VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

CALENDARIO

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martedì 29 luglio 2025

RACCOLTA FIRME PER IL REFERENDUM CONSULTIVO SULLA SANITÀ TOSCANA

DIFFONDIAMO LA NOTIZIA SULLA RACCOLTA DI FIRME. DAL BLOG DI ALTERNATIVA COMUNE DI PONTASSIEVE. (https://alternativacomunepontassieveblog.blogspot.com/2025/07/raccolta-firme-per-il-referendum.html)

Il gruppo di Alternativa Comune Pontassieve aderisce alla campagna di RACCOLTA FIRME per il REFERENDUM CONSULTIVO SULLA SANITA'.

Occorrono 35.000 firme entro l'ultima settimana di SETTEMBRE

I MODULI sono stati consegnati in comune a Pontassieve.

PER FIRMARE BASTA RECARSI ALL'UFFICIO URP DI PONTASSIEVE 

  • TUTTE LE MATTINE DAL LUNEDI' AL SABATO, 

DALLE ORE 8.30 ALLE ORE 12.30 

  •  MARTEDI' E GIOVEDI' 

ANCHE DI POMERIGGIO DALLE ORE 15.15  ALLE ORE 17.45.  

Qualche informazione sul Referendum. 

Comunicato ufficiale dei promotori: 

Sono passati 10 anni da quando fu approvata la RIFORMA del Servizio Sanitario Regionale in TOSCANA, legge 84/2015 (da noi definita SCHIFORMA).
Quella Riforma noi la contestammo democraticamente e fortemente e mai avremmo pensato che la partecipazione dei Cittadini venisse offesa e vituperata impedendo lo svolgimento del REFERENDUM Abrogativo. In Toscana, già patria della civiltà democratica, subimmo e vivemmo la stagione buia dello strapotere politico.

Eppure non occorreva essere profeti per prevedere le sventure che si sarebbero verificate. Purtroppo.
Da subito contestammo l’idea fondante e  cioè che “riducendo il numero delle Asl e concentrando in poche mani i livelli di programmazione, direzione e gestione si potessero ottenere risparmi economici, miglioramenti dell’efficienza e della qualità dei servizi”. Questa idea non trovava riscontro nella realtà perché le esperienze nazionali e internazionali dimostravanono che – nove volte su dieci – le macrofusioni organizzative in sanità producevano l’effetto contrario: facevano aumentare i costi e riducevano l’efficienza e la qualità dei servizi”.
Altra critica formulata riguardava “il gigantismo organizzativo” che in sanità non paga: aumenta la complessità organizzativa e finanziaria, diminuisce la capacità di controllo sul funzionamento dei servizi e aumentano le distanze tra il livello decisionale e la partecipazione democratica, e si riducono quasi a zero le possibilità di influenza dei sindaci e delle comunità locali.
Nel complesso lunghi tempi di attesa associati a ticket particolarmente costosi “producono migrazioni di massa verso il settore privato, soprattutto se questo mette sul mercato prestazioni low cost. Anche questo era un effetto – e un obiettivo (non dichiarato) – del definanziamento del servizio sanitario pubblico. ll mix che porta alla privatizzazione ha naturalmente costi sociali elevati, rappresentati dalle persone che rinunciano a prestazioni sanitarie o all’acquisto di farmaci a causa di motivi economici o carenze di strutture di offerta”.
Ed oggi purtroppo, ripeto, purtroppo il sistema è andato in progressiva sofferenza. Lunghi tempi di attesa, liste chiuse, difficoltà di accesso per motivi economici o di residenza. Desta vergogna pensare che 220.000 cittadini toscani rinunciano alle cure per motivi economici.  

Dopo 10 anni è tempo di verificare l’attuazione della legge di riforma del 2015. Chiediamo e ci chiediamo:
- Ha migliorato il Servizio Sanitario Regionale?
- Le AUSL di Area Vasta hanno semplificato o complicato la gestione?
- I Presidi Ospedalieri hanno migliorato o peggiorato la capacità di ricovero? 
- I tempi di attesa per un ricovero programmato sono aumentati o diminuiti?
- Il numero dei posti letto ospedalieri sono aumentati o diminuiti?
- I tempi di attesa per prestazioni di diagnostica e specialistica sono aumentati o ridotti?
- Gli Ospedali periferici/zone disagiate/di zona sono stati potenziati o ridimensionati?
- Il Pronto Soccorso dei Presidi Ospedalieri garantisce una migliore risposta o è peggiorato?
- Sono state attivate le Case della Salute/Comunità con tutti i servizi socio-sanitari previsti? 
- Le posizioni dirigenziali/ dipartimentali/struttura/professionali sono aumentate o ridotte?
- Il territorio è stato valorizzato?
- Le risorse sono state redistribuite tenendo conto delle realtà periferiche?
- I Sindaci riescono a indirizzare la programmazione socio-sanitaria in area vasta?
- II Bilancio regionale della sanità dal 2015 ad oggi ha registrato economie di scala oppure disavanzi con obbligo di tassazione aggiuntiva? 
- Le prestazioni richieste in libera professione sono aumentate o ridotte?
- Il ricorso al Privato è aumentato o ridotto? 
- Il ricorso a rapporti atipici (tipo a gettoni) ha influito nella qualità assistenziale?
- Nel campo della Prevenzione (Igiene e sicurezza luoghi di lavoro, Alimenti, veterinaria ecc.) ci sono stati miglioramenti?

A nostro modo di vedere, complessivamente, il SERVIZIO SANITARIO REGIONALE è peggiorato. La Legge che ha imposto le Aree Vaste ha fallito. Non c’è giorno che non vengano denunciate carenze organizzative:
1) Elba.  Forse è anche un optional avere all’Elba un cardiologo fisso che in caso di urgenza potrebbe salvare la vita?
2) Massa. “devo prenotare un esame per mio padre per il prossimo Settembre/Ottobre presso il NOA di Massa ma la lista è chiusa.
3) Livorno. “Siamo alla follia nel mese di gennaio all'ospedale di Cecina è stato sospeso il servizio ambulatoriale della terapia del dolore, i malati non riescono ad avere appuntamenti nei tempi previsti per rinnovare piani terapeutici”
4) Empoli. Peggiora la situazione del Pronto Soccorso 
5) Lucca. Pronto Soccorso Odissea nello strazio. Turni infernali
6) Grosseto. Si sente male in Ospedale: mezz’ora per soccorrerla
7) Prato. Caos Emergenza, Per CGIL il sistema è sbagliato
8) Pistoia. Ospedale Caos. Ricoveri Impossibili
9) Arezzo. I Sindaci sulla nomina del D.G. “Non possiamo esprimere alla Conferenza nessun parere perché il messaggio che la Regione ci ha dato è stato chiaro: nella sostanza il nostro consenso è irrilevante.”

Quando interpelli gli Operatori Sanitari ricevi conferme del disastro provocato dalla SCHIFORMA:
- l’accorpamento ha allungato eccessivamente le linee gestionali, emarginando i territori;
-  la creazione di dipartimenti multi provinciali ha creato strutture così grandi da influire negativamente sulla gestione rendendo impossibile una reale partecipazione degli operatori;
- alla fine gli organismi di partecipazione dei professionisti (consiglio dei sanitari, ufficio di direzione) sono stati esautorati ed il potere è stato concentrato nella triade di vertice, escludendo rappresentanti dei territori e dei professionisti;
- Sotto il profilo economico i presunti risparmi derivanti dalla concentrazione sono stati riassorbiti dalle strutture di controllo necessarie alla gestione di macroaziende.

                            Per questo siamo tornati 
e proponiamo un REFERENDUM CONSULTIVO per dare ai Cittadini la possibilità di esprimersi democraticamente.
                                                             
 QUESITO REFERENDARIO 

“Siete favorevoli alla proposta volta a rivedere l’attuale assetto del Servizio Sanitario Regionale incentrato in tre Aziende Unità Sanitarie Locali (AUSL) di area vasta, come previsto dalla legge regionale toscana n. 84/2015 (“Riordino dell'assetto istituzionale e organizzativo del sistema sanitario regionale. Modifiche alla l.r. 40/2005”), al fine di assicurare una maggiore diffusione delle AUSL sul territorio, organizzandole su base provinciale?”
 
Ciò al fine  di garantire un piu’ efficace coinvolgimento delle comunità  locali necessario per una migliore analisi dei bisogni e delle esigenze dei cittadini toscani, nonché una piu’ adeguata e coerente risposta organizzativa, gestionale e socio- assistenziale  in particolare sulle liste di attesa, ricoveri e accesso al pronto soccorso.

Per il Comitato Promotore
Giuseppe Ricci - Eva Giuliani - Oreste Giommoni 


QUI elenco aggiornato di tutti i comuni dove si può firmare

QUI, RELAZIONE ILLUSTRATIVA per saperne di più. 

giovedì 11 giugno 2020

Riuso delle mascherine? Iss: possibile per quelle di comunità, non per quelle chirurgiche

FONTE ARTICOLO: http://www.greenreport.it/news/economia-ecologica/riuso-delle-mascherine-iss-possibile-per-quelle-di-comunita-non-per-quelle-chirurgiche/

L’Istituto superiore di sanità raccomanda un uso razionale e non smodato di imballaggi e stoviglie monouso. No anche all’uso eccessivo su strade e grandi superfici di disinfettanti contenenti ipoclorito di sodio
[4 Giugno 2020]
Tra guanti e mascherine per difenderci da Covid-19, l’Ispra stima che quest’anno produrremo fino a 440.000 tonnellate di rifiuti. Un ammontare che può essere in parte ridotto ricorrendo al riuso delle mascherine, ma solo in alcune condizioni, come spiegato oggi nella commissione parlamentare Ecomafie dall’Istituto superiore di sanità (Iss), rappresentato tra gli altri dal presidente Brusaferro.
Secondo quanto riferito, ad esempio, per quanto riguarda le mascherine chirurgiche «non ci sono al momento evidenze che consentano il loro ricondizionamento: qualora ci fossero nuove evidenze, queste verranno valutate» dall’Iss. Il riuso è invece un’opzione praticabile per le mascherine di comunità. Ovvero quelle mascherine che non devono essere considerate né dei dispositivi medici (Dpi), né dispositivi di protezione individuale, ma una misura igienica utile a ridurre la diffusione del virus Sars-Cov-2: hanno lo scopo di ridurre la circolazione del virus nella vita quotidiana e non sono soggette a particolari certificazioni.
Se fatte con materiali che resistono al lavaggio a 60 gradi con comune detersivo o altro indicato dal produttore, le mascherine di comunità possono essere lavate e riutilizzate, ma nel caso in cui compaiano sintomi riconducibili a Covid-19, le mascherine di comunità non vanno più bene: è necessario l’utilizzo di mascherine certificate come dispositivi medici. Un approccio valido anche, in parallelo, per le mascherine che devono avere caratteristiche di Dpi. Per la sicurezza di ambiente e salute l’importante, in ogni caso, è che guanti e mascherine non vengano diffusi nell’ambiente a causa di comportamenti incivili da parte dei cittadini.
Per quanto riguarda invece l’impiego di materiali e beni riutilizzabili anziché usa e getta, quali imballaggi e stoviglie, dall’Iss hanno spiegato che «laddove ci sono superfici adeguatamente igienizzate, il virus viene disattivato». Dunque nessun obbligo in merito di uso massicci di prodotto monouso, dove possibile.
Anche rispetto all’igienizzazione delle strade, l’Iss sottolinea la bontà di un approccio equilibrato: gli auditi hanno spiegato che «la disinfezione deve essere fatta in maniera appropriata e senza eccessi, allo scopo di scongiurare altri effetti negativi. Secondo quanto riferito, uno dei primi rapporti Covid dell’Iss ha sconsigliato l’uso eccessivo su strade e grandi superfici di disinfettanti contenenti ipoclorito di sodio, che possono risultare pericolosi».
Sul tema della raccolta dei rifiuti urbani, dall’Iss hanno dichiarato che non ci sono ancora studi sulla sopravvivenza del virus nei rifiuti, mentre per quanto riguarda la sterilizzazione dei rifiuti sanitari a rischio infettivo, gli auditi hanno riferito che sul tema è opportuna una riflessione anche legata alle prospettive future. Ad oggi, sappiamo dall’Ispra che vengono trattati ogni anno 143.530 tonnellate di rifiuti a rischio effettivo, di cui 95.815 tonnellate avviate a incenerimento e 47.715 a sterilizzazione.
«Ringrazio il presidente dell’Iss per il sul lavoro – commenta il presidente della commissione Ecomafie, Stefano Vignaroli – L’Iss ha espresso la sua disponibilità a collaborare con la commissione sulle criticità legate alla proliferazione dei rifiuti connessa all’emergenza Covid-19, in particolar modo stoviglie, guanti e mascherine usa e getta. Il tema merita grande attenzione considerando che al vertice della gerarchia europea dei rifiuti c’è proprio la riduzione e le evidenze scientifiche rivestono un ruolo di primo piano per tracciare un quadro in modo serio e preciso e individuare misure di prevenzione dei rifiuti. La corretta informazione dei cittadini e delle attività commerciali gioca un ruolo di primo piano e mettere insieme le forze è fondamentale».
Altrettanto fondamentale però è ricordare che quella europea è appunto una gerarchia, da rispettare nel suo complesso: al primo posto prevede la prevenzione, poi il recupero di materia, il recupero di energia, lo smaltimento finale. Dunque oltre a promuovere dove possibile il riuso delle mascherine, ad esempio, è altrettanto necessario garantire il buon funzionamento della filiera integrata di gestione dei dispositivi giunti a fine vita. Dai dati disponibili gli impianti (termovalorizzatori e discariche, in questo caso) attualmente presenti sul territorio appaiono sufficienti a fronteggiare l’emergenza, visto il contemporaneo calo di altre frazioni di rifiuti, ma questo non significa poter continuare a ignorare le criticità strutturali di sistema, che espongono il Paese a continue crisi nella gestione dei nostri scarti.
«La crisi – ha spiegato nei giorni scorsi sempre in commissione Ecomafie il vicepresidente di Utilitalia, Filippo Brandolini – ha evidenziato le vulnerabilità del nostro attuale sistema impiantistico di gestione rifiuti e ha dimostrato la necessità che venga elaborata a livello centrale una strategia nazionale, che definisca in una prospettiva di sistema Paese i fabbisogni regionali sulla base di criteri omogenei e di strategie gestionali affidabili».
L. A.

lunedì 30 marzo 2020

La Piana contro le nocività-Presidio Noinc Noaero//COMMISSARI E GRANDI OPERE PER IL "RINASCIMENTO DOPO LA PESTE"

Se ci fidiamo del fatto che Renzi non sia positivo al Coronavirus , temiamo, oltre al fatto che continua a imperversare in Senato, negli studi televisivi e nelle pagine dei maggiori quotidiani, che l’isolamento domiciliare gli abbia procurato una qualche megalomania, visto che va equiparando la peste del 1348 all’attuale epidemia, farneticando dell’opportunità di un secondo Rinascimento.
Rinascimento che tra l’altro dovrebbe poggiare le sue basi non sui valori dell’umanesimo, della cultura e delle arti, ma sul sostegno alle imprese e sulle grandi opere; non sulla valorizzazione e recupero del territorio e di una relazione positiva tra uomo e natura ma sull’esatto contrario.
Senza pensare poi che le misure che va proponendo adesso come “trampolino di lancio” verso questo nuovo Rinascimento sono esattamente le stesse di prima dell’emergenza Coronavirus: favori e sgravi alle imprese e un “commissario per le grandi opere”.
Tradotto: qualcuno che superi il vicolo cieco in cui si sono cacciate alcune grandi opere inutili e in particolare il progetto del nuovo aeroporto di Firenze, che ha subito lo stop del TAR e del Consiglio di Stato poche settimane fa.
Un vicolo cieco fatto di imprecisioni, valutazioni di rischio e di impatto ambientale mancanti, di percorsi partecipativi assenti e noncuranza delle opinioni e volontà delle popolazioni interessate.
Già era abbastanza incredibile che tutti gli organi prima dei giudici avessero dato il loro ok, ministeri compresi, nonostante le violazioni di legge presenti nell’iter percorso, figuriamoci l’istituzione di una figura che, dotata di poteri speciali, possa passar sopra a tutto questo in nome di un progresso (prima, adesso in nome di una “ripresa”!) che puzza di profitto per pochi, devastazione ambientale, inquinamento, morte. Non lo accetteremo!
Quello che serve veramente alla gente, non ci stancheremo mai di ripeterlo, è la messa in sicurezza del territorio, il ritorno ad un sistema sanitario pubblico accessibile a tutti e che sia in grado di reggere in caso di epidemie come quella che stiamo vivendo, condizioni di lavoro e misure sociali che restituiscano la dignità ai lavoratori, trattati oggi come carne da macello.
Ma poi oh, si può sapere perché tutti dovremmo pendere dalle labbra di uno che continua a proporre le “soluzioni” che già la gente ha bocciato sonoramente pochi anni fa nel referendum costituzionale, e che adesso ha creato il suo partitino da 3 punti percentuali??!!



venerdì 4 agosto 2017

A proposito del project financing applicato alla sanità e l’intervento tardivo della Corte dei Conti regionale

Nel gennaio del 2013 il nostro comitato promosse, assieme alla CUB sanità, un convegno sulla situazione generale della sanità in Toscana, sulle minacce sempre più avvertite dai cittadini alla tutela della salute, all’accesso universale alla cura e all’assistenza.
               Tutto ciò a causa di un processo sempre più spinto di aziendalizzazione delle Asl e  di piani sanitari regionali ispirati a una logica di privatizzazione e di risparmio i cui capisaldi si fondavano sulla “partecipazione alla spesa” (ticket ) e sull’aumento delle liste d’attesa, sulla diminuzione dei distretti sanitari, sul taglio dei posti letto e  dei costi di degenza, sul blocco del turn over fra medici e infermieri, nonché sulla vendita del patrimonio immobiliare e storico in capo alle stesse aziende sanitarie.
               In quel convegno furono anche denunciate le  storture di cui soffriva il tanto esaltato modello toscano: altissimi stipendi per i massimi dirigenti, ingenti sprechi e un carente sistema di controllo dei bilanci delle varie Asl, come testimoniato dal clamoroso buco milionario di Massa, riconducibile a pratiche contabili poco trasparenti, e da altri casi toscani, poco chiari, di deficit di bilancio.
               Fra gli sprechi, intesi come sperpero di denaro pubblico a favore dei privati, oltre all’acquisto di nuovi edifici pagati ben oltre il loro valore di mercato
 pur avendo a disposizione un enorme patrimonio di immobili inutilizzato, emerse, grazie alla rigorosa analisi del compianto Ivan Cicconi, quello della costruzione dei quattro nuovi ospedali (Massa, Lucca, Pistoia, Prato)utilizzando il cosiddetto “project financing”.
               Un sistema, la finanza di progetto, che prevede la costruzione di questi ospedali da parte di un concessionario privato, che gestisce direttamente l’opera e i suoi costi anche se gran parte del finanziamento è a carico delle Asl. Per compensare l’apporto del privato all’operazione, la parte pubblica riconoscerà al concessionario un canone fisso garantito, per minimo 19 anni da esso stesso determinato, in cambio del quale erogherà, a pagamento e in condizioni monopolistiche, tutti i servizi non sanitari, commerciali e di manutenzione della struttura ospedaliera.
               Ivan Cicconi spiegò nel convegno come tale partenariato pubblico-privato, che già con la TAV era servito a mascherare dietro il millantato finanziamento privato quello enorme a totale carico del pubblico, con il conseguente incremento del debito a carico delle future generazioni, applicato alla sanità, avrebbe parimenti danneggiato gli interessi collettivi incrementandone i costi con il risultato di 
arricchire solo i privati e impoverire le già scarse risorse del welfare.                
             Oggi, come rileva la stessa Corte dei Conti, sappiamo che i nuovi ospedali sono costati  379 milioni, di cui circa 303  sborsati dal pubblico, che si è accollato anche una parte consistente degli oneri finanziari e fiscali relativi ai prestiti bancari  sostenuti dal privato, il quale ne ha messi solo 75. Con questa operazione il privato incamera non solo i guadagni sulla costruzione, ma soprattutto una rendita sicura e sproporzionata (1,227 miliardi) che si tradurrà in un vero e proprio salasso per i bilanci sanitari.
               Da rilevare, inoltre , come  l’edilizia ospedaliera quale nuovo business privato, ha prodotto un’altra deleteria conseguenza:  tutti i quattro ospedali toscani  presentano problemi strutturali e di impiantistica fin dalla loro apertura: dall’acqua che penetra dal suolo a causa del sito inadatto prescelto, alle porte che non isolano né chiudono, alle sale  operatorie scarsamente funzionali, ecc.
  Infatti, la Corte dei Conti, a questo proposito, rileva che è stata “modesta l’attività di controllo, anche a causa della direzione dei lavori, affidata, per disposizione legislativa, all’esecutore stesso”.
                E che dire, in ultimo, di queste scelte incentrate sui grandi ospedali che si accompagnano, malgrado le forti e motivate opposizioni delle popolazioni locali, alla chiusura o al depotenziamento di storici e indispensabili presidi ospedalieri, in particolare quelli delle aree disagiate e di montagna?
               I cittadini devono prendere sempre più coscienza di questi problemi, delle responsabilità politiche che sono alla base delle mancanze sempre più gravi del sistema sanitario pubblico, della progressiva mercificazione e privatizzazione del diritto alla salute.   

https://youtu.be/yiUxQQZESIY

Comitato SAN SALVI CHI PUO’

lunedì 5 ottobre 2015

Sanità: il governo conferma che solo i ricchi potranno curarsi


Medicina



​Si può firmare per il referendum regionale per l'abrogazione della Riforma sanitaria LR 28 del  2015 anche martedì 6 al Parterre
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Una recente ricerca di Altroconsumo ha evidenziato che, con il perdurare della crisi economica, il 46% delle famiglie rinuncia ad alcune cure sanitarie primarie perché non è in grado di sostenerne i costi. Il 14% del reddito familiare annuo è destinato alle spese mediche, ogni famiglia spende circa 2000 euro/anno perprestazioni essenziali, e il 13% si indebita per curarsi. Il 38% dei nostri concittadini rinuncia alle cure odontoiatriche, il 22 % a quelle oftalmiche e il 15 % alla riabilitazione.
Le conseguenze non tardano a farsi sentire prima di tutto nella stessa famiglia e quindi nella società: chi non segue un percorso di riabilitazione fisica rimarrà dipendente da altri per la deambulazione e per molte delle azioni quotidianamente necessarie per poter sopravvivere (andare in bagno, vestirsi, lavarsi…) se oltretutto ha problemi di vista la dipendenza sarà destinata ad aumentare: per un periodo i familiari ne sosterranno il peso, poi sarà inevitabile ricorrere a un/una badante con ulteriori spese; se invece la famiglia non potrà permetterselo il proprio congiunto scivolerà pian piano in uno stato di abbandono. Chi non ha la possibilità di curarsi i denti o di ricorrere ad una protesi avrà la necessità di modificare l’alimentazione, di avere dei pranzi differenti da quelli del resto della famiglia, di assumere cibo liquido sviluppando una probabilità maggiore di un deperimento psico-fisico che potrà condurre alla necessità di interventi sanitari.
E’ in questo contesto sociale che si inserisce il decreto del governo sulle 208 prestazioni sanitarie “inappropriate”, tra le quali ci sono ad esempio molte cure odontoiatriche con le conseguenze già illustrate. Che nella sanità ci siano sprechi e spese inutili è certo. Ma è necessario individuarne bene le ragioni e colpire nei posti giusti. Ad esempio in Lombardia lo scandalo della S.Rita e di parecchie altre cliniche private era finalizzato ad ottenere i rimborsi gonfiati previsti dalle leggi regionali volute da Formigoni, ma nulla è stato fatto per modificare tali leggi ed evitare ulteriori truffe; nonostante la campagna nazionale lanciata da Libera sulla malasanità e sulla corruzione nel Ssn nulla è stato fatto per rendere trasparenti e sottoporre a controllo i bandi attraverso i quali vengono assegnate le commesse, quelli famosi per cui il costo di una siringa aumenta di 5 volte da una Asl a un’altra; nonostante la crisi non sono stati toccati i mega stipendi dei direttori generali e dei direttori sanitari delle Asl, delle aziende ospedaliere, dell’Inps ecc. E non sono pochi. Ne si è deciso di investire nella formazione dei medici anche per migliorare l’appropriatezza delle cure; resta in vigore la presa in giro dei 50 punti ECM che ogni medico deve totalizzare ogni anno e che si risolve o con qualche corso ospitato da un’azienda farmaceutica in amene località o con la compilazione di gruppo di questionari online.
Strumenti per risparmiare quindi ce ne sono, ma si è scelta un’altra strada confondendo volutamente le carte. Indicare come inutili gli esami che non hanno portato a individuare una patologia è una stupidaggine, la sola visita medica, la semeiotica, non è sempre sufficiente per individuare l’eziologia di una malattia. Gli esami diagnostici servono quindi proprio per confermare o escludere un’ipotesi diagnostica, per individuare l’origine di un malessere prima di intraprendere un percorso terapeutico/riabilitativo che altrimenti sarebbe destinato a produrre ulteriori costi senza la certezza di essere sulla strada giusta. Il ricorso alla Risonanza e alla Tac, due degli esami posti sotto accusa dal decreto del governo, nella maggioranza dei casi ha questo significato e spesso, come hanno confermato diversi ascoltatori della trasmissione radiofonica che conduco con Alessandro Braga su questi temi (“37e2″ ogni venerdì alle 10,35 su Radio Popolare), proprio tali tecniche diagnostiche hanno permesso di evitare importanti errori clinici. In questo caso stiamo parlando non di prevenzione primaria, che è la vera cenerentola del nostro Servizio Sanitario Nazionale, ma di diagnosi precoce che non è certo meno importante.
Non comprenderlo e mettere tutto nel calderone degli esami inutili da esporre al pubblico ludibrio è segno di ignoranza o molto più probabilmente ha come obiettivo indirizzare ulteriori fette importanti della spesa sanitaria verso la sanità privata, spesso gestita dagli amici degli amici di chi siede nei ministeri e negliassessorati. Se il decreto sarà confermato così come è stato annunciato, il risultato è scontato: aumenteranno coloro che non si cureranno, con tutte le conseguenze familiari e sociali indicate, e aumenterà il numero di coloro che, potendoselo permettere, si rivolgeranno alla sanità e alle assicurazioni private. Già oggi la spesa sanitaria privata sostenuta dagli italiani sfiora i 30 miliardi di euro.
Di:
Medico, professore presso l'Università degli Studi di Milano

FONTE ARTICOLO: 

mercoledì 16 settembre 2015

Nuovi profitti per Unipol a scapito della sanità pubblica in Toscana

L’introduzione dell’assistenza sanitaria integrativa in molti contratti nazionali di lavoro, dalle cooperative sociali ai trasporti, ha dato un bell’ impulso al business delle assicurazioni private. Ma il maggior polo assicurativo nazionale, il gigante Unipol (Fondiaria-SAI) sta cercando in Toscana ulteriori possibilità di guadagno.
Sta infatti portando avanti accordi particolarmente sostanziosi con la mega ASL Centro (derivata dal recente accorpamento delle ASL di Firenze, Prato, Pistoia, Empoli) e con il Meyer. Oltre a gestire l’assicurazione sanitaria complementare tramite Unisalute e gli ambulatori medici dedicati agli assicurati in fuga dal Servizio Sanitario Nazionale sottoposto a tagli e restrizioni e oltre a tentare speculazioni immobiliari sulle sue numerose proprietà (preziosi terreni dove si pensa di trasferire il mercato ortofrutticolo per far posto al nuovo stadio, la catena alberghiera ATA holtels, e decine di altri palazzi che vuole trasformare da uffici ad alloggi).
unnamedLa mega ASL centro sta per concludere un accordo con Unipol che la impegnerà a pagare alla stessa un affitto di 2 milioni l’anno e circa 10 milioni l’anno per le spese di personale e attrezzature di Villa Ragionieri, che Unipol vuol cedere. Ma alla ASL mancano davvero le strutture? E perché affitta mentre ha posto in vendita e/o svuotato una gran quantità di immobili (Santa Rosa, l ‘ex ospedale San Giovanni di Dio, villa Basileski, alcuni edifici dentro San Salvi). Inoltre ancora non sono conclusi i procedimenti giudiziari a carico di dirigenti della ASL 10 in merito agli acquisti di via Ponte di Mezzo e Villa Iris, acquisti giudicati illeciti e fuori dalle procedure di trasparenza pubblica.
La domanda da fare, visto che si tratta di soldi pubblici è questa: è proprio indispensabile che il polo oncologico superspecialistico venga fatto nelle strutture Unipol, dato che l’oncologia è già presente sia nelle ASL confluite nell’area Centro che nelle AOU Fiorentine e recentemente è stato potenziato il polo oncologico di Careggi? Si vogliono utilizzare strutture e personale Unipol mentre si prepensionano, con il piano esuberi previsto dalla legge 28 della Regione Toscana sull’accorpamento delle ASL, 2000 operatori nella Regione Toscana entro il 2016, che si aggiungono ai 2500 non sostituiti dal 2011.
Anche per quel che riguarda il Meyer, tanti sono i dubbi sulla programmazione sanitaria: già dal 2006 il nuovo Meyer ha dimostrato limiti di spazio, tanto che ad esempio la Neuropsichiatria Infantile fu allocata presso villa Ulivella, con un affitto altissimo. Il Meyer ha già di recente concluso l’acquisto della facoltà di teologia di via Cosimo il vecchio per 11 milioni di euro, e mentre era stata fatta l’ipotesi di utilizzo di Villa Pepi di proprietà pubblica, ora compare nuovamente Unipol con l’affitto di Villanova: evidentemente il gigante delle assicurazioni private ha scoperto che è molto più conveniente affittare le proprie strutture piuttosto che portare avanti l’attività sanitaria più complessa.
Le speculazioni fatte da Unipol e i fior di milioni che le vengono regalati sono oggettivamente tolti ai lavoratori con le mancate assunzioni e l’aumento dei carichi di lavoro ed ai cittadini con la riduzione di tanti servizi, dato che il blocco della spesa sanitaria fa sì che le risorse dirottate a favore delle rendite finanziarie vadano a totale discapito del funzionamento del servizio sanitario pubblico: ricordiamoci che la Regione Toscana si è indebitata per 20 anni con i costruttori dei 4 nuovi ospedali con il sistema capestro del Project Financing.
E allora in che direzione sta andando la Regione Toscana? Nell’attuare i tagli richiesti dai governi, soprattutto quando a richiederli è Renzi, nello smantellare la sanità pubblica mente viene potenziata l’assistenza sanitaria privata e complementare, a vantaggio di chi sulla salute fa business.
Sembra si sia messa d’impegno per avvalorare quanto scrive Chomski nelle 10 regole per il controllo sociale (2012), e in particolare la seconda regola “Creare il problema e poi offrire la soluzione”. In questo caso il concetto è: per sostituire un servizio pubblico con un servizio privatistico, occorre prima tagliare i fondi, poi renderlo inefficiente, fare una campagna di denigrazione che faccia arrabbiare la gente, quindi offrire la soluzione privatista. E il gioco (dell’Unipol) è fatto.
Pubblicato il  da  Cub Sanità-Firenze
- See more at: http://www.perunaltracitta.org/2015/09/15/nuovi-profitti-per-unipol-a-scapito-della-sanita-pubblica-in-toscana-2/#sthash.t51MjKyW.dpuf