VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

CALENDARIO

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mercoledì 16 febbraio 2022

dal sito del WWF: IL BILANCIO DEGLI AMBIENTALISTI

Condividiamo l'articolo riportato sul blog del WWF a questo link: https://www.wwf.it/pandanews/ambiente/un-anno-di-transizione-ecologica/ 

Chiude in negativo, tra poche luci e troppe ombre, il bilancio delle principali associazioni ambientaliste sul concreto avvio della Transizione Ecologica del Governo Draghi, ad un anno dalla partecipazione alle consultazioni prima del giuramento dell’esecutivo.

Per Greenpeace Italia, Legambiente e WWF, sulle scelte relative allo sviluppo sostenibile e alle due principali emergenze globali in campo ambientale, il contrasto al cambiamento climatico e la perdita di biodiversità, non sono state messe in campo politiche e linee di intervento coerenti con i principi  recentemente inseriti nella Carta Costituzionale e con gli obiettivi dell’European Green Deal, né aperto la strada a una trasformazione sistemica per coniugare ambiente e opportunità economiche.

Contrasto della crisi climatica, tutela della biodiversità, agricoltura sostenibile, economia circolare, inquinamento da plastica sono i banchi prova su cui il Governo e il Ministero della Transizione Ecologica, che doveva rappresentare, la più importante innovazione istituzionale di questa nuova stagione, non hanno risposto , secondo le tre associazioni, alle attese di quella rivoluzione verde che era stata annunciata come una delle priorità del nostro Paese a partire dal PNRR: banchi di prova su cui le associazioni chiamano il Governo e il MiTE a nuovi impegni.

CLIMA ED ENERGIA

Sul cambiamento climatico e le scelte energetiche si è perso tempo prezioso nell’alimentare un dibattito   volto più  ad enfatizzare le possibili difficoltà della transizione che i vantaggi, senza proporre soluzioni che comunque rappresentassero un’accelerazione delle politiche per la decarbonizzazione, anzi al contrario, andando spesso in controtendenza svuotando di significato e demonizzando  la Transizione Energetica e ostacolando strumenti come quello del superbonus (che invece dovrebbe essere corretto e stabilizzato), togliendo l’opportunità di risparmio a milioni di cittadini, con il rischio di far chiudere cantieri e imprese del settore edilizio. Preoccupa la mancanza di visione sui veicoli elettrici che non riconosce la trasformazione in atto e la necessità di elaborare e accelerare politiche industriali sistemiche.

Le proposte del Mite hanno indebolito l’impulso sul rilancio delle fonti rinnovabili, tuttora al palo, senza rimuovere le barriere che ne rallentano la diffusione e in assenza di nuovi strumenti di partecipazione per ridurre le contestazioni territoriali e favorirne la realizzazione degli impianti, ma al contrario creando nuove problematiche e dando segnali scoraggianti per gli investitori, come sulla tassonomia e sul decreto contro il caro-energia.Si è continuato, inoltre, a esaltare e cercare di allargare il ruolo del gas fossile (anche nella tassonomia europea) nonostante proprio il gas rappresenti la fonte energetica e di gas climalteranti predominante nel Paese e a rilanciare l’opzione nucleare, ripiegando sul tema della ricerca, già ampiamente finanziata, per rispondere a chi chiedeva conto dei risultati plebiscitari di ben due referendum. E ad oggi sono stati fatte solo insignificanti riduzioni dei 21,6 miliardi di euro di Sussidi ambientalmente dannosi stimati dal Mite per il 2020.

Le tre associazioni chiedono, quindi, di adeguare gli strumenti operativi tenendo conto dell’innalzamento dei target di riduzione delle emissioni climalteranti a livello europeo, avviando la conseguente revisione del PNIEC (Piano Nazionale Integrato Energia Clima), con un adeguato processo partecipativo e di consultazione, del resto previsto dalle normative comunitarie. Ricordano, anche, come si attenda ancora versione aggiornata e definitiva del Piano Nazionale per l’Adattamento al Cambiamento Climatico, nonostante il moltiplicarsi degli eventi estremi, dalle alluvioni alle ondate di calore, e la siccità, un atto importante per dare il via anche ad analoghe azioni a livello regionale e comunale, particolarmente in ambito urbano, evitando di promuovere progetti ormai superati.

TUTELA DELLA BIODIVERSITÀ

Si rileva inoltre, come sinora le risorse assegnate dal PNRR e dalla Legge di Bilancio 2022 alla tutela della biodiversità sono state marginali e non corrispondenti all’ambizione espressa dal Governo italiano in campo internazionale, con gli impegni assunti in ambito G7 e G20, coerenti con l’obiettivo di arrestare e invertire entro il 2030 la curva del declino della biodiversità. Nel PNRR alla tutela della biodiversità sono stati assegnati sino al 2026 appena 1,19 miliardi di euro equivalenti allo 0,5% dell’ammontare complessivo del PNRR (191,5 mld di euro), mentre nella Manovra 2022 i fondi ordinari iscritti nel bilancio del MiTE, per quest’anno ammontano, a 356 milioni di euro, l’1% dell’ammontare della manovra, assegnati complessivamente alla tutela del mare, alle aree protette, al controllo sul commercio delle specie in via di estinzione e per i controlli ambientali.

Le associazioni attendono un cambio di passo rispetto agli impegni assunti sinora in vista della prevista approvazione entro l’anno della Strategia Nazionale Biodiversità (SNB) al 2030 che deve puntare, in coerenza, con la Strategia Europea, a proteggere il 30% del nostro territorio e dei nostri mari, assicurando una protezione integrale al 10% del nostro territorio, e destinare il 10% del territorio agricolo alla tutela della biodiversità naturale, individuando in tutti i fondi europei, nazionali e regionali le risorse adeguate per realizzare in maniera coordinata il Programma di attuazione e il Piano nazionale di ripristino degli ecosistemi previsti dalla stessa SNB. Obiettivi che difficilmente si raggiungeranno se permarrà l’inerzia del MiTE nell’istituzione dei nuovi Parchi nazionali e delle Aree marine protette previsti (Portofino, Matese, Costa Teatina, Costa del Conero) e non si procederà alla nomina dei vertici dei Parchi nazionali ancora commissariati o prorogati a causa del COVID-19.

AGRICOLTURA

Il primo importante banco di prova per mettere in campo uno strumento efficace per promuovere una vera transizione ecologica dell’agricoltura è stato clamorosamente mancato. Nel redigere il Piano Strategico Nazionale – principale documento di programmazione della nuova Politica Agricola Comune (PAC) post 2022 e principale strumento finanziario per la stessa SNB 2030 – il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, MiPAAF, senza che il MiTE rivendicasse appieno il suo ruolo di autorità ambientale nazionale nella redazione del documento di programmazione al pari delle Regioni, pur prevedendo misure utili a favore del biologico, ha previsto insufficienti interventi e impegni per il contrasto al cambiamento climatico, per la tutela della biodiversità e per limitare gli impatti legati al sistema degli allevamenti intensivi, a cominciare dalla riduzione di densità e numero di animali allevati.

Ora gli ambientalisti chiedono che i tre Ministeri competenti (MiPAAF, MITE e il Ministero della Salute) approvino il nuovo Piano di Azione Nazionale per la gestione sostenibile dei prodotti fitosanitari (PAN), scaduto nel febbraio 2019, che dovrà essere aggiornato con l’obiettivo della riduzione del 50% dell’uso dei pesticidi entro il 2030 in coerenza con le Strategie UE “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”.

ECONOMIA CIRCOLARE

L’economia circolare richiederebbe maggiore impegno su innovazioni tecnologiche, ricerca, sperimentazione nel settore produttivo, ma all’innovazione nel settore dell’economia circolare il PNRR assegna solo 600 milioni di euro, pari allo 0,3% di tutte le risorse del Piano. Inoltre, dei 2,10 miliardi di euro assegnati specificamente sino al 2026 dal PNRR all’economia circolare, 1,5 miliardi sono destinati alla realizzazione di impianti per la gestione di rifiuti urbani, i cui costi sono già coperti dalle tariffe di conferimento degli RSU, che quindi dovranno essere inevitabilmente ridotte. Queste scelte sono state fatte in assenza di un disegno strategico coordinato, confermato dalla mancata definizione ad oggi della Strategia Nazionale per l’Economia Circolare, del Programma nazionale per la prevenzione dei rifiuti, atteso dal 2020, e di un Programma nazionale per la gestione dei rifiuti. 

Le tre associazioni attendono che venga rispettato l’impegno a presentare la Strategia nazionale per l’economia circolare, richiesta dalla Commissione Europea, entro giugno, definendo così obiettivi e scadenze entro i quali raggiungere i traguardi posti dalla UE in settori strategici quali plastica, tessile, elettronica, consumi alimentari e idrici, imballaggi, batterie e veicoli, edifici e costruzioni, gestione dei rifiuti.

PLASTICA

Sempre a proposito di sostenibilità ambientale Greenpeace Italia, Legambiente e WWF ricordano la riluttanza del Governo e del MiTE sul contrastare la dispersione nell’ambiente della plastica, intervenendo efficacemente sulla produzione (l’Italia è leader europeo nella produzione della plastica monouso) e il consumo. Nella Manovra 2022 è stata rimandata ancora di un anno la decorrenza della plastic tax (introdotta con la legge di bilancio 2020) e la Commissione Europea ha inviato una comunicazione ufficiale all’Italia per le deroghe contenute nella norma di recepimento della Direttiva SUP (D.Lgs. n. 196/2021) sulla plastica monouso.

Proprio a tal proposito le tre associazioni chiedono al governo di attivarsi per rispondere ai rilievi posti dalla UE al nostro Paese sulle disposizioni introdotte nella legge italiana di recepimento della Direttiva SUP in contrasto con la direttiva europea, rafforzando misure che disincentivino il monouso e sostengano il ricorso a imballaggi riutilizzabili.

FONTE https://www.wwf.it/pandanews/ambiente/un-anno-di-transizione-ecologica/

mercoledì 9 febbraio 2022

EVENTO: A tutto gas, ma nella direzione sbagliata - FIRENZE

 
Dettagli
Via Cavour 1, 50129, Firenze
Durata: 2 h
Pubblico:Chiunque su Facebook o fuori Facebook

Sabato 12 febbraio alle ore 11.00 ci incontreremo davanti alla Prefettura di Firenze per ribadire al governo italiano: “A tutto gas… ma nella direzione sbagliata”.
Anche se i progetti di possibili centrali a gas in Toscana sono ancora molto vaghi, siamo preoccupati che questa risorsa - insieme al nucleare - sia stata aggiunta alla tassonomia europea e che si possa pensare a una transizione energetica dove la cause della crisi climatica sono considerate, invece, soluzioni.
La direzione è sbagliata.
Stiamo andando al contrario.
Un flash mob per farlo capire.
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Per leggere la nostra piattaforma politica, per partecipare all’iniziativa più vicina a te e per scaricare grafiche e materiali:
Manifesto versione integrale: https://bit.ly/12febbraio_Manifesto
Manifesto versione breve: https://bit.ly/12febbraio_ManifestoBreve
Grafiche e materiali: https://bit.ly/12febbraio_grafichemateriali
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Partecipa anche sui social network, con l'hashtag #nelladirezionesbagliata
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ADERISCONO ALL'INIZIATIVA (lista in aggiornamento)
Ecoló
Fridays For Future Firenze
Greenpeace Firenze
Legambiente Firenze
Legambiente Toscana
WWF Firenze

mercoledì 26 gennaio 2022

WWF: FORESTE IN PERICOLO - LE MINACCE AGLI ECOSISTEMI FORESTALI

PER SEGNALAZIONI: https://www.forestsforlifetoscana.it/cosa-puoi-fare-tu

Ogni anno, a causa degli interventi umani, scompaiono intere aree ricoperte da foresta. Il dato più aggiornato sulla perdita di foresta pluviale è relativo al 2018 e viene mostrato dal World Resources Institute con il programma Global Forest Watch, che indica la top ten dei Paesi con più di 100mila ettari di foresta primaria, che hanno perso la maggiore quantità di foresta in quell'anno.

Rispetto alla copertura totale di foreste nel paese, il Brasile è lo stato ad aver perso la maggior parte di foresta primaria: ben 1.347.132 ettari. Dopo di lui ci sono Repubblica Democratica del Congo e Indonesia.

Il 47% della superficie delle foreste è costituito da foreste tropicali, il 9% da foreste subtropicali, l'11% da foreste temperate e il 33% da foreste boreali settentrionali.

Le foreste distrutte coprono ogni anno aree paragonabili all’estensione di intere nazioni. Gli ambienti più minacciati sono le foreste di mangrovie e le foreste pluviali equatoriali e tropicali, ma anche tutti gli altri ecosistemi forestali, come i boschi alpini o le foreste mediterranee, subiscono perdite, arretramenti o una diminuzione della biodiversità. Infatti molti boschi soggetti ad interventi umani di vario genere subiscono gravi danni, riparabili in diversi decenni di lunga ricostituzione naturale, rimanendo selvaggi e naturali solo sulla carta.

Ma quali sono le principali minacce agli ecosistemi forestali?
Si tratta di disastri dovuti in grandissima parte all’azione dell’uomo, disastri riscontrabili in ogni parte del pianeta.

Le foreste subiscono enormi perdite a causa degli incendi (oltre 21 milioni di ettari inceneriti nel solo 2019), la deforestazione è a pari merito un’altra piaga devastante (3,9 milioni di ettari persi in Africa nel decennio 2010-2020). Altre gravi cause di perdita di superficie forestale sono l’urbanizzazione dei territori, gli effetti dei cambiamenti climatici (uragani e tempeste possono abbattere in un solo evento milioni di alberi), siccità e alluvioni possono alterare in modo permanente intere regioni forestali. Come conseguenza di eventi climatici estremi insorgono parassitosi e malattie che possono debilitare piante anche molto resistenti ed antiche. Problemi secondari ma comunque di grande rilievo sono dati dal buco nell’ozono, dall’introduzione di specie alloctone ed invasive, dall’inquinamento atmosferico (piogge acide, smog), inquinamento del suolo e dell’acqua, perdita degli equilibri rigenerativi (mancanza di animali impollinatori, decompositori) o dei trasportatori di semi (uccelli, roditori, insetti). Perfino la perdita di diverse specie di funghi può alterare l’equilibrio di un bosco in modo tale da segnarne un declino certo nell’arco di pochi decenni.

Dunque l’azione dell’uomo si è progressivamente trasformata in un vero e proprio flagello per le foreste del pianeta, ma così come l’uomo può essere negativo, può anche trasformarsi in un potentissimo motore positivo.

Le problematiche in Toscana

Oggi dobbiamo impegnarci collettivamente per conoscere meglio e per proteggere i nostri boschi e le nostre foreste. Per fare in modo che si possano incontrare anche in futuro le salamandre e i gatti selvatici, che si possa passeggiare in un fresco e silenzioso bosco appenninico o che si possa ammirare una roverella (Quercus pubescens) dal tronco di oltre un metro di diametro.

La nuova strategia forestale nazionale in corso di approvazione ha l'obiettivo di valorizzare il bosco in tutte le sue funzioni multiple (serbatoio di carbonio e biodiversità, spazio di rigenerazione e ricreazione per i cittadini, paesaggio da godere, fornitore di prodotti legnosi ecc.) ma ancora oggi, la funzione prevalente a cui si tende e che domina purtroppo le nostre foreste è quella produttiva, oggi ancora più spinta di sempre, "grazie" al business delle biomasse che ha dato inizio a un nuovo sfruttamento "industriale" del bosco; e l'unica valorizzazione che si fa è quella di trasformare i boschi toscani in cenere, poichè la stragrande maggioranza della produzione legnosa toscana è costituita da legna da ardere e cippato... Per questo motivo in Toscana (ma anche in altre regioni italiane le eccezioni sono poche) è sempre più difficile trovare boschi degni di chiamarsi come tali e in grado di svolgere tutte le funzioni di cui sopra. Il WWF, da ormai una ventina d'anni (e cioè da quando, nel 2000, fu approvata la contestata legge forestale regionale) condivide la nota frase sintetica ma efficace "la Toscana è ricca di boschi poveri", che anche i dati più recenti non sembrano smentire. L'ultimo rapporto sullo stato delle foreste della Regione Toscana (2019) indica chiaramente che la grande maggioranza dei tagli colturali richiesti nelle proprietà private riguarda il taglio ceduo semplice (oltre il 70% nel 2019, corrispondenti a circa 9.500 ettari), cioè quanto di più povero e semplificato ci può essere negli ecosistemi forestali, poiché con questo tipo di taglio viene asportata la gran parte della componente arborea e arbustiva.

A questo proposito, il sottobosco è a tutti gli effetti una componente importante dell’organismo bosco e svolge molte funzioni utili, prima fra tutte quella di favorire la biodiversità: quante specie si nascondono, nidificano e si nutrono grazie alla presenza di cespugli e arbusti! I cespugli creano un microclima umido a terra, che consente a molte erbe e fiori di crescere. Protegge le giovani piantine dal calpestio eccessivo. Migliora il terreno, arricchendolo di humus, attraverso il deposito della lettiera. Eppure si sente ancora parlare della “pulitura dal sottobosco”, pratica che destabilizza le formazioni boschive, demolisce gli habitat di tante specie, semplificando la complessa struttura vegetale.

Le utilizzazioni a ceduo semplice sono in costante aumento in Toscana, e nemmeno le aree protette fanno eccezione: nel RAFT si legge infatti che negli ultimi 5 anni le richieste di taglio dentro i siti della Rete Natura 2000 sono praticamente raddoppiate.

Sono invece ridotti a poche decine di ettari (269 ettari nel 2019) le richieste di avviamento all'alto fusto, cioè verso una gestione forestale di maggior valore e dignità per il bosco.

Non resta che unirci e agire... 

▷ Scopri di più sul progetto Forests for Life Toscana ◁

Forests For Life - Toscana è un progetto del WWF Maggiori informazioni possono essere trovate su www.wwf.it Per questioni riguardo la gestione del sito scrivere a forestsforlifetoscana@yahoo.com
Supporta il progetto!
Questo sito è online grazie al supporto di Carlo Grassi.
FONTE ARTICOLO: https://www.forestsforlifetoscana.it/foreste-in-pericolo?fbclid=IwAR0zRFf5yofXfjXG_TkpCYjlb0IrRDzV_kZsGY3UmBuma-vtnDiKOqsJC7k

giovedì 3 giugno 2021

Bando alla plastica monouso: l'Ue fa un primo importante passo (𝘮𝘢 𝘪𝘯 𝘐𝘵𝘢𝘭𝘪𝘢 𝘨𝘭𝘪 𝘪𝘯𝘥𝘶𝘴𝘵𝘳𝘪𝘢𝘭𝘪 𝘥𝘦𝘭 𝘴𝘦𝘵𝘵𝘰𝘳𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘤𝘪 𝘴𝘵𝘢𝘯𝘯𝘰!!)

Per difendere l’ambiente e in particolare gli oceani l’uso della plastica va ridotto e va eliminato l’utilizzo dei prodotti usa e getta.

Il voto del Parlamento europeo per la messa al bando della plastica monouso è un primo e importantissimo passo per cercare di arginare gli effetti di un materiale che è diventato il killer dei mari: l’usa e getta di plastica rappresenta oltre il 50% del marine litter (si arriva al 70% se si includono anche gli attrezzi da pesca). Il voto del Parlamento europeo a stragrande maggioranza invita a perfezionare al più presto il percorso che porterà all'entrata in vigore della Direttiva e quindi il WWF chiede al Consiglio dei ministri dell'Ambiente europei e alla Commissione di concludere i passaggi necessari a breve e sicuramente entro l’anno.
Il testo che ha avuto il parere favorevole del Parlamento europeo prevede il divieto di utilizzo dal 2021 di prodotti usa e getta come posate, piatti, bastoncini cotonati, mescolatori per bevande e aste dei palloncini. La direttiva che ora dovrà passare al vaglio del Consiglio introduce inoltre un contenuto minimo di materiale riciclato nelle bottiglie di plastica, almeno il 35% entro il 2025: una norma, questa che favorisce la raccolta differenziata. Inoltre il Parlamento europeo ha esteso il divieto anche ai prodotti di plastica oxodegradabile, ai contenitori per cibo da asporto in polistirene espanso e ai sacchetti di plastica in materiale ultraleggero, ad eccezione di quelli che svolgono una funzione igienica.
Si propongono, inoltre, obiettivi nazionali del 50% entro il 2025 e dell’80% entro il 2030 per la riduzione del contenuto di plastica dei  filtri delle sigarette (rifiuto più comune e abbondante sulle spiagge europee).
Inoltre entro il 2030 una raccolta di almeno il 50% degli attrezzi da pesca abbandonati in mare e riciclarne almeno il 15% entro il 2025.
Ci auguriamo, infine, che la “stretta dell’Europa” non si limiti solo alla plastica ma anche alla cultura dell’usa e getta, visto che viviamo in un Pianeta con risorse limitate. Per questo appare come una occasione persa la mancata indicazione nell’etichetta della qualità di “prodotto uso e getta” in modo da consentire una scelta responsabile del consumatore.
Ad oggi sono più di 550.000 i cittadini italiani che hanno firmato la petizione del WWF  dove si  chiede al governo di combattere l’inquinamento da plastica e di fare pressione sull’Europa per il bando della plastica monouso. Il loro sostegno è stato premiato, ma ci sono ancora molti passi da compiere per contrastare l’highlander dei mari, la plastica, cominciando, ad esempio, con la messa al bando delle microplastiche in tutti i prodotti. Le ultime evidenze scientifiche hanno, infatti, riscontrato livelli di inquinamento da plastica anche nel corpo umano, un dato che deve spingerci ad accelerare la lotta all’inquinamento da plastica.
Dal punto di vista normativo l’Italia vantare una indiscussa leadership, essendo stato il primo a mettere al bando gli shopper di plastica, i cotton fioc e le microplastiche nei cosmetici, misure riprese nella proposta di direttiva europea. Speriamo ora che l’Italia non solo mantenga questa leadership e il suo impegno nel contrastare la plastica “inutile” e dannosa ma che anticipi i tempi dell’Europa con provvedimenti sempre più coraggiosi.



DAL FQ: Dal 3 luglio al bando la plastica monouso. L’Italia protesta contro le linee guida Ue. Cingolani: “Va bene solo riciclabile? Assurdo” Tra un mese entra in vigore la direttiva europea recepita dall'Italia ad aprile ad amplissima maggioranza in Senato. Ma tra Roma e Bruxelles è iniziato un braccio di ferro sull'inserimento nel bando anche della carta rafforzata da veli di plastica e delle plastiche cosiddette oxodegradabili (cioè non pienamente biodegradabili". Giorgetti: "La transizione ecologica? Serve una riflessione più approfondita, stop ad approccio ideologico che fanno morti e feriti". Stesso concetto espresso, nello stesso giorno, da Bonomi (Confindustria)......https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/06/01/dal-3-luglio-al-bando-la-plastica-monouso-litalia-protesta-contro-le-linee-guida-ue-cingolani-va-bene-solo-riciclabile-assurdo/6217023/?fbclid=IwAR3JXe7k7pF31XYNcVfimYIJxoqh_qbjezhtDCqfOlJIBLPL4VoE_nGEttc

venerdì 16 ottobre 2020

Tagli alla pineta litoranea del Tombolo (Grosseto): il Consiglio di Stato, a seguito del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica di IN, WWF e LAC, annulla le Delibere Regionali

Adesso la Regione avrà 180 gg di tempo per riformulare il Nuovo Piano di gestione AIB, nel frattempo possono comunque adottare azioni specifiche per mettere in sicurezza il sito (rimanendo valido il piano solo per cose essenziali e necessarie), ma se nei 180 giorni non provvederanno al nuovo piano, questo sarà annullato e privo egli effetti in esso contenuti.

Ci volevano le Associazioni per far riconoscere che era stato fatto senza valutare in modo idoneo le incidenze ambientali?

Dopo la sospensiva di Luglio, ai tagli della Pineta  del Tombolo nell’ambito del piano antincendi, giunge la sentenza del Consiglio di Stato seguita al Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica (presentato da ITALIA NOSTRA, WWF Prov. Grosseto e LAC Sez. Toscana) contro la Regione Toscana per l’annullamento, previa sospensiva: (a) della Delibera di Giunta Regione Toscana n. 355 del 18/3/2019; (b) della Delibera di Giunta Regione Toscana n. 456 del 1/4/2019; (c) della Delibera di Giunta Regione Toscana n. 564 del 23/4/2019.

Il ricorso è accolto “nei limiti e con le prescrizioni indicati in motivazione” . La sentenza è argomentata in ben 56 pagine. Ne diamo e ne chiediamo massima diffusione anche al fine di evitare futuri scempi.

Il breve commento di Mariarita Signorini “Si tratta di una vittoria clamorosa e insperata, il Consiglio di Stato, alla cui Sezione aveva chiesto il parere il Ministero dell’Ambiente, dietro nostro ricorso ci ha dato ragione, si tratta di una sentenza che fa giurisprudenza”

FONTE https://italianostrafirenze.wordpress.com/2020/10/16/tagli-alla-pineta-litoranea-del-tombolo-grosseto-il-consiglio-di-stato-a-seguito-del-ricorso-straordinario-al-presidente-della-repubblica-di-in-wwf-e-lac-annulla-le-delibere-regionali/ 



giovedì 13 agosto 2020

Comunicato Stampa del WWF FC sul progetto eolico previsto sul Monte Giogo di Villore

Il WWF Forlì-Cesena (WWF FC)

esprime la propria netta contrarietà al progetto di impianto eolico, committente ditta AGSM Verona Spa, previsto sul Monte Giogo di Villore, nel Mugello, in provincia di Firenze, sul crinale appenninico principale nei comuni di Vicchio e di Dicomano. La potenza media è di 29,6 MegaWatt, distribuita fra n° 8 turbine di 3,7 MW ciascuna, di altezza al mozzo di 99 mt, cui si aggiungono eliche fra i 65 ed i 70 mt, quindi di altezza complessiva di 168 mt (paragonabile a quella di un edificio di 55 piani). 

La produzione elettrica è quantificata in 80.000 MW/anno, ma non è consultabile integralmente la relazione anemologica su cui si basa il dato.

Il cantiere di installazione delle turbine comporterà ovviamente i necessari adeguamenti della viabilità, fino al crinale stesso, anche con allestimento di nuove strade, anche pavimentate, e con l’apertura delle piazzole di installazione, con i relativi sbancamenti e riporti di terre e rocce da scavo.

Il contesto ambientale, confinante con la Zona Speciale di Conservazione (ZSC) “Muraglione-Acquacheta” e prossimo ai confini del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, è quello del paesaggio toscano che fu di Giotto e del Beato Angelico, che a Vicchio sono nati. L’ impatto paesaggistico è destinato a riguardare le zone del medio Valdarno fino alle porte di Firenze, ai monti del Chianti, al Pratomagno ed ovviamente a tutto il Mugello ed alla sua cerchia di rilievi, compreso il Falterona e le alture che dominano Firenze, come per esempio Monte Morello, ma soprattutto fino al crinale faentino, con vista diretta dalla Romagna.

Sono stati dati finora due pareri seccamente negativi da parte del Parco Nazionale e dall’Unione dei Comuni dell’Appennino Forlivese.

La procedura di VIA non è stata ancora completata ma le criticità derivanti dall’impatto ambientale e paesaggistico sono molto rilevanti e continueremo a vigilare perché siano tenute nella giusta considerazione. Inoltre è veramente necessario che siano evidenziati i dati, oggi mancanti, utili a calcolare la produttività elettrica. I dati attestanti l’intensità del vento sono indispensabili per capire se l’impianto avrà una resa economica. 

Dalle precedenti situazioni da noi esaminate (impianti eolici dell’Acquacheta, di Poggio Biancarda, di Poggio Tre Vescovi, tutti previsti sul crinale tosco-romagnolo e poi tutti bocciati) è emersa l’insufficienza anemometrica, che rende ancor più inaccettabile, visto l’impatto ambientale, l’intervento in esame. In conclusione, il WWF FC seguirà le prossime tappe della procedura, riservandosi ulteriori prese di posizione qualora gli esiti contraddicano l’evidenza della situazione.


Alberto Conti, Presidente WWF Forlì-Cesena

domenica 21 giugno 2020

Per ridurre il rischio di pandemie, l’Ue deve combattere la deforestazione

Articolo di Greenreport a questo link: https://www.greenreport.it/news/aree-protette-e-biodiversita/per-ridurre-il-rischio-di-pandemie-lue-deve-combattere-la-deforestazione/

Il Wwf: azione urgente per affrontare i fattori chiave che potrebbero causare futuri focolai di malattie zoonotiche
[18 Giugno 2020]
Con il nuovo rapporto  “Covid-19: urgent call to protect people and nature”, il Wwf identifica una serie di fattori ambientali che portano alla comparsa di malattie zoonotiche, «in particolare il commercio e il consumo di animali selvatici ad alto rischio, il cambiamento dell’uso del suolo inclusa la deforestazione e la conversione degli ecosistemi naturali ad altro uso come l’agricoltura intensiva e la produzione animale».
Numerosi scienziati e altre organizzazioni hanno messo in guardia sul rischio di una pandemia globale.  Già più di 10 anni fa il World economic forum (Wef) aveva classificato le  pandemie  e  le malattie infettive  come uno dei  maggiori rischi globali che pongono «una grave minaccia alla vita umana». Mentre restano gli interrogativi sulle origini esatte di Covid-19, tutte le prove disponibili suggeriscono che si tratta di una malattia zoonotica, cioè che è passata dalla fauna selvatica all’uomo.
Marco Lambertini, direttore generale del Wwf International, ha  sottolineato che «Dobbiamo riconoscere urgentemente i legami tra la distruzione della natura e la salute umana, o presto vedremo la prossima pandemia. Dobbiamo frenare il commercio e il consumo ad alto rischio di fauna selvatica, arrestare la deforestazione e la conversione della terra e gestire la produzione alimentare in modo sostenibile. Non c’è discussione e la scienza è chiara: dobbiamo lavorare con la natura, non contro di essa. Lo sfruttamento insostenibile della natura è diventato un rischio enorme per noi tutti».
La perdita incessante di foreste e di altri ecosistemi naturali in tutto il mondo aggrava il rischio di pandemie e accelera i cambiamenti climatici e la perdita di natura. La Commissione europea ha annunciato una nuova legislazione per ridurre l’impronta del consumo dell’Ue  nella deforestazione globale e Anke Schulmeister-Oldenhove, senior forest policy officer di Wwf EU, evidenzia che «La deforestazione e la conversione dell’ecosistema stanno spingendo la fauna selvatica – e con essa i virus – fuori dai loro habitat naturali e più vicini all’uomo. Le foreste possono essere il nostro “antivirus”, ci proteggono dalle pandemie e dobbiamo proteggerle. Accogliamo con favore l’impegno della Commissione europea di introdurre una nuova legge per combattere la deforestazione, ma dobbiamo garantire che la legge sia abbastanza forte da fermare la deforestazione e la distruzione di praterie, zone umide e altri habitat incontaminati. La nuova legislazione dovrebbe anche proteggere i diritti umani, in particolare quelli delle popolazioni indigene e delle comunità locali».
Dal 1990ad oggi, sono stati rasi al suolo 178 milioni di ettari di foresta, equivalenti a più di un quarto della superficie dell’Ue e ogni anno vengono ancora distrutti circa 10 milioni di ettari di foresta a causa della conversione degli ecosistemi naturali in seminativi e per altri usi. Il Wwf dice che «IL nostro insostenibile sistema alimentare globale sta guidando la conversione su larga scala di spazi naturali per l’agricoltura, frammentando così gli ecosistemi naturali e aumentando le interazioni tra fauna selvatica, bestiame e esseri umani».
In conclusione il Panda denuncia nuovamente quel che sta avvenendo in Brasile, dove è in corso una vera e propria tragedia ambientale «con un’impennata della deforestazione dovuta ai tagli delle protezioni da parte del governo federale, seguiti da un aumento del 64% della deforestazione già osservato ad aprile rispetto allo scorso anno».

martedì 3 marzo 2020

Campi invasi da fiumi e torrenti: è scontro tra Cia Toscana e Wwf

Cia: «Colpa di clima e burocrazia». Wwf: «Tesi assurde. Ridiamo spazio ai fiumi»
[3 Marzo 2020]
Nei giorni scorsi Cia agricoltori italiani Toscana ha scritto al presidente della Regione Enrico Rossi e agli assessori all’agricoltura Marco Remaschi e all’ambiente Federica Fratoni sottolineando che «Come se non bastassero i 100mila ettari di superficie agricola persi dalla Toscana nell’ultimo decennio; adesso sono i fiumi ed i torrenti, più che in passato, ad erodere il terreno coltivabile alle aziende agricole. Per effetto dell’orografia del territorio, in alcuni tratti del percorso di fiumi e torrenti verso la foce, avviene il rilascio di materiali inerti sul letto, con conseguente allargamento del letto del fiume che va ad allagare i campi».
Luca Brunelli, presidente Cia Toscana, ha evidenziato che In passato questo fenomeno è stato gestito dragando il letto dei fiumi, prelevando gli inerti e destinandoli ad un uso in edilizia che oggi in base alle norme vigenti in materia non è più possibile. Oggi, nello stato dei corsi d’acqua, nei periodi di piogge in occasione anche di normali ondate di piena, i campi vengono spesso invasi da fiumi e torrenti, diventando, prima casse di espansione poi letto del fiume, provocando gravi danni ai campi stessi ed alle coltivazioni sovrastanti. Ripristinare i campi per farli divenire nuovamente coltivabili non è sempre possibile, ma anche dove potrebbe esserlo, i tempi sono lunghi (si tratta talvolta di anni), ed i costi divengono molto alti, in alcuni casi più del valore del terreno».
Una situazione che, rimarca la Cia Toscana, è «ulteriormente aggravata dalla maggiore frequenza di piogge torrenziali che negli ultimi anni avvengono, anche probabilmente per effetto dei cambiamenti climatici. I danni ricevuti dalle aziende agricole per le alluvioni degli anni passati sono stati risarciti solo marginalmente dagli enti pubblici, provocando un grave problema di reddito e di prospettiva ai conduttori di tali aziende, come confermato anche dall’ultima alluvione dell’autunno sorso per la quale ancora non abbiamo nessuna certezza sull’eventuale risarcimento spettante alle imprese agricole».
Secondo Brunelli «E’ pertanto necessario affrontare questa emergenza per ridare prospettiva e reddito a quegli agricoltori che si trovano in questa condizione, mettendo in sicurezza i campi, per evitare nuovi danni alle aziende agricole e spreco di denaro pubblico».
Nella lettera inviata alla Regione si legge che «Nelle situazioni dove è difficile o impossibile predisporre opere sicure atte alla protezione dei campi e delle coltivazioni, non possiamo accettare che questi appezzamenti di terreno di proprietà privata, che rappresentano un valore patrimoniale, oltre che uno strumento di reddito e di lavoro per gli agricoltori, diventino di fatto del demanio pubblico gratuitamente. La perdita dei campi in prossimità degli argini dei corsi d’acqua riduce sensibilmente la produzione della azienda, (trattasi in genere di terreno irriguo e fertile). Per le aziende interessate si rende necessario ricercare nuovi terreni da condurre, pena la chiusura della azienda stessa, con le difficoltà conseguenti, come la divisione dell’unità aziendale e nel caso in cui i terreni disponibili sono in vendita, ulteriori difficoltà sono rappresentate dai costi di acquisto.
La categoria degli agricoltori al momento della pensione percepisce un assegno economicamente basso, e il valore del proprio “podere” e la conseguente monetizzazione in vecchiaia, rappresenta la possibilità o meno di trascorrere gli ultimi anni dignitosamente ed in serenità».
Brunelli conclude: «La Cia chiede un particolare interessamento alla Regione Toscana, per mettere in atto tutte le azioni necessarie per valutare puntualmente le varie realtà e predisporre gli interventi di carattere tecnico, normativo e finanziario per rimuovere queste difficoltà, ove di competenza regionale, e di farsi parte attiva nei confronti di altri enti interessati per gli aspetti di loro competenza».
Il Wwf risponde duramente alla lettera di Cia Toscana : «Ancora una volta dobbiamo denunciare un episodio di grave disinformazione partito in questo caso dalla Confederazione Italiana degli Agricoltori (CIA Toscana) e dal suo presidente Luca Brunelli. Attraverso un comunicato stampa infatti, l’associazione degli agricoltori chiede alla Regione Toscana ed in particolare all’assessore all’ambiente Fratoni e all’assessore all’agricoltura Remaschi, di intervenire sui corsi d’acqua per dragare i sedimenti che vi si sono accumulati, ed evitare così, secondo la Cia, l’erosione dei campi. Va premesso che in molti casi, gli agricoltori proprietari di terreni lungo i corsi d’acqua non rispettano le distanze minime prescritte dalla legge ed inoltre è proprio l‘agricoltura che ha col tempo invaso“ gli spazi nei quali il fiume prima si poteva muovere liberamente».
Il Wwf Toscana è particolarmente preoccupato per l’accenno fatto dalla Cia si accenna ai 100.000 ettari di superficie agricola persa nell’ultimo decennio in Toscana: «Sono dati impressionanti ma che nulla hanno a che vedere con i pochi terreni persi a causa dei fiumi, bensì con piani urbanistici scellerati, abbandono di terre coltivabili e perdita di suoli a causa di fenomeni vari (vedi salinizzazione). I fiumi hanno da sempre esondato proprio in aree agricole, nelle quali l’apporto di sedimenti favorisce l’arrivo naturale di nutrienti per il suolo. È necessario rivedere molte politiche agricole, dato che le piene di cui si fa riferimento nel comunicato, sono spesso prodotte proprio dall’attività umana e l’agricoltura industriale ne è un motore potente. L’erosione di suoli da pendii ripidi con vigneti arati, campi di cereali completamente denudati, frutteti senza un filo d’erba, non può che incidere sulla quantità di acqua e di sedimenti che arrivano nei corsi d’acqua a valle. Dunque dobbiamo proprio dare più spazio ai fiumi, gli agricoltori dovrebbero essere compensati quando e dove necessario e in cambio lasciare maggiore terreno ai corsi d’acqua».
Il Panda toscano ricorda alla Cia che «I fiumi sono habitat dinamici di enorme importanza e il loro stato di salute si dimostra proprio dalla capacità di creare sedimenti, erodere le sponde, cambiare corso e direzione. I fiumi regalano all’uomo una enorme quantità di vantaggi se sono in buone condizioni. Sono in grado di depurare l’acqua dagli inquinanti (anche quelli prodotti proprio dall’agricoltura), sono importanti serbatoi di acqua potabile, trasportano nutrienti da monte a valle ridistribuendoli nel territorio, contengono molta biodiversità animale e vegetale e udite udite, proteggono dalle piene!! Al contrario, i fiumi dragati, disboscati, cementificati e irregimentati si comportano in modo completamente diverso e molto distruttivo».
Poi il Wwf se la prende anche con «I Consorzi di Bonifica già spendono oltre 50 milioni di euro all’anno per distruggere la vegetazione riparia, compromettendo così l’assetto e la natura stessa dei fiumi. Aggiungere a tali scempi anche le attività di scavo in alveo potrebbe significare il completo disastro, con effetti devastanti sui centri abitati a valle. Dunque forse gli agricoltori si vogliono accollare le spese di ricostruzione di paesi e città, ponti e strade? L’agricoltura ha un ruolo importante, ma deve iniziare a rivedere molti modelli di lavoro. I cambiamenti climatici, la perdita di suolo e produttività, le continue sfide a cui è sottoposta non devono essere affrontate a colpi di slogan, ma con una visione ampia e di lungo respiro».
La risposta degli ambientalisti conclude: «Il Wwf crede necessario uno sviluppo dell’agricoltura in piena sintonia con l’ambiente e dragare o irregimentare i fiumi non può essere il futuro. Chiediamo perciò che vi sia un impegno da parte di Regione Toscana a rivedere le politiche di gestione agricola lungo i corsi d’acqua e di destinare una parte dei fondi raccolti dai Consorzi di Bonifica per rinaturalizzare le sponde e ridare spazio ai fiumi, premiando gli agricoltori virtuosi che da sempre rispettano i fiumi e individuando idonei meccanismi di compensazione se necessario».

giovedì 30 maggio 2019

15 Giugno - "I cittadini e la difesa dell'ambiente in Toscana"


Sabato 15 giugno 2019 dalle ore 09:30 alle 13:00
PRESSO: Auditorium Consiglio Regionale Via Cavour 4

PROGRAMMA

Presentazione e saluti Monica Pecori, consigliere regionale gruppo misto Toscana per Tutti

Geotermia, i rischi dell’effetto cumulo - Giovanna Limonta, Comitato Difensori della Toscana

    Ancora centrali geotermiche in Amiata? - Pino Merisio, SOS geotermia

    I Fiumi. La buona gestione rispetta la natura - Martino Danielli, Presidente WWF Siena

    Tutela della fauna e caccia – Carlo Galletti, Legambiente Toscana

    Alpi Apuane, il più grande disastro ambientale d’Europa - Eros Tetti, Salviamo le Apuane, Presidente della Rete dei comitati per la difesa del territorio

   Pesticidi: una contaminazione diffusa, sottostimata e pericolosa per l'ecosistema e per la salute - Gian Luca Garetti, vice presidente nazionale di Medicina Democratica

...........Spazio per eventuali interventi delle forze politiche della Regione Toscana...........

Conclusioni di Maria Rita Signorini, Presidente nazionale di Italia Nostra

Seguirà un presidio all'esterno della sede regionale in Via Cavour n 4