendosi mirabolanti crescite di popolazione, onde poter consentire la speculazione edilizia. Si dovrebbero stabilire, Comune per Comune, parametri di edificabilità basati sul tasso di edilizia condonata, sulla frequenza di edifici abbandonati, invenduti o inutilizzati e di aree de-industrializzate da destinare a uso collettivo. Si dovrebbe consolidare la norma della legge di bilancio 2016 (comma 460), che riporta gli oneri di urbanizzazione all’originaria funzione della legge Bucalossi, senza più destinarli alla spesa corrente.

Intanto, mentre si moltiplicano i segni premonitori dei prossimi disastri, e aleggia, da Berlusconi a Renzi, il fantasma del Ponte sullo Stretto, bandiera e simbolo dell’irresponsabile gestione del territorio, qualcosa si muove. Reagendo all’inerzia di Parlamento e governi, il Forum “Salviamo il Paesaggio” ha lanciato una proposta di legge d’iniziativa popolare “per l’arresto del consumo di suolo e per il riuso dei suoli urbanizzati”. Un’altra fra le mille prove che, mentre i politici di mestiere s’affannano per lo più a conservare poltrone e appannaggi, un gran numero di cittadini è pronto a operare “dal basso” per ridare a questo Paese il respiro e il futuro che meriterebbe. È ancora attuale il monito di Luigi Einaudi, in un appunto che scrisse, da Capo dello Stato, al presidente del Consiglio De Gasperi: “Il problema massimo dell’Italia è la difesa, la conservazione e la ricostruzione del suolo contro la progressiva distruzione che lo minaccia. L’uomo di Stato deve guardare lontano nello spazio e nel tempo, anche contro la volontà degli uomini viventi oggi. La lotta contro la distruzione del suolo italiano sarà dura e lunga, forse secolare. Ma è il massimo compito di oggi se si vuole salvare il suolo in cui vivono gli Italiani” .

FQ, 18 Febbraio 2018

Salvatore Settis

FONTE: https://emergenzacultura.org/2018/02/20/salvatore-settis-il-suolo-devastato-dai-partiti-inerti/

mercoledì 9 febbraio 2022

Al via una nuova campagna del Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio - con link alla mozione per i Consiglieri che ne volesse fare uso!

che invita a richiedere a consiglieri del proprio Comune di presentare una specifica Mozione per un “Corretto calcolo in bilancio dei costi derivanti da consumo di suolo”. 

La Proposta di legge del nostro Forum “Norme per l’arresto del consumo di suolo e per il riuso dei suoli urbanizzati“ è ormai “congelata” da mesi in Commissione Ambiente/Agricoltura al Senato e neppure il nuovo Rapporto sul consumo di suolo redatto dall’ISPRA pare indurre a risolvere un’emergenza eppure così evidente.

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l suolo: se lo tuteli sarai più ricco, se lo consumi sarai più povero. Al via una nuova campagna del Forum nazionale Salviamo il Paesaggio, che invita tutte e tutti le/i cittadine/i a richiedere a qualche consigliere del proprio Comune di presentare una specifica Mozione per un “Corretto calcolo in bilancio dei costi derivanti da consumo di suolo”.

Quanto costa a una comunità rinunciare a un ettaro – o anche solo a un metro quadrato – di suolo libero, impermeabilizzandolo? E’ una domanda che i ricercatori dell’ISPRA si sono ripetutamente posti, giungendo a calcolarlo e renderlo noto nell’annuale Rapporto sul consumo di suolo.

Non soltanto il costo in termini ecosistemici causato dalla perdita di suolo libero (che già dovrebbe essere più che sufficiente per indurre politiche di arresto del consumo di suolo e di sostegno al riuso/recupero del patrimonio edilizio inutilizzato esistente, attraverso una norma nazionale da anni evocata eppure mai seriamente discussa), ma anche il costo medio subito sotto il profilo economico: 100.000,00 euro/anno per ciascun ettaro di suolo impermeabilizzato, ovvero una media di 10 euro/anno per ogni metro quadrato.

Una cifra importante, un costo rilevante che se venisse calcolato nei bilanci di ogni Comune italiano renderebbe palese il danno – anche economico/finanziario – patito dalle nostre comunità.

COMUNICATO STAMPA/INVITO ALL’AZIONE

IL SUOLO: se lo tuteli sarai più ricco,

se lo consumi sarai più povero

La Proposta di legge del nostro Forum “Norme per l’arresto del consumo di suolo e per il riuso dei suoli urbanizzati“ è ormai “congelata” da mesi in Commissione Ambiente/Agricoltura al Senato e neppure il nuovo Rapporto sul consumo di suolo redatto dall’ISPRA pare indurre a risolvere un’emergenza eppure così evidente.

Un’emergenza ecosistemica su cui tutta la comunità scientifica si è già espressa con estrema chiarezza e che si ripercuote anche sotto il profilo economico/finanziario (ricordandoci che prima viene la tutela dell’ambiente e della salute e poi lo sviluppo economico…).

Quanto costa rinunciare a un ettaro o a un metro quadrato di suolo libero, impermeabilizzandolo?

A cura del Forum nazionale “SALVIAMO IL PAESAGGIO – DIFENDIAMO I TERRITORI” – www.salviamoilpaesaggio.it

Istruzioni per l’uso

Questa proposta di azione concreta per mettere in luce la necessità di fermare il consumo di suolo è diretta a tutti i pubblici amministratori, affinché abbiano chiaro quanto fondamentale sia il loro ruolo per la salute e sopravvivenza di tutti noi e a quanto ammonti il valore – ecosistemico e finanziario – derivante dalla perdita della primaria risorsa rappresentata dal suolo libero.

Sono passati oltre dieci anni da quando si svolse (il 29 ottobre 2011 a Cassinetta di Lugagnano – MI), la prima assemblea pubblica del Forum SALVIAMO IL PAESAGGIO – DIFENDIAMO I TERRITORI, nato con l’obiettivo di giungere a una norma di legge nazionale per contrastare il consumo di suolo e, contemporaneamente, sensibilizzare gli amministratori pubblici e i cittadini sull’importanza della tutela del suolo libero per salvaguardare la nostra stessa esistenza. Da allora il Forum ha avviato campagne non soltanto di denuncia e informazione presso la collettività e le amministrazioni, ma anche di raccolta dati reali, presso gli oltre 8.000 Comuni italiani, relativamente alla quantità di suolo libero ancora disponibile, del numero di alloggi, capannoni e altri fabbricati inutilizzati, dell’andamento demografico, ecc. Tutto nell’ottica di dimostrare inconfutabilmente come fosse venuto il momento di AZZERARE IL CONSUMO DI SUOLO (non di “rallentarlo”, obiettivo di periodiche nuove proposte legislative, statali e locali, dettate soprattutto da necessità propagandistiche elettorali…), nell’ottica di non costruire più nulla, se non sull’esistente, quindi non consumare più alcun terreno libero e utilizzare soltanto quelli già impermeabilizzati, parallelamente al recupero e riuso dell’esistente.

La nostra campagna “Censimento del Cemento” ha evidenziato la scarsa conoscenza, da parte di molti nostri amministratori, riguardo al già avvenuto “sfruttamento” del proprio territorio e alle previsioni edificatorie rese possibili da piani regolatori obsoleti (poiché fondati su dati demografici e conseguenti previsioni di necessità insediative ormai completamente mutate negli anni), fortemente bisognosi di approfondita rivisitazione.

La situazione attuale è ben descritta dall’ultimo Rapporto sul consumo di suolo dell’ISPRA, di cui citiamo testualmente alcune righe: “La copertura artificiale del suolo è ormai arrivata a estendersi per oltre 21 000 chilometri quadrati, pari al 7,11% del territorio nazionale (era il 7,02% nel 2015, il 6,76% nel 2006), rispetto alla media UE del 4,2%. Le conseguenze sono anche economiche e i “costi nascosti”, dovuti alla perdita dei servizi ecosistemici che il suolo non è più in grado di fornire a causa della crescente impermeabilizzazione e artificializzazione degli ultimi otto anni, sono stimati in oltre tre miliardi di euro l’anno (che vanno ad aggiungersi ai costi fissi accumulati negli anni precedenti, ndr). Valori che sono attesi in aumento nell’immediato futuro e che potrebbero erodere in maniera significativa, per esempio, le risorse disponibili grazie al programma Next Generation EU. Si può stimare, infatti, che se fosse confermato il trend attuale e, quindi, la crescita dei valori economici dei servizi ecosistemici persi, il costo cumulato complessivo, tra il 2012 e il 2030, arriverebbe quasi ai 100 miliardi di euro, praticamente la metà dell’intero PNRR”.

Negli ultimi tempi, la necessità della “ripartenza post-pandemica” sta moltiplicando freneticamente i casi di “nuovi progetti” (ovviamente “indispensabili” e “irrinunciabili” per molti amministratori pubblici), sull’onda di un’allarmante deregulation, carica di “recovery fund”…! Progetti di nuovi insediamenti produttivi/logistici/commerciali, con creazione di nuovi posti di lavoro (non importa quanti, basta che siano almeno una manciata, e non serve fare alcuna analisi per vedere se e quanti nuovi disoccupati il progetto potrà causare, per dare a qualcuno quel che togli a qualcun’altro…) e tanto, tanto consumo di suolo, naturalmente libero, perché costa meno costruire su quel tipo di suolo… Inutile dire che in regimi di “emergenza”, procedure arcaiche, certamente arzigogolate (ma spesso salvifiche…!) come le Valutazioni di Impatto Ambientale, sono bandite da qualsiasi lista prescrittiva…!

E senza dimenticare il potenziale incremento di consumo di suolo annuo derivante dall’applicazione del Pnrr-Pniec (Piano nazionale integrato per l’energia e il clima), che potrebbe mettere “a terra” in meno di sei anni circa 15 GigaWatt (12 dal Piano con l’opzione “Power-up” e tre con misure ad hoc). Per questi soli 15 GigaWatt di solare potrebbero essere necessari tra i 10 e i 18mila ettari di suolo (agricolo) e complessivamente è stimabile un aumento del 50% del consumo di suolo annuale.

E, allora, dato che chi ci amministra pare voler sentire solo da questo orecchio “economico”, raccontiamogli, in poche righe, con pochissimi numeri ricavati dalle indicazioni dell’ISPRA e del prof. Paolo Pileri (uno dei massimi esperti italiani in materia di “consumo di suolo”, docente di urbanistica presso il Politecnico di Milano e, tra l’altro, membro del Comitato Scientifico del Rapporto sul consumo di suolo della stessa ISPRA), quanto costa rinunciare a un ettaro di suolo libero, impermeabilizzandolo.

Le cifre

ISPRA stima un costo annuale medio per la perdita dei servizi ecosistemici compreso tra:

  • 66.000 e 81.000€ a ettaro, per il flusso di servizio che il suolo non sarà più in grado di assicurare;
  • tra 23.000 e 28.000€ a ettaro, per lo stock di risorsa perduta.
  • Complessivamente, quindi, tra 89.000 e 109.000€ l’anno per ciascun ettaro di terreno libero che viene impermeabilizzato.
Illustrazione di Lidia Aceto

Facciamo allora presentare (da un consigliere di opposizione amico, ad esempio) al nostro Comune una mozione volta a deliberare l’arresto totale e immediato del consumo di suolo libero in quel Comune, inserendo in bilancio il costo finanziario causato dal consumo di suolo: 100.000,00 euro per ciascun ettaro di suolo impermeabilizzato, ovvero una media di 10 euro per ogni metro quadrato, da inserire come costo fisso annuale nei bilanci/bilanci sociali/bilanci di sostenibilità/bilanci ambientali comunali, a partire dall’annualità in cui il nuovo consumo di suolo sia stato accertato.

Ricordiamo che i principali servizi ecosistemici che il suolo naturale garantisce riguardano: stoccaggio e sequestro di carbonio, qualità degli habitat, produzione agricola, produzione di legname, impollinazione, regolazione del microclima, rimozione di particolato e ozono, protezione dall’erosione, regolazione del regime idrologico, disponibilità di acqua, purificazione dell’acqua.

Per concretezza, ecco in particolare tre validi motivi (scientifici) per giustificare un’attenzione così rigorosa e severa nella salvaguardia del suolo:

– Ogni ettaro di terreno fertile assorbe circa 90 tonnellate di carbonio: se cementificassimo quel terreno, la CO2 si libererebbe nell’atmosfera …e non tornerebbe più sottoterra, accelerando ulteriormente l’inquinamento delle nostre città!

– Ogni ettaro di terreno fertile è in grado di drenare 3.750.000 litri d’acqua: in questo particolare momento, a fronte di precipitazioni atmosferiche di portata e frequenza sempre maggiori e di lunghi periodi sempre più siccitosi, il nostro suolo, oltre a drenare l’acqua piovana (contribuendo a contenere gli effetti di possibili inondazioni e alluvioni), ne conserva quanto basta per alimentare ciò che in esso vive e si sviluppa.

– Ogni ettaro di terreno fertile, coltivato, può sfamare 6 persone per un anno: stiamo parlando, in piccolo, di “sovranità alimentare”, cioè della possibilità di provvedere autonomamente all’alimentazione della propria famiglia, limitando quindi la nostra dipendenza dal sistema e, inoltre, controllando direttamente in buona misura la salubrità del cibo che assumiamo.

Tre dati più che sufficienti per affermare che il suolo è uno dei principali fornitori di servizi ecosistemici sul quale possiamo contare, per di più a costo zero!

Quindi, cari Amministratori pubblici, facciamo finta che non ci abbiate mai pensato seriamente, ma dato che il suolo è così prezioso e utile, sarebbe non solo criminale ma anche antieconomico impermeabilizzarlo. E anziché continuare a ricercare risorse finanziarie per nuovi investimenti, vi suggeriamo di considerare come massima fonte la limitazione dei danni futuri all’ambiente …e al bilancio comunale, imparando a trattare con la massima cura e a salvaguardare il più fantastico fornitore di servizi…a costo zero, che esista al mondo!

Qui potete scaricare il pdf della Mozione da presentare ai Consiglieri del vostro Comune.

Per ulteriori delucidazioni e approfondimenti: Massimo Mortarino (Comitato torinese del Forum SALVIAMO IL PAESAGGIO) – Tel. 339/7953173 – E-mail: mmortarino@libero.it

FONTI: 1-https://www.rete-ambientalista.it/2022/02/01/al-via-una-nuova-campagna-del-forum-nazionale-salviamo-il-paesaggio/

2- http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/01/rendiamo-pubblici-i-costi-derivanti-da-consumo-di-suolo-comune-per-comune/

mercoledì 14 ottobre 2020

Sarà necessario azzerare il consumo di suolo: lo afferma Vilma Moronese, presidente della Commissione Ambiente al Senato

by  on 

Questa mattina abbiamo diffuso una nota nella quale domandavamo (alla cittadinanza attiva ma soprattutto agli attori politici) “Dove è finita la legge per il contrasto al consumo di suolo?“.

Oggi pomeriggio abbiamo ricevuto un comunicato stampa nel quale – così vogliamo credere – è contenuta la risposta da parte della senatrice del Movimento 5 Stelle Vilma Moronese, che è anche presidente della Commissione Ambiente e dunque la sua dichiarazione (riportata fedelmente nel nostro titolo) riteniamo assuma un valore istituzionale e un preciso impegno a riavviare l’iter per l’approvazione del DDL a contrasto del consumo di suolo.

Ma non di “una tra le proposte di legge” presentate al Senato, quanto della nostra proposta di legge. Quella, cioè, “dormiente” da troppi mesi presentata dal nostro Forum Salviamo il Paesaggio. Che è l’unica che parla di “arresto del consumo di suolo”.

Attendiamo ora i passi necessari. Lo prendiamo come un impegno preciso e non più derogabile!

Qui il testo integrale del comunicato stampa.

Roma, 13 ott. – “In questi giorni le nostre commissioni hanno fatto un enorme lavoro per ampliare e


sviluppare punti fondamentali per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) utilizzando le risorse a disposizione dell’Italia per un unico grande obiettivo: mettere al centro politiche attive per i cittadini e che tutelino i nostri territori”.

A dichiararlo è la senatrice M5S Vilma Moronese e presidente della Commissione Ambiente nel suo intervento in aula sulle linee programmatiche del Piano di Ripresa e Resilienza.
“Uno dei tre pilastri del Piano di Rilancio del Governo è rappresentato dalla transizione ecologica. Le immagini di questi giorni, i ponti spazzati via come se fossero di cartapesta, le città sommerse, i fiumi che straripano, sono istantanee che non cancelleremo facilmente dalla nostra memoria. Il compito della politica, è quello di lavorare per la cosa pubblica, per il bene di ogni cittadino e fare in modo che questi fenomeni avvengano sempre più raramente”.

“La commissione che presiedo ha dato delle priorità. Parte dei fondi dovranno essere destinati alla prevenzione del dissesto idrogeologico e rischio sismico, nonché sarà necessario azzerare il consumo di suolo.
Fondamentali – continua la presidente della Commissione Ambiente di Palazzo Madama – sarà puntare sull’ economia circolare, stabilizzare i greenbonus, da quelli dedicati alla mobilità sostenibile sino al Superbonus 110% per l’efficientamento energetico degli edifici. Puntiamo affinchè venga inserito a pieno titolo il Piano Nazionale per la gestione dei rifiuti, al fine del raggiungimento degli obiettivi indicati nelle direttive europee tenendo ben fermo quanto previsto in fatto di gerarchia dei rifiuti limitando, fino a eliminare, il collocamento dei rifiuti in discarica o negli inceneritori. Così come c’è la necessità di affrontare con un approccio sistemico il problema connesso alla gestione del ciclo delle acque. Un lungo elenco quello fatto dalla commissione ambiente e che indica priorità non più derogabili”.

“Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza può e deve essere utilizzato per affrontare i problemi che la politica negli scorsi anni non ha voluto affrontare, girando troppo spesso la faccia dall’altra parte. Abbiamo tutti davanti un lavoro immenso da fare. Dobbiamo prepararci a rendere l’Italia un paese più forte, pronto ad affrontare anche nuove sfide che potrebbero arrivare anche dopo quella del Covid”, conclude Moronese.

FONTE: http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/10/sara-necessario-azzerare-il-consumo-di-suolo-lo-afferma-vilma-moronese-presidente-della-commissione-ambiente-al-senato/

sabato 10 ottobre 2020

Dove è finita la legge per il contrasto al consumo di suolo?

by  on  • 21:39

Alla domanda posta dal nostro titolo si potrebbe rispondere in modo oggettivo: nell’aula delle commissioni congiunte Ambiente e Agricoltura del Senato della Repubblica.

Ma questo noi tutti lo sappiamo; è arrivata in Parlamento il 23 marzo 2018, assegnata alle Commissioni il 10 ottobre dello stesso anno, oggetto di decine di audizioni e discussioni in aula. Ma dal 3 marzo di quest’anno (riunione del Comitato Ristretto delle Commissioni) pare essere scomparsa. Desaparecida.

Che cosa (altro) si attende?

A questa domanda (oggettiva) che il nostro Forum ha nuovamente rivolto ai membri delle Istituzioni centrali, non giunge risposta. E la nostra “bella” proposta di legge resta ferma assieme alle altre proposte normative presentate in alternativa.
La legge sul consumo di suolo – che per noi è la legge per “l’arresto del consumo di suolo e il riuso dei suoli urbanizzati” – non pare essere di interesse impellente per la Politica nostrana.

Da parte nostra non mancano e non mancheranno pressioni per sbloccare l’imbarazzante empasse attuale. E ci fa piacere annotare che l’invito che avevamo rivolto a tutti i consigli comunali italiani a discutere e approvare mozioni per richiedere il riavvio rapido dell’iter normativo, registri qualche presa di posizione ufficiale.

In questi giorni ci sono state segnalate due mozioni approvate in Veneto e nel Lazio.
La prima è del comune di Morgano (Treviso).
La seconda, approvata all’unanimità, è del consiglio del Municipio Roma I Centro, che potete leggere nel documento che trovate qui.

Riusciremo “dal basso” a imporre all’agenda politica un percorso rapido per rispondere all’emergenza-suolo?
Emergenza chiara a tutti ogni volta che temporali un po’ più sostenuti si abbattono sui nostri martoriati territori provocando danni irreparabili e morti.

E anche, naturalmente, “lacrime di coccodrillo”…

Il presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte, nell’intervenire alla sessione conclusiva del Festival dello Sviluppo Sostenibile, si è detto “convinto che l’impegno in direzione di uno sviluppo sostenibile sia ormai consolidato sia dal punto di vista teorico, ma anche sul piano delle buone prassi. Quindi adesso non parliamo più in termini astratti, con una prospettiva velleitaria, ma parliamo di un’elaborazione di pensiero e di azioni che hanno una consistenza e una plausibilità a livello scientifico e psicologico, interno e internazionale”.
Dopo aver descritto gli ultimi interventi del governo contro la pandemia, Conte ha sottolineato che già prima della crisi il dibattito pubblico si concentrava sulla necessità di una svolta nelle politiche economiche in direzione di una vera e propria transizione ecologica. “L’elemento forse nuovo a cui assistiamo adesso è che ormai le nuove generazioni sono qui a popolare le piazze, a lanciare al mondo un allarme mostrando una sempre maggiore consapevolezza; non vogliono che la generazione attuale, i governanti attuali, possano oscurare il loro futuro. Quindi dobbiamo assolutamente rimediare alle conseguenze del cambiamento climatico, dell’inquinamento, del deterioramento del capitale naturale. I giovani ci lanciano la richiesta di un patto intergenerazionale e noi non possiamo rispondere con una visione egoistica. In Italia, in Europa, nel mondo siano consapevoli che questo è il momento delle scelte, non si può più tergiversare o rimanere silenziosi e inerti rispetto a questa richiesta”.

E ha aggiunto che “abbiamo bisogno di nuove lenti che ci consentono di leggere e interpretare la realtà che stiamo vivendo”.

Il suolo sarà tra gli elementi al centro di questa nuova visione?…

FONTE: http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/10/dove-e-finita-la-legge-per-il-contrasto-al-consumo-di-suolo/

martedì 8 settembre 2020

Comunicato stampa dell'8/09/2020: DL Semplificazioni e ambiente, la politica del gambero.

Bene alcune modifiche su Valutazione di Impatto Ambientale (con un errore clamoroso), usi civici e bonifiche richieste da 170 associazioni e comitati nazionali e locali.

Molto male le nuove norme che azzerano il dibattito pubblico sulle grandi opere per tre anni, trasformano il TAR in un "correttore di bozze" nei ricorsi sulla V.I.A. e regalano risorse a petrolieri e affini alla faccia del clima.

Il passaggio in Senato del DL Semplificazioni ha visto correggere solo alcuni dei gravi provvedimenti sulla Valutazione di Impatto Ambientale e sulle bonifiche che erano stati denunciati da un gruppo di 170 tra comitati e associazioni nazionali e locali; allo stesso tempo il testo è peggiorato di molto su alcune questioni dirimenti come quelle del dibattito pubblico sulle grandi opere, sull'efficacia concreta delle sentenze del TAR in materia di Valutazione di Impatto Ambientale e sulle fonti fossili.

Veniamo alle buone notizie.

Sono sette gli emendamenti proposti dalle associazioni/comitati che sono stati recepiti integralmente o parzialmente.

Sulle bonifiche, si ristabilisce l'obbligo di bonifica per le acque sotterranee che la versione del Governo aveva messo in discussione, con la certificazione dell'avvenuta bonifica e svincolo delle garanzie finanziarie già a partire dalla bonifica dei soli suoli. La versione approvata in Senato consente di svincolare i suoli mantenendo però invariati gli obblighi di bonifica per le altre matrici, prevedendo lo svincolo delle garanzie finanziarie che il privato deve depositare solo alla fine di tutte le bonifiche e non, come aveva proposto il Governo, da subito con la certificazione di bonifica per il solo suolo.

Su questo argomento, invece, a nulla sono valsi i richiami delle associazioni per evitare la complicazione dell'aggiunta di un passaggio di analisi preliminare nei Siti Nazionali di Bonifica invece di andare direttamente alle caratterizzazioni (la verifica dello stato dell'inquinamento) come si fa oggi.

Sulla Valutazione di Impatto Ambientale i miglioramenti riguardano i tempi della partecipazione dei cittadini per poter depositare osservazioni sui progetti, che vengono riportati a quelli ante-decreto per la Verifica di Assoggettabilità a V.I.A. (si torna ai 45 gg) e per la V.I.A. nazionale (si torna a 60 gg). Peccato, però, che contestualmente i senatori abbiano fatto un errore clamoroso, tagliando i tempi della partecipazione per le V.I.A. di livello regionale (cave, rifiuti ecc) portandoli a soli 30 gg!

Così arriviamo al paradosso che per i progetti più semplici che fanno la verifica di assoggettabilità a V.I.A. regionale avremo più tempo (45gg) per esaminare gli elaborati e predisporre le osservazioni che per un progetto più complesso che fa la procedura di V.I.A. diretta (30gg). Una norma chiaramente illogica e per questo anti-costituzionale.

Sempre sulla VIA segnaliamo l'approvazione di un emendamento propositivo che avevamo segnalato ai senatori, quello relativo all'obbligo, una volta terminati i lavori di un'opera sottoposta a V.I.A., di depositare e rendere pubblici i documenti di fine lavori (collaudo ecc) comprensivi di una relazione sull'attuazione delle prescrizioni di carattere ambientale. Un modo per rendere cogenti i controlli sull'effettiva realizzazione degli interventi di mitigazione e sulla coerente realizzazione delle opere che troppo spesso si perdono lungo la strada permettendo anche grossi risparmi a scapito della qualità ambientale.

Approvati anche due emendamenti abrogativi delle norme governative che spianavano la strada alla realizzazione di gasdotti nelle aree di uso civico senza il coinvolgimento delle comunità che ne detengono i diritti. Infine è stato abrogato un comma che permetteva di procedere alla V.I.A. senza aver raccolto prima i dati delle indagini archeologiche preventive, come in maniera inusitata aveva preteso di fare il Governo.

Veniamo alle cose negative

Di gravità inaudita l'approvazione di un emendamento che permette fino al 2023 di derogare al dibattito pubblico sulle grandi opere, previsto da una decreto del 2018. Evidentemente le lobby di questo paese continuano a temere il dibattito alla luce del sole sull'utilità di questi interventi che si devono fare e basta, evidentemente, anche a costo di scandali e sperpero di denaro pubblico.

Alla faccia della lotta ai cambiamenti climatici, nel passaggio in Senato viene introdotta la corsia preferenziale con dimezzamento dei tempi per la trattazione dei ricorsi al TAR concernenti la costruzione di nuovi oleodotti e gasdotti. Insomma, le opere fossili per il Senato devono essere fatte velocemente. Altri regali a petrolieri ed affini che giungono dal Senato, oltre a quelle già entrate nel decreto dalla porta principale del Governo (ad esempio, sulle autorizzazioni per i gasdotti), le norme che tagliano il pagamento degli oneri concessori per i giacimenti, che consentono di trasformare prioritariamente i giacimenti in stoccaggi di CO2 (con prove sperimentali senza fare la V.I.A.) e la localizzazione sulle piattaforme di non precisati impianti del Piano Clima Energia, in modo tale da non far pagare ai petrolieri gli oneri per la riqualificazione dei siti. Sugli stoccaggi si delinea il grande affare del futuro: presto dovremo pagare profumatamente il servizio di smaltimento della CO2 proprio a chi ci sta portando sull'orlo del baratro della crisi climatica, visto che i giacimenti sono sotto concessione dei petrolieri che si accaparreranno anche il servizio di stoccaggio della CO2 in regime di monopolio. Davanti all'emergenza clima, ridotti allo stremo, sanno che potremo pagare profumatamente i servizi per mitigare il surriscaldamento dell'atmosfera.

Infine la cosa più grave, che oscura i punti che sono stati risolti, riguarda il TAR e le sue decisioni relative alle sentenze sulla legittimità delle valutazioni di impatto ambientale. Ebbene, praticamente i giudici diventeranno quasi dei "correttori di bozze", in quanto il proponente di una cava, di un impianto di rifiuti ecc., anche se sconfitto al TAR, magari su aspetti connessi all'impatto sanitario non valutato, potrà chiedere alla pubblica amministrazione di ritornare sul caso. Quest'ultima sarà obbligata a provvedere "alle integrazioni necessarie per superare i rilievi della sentenza". Cosa ancora più grave, attraverso una procedura semplificata che permette addirittura di by-passare il confronto pubblico. Una modalità a nostro avviso contraria alle norme comunitarie che non farà altro che aumentare il contenzioso, visto che i ricorrenti a quel punto non potranno che depositare altri ricorsi al TAR.

I comitati hanno dimostrato non solo di saper denunciare in maniera fondata le storture che il Governo aveva introdotto ma anche di essere propositivi per avere un paese moderno che dell'ambiente tratta non solo a chiacchiere ma in maniera concreta. Peccato che buona parte della politica insegua slogan e lobby come dimostra l'impianto complessivo di questo Decreto. Riconosciamo l'impegno di alcuni senatori che hanno depositato emendamenti che andavano nella direzione da noi auspicata. Noi continueremo a lottare per evitare che la nostra terra sia coperta da cemento e grandi opere inutili (se non per i bilanci delle grandi aziende). La crisi del Covid non sta insegnando nulla, anzi. Lo sfruttamento del Pianeta si fa sempre più spietato.

Qui sotto le 170 associazioni/comitati/reti che hanno sottoscritto il dossier "DECRETO SEMPLIFICAZIONI, COSÌ SONO DEVASTAZIONI. L'ATTACCO A BONIFICHE, ACQUA PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI, VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE E CLIMA" e le relative proposte di emendamento inviate ai senatori.

INFO: Segreteria Forum H2O - segreteriah2oabruzzo@gmail.com 3683188739


 ORGANIZZAZIONI NAZIONALI

Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

Associazione Italiana Medici per l'Ambiente - ISDE

Fairwatch

Campagna "Per il Clima, Fuori dal Fossile"

Altragricoltura, Alleanza per la Sovranità Alimentare

Coordinamento Nazionale No Triv

Rete Mamme da Nord a Sud

Attac Italia

Coordinamento Nazionale Tutela Fiumi Free Rivers Italia

Peacelink

Ass. A Sud Onlus

Mountain Wilderness Italia

Ass. Creature del Mare Onlus

Rete Legalità per il clima

Disarmisti Esigenti

Associazione Mediterranea per la Natura Onlus

Gruppo d'Intervento Giuridico Onlus

Medicina democratica Onlus

Organizzazione di Volontariato per la difesa diretta della flora e fauna acquatica Care The Oceans

Associazione Antimafie Rita Atria

Rete Commissioni Mensa Nazionale

Cobas Confederazione dei Comitati di Base

Salviamo L'Orso

Transform! Italia

Redazione emergenzaclimatica.it

CSEN Ambiente

Gruppo di studio Assemblea popolare permanente per la difesa delle falde acquifere

Forum Ambientalista

COMITATI INTERREGIONALI

Viviamo il Liri - Comitato a difesa del Fiume Liri  - Abruzzo-Lazio

Emidio di Treviri - Gruppo di ricerca sul post terremoto dell’Appennino centrale

Comitato per il Territorio delle Quattro Province

 

TRENTINO ALTO ADIGE

Ambiente e Salute Bolzano

 

FRIULI

No all'Incenerimento Sì al Riciclo Totale di Rifiuti -Fanna (PN) 

PIEMONTE

Non Una di Meno di Alessandria

Comitato Stop Solvay di Alessandria

Associazione mamme in piazza per la Libertà di Dissenso

LOMBARDIA

Ass.eQual Mantova

Comitato per la Salute, la Rinascita e la Salvaguardia del Centro storico di Brescia

Mamme Castenedolo Brescia 

Mamme Contro l'inceneritore di Mantova 

Mamme No Smog Sud Milano

Circolo Legambiente “La nostra terra” di Borgosatollo, Castenedeolo, Ghedi e Montirone APS 

Mamme Comitato Cittadini Calcinato

VENETO

Comitato No Grandi Navi

Salix in Mente - Padova

ODV Comitato difesa ambiente territorio Spinea

Forum Veneto Ambiente Salute Solidarietà

Opzione Zero Riviera del Brenta

Mamme NoPfas - genitori attivi - zone contaminate 

Vicenza senza Elettrosmog 

Comitato "Per il Bene Comune" - Vicenza

No alla Discarica di Torretta-Verona/Rovigo 

Comitato popolare "lasciateci respirare" di Monselice (PD)

Stop 5G Veneto
No TaV Vicenza
Comitato ambiente Territorio Vicenza
Comitato Vicenza senza Elettrosmog

Ass. CiLLSA (Cittadini per il Lavoro, la Legalità, la Salute e l'Ambiente, operante nell'Ovest Vicentino)

Comitato di Redazione PFAS.land

Comitato Acqua Bene Comune di Verona

Comitato No Pedemontana

Comitato Tutela Parco Faggi Sgaravatti 

Zero PFAS Padova

Ecoistituto del Veneto"Alex Langer"

Coordinamento Asolano e Castellana del Forum Silp

EMILIA ROMAGNA

Comitato Notube - Prov. Piacenza

Comitato Terme e Val Trebbia - Piacenza

Circolo Legambiente Val Trebbia

Circolo Legambiente "Emilio Politi" Piacenza

Fipsas, sezione provinciale di Piacenza

SOS Adriatico - Emilia Romagna

Associazione Femminile Maschile Plurale - Ravenna

Attac Piacenza

Coordinamento Comitati Ambientali Reggio Emilia

TOSCANA

Acqua Bene Comune Pistoia

Alleanza Beni Comuni Pistoia

Comitato No Tunnel TAV di Firenze

Associazione Acqua alla Gola" - Massa

Associazione per i Diritti dei Cittadini ADiC Toscana

Forum Toscano dei Movimenti per l'Acqua

Comitato di Salute Pubblica Piombino - Val di Cornia

Comitato Fermiamo la Guerra di Firenze

SOS - La Piana del Casone - Scarlino GR - Toscana

Obiettivo Periferia - Pistoia

Comitato No-Wi-Fi Toscana 

Biodistretto del Montalbano

Alleanza Beni Comuni- piana fiorentina

Associazione "Vivere in Valdisieve"

Comitato “Collesalviamo l’Ambiente” (Collesalvetti - LI, Toscana)

MARCHE

Trivelle Zero Marche

LAC - Lega per l'Abolizione della Caccia - Marche

Comitato NO Pedemontana Matelica

ENPA Marche

Brigate Solidarietà Attiva Marche

Laboratorio Falkatraz Onlus di Falconara marittima

Associazione "Ornitologi Marchigiani" APS