VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

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Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

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mercoledì 14 luglio 2021

Massorondinaio, 500 firme per avere una valutazione di impatto sanitario e ambientale

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su La Città invisibile, rivista del laboratorio politico perUnaltracittà – Firenze, a questo indirizzo [https://www.perunaltracitta.org/2021/07/07/81018/] con licenza BY-NC-SA 3.0

Oltre 500 cittadini di San Piero a Sieve hanno firmato l’istanza del Comitato di Massorondinaio presentata alla ASL e al Sindaco del Comune di Scarperia e San Piero Federico Ignesti, quale autorità sanitaria locale, al fine di valutare l’impatto ambientale e sanitario del progetto di un nuovo impianto di recupero rifiuti speciali per una quantità pari a 166.000 tn/anno, mediante attività che prevedono lo stoccaggio ed il recupero attraverso operazioni di frantumazione e vagliatura di materiali inerti. 

I rifiuti in ingresso al nuovo impianto sono costituiti da sfridi e scarti di prodotti ceramici crudi smaltati e cotti, laterizi, intonaci e conglomerati di cemento armato e non, comprese le traverse e i traversoni ferroviari e i pali in calcestruzzo armato provenienti da linee ferroviarie, telematiche ed elettriche e frammenti di rivestimenti stradali, purchè privi di amianto…

L’area in cui andrà ad insediarsi la nuova attività di recupero rifiuti è la zona industriale di Massorondinaio che ormai è tristemente nota per la questione spinosa della vicinanza tra industrie insalubri e abitazioni, centri sportivi e parco pubblico. E’ ormai chiaro che nuove industrie insalubri o ampliamenti e potenziamenti delle esistenti sarebbe logico evitare di localizzarle in aree densamente abitate. Infatti, secondo i principi previsti dal nuovo piano strutturale intercomunale, i nuovi piani operativi comunali devono prevedere l’ubicazione delle nuove attività produttive che comportano emissioni inquinanti o acustiche e il trasferimento di quelle esistenti in ambiti impropri, in aree distanti da quelle prevalentemente residenziali.

Inoltre esiste un regolamento urbanistico vigente che limita l’apertura o l’ampliamento delle nuove industrie insalubri ad altra zona proprio per evitare la commistione di industria e abitato. La amministrazione comunale aveva la possibilità, sin d’ora, di esprimere politicamente ciò che poteva essere San Piero a Sieve: un paese con una pianificazione territoriale coerente con il recente piano strutturale intercomunale. 

Invece non è stato così. 

La mozione consiliare proposta dal Comitato Massorondinaio (vedi qui) con cui si chiedeva alla nostra amministrazione comunale, oltre all’esclusione di nuove industrie insalubri di prima classe nell’area industriale di Massorondinaio e ad una progressiva delocalizzazione di quelle esistenti, di negare la conformità urbanistica ad una richiesta di ampliamento di industria insalubre (nuovo impianto mobile di recupero rifiuti) in zona non conforme al suo stesso piano operativo è stata bocciata: 12 voti contrari da parte della maggioranza e 5 a favore da parte delle opposizioni. 

Il Sindaco Federico Ignesti ha cercato di porsi agli occhi del Comitato come colui che ha sempre ascoltato le nostre giuste osservazioni, tanto da promettere nuovamente in Consiglio Comunale una riqualificazione di Massorondinaio nel prossimo piano operativo. 

Ma quello che risulta agli atti è che la amministrazione comunale ha dato la conformità urbanistica ad un ampliamento di una industria insalubre in Massorondinaio. Quando si amministra contano gli atti che si producono non le dichiarazioni di intenti future….

Adesso i cittadini chiedono all’ASL che, prima del rilascio di qualsiasi nuova autorizzazione ad industrie insalubri in località Massorondinaio, come quella relativa all’impianto di recupero rifiuti, esprima un parere che valuti il rischio sanitario nell’area in questione e impegnano il sindaco ad attivarsi verso questo ente affinché questa valutazione venga espressa al più presto.

Comitato di Massorondinaio

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su La Città invisibile, rivista del laboratorio politico perUnaltracittà – Firenze, a questo indirizzo [https://www.perunaltracitta.org/2021/07/07/81018/] con licenza BY-NC-SA 3.0

domenica 3 gennaio 2021

RICHIESTA …. la chiusura dell’ aeroporto di firenze

RICHIESTA …. la chiusura dell’ aeroporto di firenze


Abbiamo fatto accesso atti per tutti i documenti autorizzativi ma nessuno ce li fornisce, allora non possiamo non pensare ……. che ne siano sprovvisti e/o non esistano.

D’altra parte se facciamo un esempio “immobiliare” per far meglio capire alla gente quello che sembra sia successo, potremmo dire che forse l’attuale aeroporto è come un edificio ha avuto la licenza a costruire, …. ma non ha l’abitabilità, i quindi proprietari non lo possono vendere e/o utilizzare.

Parimenti se un aeroporto non ottempera un decreto interministeriale di VIA (la Regione Toscana era deputata alla verifica dello 0676/2003), se non ha la conformità urbanistica (DPR 383/1994) come ENAC stessa dichiara al MIT, come fa ad operare, ma soprattutto chi ha autorizzato la gestione di questo aeroporto, con queste modalità.??

Giorni orsono abbiamo letto su un quotidiano a tiratura nazionale che il ribattezzato “Airforce Renzi” non avrebbe/aveva le abilitazioni per volare, quindi ci domandiamo anche Noi con quali autorizzazioni vola oggi l’Airbus A 319 sulla pista di Firenze, visto che nessuno ce le fornisce.!!

Sembra che per operare su questa pista sia stato predisposto per tale aeromobile un kit speciale …… il “Florence Service Pack” che risulterebbe essere un pacchetto tecnico e di procedure per atterrare su questa pista, protocollo che sicuramente dovrebbe essere stato autorizzato da un ente/soggetto supervisore tecnico che ha autorizzato tale operatività, con quali documenti e a quale titolo però ancora non è dato sapere.

Basta leggere tutti i documenti sottostanti per farsi un quadro, …. ben esaustivo e porsi qualche inevitabile domanda.!!

venerdì 4 dicembre 2020

di Fabio Zita: Mancano le autorizzazioni per volare, la grottesca verità sull’aeroporto di Firenze

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su La Città invisibile, rivista del laboratorio politico perUnaltracittà – Firenze, a questo indirizzo [https://www.perunaltracitta.org/2020/12/04/mancano-le-autorizzazioni-per-volare-la-grottesca-verita-sullaeroporto-di-firenze/] con licenza BY-NC-SA 3.0.

Quando è uscita la sentenza del Consiglio di Stato (ndr. vedi QUI) con cui in modo netto, chiaro ed esemplare è stato bocciato il progetto del nuovo aeroporto di Firenze ho percepito, nelle parole di coloro che hanno in questi anni attivamente e con interesse seguito le complesse e spesso controverse vicende inerenti l’iter autorizzativo dell’infrastruttura, la consapevolezza di aver compreso tutto di quella iniziativa; che tutto fosse oramai esplicito e palese; che non vi fossero più punti oscuri in una vicenda che, a guardar bene, non è stata certo “trasparente” fin dalle sue origini.

C’è anche da considerare che forse, dopo 5 anni di un difficile percorso partecipato, fatto di manifestazioni pubbliche, di assemblee, di interventi attraverso la stampa, di ricorsi alla giustizia, chiunque avrebbe potuto ipotizzare che la travagliata storia dell’aeroporto di Peretola fosse finalmente arrivata al capolinea.

Tutti costoro, o almeno molti di essi, però non potevano sapere che invece c’è dell’altro; che la maggiore criticità di questo aeroporto non è negli atti contestati, ma incredibilmente (e qui diventa veramente difficile trovare le parole più adatte per definire una situazione così surreale) nella sua stessa attuale funzionalità.

Approfondendo la tematica relativa alle procedure autorizzative legate a questa infrastruttura, siamo partiti dagli esiti della VIA del 2003, con cui l’allora Ministro Matteoli decretò la compatibilità ambientale dell’attuale aeroporto di Firenze approvando la cosiddetta pista di rullaggio (mai realizzata) e le modalità di decollo ed atterraggio degli aerei allora in esercizio, il tutto subordinato al rispetto di una serie di prescrizioni imposte proprio al fine di garantire, ai sorvolati di Peretola, Brozzi e Quaracchi, la necessaria ed ineludibile tutela sanitaria ed ambientale rispetto ai limiti delle emissioni sonore, limiti ampiamente superati per colpa degli aerei in quelle zone densamente abitate.

Partendo dal fatto che queste stringenti prescrizioni (delocalizzazione delle abitazioni per le quali non era possibile trovare ristoro agli impatti conclamati, e messa in opera, per tutte le altre abitazioni poste in zona di rischio, di doppi vetri ed impianti di condizionamento), non sono mai state attuate, abbiamo avviato un intenso carteggio verso tutte le Istituzioni e gli organismi a vario titolo interessati all’opera chiedendo conto di tale inottemperanza.

In queste occasioni abbiamo anche richiesto copia delle autorizzazioni di cui l’infrastruttura deve avvalersi per gestire, come tale, lo scalo aeroportuale, autorizzazioni che nello specifico riguardano: la compatibilità urbanistica ai sensi del DPR 383/1994; la compatibilità ambientale; l’operatività per l’aeromobile Airbus A 319.

Se con riferimento alle prescrizioni impartite dal Ministro dell’Ambiente (per le quali è addirittura intervenuto il Presidente della Repubblica confermandone la natura precettiva e quindi imponendone la realizzazione) ancora non è dato sapere chi le realizzerà effettivamente e quando, riguardo le autorizzazioni di cui abbiamo chiesto copia siamo in una situazione paradossale: dalle risposte ottenute (siamo in attesa di conferma) appare plausibile che le autorizzazioni non siano mai state rilasciate, e che quindi le strutture aeroportuali di Firenze non possano continuare ad esercitare la propria attività come hanno fatto fino ad oggi.

Senza dilungarmi nello squallido rimpallo di responsabilità tra soggetti pubblici che ha caratterizzato questa vicenda negli ultimo due anni (e in particolare le inevase riposte alle reiterate richieste di copia delle autorizzazioni di cui sopra, richieste che hanno visto l’interesse anche della Prefettura di Firenze), la conferma che questa incredibile ipotesi potrebbe essere fondata è tutta in una lettera inviata dal Responsabile delle Prevenzione della Corruzione del Ministero delle Infrastrutture datata 19 novembre 2020 con cui, in riferimento all’aeroporto di Firenze, “si chiede di essere aggiornati in modo tempestivo riguardo alla mancata compatibilità urbanistica ai sensi del DPR 383/1994, […] e mancata compatibilità ambientale ed operatività per l’aeromobile Airbus A 319”.

A tale nota risponde il 23 novembre 2020 la Direzione Generale per gli Aeroporti ed il Trasporto Aereo del MIT, confermando che in merito alle “urgenti verifiche” richieste ha già inoltrato ad ENAC nota con cui chiede di “relazionare con ogni consentita urgenza”.

La missiva, che contiene un chiaro aut aut al soggetto individuato quale responsabile dei procedimenti autorizzativi (ENAC), chiude il cerchio intorno ad un deplorevole ed inammissibile comportamento delle Istituzioni pubbliche che, ben oltre il limite della decenza, per troppo tempo hanno risposto sempre in modo evasivo alle richieste presentate.

Qualora tale negligenza fosse confermata, oltre a pretendere la immediata chiusura dell’aeroporto, c’è da stabilire, fino in fondo, le responsabilità di tale impensabile e ingiustificabile comportamento che si trascina da oltre venti anni, senza che a nessuno, tra coloro che ne avevano facoltà e responsabilità, sia mai venuto in mente di avviare la necessaria verifica amministrativa.

Questa incredibile storia, se i fatti confermano le ipotesi espresse, renderebbe oltre mai grottesco il fatto che viaggiando alla guida delle nostre autovetture non potremmo esimerci dal possedere patente e libretto di circolazione, mentre un aereo in decollo da Firenze, non avrebbe necessità di altra autorizzazione, se non quella rilasciata dalla torre di controllo.

*Fabio Zita

Fabio Zita

Fabio Zita

Fabio Zita, architetto,  fino al 2014 dirigente del Settore VIA della Regione Toscana, membro della Commissione VIA nazionale, ha diretto in seguito il Settore Tutela, riqualificazione e valorizzazione del Paesaggio, coordinando fra l'altro la formazione del Piano Paesaggistico regionale.


mercoledì 26 agosto 2020

Quelle cave sono autorizzate sotto il profilo paesaggistico?

 

Alpi Apuane

L’associazione  ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha inoltrato una specifica istanza di accesso civico, informazioni ambientali e adozione degli opportuni provvedimenti (25 agosto 2020) riguardo la presenza di autorizzazioni paesaggistiche i merito alla Cava Fosso del Cardellino e alla Cava Buca del Fagiano, in Comune di Carrara (MS).

L’attività estrattiva dev’essere necessariamente preceduta da autorizzazione paesaggistica in area tutelata da vincoli ambientali (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.).

Coinvolti il Ministero per i beni e attività culturali e il turismo, la Soprintendenza per archeologia, belle arti e paesaggio di Lucca, il Comune di Carrara, i Carabinieri Forestale.

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus auspica un risolutivo intervento delle amministrazioni pubbliche competenti per chiarire la legittimità o meno delle attività estrattive.

LeAlpi Apuanepossono e devono essere salvaguardate, per la difesa dell’ambiente e della stessa identità delle collettività locali.

         Gruppo d’Intervento Giuridico onlus   

FONTE ARTICOLO https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2020/08/26/quelle-cave-sono-autorizzate-sotto-il-profilo-paesaggistico/