VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

CALENDARIO

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giovedì 28 gennaio 2021

Un'idea per l'Ex Cementificio e Area Miniera e Cave Monsavano, elaborata dall'Eco Museo della Montagna Fiorentina

Pubblichiamo l'idea dell'Ecomuseo, aggiungendo che oltre ad essere un'ottima idea, c'è da considerare che per la parte ambientale delle cave, della montagna Monsavano ecc, era già stato presentato a suo tempo (2016) un progetto di RECUPERO AMBIENTALE (documenti pesanti da scaricare)......che ben si presterebbe ad appoggiare questa idea.

Vi ricordiamo di condividere e firmare la PETIZIONE A RIGUARDO QUI. Grz

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Il biglietto da visita della Montagna Fiorentina verso Firenze si colloca proprio alla confluenza della Sieve con l’Arno in quella lingua di terra alla base della montagna dove sorge l'ex Cementificio e spicca il Monsavano con le sua cava di estrazione mineraria: un luogo che presenta anche una notevole importanza ecosistemica per la presenza dei due fiumi e la presenza di terrazzamenti olivati e varietà botaniche interessanti come l’abbondante ginestra. La nostra proposta pone una visione diversa sulla gestione dell’area che vada a considerare tutti gli aspetti già presenti, che coinvolga la cittadinanza e coloro che vi hanno lavorato in passato, e che tramite una riqualificazione, adeguamento, bonifica e messa in sicurezza dei vari ambienti e delle strutture esistenti porti alla realizzazione di un Parco Minerario delle Arti Estrattive.

Questo porterebbe un indotto lavorativo sul territorio con una ricaduta economica diretta sulla popolazione locale, oltre che rappresentare un antenna, un punto di riferimento per tutto il territorio dove non c’è niente di simile.

 

Gli scopi principali della nostra proposta si muovono su due livelli:

  • Scopo educativo culturale: tutti siamo più o meno consapevoli dell'importanza per la civiltà moderna del cemento ma poche persone sanno da dove viene, come si fa, i metodi di estrazione e lavorazione, l'impatto ambientale e sociale. La storia del cemento ha radici proprio in Italia con la civiltà Romana e si è evoluta fino ad oggi restando costantemente utilizzato dall’uomo per le sue opere.  Sarebbero coinvolte non solo le scuole dell’obbligo, con percorsi a tema adatti a diverse fasce di età ma anche professionisti, tecnici e studenti universitari allestendo spazi appositi con laboratori e test sui materiali e le sue diverse declinazioni. Un'area espositiva dedicata ai prodotti minerari dai quali si ricavano gli ingredienti per un conglomerato cementizio permetterà di espandere gli argomenti trattati alla particolare condizione geologica della Valdisieve e Valdarno, con tutte le implicazioni didattiche sui movimenti sismici e lo studio degli smottamenti, ma anche sull’importanza di un suolo sano, ricco e vivo in ambito agricolo.
  • Scopo economico e di sviluppo: la realizzazione di un Parco Minerario al posto della miniera significherebbe dotare l'area di una peculiarità, che se giustamente utilizzata, potrà sviluppare un indotto economico importante aumentando la fruizione turistica dell'intera zona, oltre che dare direttamente lavoro a un numero considerevole di operatori addetti alla fruizione, alle attività didattiche, alle visite, alla manutenzione, allo studio ed alla promozione dell’area, alla creazione di eventi su tematiche varie offrendo così lavoro a figure professionali di una ampia gamma di preparazione culturale e specialistica.

Di seguito come proponiamo di realizzare il complesso:

 

L'area dedicata alla lavorazione del materiale ed altri edifici, debitamente attrezzati e adattati in parte all'accoglienza turistica ed in parte alla fruizione e alle visite, potrebbero sia valorizzare la storia dell’estrazione in questi luoghi e di chi ci ha lavorato, sia affrontare le criticità ambientali ed i risvolti negativi per inquinamento, rischi sul lavoro, trasformazione del territorio. Un' Area così strutturata ed organizzata potrà caratterizzare da un punto di vista turistico, socio-culturale e scientifico il territorio divenendo un polo attrattivo importante avendo tutte le caratteristiche necessarie: argomento interessante, raggiungibilità, originalità, facilità di fruizione.

 

Le aree invece destinate alle opere di estrazione vera e propria dovrebbero essere messe in sicurezza e rese visitabili. La particolarità della cava del Monsavano sta sia nella vista mozzafiato delle aree esterne in vetta al promontorio, e già utilizzata da molte persone che utilizzano le viabilità per passeggiate, escursioni, attività sportive, sia la miniera sottostante con il dedalo di caverne e gallerie artificiali create nel ventre del monte che consentono visite dalla grande suggestione, oltre ad essere luoghi di osservazione e di studio per appassionati e scienziati.

Questa nostra idea-proposta si potrà inquadrare nel contesto della legge Legge regionale 25 febbraio 2010, n. 21 Testo unico delle disposizioni in materia di beni, istituti e attività culturali. che delinea le attività ecomuseali, ne definisce gli alti scopi e ne permette il finanziamento.

La parte di azione di ristrutturazione e adeguamento delle strutture esistenti potrebbero essere inseriti

nelle misure di imprenditoria giovanile partecipando a Bandi Contributi a Fondo perduto godendo di

agevolazioni e fideiussioni finalizzate allo sviluppo di imprese e di creazione posti di lavoro che la regione Toscana mette in campo.

Non ultimo parte delle attività di ripristino ambientale della cava e della miniera potrebbero essere

modificate nel senso di un ripristino conservativo finalizzato alla fruizione nell’ottica di un Parco Minerario e Geologico con importante risparmio di risorse economiche altrimenti dedicate a far scomparire la cava e la miniera sottostante.

 

PARCO MINERARIO E DELLE ARTI ESTRATTIVE - POLO INTERNAZIONALE

 

Un centro di questo tipo, che valorizzi le strutture esistenti reimpiegandole come sedi di accoglienza turistica e congressuale, spazi espositivi per le aziende del territorio, ufficio informazioni e prenotazioni turistiche e dei servizi della Montagna Fiorentina, spazi museali e che consentisse l’accesso in sicurezza alle gallerie presenti sotto Monsavano sia per turisti sia per speleologi, visitatori, scuole, ricercatori, diverrebbe un importante Polo Internazionale di attrazione turistica, culturale e sociale, nonché sede per distaccamenti universitari di Geologia, Architettura, Ingegneria, Scienze Forestali... con indotto socio- economico sul territorio notevole ed impiego di numerose categorie professionali anche nuove ed innovative. La vicina Stazione delle Ferrovie di Pontassieve inoltre potrebbe essere messa in collegamento con il sistema ciclopedonale già esistente lungo la Sieve dal lato di Pontassieve.

Dunque l'intera area diventerebbe un “portale di ingresso” a 360°nelle tipicità, bellezze, valenze agricole, forestali, storiche, paesaggistiche e salutari della Montagna Fiorentina e della Val di Sieve viste non più come zone anonime di transito verso il Valdarno, il Casentino il Mugello e verso Firenze e Arezzo ma come luoghi di interesse dove star bene, dove ritrovare eccellenze uniche e dove vivere e lavorare al meglio!


lunedì 9 luglio 2018

Firenze: dal fallimento delle infrastrutture ad una nuova progettazione della città Università e cittadini collaborano e chiamano la politica alle sue responsabilità

COMUNICATO STAMPA

Firenze, 6 luglio 2018

Il gruppo di lavoro dell’Università di Firenze, DiDA-LaPEI*, con la partecipazione di tecnici ed esperti del Comitato NoTunnel TAV di Firenze, sta avviando una nuova fase di lavoro sulla mobilità sostenibile dopo il disastro acclarato della politica delle infrastrutture toscane e in particolare nell’area metropolitana fiorentina. Il sostanziale abbandono del progetto di inceneritore a Case Passerini, l’irrealizzabilità tecnica del nuovo aeroporto afflitto da oltre 140 prescrizioni della VIA, il fermo ai lavori del sottoattraversamento TAV, i costi e le polemiche che riguardano le tranvie in fase di realizzazione fanno nascere spazi e opportunità per trovare una efficace soluzione dei problemi della mobilità.
Dovrebbe ormai essere chiaro che tutti gli enormi problemi infrastrutturali dell’area fiorentina sono figli della totale carenza di programmazione e progettazione del territorio: aeroporto e tunnel TAV sono stati mantenuti in vita solo grazie ai ricatti incrociati delle correnti del Partito Democratico che avevano interessi legati a cordate diverse di costruttori; le tranvie sono state assunte e realizzate senza alcuna analisi, delegando ai costruttori e ai loro interessi ogni decisione in merito; la privatizzazione dell’ATAF e del trasporto pubblico toscano sta creando un soggetto privato monopolista cui la politica degli enti locali non potrà che inchinarsi.
Ulteriore dimostrazione del disastro in atto è la situazione economica di questi progetti: le tranvie fiorentine hanno battuto ogni record risultando più care di una metropolitana, il sottoattraversamento sta subendo aumenti dei costi che vedono il triplicamento dei preventivi iniziali e il fallimento di ben due colossi delle costruzioni italiane (Coopsette e Condotte SpA).
Insomma l’esito disastroso dei trasporti in Toscana si potrebbe riassumere nella locuzione “privatizzazione della politica a favore di pochissimi soggetti”. Il caos da grande metropoli che attanaglia una città di medie dimensioni come Firenze ne è la sanzione.
Il gruppo coordinato dal Dipartimento di Architettura (DiDA) dell’Università si propone l’obiettivo di iniziare una vera progettazione dei trasporti nell’area fiorentina in base ad una concreta sostenibilità ambientale, urbanistica, economica e sociale, una verifica e un ampliamento del modello di mobilità su ferro, elaborato a suo tempo, che prevedeva il riutilizzo delle infrastrutture esistenti (metrotreno o tram-treno), la riqualificazione delle opere già realizzate per contenerne i problemi (es. l’invasività di tranvie in sedi completamente protette), lo studio di soluzioni ai problemi di impatto provocati da quanto realizzato fino ad oggi (impatto sulla falda a Campo Marte e alla “stazione Foster”), l’avvio di un dibattito per trovare una destinazione utile e sensata a quanto realizzato ai Macelli.
Intenzione del gruppo è di avere un incontro con il nuovo ministro dei trasporti per poter mostrare le proposte già elaborate con la partecipazione dei cittadini negli anni passati e di illustrare tutti i problemi che la mancanza di pianificazione ha creato fino ad oggi.

*Dipartimento Di Architettura, Laboratorio Ecologico Degli Insediamenti

Comitato No Tunnel TAV Firenze
338 3092948

mercoledì 26 ottobre 2016

COMUNICATO STAMPA Le associazioni ambientaliste e l’Università di Firenze scrivono a Rossi e Nardella per parlare di TAV

COMUNICATO STAMPA

Firenze, 26 ottobre 2016

Le associazioni ambientaliste e l’Università di Firenze scrivono a Rossi e Nardella per parlare di TAV

L’Università di Firenze (LAPEI/DiDA) e le associazioni ambientiste fiorentine scrivono al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e al Sindaco Dario Nardella per chiedere un incontro in cui sia possibile presentare differenti scenari nei trasporti su ferro nell’area fiorentina.
L’abbandono del progetto di Passante AV è la sanzione di quanto sostenuto da tempo dalle associazioni stesse: il progetto di sottoattraversamento fiorentino è oggettivamente insostenibile da un punto di vista economico, ambientale, trasportistico.
Negli anni passati il gruppo di tecnici, coordinato dal professor Alberto Ziparo, non ha solo analizzato il progetto che si sta abbandonando, ma ha disegnato scenari che possono essere utili per risolvere il problema sia dei treni AV, sia dei treni regionali e metropolitani.
Per l’individuazione della stazione dei treni a lungo percorso (quelli che non terminano o nascono da Firenze) c’è la proposta di situarla nella zona prossima all’attuale fermata Firenze Statuto, dove ci sarebbero gli spazi sufficienti per nuovi binari e marciapiedi, dove i locali inutilizzati dell’ex deposito locomotive (ottimo esempio di archeologia industriale da recuperare) potrebbero ospitare i servizi per i viaggiatori; il terrapieno su cui poggia la sede ferroviaria potrebbe essere utilizzato ricavandone varchi che mettano in collegamento tra loro varie parti della città e queste con le infrastrutture di mobilità su ferro. 
La vicinanza alla stazione di Santa Maria Novella potrebbe consentire con questa collegamenti di tipo aeroportuale con tapis roulant e un rapido collegamento con tutte le direttrici del servizio regionale prevedendo la fermata dei treni aventi origine o termine a Santa Maria Novella.
La richiesta di incontro vuole soprattutto riportare la progettazione della città e della sua mobilità nell’ambito locale, evitando di attendere passivamente le decisioni della Ferrovie; la collettività deve essere motore di dibattito e di programmazione del vivere e del muoversi. Nessuno conosce la città meglio di chi la abita.

Al link è possibile scaricare immagini delle proposte: 
https://drive.google.com/open?id=0B0KskrB6Ru6SMWc1ZVhFU3I5LUE


LAPEI/DiDA/Università di Firenze
FAI
Italia Nostra
Legambiente
Rete dei Comitati in Difesa del Territorio
Comitato No Tunnel TAV

info: 338 3092948

martedì 9 agosto 2016

TAV: Binari in più per i treni? Eccoli, in superficie


COMUNICATO STAMPA COMITATO NO TUNNEL TAV

le cure

Una piccola delegazione del comitato No Tunnel TAV di Firenze, con l’assistenza dell’ingegner Vincenzo Abruzzo e del professor Giorgio Pizziolo, ha condotto una breve visita nei Giardini dell’Orticultura accanto ai quali passano i binari della linea da Firenze Campo Marte a Firenze Santa Maria Novella.
È stato mostrato visivamente come ci sia la possibilità di realizzare un altro binario (il quinto) accanto a quelli esistenti con lavori certamente importanti, ma molto meno invasivi che non scavando tunnel in area urbana. L’allargamento di una galleria di poche decine di metri sotto la via Bolognese e il sacrificio di pochi piccoli annessi privati sarebbero ripagati dalla velocità di realizzare l’opera con costi molto contenuti. Se si volesse realizzare un sesto binario accanto ai due binari della linea da Campo Marte a Firenze Rifredi si avrebbe il sacrificio di un paio di edifici vicino alle Cure e la necessità di un tunnel, accanto a quello esistente, di 480 metri di lunghezza; non si avrebbero impatti sulla falda né rischi di cedimenti non essendoci terreni alluvionali.
La semplicità ed efficacia di questo progetto è nota ormai da 16 anni, ma la politica fiorentina ha voluto tenere gli occhi ermeticamente chiusi sull’elegante semplicità di un progetto che cerca di essere il meno invasivo possibile basandosi soprattutto sul riuso di quanto esistente.
Statuto come fermata per i treni a lunga percorrenza avrebbe il vantaggio di essere vicina a Santa Maria Novella (raggiungibile con un tapis roulant o con treni regionali), vicina alla Fortezza da Basso e molto centrale, il terrapieno sotto di essa sarebbe facilmente scavabile per realizzare servizi di fermata bus e taxi e collegare le parti di città attualmente separate dalla ferrovia. Gli edifici adesso abbandonati dell’ex deposito locomotori potrebbero essere riutilizzati per servizi ai viaggiatori.
L’ottenimento di un fascio di sei binari tra Firenze Campo Marte da una parte e Santa Maria Novella e Rifredi dall’altra consentirebbe non solo una linea dedicata all’alta velocità, ma due binari per il servizio dei treni regionali e due binari per un servizio di metrotreno urbano con fermate alle Cure, all’Orticultura, a Statuto per poi collegarsi a Santa Maria Novella e al restante servizio ferroviario toscano e nazionale.
Una proposta semplice, fattibile davvero in poco tempo (due anni con cantieri normali, cioè gestiti come appalti tradizionali senza la presenza di soggetti criminogeni come il general contractor) che è stata ottusamente e colpevolmente ignorata dalla politica ufficiale fiorentina e toscana.
L’eleganza e la modernità di questo progetto (che si basa sul riutilizzo e perciò è molto attento agli aspetti ambientali e ai cambiamenti climatici)  cozza contro le fantasmagoriche dichiarazioni politiche che si susseguono in questi giorni su minitunnel, stazioni sotterranee sotto Santa Maria Novella, tunnel senza stazione; ciò nasconde solo lo scoramento di chi vede venti anni delle proprie politiche dei trasporti a Firenze naufragare sotto l’IMPOSSIBILITÀ di realizzare i due tunnel previsti dal proprio progetto adesso felicemente abbandonato.
Una ultima notazione che ci sembra però quella più politicamente rilevante: l’ottuso silenzio di Regione, Comune, Partito Democratico, sindacati confederali su questa ipotesi di superficie ci pare il sintomo di una profonda crisi della democrazia; quando si ignora con accanimento ciò che la cittadinanza attiva elabora e propone, allora davvero c’è da chiedersi dove stia andando la politica.

Comitato No Tunnel TAV Firenze
Firenze, 27 luglio 2016