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giovedì 16 giugno 2022

di Sergio Costa - BANCHE: Il Pianeta ha bisogno di impegni seri. Non di greenwashing.


14 Giugno 2022

Nell’autunno del 2015, a Parigi, in occasione della COP - Conferenza delle Parti- (circa 190 nazioni) per il contrasto ai mutamenti climatici, venne firmato un accordo storico: entro il 2050 la temperatura media del Pianeta dovrà essere contenuta entro 1,5°C.

Ogni Nazione firmataria assunse precisi impegni. Anche il sistema bancario internazionale si impegnò a ridurre, fino ad annullare, ogni finanziamento che fosse risultato pericoloso per la salvaguardia del Pianeta.

Un recente studio ha, invece, evidenziato che negli ultimi 6 anni il sistema bancario internazionale ha finanziato l’industria fossile con oltre 4.600 miliardi di dollari e che, solo nel 2021, il finanziamento del fossile è aumentato fino a 742 miliardi di dollari.

Le quattro banche più propense nei finanziamenti del fossile sono: JP Morgan Chase (nel 2021 ha finanziato anche la russa Gazprom per oltre 1 miliardo di dollari), Citi, Wells Fargo e Bank of America che rappresentano il 25% del finanziamento bancario mondiale del fossile.

Nell’elenco sono presenti banche canadesi, giapponesi, cinesi ed europee (comprese le due italiane più importanti, con circa 54 miliardi di dollari).

Sono le stesse banche che hanno aderito, nella COP 26, al Glasgow Financial Alliance for Net-Zero per ridurre, fino ad azzerare, il proprio sostegno economico alle attività gas climalteranti.

Insomma, da una parte finanziano il fossile e fanno affari, dall’altra firmano atti pubblici per dire al mondo che vogliono bene all’ambiente.

Propongo, cosa che già feci a livello internazionale quando ero ministro, di istituire presso le Nazioni Unite una Commissione autonoma di valutazione dell’azione bancaria per il green, affinché nessuno possa firmare atti pubblici di impegno a favore del Pianeta e poi, riservatamente, fare affari black.

Il Pianeta ha bisogno di impegni seri. Non di greenwashing.

Sergio Costa

sul suo profilo Facebook: https://www.facebook.com/photo/?fbid=580927453394752&set=a.508132114007620


domenica 13 febbraio 2022

“La ‘ndrangheta nei cantieri ferroviari Rfi di mezza Italia”: 15 arresti. Faro sui principali appaltatori: “C’era piano per spartirsi commesse”

 | 11 FEBBRAIO 2022

Stando alle indagini, numerose imprese intestate a prestanome e riconducibili alla cosca della 'ndrangheta dei Nicoscia-Arena di Isola di Capo Rizzuto avrebbero ottenuto in subappalto lavori che Rfi appaltava a 'colossi' del settore, come Generale Costruzioni Ferroviarie spa (Gcf) del Gruppo Rossi e il gruppo Ventura. Sequestrati oltre 6,5 milioni di euro. La pm: "Spesso nei cantieri operai senza competenze né abilitazioni, erano sfruttati"

Uomini vicini alle cosche di ‘ndrangheta avevano messo le mani “in uno dei settori strategici del Paese”, i lavori di Rete di ferroviaria italiana, attraverso un complesso sistema di “subappalti mascherati” che coinvolgeva anche le grandi società appaltatrici. E spesso gli operai che finivano nei cantieri non avevano “alcuna competenza professionale” e la documentazione che attestava la loro abilitazione era frutto di “falsificazione”. Non solo: il personale lavorava in “condizioni di sfruttamento”. È quanto ritiene di aver accertato la procura antimafia di Milano a conclusione dell’inchiesta che ha portato all’arresto di 15 persone – 11 in carcere e 4 ai domiciliari – e che vede coinvolti, come si legge nel capo d’imputazione, “gruppi imprenditoriali” che “gestiscono in regime di sostanziale monopolio l’aggiudicazione delle commesse per i lavori di armamento e manutenzione della rete ferroviaria direttamente da R.F.I. spa, a mezzo delle loro società (appaltanti) G.C.F. Costruzioni Generali spa, Gefer srl, Armafer spa, Globalfer spa, Salcef spa, Francesco Ventura Costruzioni Ferroviarie spa, Fersalento srl, Euroferroviaria spa”............................

Leggi il resto a questo link: https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/02/11/la-ndrangheta-nei-cantieri-ferroviari-rfi-di-mezza-italia-15-arresti-faro-sui-principali-appaltatori-cera-piano-per-spartirsi-commesse/6490031/

giovedì 3 febbraio 2022

Italia Nostra (Sezione di Firenze e sezioni del Consiglio Regionale Toscano) sottoscrivono il comunicato del Gruppo Intervento Giuridico sugli 800 miliardi di euro del Next Generation Eu

La Regione Toscana che cos’ha capito del Next Generation Eu?

Il Next Generation EU, strumento europeo temporaneo per la ripresa (da oltre 800 miliardi di euro), “contribuirà a riparare i danni economici e sociali immediati causati dalla pandemia di coronavirus per creare un’Europa post COVID – più verde, digitale, resiliente e adeguata alle sfide presenti e future”.

È opportuno ricordare che, proprio per rispettare tali obiettivi, il relativo strumento di attuazione concreta nazionale, il Piano nazionale di ripresa e di resilienza (PNRR) si articola, come sappiamo, in sei aree “tematiche” strutturali d’intervento: 1.Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo 2. Rivoluzione verde e transizione ecologica 3. Infrastrutture per una mobilità sostenibile 4. Istruzione e Ricerca 5. Inclusione e Coesione 6. Salute.

Ed ecco che, nell’autentica interpretazione dello spirito del PNRR (!), puntualissima, si affaccia nel Consiglio Regionale della Toscana, presentata da 16 consiglieri della maggioranza (Pd e Italia Viva), una proposta di legge definita da molti – come non concordare? – “aberrante” ed “eversiva”. In modo spudorato (sicuramente intrinsecamente illogico), si appella proprio alla finalità del PNRR che, letteralmente e in modo filologicamente corretto, viene definito nel testo della stessa un “percorso di transizione ecologica e ambientale maggiormente solidale e sostenibile”.

Si tratta della proposta di legge regionale n. 92, presentata il 7 dicembre 2021.

Teniamo a mente le 4 parole-chiave: ecologico, ambientale, sostenibile e solidale.

Dunque, per permettere l’esecuzione del PNRR cosa propongono?

Un ulteriore assalto, il più ferale, alla legge regionale Toscana n. 65/2014 sul governo del territorio, voluta dall’allora Assessore regionale dell’urbanistica Anna Marson, da sempre maldigerita, osteggiata e criticata da certe categorie professionali e da certi apparati politici a queste categorie professionali particolarmente sensibili.

La proposta di legge del Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e della sua maggioranza ritiene infatti opportuno “procedere ad uno snellimento delle tempistiche che caratterizzano le ordinarie procedure amministrative legate al governo del territorio”.

Con il comma 1 dell’art. 1, si dettaglia che “ [il progetto o lo studio di fattibilità] possa costituire, qualora incida sull’assetto del territorio, variante automatica agli strumenti della pianificazione territoriale o urbanistica”. In barba a trasparenza e partecipazione, alla faccia delle ben note competenze statali in materia di paesaggio/ambiente e ai discendenti obblighi di copianificazione paesaggistica, più volte ribaditi dalla giurisprudenza costituzionale, nponchè in barba (comma 5) al consumo zero del territorio, prevedendosi anche “nuovo impegno di suolo non edificato fuori dal perimetro urbanizzato”.

E si conclude, con un avvitamento logico che farebbe ridere se non fosse tragico: “In coerenza con il disegno e con le finalità dell’art.1, viene inoltre prevista, all’art. 2, l’esclusione di tali varianti dal campo di applicazione della L.R. 10/2010, contenente disposizioni in materia di VAS e di VIA”; e noi aggiungiamo anche: di AIA (autorizzazione integrata ambientale) e AUA (autorizzazione unica ambientale).

In un colpo solo, la proposta di legge azzera tutte le procedure di verifica ambientale previste dalla legislazione vigente, e, soprattutto, degli obblighi discendenti dalla normativa comunitaria, ivi compresi gli strumenti di partecipazione (il sindaco assume un potere assoluto) al governo del territorio e di controllo ambientale.

Rivoluzione verde o riverniciatura di verde sulle ormai solite operazioni di sfascio del territorio?

Torna alla mente il tanto sbandierato (all’epoca renziana) decreto “Sblocca Italia”, subito ribattezzato “Sblocca cemento”, un autentico incentivo alla dissipazione del territorio, o anche le deregulation di Tremonti e Lunardi, in spregio all’articolo 9 della Costituzione e alle molte sentenze della Consulta e della Cassazione preoccupate della tutela dell’interesse pubblico.

Se questa proposta di legge prevede, come di fatto prevede, l’eliminazione di procedure discendenti da norma comunitaria e norma nazionale attuativa (V.I.A., V.A.S., ecc.) e il Consiglio regionale la approverà in tali termini, senz’altro invieremo istanza al Governo perché proceda a impugnare tale legge davanti alla Corte costituzionale per lesione delle competenze statali in materia di ambiente (art. 127 cost.), analogamente a quanto recentemente fatto (17 gennaio 2022) avverso la legge regionale taglia-boschi (la legge regionale Toscana 28 dicembre 2021, n. 52 “Disposizioni in materia di tagli colturali. Modifiche alla l.r. 39/2000”).

p. Gruppo d’Intervento Giuridico odv

Stefano Deliperi

ulteriori informazioni su http://gruppodinterventogiuridicoweb.com 

FONTE ARTICOLO https://italianostrafirenze.wordpress.com/2022/02/03/italia-nostra-sezione-di-firenze-e-sezioni-del-consiglio-regionale-toscano-sottoscrivono-il-comunicato-del-gruppo-intervento-giuridico-sugli-800-miliardi-di-euro-del-next-generation-eu/

mercoledì 26 gennaio 2022

PNRR A FIRENZE #3: COME VA LA SALUTE?

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su La Città invisibile, rivista del laboratorio politico perUnaltracittà – Firenze, a questo indirizzo [https://www.perunaltracitta.org/2022/01/24/pnrr-a-firenze-3-come-va-la-salute/] con licenza BY-NC-SA 3.0.  

Di 

La sesta “missione” del PNRR è dedicata al tema “salute”. Sicuramente tra gli ambiti più carichi di aspettative da parte dei cittadini e delle cittadine, la sezione lascia a dir poco interdetti per l’insufficienza sia degli obiettivi perseguiti che delle risorse messe in campo.

Non è con la pandemia che abbiamo scoperto che la sanità italiana soffre di gravi carenze, ma da due anni a questa parte l’argomento è ogni giorno sulla bocca di tutti. Fin dall’inizio, quello della gestione della pandemia si è dimostrato essere un tema estremamente divisivo. Ci sono però delle critiche, o rivendicazioni, che sembrano accomunare molte persone, e che emergono ogniqualvolta riusciamo a svincolarci dal miope tentativo di costringere al vaccino pochi milioni di persone ancora restie.

Quando l’allora epidemia si è abbattuta con violenza sull’Italia ci siamo resi conto (più di prima) di quanto sia stato sbagliato tagliare negli ultimi quindici anni le spese legate alla sanità. Con le differenze territoriali che conosciamo, le strutture adibite alla prevenzione e alla cura, già ridotte all’osso, hanno ceduto di fronte ad un improvviso sovraccarico; gli operatori sanitari, in alcuni casi già sottoposti ad un lavoro usurante, hanno dovuto affrontare una situazione insostenibile, pagandone il prezzo, anche loro, in termini di salute. Nei mesi successivi l’epidemia si è diffusa in tutto il mondo, ricordandoci che i confini nazionali sono un’invenzione (peraltro molto recente) degli esseri umani, e che il sistema dei brevetti non è in grado di tutelare la salute delle persone ma solo i profitti delle aziende farmaceutiche e dei loro azionisti.

Stretti tra l’esigenza di un salario e quella di non ammalarci e contagiare i nostri cari, abbiamo visto a più riprese la nostra vita ridotta a mera forza lavoro. Abbiamo dovuto resistere e spesso adeguarci ad una ragione sanitaria riduzionista e sotto certi aspetti violenta, talmente tesa a tutelare l’“economia” e a far vaccinare tutti (ma solo in Italia) da dimenticare di combattere il sistema dei brevetti, di concedere pensioni anticipate ai lavoratori più a rischio, di permettere ai lavoratori dei settori non essenziali di restare a casa a parità di salario, di evitare che il carico di lavoro riproduttivo e di cura (in assenza di servizi e misure di sostegno) ricadesse totalmente sulle spalle delle donne, di implementare un adeguato sistema di messa in sicurezza e tracciamento dei contagi anche sui luoghi di lavoro, di potenziare strutturalmente i mezzi pubblici, di garantire mascherine e tamponi gratis per un maggiore automonitoraggio, di adeguare le scuole, le università, le biblioteche, i cinema e i teatri ad un’indesiderata convivenza con la pandemia. E ovviamente la sanità, non solo per far fronte all’”emergenza” pandemica, ma anche a tutti i controlli e gli interventi lasciati indietro e alla salute mentale, soprattutto dei giovani.

Gli investimenti previsti dal PNRR per risolvere questo nocivo stato di tensione ammontano a 15,63 miliardi di euro. Tuttavia, non sarebbe giusto, dopo una simile carrellata di problemi, isolare la missione “salute” dal Piano più ampio. Questo prevede in effetti corposi investimenti sulla rete ferroviaria (missione 3, componente 1 – 24,77 miliardi) e di meno corposi sui “servizi di istruzione: dagli asili nido all’università” (M4C1 – 19,44 mld), su “infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore” (M5C2 – 11,17 mld) e sulla “coesione territoriale” (M5C3 – 1,98 mld). 

Sommando i fondi in questione otteniamo una cifra apparentemente sostanziosa: 72,99 miliardi di euro su un totale di 191,5 prestati dalla Banca Centrale Europea. Purtroppo, scavando (per quanto ad oggi possibile), sotto la superficie di queste voci generiche, emerge ben presto tutto l’inganno della retorica e della propaganda.

Dei quasi 25 miliardi destinati all’ammodernamento in ambito ferroviario, l’investimento più massiccio è in effetti destinato alle “linee Alta Velocità nel nord che collegano all’Europa” (8,57), mentre una serie di interventi minori riguarda il Sud, i nodi ferroviari metropolitani (il sottoattraversamento TAV a Firenze beneficerebbe di questi finanziamenti), riorganizzazione e messa in sicurezza. Per il potenziamento delle linee regionali, le più utilizzate e affollate, non si arriva neanche al miliardo di euro per tutto il territorio nazionale (0,94).

Per quanto riguarda il mondo della formazione, gli investimenti rivolti alle urgenze di cui sopra sono ben inferiori rispetto al totale. Quello più rilevante è destinato ad “asili nido e scuole dell’infanzia e servizi di educazione e cura per la prima infanzia”, per cui sono previsti 4,6 miliardi di euro, a cui si aggiungono gli 0,96 per l’estensione di tempo pieno e mense e gli 0,3 per il potenziamento delle infrastrutture per lo sport nelle scuole. Alla constatazione che queste briciole non potranno in alcun modo rilanciare un settore così tanto lasciato a se stesso (o meglio, a coloro che se ne fanno carico: il più delle volte le madri), si aggiunge quella che potrebbe sembrare quasi una provocazione, se non fosse che chi ha redatto il PNRR intende spacciarla per normalità: l’aiuto alle famiglie dovrebbe passare per l’incoraggiamento della “partecipazione delle donne al mercato del lavoro”. Un bel modo di trovarsi un padrone anche fuori casa, oltre che al suo interno. L’inganno è presto svelato se si pensa che per favorire questa operazione il governo sta attualmente finanziando le imprese piuttosto che le donne stesse. 3,9 miliardi di euro saranno poi investiti per la messa in sicurezza e la riqualificazione dell’edilizia scolastica, che per quanto necessarie e benvenute non prevedono né un incremento degli spazi e degli insegnanti, né l’implementazione degli impianti di aerazione necessari per rendere più sicure le scuole anche a livello sanitario. Nessun tipo di investimento simile è previsto nemmeno per le università.

Nell’ambito delle infrastrutture sociali invece, sul totale di 11,17 miliardi di euro, se ne prevedono 2,8 per edilizia residenziale pubblica, 1,45 per “servizi sociali, disabilità e marginalità sociale”, 0,27 per il “superamento degli insediamenti abusivi per combattere lo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura” e 0,7 per “sport e inclusione sociale”. Una vera rivoluzione insomma. A fare la parte del leone saranno cinquanta sfumature di gentrificazione, operazioni stimolate da ben 5,75 miliardi di euro. Sotto la voce “coesione territoriale” troviamo infine 0,83 miliardi per il potenziamento di servizi e infrastrutture sociali di comunità e per finanziare servizi sanitari di prossimità.

A seguito di questa scrematura l’ammontare dei prestiti che esulano dalla missione “salute”, ma che comunque tenteranno di rispondere alle aspettative dei cittadini si sono notevolmente ridotti: dei 72,99 miliardi di euro che avevamo inizialmente individuato ne rimangono solo 12,85. Fortuna che rimane ancora da analizzare la sesta missione del Piano.

La sezione salute prevede un investimento totale di 15,63 miliardi di euro, divisi tra le due componenti “reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale” (7) e “innovazione, ricerca e digitalizzazione del servizio sanitario nazionale” (8,63). Di nuovo: apparentemente un sacco di soldi, ed era l’ora. Di nuovo: approfondendo emerge che le spese rivolte alla maggior parte dei cittadini sono solo una minima parte. La prima componente, ad esempio, prevede 3 miliardi per le Case della Comunità e per gli Ospedali di Comunità (assistenza sanitaria intermedia), ma in maniera apparentemente sproporzionata destina gli altri 4 alla telemedicina, un servizio certamente utile, ma che non rientra sicuramente tra le priorità delle persone, soprattutto in un momento come questo in cui abbiamo capito quanto sia importante (ripristinare) il contatto umano anche per l’assistenza sanitaria (con le dovute precauzioni, ovviamente). La seconda è quasi interamente dedicata all’aggiornamento tecnologico e digitale ospedaliero (7,36 – ben venga), con buona pace della ricerca e di tutto quanto non è stato nemmeno preso in considerazione.

Il PNRR, a pandemia ancora in corso, risponde alle nostre necessità di prevenzione e cura della salute con poco più di 20 miliardi di euro per i prossimi cinque anni. In Toscana, mentre mancano i tamponi, con le Asl intasate e i medici di base estenuati, i sindacati sono costretti a minacciare uno sciopero per chiedere nuove assunzioni, salvo poi i confederali ritirare lo stato di agitazione di fronte alle prime fumose promesse della Regione. Quest’ultima peraltro ha recentemente stilato e diffuso il proprio piano d’azione: 173,5 milioni di euro, a cui si aggiungono i 20 già deliberati di fondo complementare, da investire in sanità territoriale.

Fortunatamente ammettono in chiosa di essere consapevoli che servirebbero ben altri investimenti; sfortunatamente non siamo in grado di trovare pace nel più classico dei rimpalli istituzionali.

FONTE: https://www.perunaltracitta.org/2022/01/24/pnrr-a-firenze-3-come-va-la-salute/

Eugenio Conti, laureato in Antropologia culturale ed etnologia all’Università di Bologna.

giovedì 9 dicembre 2021

Pnrr, la Soprintendenza unica è una scatola vuota

Articolo scritto su Emergenza Cultura (a questo LINK)

di Leonardo Bison

Il ministero della Cultura con i suoi uffici territoriali è decisivo per una buona attuazione del Pnrr. Non tanto per la spesa dei circa 6,6 miliardi di euro dedicati al settore – peraltro solo il 3% del totale – ma soprattutto per quanto riguarda le autorizzazioni: valutazioni di impatto ambientale e paesaggistico, che coinvolgono ogni opera pubblica e infrastruttura del Piano, a cui sono destinati oltre 80 miliardi.

Il ministero manca, da decenni, di funzionari sia tecnici sia amministrativi (siamo ormai a meno della metà dell’organico previsto) e la situazione peggiora di anno in anno a causa dei pensionamenti. Ma nonostante i 6 mila posti autorizzati da mettere a concorso, l’unico bando che ha visto il via dal 2019 – quello per 1.052 “assistenti alla fruizione, accoglienza e vigilanza – è iniziato nel gennaio 2020 e ancora non conosce una fine”.

La neonata Soprintendenza Unica Nazionale per il Pnrr, che dovrebbe vagliare ogni provvedimento connesso col Piano in tutta fretta, è a oggi una scatola vuota: un ufficio dirigenziale privo di personale, i cui compiti vengono svolti da funzionari incardinati (con altri ruoli) all’interno di altri uffici della Dg Archeologia e Belle Arti. Per questo Cgil, Cisl e Uil hanno inviato una lettera a Dario Franceschini e ai giornali chiedendosi, “prima che sia troppo tardi, con quali risorse umane il ministero intende affrontare una sfida così complessa. La risposta che abbiamo avuto sinora è una attribuzione di questi carichi lavorativi ai pochi lavoratori rimasti nella struttura centrale ed in quelle periferiche”.

I sindacati aggiungono che si sta trattando la materia della tutela del paesaggio e del patrimonio “come se fosse un adempimento burocratico e non come una sfida che mette in discussione, nel caso gli obiettivi del Piano non fossero raggiunti, l’immagine internazionale del Paese”. La paura, in sostanza, è che la transizione energetica faccia premio su ogni altra materia con uffici oberati di lavoro e incapaci di valutare ogni istruttoria nella maniera corretta. Anche il direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli da Paestum ha lanciato un simile “grido di allarme”: “Per spendere i fondi del Pnrr servono squadre di lavoro competenti”.

Peraltro, l’emergenza ha già portato a soluzioni eccezionali, come l’assunzione in deroga di 28 dirigenti senza concorso, la stabilizzazione a tempo indeterminato di 57 funzionari che hanno lavorato con contratti a tempo nella P.A., l’autorizzazione di procedure concorsuali semplificate, a non dire dei diversi bandi con cui, dal dicembre 2020 in poi, si sono assunti con partita Iva oltre 500 “esperti” esterni con compiti di funzionario. Una serie di deroghe e novità che non hanno speranza di risolvere il problema, tanto che ieri anche il capo di gabinetto di Franceschini, Lorenzo Casini, ha detto che “un tema enorme che va affrontato con urgenza in vista del Pnrr è quello del personale”.

I sindacati spiegano di aver cercato da tempo un incontro urgente al ministro, il quale da parte sua fa replica al suo staff che dopo la lettera del 24 novembre ha riconosciuto il carattere straordinario (aumenti stipendiali) delle attività svolte dai funzionari che si occuperanno del Pnrr: pare però più una toppa sul buco che una vera soluzione.

Leggi su EMERGENZA CULTURA: https://emergenzacultura.org/2021/12/04/pnrr-la-soprintendenza-unica-e-una-scatola-vuota/
ARTICOLI PUBBLICATI SU “IL FATTO QUOTIDIANO” IL 30 NOVEMBRE 2021. FOTOGRAFIA DI KAGA TAU DA WIKIMEDIA COMMONS.

martedì 26 ottobre 2021

ROSSANO ERCOLINI: PNRR, i bandi per l’economia circolare finanziano cassonetti e metodi vietati dall’Ue. Schizofrenia?

✅ ROSSANO ERCOLINI - Ecco il mio ultimo articolo sui bandi del PNRR online sul Blog de Il Fatto Quotidiano. Buona lettura!
Di cui un estratto (per una lettura completa aprire il link sul FQ.
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Il 15 ottobre sono stati emanati 7 bandi del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza (Pnrr) da parte del Mite (Ministero Transizione Ecologica) per un totale di 2,1 miliardi di euro. Essi riguardano interventi per 1,5 miliardi per la gestione dei rifiuti, indirizzati a gestori di raccolta rifiuti e ai comuni, e 600 milioni sempre nello stesso ambito rivolti ad aziende private del trattamento Rifiuti Elettrici ed Elettronici, riciclo carta-cartone, plastica e tessili. Sono esclusi progetti di incenerimento, combustione di rifiuti nei cementifici (Combustibile Solido Secondario) e comunque impianti di trattamento residui urbani residui.

Nonostante questa precisazione indotta dall’Ue, però, anche se in modo soft, sono previsti finanziamenti per impianti di produzione di metanolo/etanolo/idrogeno da rifiuti secondo i processi waste to fuel (riciclo chimico), che invece l’Europa esclude proprio per quanto viene detto in premessa dei bandi stessi, in quanto rientrano negli interventi a rischio di compromettere lo sviluppo dell’Economia Circolare (non arrecare significativo rischio – do not significant harm)...............................................................

CONTINUA LA LETTURA  QUI.

FONTE ARTICOLO E FOTO https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/10/26/pnrr-i-bandi-per-leconomia-circolare-finanziano-cassonetti-e-metodi-vietati-dallue-schizofrenia/6367210/?fbclid=IwAR2q7k6IuoBJrjqMQPd7tf_73T0MjlRvy9XJ7FJHtBgjf7zzQ7d_EOcKMuY

venerdì 22 ottobre 2021

Rinnovabili alimentate a biomasse: il Parlamento pronto a votare il rinnovo dei sussidi, ma il testo del Senato è copiato dai documenti delle lobby (e ignora gli ambientalisti)

Quella prodotta dalla combustione di legname è considerata un'energia rinnovabile e per questo riceve finanziamenti dell’Europa per la biodiversità e la lotta contro i cambiamenti climatici. Ma secondo il parere della Corte dei Conti Ue, la valutazione non tiene conto della deforestazione conseguente al taglio intensivo di alberi da bruciare. E sui fondi destinati al settore ha messo le mani anche la 'Ndrangheta.

Attenzione a tagliare alberi per produrre energia “verde” perché potrebbe rivelarsi un boomerang: l’avvertimento arriva dalla Corte dei Conti dell’Unione europea in un rapporto che analizza i finanziamenti dell’Ue per la biodiversità e la lotta contro i cambiamenti climatici nelle foreste dei 27 Paesi membri. Il dossier evidenzia come negli ultimi anni in Europa ci sia stato un calo di valori dell’assorbimento del carbonio – precisamente del 28% tra il 2013 e il 2018 – dovuto, secondo la Convenzione quadro dell’Onu sui cambiamenti climatici, all’aumento dei tassi di raccolta di legname. “L’obiettivo dell’Ue di raggiungere il 20% di energia rinnovabile entro il 2020 – scrive la Corte – si è tradotto in un aumento del consumo di biomassa solida per scopi energetici”. La relazione della corte dei conti giunge proprio mentre i parlamentari italiani si accingono a votare il parere al governo sul decreto di recepimento della direttiva Red II che definirà futuri incentivi alle energie rinnovabili, compresi gli impianti a biomasse forestali. Ma il testo uscito dalle commissioni congiunte Industria e Ambiente del Senato è un copia e incolla dai documenti delle lobby del settore.

Il copia e incolla del Senato dai documenti delle lobby: ignorate associazioni ambientaliste come Greenpeace
Nel parere sottoposto a voto le commissioni congiunte Industria e Ambielobbnte al Senato chiedono che il governo “valuti positivamente” il rinnovo dei sussidi agli impianti a biomasse forestali esistenti che – come la centrale del Mercure – senza il sostegno di fondi pubblici chiuderebbero. Nel parere parlamentare le commissioni hanno fatto copia e incolla dal documento presentato nei giorni scorsi in audizione dall’associazione Ebs (Energia da Biomasse Solide) che rappresenta 22 centrali elettriche alimentate a materiale legnoso, tra cui il Mercure. Si chiede di attuare la norma (“decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, 24, comma 8”) che definisce “i prezzi minimi garantiti, ovvero integrazioni dei ricavi conseguenti alla partecipazione al mercato elettrico, per la produzione da impianti a fonti rinnovabili per i quali la salvaguardia della produzione non è assicurata dalla partecipazione al mercato elettrico” per “assicurare l’esercizio economicamente conveniente degli impianti con particolare riguardo, tra altri, agli impianti alimentati da biomasse”. In sostanza si auspica che il pubblico continui a farsi carico di una fonte di energia che altrimenti non sarebbe economicamente vantaggioso produrre.

Leggi il resto qui: https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/10/22/rinnovabili-alimentate-a-biomasse-il-parlamento-pronto-a-votare-il-rinnovo-dei-sussidi-ma-il-testo-del-senato-e-copiato-dai-documenti-delle-lobby-e-ignora-gli-ambientalisti/6353144/

Questo articolo fa parte dell’inchiesta transnazionale “Subsidizing Deforestation” finanziata dal programma Investigative journalism for Europe (IJ4EU)

mercoledì 15 settembre 2021

PNRR: Infrastrutture energetiche, stradali, gestione rifiuti : quale coerenza con gli obiettivi UE sui mutamenti climatici

L'articolo è scritto nel Blog NotediMarcoGrondacci (CV).

La Comunicazione della Commissione UE del 29 luglio 2021 (QUI) fornisce una guida tecnica sulla resilienza ai mutamenti climatici delle infrastrutture che coprono il periodo di programmazione 2021-2027. 

La guida è destinata principalmente a promotori di progetti ed esperti coinvolti nella preparazione delle infrastrutture/progetti. Può anche essere un utile riferimento per le autorità pubbliche, i partner esecutivi, investitori, stakeholder e altri. Ad esempio, include indicazioni su come integrare la tematica dei mutamenti climatici nelle valutazioni di impatto ambientale (VIA) e nelle valutazione ambientali strategiche (VAS).

Se scorriamo questo documento viene da chiedersi, per fare un esempio, come sia possibile che in Italia si prevedano nuovi 15.000 Mwe di centrali a gas che risulterebbero totalmente incoerenti con i parametri di questa Guida della UE, oppure come si possano mantenere, per fare un altro esempio, incentivi alle fonti fossili e regalare incentivi a pioggia per far proliferare i biodigestori oltre le esigenze di chiusura del ciclo dei rifiuti come sta avvenendo in molte regioni. 

Ma vediamo il contenuto di queste linee guida... 

Secondo le linee guida le infrastrutture devono rispondere ai seguenti requisiti:

1. coerenza con l'accordo di Parigi e gli obiettivi climatici dell'UE, il che significa che deve essere coerente con un percorso credibile di riduzione delle emissioni di gas serra (GHG) in linea con i nuovi obiettivi climatici dell'UE per il 2030 e la neutralità climatica entro il 2050, nonché con sviluppo resiliente al clima. Anche le infrastrutture con una durata di vita oltre il 2050 dovrebbero tener conto in esercizio, manutenzione e smantellamento finale in condizioni di neutralità climatica, che possono includere considerazioni sull'economia circolare.

2. rispetto principio "l'efficienza energetica prima di tutto", che è definito all'articolo 2, paragrafo 18, del Regolamento (UE) 2018/1999 (QUI): che prevede di tenere nella massima considerazione, nelle decisioni di pianificazione energetica, di politica e di investimento, le misure alternative di efficienza energetica efficienti in termini di costi volte a rendere più efficienti la domanda e la fornitura di energia, in particolare per mezzo di risparmi negli usi finali dell'energia efficienti in termini di costi, iniziative di gestione della domanda, e una maggiore efficienza nella conversione, trasmissione e distribuzione di energia, che consentano comunque di conseguire gli obiettivi di tali decisioni.

3. rispetto del principio "non fare danni significativi", che deriva dall'approccio dell'UE alla finanza sostenibile e sancito dal Regolamento (UE) 2020/852 (regolamento sulla tassonomia - QUI). In particolare devono essere evitati danni significativi ai seguenti obiettivi elencati dall’articolo 9 di detto Regolamento: mitigazione dei cambiamenti climatici, adattamento ai cambiamenti climatici, uso sostenibile e protezione delle acque e delle risorse marine, transizione verso una economia circolare, prevenzione e riduzione dell’inquinamento, protezione e ripristino della biodiversità e degli ecosistemi. Il danno viene prodotto, ex articolo 17 di detto Regolamento:

3.1.alla mitigazione dei cambiamenti climatici, se l’attività conduce a significative emissioni di gas a effetto serra;

3.2. all’adattamento ai cambiamenti climatici, se l’attività conduce a un peggioramento degli effetti negativi del clima attuale e del clima futuro previsto su sé stessa o sulle persone, sulla natura o sugli attivi;

3.3. all’uso sostenibile e alla protezione delle acque e delle risorse marine, se l’attività nuoce: al buono stato o al buon potenziale ecologico di corpi idrici comprese le acque di superficie e sotterranee, al buono stato ecologico delle acque marine;

3.4. all’economia circolare, compresi la prevenzione e il riciclaggio dei rifiuti, se: l’attività conduce a inefficienze significative nell’uso dei materiali o nell’uso diretto o indiretto di risorse naturali quali le fonti energetiche non rinnovabili, le materie prime, le risorse idriche e il suolo, in una o più fasi del ciclo di vita dei prodotti, anche in termini di durabilità, riparabilità, possibilità di miglioramento, riutilizzabilità o riciclabilità dei prodotti;  l’attività comporta un aumento significativo della produzione, dell’incenerimento o dello smaltimento dei rifiuti, ad eccezione dell’incenerimento di rifiuti pericolosi non riciclabili o lo smaltimento a lungo termine dei rifiuti potrebbe causare un danno significativo e a lungo termine all’ambiente;

3.5. alla prevenzione e alla riduzione dell’inquinamento, se l’attività comporta un aumento significativo delle emissioni di sostanze inquinanti nell’aria, nell’acqua o nel suolo rispetto alla situazione esistente prima del suo avvio;

3.6. alla protezione e al ripristino della biodiversità e degli ecosistemi, se l’attività: nuoce in misura significativa alla buona condizione e alla resilienza degli ecosistemi; o nuoce allo stato di conservazione degli habitat e delle specie, comprese quelli di interesse per l’Unione.

Nel valutare un’attività economica in base ai criteri indicati sopra, si tiene conto dell’impatto ambientale dell’attività stessa e dell’impatto ambientale dei prodotti e dei servizi da essa forniti durante il loro intero ciclo di vita, in particolare prendendo in considerazione produzione, uso e fine vita di tali prodotti e servizi.

La quantificazione e la monetizzazione delle emissioni di gas serra rimangono la base per il rapporto costi-benefici e analisi delle opzioni. La guida include una metodologia aggiornata sull'impronta di carbonio e un valutazione del costo ombra del carbonio.

Quindi secondo le linee guida, al fine di rispettare i requisti sopra descritti nelle decisioni infrastrutturali, la documentazione e la verifica della resilienza ai mutamenti climatica costituisce una parte essenziale della motivazione per prendere decisioni di investimento.

Le infrastrutture interessate dalle linee guida sono:

1.  edifici, dalle abitazioni private alle scuole o agli impianti industriali, che sono i più comuni tipo di infrastruttura e base per l'insediamento umano;

2.  infrastrutture naturali come tetti verdi, pareti, spazi e sistemi di drenaggio

3.  infrastruttura di rete quali: infrastrutture energetiche (ad es. reti, centrali elettriche, gasdotti), trasporti (strade, ferrovie, porti, aeroporti o infrastrutture di trasporto per vie navigabili interne), informazioni e tecnologie di comunicazione (ad es. reti di telefonia mobile, cavi dati, data center), acqua (ad esempio condutture di approvvigionamento idrico, serbatoi, impianti di trattamento delle acque reflue)

4.  sistemi per la gestione dei rifiuti prodotti dalle imprese e dalle famiglie (punti di raccolta, impianti di selezione e riciclaggio, inceneritori e discariche);

5.  altre risorse fisiche in una gamma più ampia di aree politiche, comprese le comunicazioni, le emergenze servizi, energia, finanza, cibo, governo, salute, istruzione e formazione, ricerca, civile protezione, trasporto e rifiuti o acqua;

6.  altri tipi di infrastruttura ammissibili possono anche essere stabiliti nella legislazione specifica del fondo, ad esempio, il Regolamento InvestEU (QUI) include un elenco completo di investimenti ammissibili nell'ambito della finestra delle politiche per le infrastrutture sostenibili.   

FONTE: L'articolo è scritto nel Blog NotediMarcoGrondacci (CV).

lunedì 28 giugno 2021

Partita la campagna contro il modello di transizione ecologica del Governo: “Non coerente con le direttive europee sull’economia circolare”.

Ha per titolo Non bruciamoci l’occasione la campagna organizzata da Movimento Legge Rifiuti Zero per l’economia circolare, ISDE Italia medici per l’ambiente, Gruppo Unitario per le Foreste Italiane – G.U.F.I. e Associazione Consumatori Utenti – ACU per contrastare il modello di transizione ecologica del Governo Draghi. Secondo le associazioni “la presentazione della seconda bozza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) rappresenta una partita finanziaria destinata a pesare sulle prossime generazioni, dato che il 70% degli oltre 250 miliardi di euro sono debiti e mutui che dovranno essere ripagati con tagli di spesa e probabili nuove future tassazioni”.

La parte di questo Recovery plan che le associazioni ritengono errata e del tutto da riscrivere sarebbe la missione Rivoluzione verde e transizione ecologica, in cui si stenterebbe a trovare capitoli di spesa che corrispondano a una vera “attuazione ecologica” dei trattati e delle direttive europee in vigore: “Le scelte principali non vanno nella direzione di ridurre drasticamente le emissioni di gas e polveri sottili in atmosfera, non incentivano esclusivamente le vere fonti energetiche rinnovabili, non aumentano la biodiversità e la fertilità dei terreni, non prevedono modelli di mobilità che riducono l’utilizzo di combustibili fossili per il trasporto“.

Per l’economia circolare vengono stanziati 2,1 miliardi di euro sui 250 totali mentre per il sostegno alle produzioni di energia da biogas, biometano e biomasse circa 2 miliardi: “La proposta di PNRR del Governo Draghi rischia di ritardare la transizione ecologica e di mettere seriamente a rischio la possibilità per l’Italia di accedere ai fondi del NextGenerationUE, la cui erogazione dovrà rimanere coerente ai principi stabiliti e a quanto previsto nelle direttive europee sull’economia circolare“.

Le soluzioni contenute nel PNRR per dare avvio all’attuazione della strategia New Green Deal europea e iniziare a mitigare i cambiamenti climatici sarebbero dunque da mettere seriamente in discussione: “Invitiamo la Commissione europea e tutti i gruppi del Parlamento Europeo a prendere posizione con un atto che inviti il Governo italiano a rivedere tutto il capitolo della cosiddetta “transizione ecologica” – concludono le associazioni – e tutte le associazioni ambientaliste, i comitati, i medici, i giovani e tutti i cittadini a cui preme la tutela della salute pubblica e dell’ambiente ad avviare un dibattito pubblico sulle azioni da mettere in campo, sul piano politico e giuridico. La versione integrale del comunicato stampa.