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mercoledì 28 dicembre 2022

Dall'Empolese .....passi indietro sulla MULTIUTILITY? No. Vanno avanti. Hanno trovato un accordo.


Difficile ancora, se non per chi è del mestiere, capire a cosa si tende con questa presa di posizione da parte dei sindaci dell'Empolese relativamente alla multiutility (soprattutto all'entrata in borsa).

Le motivazioni potrebbero essere di vario tipo, dal cercare di uscire da questa operazione (viste le manifestazioni popolari e i vari incontri che si sono susseguiti per informare la popolazione; oppure quella di cercare di ottenere qualcosa di più visto che, stando ai documenti presentati, Empoli conterà molto poco all'interno della Multiutility (come tutti gli altri comuni, eccetto Firenze e Prato, unici con quote a 2 cifre!); rinviare il tutto, cercando di far rivalutare tutta l'operazione con i valori di bilancio del 2022 e per cui sarebbe tutto da rifare?  

Non lo sappiamo, ma scommettiamo che il tempo ce lo svelerà. Soprattutto grazie a tecnici come Remo Valsecchi, che da esperto in questo campo, ha a suo tempo redatto una relazione che ripubblichiamo volentieri. La trovate a questo link: https://drive.google.com/file/d/199NsDx_1L3cAMm81t1yptqc1YccZAA74/view?usp=sharing

Leggendo gli articoli, pare che le varie e tante delibere di tutti i consigli comunali (66) che sono state votate in questi ultimi tempi per ottemperare alla creazione di questa Multiutility di pluriservizi (gas, rifiuti, acqua), non siano tra di loro simmetriche, cioè che ci siano delle discrepanze (che potrebbero evidenziare "pesi" diversi di alcuni comuni rispetto ad altri). Ricordiamo che il tutto è passato quasi inosservato dalla maggioranza delle persone, con la furia di rispettare certe tempistiche, senza fare informazione e chiedere ai cittadini cosa ne pensassero; eccetto che una fantomatica consultazione pubblica, qualche giorno prima dei consigli comunali (con tanti documenti da leggere, molto tecnici), da fare tramite web il cui titolo: "OGGETTO: CONSULTAZIONE PUBBLICA EX ART. 5 COMMA 2 DEL TUSP PER LA COSTITUZIONE DI UNA NEWCO PUBBLICA NELLA QUALE CONFERIRE LE AZIONI DI PUBLIACQUA SPA" limitava ovviamente le osservazioni a quanto veniva riportato. Infatti ogni osservazione in merito alla, per esempio, quotazione in borsa futura - di cui tutti gli amministratori a vario titolo, sanno da sempre - veniva risposto che non era oggetto della consultazione (ovviamente, ma forse anche furbescamente?). E che comunque DOPO avrebbero fatto sicuramente tanta informazione ai cittadini (però solo DOPO, a cosa fatte).

Vedremo come andrà a finnire questa ondata di ripensamenti, se così si possono chiamare. E dove porteranno. 

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Immagini tratte da articoli apparsi su vari quotidiani, La Nazione, La Repubblica, Il Tirreno (ai quali si rimanda per la lettura integrale).

Altri post sul tema Multiutility qui: https://assovaldisieve.blogspot.com/search/label/Multiutility

AGGIORNAMENTO 29 dicembre 2022: 

X la la lettura si veda sui giornali.

giovedì 10 giugno 2021

dal FQ: Utili vietati? 8 miliardi di fatturato e bollette sempre più salate. E col Pnrr andrà peggio

 Grazie alla regolazione delle tariffe realizzata da Arera, l'agenzia per le reti, i gestori  fatturano miliardi e realizzano grandi utili sottraendo risorse che potrebbero essere destinate agli investimenti. Ora il Recovery riverserà fondi per 4,38 miliardi purché le reti però tornino in mano privata. Ma il Galles dimostra che efficienza e acqua pubblica possono viaggiare di pari passo

Per un apparente paradosso della politica, il Piano nazionale di ripresa e resilienza inviato dal Governo Draghi alla Commissione Europea dovrebbe sancire la “transizione ecologica” dell’economia italiana. Ma secondo i critici invece mira a ribaltare l’esito del referendum sull’acqua del 12 e 13 giugno 2011. Dieci anni fa furono oltre 26 milioni gli italiani che votarono “sì” sulla scheda gialla, la seconda delle quattro, per abrogare in parte le norme che stabilivano che nella tariffa per l’erogazione dei servizi idrici fosse compresa una quota per “l’adeguata remunerazione del capitale investito” dai gestori. Con il 95,8% dei voti a favore, il dato più alto dei quattro quesiti, gli elettori sancirono democraticamente che l’acqua dovesse restare un bene comune sul quale non si potessero realizzare utili o costruire rendite, perché ogni euro investito nei servizi idrici dovesse andare esclusivamente al miglioramento delle reti, della qualità e dei servizi. Era passato appena un anno dalla risoluzione dell’Onu del 26 luglio 2010 che stabiliva l’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici come “diritto umano essenziale”. Dieci anni dopo, oggi il PNRR prevede investimenti sui servizi idrici per 4,38 miliardi, suppergiù quanto investito nel quadriennio 2016-2019 da 55 gestori che riforniscono 25,1 milioni di abitanti, il 40% della popolazione italiana. Secondo le associazioni ambientaliste però il Piano si basa su una logica privatistica e prevede un “indietro tutta” rispetto alla decisione referendaria, con il superamento delle gestioni pubbliche e la diffusione in tutta la Penisola del modello delle grandi Multiutility quotate che fanno fior di utili sull’acqua. Una controriforma che non arriva improvvisamente ma che è invece il frutto di un decennio di sostanziale restaurazione. Intanto alcuni esempi esteri dimostrano come sia possibile per i privati gestire l’acqua con estrema efficienza senza però alcuno scopo di lucro. […]