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VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE
L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.
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venerdì 9 dicembre 2016
giovedì 25 agosto 2016
UN ARTICOLO DA RICORDARE, PER RIFLETTERE.......UNA VOLTA FINITA LA PRIMA FASE DI EMERGENZA TERREMOTO!
Terremoto Centro Italia: oggi lacrime, domani sorrisoni e dopodomani grandi opere
La prevenzione del rischio sismico e di quello idrogeologico punta a una cucitura lenta e vasta dell’Appennino. Piccoli cantieri, piccole opere, ma molto utili. Lavoro faticoso e invisibile. L’adeguamento antisismico inciderebbe un minimo rispetto al costo dell’edificio ma chi lo riconoscerebbe? La riconoscibilità politica di un’opera è essenziale per la propaganda.
Le due Tav più il Mose avrebbero condotto l’Italia più fragile alla salvezza. Il costo di mezza Metro C di Roma avrebbe potuto far riattivare gli ottomila chilometri di binari morti. Ma queste grandi opere hanno grandi costruttori che muovono grandi interessi. La lobby ha un valore e un potere. Sono imprese spesso multinazionali con fatturati miliardari che pressano, indicano, consigliano ed eleggono deputati e senatori. Avrebbe infatti avuto senso spendere centinaia di milioni di euro per il solo studio di fattibilità (solo lo studio eh?) del Ponte sullo Stretto invece che mettere in sicurezza l’area dello Stretto, la più esposta d’Italia al rischio sismico e idrogeologico?
Seconda spiegazione del perché. Il valore e il costo dell’emergenza è molto più elevato di quello della prevenzione. Solo L’Aquila (meno di centomila abitanti) ha prodotto un fatturato per le grandi aziende (compresa quella dell’ex presidente di Confindustria che ha fatto milioni con i suoi ponteggi). Vogliamo parlare dell’Irpinia e dei 56mila miliardi spesi, oppure del piccolo terremoto del piccolo San Giuliano di Puglia esteso artificiosamente a tutto il Molise?
Mi scrivono, gli imbecilli, che oggi è il tempo della solidarietà. Ma che bravi, e come no? Oggi lacrime, domani sorrisoni e dopodomani grandi opere.
Un nuovo e devastante terremoto sull’Appennino centrale, nelle aree interessate dal progetto di gasdotto Rete Adriatica, un ulteriore gravissimo rischio.
PUBBLICHIAMO UN ARTICOLO DI GRIG PERCHE' IL TERREMOTO DI QUESTI GIORNI, PURTROPPO, DEVE FAR RIFLETTERE TUTTI ANCHE PER ALTRI ASPETTI
(di cui GRIG si occupa e di cui ha scritto già nel 2014).
Nella notte fra il 23 e il 24 agosto 2016 la Terra ha tremato nuovamente, per l’ennesima volta, sull’Appennino centrale, fra Lazio, Abruzzo, Umbria e Marche.
Un nuovo devastante terremoto, con il suo calvario di morti, feriti, paesi distrutti, strade e altre opere pubbliche lesionate,
Siamo vicini alle popolazioni così duramente colpite e sentiamo il forte obbligo morale di ricordare che le conseguenze, se possibile, potrebbero essere peggiori.
Infatti, si tratta di aree interessate dal progetto denominato gasdotto “Rete Adriatica”, noto anche come “gasdotto appenninico”, opera che, nella sua attuale configurazione, riuscirebbe a unire lo scempio ambientale della dorsale dell’Appennino con l’aumento del pericolo per l’incolumità pubblica a causa del rischio sismico fra i più elevati in Italia per giunta con l’esborso di ingenti fondi pubblici.
Infatti, la “grande opera” d’interesse privato ma di finanziamento pubblico determinerebbe – per il suo folle tracciato – un vero e proprio disastro ambientale (interseca pesantemente ben 3 parchi nazionali, 1 parco naturale regionale, 21 fra siti di importanza comunitaria e zone di protezione speciale) ed economico-sociale (basti pensare ai danni alle zone turistiche umbre e marchigiane, nonché alle pregiate tartufaie appenniniche), senza contare il gravissimo pericolo determinato dall’interessare numerose aree in zona sismica “1”, nel tratti abruzzese, umbro e marchigiano, alcune fra le zone maggiormente a rischio sismico d’Italia.
Infatti, il progetto intercetta le zone altamente sismiche di Abruzzo, Umbria, Marche.
Si snoda lungo le depressioni tettoniche dell’Appennino Centrale storicamente interessato da un notevole tasso di sismicità, con eventi anche di magnitudo elevata, come il terremoto del 6 aprile 2009 che ha colpito L’Aquila e molte altre località dell’Abruzzo, e il terremoto del 26 settembre 1997 che ha colpito l’Umbria e le Marche. Aree interessate da forti sciami sismici, come quello di fine marzo 2014 in Umbria (Gubbio – Città di Castello), e dell’aprile 2013, sempre a Città di Castello.
Nel tratto relativo all’Abruzzo, Lazio, Umbria e Marche, su 28 località attraversate dal progetto di metanodotto, 14 sono classificate in zona sismica 1 e 14 in zona sismica 2. Anche il sito proposto per la centrale di compressione, localizzata a Sulmona, ricade in zona sismica di primo grado. E’ agevolmente documentabile quanto sopra con l’impressionante mole di dati presente sul sito web istituzionale (http://www.ingv.it/) dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (I.N.G.V.), la massima Istituzione scientifica nazionale in materia.
Esclusivamente forti interessi economici, non il benessere delle popolazioni interessate, muovono il Gruppo Snam: l’intenzione è chiara, costituire in Italia una “piattaforma” per vendere gas nel resto d’Europa.
Sulla spinta delle determinatissime azioni legali e iniziative di sensibilizzazione di associazioni e comitati ecologisti – in particolare Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, i Comitati cittadini per l’ambiente – Sulmona, il Comitato interregionale “No Tubo”, Mountain Wilderness Italia onlus – nonché da parte di Enti locali, l’VIII Commissione permanente “Ambiente” della Camera dei Deputati aveva approvato il 26 ottobre 2011 all’ unanimità la risoluzione n. 7/00518 presentata il 15 marzo 2011 (prima firmataria on. Raffaella Mariani, P.D.) che ha impegnato il Governo alla modifica del tracciato del gasdotto appenninico “Rete Adriatica”.
Finora il Governo ha solo tergiversato.
Tuttora i provvedimenti di approvazione ambientale del progetto di gasdotto sono oggetto di contenzioso in sede nazionale ed europea.
E’ troppo chiedere uno straccio di buon senso in questo benedetto Bel Paese?
Gruppo d’Intervento Giuridico onlus
mercoledì 24 agosto 2016
Terremoto Centro Italia, Boschi: “Prevenzione insufficiente. In Italia si costruisce bene solo dopo sismi gravi”
>> NEL PUBBLICARE L'ARTICOLO IN CALCE,
VOGLIAMO ESPRIMERE TUTTA LA NOSTRA SOLIDARIETÀ
ALLE VITTIME DEL TERREMOTO DI QUESTA NOTTE IN ITALIA CENTRALE <<
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Il sismologo, tra i massimi esperti europei e ex presidente dell'Ingv: "A Norcia ci fu un disastro nel 1979 e si è proceduto con interventi antisismici: infatti i danni di stanotte lì sono stati irrilevanti". Per il geofisico ora bisogna fare attenzione a possibili altre scosse forti: "Non rientrare negli edifici rimasti in piedi prima dei controlli".
Un’area “ad alta pericolosità sismica“, dove è possibile che “nelle prossime ore e giorni” avvengano altre forti “scosse a coppie“. E sullo sfondo, ancora una volta, una prevenzione insufficiente perché “purtroppo in Italia si costruisce bene, con criteri antisismici, solo dopo un terremoto grave”. A parlare è Enzo Boschi, sismologo e geofisico, tra i massimi esperti europei di terremoti ed ex presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Intervistato dall’ AdnKronos Boschi spiega che il terremoto che ha colpito l’Italia centrale “ricade in una zona già inserita nella mappa sismica italiana e nella mappa, pubblicata a inizio 2003 in Gazzetta Ufficiale, questa zona appenninica era già stata classificata come ad alta pericolosità sismica”. La classificazione risale al 2003 e fu voluta dopo il terremoto di San Giuliano di Puglia del 31 ottobre 2002, a causa del quale morirono 27 bambini e un’insegnante nel crollo della scuola Francesco Jovine.
Sul fronte dei terremoti “siamo ancora indietro sulla prevenzione”, dice Boschi. La controprova è Norcia: lì “dopo il terremoto del 1979 si è proceduto con interventi antisismici sugli edifici” e così “i danni provocati dal sisma di questa notte sono quasi irrilevanti”. “Purtroppo in Italia si costruisce bene, con criteri antisismici, solo dopo un terremoto grave” aggiunge il sismologo. “Eppure – spiega lo scienziato – l’area colpita oggi dal grave sisma è una zona in cui la Terra si sta come ‘lacerando’, un’area che è nota per essere ad alto rischio sismico”. “Quando nel 2003 è stata pubblicata la Mappa del rischio sismico in Italia, bisognava intervenire con lavori di prevenzione sugli edifici nelle zone più vulnerabili, ma non in tutte le zone è stato fatto. Invece le maggiori vittime il terremoto le provoca proprio con i crolli di case ed edifici“.
Quanto allo sviluppo delle scosse “bisogna fare grande attenzione nelle prossime ore e giorni perché in queste zone spesso avvengono forti ‘scosse a coppie’, cioè si ripete una seconda scossa forte nella stessa zona e uguale alla prima”. “A fronte di questo alto rischio, non bisogna entrare negli edifici che sono rimasti in piedi oggi prima di un attento controllo di tecnici e esperti della Protezione Civile”, avverte Boschi. “Nel terremoto dell’Emilia Romagna si ebbe, a distanza di pochi giorni, una forte scossa uguale alla prima e – ricorda il geofisico – molte vittime si ebbero proprio a causa della seconda perché molte persone entrarono negli edifici ancora in piedi, senza preventivi controlli sulle strutture”.
mercoledì 5 dicembre 2012
Rischio sismico e idrogeologico: i costi della mancata prevenzione
Oltre 240 miliardi di euro spesi per i danni provocati in Italia da terremoti, frane e alluvioni dal 1944 a oggi
Di Olimpia Ogliari - Pubblicato su Canale Sicurezza l'11 ottobre 2012
Di Olimpia Ogliari - Pubblicato su Canale Sicurezza l'11 ottobre 2012
Il costo complessivo dei danni provocati in Italia da terremoti, frane e alluvioni, dal 1944 al 2012, è pari a242,5 miliardi di euro, circa 3,5 miliardi all’anno. Il 75% del totale, 181 miliardi, riguarda i terremoti, il restante 25%, 61,5 miliardi, è da addebitare al dissesto idrogeologico. È quanto emerge dal primo rapporto Ance-Cresme: "Lo Stato del territorio - 2012”,presentato al convegno “Rischio sismico e rischio idrogeologico: la sfida italiana” che si è svolto il 9 ottobre a Roma.
L’analisi ha l’obiettivo di evidenziare i nodi dellapianificazione e della manutenzione del territorio, sottolineando l’ingente spesa statale che, dal dopoguerra a oggi, l’Italia ha sostenuto dopo eventi calamitosi, sismici e idrogeologici.
Secondo il rapporto, solo dal 2010 a oggi si stimano costi per 20,5 miliardi - l’8% del totale -, considerando i 13,3 miliardi quantificati per il terremoto in Emilia Romagna.
Il ministero dell’Ambiente ha di recente sottolineato l’urgenza di un piano nazionale per la sicurezza e la manutenzione del territorio, quantificando gli investimenti necessari in 1,2 miliardi di euro all’anno per 20 anni. Fondi necessari a mettere in atto gli interventi previsti daipiani regionali per l’assetto idrogeologico, del valore di 40 miliardi di euro, di cui il 68% al Centro-Nord e il 32% al Sud.
Ma quanto si è investito finora? Dal 1991 al 2011 risultano finanziati interventi per circa10 miliardi di euro, meno di 500 milioni all’anno, per l’80% gestiti dal ministero dell’Ambiente.
In calo il mercato dei lavori per il dissesto idrogeologico
In dieci anni, dal 2002 al 2012, i bandi di gara per lavori di sistemazione e prevenzione del dissesto idrogeologico rappresentano, rispetto all’intero mercato delle opere pubbliche, soltanto il 5% per numero di interventi e il 2% per importi di gara.
A partire dal 2007 il mercato ha registrato un deciso ridimensionamento, e la situazione potrebbe aggravarsi stando al debole risultato dei primi sei mesi del 2012 che hanno registrato soltanto 301 gare.
Belice 1968, Friuli 1976, Irpinia 1980, Marche e Umbria 1997, Molise e Puglia 2002, Abruzzo 2009, Emilia Romagna 2012: per i sette maggiori terremoti degli ultimi 45 anni gli stanziamenti statali complessivi superano i 110 miliardi di euro. Risorse che comprendono gli oneri statali per la realizzazione delle opere di ricostruzione, contributi finalizzati alla ripresa economica nelle aree terremotate e agevolazioni di carattere fiscale e contributivo.
Quello che, a oggi, ha assorbito le più ingenti risorse pubbliche è il sisma dell’Irpinia, costato circa 50 miliardi di euro, pari al 45% dei finanziamenti complessivi per tutti e 7 i terremoti.
Quest’evento è anche quello che ha fatto registrare i maggiori danni: 200 Comuni colpiti, quasi 3.000 vittime, 280.000 senza tetto e 150.000 edifici da ricostruire.
Rispetto, invece, alla ripartizione annua dei finanziamenti, al primo posto c’è il sisma del Belice. I finanziamenti autorizzati coprono, infatti, un arco temporale di 65 anni: dal 1968 al 2018.
Per la ricostruzione delle zone colpite dal terremoto in Abruzzo del 2009 risultano autorizzati stanziamenti a carico dello Stato per 9,4 miliardi, ai quali vanno aggiunti 1,1, miliardi da altre fonti.
Per quanto riguarda il terremoto in Emilia Romagna, a oggi risultano autorizzati stanziamenti a carico dello Stato per un ammontare di oltre 9 miliardi, ai quali vanno aggiunti 670 milioni da Fondo di solidarietà Ue e donazioni.
O.O.
venerdì 1 giugno 2012
TERREMOTO IN EMILIA ROMAGNA causato dalle estrazioni di SHALE GAS?
Il terremoto in Emilia Romagna che ha causato la morte di 7 persone e la distruzione di numerose abitazioni ed edifici pubblici e di culto, molti dei quali veri e propri gioielli del patrimonio artistico italiano, potrebbe avere qualche collegamento con le estrazioni di petrolio e gas naturale dai pozzi della zona.
Secondo questa ipotesi, che gira su diversi siti web da ieri, le numerose trivellazioni avvenute nel corso degli anni avrebbero modificato l’equilibrio geologico dell’area compresa tra le province di Modena e Ferrara. A conferma di questo collegamento ci sarebbe l’epicentro di quasi tutte le scosse, che sono già decine da ieri mattina: tra Finale dell’Emilia, Cento e San Felice sul Panaro.
Uno dei vertici di questo triangolo, Finale dell’Emilia, è all’interno di una concessione mineraria per l’estrazione sia di petrolio che di gas: la concessione Mirandola, ex ENI ceduta da qualche anno alla controllata di Gas Plus Padania Energia. Questa concessione è attiva, con otto pozzi, da nove anni.
Altri permessi di ricerca, ma non ancora di estrazione, circondano l’area dello sciame sismico. Sono le concessioni Fantozza, Grattasassi, Bastiglia, Cento, San Vincenzo. C’è infine un’altra concessione in produzione, Recovato (sempre di Gas Plus), che è però un po’ più lontana a sud di Cento.
Giudicare questa ipotesi realistica o irrealistica è difficile e, certamente, non è compito nostro. A conferma ci sarebbero i numerosi pozzi in funzione già da anni, la scarsa profondità dell’epicentro dei sismi e i recenti studi dell’USGS (il servizio geologico degli Stati Uniti) che, come mostra questo lungo video dei primi di aprile 2012, ammettono esplicitamente che l’utilizzo della tecnica del fracking per estrarre lo shale gas (l’ormai famoso gas non convenzionale) può causare terremoti anche di forte intensità. se non avete la pazienza di vederlo tutto, andate al minuto 35.
A smentire l’ipotesi, invece, c’è il fatto che i geologi italiani attribuiscono la causa del terremoto ad un movimento della faglia appenninica. Come anche il fatto che, ad oggi, non ci sono ancora studi scientifici che dimostrino la correlazione tra attività estrattive e sismi in Italia e, infine, il fatto che non è noto se Padania Energia utilizzi o meno la tecnica del fracking per estrarre il gas dai suoi pozzi localizzati a pochi chilometri dall’epicentro del sisma.
Fonte: http://www.greenstyle.it/terremoto-in-emilia-causato-dalle-estrazioni-di-shale-gas-9577.html#ixzz1wXkbyVIh
Fonte: http://www.greenstyle.it/terremoto-in-emilia-causato-dalle-estrazioni-di-shale-gas-9577.html#ixzz1wXkbyVIh
mercoledì 30 maggio 2012
Classificazione del rischio sismico in Toscana
Purtroppo gli ultimi eventi del Terremoto che si è abbattuto e che continua a gravare pesantemente sull'Emilia Romagna, ci fa riflettere su come si stia costruendo in quest'Italia delle Grandi Opere ( e a quanto pare non solo noi ma anche il presidente Napolitano dichiara oggi che "Abbiamo il problema di cambiare i comportamenti anche come politiche pubbliche che dal lato della prevenzione sono state gravemente inadeguate'').
Inutile spendere miliardi di euro per le ricostruzioni quando, in un paese sismico come il nostro, le costruzioni dovrebbero essere realizzate per resistere a terremoti di questo tipo. Investire BENE prima, per non spendere di più DOPO!
Un conto sono le costruzioni di tanti anni fa, un conto sono per esempio i capannoni costruiti di recente e che sono crollati facendo molte vittime.
Questo la dice lunga sia sui metodi usati per la mappatura della classificazione sismica ( che ora il Ministro Clini chiede di aggiornare), sia sui metodi e i calcoli matematici usati per le costruzioni per i quali, forse, si trovano spesso i modi per aggirare e superare eventuali ostacoli!
Inutile spendere miliardi di euro per le ricostruzioni quando, in un paese sismico come il nostro, le costruzioni dovrebbero essere realizzate per resistere a terremoti di questo tipo. Investire BENE prima, per non spendere di più DOPO!
Un conto sono le costruzioni di tanti anni fa, un conto sono per esempio i capannoni costruiti di recente e che sono crollati facendo molte vittime.
Questo la dice lunga sia sui metodi usati per la mappatura della classificazione sismica ( che ora il Ministro Clini chiede di aggiornare), sia sui metodi e i calcoli matematici usati per le costruzioni per i quali, forse, si trovano spesso i modi per aggirare e superare eventuali ostacoli!
Ci viene in mente su questo quanto scrive E. Rossi nel SUO Ebook sul rischio idraulico: "“A chi osserva che norme e vincoli esistevano già, ho ricordato che alcuni di questi si
potevano aggirare con opere di cosiddetta messa in sicurezza.
Il nostro principio non ha
deroghe,
abbiamo eliminato i ‘se, ma,
però’.”
Detto! FATTO!
Le modifiche apportate agli articoli 141 e 142 della LR 66/2011 ( ora chiamata LR 21/2012) hanno proprio trovato il modo - ufficializzato per legge - per AGGIRARE con opere di cosiddetta messa in sicurezza!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Comunque sia vogliamo evidenziare, a proposito degli eventi che stanno colpendo l'emilia Romagna, che le zone colpite dal terremoto sono classificate in CLASSE 3 ( delle 4 previste a livello nazionale, dove il rischio più alto è rappresentato dalla classe 1 a decrescere fino alla 4).
Il comune di Rufina e molti altri della Toscana sono il CLASSE 2. Il comune di Rufina inoltre è nell'elenco di quelli A MAGGIOR RISCHIO.
Il comune di Pontassieve è stato declassato da classe 2 alla sotto-classe 3s, che Italia Nostra sostiene non rispettare le
classificazioni nazionali che sono appunto solo 4
(in toscana con l'aggiunta del 3s
- che ha preso il posto del livello 2!!- che è di minor rischio rispetto alla 3 - diventano 5!!). La cartina però fa vedere come il comune di Pontassieve sia bene allineato con gli altri classificati in rischio 2!!
Se volete contribuire per aiutare i terremotati, in rete ci sono diversi siti dove indicano i conti correnti aperti per dare un contributo.
Oppure qui.
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