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venerdì 29 gennaio 2021

Come funzionava la truffa delle biomasse che ha frodato lo Stato di 143 milioni di euro

 Di Rosita Cipolla - Fonte: https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/come-funzionava-truffa-biomasse-frode-stato-143milioni-euro/

Ieri la Guardia di Finanza e i Carabinieri di Pavia hanno sventato una maxi truffa di ben 143 milioni ai danni dello Stato e dei contribuenti. L’operazione, che ha visto impegnati circa 200 militari, ha portato a oltre cinquanta perquisizioni effettuate in diverse regioni del Centro-Nord, dal Trentino al Lazio, e si è conclusa con 11 misure cautelari. Al centro dell’indagine, avviata nell’ottobre del 2019, la centrale a biomasse legnose Biolevano di Olevano Lomellina, in provincia di Pavia. Ai domiciliari è finito anche Pietro Franco Tali, ex amministratore delegato di Saipem (che deteneva quote della società Biolevano), considerato dagli inquirenti il “principale promotore” del raggiro sugli incentivi per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.


(video qui) Ma per capire meglio la portata della maxi truffa nel settore delle energie rinnovabili è necessario fare qualche passo indietro.

“Tutto nasce quando, nel 2011, per aderire al protocollo di Kyoto sui cambiamenti climatici e per rispettare gli impegni assunti dall’Italia a livello internazionale per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, sono stati introdotti specifici incentivi economici per l’uso di energia da fonti rinnovabili, tra cui, le biomasse legnose. – si legge nel comunicato della Procura di Pavia – La legge, però, subordina tale incentivo economico all’utilizzo di legname proveniente da un razionale e corretto sfruttamento dei boschi che assicuri di preservare il loro naturale ciclo vitale e, per tale motivo, impone rigide regole sulla provenienza e sulla tracciabilità delle biomasse bruciate. Ma la nobile finalità di contribuire alla riduzione dell’emissione dei gas serra, pur preservando il patrimonio boschivo nazionale, non sembrava interessare i vertici della BIOLEVANO che, invece, erano proiettati ad accaparrarsi fraudolentemente gli ingenti incentivi statali.”

L’importazione di legname a basso costo e falsamente tracciato

Si trattava di contributi piuttosto notevoli, se si considera che per ogni milione di energia venduta, la società Biolevano percepiva dal dal Gestore dei Servizi Elettrici (GSE) oltre 3 milioni di euro di contributi. Ciò era reso possibile grazie ad un accordo, siglato nel 2012 tra l’azienda di Pavia e il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. Da accordo, la Biolevano si impegnava ad utilizzare esclusivamente legname, tracciato e proveniente da un un raggio di massimo 70 km rispetto all’impianto. Ma nei fatti ciò non avveniva. Attraverso una fitta rete di complici, la società, reperiva la legna praticamente ovunque, acquistandola a prezzi molto bassi e importandola addirittura dall’estero.

“Assicuratasi la materia prima ad un prezzo nettamente inferiore ai propri competitors (dal 30% al 50% in meno) per far risultare il legname di provenienza locale e tracciato ai vertici della BIOLEVANO bastava falsificare le carte, cioè, falsificare i documenti di trasporto e le fatture. Con tali artifizi e raggiri gli odierni arrestati sono riusciti a frodare negli ultimi cinque anni contributi per oltre 143 Milioni di Euro. Soldi erogati dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE) ma in ultima analisi prelevati dalle tariffe delle bollette elettriche pagate da tutti noi cittadini, attraverso una specifica voce in bolletta a sostegno delle energie rinnovabili” spiega la Procura.

Secondo quanto si apprende dai documenti relativi all’indagine, tra le centinaia di carichi attenzionati i militari della Guardia di Finanza hanno accertato come parte del legname “falsamente tracciato ed a km zero” provenisse dalla Svizzera e come, molti degli autisti di biomassa, viaggiassero persino con due documenti di trasporto: “uno vero con provenienza non incentivabile che veniva distrutto non appena il carico arrivava nei pressi dell’impianto e uno falso redatto ad hoc che veniva che veniva conservato agli atti per dimostrare agli ispettori del ministero che tutto era regolare.” Insomma, tutto era organizzato nei minimi dettagli.

A seguito degli ulteriori accertamenti effettuati nei prossimi giorni dalle forze dell’ordine, potrebbero emergere nuovi sviluppi investigativi riguardanti alcuni aspetti ancora da chiarire, in particolare l’effettiva provenienza la qualità del materiale importato dalla società Biolevano.

Fonte: Procura di Pavia/Guardia di Finanza (Twitter) 

Articolo qui: https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/come-funzionava-truffa-biomasse-frode-stato-143milioni-euro/

giovedì 28 gennaio 2021

Vento di malaffare ai danni dello Stato e della Collettività.

Fenicotteri rosa (Phoenicopterus roseus) in volo e centrale eolica

Incentivi,
 bonus, sgravi fiscali, contributi in favore delle energie prodotte da fonti rinnovabili in Italia sono fra le occasioni principali per il riciclaggio (non ecologico) di denaro di provenienza opaca e per la realizzazione di truffe di ogni genere ai danni delle casse pubbliche.

Ciò costituisce un gravissimo danno per le politiche ambientali e le aziende pulite del settore.

Dovrebbero accorgersene una buona volta anche quelle associazioni che sostengono le c.d. energie rinnovabili (energia eolica, energia da biomasse, energia fotovoltaica, ecc.) “senza se e senza ma” a prescindere dagli impatti ambientali, della reale necessità e utilità dell’energia prodotta e dai capitali investiti.

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pavia sta conducendo un’indagine che ipotizza una truffa ai danni dello Stato e della Collettività di ben 143 milioni di euro realizzata da un’organizzazione diffusa sul territorio nazionale.

Dopo il vento di malaffare, forse giungerà un vento di pulizia.

Se ne sente davvero il bisogno.

Gruppo d’Intervento Giuridico odv

da Il Sole 24 Ore27 gennaio 2021

OPERAZIONE GDF PAVIA. Maxi-truffa nelle energie rinnovabili, frodi su 143 milioni di contributi statali. Ai domiciliari Franco Tali, ex ad di Saipem.

Undici misure cautelari (6 arresti domiciliari e 5 obblighi di firma) e oltre cinquanta perquisizioni in diverse regioni.

I militari della Guardia di Finanza di Pavia, con i carabinieri Forestali e del Comando provinciale, stanno seguendo undici misure cautelari (6 arresti domiciliari e 5 obblighi di firma) e oltre cinquanta perquisizioni in Trentino Alto Adige, Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Sardegna e Lazio nell’ambito di una maxi truffa nel settore delle energie rinnovabili L’organizzazione ha frodato allo Stato oltre 143 milioni di euro di contributi pubblici.

L’operazione che vede impegnati più di 200 militari, con il supporto di elicotteri e di cash dog della Guardia di Finanza è coordinata dal pm Paolo Mazza. Nelle prime ore della mattina di mercoledì 27 gennaio le Fiamme Gialle stanno eseguendo perquisizioni, sequestri di rapporti bancari, quote societarie, veicoli, immobili e terreni per oltre 140 milioni di euro nella disponibilità degli indagati.

Per il procuratore di Pavia Mario Venditti e il pm Paolo Mazza, quella portata a termine dalla società Biolevano nel settore delle energie rinnovabili è “una truffa ai danni dei cittadini” in quanto sulle bollette è prevista una specifica voce riguardante le rinnovabili.

centrale a biomassa
Franco Tali (ex ad di Saipem) ai domiciliari

C’è anche Pietro Franco Tali, ex amministratore delegato di Saipem (fino al dicembre 2012 e attualmente senior advisor di Tecnimont, che detiene una quota di minoranza di Biolevano Srl), tra le persone finite ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta. Il manager aveva quote della Biolevano, nel Pavese, che si occupava di lavorare gli scarti legnosi ma le aveva cedute a una società risultata a lui riconducibile. Il meccanismo era basato su falsa documentazione che attestava come gli scarti provenissero da una filiera ‘breve’ (entro 70 chilometri dall’impianto), ciò che consentiva il massimo dell’incentivo. In realtà, il materiale proveniva da altre regioni. Sono stati sequestrati oltre 140 milioni, il corrispondente dei benefici indebitamente ricevuto negli anni.

Sequestrati anche terreni e ville

I militari della Guardia di Finanza e dei carabinieri della sezione di Polizia giudiziaria della Procura di Pavia hanno sequestrato 69 rapporti bancari, 22 quote societarie di altrettante società del gruppo del valore di circa 19 milioni di euro, 147 fra veicoli, immobili e terreni del valore di oltre 12 milioni di euro. Tra gli immobili, ci sono anche un prestigioso appartamento nel cuore di Milano, una villa di pregio con piscina vista mare a Portobello di Gallura (Sassari) e una villa in collina a Galbiate (Lecco) oltre all’intera centrale elettrica del valore di circa 70 milioni.

centrale eolica

(foto da mailing list ambientalista, S.D., archivio GrIG)

FONTE https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2021/01/28/vento-di-malaffare-ai-danni-dello-stato-e-della-collettivita/

martedì 13 marzo 2018

Sottoattraversamento TAV: una farsa o una tragedia? Adesso arrestato anche presidente di Condotte Duccio Astaldi!

COMUNICATO STAMPA

Firenze, 13 marzo 2018


Il Comitato No Tunnel TAV dichiara tutto il suo sconcerto davanti allo spettacolo offerto dalle vicende relative ai lavori TAV a Firenze.
È di stamani la notizia che il presidente del consiglio di gestione di Condotte SpA, Duccio Astaldi, è stato arrestato per presunti reati, come turbativa d’asta e corruzione, relativi alla realizzazione di una autostrada siciliana. La notizia riguarda anche Firenze perché Condotte SpA è il general contractor che dovrebbe realizzare i tunnel TAV.
Questa notizia va ad aggiungersi alla storia del progetto fiorentino che tutti vogliono rimuovere ma che ha visto ben due inchieste della magistratura che hanno sollevato il velo su uno spettacolo vergognoso fatto di corruzione, truffe, mafie, inquinamento, traffico di rifiuti; tutti vogliono dimenticare che i lavori dovevano essere conclusi nel 2013, che i costi si sono moltiplicati e ormai sono sull’ordine del miliardo di euro.
Non c’è che dire, davvero un’”opera strategica”… ma non per Firenze.
Nessuno vuole nemmeno porre mente al fatto che Condotte SpA è sull’orlo del fallimento, che, sempre in Sicilia, è stata estromessa dalla realizzazione di una autostrada. È scandaloso che si vogliano tenere gli occhi chiusi davanti a questo e si pensi davvero di affidare lavori delicati, come lo scavo di gallerie in ambiente urbano, ad una società decotta.
Ieri siamo venuti anche a sapere che le Ferrovie dello Stato e la Regione avrebbero fatto un accordo per realizzare un fantomatico “scavalco di Campo Marte”, ma nessuno in Comune, né il Sindaco né l’assessore Giorgetti né l’Osservatorio Ambientale, ne sa nulla.
Anche qui non c’è che dire, è un ottimo ritratto di cosa sia diventata la politica in Italia e in Toscana: solo passacarte di poteri estranei che decidono sulla testa dei cittadini e delle stesse istituzioni che li dovrebbero rappresentare.
Il Comitato non può nemmeno dimenticare i proclami trionfali dei mesi precedenti dell’ex vice ministro Riccardo Nencini, degli assessori ai trasporti di Regione e Comune, Vincenzo Ceccarelli e Stefano Giorgetti, del presidente Enrico Rossi, secondo cui i lavori di scavo delle gallerie sarebbero iniziati nel febbraio scorso; adesso siamo a marzo, ma nessuno dice di essersi sbagliato.
I cittadini per fortuna hanno di meglio da fare che tenere a mente le chiacchiere dei politici, ma se ci ponessero mente avrebbero davvero da vergognarsi di chi li dovrebbe rappresentare.

Comitato No Tunnel TAV Firenze
338 3092948
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giovedì 17 novembre 2016

RIFIUTI, CORRUZIONE: GARA TRUCCATA, SI DIMETTE IL DG ATO TOSCANA SUD (AREZZO, SIENA, GROSSETO)

DOPO L'INTERVENTO DEL SINDACO DI AREZZO

RIFIUTI, CORRUZIONE: GARA TRUCCATA, SI DIMETTE IL DG ATO TOSCANA SUD (AREZZO, SIENA, GROSSETO)

DI REDAZIONE -  - CRONACAECONOMIAPOLITICA
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rifiuti-discaricaAREZZO – Si è dimesso dall’incarico Andrea Corti, direttore generale dell’Ato Toscana Sud, agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta della procura di Firenze sulla gara da 3,5 miliardi per la gestione ventennale del ciclo completo dei rifiuti nelle province di Siena, Arezzo e Grosseto. 
Lo ha reso noto il sindaco di Arezzo, Alessandro Ghinelli che, in qualità di presidente dell’assemblea dei sindaci dell’Ato Toscana Sud, aveva ieri sera inviato a Corti una lettera nella quale, in base al mandato dell’assemblea, ha chiesto al direttore generale la disponibilità a rassegnare le dimissioni comunicandogli anche che, in caso contrario, la stessa assemblea aveva prospettato la possibilità della revoca della carica. 
Stamani, ha detto Ghinelli, la risposta di Corti che ha rassegnato le dimissioni.

giovedì 10 novembre 2016

IL PORTA A PORTA CHE FA BENE A TE E ALL'AMBIENTE!

Riportiamo sotto un articolo di ROBERTO BAROCCI DEL FORUM AMBIENTALISTA DI GROSSETO riguardo le vicende degli utlimi arresti per la gara d'appalto TRUCCATA per il gestore unico dei rifiuti in ATO SUD.
Le sue riflessioni fanno emergere un quadro di politiche di gestione dei rifiuti che in effetti non pensa alla cosa migliore per i cittadini in termini sia di costi che di salute (se si pensa che in genere gli impianti più "gettonati" sono quasi sempre - chissà perchè- inceneritori e che quindi con le loro emissioni vanno a peggiorare certamente i livelli degli inquinanti nelle aree di ricaduta), ma pare che il loro pensiero possa essere effettivamente quello di compiacere qualcuno (o qualche ditta).
Il connubio inevitabile che ne esce è proprio quello tra di chi possiede gli impianti e chi li gestisce:
da una parte i comuni sede di impianto (che in ATO contano di più) e che possono avvantaggiarsi dei contributi annuali del disagio ambientale (o compensazioni); dall'altra le aziende che gestiscono gli impianti e che in genere, avendo al loro interno anche un privato, da questi impianti traggono dei profitti (che poi questi ricadano sulle spalle dei cittadini, a quanto pare, poco importa) .....e senza "carburante" da bruciare, gli inceneritori non servirebbero!

Interessante anche il fatto che fare una RACCOLTA DIFFERENZIATA con percentuali molto alte, possa in qualche modo danneggiare sia gli uni che gli altri per ovvi motivi: si toglierebbe di fatto il materiale da bruciare o da gettare in discarica!
Invece, lo ribadiamo, un' alta percentuale di RD, a cui si arriva facilmente soprattutto con il metodo di raccolta PORTA A PORTA, che ha la peculiarità anche di portare livelli di QUALITA' molto alta rispetto alle frazioni estranee (si veda per esempio il problema su Pontassieve che ha dovuto recentemente ridurre le bocche delle campane del multimateriale proprio per questo motivo), ridurrebbe sicuramente sia i RIFIUTI RESIDUI da trattare ulteriormente in altri impianti (costi che non sarebbero quindi più dovuti) che quelli eventualmente da depositare in discarica (con ulteriori risparmi visto che i prezzi di conferimento agli impianti sono anche aumentati).

Si veda l'esempio a noi vicino di RUFINA che nel primo trimestre del 2016 raggiunge il 94% di RD (ma ci sono diversi altri comuni anche nelle province di Firenze-Prato-Pistoia sia serviti da Quadrifoglio che da Publiambiente).
A Rufina infatti è attivo su tutto il territorio il metodo di raccolta Porta a Porta (e da quest'anno si è passati anche alla tariffa puntuale, come a Londa). 

IL PORTA A PORTA CHE FA BENE A TE E ALL'AMBIENTE!

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Da anni denunciavamo gli "inspiegabili errori", commessi dai livelli tecnici e professionali, che per l'ATO SUD toscano (provincie di GR,SI,AR) assecondavano le scelte politiche del PD toscano in tema di rifiuti e che hanno portato la Raccolta Differenziata a Grosseto al 30%...: arrestati.

Salute,
Roberto Barocci,
Forum Ambientalista Grosseto



mercoledì 9 novembre 2016

TOSCANA, TRUCCATA MAXI GARA DEI RIFIUTI: 3,5 MILIARDI DI EURO

Quattro misure cautelari, ecco i nomi. Sei indagati. Gestivano la spazzatura nelle province di Siena, Arezzo e Grosseto. L'operazione della guardia di finanza
Truccata una maxi gara da 3,5 miliardi di euro, negli appalti per la raccolta, la gestione e lo smaltimento per vent'anni dei rifiuti nelle province di Siena, Arezzo e Grosseto. Coinvolti un ingegnere, un avvocato, un commercialista e altri professionisti. 
Sono queste le accuse nell'inchiesta coordinata dalla procura di Firenze ed eseguita dalla guardia di finanza. Quattro misure cautelari e sei persone indagate. I reati contestati vanno dalla turbativa d'asta, alla corruzione e in un caso anche alla concussione per induzione. 
Agli arresti domiciliari è finito il direttore dell'Ato Toscana Sud Andrea Corti, 50 anni, mentre sono stati interdetti dalla professione l'avvocato Valerio Menaldi accusato di aver predisposto il bando di gara in conflitto di interessi: il suo studio, secondo le accuse era collegato con lo studio di commercialisti del Progetto Sei consulenti del raggruppamento imprese che si aggiudica l'appalto. Interdetto anche il commercialista Eros Organni diventato amministratore delegato di Sei Toscana, la società che si aggiudica l'appalto. Il quarto professionista finito dei guai è Marco Buzzichelli, ad di Siena Ambiente capofila di Sei Toscana.

"La spregiudicatezza" del direttore dell'Ato dei rifiuti Toscana sud "Andrea Corti nella gestione della cosa pubblica e la sua 'fame' di denaro appare, per certi aspetti, imbarazzante". Lo scrive il gip Matteo Zanobini disponendo gli arresti domiciliari per il principale indagato dell'inchiesta. La procura aveva chiesto il carcere ma il gip ritiene sufficienti gli arresti domiciliari accompagnati "da divieto assoluto di incontri e colloquio" con soggetti diversi dai familiari.

I provvedimenti adottati dall'autorità giudiziaria di Firenze scaturiscono da un'indagine, iniziata nel 2014 dai militari del nucleo di polizia tributaria e coordinata dal procuratore aggiunto Rodrigo Merlo e dal sostituto procuratore Leopoldo De Gregorio, mirata a verificare la correttezza delle procedure per l'aggiudicazione di una gara d'appalto relativa all'assegnazione del servizio per la gestione integrata dei rifiuti urbani nelle Province di Arezzo, Siena e Grosseto a favore di un Raggruppamento Temporaneo d'Impresa (R.T.I.) per l'importo di oltre 170 milioni di euro all'anno ed avente una durata ventennale. Più nel dettaglio, sulla base di un approfondito esame degli atti di gara nonché di copiosa documentazione contabile e bancaria acquisita nel corso delle indagini dalle Fiamme Gialle, è emerso che i soggetti indagati avevano concordato preliminarmente - nonostante rivestissero ruoli distinti ed incompatibili - le modalità di dettaglio della procedura (addirittura le domande da rivolgere ai potenziali concorrentinonché la stessa materiale redazione di alcuni documenti, strutturando di fatto "su misura" il bando di gara così da favorire la società appaltante. Tra l'altro, con la chiara finalità di scoraggiare eventuali ulteriori concorrenti alla partecipazione della gara per la gestione dei rifiuti urbani, gli indagati avevano inserito nel bando stesso talune clausole che risultavano particolarmente vessatorie per ogni altra impresa che avesse voluto partecipare alla gara.

"I guadagni illeciti emersi all'esito delle indagini di cui ha beneficiato il direttore generale dell'Ato Toscana Sud sono stati quantificati in totale in oltre 380.000 euro, "compenso" che era stato giustificato contabilmente dagli imprenditori che si erano aggiudicati l'appalto facendoli figurare quali costi sostenuti (fittiziamente) per incarichi di prestazione d'opera professionale o per collaborazione e/o consulenza".

Vedi altro post su questo blog, di marzo 2016, in cui il presidente di Sei Toscana, Simone Viti, esprimeva piena fiducia nell'operato della magistratura! Alla faccia!!

Vogliamo ricordare che STA SPA (socio di AER Spa e AER impianti Srl con il 73% delle quote del socio privato Valdisieve SCRL), dovrebbe avere già TRASFERITO detta quota proprio a SEI TOSCANA, facendo entrare la stessa nella compagine societaria di AER che gestisce i rifiuti in Valdisieve essendo in regime di salvaguardia.

E per ricordare di tutti gli intrecci che ci sono tra le società ripubblichiamo uno schema di chi c'è dentro AER.......ora (se è già avvenuto il trasferimento) anche Sei Toscana! 





































PS. Si stava parlando dell'inceneritore di Selvapiana, ovviamente!!

mercoledì 26 ottobre 2016

ECCO A CHE SERVONO LE GRANDI OPERE!!

Grandi Opere, 21 arresti per i lavori della Tav e dell’A3: ‘Cemento che sembra colla’. Coinvolti i figli di Monorchio e Lunardi
La prima indagine è stata condotta dalla Procura di Roma e gli arresti effettuati dai carabinieri; nel secondo caso le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal Gip del Tribunale di Genova ed eseguite dalla Guardia di Finanza. Nel mirino le irregolarità nei subappalti dell’Alta velocità Milano-Genova e della Salerno-Reggio Calabria. Tra gli arrestati figura il figlio dell’ex ragioniere generale dello Stato. Indagato Lunardi, figlio dell’ex ministro dei Trasporti.
di  | 26 ottobre 2016
Una nuova retata per irregolarità nella gestione degli appalti delle Grandi Opere. Ventuno arresti per corruzione nei lavori della Salerno-Reggio Calabria e del People Mover di Pisa, 14 invece per la realizzazione del Terzo Valico ferroviario Genova-Milano. La prima indagine è stata condotta dalla Procura di Roma e gli arresti effettuati dai carabinieri della Capitale; nel secondo caso le ordinanze di custodia cautelari sono state emesse dal Gip del Tribunale di Genova ed eseguite dalla Guardia di Finanza. Il legame tra le due operazioni sono quattro persone e secondo quanto si apprende, la prima nasce da uno stralcio di Mafia Capitale. I pm ipotizzano l’esistenza di un’associazione a delinquere nell’ambito della quale operavano imprenditori e direttori dei lavori, sempre in accordo. Tra gli arrestati figura Giandomenico Monorchio, imprenditore e figlio dell’ex ragioniere generale dello Stato Andrea. Giuseppe Lunardi, figlio dell’ex ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, risulta indagato.
Nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla procura della Capitale, denominata “Amalgama” le accuse a vario titolo per gli indagati sono di associazione per delinquere, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e tentata estorsione: secondo l’accusa il gruppo di persone facente riferimento all’ex direttore dei lavori Giampiero De Michelis e al suo socio Domenico Gallo, dava il via libera ai lavori in cambio di subappalti. Nel secondo caso invece le fiamme gialle hanno emesso le ordinanze di custodia cautelare nei confronti di imprenditori e dirigenti a cui vengono contestati, a vario titolo, i reati di corruzione, concussione e turbativa d’asta in relazione all’aggiudicazione di commesse per un valore complessivo di oltre 324 milioni di euro. L’operazione è stata denominata “Arka di Noè“.
Arrestati presidente di Cociv e il suo vice – Le 14 ordinanze di custodia cautelare eseguite dalla Guardia di Finanza di Genova riguardano Michele Longo ed Ettore Pagani, presidente e vicepresidente di Cociv, Consorzio Collegamenti Integrati Veloci, general contractor a cui è affidata la progettazione e la realizzazione della linea ferroviaria AV/AC della linea Milano Genova Terzo Valico dei Giovi; Pietro Paolo Marcheselli, ex presidente di Cociv; Maurizio Dionisi, imprenditore; Antonio e Giovanni Giugliano, imprenditori; Giuseppe Pretellese, tecnico che lavora nella impresa di Giugliano; Andrea Ottolin, funzionario Cociv; Giuliano Lorenzi, dipendente Cociv; Antonio Parri, dipendente Cociv; Giulio Frulloni; Marciano Ricci, imprenditore; Giampiero De Michelis, ingegnere; Domenico Gallo, imprenditore.
Materiali scadenti in opere pubbliche: “Cemento che sembra colla” – In alcuni passaggi delle intercettazioni, ha spiegato in conferenza stampa a Roma il procuratore aggiunto Paolo Ielo, dirigenti e imprenditori sottolineano lascarsa qualità dei materiali utilizzati nella costruzione delle opere pubbliche parlando di “cemento che sembra colla“.
Indagine 1/ Salerno-Reggio Calabria e People Mover Pisa – L’indagine “Amalgama” è stata condotta dai carabinieri e coordinata dalla procura di Roma e, secondo l’agenzia Ansa, è nata da uno stralcio di Mafia Capitale. Secondo l’accusa, l’ex direttore dei lavori Giampiero De Michelis, nell’ambito dei lavori per la realizzazione del 6° macrolotto dell’Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria (la cui apertura ufficiale è prevista per il 22 dicembre prossimo) e del ‘People Mover’ di Pisa, ha “messo a disposizione” la sua funzione pubblica in favore di alcune imprese impegnate ad eseguire i lavori, ottenendo in cambio commesse e subappalti in favore di società riferibili di fatto a lui stesso e all’imprenditore calabrese Domenico Gallo, suo socio di fatto. Inoltre, scrive chi indaga, “è stata accertata l’esistenza di rapporti corruttiviintrattenuti dal direttore dei lavori con i vertici dei general contractor che si occupano della realizzazione delle tre grandi opere pubbliche”. Gallo era il “socio di fatto” di De Michelis e per costruire le strade sulle quali aveva vinto gli appalti si avvaleva tra l’altro del contributo di altre 9 persone, tra le quali alcuni funzionari del consorzio Cociv (Consorzio collegamenti integrali veloci) incaricato anche della costruzione del Terzo valico della Tav.
Indagine 2/ Tav Milano-Genova – La Guardia di Finanza di Genova ha eseguito in contemporanea 14 ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del tribunale di Genova nei confronti di alcuni imprenditori e di dirigenti del consorzio General Contractor. A loro sono contestati a vario titolo i reati di corruzione, concussione e turbativa d’asta in relazione all’aggiudicazione di commesse per un valore complessivo di oltre 324 milioni di euro. In particolare, dalle indagini è emerso che in occasione dello svolgimento delle gare indette dal consorzio, alcuni dirigenti preposti allo svolgimento delle stesse, per pilotare l’assegnazione dei lotti ad alcune società ed escluderne altre, hanno fatto in modo, in alcuni casi, che offerte “anomale” divenissero regolari in violazione ai principi della “par condicio” e, in altri, si sono avvalsi della compiacenza di concorrenti di comodo, in realtà non interessati all’aggiudicazione della gara, per indirizzare direttamente l’assegnazione all’unico concorrente interessato. In una circostanza la turbativa è stata accompagnata dal pagamento di una somma di denaro. Allo stato sono in corso di esecuzione numerose perquisizioni e sequestri di documentazione in Liguria, Piemonte, Lombardia, Trentino Alto-Adige, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Molise e Campania, in cui sono impegnati i finanzieri di 19 comandi provinciali.
Tangenti non più in denaro, ma in lavori: “Corruzione triangolare” – Si tratta di “un’organizzazione stabile composta da tecnici, imprenditori e professionisti che si sono accordarti per un reciproco scambio di utilità ai danni dei contribuenti”, ha spiegato in conferenza stampa a Roma il procuratore aggiunto Michele Prestipino. Per gli inquirenti si tratta una “corruzione triangolare” in cui lavori e utilità venivano orientati a società terze riconducibili ad arrestati. “C’è una trasformazione della tangente da denaro ad assegnazione dei lavori”, ha sottolineato il procuratore aggiunto Ielo .
Anche serate con le escort per ottenere appalti – Per aggiudicarsi gli appalti dei lavori per il Terzo Valico genovese gli imprenditori non pagavano soltanto tangenti ma offrivano anche prestazioni con escort. In particolare, secondo gli investigatori, la gara di appalto dei lavori per la galleria Vecchie Fornaci sarebbe stata assegnata a due società, la Europea 92 e la Cipa spa in cambio di serate con prostitute oltre che mazzette. Un sistema oliato, secondo gli inquirenti, che andava avanti da almeno un anno e mezzo.

giovedì 17 marzo 2016

ALTRA TRANCE DI ARRESTI NEL CUORE DI ANAS

Corruzione Anas, guardia di Finanza di Roma esegue 19 arresti. Indagato deputato Martinelli, uomo di Matteoli

Seconda tranche dell’inchiesta scattata a ottobre su mazzette pagate da imprenditori a funzionari della società che gestisce la rete stradale. L’operazione è partita sulla base della ammissioni della “dama nera”
Corruzione Anas, guardia di Finanza di Roma esegue 19 arresti. Indagato deputato Martinelli, uomo di Matteoli
DI di  | 11 marzo 2016Diciannove persone arrestate, tutti dirigenti e funzionari dell’Anas e imprenditori titolari di appalti di opere pubbliche di primaria importanza. Tra gli indagati c’è anche un politico. Si tratta di Marco Martinelli di Forza Italia, già eletto alla Camera con Alleanza Nazionale che è anche vicepresidente della Fondazione della libertà per il Bene Comune presieduta dall’ex ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli (non indagato), ente scelto dagli indagati come sede per alcuni incontri chiave. A Martinelli gli inquirenti contestano i reati di concorso in turbativa d’asta e corruzione. In particolare nell’ordinanza si parla del suo ruolo di intermediario politico con il costruttore siciliano Giuseppe Ricciardello (indagato dallo scorso ottobre, oggi ai domiciliari) a proposito di alcuni appalti dell’Anas in Sicilia. L’imprenditore, padre del sindaco di Brolo Irene Ricciardello e suocero dell’onorevole regionale Nino Germanà, aveva chiesto a Martinelli anche un intervento di Matteoli, ma soprattutto ha consegnato alla dama nera delle tangenti Anas, Antonella Accroglianò, un anticipo di 30mila euro per “l’interessamento svolto”. La somma, alla quale si sarebbe aggiunto il saldo di 270mila euro, è stata divisa dalla destinataria in tre quote di 10mila euro l’una: una per sé, una per Martinelli e una per Elisabetta Parise, dirigente delle risorse umane dell’Anas che nel 2013 era candidata in Consiglio comunale a Roma con la Lista “Alfio Marchini Sindaco”.
I provvedimenti cautelari sono stati eseguiti per le ipotesi di reato di corruzione per l’esercizio della funzione e per atto contrario ai doveri d’ufficio, turbata libertà degli incanti, autoriciclaggio, favoreggiamento personale e truffa. In carcere sono finiti Oreste De Grossi, Giovanni Parlato e Sergio Lagrotteria; gli arresti domiciliari sono invece stati disposti per la Accroglianò, Concetto Bosco Lo Giudice, Emiliano Cerasi, Giuseppe Colafelice (attualmente all’estero), Francesco Domenico Costanzo, Antonino Ferrante, Vincenzo Loconte, Carmelo Misseri, Andrea Musenga, Elisabetta Parise, Vito Rossi, Giovanni Spinosa, Paolo Tarditi, Antonio Valente, Sergio Vittadello e Ricciardello. I provvedimenti sono stati emesso dalle Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma, coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma. Nel corso dell’operazione sono state sequestrate disponibilità finanziarie per circa 800mila euro – derivanti dalla corruzione – ed effettuate oltre 50 perquisizioni negli uffici e nelle abitazioni di una cinquantina di persone coinvolte.
L’operazione, denominata “Dama nera 2″, ha visto impegnati oltre 250 finanzieri e rappresenta la seconda tranche dell’inchiesta scattata a ottobre dell’anno scorso sulle mazzette pagate dagli imprenditori destinatari degli appalti ai funzionari dell’Anas, tanto che molti dei destinatari sono soggetti già colpiti dai provvedimenti dello scorso autunno. Tra questi Antonella Accroglianò, capo del coordinamento tecnico-amministrativo della società pubblica delle strade soprannominata appunto dama nera per i suoi modi di fare autoritari. Era la dirigente a gestire quello che il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone ha chiamato “ufficio mazzette” nel quale “va in ufficio tutti i giorni ma il suo principale lavoro è gestire questo flusso di corruzione, trattar male chi ritarda i pagamenti”. Ed è proprio sulla base delle sue ammissioni e dei successivi riscontri e verifiche effettuati dagli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Roma, che sono scattati i provvedimenti di oggi.
Emblematica la sintesi operata dal gip che nel suo provvedimento parla di “un marciume diffuso all’interno di uno degli enti pubblici più in vista nel settore economico degli appalti”, reso ancora più “sconvolgente” dalla facilità di intervento del sodalizio per eliminare una penale, aumentare interessi e facilitare il pagamento di riserve, nonché, ancora più grave, far vincere un appalto ad una società “amica”, a discapito di altre risultate più meritevoli. “Il mercimonio della pubblica funzione – sostiene poi la Guardia di Finanza – e la sistematicità dell’asservimento della medesima sono stati i tratti essenziali che hanno caratterizzato per anni” l’operato dei pubblici funzionari dell’Anas che sono stati arrestati. In cambio di questo mercimonio, i dirigenti, ma anche il deputato di Forza Italia indagato, “hanno ottenuto utilità e provviste corruttive dai titolari di aziende affidatarie di commesse di opere pubbliche di interesse nazionale”. Utilità che, secondo quanto è stato accertato, sono pari alle disponibilità finanziarie sequestrate, circa 800mila euro. Le perquisizioni sono state effettuate nel Lazio, in Sicilia, in Calabria, in Puglia, in Lombardia, in Trentino-Alto Adige, in Piemonte, in Veneto, in Molise e in Campania. Perquisite anche le sedi Anas di Roma, Milano e Cosenza. Durante le perquisizioni sono stati sequestrati anche 225mila euro in contanti.
Tra gli appalti irregolari, Guardia di Finanza evidenzia quello per l’itinerario basentano, compreso il raccordo autostradale Sicignano-Potenza, per la Ss 117 Centrale Sicula (cofinanziata dalla Regione Sicilia), entrambi aggiudicati nel 2014, per la Ss 96 Barese e per la Ss 268 del Vesuvio, entrambe aggiudicate nel 2012, e anche per la realizzazione della nuova sede Anas di Campobasso, opera aggiudicata nel 2011. Non a caso tra gli arrestati figura il costruttore molisano Giovanni Spinosa di cui sono state perquisite abitazione e azienda.
Il deputato Martinelli, invece, avrebbe garantito ad un imprenditore la nomina di un presidente di gara “non ostile” per un appalto in Sicilia. Grazie al suo intervento e in virtù del ruolo istituzionale ricoperto l’imprenditore si è poi aggiudicato l’appalto. Un ruolo di intermediazione viene contestato anche ad un avvocato romano arrestato, il quale, sempre secondo l’accusa, avrebbe fatto da intermediario, per conto di un’azienda romana, nella corresponsione alla Dama Nera di una mazzetta da 10mila euro in cambio della facilitazione nell’erogazione di pagamenti e nellosblocco di contenziosi tra l’impresa e l’Anas.
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“Vogliamo ringraziare pubblicamente la Procura di Roma per l’aiuto fondamentale che sta dando al nuovo vertice di Anas – ha commentato presidente di Anas Gianni Vittorio Armani – nel fare chiarezza sul passato, mettere ordine e tutelare la parte sana dell’Azienda, che è costituita dalla stragrande maggioranza dei dipendenti. La Procura, con cui stiamo attivamente collaborando da qualche mese, ha strumenti di indagine che in questi casi sono indispensabili per perseguire i corrotti”. L’azienda fa sapere che le persone che sono state oggetto questa mattina di provvedimenti cautelari sono quelle che erano state già arrestate nella prima fase delle indagini e già licenziate da Anas con procedura accelerata, con qualche attesa eccezione. Anas comunque “ha avviato immediatamente la richiesta alla Procura di Roma degli atti dell’indagine per poter espletare in tempi rapidi tutte le azioni ritenute necessarie a tutela dell’Azienda nei confronti di eventuali altri dipendenti infedeli, a partire dal licenziamento”.
A fine ottobre gli arresti erano stati 10, 5 nei confronti di funzionari Anas, tre di imprenditori (Concetto Bosco Lo Giudice, Francesco Costanzo e Giuliano Vidoni), un avvocato che aveva fatto da “navetta” per le tangenti” (Eugenio Battaglia) e un politico iscritto al Pd, Luigi Meduri, che formalmente non ricopriva incarichi pubblici da 7 anni, ma che era stato presidente della Regione Calabria per un anno (dal 1999 al 2000) dopo un ribaltone condotto da una parte di Forza Italia, poi deputato dal 2001 al 2006 e infine sottosegretario alle Infrastrutture del governo Prodi. A fine anno Meduri ha ottenuto la revoca dei domiciliari e gli è stata fissata la misura dell’obbligo di firma. Secondo il suo avvocato le dichiarazioni della Accroglianò al pm lo “hanno completamente scagionato“. La dama nera ha invece ottenuto i domiciliari lo scorso primi dicembre dopo 40 giorni di carcere.
Nel mirino degli inquirenti, che avevano ipotizzato i reati di associazione a delinquere, corruzione e voto di scambio, erano finiti gli appalti per i lavori sulle autostrade per i quali si è parlato di tangenti per almeno 200mila euro su progetti da centinaia di milioni di euro. La storia più importante, per la prima tranche dell’inchiesta, riguardava la strada statale dello Stelvio, nel tratto vicino a Sondrio. Qui, secondo le accuse, la Accroglianò prese denaro per velocizzare i pagamenti dell’Anas per i lavori per la realizzazione della Variante di Morbegno. Ma le tangenti più cospicue (150mila euro in sei “rate” pagate tra il dicembre 2014 e l’agosto 2015) arrivavano alla Dama nera da due imprenditori arrestati (Costanzo e Bosco) che pagavano per ottenere il nulla osta a una cessione di un ramo aziendale. L’operazione portava di fatto alla cessione ai due imprenditori, senza gara, di un appalto per la realizzazione della strada (valore di 145 milioni).
Sullo sfondo anche l’ombra della ‘ndrangheta. Secondo quanto emerso a fine ottobre Accroglianò aveva “consigliato” ai titolari di un’azienda vincitrice di un appalto in Calabria, di subappaltare alcune opere a ditte di imprenditori contigui alla criminalità organizzata calabrese. Una vicenda che riguarda una serie di opere pubbliche nel comune di Palizzi, in provincia di Reggio Calabria.