VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

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mercoledì 24 aprile 2019

Stop incentivi agli inceneritori!

di Vilma Moronese –

Conoscete bene la posizione del MoVimento 5 Stelle sugli inceneritori, noi riteniamo non solo che siano dannosi per l’ambiente e per la salute dell’uomo ma anche economicamente non vantaggiosi. Noi puntiamo di certo sul riuso e sul riciclo dei rifiuti ed è per questo che lavoriamo costantemente per approvare norme che favoriscano una gestione virtuosa del ciclo dei rifiuti e l’attuazione di una reale economia circolare.


Ebbene l’Italia rischiava una nuova salatissima multa da parte dell’Europa per violazione del diritto europeo in materia di aiuti di Stato proprio per ciò che attiene gli inceneritori. Con l’approvazione di un emendamento del MoVimento 5 Stelle inserito nella Legge europea 2018 approvata in via definitiva nei giorni scorsi al Senato, abbiamo evitato che questo accadesse.
Abbiamo dovuto sanare, quindi, una situazione creata dal Governo Renzi e dal Partito Democratico, i quali, nella legge di bilancio 2016, inserirono una norma che prorogava di ulteriori 5 anni, quindi fino al 2021, gli incentivi agli inceneritori che ne avevano già beneficiato fino a gennaio 2016 o avrebbero cessato il percepimento entro il 31 dicembre 2018.
Tutto questo è stato giudicato illegittimo in base alle norme europee e, da mesi, era stata già aperta una procedura di pre-infrazione dall’Europa. L’approvazione dell’emendamento del MoVimento 5 Stelle, quindi, oltre a salvare l’Italia da una sicura nuova infrazione europea, dimostra che stiamo lavorando nell’interesse esclusivo dei cittadini e dell’ambiente.

mercoledì 22 gennaio 2014

SI SPENGE L'INCENERITORE DI VERONE CA' DEL BUE?

Verona, il clamoroso dietrofront su Ca' del Bue: "Pochi rifiuti, niente incentivi. Teniamo spento"
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Verona, il clamoroso dietrofront su Ca' del Bue: "Pochi rifiuti, niente incentivi. Teniamo spento"

Agsm non ritiene conveniente mettere in funzione i forni senza gli adeguati Cip6 erogati dal governo. In più la soglia di immondizia convertibile è stata abbassata dalla Regione. Tosi: "Noi non abbiamo colpe"
La Redazione 20 gennaio 2014


L'impianto di termovalorizzazione di Ca' del Bue (foto web)
L'impianto di termovalorizzazione di Ca' del Bue (foto web)
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Verona, il clamoroso dietrofront su Ca' del Bue: "Pochi rifiuti, niente incentivi. Teniamo spento"
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Le polemiche sono iniziate subito dopo che Agsm aveva ritenuto indispensabile l’accensione dei forni dell’inceneritore di Ca’ del Bue. Battaglie politiche e civili: con sindaci dei territori interessati al fianco dei cittadini, per strada. Quelle polemiche non sono mai finite. E all’alba del dietrofront di Agsm sugli impianti si rinnovano, più forti che mai, seguiti da una lunga lista di “L’avevo già detto”. Colpa dei pochi rifiuti che verrebbero trasferiti e della cessazione degli incentivi pubblici, che in questo caso si chiamano “prezzi incentivati per l'energia elettrica prodotta con impianti alimentati da fonti rinnovabili e assimilate”. La multiutility comunale ha spiegato che Ca’ del Bue non sarebbe conveniente senza questi due fattori. Ad ammettere la retromarcia sul termovalorizzatore, dopo tre anni di furiose battaglie politiche, è stato il sindaco Flavio Tosi in persona, durante una trasmissione televisiva in onda su una rete locale.
Tosi ha voluto tuttavia precisare che le cause sarebbero “indipendenti dalla volontà” dell’amministrazione di Palazzo Barbieri. Così l’arcano è stato svelato davanti alle telecamere: senza l’erogazione dei Cip6, la società spagnola Urbaser, che ha vinto l’appalto per la messa in funzione dei forni, avrebbe serie difficoltà ad affrontare il Piano finanziario. Questo nonostante il 27 aprile del 2011, il direttore generale di Agsm, Giampietro Cigolini, rispondeva al quotidiano l’Arena che “il piano industriale della società spagnola prevede la sostenibilità dell'operazione con o senza i Cip6”. Il primo cittadino scaligero ha anche dichiarato che per questo la società sarebbe ricorsa a vie legali contro lo Stato. Ma non tutto sarebbe chiaro.  Lo stesso Cigolini si è affrettato a dire che Agsm ha fatto ricorso dieci mesi fa al Tar del Lazio (non Urbaser) contro il Gse, Gestore dei servizi elettrici del ministero dell’Economia. Sul quotidiano locale, il dg della multitility ha precisato che
“Il piano industriale si basava su una quantità di 196mila tonnellate di rifiuti annui da bruciare a Ca' del Bue o sui Cip 6. Se non ci saranno i Cip 6, la sostenibilità dipenderà essenzialmente dalla quantità dei rifiuti conferiti”
Ma la Regione Veneto, nonostante abbia mantenuto la struttura di Ca’ del Bue come una delle quattro previste, ha abbassato la soglia a 150mila tonnellate. E così il presidente Paolo Paternoster, personalità messa al centro delle polemiche politiche, ha ammesso che
“se la sentenza sarà contro il ripristino dei Cip6, sarà la pietra tombale di Ca' del Bue. Al contrario, se gli incentivi resteranno, un accordo con la Regione lo troveremo per garantire le 150mila tonnellate annue per far funzionare il termovalorizzatore e confermare le tariffe di conferimento sostenibili per i 98 Comuni della provincia”
La decisione se assegnare o meno gli incentivi Cip6 dovrebbe arrivare a marzo, dal Tar del Lazio, Ma intanto comuni e cittadini contro il termovalorizzatore hanno già stappato le prime bottiglie.
REAZIONI - “Se, come è più che possibile, il nuovo termovalorizzatore di Ca' del Bue non verrà più fatto i milioni di euro di perdite che avrà Agsm dovranno essere pagati personalmente dagli amministratori dell'azienda e del Comune”. A parlare è Stefano Valdegamberi, Consigliere regionale presidente di Futuro Popolare che già tre anni e più fa, quando era Consigliere comunale a Verona, aveva anticipato i problemi che solo ora vengono ammessi dal sindaco Tosi e dai vertici di Agsm.
“Io allora avevo fatto interventi puntuali sia verbali che scritti nei quali chiedevo di sospendere la gara d'appalto per il termovalorizzatore, spiegando che mancavano i presupposti per il funzionamento dell'impianto. Che sarebbe stato non sostenibile economicamente e che non avrebbe avuto sufficienti quantità di rifiuti da bruciare per poter essere efficiente. Allora nessuno mi ha ascoltato. Anzi, sono andati avanti con l'appalto senza nemmeno avere la certezza dei Cip6, che sono l'unico modo per tenere in piedi, seppur con il nastro adesivo, un'operazione che altrimenti non è realizzabile. E' evidente, insomma, che ci sono delle gravi responsabilità in tutto questo. Delle responsabilità che questi signori non possono come al solito scaricare sui cittadini, facendo pagare loro bollette più salate. E' inutile che cerchino alibi. Se il termovalorizzatore non verrà fatto dovranno rispondere personalmente dei danni conseguenti”.
Pesante anche il commento del Partito democratico in Comune: "Ma che razza di management pubblico è quello che ignora le tendenze e fallisce completamente il piano di prospettiva sul breve e medio periodo? E che classe politica è quella che carica la città di enormi costi di progettazione, consulenza e propaganda per un progetto palesemente sbagliato? Oggi lo vediamo per Cà del Bue, domani lo vedremo per il Traforo delle Torricelle. Tutti i punti qualificanti del programma del sindaco fin dal 2007 vengono rasi al suolo per mancanza di presupposti reali. E chi pagherà i danni? Toccherà ai politici e ai funzionari pubblici che hanno testardamente proseguito su una via evidentemente fallimentare o toccherà, come sempre, ai cittadini? Che il sindaco si schiarisca le idee, venga a riferire sul ricorso e avvii con la Regione un confronto che ci consenta di limitare i danni con Urbaser e convertire Cà del Bue in una struttura compatibile con la ripresa della raccolta differenziata".

FONTE ARTICOLO: http://www.veronasera.it/cronaca/verona-clamoroso-dietrofront-ca-bue-pochi-rifiuti-niente-incentivi-teniamo-spento-inceneritore-20-gennaio-2014.html 
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domenica 8 dicembre 2013

Gli ex gestori del Pollino indagati per truffa



Il Tirreno 07/12/2013

Milioni dallo Stato all’inceneritore che doveva produrre energia
bruciando i rifiuti: ma per la procura le procedure non venivano rispettate 


Il “ pacco natalizio”, sotto forma di decreto d’ingiunzione di pagamento, è atteso a giorni a palazzo comunale. E parliamo di un regalo di cui Pietrasanta, alla pari degli altri 6 comuni versiliesi, avrebbe fatto volentieri a meno perché riguarda i 15 milioni e 300 mila euro che le stesse amministrazioni sono chiamate a liquidare a Termomeccanica. In questo caso la vicenda giudiziaria si innesca oltre 20 anni fa, con la ditta incaricata di realizzare l’impianto, la Termomeccanica appunto, che ha poi presentato tutta una serie di riserve, per circa 80 miliardi delle vecchie lire, relative a problematiche di vario genere e ritardi nell'esecuzione dei lavori. E così giovedì i sindaci della Versilia, si sono incontrati con il presidente della Regione Rossi per aprire un tavolo di trattative con la ditta per ridurre l’importo del dovuto.

PIETRASANTA -  Ricevevano soldi dallo Stato per produrre energia a Falascaia bruciando rifiuti nel termovalorizzatore. Ma secondo la procura di Lucca - che su segnalazione dei comitati dei cittadini ha aperto un’indagine con l’ipotesi di truffa - le procedure non venivano rispettate e invece dei rifiuti i bruciatori venivano alimentati a metano facendo lievitare i conti per le amministrazioni comunali (e quindi per i cittadini che dovevano pagare le tasse sui rifiuti). Per ora il pm che si è occupato del caso, il sostituto procuratore Lucia Rugani, ha mantenuto la riservatezza sui nomi delle persone coinvolte. Ma tra gli indagati ci sarebbero i vertici egli amministratori di Tev-Veolia, la società che all’inizio degli anni 2000 ha gestito il tanto contestato impianto del Pollino. A segnalare il problema con i fondi del cosiddetto Cip 6 (dal 2204 al 2008 Tev-Veolia avrebbe ricevuto dall’autorità per l’energia una cifra attorno ai 10 milioni di euro) erano stati gli stessi comitati dei cittadini che da anni si battono per far emergere la verità sulla controversa gestione dell’impianto. «L’impianto doveva consumare 70mila tonnellate di metano all’anno - scrissero i cittadini nella loro denuncia - ma in realtà ne consumava 700mila». Per questo fu inviato un dettagliato esposto alla procura che ha portato l’indagine alla conclusione. La nuova inchiesta - come fanno notare alcuni amministratori versiliesi - potrebbe avere ripercussioni anche nella disputa economica tra i Comuni e Tev-Veolia, con quest’ultima società che, di fronte al tribunale civile, esige un credito da 25 milioni di euro. Le battaglie dei cittadini hanno già portato a due processi per gli ex gestori dell’inceneritori. Il primo, quello per il taroccamento dei dati sulle emissioni nell’atmosfera, si è concluso con un patteggiamento da parte di tutti gli imputati e multe da qualche migliaio di euro. A inizio 2014 dovrebbe anche entrare nel vivo il secondo processo per Falascaia, quello per gli sversamenti di sostanze inquinanti, tra le quali diossina, nel torrente Baccatoio. Nell’elenco degli imputati per quest’ultima vicenda sono finiti ex amministratori di Tev-Veolia: Thierry Hubert, Francesco Sbrana, Enrico Friz, Stefano Ghetti, Marco Albertosi e Stefano Danieli. Da anni i cittadini attribuiscono all’inceneritore (ormai chiuso) responsabilità sull’alta diffusione di tumori in zona. 

-- Gabriele Dini

lunedì 28 gennaio 2013

Ambiente, combustione rifiuti nei cementifici: danni alla salute?

 Al via la campagna di Legge Rifiuti Zero contro il decreto che disciplina la combustione di rifiuti nei cementifici, approvato dal Governo nell'ottobre 2012 ed oggi all'esame della Commissione Ambiente

Un nuovo attacco alla salute viene portato dallo schema di Decreto Presidenziale approvato del Consiglio dei ministri il 26 ottobre 2012 ed inviato al Parlamento. Questa la denuncia della vasta rete associativa che aderisce alla campagna nazionale “Legge Rifiuti Zero” in merito al provvedimento che disciplina la combustione di rifiuti nei cementifici, in parziale sostituzione di combustibili fossili tradizionali. «Esso aggrava pesantemente quanto già previsto dal D. M. Sviluppo Economico del 6 luglio 2012, con cui il ministro Passera aveva liberalizzato la speculazione legata alla produzione di energia da impianti a biomassa agricola», spiegano le associazioni.

La nuova proposta legislativa riguarda l’utilizzazione “energetica” del Combustibile Derivato Rifiuti (C.D.R.), riclassificato come Combustibile Solido Secondario (C.S.S.). Il CSS, non più definito “rifiuto urbano”, ma “rifiuto speciale”, viene esentato dall’obbligo di essere trattato entro i confini regionali, diventando un prodotto industriale “di libera circolazione” che va a sostituire i combustibili tradizionali nei cementifici ed entra nel business dello smaltimento dei rifiuti.

La previsione di bruciare la parte combustibile di rifiuti indifferenziati negli inceneritori «È una grave scelta dal punto di vista ambientale e sanitario – sottolineano le associazioni – Da un lato vengono esposte le popolazioni al rischio di patologie cancerogene derivate da inquinamento atmosferico da polveri sottili ed ultrasottili, mentre dall’altro, a causa dell’incentivazione con CIP6 e Certificati Verdi, viene di fatto impedito l’avvio dell’industria del riciclo».

«Ma bruciare rifiuti nei cementifici è di gran lunga più pericoloso che bruciarli negli inceneritori: i cementifici risultano più inquinanti degli inceneritori in quanto non dotati di specifici sistemi di abbattimento delle polveri e tanto meno dei microinquinanti, e sono inoltre autorizzati con limiti di emissioni più alti. Il limite per le diossine passa da 0,1 nanogrammi/mc negli inceneritori a 10 ng/mc nei cementifici, cioè 100 volte di più».

«Diversi cementifici sono inseriti a ridosso di centri urbani già pesantemente inquinati come Colleferro nel Lazio, Barletta e Taranto in Puglia, Rezzato in Lombardia, Monselice in Veneto, Maddaloni in Campania, con le conseguenza di provocare un’escalation di contaminazione».

La Campagna Nazionale “Legge Rifiuti Zero” – con la sua rete di oltre 150 associazioni nazionali e locali, coordinamenti regionali e comitati locali in diciotto Regioni diverse – chiede di fermare questa proposta ed ogni qualsiasi decisione in merito. «Lanciamo una mobilitazione generale per fermare il proseguimento dell’esame in Commissione Ambiente, anche in vista del deposito a breve del Testo di Legge di Iniziativa popolare che prevede la moratoria sino al 2020 per gli inceneritori ed i cementifici che utilizzano rifiuti e la revoca degli incentivi che consentono di sopravvivere a queste industrie tossiche, insostenibili per l’ambiente e per la salute».

25 Gennaio 2013

Campagna Nazionale “Legge Rifiuti Zero”

Piazza
Vittorio Emanuele II, 2 – Roma

leggerifiutizero@gmail.com

Tel. 340 3719350

FONTE: http://genova.erasuperba.it/ambiente-governo-decreto-rifiuti-cementifici-attacco-salute
[Foto di Daniele Orlandi]

mercoledì 12 dicembre 2012

PROPOSTA DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE NAZIONALE SUL CICLO DEI RIFIUTI

RELAZIONE
La presente proposta di legge ha come fine l’ applicazione:
1 del sesto programma di azione per l’ambiente della CE, in particolare in materia di riduzione dei rifiuti che prevedeva la riduzione della produzione dei rifiuti del 20% al 2020 e del 50% al 2050 rispetto alla produzione del 2000;
2 della risoluzione del parlamento europeo del 24 maggio 2012 “un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse” nella parte riguardante i rifiuti e l’utilizzo delle biomasse.
3 Della Direttiva quadro 2008/98/CE, laddove in particolare indica la scale delle priorità nella gestione dei rifiuti e afferma che “la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio o ogni altra operazione di recupero di materia sono adottate con priorità rispetto all'uso dei rifiuti come fonte di energia”, per cui, all’interno del recupero diverso dal riciclaggio, va privilegiato il recupero di materia rispetto al recupero di energia;
4 Del risultato referendario del giugno 2011 sull’affidamento della gestione dei servizi pubblici locali nonché della sentenza della Corte Costituzionale n. 199 del 2012, che esclude l’obbligo dell’assegnazione del servizio tramite gara, ma permette l’affidamento diretto a proprie società interamente pubbliche, così come previsto dalla legislazione europea.
...........................
Il problema della salvaguardia ambientale e della salute riguarda in particolare la tecnologia dell’incenerimento, tecnologia destinata a scomparire secondo la risoluzione citata del Parlamento europeo.
Su questa tecnologia si vuole ribadire:
Gli inceneritori non eliminano i rifiuti ma li scompongono trasformandoli in composti e particelle chimiche in gran parte pericolose e non sono alternativi alle discariche in quanto necessitano di discarica di servizio per lo stoccaggio delle scorie (ceneri di fondo residue) e delle ceneri volanti dei sistemi di abbattimento e dei filtri. Sia ceneri che scorie contengono contenenti sostanze tossiche, le prime normalmente ad ad elevata concentrazione tanto da essere classificate rifiuti pericolosi, le scorie a concentrazioni più basse ma comunque sufficientemente elevate da non poter essere utilizzate, a meno che non si voglia diluirle, operazione giustamente vietata e il cui divieto è ribadito nell’art. 8 bis.
 La normativa in vigore in Italia, in accordo ed in recepimento delle rispettive Direttive della C.E., che regola le fasi di trattamento del ciclo dei rifiuti è attualmente connotata dal concetto basilare di “ciclo integrato” che contempla tra le tecnologie ammesse l’incenerimento dei rifiuti come possibile metodologia di recupero energetico. Di fatto l’incenerimento in Italia è caratterizzato da impianti a basso rendimento, quindi classificati quali impianti di smaltimento in base all’allegato 2 della direttiva quadro 2008/98/CE, recepita dal decreto legislativo n. 205 del 2010, che definisce gli impianti di incenerimento quali impianti di smaltimento al pari delle discariche qualora non raggiungano rese pari al 60% se autorizzati entro il 31/12/2008 e del 65% se autorizzati successivamente. Inoltre in tali impianti vengono utilizzati anche frazioni preziose recuperabili come carta e plastica, anche da raccolta differenziata, pratica che il parlamento europeo nella sua risoluzione esclude, come già precedentemente esposto, e pratica che fa sì che in Italia le rese di riciclaggio si discostino sensibilmente da quelle di raccolta differenziata.
 La tecnologia dell’incenerimento dei rifiuti è da sempre stata oggetto di interventi normativi incentivanti, come il regime cosiddetto CIP6 o attualmente quello dei certificati verdi, che hanno di fatto rappresentato un ostacolo concorrenziale che ha distorto e fortemente limitato sinora lo sviluppo delle pratiche e delle tecnologie legate al riciclo e recupero di materia quali fase preordinate nella scala gerarchica normativa, non ultimo quello previsto dal DM del 6 luglio 2012 che anacronisticamente rilancia gli incentivi all’incenerimento dei rifiuti.
 La tecnologia dell’incenerimento dei rifiuti è da sempre stata oggetto di fortissimo contrasto da parte sia di settori della ricerca scientifica, in particolare quelli della medicina ambientale e della medicina oncologica essendo tali impianti classificati all’art 216 del Testo Unico Sanitario (G.U. n. 220 del 20/9/1994) come “impianti insalubri di classe I°”, che di organizzazioni civiche delle popolazioni circostanti impianti esistenti od in progettazione a causa di numerosi studi ed indagini epidemiologiche che hanno indagato sulle emissioni di particolato atmosferico prodotte in fase di combustione e sulla composizione di molte molecole conosciute (diossine, pcb, furani, composti alogenati) con azione cancerogena e mutagena di cui sono noti gli effetti letali sulla salute umana e l’azione irreversibile di contaminazione della catena biologica,
 Il Parlamento Europeo con la sua risoluzione citata, impegna gli Stati membri ad escludere il ricorso all’incenerimento dei rifiuti “riciclabili e compostabili” ed il ricorso alle discariche entro il 2020, e contemporaneamente indica nelle pratiche di riduzione / prevenzione ed in quelle di riuso – riciclo – recupero di prodotti e di materiali la strada maestra per la riconversione del ciclo di trattamento dei rifiuti e per lo sviluppo di una vera “green-economy” in tutti gli Stati membri in Europa,
 Il movimento internazionale denominato “Zero Waste” da almeno quindici anni diffonde in USA, in Europa ed in tutto il mondo, attraverso l’attività di attivisti volontari come il prof. Paul Connett ed altri, il messaggio di una concreta alternativa sintetizzato nella cosiddetta “Strategia Rifiuti Zero” che prevede entro il 2020 il raggiungimento del percorso della riduzione della produzione di rifiuti, della riprogettazione industriale e del recupero totale di materia, senza il ricorso nè all’incenerimento nè alla discarica a regime. Messaggio oggi già accolto in molte grandi e piccole città in California USA (S. Francisco-Oakland-Santa Cruz-Berkley), in Australia (Canberra-Sidney), in Canada (Nuova Scozia, Columbia Britannica) in Argentina a Buenos Aires, in Italia (Capannori-Novara-Napoli),
 Gli impianti industriali di incenerimento di rifiuti e gli impianti di combustione di biomasse, che producono entrambi particolato atmosferico tossico anche se di composizione diversa, hanno necessità di elevati investimenti di capitali e parimenti di elevati periodi di ammortamento del capitale in genere previsti entro i quindici anni di vita dell’impianto stesso. Tali piani di ammortamento sono garantiti dalla sottoscrizione di un contratto di fornitura di materiali in ingresso a carico della/e amm.ni comunali conferenti che prefigura il deleterio meccanismo del “vuoto per pieno”, ossia l’obbligo a pagare comunque sulla base del tonnellaggio garantito contrastando di fatto l’avanzata della raccolta differenziata e della riduzione dei rifiuti, che rappresenta oggi sulla base delle prescrizioni del Parlamento Europeo, una vera e propria ipoteca ed un ostacolo insormontabile al rispetto degli obiettivi comunitari presenti e futuri.

LEGGI L'ARTICOLATO DELLA LA PROPOSTA DI LEGGE: http://www.zerowastelazio.it/1/upload/testo_legge_nazionale_zero_waste.pdf

SITO UFFICIALE:  http://www.zerowastelazio.it/1/il_testo_della_proposta_di_legge_nazionale_zero_waste_1025734.html

martedì 31 luglio 2012

INCENERITORI A GOGO' con i nuovi incentivi !!!

Il decreto sulle rinnovabili elettriche diverse dal fotovoltaico mette in crisi le rinnovabili ma in compenso elargisce incentivi a chi brucia i rifiuti indifferenziati. Nel testo specifiche tariffe per incentivare l'energia elettrica prodotta bruciando "rifiuti non provenienti da raccolta differenziata".
Mette in crisi le rinnovabili vere, tagliando loro le gambe con la burocrazia, ma in compenso elargisce incentivi a chi brucia rifiuti indifferenziati. Il decreto sulle rinnovabili elettriche diverse dal fotovoltaico, infatti, prevede specifiche tariffe per incentivare l'energia elettrica prodotta bruciando rifiuti "non provenienti da raccolta differenziata".
Gli impianti al di sotto dei 300 kW che bruciano immondizia sono incentivati addirittura più generosamente di un piccolo impianto fotovoltaico sul tetto di una casa: prendono 257 euro a MWh per 20 anni, per le taglie più grandi si scende a 145 euro/MWh.
Inoltre viene riconosciuto un periodo transitorio di 6 mesi contro i 4 delle altre fonti rinnovabili.
Qui il testo integrale del decreto http://qualenergia.it/sites/default/files/articolo-doc/DM-rinnovabili-elettriche_6lug2012.pdf

Ennesima conferma dell'attualita' della vertenza di rimborso che noi di Diritto al futuro sostenuti dalla Rete Nazionale Rifiuti Zero, stiamo portando avanti da 3 anni e che proprio in questa calda estate e' entrata nel vivo, con le udienze di Torino e Acerra.
Solo con le sentenza le lobbies degli inceneritoristi avranno cio' che si meritano. Quindi aiutateci a diffondere quanto piu' la vertenza.
Al fondo della presente il testo integrale del decreto.
Associazione Diritto al futuro
www.dirittoalfuturo.it

venerdì 23 marzo 2012

CITATI GSE ED ENEL PER I SUSSIDI ALL’INCENERIMENTO

PROPOSTA MANTENUTA: CITATI GSE ED ENEL PER I SUSSIDI ALL’INCENERIMENTO.
L’ASSOCIAZIONE DIRITTO AL FUTURO SOSTENUTA DALLA RETE NAZIONALE RIFIUTI ZERO FA PARTIRE LE “VERTENZE PILOTA” A TORINO E AD ACERRA PER CHIEDERE LA RESTITUZIONE DEL MALTOLTO.
Non è stata una passeggiata ma ENEL dovrà venire in giudizio il 30 giugno a Torino ed il 5 luglio presso il tribunale di Nola per l’annosa e truffaldina vicenda dei CIP6 e dei “certificati verdi” regalati all’incenerimento dei rifiuti pagati con una media di circa il 7% della bolletta elettrica e quindi “foraggiati” con i soldi dei cittadini. Infatti proprio oggi a Nola e già da alcuni giorni a Torino  è stata recapitato l’atto di citazione confezionata da un collegio di avvocati per conto della associazione DIRITTO AL FUTURO e sottoscritto da circa un centinaio di utenze. Naturalmente il “confronto” parte adesso ma se in ossequio alle normative europee le famiglie ricorrenti dovessero spuntarla sarebbe una vera e propria “Waterloo” per l’incenerimento che ha potuto “tenere” (appare comunque in grande difficoltà) grazie proprio a questi regali di stato rappresentati da oltre 40 miliardi di euro intascati dai petrolieri dalla industria sporca dell’incenerimento. Infatti immediatamente faremmo un appello a tutte le utenze per chiedere la restituzione dei soldi sottratti ai cittadini grazie ad un “partito trasversale” che non ha mancato di “far carte false” perchè il fiume di miliardi di cui sopra venisse incamerato dalla oligarchia dell’industria sporca italiana.   Il presidente dell’ASSOCIAZIONE DIRITTO AL FUTURO, COMBUSTIONE ZERO, Rossano Ercolini.