VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

CALENDARIO

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lunedì 20 luglio 2020

INCREDIBILE CHE LO VADANO A DIRE PROPRIO A #Pietrasanta DOVE POCHI ANNI FA CI FU LO SCANDALO DEI DATI TAROCCATI DELL'IMPIANTO DEL #Pollino CHIUSO DALLA MAGISTRATURA CON INFAMIA

I PIAZZISTI DELL'INCENERITORE DOMANI 20 LUGLIO (ndr. oggi) A La Versiliana a "VENDERE" L'INCENERITORE-FERROVECCHIO DI #SanZeno (AR):
INCREDIBILE CHE LO VADANO A DIRE PROPRIO A #Pietrasanta DOVE POCHI ANNI FA CI FU LO SCANDALO DEI DATI TAROCCATI DELL'IMPIANTO DEL #Pollino CHIUSO DALLA MAGISTRATURA CON INFAMIA.
Non se ne può più di questo attivismo ben pagato di cordate trasversali di politici inetti e di "imprenditori" (con i soldi di quegli altri, pagati cioè con le bollette di noi cittadini!). 
Incredibile, apprendiamo che domani un certo Fabrizio diolaiuti (speriamo di no!) presenterà un libro che magnifica l' #inceneritorediCopenaghen "dove sopra si scia" ed addirittura osanna un inceneritore vecchio come il cucco come quello di Arezzo. 
Per la "ghiotta" occasione, ovviamente tutta a senso unico, ci saranno il sindaco di quel comune a cui chiediamo di spiegare perchè ad Arezzo la percentuale di raccolta differenziata arrivi appena al 40% e l'immancabile #AlfredoDiGirolamo di #CISPEL toscana (la confindustria delle aziende rifiuti) e il presidente dell'inceneritore #AISA #GiacomoCherici (al quale rinnovo l'invito da parte mia a visitare il "suo" impianto visto ad oggi che con mille scuse me lo hanno respinto!). 
Ovviamente, il tutto, SENZA #CONTRADDITTORIO come si conviene nei "REGIMI" dove vige il "pensiero unico". 
DISDICEVOLE CHE La Versiliana SI PRESTI A QUESTA PARATA tanto più ricordando la storia dell'inceneritore di Pietrasanta costruito a forza e poi chiuso con infamia in quanto i gestori furono "beccati" a taroccare i dati come la magistratura ha documentato.

CHIEDO A La Versiliana per par condicio di OSPITARE UN SUCCESSIVO INCONTRO SULL'ARGOMENTO. 
Io non chiedo un analogo "incontro a senso unico" ma un #CONTRADDITTORIO APERTO ANCHE A CHI DIFENDE l'INCENERIMENTO!

Mi auguro che la VERSILIANA ACCOLGA L'INVITO a ristabilire un minimo di #equilibrioinformativo.


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lunedì 23 marzo 2015

Il Consiglio di Stato conferma lo stop all’inceneritore della Versilia

PIETRASANTA. La parola fine, in calce ad una vicenda, quella dell’inceneritore del Pollino intrisa di veleni e carte bollate, è stata scritta nei giorni sorsi dal Consiglio di Stato. Sentenza che, nella sostanza

21 MARZO 2015 PIETRASANTA. La parola fine, in calce ad una vicenda, quella dell’inceneritore del Pollino intrisa di veleni e carte bollate, è stata scritta nei giorni sorsi dal Consiglio di Stato. Sentenza che, nella sostanza, ha dato ragione alla Provincia di Lucca in merito al ricorso di Tev – la società che gestiva l’inceneritore - sull'annullamento dell'autorizzazione all'impianto e ha respinto la richiesta di annullamento della precedente sentenza del Tar della Toscana.
Si chiude in questo modo il principale contenzioso partito dall'annullamento delle concessioni della Provincia, avvenuto nel 2011, quando il servizio ambiente dell'amministrazione provinciale, tenendo conto dei dati tecnici disponibili, decise, di fatto, la sospensione dell'attività dell'impianto del Pollino, località Falascaia.
L’annullamento dell’autorizzazione, rilasciata dalla Provincia all'impianto di Falascaia nel 2006, era stato realizzato attraverso un procedimento di autotutela. Al momento del rilascio, infatti, vi era stato un collaudo dell'impianto che utilizzava i dati del sistema di monitoraggio in continuo dell'impianto stesso, forniti dal gestore al collaudatore e, di conseguenza, alla Provincia stessa, dati che sembravano rispettare i limiti di legge.
La decisione della revoca era stata presa dopo che l'ente di Palazzo Ducale aveva potuto acquisire dalla Procura di Lucca la relazione che dimostrava come tali dati forniti da Tev non fossero veritieri e, pertanto, venivano a mancare i presupposti di legittimità per l’atto fatto a suo tempo. Provvedimento contrastato da Tev che decise, come detto, di ricorrere al Tar per far valere le proprie ragioni. Tev aveva già incassato la sentenza negativa al ricorso presentato al Tar della Toscana su tre atti: l'ordinanza di bonifica, l'annullamento dell'autorizzazione e il mancato rilascio dell'autorizzazione dello scarico delle acque reflue, chiedendo un risarcimento di oltre otto milioni di euro al rappresentante legale della Provincia.
«Il Tar, infatti, si era pronunciato a favore della Provincia, respingendo i tre ricorsi, con ampia e piena condivisione dell'operato e delle argomentazioni della Servizio Ambiente dell’amministrazione provinciale che aveva tenuto conto dei dati tecnici disponibili e dei contributi istruttori autonomamente acquisiti nel 2011» si legge in una nota.
Il successivo approdo dalle parti del Consiglio di Stato, per Tev, è stato però un nuovo fallimento alla voce sentenze in quanto il provvedimento impugnato non è stato ritenuto come ingiusto, illogico, sproporzionato o irragionevole. Al contrario, sempre il Consiglio di Stato ha giudicato l'operato dell'amministrazione provinciale di Lucca «saldamente ancorato - aggiunge la nota - alle proprie necessarie condizioni di legittimità, in quanto esistevano in concreto tutte le condizioni sia tecniche, sia giudiziarie per l'iniziativa di autotutela intrapresa».

venerdì 30 gennaio 2015

PROCESSO INCENERITORE DI FALASCAIA A LUCCA

Sversamenti a Falascaia, arrivano quattro condanne.

Il giudice monocratico del tribunale di Lucca Valeria Marino, ha condannato oggi pomeriggio (29 gennaio) quattro responsabili, a vario titolo, dell'impianto di incenerimento di Falascaia, per il reato di scarico di acque reflue industriali senza autorizzazione di cui all'articolo 674 del Codice Penale (il getto di cose, l'emissione di gas, vapori o fumi). Si tratta di Pierre Marie Thierry Hubert, Enrico Fritz, Marco Albertosi e Stefano Danieli. Gli stessi sono stati condannati anche per il capo D del rinvio a giudizio, ovvero il superamento del limite consentito per il rame, finito nelle acque superficiali e da lì nel torrente Baccatoio.

La pena, sospesa, consiste in sei mesi di reclusione e 15 mila euro di ammenda, più il pagamento delle spese processuali. La sentenza riconosce il risarcimento agli enti e alle associazioni che si sono costituiti parte civile, ossia la Regione Toscana, la Provincia di Lucca, il Comune di Pietrasanta, il Consorzio di Bonifica Versilia Massaciuccoli, il WWF, da liquidarsi in sede civilistica. Mille euro subito, invece, sono stati riconosciuti a ciascuna parte civile, compresi i cittadini, per il danno morale patito, più le spese legali.
Gli stessi imputati insieme agli altri due, Stefano Ghetti e Francesco Sbrana, sono stati invece assolti per i reati di smaltimento di rifiuti pericolosi e il deterioramento delle acque del Baccatoio.
Una vittoria a metà per i cittadini che hanno condotto la battaglia contro l'inceneritore, per i quali vale il commento finale della stessa Pm che ha istruito il processo, Lucia Rugani: la vera pena è la chiusura dell'impianto. L'inceneritore, sequestrato nel luglio del 2010, non è stato più riaperto ed è ormai escluso dal piano regionale dei rifiuti e dalla pianificazione dell'Ambito territoriale (Ato Toscana Costa). Soddisfazione anche per l'amministrazione di Pietrasanta - oggi in aula erano presenti il sindaco Domenico Lombardi e Italo Viti, assessore all'Ambiente - che ha sostenuto il fronte del no all'inceneritore.
Ma canta vittoria anche la schiera di avvocati della difesa, che ha sottolineato come siano cadute le accuse di danneggiamento. "E' stata smontata l'ipotesi del delitto" ha detto l'avvocato Roberto Losengo, legale di Danieli, annunciando comunque il ricorso in appello.
Di Daniela Francesconi
FONTE ARTICOLO:
http://www.viareggino.com/news/2015/01/30/sversamenti-a-falascaia-arrivano-quattro-condanne/46047/1/

lunedì 7 ottobre 2013

Sull'inceneritore della Versilia


 




07/10/2013 11:30:00
di Redazione

Firenze. "La Versilia è sotto shock per i risultati di un'inchiesta dell'Asl di Viareggio che pone sotto accusa l'inceneritore di Falascaia sito tra Pietrasanta e Camaiore, che avrebbe procurato migliaia di morti. In questi decenni vari studi internazionali hanno dimostrato la correlazione positiva tra incenerimento dei rifiuti e aumento di patologie tumorali. Tuttavia, l’indagine dell’Asl di Viareggio, è particolarmente significativa perché la Versilia, pur non essendo un’area industriale, ha il tasso di tumori più elevato della Toscana". Lo si legge in una nota di Gianluca Ferrara sul blog di Beppe Grillo.
"L'indagine mira a chiarire il collegamento tra le diossine dell’inceneritore emesse dal 1974 al 1988 e i quasi 3000 ricoveri di pazienti affetti da tumore residenti a Pietrasanta e Camaiore. Di questi più di mille sono deceduti. Ma l’inchiesta dell’Asl - scrive Ferrara - si estende anche all’arco temporale che va dal 2004 al 2010 relativa al nuovo inceneritore che ha smesso di funzionare proprio nel 2010 dopo che la procura di Lucca ha accertato che la multinazionale francese Tev Veolia falsificava i dati di emissione di anidride carbonica. In questa seconda indagine l'Asl sta verificando se ci sono legami tra eventuali problemi nelle gravidanze e le nanoparticelle emesse dal camino dell’inceneritore".
"La realtà è che gli inceneritori sono la risposta funzionale partorita da questo modello economico della crescita infinita in un Pianeta finito. La loro costruzione vuol significare: non ti preoccupare consuma tanto noi poi bruciamo tutto dimenticando che in natura tutto si crea, tutto si trasforma nulla si distrugge. In altre parole questi mega mostri trasformano i nostri rifiuti (che in realtà sono una miniera) in miliardi di nano particelle che nessun filtro è in grado di fermare".
"A partire dal 1992 - si legge ancora - agli italiani sono stati fatti pagare ben 40 miliardi di euro con i cosiddetti cip 6 (il 7% sulla bolletta dell’Enel) che invece di andare alle energie rinnovabili sono stati donati ai costruttori di inceneritori. In altre parole al contribuente è stato fatto pagare di tasca propria l’aumento delle probabilità di ammalarsi di tumore. Questo grazie a politici compiacenti che invece di tutelare i propri elettori hanno fatto gli interessi dei loro veri datori di lavoro che sono le multinazionali come la Veolia".
"L'obiettivo è Rifiuti Zero ma questo è un risultato che si può realizzare sovvertendo la logica dell’attuale modello di produzione neoliberista che, come ben sintetizzò Tiziano Terzani, ha come scopo farci lavorare a ritmi spaventosi per produrre sempre più oggetti per lo più inutili per altri che lavorano a ritmi spaventosi per poterli comprare".

Toscana News 24 © - Corrado Tedeschi Editore - Edicola online



venerdì 4 ottobre 2013

Ormai è più di un sospetto: quell’inceneritore era un killer

inceneritore-pollino2La diossina emessa dal vecchio impianto di Falascaia, tra Pietrasanta e Camaiore, dal 1974 al 1988 avrebbe causato una scia di lutti in tante famiglie: migliaia di morti per tumori alle vie respiratorie
VIAREGGIO 
C’è l’ombra dell’inquinamento dietro quasi tremila casi di tumore diagnosticati negli ultimi 40 anni tra Pietrasanta e Camaiore. È quanto emerge dall’indagine dell’Asl di Viareggio a proposito degli effetti nefasti del vecchio impianto di incenerimento dei rifiuti, attivo nella zona di Falascaia – al confine tra i due territori comunali – tra il 1974 e il 1988. Indagine che punta a chiarire il collegamento tra questo impianto, le sue emissioni di diossina e polveri fini nell’aria (fatto accertato dall’Arpat in uno studio collegato) e 2.777 ricoveri di pazienti pietrasantini e camaioresi, affetti da tumore. Storie di sofferenza, e di lutti: più di mille di loro sono morti. Nello stessa inchiesta, tra l’altro, c’è una parte collegata al nuovo inceneritore, aperto nel 2004 al posto del vecchio, ma non più attivo dal 2010 dopo un’indagine della Procura della Repubblica di Lucca: nel patteggiamento che ha concluso la vicenda giudiziaria si è ammesso che i tecnici della società che lo gestiva (la multinazionale francese Tev Veolia) taroccavano i dati delle emissioni di anidride carbonica. Proprio a proposito di quel lasso di tempo, 2004-10, sono state prese in esame 354 nascite nei due territori comunali interessati, su cui l’Asl sta indagando per capire se ci sia una correlazione tra eventuali problemi nelle gravidanze (malformazioni, parti prematuri) e le emissioni di polveri nell’aria. Resta il fatto che tra le due gestioni dell’incenerimento dei rifiuti, la prima e la seconda, non c’è alcuna relazione. Perché è la vecchia struttura, che nel ricordo dei cittadini della zona era una specie di mostro circondato dalle fiamme, ad avere la responsabilità di un’immissione di veleni nell’aria durata quindici anni. Diossina, polveri fini, metalli pesanti: schifezze che – ha rivelato lo studio di Arpat – si sono depositate nell’ambiente circostante e quasi certamente anche nei polmoni e nell’apparato respiratorio delle persone. E non solo quelle che abitavano nei dintorni. All’inizio, infatti, l’inchiesta – seguita dal Dipartimento di prevenzione dell’Asl con la collaborazione di Arpat e dall’Istituto regionale per lo studio e la prevenzione oncologica di Firenze – doveva limitarsi a un raggio di un chilometro attorno all’inceneritore. Poi si è scoperto che i veleni si erano diffusi ben oltre questi confini immaginari. E a quel punto gli studiosi si sono visti costretti a esaminare tutte le cartelle cliniche di pazienti pietrasantini e camaioresi affetti da tumori dell’apparato respiratorio: polmone, cavo orale, laringe. Quasi 9mila casi, da cui sono stati scremati nel corso di questi due anni poco meno di 3mila. Ci sono voluti quasi due anni, e la pazienza dei cittadini, per avere questi primi risultati. Comunicati ufficialmente ieri dopo che uno di loro aveva rivolto un appello – tramite lettera ai giornali – all’Asl e ai sindaci, dopo aver conosciuto il dolore della mamma di un giovane ammalato di tumore. Ma la vera rabbia, adesso, è tutta per la gente del Pollino. Siamo nel Comune di Pietrasanta, ma qui la Piccola Atene della scultura e del mangiar bene è lontana: il Pollino è una specie di paese a sé stante, dove tutti si conoscono e fanno base alla Capannina, il ristorante locale. Da qui è partita tanti anni fa la battaglia ambientalista contro il vecchio e il nuovo “termovalorizzatore”. Perché qui, in mezzo a queste case, ci sono più morti di tumore che in qualsiasi altra zona della Versilia. Un record certificato dallo studio del laboratorio sanità del Sant’Anna di Pisa. Ci sono persone, in queste vie, che hanno perso entrambi i genitori, figli, fratelli e sorelle. A lungo hanno raccontato a questa gente che le loro paure e i loro dolori avevano a che fare soprattutto con la fatalità. «Sono tutte fandonie, i danni degli inceneritori». Poi si è ammesso che qualcosa che non andava c’era, ma non si poteva provare. Poi c’è stato lo studio del Sant’Anna, da cui emergeva che in Versilia si moriva di più di tumore che nel resto della Toscana. Dal 1987 al 1993, lungo la costa descritta dal cinema e dalla letteratura, si moriva di più che in tutto il resto della regione per cancro alla laringe, polmoni, fegato. Sia uomini che donne. E adesso che sta per essere fatta chiarezza, ci si chiede se queste tragedie saranno mai risarcite. 
di Matteo Tuccini Tirreno
Fonte: blog di Alessio Ciacci http://www.ciaccimagazine.org/?p=13364

domenica 7 aprile 2013

Inceneritore di Falascaia: UN CORO DI NO!

ALCUNI ARTICOLI ARRIVATI DA CO.AS.VER. CHE TESTIMONIANO UN FRONTE UNICO CONTRO LA RIAPERTURA DELL'INCENERITORE DI FALASCAIA DOPO CHE è STATO DECISO DI FARNE UN CENTRO DIDATTICO:

DOMENICA, 07 APRILE 2013
      Edizione di VIAREGGIO (dom, 7 apr 2013)
I sindaci sono pronti... ad incatenarsi
«Falascaia non deve essere riaperto»
Lombardi minaccia le dimissioni, Del Dotto porta avanti la sfida legale

«SE LA REGIONE dovesse prevedere la riattivazione dell’inceneritore di Falascaia nel nuovo piano inteprovinciale dei rifiuti lo scenario politico della Versilia cambierà, perché andrebbe disatteso l’impegno che presi tre anni fa con i cittadini». Il sindaco di Pietrasanta Domenico Lombardi non usa espressamente il termine «dimissioni», ma lo fa ampiamente capire, anche a gesti. E’ questo il motivo per cui ieri mattina ha voluto convocare una conferenza stampa in Versiliana insieme al collega di Camaiore Alessandro Del Dotto e a Italo Viti, vice presidente del Consorzio ambiente Versilia (Cav) e assessore all’ambiente di Pietrasanta. «L’ho fatto — dice — perché l’inceneritore è un capitolo su cui vogliamo scrivere la parola ‘fine’. Le recenti dichiarazioni del direttore di Ato costa, che ha ricordato l’esistenza dell’impianto nel piano in vigore, sono formalmente ineccepibili, così come il silenzio su Falascaia che ancora aleggia nel piano che verrà adottato tra aprile e maggio. Un silenzio che deve tramutarsi in chiusura definitiva di quell’esperienza, negativa per tutti e in tutti i sensi. Mi opporrò in ogni sede a eventuali previsioni di riattivazione dell’impianto: l’ho promesso ai cittadini nel programma di mandato e l’ho dimostrato costituendomi parte civile nel processo contro Tev».
DEL DOTTO ha poi confermato l’intervento del collega. «Si può e si deve fare a meno di Falascaia, se non altro per la sua ‘storia’, dai processi in corso a causa della gestione dell’impianto fino alle prospettive di risarcimento per i danni subiti. Attenzione: non parlo solo di danni economici, ma anche e soprattutto di salute dei cittadini e salubrità dell’ambiente. Il ‘guadagno’, con la chiusura dell’inceneritore, altro non è che una qualità della vita finalmente sana. Dopo aver subìto questo impianto per anni, si può parlare solo di una sua dismissione definitiva da parte della Regione». Italo Viti, infine, ha ricordato che il nuovo regolamento urbanistico di Pietrasanta prevede che l’inceneritore sia trasformato in un centro di educazione ambientale. «Inoltre rimettere in piedi l’impianto costerebbe 25 milioni di euro, cosa che in questo momento non ha proprio senso e non è utile a nessuno. Basta con i giri di parole e con i timori su un’eventuale presenza dell’inceneritore nel nuovo piano interprovinciale: il nostro segnale è chiaro, l’unica rivalutazione strategica deve riguardare Pioppogatto». Tutti e tre, alla fine, hanno ringraziato cittadini e comitati ambientali «per aver risvegliato le coscienze dell’opinione pubblica».
Daniele Masseglia
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La Nazione  Edizione di VIAREGGIO (dom, 7 apr 2013)

INCENERITORE A LIVELLO PROVINCIALE IL PDL INCALZA IL PRESIDENTE STEFANO BACCELLI E L’ASSESSORE MAURA CAVALLARO 
I movimenti ambientalisti alzano la guardia: «Vade retro»
GLI ABITANTI del Pollino e anche di Capezzano Pianore hanno già drizzato le antenne. E vigilano. Come vigiliano tutti i Comitati ambientalisti che da oltre venti anni hanno a cuore la salute pubblica e la tutela della natura. Vigiliano con attenzione, con il massimo dell’impegno possibile, con tanta voglia di evitare che la zomna continui ad essere al centro di delicate indagini epidemiologiche. «Non vogliamo che si riparli di un riutilizzo dell’impianto di Falascaia, ora basta» ribadiscono. E sono pronti a nuove forze di lotta, se il Piano provinciale del rifiuti dovesse — uscendo dalla porta ma rientrando dalla finestra — prevedere un riutilizzo, anche con altre forme, l’impianto, sia pure «devitalizzato» dello smaltimento dei rifiuti attraverso l’incenerimento.
E’ CATEGORICA anche la posizione del capogruppo consiliare del Pdl in Provincia, David Marcucci nel sottolineare «come le recenti dichiarazioni sull’inceneritore di Falascaia hanno fatto riemergere con forza i problema di un Piano interprovinciale dei rifiuti». «La mancata approvazione — aggiunge Marcucci — potrebbe far decidere altri, a cominciare dalla Regione, su come gestire e smaltire i rifiuti nei nostri territori. E’ scontato ricordare che oltre all’eventuale danno ambientale i costi di questi ritardi gravano e graveranno in modo pesante sui cittadini. Molti, troppi soldi, sono stati spesi a favore di società che hanno redatto varie bozze di piano d’Ambito. Che fine hanno fatto. Noi non vogliamo, come non lo vogliano i cittadini, che si arrivi a ‘tristi sorprese’». Ora la parola spetta alla Provincia. Senza se e senza ma. I sindaci versiliesi hanno già fatto sentire il loro rintocco di campane.
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Il Tirreno
Pagina 21 - Viareggio
Pietrasanta e Camaiore all’unisono «No all’inceneritore o salta tutto»
I sindaci Lombardi e Del Dotto ribadiscono la netta chiusura a qualsiasi ipotesi possibilista nei confronti della riaccensione dell’impianto del Pollino. «Tutta la Versilia la pensa così»
PIETRASANTA «Siamo pronti a ribadire in ogni sede il nostro no alla riaccensione dell'inceneritore del Pollino. Il volere dei sette comuni della Versilia, su questo fronte, è noto: chi ha il compito di redigere il piano interprovinciale dei rifiuti, ne tragga le dovute conseguenze». Parole, a monito, piuttosto chiare, quelle pronunciate ieri mattina dal sindaco di Pietrasanta Domenico Lombardi e ancora dal primo cittadino di Camaiore, Alessandro Del Dotto: destinataria non solo la Regione, ma anche l'Ambito territoriale ottimale dei rifiuti e ancora tutti coloro che in ambito istituzionale e non solo «stanno rivalutando l'idea di una possibile riaccensione oramai fuori da ogni logica, non solo per quanto accaduto in passato, in termini di salute e danni ambientali pagati dal territorio, che non può essere dimenticato, ma anche per le sue ripercussioni economiche, perché rimettere a regime un impianto del genere costerebbe non meno di venticinque milioni di euro». «Prospettive che neanche vogliamo prendere in considerazione» aggiunge l'assessore Italo Viti, con il sindaco Lombardi che rincara la dose. «Come amministrazione comunale - aggiunge il sindaco - abbiamo deciso di cancellare con il nuovo regolamento urbanistico l'inceneritore dal Pollino, destinando quello stesso sito a spazio di tutela ambientale. La richiesta di accesso agli atti del regolamento, avanzata dal direttore di Ato Toscana Costa Franco Borchi, è ineccepibile dal punto di vista formale, ma, premesso questo, non vi sarà mai sponda di dialogo ad un'eventuale discussione legata alla riaccensione. Abbiamo preso impegni ben precisi con la nostra comunità e il sottoscritto non ha affatto intenzione di rimangiarseli. Dimissioni come estrema risposta ad un'ipotetica riapertura dell'impianto? No, ma voglio essere chiaro: se qualcuno pensa di voler usare il grimaldello di Falascaia con ipotesi di riapertura, l'equilibrio politico in Versilia sicuramente cambierà». Missiva, quella consegnata al centro-sinistra su scala regionale e non, che non sembra lasciare spazio a troppe interpretazioni. Lapidario anche il sindaco di Camaiore Del Dotto. «Il pensiero della Versilia - scandisce - è noto: di certo non vogliamo drammatizzare la situazione, anche perché non emerge al momento una volontà effettiva sulla riaccensione. Però, questo deve essere chiaro, il no dei sindaci è definitivo. Qui bisogna cominciare ad entrare nel dettaglio degli aspetti risarcitori legati al passato e non ipotizzare riaccensioni fuori dal tempo e dalla logica».
Luca Basile

giovedì 17 gennaio 2013

Diossina nel Baccatoio, a processo l'inceneritore

Rigettati i rinvii formali, la prossima udienza discuterà l'ammissione delle parti civili 

di Daniela Francesconi

Lo striscione appeso fuori dal Tribunale
Lo striscione appeso fuori dal Tribunale
Gli ambientalisti all'ingresso del Tribunale
Gli ambientalisti all'ingresso del Tribunale
"VIAREGGIO - Si è svolta stamani nel tribunale di Viareggio, la seconda udienza del "processo Falascaia". In aula non era presente nessuno dei cinque imputati, tutti dipendenti di alto livello - all'epoca dei fatti - della società Tev Spa. Per loro l'accusa è, in sostanza, aver inquinato il torrente Baccatoio che scorre di fianco all'inceneritore con le acque di scarico contaminate. Diossina e altre sostanze sono state trovate durante l'analisi delle acque del torrente, prelevate alla foce distante tre chilometri dall'impianto. In apertura, la giudice Valeria Marino ha rigettato la richiesta di rinvio avanzata dagli avvocati dei cinque imputati; poi ha respinto la richiesta di oblazione, anch'essa giunta in modo unanime dalla difesa. Alla fine si è potuto dare il via alla costituzione di parte civile dei circa 150 cittadini e di alcune associazioni ambientaliste. Stessa cosa hanno fatto tre Enti pubblici: il Comune di Pietrasanta, il Consorzio di Bonifica Versilia Massaciuccoli e la Regione Toscana. Assente la società Gaia Spa che invece avrebbe potuto costituirsi.
A rappresentare l'accusa c'era il pubblico ministero della procura di Lucca Lucia Rugani, che ha svolto le indagini e ha imposto il sequestro dell'impianto nel luglio del 2010. Da allora l'inceneritore non è più tornato in funzione. Le parti hanno discusso, in un primo momento, della notifica a Francesco Sbrana, amministratore delegato di Tev fino al 2008. La sua posizione è già stata stralciata ma sembrava comunque che ci fosse un nuovo difetto di notifica. Superato il primo scoglio, la giudice Marino ha rigettato l'offerta di pagamento che tutti gli avvocati della difesa hanno presentato. Non è possibile quantificare l'importo del danno, ha risposto la giudice, perciò si va avanti. Sarà il dibattimento a far emergere l'entità dell'inquinamento e la gravità dei comportamenti criminosi che vengono addebitati agli imputati.
Uno dopo l'altro i sette legali che rappresentano le parti offese, hanno consegnato gli atti della costituzione di parte civile. Tanti cittadini che vivono nei dintorni, ma anche residenti in altri Comuni della Versilia, hanno voluto essere nel processo per chiedere giustizia per un reato che colpisce un bene prezioso come l'acqua. Numeroso anche il pubblico, formato da attivisti della Rete ambientale della Versilia, del Movimento 5 Stelle e del Cantiere Sociale. E ci sono stati anche momenti di confronto acceso fra la giudice e i legali della difesa, in merito alla calendarizzazione delle udienze. "Questo processo deve trovare una data entro i primi di febbraio" ha insistito la giudice Marino quando Roberto Losengo - legale di Stefano Danieli - ha iniziato ad elencare i propri numerosi impegni. Alla fine la prossima udienza è stata fissata al 15 febbraio.
Chiedeva invece cinque giorni di tempo per ogni persona e associazione costituitasi, l'avvocato Perla Sciretti che difende Enrico Friz, amministratore delegato di Tev dal 2008. Gli avvocati vaglieranno ogni nome e luogo di residenza perché, come ha anticipato Sciretti, "occorre definire meglio il concetto di essere domiciliati nei pressi dell'inceneritore". "E' possibile che non vengano accettate le parti civili che abitano distanti dall'impianto" ha spiegato Franco Zucchero, il legale dell'Associazione tutela ambientale della Versilia. Le altre associazioni che intendono far parte del processo sono il Wwf, gli Amici della Terra e l'Associazione per la salvaguardia e la difesa della salute onlus.
Tutti i difensori hanno puntualizzato le date di dimissioni dei loro assistiti dal rapporto con Tev, società da cui la multinazionale Veolia ha rilevato il settore dei rifiuti nel 2007. Tutti hanno smesso prima del 2010, tranne Danieli che però adesso si è trasferito nel lontano Azerbaigian. Un calendario delle udienze incalzante serve anche a scongiurare il rischio della prescrizione. I reati presunti sono stati commessi nel mese di gennaio del 2010 e quindi, ha spiegato l'avvocato Alessio Menconi che rappresenta due associazioni e 116 cittadini, si prescrivono nel 2015. Restano due anni pieni per arrivare ad una sentenza".

fonte articolo: http://quiversilia.corrierenazionale.it/cronaca/2013/01/16/news/39868-diossina-nel-baccatoio-a-processo-l-inceneritore-r-n

Queste le date delle prossime udienze: 15 febbraio, 5 e 19 aprile, 10 maggio, 13 giugno, sempre alle 10:30

lunedì 14 gennaio 2013

Falascaia diventa un centro didattico

Mai più un inceneritore. Tutta l'area è inserita nel piano di sviluppo rurale
 
di Daniela Francesconi
PIETRASANTA –
Didattica ambientale al posto dell’incenerimento dei rifiuti, una zona turistica e “rurale”invece che un sito industriale. Rivoluzione in vista per l’impianto di Falascaia, così come lo immagina la commissione urbanistica del Comune di Pietrasanta che si è riunita stamani. La seduta era propedeutica  all’adozione del piano di valorizzazione del territorio rurale da parte del Consiglio comunale.

I diversi paesaggi di Pietrasanta sono stati divisi in tre schemi principali, secondo la logica del collegamento fra la collina e il mare: Lago di Porta, via Pisanica e porta Nord della Versiliana, Baccatoio. All’interno di quest’ultimo sono previste la riconversione e la bonifica dell’inceneritore, che sarà sostituito da “attrezzature di interesse comune compatibili con le finalità di valorizzazione ambientale e turistica dell’area interessata dal corso del Baccatoio”. E così è stato segnato un altro punto a favore del cambiamento del modo di concepire il ciclo dei rifiuti in Versilia. La commissione ha scritto nero su bianco che “sino alla predisposizione del piano di recupero dell’area sono consentiti interventi di esclusiva manutenzione. Qualsiasi attività di termovalorizzazione, trattamento o selezione di rifiuti e/o produzione di energia attraverso la combustione è considerata incompatibile con le finalità di tutela e valorizzazione ambientale definite dallo schema Direttore di valorizzazione ambientale del corso del Baccatoio”.

L’impianto, che svetta nel mezzo alla campagna con i suoi due alti camini, potrà tutt’al più essere oggetto di un restyling che migliori il suo inserimento nel contesto paesaggistico. Mettete dei fiori nei vostri cannoni, ha detto la commissione all’inceneritore e ad ogni velleità di rimettere in funzione il bruciatore. Ma a parte le buone intenzioni, l’inquinamento circostante non potrà essere eliminato tanto facilmente, se anche le acque che scorrono dentro e fuori dal perimetro dell’impianto, portano ancora i segni delle sostanze chimiche prodotte dalla combustione e dallo stoccaggio dei rifiuti.

L’obiettivo principale, nel suo complesso, è quello di sfatare il concetto che il territorio rurale sia la somma dei vincoli e delle prescrizioni. Viceversa, sostiene la commissione, “deve essere considerato come l’ambito dove assume importanza prioritaria il presidio umano, la manutenzione e l’integrità dei suoli, per conferire il valore aggiunto al territorio urbanizzato che circonda, valorizzandone la possibilità di godimento e di utilizzazione verso anche uno sviluppo imprenditoriale sostenibile”.

Alla riunione di stamani ha preso parte anche un nutrito gruppo di cittadini e professionisti del settore che hanno assistito alla riunione nella sala consiliare del Municipio. Attraverso l’esame degli elaborati progettuali è stato illustrato come il territorio rurale sia stato “riconosciuto” e quali obiettivi siano stati fissati per la tutela, la valorizzazione e l’incentivazione dello sviluppo economico legato all’attività agricola.

È stata inoltre presentata la disciplina di gestione del patrimonio edilizio esistente nel territorio rurale sia per singoli edifici, sia relativamente ai nuclei insediativi esistenti e dotati già di una propria identità. Per entrambi i casi, le attrezzature a disposizione devono essere potenziate, come anche le infrastrutture e gli spazi di aggregazione sociale.


fonte articolo: http://quiversilia.corrierenazionale.it/attualita/2013/01/11/news/39812-Falascaia-diventa-un-centro-didattico


PECCATO CHE NON SI POSSA COPIARE PER IL SITO DI SELVAPIANA!!!

FALASCAIA: Trentanove anni di Veleni e Scandalose Bugie


Inizia mercoledì 16 il processo contro i dirigenti della multinazionale Veolia che gestiva l’impianto di Falascia. 1974 – 2013
Trentanove anni di Veleni e Scandalose Bugie

La storia dell’inceneritore di Falascaia è simile a quella di molti altri inceneritori: Colleferro, Malagrotta, Taranto, Terni, Montale ecc. Storie concluse con gravi danni all’ambiente, provocati da inefficienti e pericolose politiche di gestione dei rifiuti perseguite contro il volere dei cittadini ed in ossequio al profitto privato.
L’impianto di Falascaia è stato costruito sullo stesso sito in cui per anni fu situato un bruciatore a cielo aperto. Ci avevano assicurato che il nuovo impianto sarebbe stato il più sicuro e monitorato d’Italia, se non addirittura di Europa. Gli avvenimenti recenti hanno sconfessato questa farsa confermando l’idea, scientificamente dimostrata, che tutti gli impianti di questo tipo producono inevitabilmente veleni.
Nel caso specifico di Falascaia questa verità è emersa con particolare drammaticità in quanto alla pericolosità e delicatezza intrinseche alle lavorazioni in esso effettuate, si è sommata una sciagurata gestione impiantistica con esiti quanto mai dannosi per la salute dei cittadine e per l’ambiente.
E’ stato dimostrato, perché confessato dalle stesse maestranze che in esso operavano, che l’inceneritore di Falascaia ha potuto bruciare rifiuti solo perché i dati di monitoraggio delle emissioni erano sistematicamente manomessi per mantenerli all’interno dei livelli operativi fissati dalle leggi. I controlli delle autorità preposte, che probabilmente non avevano molto interesse ad approfondire la questione, erano cosi costantemente e fraudolentemente elusi.
Tutto questo è stato oggetto di un processo i cui esiti a nostro giudizio sono stati a dir poco sconcertanti a fronte dell’accertata ed acquisita sicurezza che la pratica del taroccamento dei dati emissivi è stata sistematicamente messa in opera fin dal collaudo dell’impianto stesso. Troviamo incomprensibile che coloro i quali hanno volutamente falsificato i dati di gestione, inquinando per anni l’ambiente versiliese e provocando danni alla salute dei cittadini, se la siano cavata con una semplice ammenda di circa 4.000 euro.
Il 16 gennaio p.v. sarà celebrato un secondo procedimento penale a carico dei dirigenti di TEV – Veolia. L’accusa a cui dovranno rispondere è estremamente grave e riguarda l’inquinamento del torrente Baccatoio in cui, by-passando il sistema di trattamento delle acque reflue, venivano sversate le acque di lavorazione dell’inceneritore. Con questa sciagurata pratica, messa in opera con il solo scopo di risparmiare i soldi necessari per un efficace sistema di trattamento, l’intero bacino del torrente Baccatoio è stato così inquinato con diossine ed altre sostanze altamente tossiche.
Ci auguriamo che la giustizia faccia il suo corso e condanni pesantemente coloro che, abbagliati da una logica di profitto, non hanno esitato a mettere a repentaglio la salute dei cittadini e la sicurezza dell’ambiente.
Per quanto riguarda il destino futuro dell’ex-impianto di Falascaia ci auspichiamo che esso venga definitivamente dismesso, intendendo con questo che l’inceneritore venga finalmente demolito e la sua l’area di pertinenza, ivi compreso il torrente Baccatoio, sia bonificata a spese della multinazionale VEOLIA.
Questo al duplice scopo di recuperare pienamente una zona ambientalmente importante e bella ed evitare che dalle ceneri dell’impianto di Falascaia possa rinasce un terzo sciagurato impianto.
Si richiamano i politici eletti nelle istituzioni a non disattendere l’aspettativa sopra espressa. Esortiamo a perseguire una gestioni dei rifiuti che porti verso “rifiuti zero” potenziando la raccolta differenziata.
E’ ora di dire basta a tutte quelle lobby che per i loro sporchi profitti vogliono bruciarci il futuro.
Rete Ambientale della Versilia

venerdì 7 dicembre 2012

Falascaia: sostanze chimiche nelle acque

Dal depuratore dell'ex inceneritore escono liquidi inquinati. Necessari interventi urgenti di bonifica

Una veduta dell'inceneritore di Falascaia
Una veduta dell'inceneritore di Falascaia
PIETRASANTA – Il depuratore dell'ex inceneritore di Falascaia, ormai fermo dal mese di luglio del 2010, si trova in un pessimo stato di conservazione. Sostanze chimiche varie sono fuoriuscite da alcune cisterne e almeno da una vasca dell'impianto sono tracimati liquidi pericolosi. La situazione è nota fin dall'inizio di novembre. Prima, una comunicazione del settore Versilia Massaciuccoli di Arpat, l'agenzia regionale di protezione ambientale, che ha effettuato alcuni sopralluoghi all'impianto. Poi, la segnalazione del servizio Ambiente della Provincia di Lucca in merito alle condizioni di potenziale inquinamento, oltre alla mancanza di sicurezza rispetto ad eventuali accessi di estranei non autorizzati all'interno del perimetro dell'impianto.
Tutto ciò ha fatto scattare un'ordinanza emessa dal Comune di Pietrasanta, a tutela dell'incolumità delle persone e fatta in via d'urgenza senza passare dalla comunicazione di avvio del procedimento. Il Comune ha ordinato al Cav – il consorzio dei comuni versiliesi – l'immediata recinzione dell'area per impedire le intrusioni nel sito del depuratore. Un procedimento separato è stato avviato per mettere in sicurezza i serbatoi e i depositi di stoccaggio dei reagenti chimici, nonché delle vasche di trattamento delle acque. Una bomba chimica che rischia di scoppiare in sordina, mescolandosi all'acqua e alla pioggia ma che proprio per questo non è facilmente arginabile e controllabile. 
Una situazione ampiamente prevedibile da quando Veolia Gestioni Ambientali snc ha riconsegnato l'inceneritore ai Comuni. È il Cav che ora è responsabile di Falascaia e Pioppogatto e ne è anche il proprietario. Sulla richiesta di danni da parte dei Comuni e la pretesa dei crediti non riscossi da parte di Veolia, si gioca tutta la battaglia legale che però non è ancora iniziata. Per gestire praticamente gli impianti è stata formata una società, apposta per questo. La Vera di Sea Ambiente e Sea Riosrse è subentrata dopo una lunga estate di trattative e per ora ha assunto dieci lavoratori dei 39 che sono in cassa integrazione. Questa società non ha anche il compito di sorvegliare gli impianti, almeno dal punto di vista dei rischi ambientali e per la salute degli stessi lavoratori che vi operano dentro? Da ricordare anche che per il controllo esterno e notturno dei due impianti, è stato stipulato un contratto con un istituto di vigilanza.

Di Daniela Francesconi 

martedì 31 gennaio 2012

E VEOLIA ....se ne andrà????

Per aggiornare sulle vicende della gestione dei rifiuti in Versilia ( in cui il PD è a favore di "obiettivo rifiuti Zero") e perchè alcune situazioni sono molto simili alle nostre, riceviamo da  Co.As.Ver. e pubblichiamo questa lettera aperta di comitati e Associazioni riportate sotto.

" E così anche nell’affaire VEOLIA-Falascaia-Pioppogatto siamo arrivati al colpo di scena finale. L’escalation emozionale messa in piedi è veramente notevole.
Prima le lusinghe dei vantaggi derivanti da condizioni tariffarie e da concessioni economiche che, anche secondo CAV, avrebbero risolto ogni contezioso pregresso con grande soddisfazione per le casse comunali … e (a nostro modesto giudizio -> ndr di co.as.ver.) soprattutto per quelle di VEOLIA.
Poi, tanto per forzare la mano, VEOLIA, a fronte di una presunta diminuzione dei conferimenti, ha giocato la carta del ricatto occupazionale, dimenticando che, sulla base della vigenti norme contrattuali, le maestranze degli impianti di Falascaia e Pioppogatto sono comunque retribuite e, si badi bene, non da VEOLIA, bensì dalla tariffa corrisposta alla stessa da noi cittadini mediante l’istituto della TIA/TARSU.
Adesso, poiché anche questo appare un argomento poco efficace, ecco l’ultima novità: “VEOLIA se ne va!”. Verrebbe da aggiungere che se ne va dopo quanto è successo a Vercelli e in altri impianti simili a quello di Falascaia [ ndr. per Falscaia è in corso anche un processo] !
    Sulla base del vigente contratto il ritiro di VEOLIA è tecnicamente possibile. Esso rappresenta un’ulteriore complicazione verso la positiva conclusione dei contenziosi milionari aperti tra comuni e gestore: recupero della quota di ammortamento dell’impianto di Falascaia , riconoscimento del mancato incasso derivante dalla non corretta applicazione del CIP6 al quantitativo di energia contrattualmente ascrivibile in tariffa.
    Gli scenari futuri che si potrebbero aprire in assenza di una gestione democratica dall’uscita di scena di VEOLIA sono anch’essi assai preoccupanti. Preso atto che uno degli impianti del sistema integrato della Versilia non è più disponibile (FINALMENTE!!) è quanto mai urgente che gli amministratori versiliesi, prima che altri provvedano, ripensino in tempi brevi all’intero sistema di trattamento dei rifiuti, ponendosi in un’ottica che non può più coincidere con quella fino ad ora utilizzata. Da questo cambio di prospettiva deriva inoltre la necessità di rivedere le regole alla base del protocollo di gestione e di riscrivere nuove regole contrattuali andando di fatto ad un superamento del vigente contratto Daviddi, degli atti di sottomissione e della tariffa.
     In un momento cruciale come questo le scriventi associazioni di cittadini ritengono assai preoccupante l’immobilismo del CAV, in quanto evidenzia un atteggiamento attendista proprio di chi teme (o non vuole) decidere, derogando la gestione delle criticità ad altri (forse l’Autorità Regionale o la Provincia o
l’ATO …?).
    Invitiamo pertanto il CAV e tutti i sindaci della Versilia a rompere gli indugi e a non lasciarsi sfuggire, dopo venticinque anni, l’occasione loro offerta di recuperare a pieno titolo la capacità territoriale d’indirizzo nella gestione dei rifiuti prodotti in Versilia. Per cogliere quest’occasione occorre evitare, innanzitutto, che gestori esterni, quali essi siano, soggetti terzi o ATO, subentrando a VEOLIA, portino fuori dalla Versilia il luogo dove si decidono la tipologia delle lavorazioni e la finalizzazione dei prodotti finali. Così facendo l’azione del CAV eviterebbe, fra l’altro, di trasferire fuori dal nostro territorio enormi risorse di danaro e/o materiali.
    Il CAV dovrebbe farsi promotore in tempi rapidi di un tavolo tecnico in grado di avviare nel concreto quanto contenuto all’interno del progetto di riconversione di Pioppogatto a suo tempo presentato e riassunto col termine di “Piano Favoino”.
    Dovrebbe promuovere e realizzare, in tempi brevi, gli auspicati interventi di riconversione di Pioppogatto finalizzati al conseguimento del massimo recupero di materiale dagli RSU conferiti [ ndr. questa è una cosa che si potrebbe fare anche con l'impianto di terranuova bracciolini dove arrivano i rifiuti dsella Valdisieve ... e non solo]. Cardini di questa riconversione sono, fra l’altro, l’estensione della raccolta Porta a Porta a tutto il territorio versiliese,  il miglioramento della capacità di recupero e selezione, l’avvio di nuove lavorazioni, la messa in esercizio di una nuova linea di recupero [ndr. tutte cose che si possono fare anche in valdisieve e in valdarno.... e ..... non solo!!]  (tra l’altro già presente nell’impianto di Pioppogatto perché prevista dal contratto Daviddi e mai utlizzata) , il riassorbimento della manodopera in esubero a Falascaia .
    Secondo i Comitati dei Cittadini, la trasformazione del sistema impiantistico sopra auspicata si sposa a pieno titolo con le linee guida formulate dalle forze politiche del centro sinistra in tema di raccolta e recupero dei rifiuti (brevemente “obbiettivo rifiuti zero”). Idee mutuate a pieno titolo all’interno del programma politico della maggioranza che sostiene l’attuale giunta provinciale. Ricordiamo questo non trascurabile dettaglio sia al presidente della Giunta Provinciale che all’Assessore Provinciale all’Ambiente, affinché si adoperino perché il CAV si impegni fattivamente nel conseguimento dell’”obbiettivo rifiuti zero”, favorendo una riconversione di Pioppogatto finalizzata al massimo recupero di materiali dai rifiuti conferiti ed alla cancellazione della produzione di CDR o, peggio ancora, di CSS.
    Il problema tariffario è strettamente legato a quanto sopra esposto. A questo proposito i Comitati dei Cittadini invitano il CAV ad uscire dall’ambiguità dei “modelli teorici” e ad attenersi esclusivamente alle lavorazioni svolte, ai consumi reali dei materiali ed ai mezzi impiantistici impiegati nel conseguimento dell’obbiettivo del massimo recupero.
    L’implementazione di una nuova linea di lavorazione, fra l’altro già parzialmente pagata tramite la tariffa, l’ampliamento del fabbisogno di manodopera, i ricavi derivanti dalla vendita dei materiali recuperati, gli ammortamenti per le parti d’impianto utilizzate e di eventuali nuove dotazioni da implementare, le manutenzioni: queste sono alcune voci  che devono rientrare nella definizione della  giusta tariffa [ndr. anche la nostra TIA potrebbe servire per tutte queste belle cose invece di essere dirottata sul nuovo inceneritore di Selvpiaana da oltre 41 milioni di euro - il dato del costo però risale al  Piano industriale del 2007, pag. 97,......in 5 anni sarà certamente aumentato!!! Proprio come l'impianto a Case Passerini che dai 90 milioni di euro - piano industriale 2007, pag. 97 - è GIA' passato ai 135 milioni di €!!!!] .
   Infine, i Comitati dei Cittadini invitano fortemente il CAV a non compromettere le trattative mescolando temi non congrui ad un unico tavolo. La sistemazione futura del sistema di trattamento degli RSU della Versilia e la sistemazione del pregresso richiedono due tavoli distinti di trattativa in quanto esse sono riconducibili a due situazioni molto diverse tra loro e che non possono essere assolutamente confuse. 

Associazione per la Tutela Ambientale della Versilia
Amici della Terra
Co.As.Ver
Italia Nostra
WWF Lucca
"

fonte immagine: http://pisanotizie.it/news/news_20120111_caso_veolia_inceneritore_falascaia.html 

martedì 16 agosto 2011

«Dati taroccati»: la Provincia spegne l'inceneritore del Pollino

La decisione dopo una relazione della Procura «Valori manomessi dai dipendenti di Tev»
PIETRASANTA.
Se non è un "cartellino rosso", ci assomiglia molto. La Provincia di Lucca ha avviato le procedure per revocare a Tev, l'azienda che gestisce l'inceneritore del Pollino (attualmente sotto sequestro), l'autorizzazione che, nel 2006, le permise di aumentare la quantità di materiale da incenerire. Se questo può sembrare solo un aspetto tecnico, in realtà non è così. Perché alla base della decisione di palazzo Ducale c'è un punto fondamentale: il taroccamento dei dati delle emissioni per il quale sono sotto inchiesta dipendenti di Tev. Come spiega un comunicato della Provincia, infatti, l'autorizzazione che «permetteva di innalzare da 43mila a 59mila tonnellate l'anno il combustibile da rifiuti da incenerire, era stata concessa dall'amministrazione provinciale sulla base di dati emissivi, forniti dallo stesso gestore dell'impianto che, così come risultavano trasmessi, risultavano nella norma e compresi nei limiti di legge». Secondo una relazione della Procura di Lucca, che ha portato avanti l'indagine sul taroccamento, però, i valori che Tev trasmise non sono da ritenersi veritieri «a causa di manipolazioni effettuate dagli operatori. «L'autorizzazione concessa da palazzo Ducale - spiega quindi la Provincia - risulta dconseguentemente basata su dati artefatti, forniti dalla stessa Tev e quindi inevitabilmente carente dei necessari presupposti di legittimità. Per questo motivo la Provincia ritiene di revocare a Tev l'autorizzazione all'esercizio dell'impiano di Falascaia, dando avvio al procedimenti di annullamento dell'autorizzazione concessa nel 2006». Fin qui la nuda cronaca. Allargando l'orizzonte, si può dire che quello di ieri è un'ulteriore tassello (forse il più importante da qualche mese a questa parte) sulla chiusura dell'inceneritore del Pollino, sul quale incombono varie inchieste giudiziarie. Una chiusura che ormai, anche nelle stanze della Regione, sembra essere ormai data per molto vicina.

Fonte " Il Tirreno": http://iltirreno.gelocal.it/versilia/cronaca/2011/08/13/news/dati-taroccati-la-provincia-spegne-l-inceneritore-del-pollino-4787068

altro:

martedì 19 aprile 2011

Sempre ottime notizie....ma sempre dalla versilia!!

La Nazione:  «La Provincia aderisca all’obiettivo rifiuti zero»
OTTO Comuni lucchesi hanno già aderito, sull’esempio di Capannori, alla strategia «rifiuti zero» (Capannori, Seravezza, Porcari, Villa Basilica, Borgo a Mozzano, Pietrasanta, Forte dei Marmi, Massarosa).
«Ora tocca alla Provincia — afferma Eugenio Baronti del Circolo della Piana di “SEL” — prendere in mano questa battaglia culturale e di civiltà ambientale e rilanciarla. Il presidente Baccelli potrebbe avere una marcia in più per conquistarsi la riconferma, se si impegnasse a fare della Provincia di Lucca la prima in Italia ad aderire alla strategia rifiuti zero. Il 14 febbraio 2007 organizzai, come assessore all’ambiente del comune di Capannori, un convegno per aderire all’opzione rifiuti zero, primo Comune in Italia. Me ne dissero di tutti i colori, utopista, estremista, fondamentalista. Invece, in pochi anni quella esperienza ha contagiato positivamente tutta la Provincia».

ndr: Peccato non aver potuto sfruttare Eugenio Baronti quando era ASSESSORE in Regione Toscana nella passata legislatura. A quest'ora aderire all'obiettivo   poteva essere prerogativa di tutta la Toscana invece di lasciare questa scelta alle singole Province.
Sigh!



Leggi tutto il comunicato di Eugenio Baronti in "La gezzetta di Lucca": http://www.lagazzettadilucca.it/politica/2011/04/baronti-sel-anche-la-provincia-deve-aderire-al-progetto-rifiuti-zero-di-cui-fanno-parte-otto-comuni-del-nostro-territorio/
immagini riprese dal solito link.

venerdì 15 aprile 2011

«Api più sane dopo lo stop a Falascaia»

Capezzano:
«LA SALUTE delle nostre api, soprattutto di quelle che vivono nelle arnie di villa Cavanis è migliorata da quando è stato chiuso l’impianto di Falascaia». E’ la testimonianza di Mario Andreini, presidente dell’associazione Toscana Miele che oggi pomeriggio è impegnato in un convegno in programma dalle 15,30 in poi a villa Cavanis di Capezzano Pianore. Una testimonianza che fa felici non solo gli ambientalisti nostrani ma anche tutti coloro che hanno una grande passione per le api, considerate vere e proprie sentinelle sulla strada di una milgiora qualità della vita. Al convegno è annunciata la presenza dell’onorevole Paolo Russo presidente della Commissione agricoltura della Camera. «Le api — ricorda Andreini, una vera eccellenza in questo settore — sono le sentinelle dell’ambiente: rispetto a due anni fa la situazione è nettamente migliorata ma dobbiamo fare ancora meglio». Il fenomeno degli apicoltori in Versilia è in costante aumento: per molti di tratta di un passatempo sempre più interessante e anche oneroso.

Fonte: La Nazione di giovedì 14 aprile 2011
immagine dal link http://www.toscanamiele.it/

mercoledì 2 marzo 2011

RIFIUTI PRESENTATO UN SISTEMA ALTERNATIVO DI SMALTIMENTO in Versilia

Vi giriamo alcuni articoli arrivati dal coordinamento versiliese.

La prima è importantissima perchè le amministrazioni hanno deciso di chiudere l'inceneritore di Falscaia. Grazie ad uno studio della scuola agraria del parco di monza, riuscono a chiudere il ciclo dei rifiuti senza l'inceneritore. A quanto pare se lo si vuole si può ottenere!

Qui c'è addirittura il Consorzio Ambiente Versilia (CAV) che ha richiesto un progetto alternativo.
A noi invece ci tocca AER!

CAV: presidente (Ettore Neri, Sindaco di Seravezza-centro sinistra-liste civiche),

del vicepresidente (Alessandro Santini, Vicesindaco di Camaiore-destra-AN)

e del consiglio di amministrazione, composto da

Umberto Buratti (Sindaco di Forte dei Marmi-centro sinistra- liste civiche),

Fabrizio Larini (Sindaco di Massarosa-centro sinistra- liste civiche),

Domenico Lombardi (Sindaco di Pietrasanta - centro sinistra- liste civiche) e

Anna Poletti -prob. sostituita- (Assessore all’Ambiente del Comune di Viareggio-destra).

Il totale degli abitanti che costituiscono il consorzio è: 165.450 ( al 2009 con i dati ripresi da ARRR ).


Il totale dei nostri 13 comuni serviti da AER spa e AER impianti srl è: 131.210.


SE LO FANNO LORO PERCHE' NON SI PUO' FARE NOI????

Buona lettura!

assovaldisieve
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Da: Co.As.Ver coordinamento versiliese < co.as.ver@gmail.com >

Oggetto: Articoli FINALMENTE IL PIANO ALTERNATIVO

RIFIUTI PRESENTATO UN SISTEMA ALTERNATIVO DI SMALTIMENTO

«Inceneritore da smantellare Potenzieremo la differenziata»

L’annuncio dell’assessore: «L’impianto sarà dismesso»

LA PROSPETTIVA è di quelle che fanno saltare sulla sedia, a partire dai comitati cittadini da anni in lotta contro il termovalorizzatore di Falascaia. Diciamolo brutalmente: tra due o tre anni l’inceneritore potrebbe essere definitivamente dismesso. Smantellato, cancellato, insieme ai suoi 20 anni di tribolata storia. In questi giorni è partito infatti un percorso indirizzato a quella soluzione. Percorso che ha la forma di un sistema alternativo di smaltimento dei rifiuti che il Consorzio ambiente Versilia ha presentato alla Provincia dopo aver incaricato la «Scuola agraria del parco di Monza» di elaborare un apposito studio. Il progetto è stato inoltrato proprio per essere inserito nel Piano interprovinciale dei rifiuti, in fase di gestazione e atteso, appunto, tra circa due-tre anni. Se Palazzo Ducale dovesse accoglierlo e renderlo parte integrante del piano, il sistema dei rifiuti avrà come unico impianto funzionante quello di Pioppogatto. L’obiettivo è di portare in discarica non più il 75% dei rifiuti prodotti in Versilia, come avviene ora, ma solo il 20%. Un risultato che per essere raggiunto dovrà andare a braccetto con due passaggi: potenziamento della differenziata e creazione, a Pioppogatto, di una filiera che porti a un prodotto vendibile sul mercato. A Pietrasanta la differenziata si attesta sul 52% e la convinzione dell’assessore all’ambiente Italo Viti, che è anche vice presidente del Cav, è di arrivare al 70% nel giro di un anno.

«E’ un risultato che possiamo ottenere ampliando la differenziata al resto del territorio comunale ma soprattutto dopo che la Provincia ci autorizzerà, speriamo, a potenziare l’impianto per la differenziata al Portone, come abbiamo chiesto a dicembre. A quel punto potrà farsi strada uno scenario senza più l’inceneritore di Falascaia, impianto che nei primi sei mesi del 2010 ha bruciato solo l’11% dei rifiuti che arrivano a Pioppogatto. E pensare che, a regola, al Pollino dovrebbe arrivarne il 37%, che è sempre una percentuale bassa. Il piano che abbiamo presentato come Cav e che sarà discusso mercoledì (domani, ndr) con il primo incontro in Provincia, non ha niente a che vedere con l’immaginario collettivo, cioè con frasi tipo ‘saremo come Napoli’, bensì con una proposta concreta e più conveniente, anche per Veolia».

PROPRIO con la ditta ci sarà a breve un incontro per discutere su tre argomenti a dir poco fondamentali: le tariffe per il 2011, i contenziosi in atto e capire come superare il contratto Daviddi, che scadrà nel 2019. «In gioco ci sono un contratto ancora aperto — prosegue — e gli investimenti: la soluzione dovrà quindi rappresentare un compromesso tra il piano tecnico e quello finanziario. La ditta finora si è detta interessata ad approfondire la questione, ma ciò che mi preoccupa sono le altre province dell’Ato: noi ci siamo dati la scadenza del 65% di differenziata nel 2012, loro nel 2020, di fatto incentivando gli impianti anziché la raccolta. Ora pensiamo all’obiettivo-cardine del sistema alternativo: ridurre il conferimento di rifiuti in discarica dal 75% al 20%. Non è un miraggio: basta creare una nuova filiera che consenta di produrre meno indifferenziato. Noi ci crediamo».

Daniele Masseglia

Pagina 11 - Attualità

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