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giovedì 16 settembre 2021

La stangata sulle bollette apre la strada al nucleare?

 Di Lorenzo Misuraca14 Settembre 2021 articolo pubblicato su IL SALVAGENTE

NUCLEARE

La notizia è rimbalzata su tutti i media a partire da una dichiarazione del ministero della transizione ecologica, Roberto Cingolani: “Lo scorso trimestre la bolletta elettrica è aumentata del 20%, il prossimo trimestre aumenta del 40%”. Cingolani ha aggiunto: ” “Tutto questo succede perché il prezzo del gas a livello internazionale aumenta. Ma succede anche perché aumenta il prezzo della CO2 prodotta”. Ma sono solo queste le cause? E soprattutto, a fronte di un aumento così pesante, è lecito immaginare che il ministro e il governo lo usino per forzare il passaggio da un sistema energetico centrato sui combustibili fossili a un altro basato sul nucleare? Un dubbio non campato in aria, se si considera che recentemente lo stesso Cingolani ha aperto alla tecnologia messa da parte dopo un referendum nel 1987,  sostenendo che “nell’interesse dei nostri figli è vietato ideologizzare qualsiasi tipo di tecnologia. Stiamo ai numeri, quando saranno disponibili prenderemo le decisioni”, e attaccando: “Il mondo è pieno di ambientalisti radical chic ed è pieno di ambientalisti oltranzisti ideologici. Loro sono peggio della catastrofe climatica verso la quale andiamo sparati se non facciamo qualcosa di veramente sensato”.

Tabarelli (Nomisma): Il sistema così non funziona

Ma ripartiamo dall’ultimo dato scioccante: l’aumento delle prossime bollette. Secondo  Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, “Quello che ha detto Cingolani in realtà è che potenzialmente la bolletta aumenterà del 40%, ma che il governo sta lavorando per contenere l’aumento al 20%, come avevano fatto a luglio. Il punto però è che dovranno trovare le risorse. L’ultima volta le hanno prese dal fondo delle aste per le compensazioni delle emissioni, che sarebbero destinate almeno per il 50% alle compensazioni per le aziende, ma che in quel caso sono servite soprattutto per bloccare l’aumento delle bollette. È chiaro però che quando le bollette dell’energia crescono non dell’1-2% ma del 10-20% significa che il sistema non funziona, e che il governo deve trovare un’alternativa”.

Le cause degli aumenti

Secondo Tabarelli, infatti, la causa del costo delle materie prime più alte non è dovuta soltanto alla progressiva disincentivazione dei combustibili fossi, ma “C’è molta speculazione anche se non se ne parla molto. Detto questo – continua il presidente di Nomisma – è vero che c’è meno gas. L’Europa ha scorte bassissime a causa dell’inverno che è stato lungo, è finito a maggio. La Russia ne ha consegnato meno, e fortunatamente abbiamo la Tap e quello che arriva dalla Libia, per esempio. A questo va aggiunto che non si riesce a sfruttare il gas presente nel nostro territorio, a causa delle posizioni No Triv. Faccio presente che il gas oggi vale 65 euro per MW/h, mentre produrlo in Italia costerebbe 2 euro per MW/h, dunque sarebbe comunque molto conveniente”.

Balzani (Lincei): Cingolani frena il passaggio alle rinnovabili

Secondo Vincenzo Balzani,  professore emerito dell’Università di Bologna e accademico dei Lincei, invece, il problema è il comportamento di Cingolani, visto come quello “di chi dovrebbe incoraggiare la transizione energetica ma non lo sta facendo. Anzi con dichiarazioni come queste disincentiva il cittadino intenzionato a cambiare. Cingolani non ha forse in mente la giusta proporzione tra le conseguenze del cambiamento climatico e l’aumento della bolletta. L’uso dei combustibili fossili ogni anno comporta la morte di 1,5 milioni di persone in Cina, 600mila in Europa, e 80mila in Italia. E questo solo per le conseguenze legate all’inquinamento. Recenti studi dicono che negli ultimi 4 decenni, i cambiamenti climatici hanno portato a 2 milioni di morti e a danni per 3mila miliardi di dollari”. Secondo Balzani, non è il momento di tornare indietro, “l’unico modo è abbandonare la via dei combustibili fossili e mettere in atto provvedimenti che sviluppino le rinnovabili. Oltretutto gli economisti concordano sul fatto che il passaggio alle rinnovabili sarebbe vantaggioso dal punto di vista economico e occupazionale. Cingolani invece – continua l’esperto – è preoccupato che la nostra motor valley, con i marchi come Ferrari e Lamborghini, vada in crisi se si passa all’elettrico. Ma loro devono passare all’elettrico, Volkswagen lo sta già facendo”.

L’ipotesi nucleare non scalda

Non fa breccia tra gli esperti che abbiamo consultato, l’ipotesi nucleare. Per Tabarelli, “è una cosa che in Italia non si potrà mai più fare, nemmeno quello di quarta. Nel resto del mondo è già importante, senza aspettare nuove soluzioni. Abbiamo 450 centrali nucleari, di cui un centinaio di Europa. in Francia 56, di cui tre lavorano solo per noi, Infatti noi siamo i più grandi importatori di elettricità in Europa e tutto viene dalla Francia. Se venisse a mancare il nucleare francese l’Europa rimarrebbe al buio, altro che bollette alle stelle”. E se Tabarelli, pur riconoscendo che il contesto italiano è del tutto avverso al nucleare, sottolinea gli effetti positivi di questa tecnologia laddove già esiste, il professor Balzani ha una posizione ben più netta: “Il ritorno al nucleare è una cosa assurda. C’è chi ha già fatto i conti, e in Italia, considerando che adesso si parla di mini-centrali, ce ne vorrebbero decine. Dove si mettono? Sarebbe troppo costoso, nessuno le vorrebbe nel suo territorio, e non si saprebbe come smaltire le scorie, visto che ancora non abbiamo deciso dove mettere quelle vecchie”.

La fusione è quasi un miraggio

Anche i riferimenti del ministro agli studi sulla fusione nucleare per Balzani sono poco più che chimere: “Ma chi ci lavora dice che se realisticamente avremo un prototipo tra vent’anni, mentre noi abbiamo bisogno di risolvere il problema del cambiamento climatico entro le date stabilite del 2030 e del 2050. Senza contare che solo pochi paesi se lo potrebbero permettere, lasciando ai paesi più poveri un fardello pesante”. Per Balzani, “Si dovrebbe puntare su fotovoltaico e eolico, che sono al contrario soluzioni democratiche”. E non considera fondate le proteste degli ambientalisti riguardo l’impatto delle rinnovabili sul territorio, a livello paesaggistico: “Sono sciocchezze. In Italia ci sono diversi terreni non utilizzati. Secondo una stima, per produrre il fabbisogno di fotovoltaico necessario al paese basterebbe coprire l’1 per cento delle superfici non utilizzate”.

 Di Lorenzo Misuraca14 Settembre 2021 articolo pubblicato su IL SALVAGENTE https://ilsalvagente.it/2021/09/14/133158/?inf_contact_key=992d519bdb14adf758ebf1ff193c7a1b7e470d92b8b75168d98a0b8cac0e9c09

mercoledì 1 marzo 2017

ITALIA SOLARE replica all’ex premier sul presunto impegno del suo governo a favore del fotovoltaico ....

Comunicato stampa

Associazione ITALIA Solare
ITALIA SOLARE replica all’ex premier sul presunto impegno del suo governo a favore del fotovoltaico e si rende disponibile a un confronto costruttivo con tutte le parti politiche.

Renzi dalla California: “Durante i mille giorni abbiamo fatto molto per il fotovoltaico ma ne abbiamo parlato poco”.

Viscontini: “Chi conosce e segue il settore sa bene che non è così”.

24 febbraio 2017 – Con il governo Renzi il fotovoltaico ha toccato i minimi storici degli ultimi anni e non solo per immobilismo o indifferenza ma per una serie di interventi che appaiono deliberatamente contro il fotovoltaico, le altre rinnovabili e l’efficienza energetica.
Appena insediato, nel 2014, è stato emanato il Decreto Spalmaincentivi, che ha tagliato retroattivamente gli incentivi agli impianti di potenza superiore ai 200 kWp. Moltissime aziende, a causa delle impreviste minori entrate, si sono trovate in grande difficoltà, soprattutto coi pagamenti delle rate dei finanziamenti.
Nel 2015 ha preso forma un altro provvedimento scandalosamente contro il fotovoltaico e l’efficienza energetica: la riforma delle tariffe elettriche che, come risulta dagli stessi documenti dell’Autorità per l’Energia, causa aumenti delle bollette del 10-30% per 17 milioni di famiglie, in particolare per le meno abbienti. Una riforma che incentiva lo spreco energetico, contro ogni principio di buon senso e pure in antitesi con le raccomandazioni comunitarie.
Nel 2016 sono stati tolti gli impianti fotovoltaici dalla lista degli interventi che possono beneficiare dei certificati bianchi, che rappresentavano gli unici aiuti per chi non poteva usufruire, a causa di un basso reddito, della detrazione fiscale.
Inoltre durante il governo Renzi più volte i Sistemi di Distribuzione Chiusi (SDC), che permettono di sfruttare al meglio gli impianti fotovoltaici rendendoli utilizzabili da più utenti, sono stati bocciati.
Dire che il governo Renzi ha aiutato il fotovoltaico è falso. In ogni caso si può sempre cambiare idea e ne saremmo tutti felici.
ITALIA SOLARE è disponibile a un incontro con tutte le parti politiche per presentare criticità, proposte di soluzioni e idee per lo sviluppo di un settore che ha tutte le caratteristiche per essere l’asse portante di un nuovo modello di sviluppo economico.

giovedì 26 febbraio 2015

In area agricola non si possono realizzare impianti fotovoltaici non a servizio di aziende agricole.

Baratz, paesaggio
Baratz, paesaggio
L’abbiamo detto, messo nero su bianco e ribadito mille volte: in area agricola si possono realizzare interventi connessi all’attività agricola e non altro.
Infatti, nelle zone agricole “E” degli strumenti urbanistici comunali, possono essere autorizzati soltanto interventi relativi ad attività agricole e/o strettamente connesse (vds. per tuttiCass. pen., sez. III, 9 marzo 2012, n. 9369;Corte App. CA, Sez. II, 18 giugno 2014), non certo attività di produzione energetica di tipo industriale, come centrali fotovoltaiche o centrali a biomassa non legate ad aziende agricole presenti nel luogo.  
Vi sono varie normative regionali che lo affermano esplicitamente, anche se spesso, curiosamente, non vengono osservate, come quella sarda.
E’ pur vero che tali impianti di produzione di energia elettrica “possono essere ubicati anche in zone classificate agricole dai vigenti piani urbanistici” (art. 12, comma 7°, del decreto legislativo n. 387/2003 e s.m.i.) e, dopo l’emanazione delle linee guida nazionali per l’autorizzazione diimpianti alimentati da fonti rinnovabili (D.M. 10 settembre 2010), le Regioni devono provvedere all’individuazione di “aree idonee” e “aree non idonee” per l’ubicazione di impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili (vds. T.A.R. Veneto, Sez. II, 23 novembre 2012, n. 1439),  tuttavia, secondo l’art. 13 bis della legge regionale Sardegna n. 4/2009 e s.m.i. (introdotto dall’art. 12 della legge regionale Sardegna n. 21/2011), l’art. 3 del D.P.G.R.  3 agosto 1994 , n. 228 (direttive per le zone agricole, criteri per l’edificazione nelle zone agricole), nelle zone agricole “E” degli strumenti urbanistici comunali, possono essere autorizzati soltanto interventi relativi ad attività agricole e/o strettamente connesse, non attività di produzione energetica di tipo industriale – come quella in progetto – slegata da attività agricole in esercizio nel sito.
campo di grano
campo di grano
La Regione autonoma della Sardegnabeneficia di competenza primaria in materia urbanistica (art. 3, comma 1°, lettera f, della legge cost. n. 3/1948 e s.m.i.).
Sembrerebbe logica la sola presenza di impianti simili connessa ad aziende agricole presenti nell’area.
E’ quanto prevede analogamente l’art. 55 della legge regionale Lazio n. 38/1999, che afferma esplicitamente: “la nuova edificazione in zona agricola è consentita soltanto se necessaria alla conduzione del fondo e all’esercizio delle attività agricole e di quelle ad esse connesse”.
La recentissima sentenza Cons. Stato, Sez. VI, 29 gennaio 2015, n. 333 ne ha confermato la legittimità, riconoscendo la correttezza del Comune di Campagnano di Roma nell’aver negato la possibilità di realizzazione di un impianto fotovoltaico in area agricola in quanto slegato dalla connessione con un’azienda agricola.  Nessun rapporto di strumentalità e, quindi, nessuna possibilità di realizzazione.
Un buon passo in avanti per una migliore difesa delle aree agricole da fenomeni puramente speculativi.
Gruppo d’Intervento Giuridico onlus
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dalla Rivista telematica di diritto ambientaleLexambiente, 23 febbraio 2015
Il manufatto del quale si tratta non consiste, infatti, solo nell’impianto fotovoltaico, ma in un’opera edilizia vera e propria, essendo recintato da un muretto in calcestruzzo e dalla relativa palificazione, per un’altezza di due metri e mezzo. La nuova edificazione in zona agricola è consentita solo se necessaria alla conduzione del fondo e all’esercizio delle attività agricole, secondo quanto dispone l’art. 55 della l.r. n. 38 del 1999. Ne deriva, che la non contestata natura di nuova edificazione appartenente all’impianto de quo, anche in considerazione della recinzione costituita da un muretto di sostegno in calcestruzzo con sovrastante rete metallica sconta la verifica della conformità alle norme urbanistico-edilizie vigenti nel Comune e, quindi, la strumentalità dell’opera alla coltivazione del fondo, predicata dalla norma appena citata. E tale strumentalità non è dato riscontrate nell’impianto di cui trattasi, proprio perché nel terreno interessato non esistono manufatti agricoli e, d’altra parte, non viene raggiunta l’unità minima aziendale alla quale è subordinato il rilascio del permesso in zona agricola. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese)