Nasce la Revet Recycling srl che realizzerà l'impianto per riciclare direttamente in sede le plastiche eterogenee
25 LUGLIO 2012
Jacopo Carucci
Revet spa è l'azienda che in Toscana raccoglie seleziona e avvia a
riciclo cinque materiali delle raccolte differenziate - vetro,
plastiche, alluminio, acciaio e poliaccoppiati come il Tetra Pak - e che
sta cercando di posizionarsi sempre più come impresa manifatturiera, in
grado di rispondere alle esigenze del mercato offrendo materiali
alternativi alla materia vergine. Da qui nascono i Ri-prodotti in
Toscana, marchio registrato che riunisce manufatti completamente
diversi tra loro realizzati da aziende toscane che hanno creduto nella
possibilità di sostituire la materia prima con materiali post consumo.
E' inoltre di poche settimane fa la nascita di Revet Recycling srl, la
controllata (51% Revet, 49% Refri) che realizzerà l'impianto grazie al
quale sarà possibile riciclare direttamente in sede - dopo averle lavate
- le plastiche eterogenee, vero e proprio cuore della strategia di
evoluzione manifatturiera di Revet".
Con il presidente di
Revet e Valerio Caramassi, cominciamo però dall'inizio, chiedendogli una
panoramica sulla quantità e qualità dei materiali raccolti e sulle
rispettive filiere di riciclo.
«Revet serve la quasi
totalità della popolazione Toscana e nel 2011 sono state 140mila le
tonnellate di materiali raccolti e selezionati nei nostri impianti. Di
queste 140mila tonnellate - ricordo per disegnare un contesto che la
Toscana nello stesso anno ha prodotto 2,5 milioni di rifiuti urbani e
8,5 milioni di rifiuti speciali - circa il 65% sono imballaggi in vetro,
che una volta separati dagli altri materiali vengono inviati a La Revet
Vetri di Empoli e ulteriormente trattati per essere mandati
direttamente in vetreria alla Zignago, sempre a Empoli, da cui escono
nuovi imballaggi ri-prodotti. La filiera di riciclo del vetro toscano
dunque è cortissima e le prospettive di miglioramento sono soprattutto
qualitative, con la Regione Toscana abbiamo programmato il passaggio
alla raccolta monovetro in modo da tagliare alcune delle fasi della
logistica e della selezione che producevano più frazione fine di vetro,
che non può essere riciclata in vetreria».
Anche gli imballaggi in acciaio, alluminio e in polaiccoppiati vanno a riciclo sicuro.
«Esattamente.
Per la carta contenuta nel Tetra Pak la filiera si chiude in Toscana:
una volta selezionato mandiamo il Tetra Pak in provincia di Lucca, dove
l'impianto Lucart è in grado di recuperare tutta la pasta di cellulosa
(che è il 74%) e di avviare a riciclo i restanti materiali, il
polietilene e i fogli di alluminio, trasformati in ecoallene. Anche
acciaio e alluminio hanno un proprio mercato consolidato, ma in questo
caso il materiale che noi raccogliamo finisce fuori regione perché in
Toscana non abbiamo fonderie adatte a riciclarli».
Restano le plastiche, che è anche la frazione più critica, e che rappresenta in peso il 30% dei materiali raccolti da Revet.
«Non
è esattamente così: alcune tipologie di plastica - come il pet delle
comuni bottiglie di acqua minerale e l'hdpe dei flaconi - non
presentano alcuna criticità, anzi: hanno un mercato che funziona pur
soffrendo l'andamento schizofrenico del costo del petrolio. Il Pet che
dividiamo anche per colore, e l'hdpe vengono venduti tramite le aste
Corepla e siccome vengono pagati è certissimo che vengano riciclati, nel
settore tessile, degli imballaggi secondari e, ora, nello stesso
settore dell'imbottigliamento delle acque. La criticità invece è tutta
nelle cosiddette plastiche eterogenee (flm, vaschette, shopper, retine,
polistirolo, polistirene...) che in tutta Europa vanno generalmente a
recupero energetico. Noi abbiamo dimostrato che non solo è possibile
riciclarle meccanicamente, ma che addirittura possono costituire una
valida alternativa al vergine per prodotti di alta qualità: l'esempio
sono le pedaliere e altre parti degli scooter Piaggio, gli articoli per
la casa realizzati dalla Utilplastic di Larciano, le persiane per case
mobili fatte dalla Shelbox di Castelfiorentino, gli accessori per
l'agroindustria di Capp Palst (Campi Bisenzio), gli arredi per esterni
della Tlf di Arezzo: Tutti ri-prodotti in Toscana che utilizzano
percentuali diverse di plasmix derivato dal riciclo meccanico delle
plastiche eterogenee post consumo».
Per quali motivi è nata Revet Recycling?
«Oggi
ci affidiamo ad aziende esterne per le lavorazioni industriali
necessarie a trasformare il plasmix in granulo adatto allo stampaggio
dei ri-prodotti. Con Revet Recycling tutte le fasi industriali saranno
seguite direttamente all'interno dell'impianto che stiamo costruendo e
che inizierà l'attività entro l'estate 2013. Controllare tutta la
filiera ha innumerevoli vantaggi perché significa fare davvero una
raccolta differenziata e poi una logistica e poi una selezione
finalizzati all'effettivo riciclo , sulla base delle esigenze di Revet
Recycling che a sua volta risponderà alla domanda specifica di mercato:
quel blend per quel manufatto. Aver investito e investire continuamente
- grazie anche alla Regione Toscana - in ricerca e sviluppo ci
permette infatti di rispondere alle esigenze dei singoli clienti e
perfino di ciascun prodotto, che necessita di caratteristiche chimico
fisiche diverse: proprio perché il materiale di partenza è eterogeneo,
il processo industriale chiamato compoundazione permette di arrivare
alle miscele giuste e soltanto a quelle, per ogni singolo prodotto. Il
nostro socio Refri inoltre, ci consentirà di acquisire anche un altro
tipo di polimero, l'abs delle plastiche derivate dai Raee che loro
raccolgono, utile ad allargare le nostre ricerche a nuovi prodotti
indirizzati all'automotive».
Perché siete gli unici ad
aver intrapreso la strada del riciclo meccanico finalizzato a prodotti a
valore aggiunto, mentre perfino nella virtuosa Germania il plasmix va a
recupero energetico?
«Perché i contesti sono diversi.
Intanto il plasmix ha un potere calorifero troppo alto per essere
termovalorizzato dagli inceneritori toscani, e pertanto dovrebbe essere
mandato nei pochissimi impianti adatti del nord Italia, oppure
all'estero. Abbiamo realizzato una carbon footprint che presenteremo
prossimamente e che mette a confronto il recupero energetico e quello
meccanico del nostro plasmix dimostrando la convenienza ambientale e
teoricamente economica del riciclo meccanico».
Perché teoricamente?
«Non
sarebbe teorica se partissimo alla pari. Invece nonostante quanto
previsto dalla gerarchia europea,
ancora oggi in Italia si incentiva il
recupero energetico assimilando questo tipo di produzione del
kilowattora a quello prodotto con le energie rinnovabili, e non si
incentivano invece i prodotti che adoperano materia rinnovabile. Poco o
tanto che siano questi incentivi, io dico di fare almeno a metà. E non
dico di dare gli incentivi a Revet, ma di darli ai prodotti realizzati
con materiale riciclato, solo così, ed esattamente come è stato fatto
per le energie rinnovabili, è possibile creare un mercato per i
ri-prodotti».