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L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

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Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

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venerdì 9 ottobre 2015

La strategia Rifiuti Zero: le pratiche locali, i vantaggi, la visione globale

Enzo Favoino
Scuola Agraria del Parco di Monza
Coordinatore Scientifico - Zero Waste Europe


Pubblichiamo la traduzione della presentazione (non identica) di Enzo Favoino
Scarica il pdf a questo link: https://drive.google.com/file/d/0B5uPVnFGS9xwUXJRX1lzMHRtZGxnQkhpeVBuYWJJRTE2TC0w/view?usp=sharing

La versione inglese integrale invece la puoi scaricare a questo link:  https://drive.google.com/file/d/0B5uPVnFGS9xwVHJTXzNsNHREaHE4eE5DdHVWZXJFZWNzYU0w/view?usp=sharing 
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sotto pubblichiamo il commento di Enzo Favoino con il quale ci ha inviato i due documenti tramite mail:
 
Ecco la presentazione che ho tenuto ieri a Milano al workshop della Ellen McArthur Foundation.
E' stato ancora una volta bellissimo vedere i colleghi stranieri (europei e non solo, con tanti tanti Danesi che evidentemente cominciano ad interrogarsi sulla necessità di cambiare direzione...) prima stupirsi, poi diventare afasici ed alla fine condividere l'entusiasmo sulla praticabilità di certi percorsi operativi, anche in grandi città.
Ancora una volta, siamo riusciti a fare conoscere loro un'Italia che non si aspettavano.
Ci rimane l'impresa più difficile, quella di farla conoscere anche a Galletti ;-)
Ciao
Enzo Favoino

PS - la ragazza alla slide 28 è la mia amica Haley Rogers, fino a qualche settimana fa uno dei supervisori del programma di raccolta dell'organico a New York (ora si è trasferita in Texas)
A New York, il sindaco Bill De Blasio (un soggetto intrigante, ascendenti italiani di cui va fierissimo ed anima radical, mi piacerebbe leggerne la biografia prima o poi) ha adottato un programma ispirato ai principi RZ ed ai criteri di inclusione sociale, e che prevede l'estensione della raccolta dell'organico dagli attuali 200.000 abitanti già serviti a Brooklin, per andare a coprire progressivamente i diversi Boroughs, inclusa Manhattan con i suoi grattacieli.

Lui e la vice-Sindaco nonché Assessore all'Ambiente, la signora Garcia, hanno individuato Milano come modello di riferimento per l'estensione alle zone con sviluppo abitativo verticale, motivo per il quale abbiamo incontrato la Signora Garcia ed i suoi collaboratori a New York, e loro tecnici sono venuti più volte a valutare i dettagli operativi della raccolta a Milano.

Ma al di là della ragionevole soddisfazione per il fare da modello per altre grandi città (come anche nel caso di San Francisco, che sta ipotizzando una modifica dell'attuale sistema di raccolta per renderlo più simile al nostro), è bello sottolineare soprattutto una cosa bella, evidente, preziosa: il fatto che anche New York, una delle "capitali del mondo", lavora sulla espansione della raccolta porta a porta, e di quella dell'organico in particolare.

E come dice Liza Minnelli nella canzone che ha dedicato alla città sulle rive dell'Hudson: "if I can make it there, I'd make it anywhere"
(se lo posso fare a NY, lo posso fare ovunque)!

mercoledì 30 settembre 2015

IRLANDA: rifiutata l'autorizzazione all'inceneritore programmato a Mallusk (vicino Belfast). Il quinto su 6!

Notizia che ci arriva da Enzo Favoino e che riportiamo così come arrivata. Bene sapere che le buone pratiche italiane funzionano da riferimento principale per l'introduzione di strategie alternative.



Ciao a tutti
le belle notizie vanno condivise, anche per l'energia positiva che generano e l'ottimismo che ci danno nel portare avanti le azioni locali.

Negli ultimi mesi, come ZWE - Zero Waste Europe -  abbiamo dato un aiuto consistente agli amici della rete nordirlandese per fermare piani e programmi per alcuni inceneritori.
Dagli amici della rete locale Zero Waste è appena arrivata la notizia che il Ministero ha rifiutato l'autorizzazione all'inceneritore programmato a Mallusk (vicino Belfast, ed inteso a servire quell'area)

Da quanto ci risulta, questo è il quinto progetto fermato in Irlanda del Nord, su 6!

Qualche settimana fa io e Joan Marc Simon (Direttore di ZWE) dopo avere incontrato gli amici Irlandesi a Sofia al meeting di ZWE, abbiamo partecipato ad un convegno tenuto da loro a Derry, e stiamo lavorando in aiuto agli amici locali per fermare anche il sesto progetto, definendo una strategia locale "Zero Waste".
In tale contesto, ancora una volta le buone pratiche italiane funzionano da riferimento principale per l'introduzione di strategie efficace, convenienti, e sostenute dalle comunità locali.

Bene così, avanti così.



Enzo Favoino

venerdì 14 agosto 2015

Rifiuti – Il Decreto “Sblocca Italia” è una vera porcata! – Di: Enzo Favoino/Zero Waste Italia

” Con questa iniziativa Galletti si candida a diventare il peggiore Ministro dell’Ambiente della storia repubblicana”

Rifiuti, il grande business degli AMICI DEGLI AMICI
Rifiuti, il grande business degli AMICI DEGLI AMICI
Pubblichiamo di seguito il commento di Enzo Favoino (ricercatore della Scuola Agraria del Parco di Monza e coordinatore del comitato scientifico di Zero Waste Europe e Zero Waste Italy) sullo schema di decreto applicativo dell’art.35 dello “Sblocca Italia”. Buona Lettura.
FONTE - Prato nel Mondo

“Vorrei usare altri linguaggi, ma questa è Ri, non ci sono altre parole, anche per chi come me è solito usare termini più “scientifici”.
Lo schema di decreto è costruito in modo da valutare le “necessità di ulteriore capacità di incenerimento” nelle diverse aree.
Un documento irricevibile, e sotto diversi profili:
A) sul piano generale, perché presuppone che il rifiuto urbano residuo (RUR) debba comunque passare attraverso sistemi di trattamento termico (incenerimento ed affini). E’ non c’è niente, niente, NIENTE che attesti un tale obbligo nelle Direttive UE, citate a sproposito e capziosamente in diverse parti del Documento, quasi a giustificare che una tale strategia scellerata sia imposta dalle strategie comunitarie. Non è così, e sfido Ministro e tecnici a confrontarsi su questo assunto scellerato.
B) nel merito tecnico, perché tanti passaggi di calcolo sono assolutamente errati, artificiosamente errati, ed al solo scopo strumentale di massimizzare le necessità di ulteriore incenerimento. Come quando ad esempio:
– si assume il conseguimento del 65% di RD (e non un decimo di percentuale di più, come se tale livello fosse l’orlo del burrone e non la porta per ulteriori scenari virtuosi, scenari che noi sappiamo si aprono sempre, quando si consolidano schemi basati su RD porta a porta e tariffazione puntuale!)
– non si tiene conto di quei Piani Regionali che già da tempo prevedono comunque obiettivi di RD superiori, ed in certi casi (es. Veneto) marcatamente superiori: le Regioni verranno costrette a rivederli al ribasso?
– si assume una produzione del 65% di CSS dagli impianti di pretrattamento (dato artificiosamente al rialzo, rispetto alla realtà degli stessi impianti di preparazione CDR/CSS che noi combattiamo)
– non si prevedono assolutamente scenari operativi alternativi, come gli impianti a freddo con recupero di materia (cosiddette “Fabbriche dei Materiali”) che non solo sono praticabili e praticati, ma si stanno diffondendo nelle programmazioni locali in molte parti d’Italia
Ma soprattutto, non si prendono neanche in minima considerazione gli scenari incrementali di recupero materia attualmente in discussione a livello UE, nel corso del dibattito sulla “Economia Circolare”, e che con ogni probabilità porteranno ad un aumento degli obiettivi di recupero materia (70% rispetto all’attuale 50%, assunto dallo Schema di Decreto). Orbene, qualcuno ci dovrà spiegare come la cosa potrà coesistere con una situazione ad infrastrutturazione “pesante” mediante impianti che richiedono alimentazione con flussi di RUR garantiti per 20-30 anni. Lo stesso errore fatto negli anni ’90 dai Danesi, che tuttavia se ne sono accorti e non a caso hanno adottato una strategia nazionale di gestione delle risorse che prevede ora una “exit strategy” dall’incenerimento al grido di “ricicliamo di più, inceneriamo di meno”.
Qualcuno lo dica al Ministro. Glie lo dica, per favore.
Con questa iniziativa Galletti si candida a diventare il peggiore Ministro dell’Ambiente della storia repubblicana. Nessuno Ministro, ed in nessun Paese UE, era mai arrivato ad individuare un obbligo fattuale di incenerimento del RUR. Galletti, evidentemente mal consigliato, si è spinto a tanto.
Mi riservo di tornare sul tema con commenti più dettagliati, intanto chi intende scambiarsi informazioni ed argomenti per opporsi al questo tentativo scellerato, od ai suoi fastidiosi effetti a livello locale (già mi immagino quanti inceneritoristi useranno strumentalmente questa bozza per attestare la necessità di non chiudere il proprio impianto, o di realizzarne nuovi come nel caso della Liguria), mi contatti, enzofavoino@alice.it, vedremo di strutturare dei momenti di confronto e scambio informazioni'”.

Enzo Favoino


Ecco perché 12 inceneritori sono solo costosi e inutili di Enzo Favoino

14 agosto 2015 alle ore 7.18 di Virginia Brescia

Un esperto (ndr. Enzo Favoino*) smentisce la tesi del ministro Galletti (“senza nuovi impianti non restano che le discariche”): ideologica e fuori dal dibattito scientifico.

"A ben vedere, sembra proprio che gli inceneritori previsti da un dlgs dello Sblocca Italia, non siano poi tanto necessari. Nonostante ieri, sul Fatto Quotidiano, il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti abbia citato la necessità di evitare procedure di infrazione Ue e di offrire un’alternativa alle discariche, si può fare a meno di bruciare i rifiuti. Per tanti motivi.
Bruciare non è necessario
Non per evitare le sanzioni. L’Ue in realtà, ci sanziona non perché mancano inceneritori, ma per il mancato rispetto dell’obbligo di pretrattamento del rifiuto che va in discarica. “Il Decreto proposto – spiega Enzo Favoino, ricercatore della Scuola agraria del Parco di Monza ed esperto che lavora con le istituzioni europee e diversi governi nazionali nella definizione delle strategie di settore – considera invece l’incenerimento come necessario”. Ma è solo uno dei pretrattamenti possibili, quello con i tempi più lunghi di realizzazione e il più esigente in termini di risorse finanziarie, quattro volte superiori rispetto agli impianti di trattamento a freddo. Costa tanto e richiede garanzie per il ritorno degli investimenti. “Se vengono meno, c’è un rischio finanziario per i costruttori privati. Così, per sfamare gli inceneritori, le amministrazioni pubbliche devono rallentare i programmi di espansione della raccolta differenziata oppure incorrere in penali nei casi di contratti ‘vuoto per pieno’, spesso adottati a garanzia, che costringono a conferire all’incenerimento tonnellaggi prefissati per garantire il ritorno dell’investimento iniziale”.
I termovalorizzatori non sono l’unica alternativa
Ci sono gli impianti di trattamento a freddo, con recupero di materia dal rifiuto. Si combinano sistemi di selezione e stabilizzazione biologica: “Questo consente in seguito di convertire i rifiuti: trattare l’organico pulito per farne compost e i materiali provenienti dalla raccolta differenziata per valorizzarli sul mercato delle materie di recupero. E consente, poi, quella flessibilità che permette la crescita progressiva della differenziata”, dice Favoino. Ma la precondizione è una buona raccolta dell’organico, in grado di rendere il rifiuto residuo meno ‘sporco’ e più lavorabile: “In Italia questa condizione c’è e va diffusa dovunque. I modelli di raccolta dell’organico italiani sono i più efficienti, tanto da essere stati esportati in vari altri Paesi”.
Non è vero che bruciare alla fine riduce le discariche
La critica mossa ai sistemi di smaltimento alternativo è di non riuscire ad evitare la discarica, ma anche l’incenerimento ha bisogno di discariche. Spiega Favoino: “Anzi, due tipologie di discarica: per le ceneri volanti e per le scorie. Ci sono invece distretti in cui il rifiuto che arriva in discarica è minimo grazie al lavoro a monte”. Come si fa? “Con l’ottimizzazione continua della raccolta differenziata, i programmi di riduzione di produzione dei rifiuti, l’introduzione dei sistemi di tariffazione puntuale”. Ma questo richiede appunto quella flessibilità che viene messa a rischio dalla presenza di inceneritori sul territorio.
La Ue non finanzierà più discariche e incenerimento
“È facile prevedere una forte stretta nella concessione di finanziamenti a inceneritori e discariche, a cui finora è andata gran parte dei fondi strutturali. Un’opzione già valutata da Europarlamento e Commissione”, commenta Favoino. L’idea è che tali finanziamenti comportino un sovvertimento delle priorità nella gestione dei rifiuti. Non solo: “C’è anche il parallelo restringimento dei sussidi alla produzione energetica da incenerimento. La conseguenza è un aumento delle tariffe per i conferimenti dei rifiuti agli inceneritori”.
In alcune parti d’Europa si brucia più che in Italia
“È vero, ma ora c’è una ampia riflessione: ad esempio la Danimarca, che può essere considerata un modello per le politiche di sostenibilità nei trasporti e nella produzione energetica, non lo è nella gestione dei rifiuti visto il ricorso all’incenerimento. Questo le ha creato difficoltà a rispettare gli attuali obiettivi Ue di raccolta differenziata, a maggior ragione quelli (più elevati) in corso di definizione”. Anche per questo, il governo danese ha adottato una strategia nazionale chiamata “incenerire di meno, riciclare di più”, per riallineare il Paese alle indicazioni provenienti dal dibattito in Ue e dal quadro geopolitico: “Ecco – conclude Favoino – è paradossale che mentre altrove si programma una progressiva exit strategy per riallinearsi al tema della ‘Economia Circolare’, in Italia si pensi a realizzare altri inceneritori anziché esportare modelli virtuosi di raccolta differenziata già ampiamente diffusi sul territorio, che in tanti distretti “Rifiuti Zero” hanno portato ai record mondiali di minimizzazione del ricorso alla discarica, senza incenerimento".
Redazione FQ 14 agosto 2015

FONTE: https://www.facebook.com/notes/gabriele-stornellatore-lanzi/ecco-perch%C3%A9-12-inceneritori-sono-solo-costosi-e-inutili/10153528307464629
 
* Enzo Favoino -Scuola Agraria del Parco di Monza | Viale Cavriga 3, 20052 Monza (MI) |E-mail: enzofavoino@alice.it
Enzo Favoino, opera dal 1990 in qualità di tecnico e ricercatore presso la Scuola Agraria del Parco di Monza, un centro di ricerca che ha avuto un ruolo fondamentale in Italia ed Europa per lo sviluppo ed il consolidamento delle pratiche di raccolta differenziata, riciclaggio, compostaggio, riduzione. Assieme ai colleghi, ha progettato, realizzato e coordinato diversi programmi operativi nel settore della gestione sostenibile dei rifiuti, sviluppando strategie innovative per l’organizzazione dei circuiti di raccolta.
Da tempo ha portato le competenze e conoscenze sviluppate anche in ambito internazionale, operando per la definizione di strategie di sostenibilità, la realizzazione di circuiti pilota di raccolta differenziata e compostaggio, la definizione della legislazione di settore, la formazione di tecnici e decisori. E’ tra i fondatori dell’ECN (European Compost Network) ed è attualmente il coordinatore del Comitato Scientifico del Centro di Ricerca Rifiuti Zero. Per il ruolo innovatore nei sistemi di raccolta differenziata e riciclaggio, nel 2007 Favoino è stato inserito tra i 50 “Pionieri del Riciclo” scelti a livello nazionale, ricevendo il relativo premio. (fonte: http://www.rifiutizerocapannori.it/rifiutizero/comitato-scientifico/).