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martedì 23 luglio 2019

COMUNICATO STAMPA: Idra saluta Raffaele Cantone che lascia l’ANAC: vani a Firenze gli ammonimenti dell’Autorità dopo gli esposti sulla cantierizzazione TAV

Idra non dimentica. 
E dopo l’ultima audizione all’ANAC sulla TAV di Firenze, di fronte allo stesso Cantone, il 2 agosto 2016, insieme all’ing. Ivan Cicconi e all’ing. Angelo Tartaglia, non è forse superfluo ricordare le parole spese nella circostanza dal magistrato incaricato di un così alto ufficio.
Dopo aver elogiato Idra per l’attività di monitoraggio dell’esecuzione dell’opera che aveva permesso all’ANAC di aprire un’istruttoria concretizzatasi poi in un corposo documento (la Deliberazione 61 del 2015) inviato anche alla Corte dei Conti per alcuni mancati riscontri alle indicazioni fornite dall’Autorità, il presidente dell’ANAC ebbe a chiarire, rispetto al tema delicatissimo e strategico dell’architettura finanziaria dell’opera, caratterizzata da questa curiosa figura del ‘contraente generale’: “A Firenze è stato fatto un errore a monte. Ma a noi non spetta la valutazione a monte. Sul resto, abbiamo fatto tutto quello che la legge ci dà la possibilità di fare. Del resto, è una vicenda che io ho definito paradimatica del peggio possibile in Italia”. E incoraggiò l’associazione fiorentina a proseguire nella propria attività di sorveglianza: “Io credo che in questo momento storico per voi ci sia un’occasione importante: la project review che si prospetta a Firenze, se la scelta è intelligente, è l’occasione per rimettere in discussione le scelte. Il contributo che chiediamo a voi che siete sul territorio è di monitorare quello che succede d’ora in poi. Da parte nostra abbiamo stigmatizzato tutto ciò che c’era da stigmatizzare, abbiamo trasmesso i nostri atti nelle sedi competenti. Adesso sta a voi, visto che state sul territorio, continuare a monitorare e a segnalare”.
Già Il 27 ottobre 2014 del resto, presenti in quella circostanza l’ing. Ivan Cicconi e il giudice Ferdinando Imposimato, Idra aveva ottenuto una prima audizione presso l’ANAC: e Raffaele Cantone volle comunque venire a salutare il suo illustre conterraneo, già ripetutamente membro di Commissioni parlamentari antimafia.
Idra non ha mancato di seguire il suggerimento di Cantone, appellandosi spesso - e documenti alla mano - alle autorità locali: ma il sindaco di Firenze Dario Nardella e il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi non si sono mai degnati di neppure rispondere alle istanze formali via via trasmesse dall’Associazione. Se poi qualche project review ha avuto luogo a Firenze, né Idra né – per quanto ci risulta – altri soggetti di cittadinanza attiva sono mai stati invitati a conoscerne i dettagli, tanto meno a portare propri contributi.
Chissà, forse un giorno tutta questa documentazione servirà a tracciare le responsabilità di ciascuno. E dire che il ‘modello Toscana’ ha ricevuto sulla TAV una pesante sanzione morale, se non strettamente materiale, quando si è affrontato in sede contabile il danno ambientale ed erariale acclarato in Mugello e a Sesto Fiorentino: la Corte dei Conti della Toscana ha condannato (ma – fortuna loro - prescrivendoli) dirigenti centrali, e politici di rango della Regione Toscana come Vannino Chiti e Claudio Martini, per avere approvato progetti rivelatisi perniciosi “agendo con censurabile superficialità, insolita pervicacia ed in violazione ad elementari norme di diligenza”.
Per non farci mancar niente, di nuovo sulla scena del capoluogo, capitale della cultura e patrimonio Unesco, la ‘grande opera’ portata in città non ha voluto deludere le attese: già agli esordi sono emersi – secondo la provvida denuncia della Direzione Distrettuale Antimafia – conci da costruzione fuori norma, una costosissima fresa taroccata, e nuovi regali al Mugello sotto forma di traffico di rifiuti con sospetta presenza della camorra campana.

Via Giano della Bella 7, 50124 FIRENZE, Tel. 055.22.39.92, 055.233.76.65, 320.053.52.58

giovedì 3 novembre 2016

Appalti «diabolici» come e più di prima. Inutile l’Anac di Cantone

Grandi Opere. Gli ultimi scandali nel settore dimostrano che l'Autorità anti-corruzione così com'è non serve


  
Non sorprende l’ennesimo scandalo sulle Grandi Opere. È un settore che necessiterebbe di una radicale bonifica politica, gestionale e normativa; ma in cui – al di là della formale abrogazione della “criminogena” Legge Obiettivo – tutto prosegue come e più di prima. Confermando anche la sostanziale inutilità – o peggio la funzione di “foglia di fico” – dell’Anac, l’Autorità nazionale anti-corruzione diretta da Raffaele Cantone.

Il comparto è infatti controllato da un oligopolio di imprese, banche e finanziarie infiltrato da associazionismi speculativi di tutti i tipi, che assume l’appalto di un’opera, consorziandosi, con alternanza tra grandi imprese per la direzione. E quindi – ancora con i meccanismi della legge Obiettivo – mette in piedi un meccanismo in grado di decidere quasi tutto, nonché di attrarre ingenti flussi di capitale, disponendo così di un immenso potere di condizionamento su politica e enti locali; fino alla capacità di imporre anche la più inutile e dannosa delle opere.
Spesso poi la necessità di abbattere tempi e costi aggiunge il sovramercato della cattiva progettazione e dell’ipersemplificazione illecita delle procedure. Valutazioni d’impatto ambientale (Via) inesistenti o fasulle; vincoli paesaggistici ignorati; o si «semplificano o simulano» le conferenze dei servizi. Un quadro di illegalità diffusa in cui, oltre a comandare la corruttela, si favorisce l’infiltrazione di mafia e ’ndrangheta.

Come dimostrano diverse inchieste giudiziarie, figure «affidabili» per il sistema assumono posti-chiave e quindi impongono decisioni, anche anomale e bizzarre. In non pochi casi pezzi di opere – o gli interi manufatti – sono decise da «accordi diabolici», con determinazioni condizionanti per la governance. Come nel caso del sottoattraversamento Tav di Firenze, di cui Ferrovie ammette finalmente l’inutilità e gli impatti, prospettando un nuovo progetto di superficie; ma senza cancellare il tunnel sotto il centro storico: uno spreco e un regalone alle lobby degli escavatori.

Il nuovo Codice degli Appalti doveva segnare una svolta, anche per il previsto ritorno alla pianificazione; ma è bloccato dalla mancanza dei molti provvedimenti attuativi. Continua invece a imperversare «l’eterna emergenza» che facilita sprechi, corruttele e criminalità alimentato – oltre che dalla «sopravvivenza» della Legge Obiettivo – dallo Sblocca Italia e del Decreto Madia. Materia su cui un’eventuale vittoria del Sì al referendum accentuerebbe confusione e distorsioni.

I casi di questi giorni (L’AV Milano-Genova, il People Mover di Pisa e l’eterna Salerno-Reggio Calabria, i cui lavori non finiranno, ma s’interromperanno a fine anno, con parata governativa di copertura dell’imbroglio), compreso ciò che la procura di Reggio Calabria ha rilevato su Expo nell’ambito di varie inchieste di ‘ndrangheta («oltre il 70% dei lavori eseguito da quel tipo di impresa»), dimostrano che l’Anac o si cambia o si chiude. Così com’è è inutile, anche per il suo clamoroso sottodimensionamento: ha accettato compiti e funzioni che avrebbero bisogno di 10 mila addetti. Certo, copre con dichiarazioni d’intenti e azioni inefficaci la prosecuzione di sprechi e corruttele. Anche le minacce di «commissariare» le opere crediamo facciano ridere gli interessati: come nel caso dell’Expo, l’eventuale commissario si trova a «lavorare con i soliti»,con l’esclusione magari di qualche dirigente «troppo esposto».

Specie quando un’opera – in tutto o in parte – è stata decisa per favorire determinate presenze, e in genere quando si deve davvero “bonificare” – l’unica strada è costituita dall’interruzione dei flussi di denaro; ovvero dell’annullamento dei contratti e dei relativi appalti.

FONTE IL MANIFESTO: http://ilmanifesto.info/appalti-diabolici-come-e-piu-di-prima-inutile-lanac-di-cantone/

giovedì 18 agosto 2016

Tav, Anac porta il caso delle terre di scavo alla Corte dei Conti

Tav, Anac porta il caso delle terre di scavo alla Corte dei Conti
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Cantone: "Costo su del 9,6% andamento anomalo della commessa" 
Tav, Anac porta il caso delle terre di scavo alla Corte dei Conti
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Di Redazione Firenze Today
- 5 Agosto 2016 -
L'Alta velocità fiorentina continua a far preoccupare l'Autorita' nazionale anticorruzione, in primis il suo presidente Raffaele Cantone. E il caso del piano per l'utilizzo delle terre di scavo assieme al mancato rinnovo dell'autorizzazione paesaggistica finisce alla Procura della Corte dei Conti.
Nella relazione depositata nei giorni scorsi in Parlamento, Cantone ripercorrendo la delibera diramata da Anac contesta essenzialmente due punti alla realizzazione della linea per i Frecciarossa e i treni Italo. In particolare modo per la costante grande incognita del passante di Firenze, il sottoattraversamento che è tornato in discussione su input del sindaco, Dario Nardella. A entrare nel mirino sono il prezzo e l'attività approssimativa di vigilanza sull'opera. 
"L'autorità- si legge nel documento- ha rilevato come la realizzazione dell'opera presenti un significativo aumento contrattuale (9,6% circa), per effetto di modifiche introdotte in corso d'opera ed enormi ritardi, dovuti soprattutto al fermo dei lavori determinatosi per lo scavo del passante". 
Una colpa da imputare alla "mancata approvazione del piano di utilizzo delle terre e alla necessità di rinnovo dell'autorizzazione paesaggistica per il tratto sud del medesimo passante". La rilevanza ulteriore, tuttavia, è rappresentata dal contenzioso che si e' creato a causa, e qui Cantone non usa mezze parole, "principalmente sull'andamento anomalo della commessa, destinato oltretutto ad aumentare per il permanere di uno stato di sospensione di gran parte delle attività, che lascia presupporre la formulazione di ulteriori richieste economiche". Fin qui il capitolo strettamente finanziario che si ricollega a quello del monitoraggio della corretta realizzazione dell'opera. Ma c'è dell'altro. 

 "In relazione alle circostanze registratesi nel corso dell'appalto - si legge ancora- oggetto di indagini giudiziarie, l'Autorità ha rilevato come le stesse abbiano evidenziato un'attività di controllo preventiva da parte della Direzione dei lavori e dell'alta sorveglianza, soprattutto precedentemente all'intervento della Procura della Repubblica di Firenze, non del tutto idonea ad assicurarne la piena efficacia".
Con delle conseguenze nocive significative, perchè ciò ha lasciato "margini per comportamenti dei soggetti preposti all'esecuzione finalizzati a conseguire maggiori utili a discapito di una minore qualità dell'opera".
La sommatoria di queste criticità ha spinto l'Anac, in sede di deliberazione, a prevede un monitoraggio per seguire i successivi sviluppi e riservandosi ulteriori misure. "Atteso che l'attività di monitoraggio ha messo in evidenza che le criticità connesse alla mancata approvazione del richiamato piano di utilizzo delle terre e al mancato rinnovo dell'autorizzazione paesaggistica non erano ancora state superate- evidenzia Cantone- si è proceduto all'invio della delibera alla procura della Corte dei conti". 
(Agenzia Dire).
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giovedì 4 agosto 2016

TAV:IDRA DA CANTONE “CI DA’ RAGIONE MA HA POCHI POTERI”

idra

🔈Una delegazione dell’associazione ecologista fiorentina Idra è stata ricevuta in audizione ieri a Roma dal presidente dell’ANAC, l’autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone.

L’autorità, che aveva aperto sul nodo alta velocità di Firenze un istruttoria  a seguito degli esposti trasmessi da Idra nell’estate del 2014, ha reso note a Luglio 2015 le prime risultanze della propria attività di verifica (deliberazione 61 del 2015), dopo aver assunto una netta posizione – costituendosi parte civile – nel procedimento penale apertosi a Maggio 2015 a Firenze sulla gestione degli appalti per l’Alta Velocità nella città cara all’Unesco, dove gravi imputazioni sono contestate sulla scorta dell’inchiesta sui lavori di sottoattraversamento avviata dalla Direzione Distrettuale Antimafia.
Preso atto del mancato superamento di talune delle situazioni di criticità rilevate in sede di deliberazione, l’ANAC ha trasmesso lo scorso Marzo anche alla Procura Regionale della Corte dei Conti presso la sezione giurisdizionale per la Toscana la segnalazione delle criticità rilevate.
“Uno dei limiti che abbiamo riscontrato anche nell’incontro di ieri con Cantone è che nonostante lui abbia denunciato tutte queste anomalie non se ne viene comunque a capo” ha dichiarato il presidente di Idra Girolamo dell’Olio, lamentando il fatto che “l’autorità sembra prigioniera di meccanismi burocratici che non le permettono di fare altro che stigmatizzare.”
Dell’Olio si è detto rattristato di come nonostante Cantone sarebbe a sua detta cosciente del fatto che il caso di Firenze sia “paradigmatico del peggio che si può fare in Italia” e si sia dimostrato sostanzialmente d’accordo con le valutazioni globali dell’associazione, abbia comunque le mani legate. “Chi fa determinate cose appare prigioniero di un meccanismo che non lo può fare andare più in la ” ha ribadito il presidente.
Esito negativo anche per quanto riguarda la richiesta, ribadita più volte, da parte dell’associazione di far sparire la figura del general contractor “Non ha potuto darci soddisfazione nella richiesta che siamo tornati a fare, quella che scompaia definitivamente la figura del  contraente generale. Su questo ha detto che non si può fare niente” ha affermato dell’Olio a riguardo.
I passi futuri in direzione di una svolta alla situazione dell’alta velocità, definita sostanzialmente un “falso mito” basato su tecnologie esistenti da decenni, secondo l’esponente di Idra, non dovranno comprendere rivisitazioni del progetto già esistente, ma “marcare una differenza di metodo, approccio sostanziale. Si parla di riconversione.”
“Non vogliamo che si cambi tutto perché non si cambi nulla.” ha concluso.
Ascolta l’intervista a Girolamo dell’Olio a cura di Raffaele Palumbo



lunedì 29 febbraio 2016

COMUNICATO STAMPA: Il Passante TAV nell'audizione di Cantone, il silenzio imbarazzato della Regione

COMUNICATO STAMPA

Firenze, 25 febbraio 2016

Il Passante TAV nell'audizione di Cantone, il silenzio imbarazzato della Regione

Il Comitato NO Tunnel TAV di Firenze ha letto con sconcerto i comunicati stampa emessi dalla Regione Toscana dopo l'audizione in Quarta Commissione del Presidente dell'ANAC Raffaele Cantone; pare che il magistrato abbia parlato di tutto fuorché di TAV.
Al contrario le testimonianze di chi ha partecipato dicono che Cantone ha ribadito alcune critiche radicali che gli oppositori a questa opera avevano fatto da tempo:
  • che la figura del General Contractor è criminogena; questa è al centro delle modalità dell'assegnazione dei lavori della linea TAV fiorentina, ha prodotto due inchieste che la maggioranza in Regione sembra voler rimuovere dalla memoria
  • che le “grandi incompiute” in Italia dipendono proprio dagli errori fatti in fase autorizzativa e progettuale, cosa di cui il Passante fiorentino è esempio magistrale
  • che la VIA (valutazione di impatto ambientale) sul progetto andrebbe rifatta, cosa che i comitati dicono da innumerevoli anni
  • che è totalmente mancato un processo partecipativo per la scelta di questo progetto, imposto alla cittadinanza e in seguito tenuto in semiclandestinità per quasi un decennio
  • che, sempre secondo Cantone, le terre di scavo prodotte dalla fresa sono “inequivocabilmente rifiuti”. Questo particolare stride sinistramente con le dichiarazioni dell'AD di RFI Maurizio Gentile che parla di prossimo pronunciamento favorevole del Ministero dei Beni Ambientali; forse le maglie allargate dallo Sblocca Italia trasformeranno i rifiuti in caramelle?
  • che la Corte dei Conti avrebbe avviato una inchiesta per danno erariale a seguito dell'aumento vertiginoso dei costi
Su questi argomenti la Regione tace accuratamente e si nasconde dietro un accordo con l'ANAC che ha più elementi propagandistici che di sostanza se, contemporaneamente, non si ha il coraggio per intervenire sulla cancrena rappresentata da opere come il Passante TAV.
Il Comitato stigmatizza anche la segretezza con cui vengono svolte queste audizioni; non solo non è stato possibile partecipare alla seduta, ma non è stato nemmeno concesso lo streaming video. Chi interessato dovrà attendere settimane che la trascrizione della seduta sia pronta. Queste ultime forse sono cose minime, ma inequivocabile segno di poca trasparenza, di poco rispetto per chi intende partecipare alla vita politica, probabilmente di timore che possano emergere particolari imbarazzanti per questa maggioranza così imbarazzata da megaprogetti così malfatti e contestati nonché da comportamenti quali quelli che portarono alla rimozione del dirigente regionale Fabio Zita.
Insomma pare che il Governo della Regione voglia procedere a testa bassa, ad occhi chiusi, ad orecchie tappate su questo indecente progetto.
Una bella prospettiva.

Comitato No Tunnel TAV Firenze
338 3092948

Raffaele Cantone, no Tav onorario a Firenze


Raffaele Cantone a Firenze per firma accordo trasparenza appalti pubblici

di  | 26 febbraio 2016
Quello dei cantieri fiorentini della Tav è un “problema tutto italiano, tipico del nostro Paese e del nostro sistema di appalti pubblici. Un caso emblematico che non ci fa onore”. Così ieri Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione durante l’audizione che si è tenuta davanti alla Commissione ambiente del Consiglio regionale. Cantone ha ripercorso tutti i guai del grande appalto dell’Alta velocità a Firenze vinto dalle cooperative rosse: una programmazione “come al solito carente“, un aumento contrattuale molto elevato che ha comportato “enormi ritardi”, un contenzioso “rilevante, con 300 milioni di riserve, ancora non riconosciuto ma comunque pesantissimo” e, non ultima, la “difficoltà ad interfacciarsi con i cittadini” con le istituzioni locali, in primis Comune e Regione che sulla trasparenza continuano a fare orecchi da mercante.
Per la Procura di Firenze i cantieri Tav sono da tempo “un concentrato di illegalità”, come hanno scritto nel dispositivo che ha chiuso un’inchiesta nata con l’arresto dell’ex presidente di Italferr Maria Rita Lorenzetti, già presidente della Regione Umbria in quota Partito Democratico. Le accuse dei pm sull’appalto per costruire il tunnel e la stazione sotterranea di Firenze vanno da associazione a delinquere, corruzione, frode in forniture pubbliche, falso e truffa con un ruolo importante dei casalesi nello smaltire i rifiuti.
Raffaele Cantone ripercorre davanti ai consiglieri regionali quello che la politica toscana continua a negare da anni ai cittadini attivi nel Comitato No Tunnel Tav, ovvero che l’appalto così come è stato pensato e realizzato non va. Il magistato anticorruzione ha ribadito quanto vergato lo scorso 4 agosto nella relazione Anac su Firenze in cui si afferma che sono mancati gli “adeguati controlli” da parte degli enti pubblici preposti e che le “criticità emerse dalle indagini della Procura non possono ritenersi del tutto superate”. Tra queste i permessi scaduti, i vertici delle società arrestati, chi per corruzione chi per associazione a delinquere, chi per abuso d’ufficio, chi per tutti e tre i reati e per altri ancora. L’opera doveva costare poco più di 500 milioni, è lievitata fino a 750 prima di essere bloccata e “registrerà ulteriori incrementi”. Inoltre il materiale utilizzato nei cantieri è “privo della qualità richiesta” e l’opera “sotto-attraversa il centro cittadino, interferendo con la falda idrica” come si evince anche dai “dissesti che hanno interessato la scuola Rosai confermando la delicatezza del contesto”. E infine l’accusa peggiore: Cantone mette nero su bianco come “i comportamenti dei soggetti preposti all’esecuzione sono finalizzati a conseguire maggiori utili a discapito di una minore qualità dell’opera”. Considerato il danno erariale l’Anac trasmetterà nei prossimi giorni il dossier Tav alla Corte dei Conti.
Tutto ciò è disarmante e allontana ancora più i cittadini dalla politica, dagli amministratori locali che a Firenze e in Toscana, da sempre, hanno fatto finta di non vedere ciò che accadeva sotto i loro occhi nonostante le denunce dei NoTav prima e della magistratura poi. Ancora oggi nessuno amministratore interviene nel dibattito se non per dire che i “lavori riprendano quanto prima”, come dichiarò alla Nazione Enrico Rossi il giorno del sequestro dei cantieri, in una sorta di riflesso pavloviano in cui la ragione e il buon senso sembrano smarriti per sempre.
A margine dell’incontro di Raffaele Cantone – la cui diretta streaming non è stata diffusa, e non fatichiamo a capire il perché, dal presidente della Commissione Stefano Baccelli (Pd), con l’opposizione di M5S e SìToscana -, il Comitato No Tunnel Tav ha raccolto alcune testimonianze di chi vi ha partecipato e ha reso pubbliche altre criticità emerse nell’audizione. Per i No Tav l’Autorità anticorruzione ha ribadito alcune critiche radicali alla grande opera a partire “dalla figura del General Contractor”, definita “criminogena”; che “la Valutazione di impatto ambientale sul progetto va rifatta”. Il Comitato conclude la sua nota stigmatizzando la mancata trasparenza della Commissione e ricorda come il governo della Regione “voglia procedere a testa bassa, ad occhi chiusi, ad orecchie tappate su questo indecente progetto”.
Ora, considerata la commistione tra partiti, camorra e cooperative rosse (presto il processo presso il Tribunale di Firenze sbroglierà questa criminosa matassa), non sarà forse il caso di dire basta a questa grande opera costosa per i bilanci pubblici, dannosa per la città ma soprattutto inutile, considerato che addirittura l’Università di Firenze ha prodotto un approfondito studio che dimostra come un passante di superficie, e non sotterraneo, consenta all’Alta velocità di attraversare la città spendendo un quarto e rafforzando il trasporto pendolare? Per chi volesse approfondire l’alternativa possibile, ma a quanto pare poco conveniente per la “casta” suggeriamo la lettura di “TAV sotto Firenze. Impatti, problemi, disastri, affari; e l’alternativa possibile” a cura di Alberto Ziparo, Maurizio De Zordo, Giorgio Pizziolo, Alinea Editrice, Firenze 2011 [http://www.lapei.it/?page_id=975].
Questo articolo sarà pubblicato sul n°37 della rivista La Città invisibile, edita da perUnaltracittà

martedì 3 novembre 2015

Grandi opere. Il Commissario anticorruzione ha esaltato l’Expo, ma ha dimenticato la mafia negli appalti - I falsi anticorpi di Cantone

Paolo Berdini

Edizione del
30.10.2015

Cri­mi­no­gena. Que­sto è il giu­di­zio che Raf­faele Can­tone ha recen­te­mente dato alla legge «Obiet­tivo del 2001» con cui sono stati per­pe­trati gradi scempi ambien­tali e urba­ni­stici. Nono­stante que­sto pesante giu­di­zio quella legge è ancora in vigore: Mat­teo Renzi si guarda bene dall’abrogarla. Sono state sol­tanto accan­to­nate alcune opere inu­tili, ma le pro­ce­dure sem­pli­fi­cate fanno ancora gola. Siamo dun­que in un paese che lascia in vita una legge cri­mi­no­gena e in una città che ha con­tri­buito per numero e qua­lità a riem­pire le patrie galere.

Appena dieci giorni fa a Milano sono stati arre­stati il vice­pre­si­dente della Giunta regio­nale e vari altri galan­tuo­mini. Tutto mira­co­lo­sa­mente supe­rato. Raf­faele Can­tone ha affer­mato durante una ceri­mo­nia di esal­ta­zione di Expo 2015 che Milano ha riat­ti­vato gli anti­corpi con­tro la cor­ru­zione. Evi­den­te­mente l’uso spre­giu­di­cato della reto­rica è una coperta buona a nascon­dere la realtà, com­presi gli arre­sti del mag­gio 2014 quando fu sgo­mi­nata la cupola che gover­nava gli appalti Expo.

Ma è dav­vero così? Expo è la leva su cui risor­gerà Milano e l’Italia? Per costruire la grande fiera sono stati spesi 14 miliardi di euro, come ha dimo­strato Roberto Perotti. A que­sta folle cifra dob­biamo aggiun­gere un gigan­te­sco soste­gno pub­blico: abbiamo infatti assi­stito a quo­ti­diane rubri­che sulle tele­vi­sioni e sui quo­ti­diani, inne­ga­bili spinte alla visita. Saranno rag­giunti i 20 milioni di visi­ta­tori. Se divi­diamo quel numero per le somme spese, ogni visi­ta­tore ci è costato 750 euro. Una somma ragio­ne­vole o era pos­si­bile – come pure ipo­tizzò qual­cuno — orien­tare l’esposizione dedi­cata al cibo verso le cen­ti­naia di luo­ghi straor­di­nari d’Italia in cui avven­gono le pro­du­zioni di qua­lità tanto decan­tate a parole? Si tratta spesso di luo­ghi mar­gi­nali, abban­do­nati da anni di assenza di pro­getti, dove i pro­dut­tori fanno fatica a man­te­nere le quote di mer­cato. Una Expo decen­trata che avrebbe fatto cono­scere al mondo la straor­di­na­rietà del pae­sag­gio ita­liano e rivi­ta­liz­zato le aree mar­gi­nali, for­nito occa­sioni di svi­luppo ad imprese vere.

Vinse il para­digma della con­cen­tra­zione soste­nuto dall’agguerrita classe diri­gente mila­nese. Grande quar­tiere di espo­si­zione, grandi for­ni­ture di cemento e asfalto (sono stati urba­niz­zati 105 ettari di ter­reni agri­coli), gradi affari. Ter­reni pagati a peso d’oro; alber­ghi pieni, valori immo­bi­liari in rialzo per la feli­cità della grande pro­prietà edilizia.

Milano ha dun­que bene­fi­ciato dell’effetto dro­gato dalla spesa di 14 miliardi, ma come esso possa rap­pre­sen­tare un modello per il paese è dif­fi­cile da com­pren­dere. Tra due giorni, appena spente le luci, reste­ranno tutti i pro­blemi sul tap­peto. Per­ché in Ita­lia non si inve­ste più nelle città e man­cano pro­grammi di lungo periodo. Durante i sei mesi di mani­fe­sta­zione, ad esem­pio, si poteva almeno ragio­nare sul futuro delle aree Expo. Nulla. Hanno taciuto comune e regione. Si espri­mono solo i diri­genti della Con­fin­du­stria lom­barda che pro­pon­gono sulle pagine del Cor­riere della Sera la rea­liz­za­zione di una città della scienza e della ricerca — ovvia­mente a carico dei con­tri­buenti — e sopra­tutto «tempi bre­vis­simi» per le decisioni.

E così tor­niamo al punto di par­tenza. Forse Raf­faele Can­tone voleva sol­tanto magni­fi­care il modello isti­tu­zio­nale del Com­mis­sa­rio straor­di­na­rio, e cioè di una figura in grado di svol­gere la regia di ope­ra­zioni com­plesse e garan­tire effi­cienza. Siamo sem­pre den­tro al cul­tura degli anni ’90, altro che anti­corpi. La crisi dei governi delle città è sotto gli occhi di tutti ma l’unica strada da per­cor­rere è quella di resti­tuire ai comuni le risorse per gover­nare: la strada della straor­di­na­rietà è solo una peri­co­losa scor­cia­toia. Non c’è infatti chi non veda che in que­sto modo si crea una for­bice mici­diale: le opere rite­nute impor­tanti ver­ranno affi­date a figure straor­di­na­rie sle­gate dal con­trollo demo­cra­tico men­tre l’ordinarietà, come la man­canza di acqua nella città di Mes­sina, sarà lasciata sulle spalle di sin­daci senza risorse e auto­no­mia. La inne­ga­bile crisi del modello demo­cra­tico non si affronta con la cul­tura della straor­di­na­rietà. E’ più impor­tante chiu­dere tutte le leggi di deroga, ad ini­ziare dalla «cri­mi­no­gena» legge Obiettivo.

FONTE: il Manifesto del  30-10-2015
http://ilmanifesto.info/i-falsi-anticorpi-di-cantone/

martedì 6 ottobre 2015

Legge Obiettivo, la storia di un fallimento

Grandi opere. Soppressa la norma definita da Cantone «criminogena». Ma restano pericolose «semplificazioni»


Raffaele Cantone

 06.10.2015 - 
 5.10.2015, 23:50


Dal mini­stero delle Infra­strut­ture giunge una noti­zia di un certo rilievo, anche se in qual­che modo attesa: l’abrogazione della legge Obiet­tivo sulle grandi opere. Nell’emendamento gover­na­tivo al Codice degli appalti che ini­zia l’iter alla Camera, dopo l’approvazione del Senato, si inse­ri­sce un comma che dispone «la sop­pres­sione della Legge 443/2001», per l’appunto la fami­ge­rata norma sud­detta; uno dei capi­saldi delle poli­ti­che berlusconiane.

L’atto era piut­to­sto scon­tato, spe­cie dopo che Raf­faele Can­tone aveva defi­nito la stessa legge Obiet­tivo «cri­mi­no­gena»; e dopo l’inchiesta della Pro­cura di Firenze — avvia­tasi con l’indagine sullo stram­pa­lato sot­toat­tra­ver­sa­mento fer­ro­via­rio del suo cen­tro sto­rico — che ne sta dimo­strando le distorsioni.

Inten­dia­moci: non è che Renzi e Del­rio si siano con­ver­titi improv­vi­sa­mente alla pia­ni­fi­ca­zione ambien­tale e alla mobi­lità soste­ni­bile. Hanno sem­pli­ce­mente preso atto dei pro­blemi e del cla­mo­roso fal­li­mento di una norma e di un pro­gramma, dimo­strato dai numeri: in 15 anni di ope­ra­ti­vità sono stati rea­liz­zati poco più del 15% delle opere pre­vi­ste e meno di 1/3 degli inve­sti­menti programmati.

Spre­chi e cor­ru­zione non sono age­vol­mente para­me­tra­bili, ma ne costi­tui­scono sicu­ra­mente la cifra prin­ci­pale. Peral­tro, una serie di peri­co­lose «sem­pli­fi­ca­zioni» soprav­vi­ve­ranno, già recu­pe­rate nello Sblocca Ita­lia. Men­tre il qua­dro di opere da rea­liz­zare si è ridotto, nell’allegato Infra­strut­ture del Def, a un terzo, con la can­cel­la­zione di opere tra le più inu­tili, dan­nose e bizzarre.

Le sem­pli­fi­ca­zioni della legge Obiet­tivo con la figura del con­traente gene­rale, gruppo di imprese appal­tanti che poteva sce­gliersi addi­rit­tura il diret­tore dei lavori (con­trol­lando così se stesso) face­vano sì che attorno alle rela­zioni con il con­ces­sio­na­rio per conto dello Stato o dell’ente pub­blico, si creasse una «mac­china» sem­pre più grande e potente in grado di attrarre ingenti risorse, spen­derne e spre­carne, spesso con­di­zio­nando, anche con la cor­rut­tela, i deci­sori coinvolti.
Attorno a que­sti mec­ca­ni­smi si è creato quell’enorme arci­pe­lago di società pic­cole e grandi — per la gran parte inu­tili pas­sa­carte dedite in realtà ad atti­vità di lob­bing — ruo­tante attorno a opere pub­bli­che e pro­ject finan­cing che, secondo gli stu­diosi del set­tore come Ivan Cic­coni, ammon­tano oggi a più di ventimila.

La nor­ma­tiva pre­ve­deva la nega­zione com­pleta delle istanze sociali inte­res­sate e anche delle rap­pre­sen­tanze isti­tu­zio­nali del ter­ri­to­rio. Solo le regioni — e dopo appo­sito ricorso alla Corte Costi­tu­zio­nale — ave­vano potuto inter­fe­rire nelle inte­ra­zioni governo-impresa. La valu­ta­zione ambien­tale non era com­ple­ta­mente can­cel­lata, ma molto ridi­men­sio­nata: la pia­ni­fi­ca­zione urba­ni­stica poteva essere igno­rata. Come ormai noto, tale mec­ca­ni­smo non ha sem­pli­fi­cato alcun­ché, spo­stando i con­flitti dai con­si­gli comu­nali ai tri­bu­nali, o diret­ta­mente sul ter­reno come in Val di Susa.

Con gli esiti com­ples­si­va­mente fal­li­men­tari ricor­dati all’inizio. Gli enormi pro­blemi del pro­gramma erano stati pun­tual­mente denun­ciati da mol­tis­simo tempo da ambien­ta­li­sti, comi­tati e tec­nici; oltre che dagli attori costi­tui­tisi diret­ta­mente a con­tra­sto: dap­prima il Coor­di­na­mento con­tro le grandi opere (pro­mosso nel 2006 da No Tav, No Mose, No Ponte e dalla rivi­sta Carta, con la forte pre­senza del com­pianto Osvaldo Pie­roni, decano di Socio­lo­gia Ambien­tale e già diret­tore del Des dell’Università della Cala­bria), con­fluito poi nel Patto di Mutuo Soc­corso (tra i ter­ri­tori aggre­diti dalle mega infra­strut­ture) e oggi nel Forum anti Goii (Grandi opere inu­tili e impo­ste), dive­nuto realtà anche euro medi­ter­ra­nea. Sog­getti cui spesso que­sto gior­nale ha for­nito sup­porto, tra l’altro con i tanti arti­coli di Guglielmo Ragozzino.

La sto­ria della Legge Obiet­tivo dimo­stra come, smar­rite razio­na­lità pro­gram­ma­tica e uti­lità sociale, le opere di tra­sfor­ma­zione del ter­ri­to­rio diven­tino — oltre che spre­chi eco­no­mici e ambien­tali inac­cet­ta­bili — facil­mente pene­tra­bili da spe­cu­la­zione, cor­ru­zione, cri­mi­na­lità orga­niz­zata. E come spesso non basti indi­vi­duare e sosti­tuire i tito­lari respon­sa­bili, in quanto l’unico mec­ca­ni­smo di con­tra­sto effi­cace si rivela l’interruzione dei flussi di danaro, cioè del con­tratto di appalto. Spe­cie quando è la cor­ru­zione stessa che ha deter­mi­nato la natura delle ope­ra­zioni (Mose). 

Can­tone invece ha accet­tato di usare l’arma — che può rive­larsi spun­tata — del con­trollo, cor­re­zione e modi­fica, fino al com­mis­sa­ria­mento, della gestione. Ma spesso le distor­sioni in essere pos­sono pro­se­guire con l’operazione.
Con il Codice biso­gna tor­nare a pro­ce­dure più votate all’ordinarietà, in cui con­tino di nuovo gli enti locali e riac­qui­stino il giu­sto peso ambiente, urba­ni­stica e pae­sag­gio. Ma soprat­tutto la lezione del fal­li­mento della legge Obiet­tivo signi­fica che è assai pro­ble­ma­tico, quasi impos­si­bile, inter­ve­nire su un ter­ri­to­rio con­tro la volontà dei suoi abi­tanti. Si torni allora alla pia­ni­fi­ca­zione par­te­ci­pata, anche di mobi­lità e trasporti.

FONTE ARTICOLO (il grassetto è d.r.) http://ilmanifesto.info/legge-obiettivo-la-storia-di-un-fallimento/