VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

CALENDARIO

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martedì 12 dicembre 2023

VIDEOCONFERENZA: "DISASTRI IDROGEOLOGICI E CAMBIAMENTI CLIMATICI". Perchè l'entità dei disastri si è andata aggravando nel nostro paese?

GIOVEDI 30 NOVEMBRE 2023 SI E' SVOLTA LA CONFERENZA COME RIPORTATO SOTTO. 

LA SI PUO' RIVEDERE REGISTRATA A QUESTO LINK: https://www.radioradicale.it/scheda/714571/disastri-idrogeologici-e-cambiamenti-climatici-perche-lentita-dei-disastri-si-e-andata 

ore 18:00

"DISASTRI IDROGEOLOGICI E CAMBIAMENTI CLIMATICI"

Perchè l'entità dei disastri si è andata progressivamente ampliando ?

I cambiamenti climatici fanno vacillare le noste "certezze" sul nostro modello di sviluppo e di vita.

webinar tenuto da:

                                LUCA MERCALLI                                            

Climatologo e divulgatore scientifico

MICHELE MUNAFO'

Ricercatore ISPRA, esperto sul consumo di suolo.

GIOVANNI DAMIANI

Biologo, gia' direttore ANPA e presidente GUFI (Gruppo unitario foreste italiane)

PAOLO BERDINI

Urbanista

A cura di

ENRICO DEL VESCOVO

Consigliere nazionale di Italia Nostra e presidente della sezione Castelli Romani.

martedì 20 settembre 2022

L'Agenda climatica di Fridays for Future Italia


5 punti per affrontare la crisi climatica e sociale. 

A partire da ora.


Fridays for Future è nato per chiedere alla politica e alle istituzioni di ascoltare la ricerca scientifica, indicando che le misure per contrastare la crisi climatica esistevano, erano solo da implementare. 

Nel 2020, con la campagna Ritorno al Futuro, abbiamo deciso di presentare le nostre soluzioni, di fronte all’incapacità della politica di agire in modo efficace. Quel documento è ancora in gran parte valido, ma l’attuale campagna elettorale ci obbliga a ripeterci, a dire che l’unica agenda possibile è quella climatica.

Ci troviamo in un momento di profonda crisi dei partiti e delle istituzioni. La partecipazione alla vita politica è ai minimi storici: l’unico momento in cui ci viene chiesto di esprimerci sono le elezioni. Arriviamo in cabina elettorale come davanti a una vetrina da cui scegliere il prodotto che più ci convince, già confezionato.

Volete il nostro voto ma ignorate la nostra voce. La politica dei partiti si è presa tutto il palcoscenico e la facoltà di scegliere cosa è meglio per il paese, ma è lontana dalle istanze e dalle preoccupazioni delle persone che dicono di rappresentare. Non potete rappresentarci se non ci ascoltate.

L’astensionismo in aumento lancia un segnale, ancora una volta i partiti non stanno centrando il bersaglio, si fanno tante promesse ma mancano risposte serie ai problemi più urgenti: crisi climatica, disuguaglianze, salari bassi e lavoro insicuro, accoglienza, disparità, etc. 

Promettono di occuparsi di un fantomatico “domani”, mentre le crisi imperversano già oggi. Si parla di gas come fonte di transizione, rimandando ancora una volta le soluzioni.

La crisi climatica è un fenomeno globale che si manifesta però a livello locale. Secondo lo slogan «Think global, act local»,  dobbiamo rivolgere lo sguardo verso quella grande fetta della popolazione che ricerca con fatica il suo diritto alla partecipazione attiva ogni giorno, per restituire il potere decisionale alle comunità territoriali e alla società civile.

Presentiamo quindi le nostre proposte su 5 temi, attuabili nell’immediato futuro, che avrebbero un enorme impatto nell’affrontare la crisi climatica e sociale in Italia. Non sono proposte esaustive: esistono molti altri ambiti, interconnessi tra loro, che si dovrebbero affrontare. Molti di essi sono presenti in Ritorno al Futuro: il settore agroalimentare, i MAPA (Most Affected People and Areas) del mondo e del nostro Paese, l’economia circolare, la gestione dei rifiuti, la tutela del territorio, solo per citarne alcuni. La crisi climatica è estremamente complessa e tocca ogni ambito economico e sociale.

Ma non ci si può nascondere dietro alla complessità, usandola come scusa per rimandare l’implementazione delle misure necessarie. Per questo vogliamo partire da queste proposte, con la consapevolezza che devono essere solo il punto di partenza.

1.    1 TRASPORTI E MOBILITÀ

      - Riduzione dei costi e potenziamento dei trasporti pubblici

·        - Riduzione dei costi e potenziamento dei trasporti pubblici

·        - Frequent Flyer Levy

2.     2 ENERGIA

·       - Pianificazione di 8000 comunità energetiche per auto-produzione locale del 50% di energia elettrica

·       - Tassa del 100% sugli extra-profitti delle aziende e tetto ai prezzi dell’energia non domestica

3.    3 LAVORO

·        - Riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario Job Guarantee

·        - Fornitura di energia gratuita a tutte le famiglie per coprire i bisogni primari

4.     4 EDILIZIA E POVERTÀ ENERGETICA

·       - Isolamento di tutte le case popolari e di tutti gli edifici scolastici in Italia entro il 2025

5.     5 ACQUA

·        - Manutenzione rete idrica

·        - Acqua pubblica

ü  Appendice

 

ü  Tabella costi e coperture riassuntiva

ü  Scarica il documento in pdf


LEGGI TUTTO QUI:     https://fridaysforfutureitalia.it/lagenda-climatica/

lunedì 19 settembre 2022

I disastri avenuti nelle Marche: I CONTI PURTROPPO TORNANO SEMPRE ED A PAGARE SONO I CITTADINI

 

L’ALLEANZA n. 13.22                                                                              Ancona, 17 settembre 2022

COMUNICATO STAMPA

I CONTI PURTROPPO TORNANO SEMPRE

ED A PAGARE SONO I CITTADINI

Le Associazioni ambientaliste marchigiane esprimono in primo luogo la propria forte vicinanza a tutti coloro che hanno avuto vittime tra i propri cari ed hanno subito danni, anche materiali, dall’ultimo estremo fenomeno climatico che ha colpito le Marche.

Da anni si è denunciato il rischio che la produzione di C02 derivante dalle attività umane potesse provocare un innalzamento della temperatura e con esso l’avvio di una stagione di cambiamenti climatici. Da anni si è chiesto da parte di ambienti scientifici, cittadini, associazioni, che venisse posto un freno alle cause scatenanti il cambiamento climatico ed ai fattori climalteranti, così come alle azioni che potessero aggravare le conseguenze dei nuovi e sempre più frequenti ed intensi fenomeni climatici quali il consumo di suolo, il dissesto idrogeologico etc.

L’affrontare i cambiamenti del clima richiede un impegno internazionale, vedi gli accordi di Kioto e successivi che, però, si sostanziano in tante azioni coerenti a livello locale, nel Paese, nelle nostre Regioni, Provincie e Comuni. Possiamo dire che tale impegno è riconoscibile anche nelle scelte degli amministratori del nostro territorio?

Ad esempio è corretto non porsi il problema di limitare l’inquinamento da C02 nelle nostre città e nei nostri porti nonostante la pubblicazione di rapporti scientifici che dimostrano l’incidenza di decessi (+110 l’anno nel centro di Ancona)? E’ corretto progettare e realizzare la distruzione dei boschi (che riducono la C02) sulle nostre montagne per l’interesse economico di pochi (Monte Catria, Sarnano, Montefortino)? E’ corretto realizzare nuovi parcheggi nelle nostre città e non potenziare l’uso del mezzo pubblico? E’ corretto continuare a cementificare il territorio ignorando la proposta di legge regionale di iniziativa popolare firmata da oltre 8.000 cittadini marchigiani per una nuova norma per il consumo zero di territorio? È ammissibile non dare piena e rapida attuazione ai piani di bacino, realizzando prioritariamente i bacini di laminazione per mitigare gli effetti delle piogge torrenziali che subiranno ancora i nostri fragili territori fluviali?

Le cause puntuali che hanno determinato questa tragedia dovranno essere analizzate con attenzione e il territorio dovrà essere monitorato e manutenuto in modo sistematico, area per area, corso d’acqua per corso d’acqua, con il concorso dei proprietari dei terreni attraverso lo strumento del contratto di fiume, per restituire ai suoli la capacità di assorbire al meglio gli eventi sempre più estremi, invertendo la tendenza ad effettuare interventi puntuali ed invasivi come è stato fatto fino ad ora rincorrendo le emergenze.

La politica anche in questi giorni dimostra ad ogni livello di non essere sensibile a questi problemi salvo piangere lacrime di coccodrillo dopo. Nei programmi elettorali dei principali contendenti non vi è quasi nulla sul cambiamento climatico, se non generiche promesse. Paghiamo anni di fonti fossili, compreso il gas. Poi c’è qualche spiritoso che accusa gli ambientalisti di ritardare il progresso quando le responsabilità sono a carico di chi amministra e chiude gli occhi!

Purtroppo, alla fine, tali errori della politica presentano il conto sotto forma dei disastri ambientali e sono i cittadini, solo i cittadini, sempre i cittadini che pagano due volte, prima per i danni che subiscono e poi per le spese della ricostruzione.

L’ALLEANZA DELLE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE MARCHIGIANE: CAI, ENPA, FEDERAZIONE PRO NATURA, GRIG, ITALIA NOSTRA, LAC, LAV, LUPUS IN FABULA, SALVIAMO IL PAESAGGIO, WWF.

mercoledì 14 settembre 2022

23 SETTEMBRE: SCIOPERO GLOBALE PER IL CLIMA


Il movimento per la giustizia climatica Fridays For Future lancia lo Sciopero Globale per il Clima, che si terrà il 23 settembre 2022.

“Dopo quattro anni di scioperi, le persone si stanno svegliando, ma i responsabili politici sono ancora fermi”, afferma Alice Quattrocchi di Catania “Abbiamo organizzato marce e incontrato politici, ci siamo impegnati tutti i giorni per avere un impatto, oltre che per informare le persone di cosa succederà nei prossimi decenni. Oggi abbiamo davanti nuove elezioni, ma la crisi climatica è ancora assente dal dibattito. Più noi parliamo di clima, più i principali partiti sembrano fare a gara per prenderci in giro con belle parole a favore dell'ambiente, senza nessun piano completo, ma anzi chiedendo nuovi rigassificatori o altre misure che accelerano la catastrofe climatica”

Le persone più colpite dalle conseguenze della crisi climatica vengono ancora messe a tacere: pensiamo alle persone migranti, strumentalizzate o trattate come feccia; ma anche ai lavoratori, premiati prima e subito dopo sacrificati sull'altare della crisi infinita, come se accettare salari più bassi e lavoro precario fosse un loro dovere.

Nel frattempo, chi è al potere sembra ancora dedicare tutto il proprio tempo a distrarre, ritardare e negare i cambiamenti necessari che ci attendono. Le emissioni di CO2 non si stanno riducendo, ma continuano ad aumentare. Il mondo continua a espandere le infrastrutture per i combustibili fossili e a versare quantità astronomiche di denaro solo a favore di poche aziende e nel nome dei loro extraprofitti, con somme di guadagno pari al 700% di quelle normali.

“Abbiamo un estremo bisogno di un piano di giustizia climatica e sociale che metta prima le persone e dopo il profitto: appunto, #PeopleNotProfit”, continua Agnese Casadei. “Stiamo ancora correndo nella direzione sbagliata. La strada da percorrere è davvero lunga, ma siamo ancora qui e non abbiamo intenzione di fare alcun passo indietro.”

In vista delle elezioni politiche, Fridays For Future Italia ha raccolto nell’Agenda climatica un insieme di proposte che dovrebbero essere incluse in ogni programma e considerate da ogni candidato per affrontare l'emergenza climatica (fridaysforfutureitalia.it/lagenda-climatica ).

“In questi giorni stiamo incontrando candidate e candidati e chiediamo loro che la crisi climatica venga affrontata a partire dall'energia e dai trasporti, che si parli di edilizia, lavoro, povertà energetica e acqua. Abbiamo 5 proposte e 10 richieste, e sappiamo che il solo voto non è sufficiente per vedere questo cambiamento realizzato: serve alzare la voce e battersi per il cambiamento”.

“Vogliamo anche dare un consiglio per i prossimi dibattiti: parlate con noi, non litigate tra voi. Il punto sono i cittadini.”

Fridays For Future invita tutte le associazioni, i sindacati e i movimenti ad aderire e a partecipare attivamente allo sciopero in ogni città. Già FLC ha aderito dichiarando lo sciopero per il comparto scuola, invitiamo anche tutte le altre parti a fare lo stesso.

Ci vediamo in piazza.

Cerca sul nostro sito la piazza più vicina a te! La trovi qui: https://fridaysforfutureitalia.it/mappa/


Contatti Stampa di Fridays For Future Italia

Emanuele: 3517910435

Beatrice: 3922562104

FONTE ARTICOLO: https://fridaysforfutureitalia.it/23-settembre-sciopero-globale-per-il-clima/

FB https://www.facebook.com/fffitalia


lunedì 22 agosto 2022

Quattro generazioni, un solo riscaldamento globale!

Leggendo i giornali vi sarete sicuramente accorti che questa estate è all'insegna degli eventi meteorologici estremi.

Inutile illudersi, queste sono solo le avvisaglie più evidenti di un pianeta che si sta riscaldando velocemente.
Infatti, nel giro di solo 2-3 generazioni abbiamo aumentato la temperatura della Terra di circa +1°C.
Fai finta di essere il signor Ermenegildo Scaldacchioni, un 40enne con un maglioncino azzurro. Tua nonna (Guendalina Celsiusi, sempre vestita di viola) dovrebbe essere nata più o meno negli anni '20. Durante la sua vita ha sperimentato un aumento di +0.7°C.
Tuo padre (Laocoonte Scaldacchioni, in giallo) invece nello stesso lasso di tempo ha visto un aumento di temperatura di circa +1.2°C. E tu, se sei nato negli anni '80, vedrai da anziano un pianeta più caldo di +1.7°C rispetto alla tua nascita. Analogamente, se non cambiamo drasticamente attitudine, tua figlia (Cassandra Scaldacchioni-Fareneitti, in verde) da adulta si troverà a +2°C, non rispetto alla sua nascita, ma rispetto all'era pre-industriale, cioè rispetto a prima che pompassimo miliardi di tonnellate di CO2 nell'atmosfera, alterandone così il clima.

Secondo le proiezioni un aumento di temperatura di +2°C rispetto all'era pre-industriale potrebbe avere conseguenze disastrose se confrontato ad esempio con i +1.5°C, ovvero l'obiettivo (impossibile?) fissato dagli accordi di Parigi. Adesso che siamo "solamente" intorno a +1°C già vediamo un aumento statisticamente significativo di vari fenomeni, come ad esempio la fusione dei ghiacciai alpini, le ondate di calore, o le precipitazioni estreme. Per temperature più alte i modelli ci dicono che questi eventi saranno sempre più frequenti ed estremi, ma sopra i +2°C saremo in un territorio inesplorato con conseguenze potenzialmente catastrofiche.

Purtroppo questa è la strada sulla quale ci troviamo adesso. Come sempre sta a noi prendere la decisione su come e quando cambiare percorso. La scienza ci dice che dobbiamo farlo ora e con una sterzata decisa. Adesso che la scienza ha mostrato dove sta il problema (e anche in buona parte come risolverlo) tocca alla politica implementare le soluzioni per evitare di andare a schiantarci, senza dimenticarci che chi sta alla guida viene scelto da noi tramite il voto.

Chi ha paura del buio?


Fonte Post e immagine 

venerdì 19 agosto 2022

3/09/2022 - 0re 10/13: Presidio "Lezione in piazza" per un Piano dei Rifiuti Verso Rifiuti Zero

SABATO 3 SETTEMBRE 2022 FIRENZE

PRESIDIO-LEZIONE IN PIAZZA ORE 10.00/13.00

SOTTO LA SEDE DELLA REGIONE TOSCANA - PIAZZA DEL DUOMO ANGOLO VIA DELL’ ORIUOLO

PER UNA VERA CIRCOLARITA’ INVECE DEL GREENWASHING DI AZIENDE, UNIONE EUROPEA, STATO, REGIONE

Le politiche sui rifiuti sono ad un punto di svolta. Si “intrecciano” iniziative istituzionali e strategie economiche a diversi livelli : Programma Nazionale Gestione Rifiuti, Strategia nazionale per l’ economia circolare, Piano Regionale, Piano industriale ALIA per l’ Ato Toscana Centro.

L’8 Settembre scade il termine per la presentazione al Garante dell’ informazione e della partecipazione, di contributi per il Piano Regionale che come comitati di abitanti del Movimento Rifiuti Zero e associazioni ambientaliste stiamo elaborando, sia per non lasciare nulla di intentato sia per rilanciare la mobilitazione con proposte in direzione contraria alle politiche regionali sui rifiuti.

La regione Toscana, infatti, sta perdendo l' occasione di essere la prima regione italiana rifiuti zero. Punta invece con ostinazione a “nuovi” impianti basati sulla ‘gassificazione’ dei rifiuti attraverso sistemi tecnologici rigidi e non ancora provati.
La Regione propone tra le altre cose, tre “distretti circolari” (Empoli, Pontedera, Rosignano marittimo) costituiti unicamente dalla costruzione di impianti di combustione dei residui e non da positive sinergie tra imprese per il riutilizzo dei materiali. Dai RIFIUTI la Regione cerca di ottenere nuovo carburante e combustibile per fornire ENERGIA allo stesso sistema industriale e gestionale responsabile dell’ aumento della produzione di rifiuti e della crisi ecologica a scapito della salute delle popolazioni, dell’ambiente, delle risorse pubbliche.

Questo ennesimo tentativo di proseguire una crescita economica senza limite e un “business as usual”, a) attraverso l’ utilizzo a fini di competitività e concorrenza economica, delle materie prime secondarie e b) con un sovradimensionamento degli impianti che nei fatti chiude la porta alla diffusione delle buone pratiche, con la costruzione di un sistema tecnologico rigido ad alto rischio e con processi inquinanti, vede protagoniste grandi aziende come ENI, SUEZ, NEXT-CHEM, ALIA a cui la Regione affida un ruolo decisionale nel Piano dei Rifiuti, anche istituendo l’ “avviso pubblico” per manifestazione d’interesse, e che, di fatto, è ben più di un semplice “appalto per la gestione”, ma si configura come il vero ‘regista’ della pianificazione.

La filosofia manageriale e di impresa finisce così con caratterizzare l’ insieme della politica pubblica e amplia la dimensione finanziaria dei processi di gestione con la corsa alla costituzione di Multiutilities, grandi soggetti gestori di vari servizi (acqua, gas, luce, rifiuti ), per incrementare la redditività e garantire anche i finanziamenti degli impianti.

Di fronte ad una crescita economica senza limiti e alla centralità della competitività economica dell’ Unione europea, VOGLIAMO porre il limite al centro delle politiche economiche e insediative come
-elemento base per ambienti di vita di lunga durata;
-per bloccare la catastrofe naturale e sociale in corso : riscaldamento globale e cambiamenti climatici conseguenti, riduzione della disponibilità di acqua dolce, impoverimento della biodiversità, precarietà dell’ esistenza.
D’ altra parte è falso il mito che la tecnologia possa indefinitamente rincorrere i propri errori e porvi "rimedio" (B.Commoner già 40 anni fa). Porci un limite significa dare priorità alla prevenzione del danno, che è l'unica vera possibilità di ripristino delle relazioni naturali.

L’ obiettivo condivisibile è IL RECUPERO DEI MATERIALI verso una CIRCOLARITA’ che tuttavia la stessa Unione Europea rischia di tradire laddove subordina le politiche sui rifiuti al rilancio della competitività economica.

Come abitanti che abbiamo pro tempore in cura le materie prime secondarie da rifiuti quale capitale naturale, che usiamo tempo e creatività per la raccolta differenziata e il conferimento, che forniamo i materiali per il business del riutilizzo di materia e del recupero di energia pagando una bolletta salata (TARI)
RIVENDICHIAMO di potere decidere sul loro uso, sul Piano Regionale, sull' impiantistica (che è stata proposta da aziende e imprese private).

Vogliamo decidere per impedire l’ aumento della quantità di materie prime secondarie che nei fatti alimentano il circolo vizioso della produzione di sempre più merci e quindi di sempre più rifiuti. Vogliamo decidere oltre l' offerta di una partecipazione solo formale e a giochi fatti, per collegare la salvaguardia dell’ ambiente a nuove forme di organizzazione del lavoro a tutela della persona umana. Anche per la circostanza che con il pagamento della TARI supportiamo dal punto di vista economico le scelte proposte dalla società-gestore.
Vogliamo decidere dell’ opportunità o meno degli investimenti anche in considerazione del fatto che siamo noi abitanti a pagarli. Gli abitanti, in veste di utenti di servizi in regime di monopolio naturale come il servizio idrico ed il servizio di raccolta e gestione dei rifiuti urbani, sono ben consapevoli del proprio status di detentori di diritti ma anche del fatto che il gestore dipende esclusivamente dal pagamento delle tariffe da parte degli abitanti.
Da ciò ne consegue che qualsiasi aumento della tariffa deve essere ampiamente giustificato e rendicontato nonché approvato dai cittadini/utenti pena la possibilità degli stessi di rifiutarne l’applicazione. Questa situazione è chiarita, ad esempio, dal recentissimo aumento ingiustificato della TARI deciso da ALIA.

No Multiutility - SI' Multicivics in ecosistemi ‘costituzionali’.
Multicivics di comunità, nei quali non sia predominate l’ economia standard e l’accumulazione di denaro (Multiutility), ma la redditività civica quale valore generato dalle attività di cura e gestione di beni fondamentali (materie prime, residui come materie prime seconde, servizi essenziali, ad esempio); la cooperazione mutualistica in economie rigenerative che assicurino e mantengano la funzione sociale e generale dei beni fondamentali e l’ equilibrio ecologico, attraverso la cura e l’ arricchimento della biodiversità ecologica e sociale, il rafforzamento degli ecosistemi ‘costituzionali’ in quanto l’ art. 9 della Costituzione repubblicana tutela ora anche gli ecosistemi;
in una dimensione di co-responsabilità tra abitanti e amministrazioni pubbliche locali per generare servizi collettivi innovativi (non di combustione, ad esempio).

CHIUDERE i 4 inceneritori ancora attivi . Montale (Pt) e Picchianti (Li) entro il 2023, San Zeno (Ar), Poggibonsi (Si) nel 2024.

BLOCCARE l' impiantistica Waste to Methanol e Waste to Ethanol o che usano analoghe tecnologie di combustione.

SI AD UNA COERENTE GESTIONE DELLA FRAZIONE ORGANICA in relazione con le ecologie e la storia dei luoghi, senza impoverimento dei suoli; per bloccare la desertificazione; per una agroecologia che usi ridotte quantità di acqua.

Movimento Regionale Verso Rifiuti Zero
primi Promotori:
Alterpiana Fi-Po-Pt
Assovaldisieve
Associazione VAS Onlus
Ass.Acqua Bene Comune Pistoia e Valdinievole ODV
Ass.Alleanza Beni Comuni Pistoia odv
Ass. Atto Primo - Salute
Ambiente Cultura
Collesalviamo l'Ambiente
Coordinamento Provinciale Rifiuti Zero Livorno
Comitato Ambientale di Casale
Comitato Rifiuti Zero Cecina
Comitato Obiettivo Periferia
Cub Toscana
Forum Ambientalista
Forum dei Movimenti per l'Acqua
La Libellula
Medicina Democratica Firenze
abc Pistoia
Osservatorio ambientale di Prato
WWF
Presidio No Inc-No Aero
Rete Valdisieve Verso Rifiuti Zero
TAT Movimento tutela ambiente e territorio Montefoscoli

venerdì 5 agosto 2022

Spotlight indaga sulla "mafia del legno" (non solo Romania?)

 GUFI - Gruppo Unitario per le Foreste Italiane

LA MAFIA DEL LEGNO. Non perdetevi l'inchiesta sulle biomasse forestali che andrà in onda su “Spotlight”, la rubrica di RaiNews24, venerdì 15 luglio alle 20.30 (replica domenica 17 Luglio alle 10.30 e alle 20.30). Il documentario, a cura di Ludovica Jona, è frutto di un'inchiesta durata anni che analizza gli effetti degli incentivi pubblici alle biomasse forestali in Italia e in Romania, dove diverse guardie forestali sono state uccise dalla mafia del legno. Jona ha seguito le operazioni di denuncia dell'attivista Tiberiu Boșutar, che a settembre ha subito un tentato omicidio, e scoperto molto altro approfondendo la situazione nel nostro paese.

Oltre la metà dell'energia “rinnovabile” in Europa è prodotta bruciando legna. Si chiama biomassa forestale e secondo gli ambientalisti i circa 17 miliardi di euro di sussidi che riceve ogni anno mettono a rischio le foreste europee. Per questo l'Europarlamento sta discutendo se continuare a sovvenzionarla. “Spotlight”, la rubrica di inchiesta di Rainews24 a cura di Valerio Cataldi, nella puntata di venerdì 15 luglio alle 20.30 (e in replica domenica 17 Luglio alle 10.30 e alle 20.30) indaga sull'impatto degli incentivi alle biomasse legnose in Italia e Romania con l'inchiesta “L'affare dei tagli boschivi” di Ludovica Jona. 
In Romania - paese in cui si trovano le ultime foreste vergini d'Europa e diverse guardie forestali sono state uccise dalla “mafia del legno” - la Jona ha seguito le operazioni di denuncia dell'attivista Tiberiu Boșutar, che a settembre ha subito un tentato omicidio. 
In Italia, invece, l’inchiesta ricostruisce con testimonianze e dati inediti il percorso del legno che viene bruciato nelle centrali a biomasse di Calabria, Sicilia e Sardegna, scoprendo che proviene in gran parte dalla Toscana. Alcuni tagli boschivi secondo la magistratura sono risultati illegali e a Crotone - dove si trovano tre centrali a biomasse, tra cui la più grande d'Europa - l'Asp è intervenuta segnalando i rischi per la salute dei cittadini determinati dalle polveri prodotte dagli impianti.
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Rivedi l'inchiesta a questo link: https://www.rainews.it/rubriche/spotlight

Fonte notizia: https://www.facebook.com/gufitalia/photos/a.584308292072847/1391601568010178/

Davvero possiamo parlare di consumo di suolo buono e consumo di suolo cattivo?

 Fonte articolo: Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio

27 Luglio 2022 di Alessandro Mortarino.

Come ogni anno, nel pieno dell’estate è stato presentato il Rapporto SNPA “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”. E, come ogni anno, la fotografia che esce dal puntuale e dettagliato monitoraggio dei ricercatori dell’ISPRA mostra un impietoso quadro che rende (dovrebbe rendere…) sempre più evidente la situazione di emergenza piena in cui versa il martoriato suolo italico.

Già, perché i dati riferiti al 2021 sono gravi. Ed essendo dati rilevati da una fonte scientifica dello Stato, non sono suscettibili di opinabilità: si tratta di cifre e statistiche di monitoraggio effettivo. La cruda realtà. Su cui troppe volte e per troppi anni si è continuato a sorvolare, confidando che la mano provvidenziale delle crisi e del “mercato” risolvessero o, almeno, alleviassero la contingente difficoltà.

Ma se il consumo di suolo aveva mostrato di non conoscere sosta neppure nel periodo del primo duro lockdown pandemico, il 2021 va oltre e ci certifica (come sintetizza il comunicato ufficiale di ISPRA, che potete leggere qui) una perdita di suolo a perdifiato, con una media di 19 ettari al giorno, il valore più alto negli ultimi dieci anni, una velocità che supera i 2 metri quadrati al secondo, per quasi 70 km2 di nuove coperture artificiali in un solo anno. Il cemento ricopre ormai 21.500 km2 di suolo nazionale, dei quali 5.400, un territorio grande quanto la Liguria, riguardano i soli edifici, che rappresentano il 25% dell’intero suolo consumato.

Quest’anno, però, la presentazione del Rapporto è stata parecchio “animata”. Nelle precedenti occasioni i Relatori avevano sempre espresso le loro valutazioni rispetto alle cifre asetticamente illustrate da Michele Munafò cercando di mettere in luce le criticità e l’esigenza di portare a compimento una necessaria legge nazionale capace di contrastare il fenomeno del consumo di suolo, considerarlo una emergenza, agire per custodire una risorsa preziosa, non riproducibile, elemento di vita o morte.
Quest’anno il dibattito è andato oltre e ha demarcato una – forse insanabile – linea di confine tra due mondi e due visioni: da un lato ricercatori, comunità scientifica e società civile; dall’altro le rappresentanze politiche. Mai come quest’anno…

Il detonatore che ha fatto “brillare” il divario tra i due blocchi è stata l’affermazione fugace dell’uscente ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, che si è addentrato in una disamina che ha scatenato l’immediata reazione di Paolo Pileri e di Luca Mercalli.

Giovannini ha sostanzialmente sostenuto che il consumo di suolo avvenuto e monitorato da ISPRA va considerato anche sotto il profilo degli investimenti strategici e delle priorità della visione politica, sia nazionale e sia europea. Occorre, infatti, considerare anche «quello shift modale da trasporto su gomma a trasporto su ferro, obiettivo principale del PNRR». Vale a dire interporti e centri di interfacciamento gomma/ferro, porti, retroporti.
Giovannini non ha usato perifrasi per evidenziare il concetto: «quindi da considerare benvenuti, perchè nel settore siamo indietro».
Insomma, dobbiamo considerare che «esiste dunque un consumo di suolo cattivo ma anche un consumo di suolo buono, necessario». E di questo consumo buono anche Ispra dovrà tenerne conto nei prossimi anni, poiché rappresenterà un fenomeno rilevante e in crescita (ci auguriamo sia da considerare un semplice suggerimento metodologico e non una velata “minaccia” ai ricercatori di ISPRA…).

Le frasi dell’uscente ministro non hanno raccolto reazioni da parte delle tre parlamentari intervenute (Silvia Fregolent, Paola Nugnes e Chiara Braga), che hanno ammesso l’incapacità (anche) di questa tornata legislativa nel porre risoluzione alle sofferenze del nostro suolo, compreso per l’amata (da Giovannini) legge nazionale sulla Rigenerazione Urbana, anch’essa arenatasi nelle aule romane.

Immediata, invece, la replica di Paolo Pileri (Politecnico di Milano): «è un disastro, c’è da piangere; passare da 14 ettari al giorno a 19 ettari al giorno è un incremento del +34%: un cataclisma. E’ un dato che mette il bollo del fallimento politico negli ultimi 15 anni. E resto basito davanti alle parole del ministro: consumo di suolo buono e cattivo? 323 ettari di logistica in un solo anno equivalgono a una superficie pari al consumo di suolo totale registrato da Toscana e Liguria messe assieme. Oltre tutto considerando che il ministero non ha un osservatorio, non sappiamo quante sono le aree dismesse, dove si sta appoggiando la logistica ecc. ecc. Eppure vogliamo sostenere che è un consumo di suolo utile?».

Altrettanto immediata anche la reazione di Luca Mercalli: «aggiungo un’altra parola: disperazione. La disperazione che ci prende: a cosa serve avere tutti questi dati se poi siamo ridotti in questa condizione? Il clima ha mille punti di contatto con la devastazione del nostro suolo, il cambiamento climatico dipende in primis dalla devastazione del suolo. Sono allibito dalle parole del ministro Giovannini, che non pare accorgersi che le cartine illustrate da Michele Munafò sono come le metastasi, celle cancerose che si staccano e aggrediscono l’intero organismo: come possiamo pensare che vi siano metastasi buone e metastasi cattive?».

In ultimo, Massimo Mortarino, a nome del Forum nazionale Salviamo il Paesaggio, ha ricordato come, oltre a non disporre di una legge che contrasti il consumo di suolo, l’Italia non sia dotata nemmeno di una disposizione di rango statale che individui definizioni uniformi e, in primis, definisca cosa è “consumo di suolo”: situazione che consente a chi “vuole fare il furbo” di disporre di un ampio margine di manovra, come dimostrato – ad esempio – dalla recentissima L.R. 7 piemontese del 31 maggio scorso, che va addirittura a modificare il metodo di conteggio del consumo del suolo.

Non dobbiamo trascurare il fatto che dal marzo 2012 a oggi, sul contenimento del consumo di suolo sono stati depositati, nei due rami del Parlamento, più di 60 tra proposte e disegni di legge. Con l’esito che ben conosciamo. E che il Rapporto annuale di SNPA stila la “classifica” delle Regioni che nell’ultimo anno hanno registrato i più elevati livelli di consumo di suolo: tutte hanno in vigore una legge regionale per limitarlo/contenerlo e, allo stesso tempo, anche norme per “semplificare” gli iter delle pratiche edilizie e urbanistiche!

Le parole dell’ex ministro e delle tre parlamentari, l’insuccesso in aula della nostra legge per l’arresto del consumo di suolo e il riuso dei suoli urbanizzati e di quella (che per il Forum dovrebbe essere considerata “figlia” della legge per lo stop al consumo di suolo) indirizzata alla Rigenerazione urbana, i dati angoscianti del nuovo Rapporto ISPRA e la quantificazione della perdita di servizi ecosistemici causata dal consumo di suolo libero calcolata anche in termini monetari/finanziari, rendono assolutamente evidente che è ora di creare una nuova alleanza “dal basso” tra ricercatori e società civile.

Da poche ore siamo entrati in una difficile campagna elettorale, che tuttavia potrebbe rappresentare un’opportunità per la nostra comunità di “custodi” del suolo e dei territori. Questa volta vogliamo cogliere l’occasione, tutti insieme, per chiedere con forza non “una” legge nazionale ma “la migliore” legge nazionale possibile per contrastare il consumo di suolo e in tempi rapidissimi?
Facciamo entrare questo tema nel dibattito politico e, anzi, facciamo sì che “la terra” (insieme all’acqua, l’aria e il fuoco, cioè energia e calore), tornino a essere il fulcro della nostra vita, delle nostre priorità. E la loro corretta e lungimirante gestione contribuiscano a ridisegnare un nuovo modello di società.

Oggi possiamo e dobbiamo farlo. Noi ci siamo, il nostro Forum nazionale c’è: rimbocchiamoci le maniche e tutti insieme sollecitiamo un opportuno “time out” alla nostra prossima classe dirigente!

Qui potete vedere la registrazione integrale della presentazione del Rapporto SNPA 2022 “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”. Non è solo un invito alla visione ma un consiglio, perché il dibattito è appena iniziato e quanto gli autorevoli Relatori hanno espresso deve essere conosciuto da tutte e tutti!…

 Fopnte articolo: Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio

DUE MINUTI E MEZZO DI LUCA MERCALLI.......DA ASCOLTARE E FAR GIRARE. NON ABBIAMO ALTRO TEMPO! BAMBINI INCAXXATEVI!!


Luca Mercalli interviene sui risultati del Rapporto Ispra 2022 sul consumo di suolo in Italia

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alessandro delpiano

Cari Sindaci, Presidenti di Regione, di provincia e città metropolitane, governanti.....tutti.....unione europea.....
un grido sofferto da chi vi asfalta a parole, senza consumare un centimetro di suolo!

Vergognatevi tutti quanti (facciamo delle eccezioni?....facciamole, ma non saranno molti a poterne usufruire!).

L'irreversibilità del cambiamento, è la vera preoccupazione.
Sempre tante belle parole (bla bla bla), ma fatti pochi (e leggi per aggirare gli ostacoli!).

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