FONTE https://italianostrafirenze.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/01/cementificiopelago_articoloperfq_claudiocantella.pdf
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| Palazzina Cementificio |
Dopo le tante e sciagurate vicende che hanno martoriato e che stanno continuando a
martoriare Firenze negli ultimi tempi - si pensi, solo per citarne alcune di un elenco
lunghissimo: all’
ex Panificio Militare in Via Mariti, distrutto per far posto a un supermercato
che però è crollato in fase di costruzione (facendo peraltro cinque morti); alla
ex Succursale FIAT in Viale Belfiore, distrutta per far ospitare al massiccio Social Hub; all’
ex Teatro Comunale distrutto (in gran parte) per costruire l’ormai tristemente famoso “
Cubo Nero”; alle
tante parti interne degli isolati di matrice medievale dell’ex
Ospedale Militare in Via San Gallo, distrutte per erigere due massicci “pacchettoni di sigarette” edilizi; allo
Stadio Franchi di Pier Luigi Nervi (tutelato culturalmente), fatto oggetto di un'operazione dagli esiti di assai
dubbio valore, per il calcio e per la città, - si profila all’orizzonte l’attuazione dell'ennesimo
scempio, per responsabilità della pressoché sconosciuta
CO.RE.PA.CU. (
Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale) che opera in Toscana per conto del MiC (Ministero
della Cultura).
È dunque la conferma che, ahimé, la storia e la memoria culturale, per la Soprintendenza di
Firenze, non sono un bene da proteggere, conservare e trasmettere. Anzi se ne può fare a
meno e pertanto via con decisioni dubbie, che implicano demolizioni e ricostruzioni indiscriminate (e l’UNESCO dove lo mettiamo?).
È la storia, questa, di un opificio dove dal 1910 si produceva il cemento, a San Francesco
di Pelago, accanto Pontassieve, a dodici chilometri da Firenze, contado produttivo della
capitale toscana.
Infatti, a quanto si apprende dagli atti ufficiali consegnati dalla Soprintendenza di Firenze a
Italia Nostra (prot. SABAP-FI n. 36030 del 12/12/2025), la
CO.RE.PA.CU. della Toscana -
composta dall'arch. Antonella Ranaldi (Sop. ABAP Firenze), dall'arch. Valerio Tesi (Sop.
ABAP Pisa), dall'arch. Gabriele Nannetti (Sop. ABAP Siena), dalla dott.ssa Angela Acordon
(Sop. ABAP Lucca), dal dott. Stefano Casciu (Direzione Regionale Musei) -
ha respinto la
proposta avanzata dall'
arch. Emanuele Masiello, funzionario decano della Soprintendenza
di Firenze,
di assoggettare a tutela culturale - ai sensi dell'art. 10, comma 3, lettera a) e
lettera d) del vigente Codice dei Beni Culturali (D.Lgs. n. 42/2004) - il complesso industriale
dismesso
ex Monsavano poi ex Italcementi e infine Colacem, nel Comune di Pelago (FI), in
quanto da egli ritenuto di interesse "particolarmente importante", sia per la storia della
cultura industriale in Toscana e in Italia, sia per l'apporto fornito alla sua edificazione dal
noto architetto
Gherardo Bosio, autore di molti edifici e piani urbanistici in Albania e in altri
Paesi legati all'Italia durante gli anni '30 del Novecento, nonché di tante altre opere in
Firenze e dintorni, tra cui la pregevole
Club House del
Golf dell'Ugolino.
La proposta
dell’arch. Masiello, di per sé doverosa, appare peraltro giusta e motivata anche per
l'assenza, sull'area dello stabilimento, di tutele paesaggistiche, la qual cosa espone di fatto
il vetusto Cementificio dismesso, di cui sono evidenti i molteplici e documentati pregi, alla
pressoché certa e totale demolizione, a meno che il Comune di Pelago non la impedisca
con suoi atti.
Pertanto, quella assunta dai componenti della CO.RE.PA.CU. è una decisione molto grave,
che parrebbe evidenziare l'esistenza di una realtà allucinante, nella quale il massimo organo
ministeriale che in Toscana dovrebbe provvedere alla tutela del patrimonio culturale, nei fatti
si rende responsabile della sua distruzione.
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| Uffici e Silos |
Nel verbale della riunione tenutasi il 16/11/2025 (e che si rende pubblico insieme alla
presente nota), si legge infatti che “
la commissione, all’unanimità (sic!),
non ravvede motivi
tali da dichiarare di interesse particolarmente importante il bene (sic!)
in oggetto, sia
considerato lo stato conservativo attuale, sia verificato che il progetto originario del Bosio
non risulta riconoscibile, se non in maniera del tutto frammentaria nella Palazzina
dirigenziale, presentandosi l’intero complesso fortemente trasformato nello stato attuale”.
Si tratta però di una motivazione di scarso valore, giacché lo “stato conservativo” non è un
dato che solitamente, per dottrina e per prassi, condiziona le valutazioni di interesse
culturale anche “particolarmente importante” (come dimostrano le tante altre opere in
pessimo stato di conservazione che sono state assoggettate a tutela, tra cui, solo per fare
un noto e vicino esempio, lo
Stabilimento delle Ceramiche Brunelleschi nel Comune di
Pontassieve). Si può peraltro aggiungere che la motivazione della
CO.RE.PA.CU. pare
avulsa dalla reale conoscenza dei fatti, giacché non è vero che l’apporto progettuale di Bosio
sia irriconoscibile, ma è al contrario ben riconoscibile, specie nei silos cementizi che sono
ancora oggi visibili, e che identificano anche da lontano l'immagine architettonica del
complesso. Parrebbe quindi che i membri della
CO.RE.PA.CU. abbiano visionato male (o non
abbiano visionato affatto) la documentazione istruttoria, senza darsi nemmeno la briga di
compiere i doverosi approfondimenti, prima di emettere il verdetto che condanna di fatto il
Cementificio alla sicura demolizione.
Inoltre, si direbbe che sia stata del tutto ignorata la possibilità di recuperare ovvero di
rigenerare l'ex Cementificio, destinandolo a nuovi usi mediante adeguati progetti, come è
stato chiaramente prospettato nei documenti di supporto alla proposta di dichiarazione di
interesse culturale, e come dimostrano le tante valide esperienze compiute in altri contesti
italiani e stranieri.
Insomma, pare che sia del tutto mancata la basilare presa d'atto del valore culturale che l'ex
Cementificio indubbiamente possiede, in quanto bene patrimoniale di una comunità che
anche intorno al grande stabilimento produttivo, ha costruito gran parte della sua identità
storica, nel corso del Novecento.
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| Interno cementificio |
Risulta infatti evidente che Soprintendenza e
CO.RE.PA.CU. non tengono minimamente
conto del valore della memoria, anzi la disconoscono, la annullano rendendo possibile la
cancellazione di ogni traccia fisica che possa richiamarla.
Il che costituisce un fatto scandaloso e avvilente, che non può essere taciuto alla pubblica
opinione, sia per auspicare la revoca della decisione assunta dalla
CO.RE.PA.CU. sia per
richiamare l'attenzione nazionale e mondiale sulla grave situazione d'emergenza che si sta
vivendo a Firenze negli ultimi anni, anche a causa dell'operato della locale Soprintendenza
che, nei suoi vertici, pare inconscia del danno che sta arrecando all'immagine e al prestigio
di una istituzione considerata storicamente benemerita.
Le istituzioni che avrebbero il compito di tutelare i nostri beni rinunciano a questo scopo
primario (ma perché?), non contemplando evidentemente tra i propri compiti l’immateriale
memoria a cui attinge la cultura.
Eppure, i monumenti che costituiscono il nostro ricco patrimonio storico non sono solo quelli
a cui si depongono le corone di fiori ma anche i luoghi che ricordano la vita di donne e
uomini, luoghi che trasmettono orgoglio, testimonianze di cultura del lavoro e del sacrificio.
Claudio Cantella, architetto e urbanista
Pontassieve, 4 gennaio 2026
FONTE ARTICOLO: BLOG ITALIA NOSTRA