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lunedì 29 febbraio 2016

SIMONE LARINI: "Vi spiego perché non funzionano i cassonetti a calotta"


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Vecchio articolo, ma, purtroppo, sempre di moda e da sapere!!
16.08.2013
h 21:23 Di
Matteo Pucci















L'esperto di rifiuti Simone Larini critica le scelte attuate dai Comuni
CHIANTI FIORENTINO - 
I cassonetti con la calotta per il conferimento, apribili con la chiavetta, stanno diventando una consuetudine in tutti i nostri comuni: sono stati inseriti in questi mesi a San Casciano, Mercatale, Tavarnelle, Sambuca, Greve in Chianti.

Con i classici contrattempi per l'avvio (chiavette non consegnate, sacchi abbandonati fuori dai cassonetti) e critiche assortite. Fra queste registriamo quella del grevigiano Simone Larini, esperto di rifiuti e, negli anni, accanito oppositore del progetto di realizzazione dell'inceneritore di Testi.

"Sebbene si tratti di un sistema nato per tracciare i conferimenti da parte degli utenti in modo da consentire di introdurre sistemi di tipo PAYT (Pay-As-You-Throw, cioè "chi più produce rifiuti più paga") - inizia a spiegare - in un ambito di raccolta a cassonetti stradali, si assiste alla diffusione delle "calotte" in comuni in cui non c'è alcuna tassazione di tipo "puntuale". Premesso che le calotte non sono neanche una buona soluzione tecnica per applicare i sistemi PAYT, introdurle senza alcun regime di tassazione proporzionale alla quantità di rifiuti conferiti non porta alcun vantaggio, mentre comporta inevitabilmente tutta una serie di problemi, a partire dall'aumento della quantità di scarti e materiali non riciclabili conferiti nella raccolta differenziata".

"E' infatti dimostrato - prosegue -  che è proprio a causa della presenza delle calotte che moltissimi utenti  cominciano a scaricare abusivamente i propri sacchetti di rifiuti indifferenziati all'interno dei contenitori stradali per la raccolta differenziata. Ci  accade inevitabilmente, per i motivi più diversi: fretta, chiavetta dimenticata a casa o non ancora assegnata per intoppi burocratici, temporaneo malfunzionamento della calotta, conferimento di rifiuti speciali da parte di imprese o artigiani "al nero", abitudine al conferimento abusivo nei cassonetti di rifiuti speciali non assimilabili".

Perché, sottolinea, "è risaputo che associare la raccolta differenziata domiciliare con sistemi di tariffazione puntuale consente tipicamente di ottenere in breve tempo rilevanti aumenti del tasso di differenziata (che può raggiungere il 70% nell'arco di poche settimane) unitamente ad un miglioramento della qualità. Munire i cassonetti per l'indifferenziato di "calotte" fa tipicamente aumentare il tasso di differenziata, ma per buona parte questo incremento è dovuto all'incremento di rifiuti indifferenziati conferiti nel flusso della raccolta. In pratica, l'adozione dei sistemi a calotta determina inevitabilmente un aumento della quantità di scarti nei contenitori per la differenziata situati accanto ai cassonetti. Tant'è che gli  amministratori che vantano gli aumenti dei quantitativi della differenziata provocati dall'adozione delle calotte, non forniscono mai alcun dato sull'aumento della quantità di scarti nei materiali".

"Questo aspetto - rilancia Larini - è particolarmente grave in una regione come la Toscana, in cui uno dei principali problemi è proprio la scarsa qualità dei materiali da differenziata, provocata dall'elevato tenore di conferimenti impropri caratteristico del sistema di raccolta a cassonetti. Le difficoltà di collocazione dei materiali da raccolta differenziata lamentate da alcuni amministratori toscani, infatti, non dipendono affatto da una "mancata ricezione da parte del mercato del recupero", che altrove non sussistono. Le difficoltà e la scarsa remunerazione dei materiali recuperati dipendono unicamente dalla scelta di continuare a puntare sui cassonetti stradali, incuranti del fatto che questo sistema sta ormai mostrando tutti i suoi limiti, rivelandosi il meno adatto per recuperare materiali con il livello di qualità richiesto dal mercato".

"I sistemi a "calotte" - spiega - a causa dei problemi che hanno provocato, sono invece già stati abbandonati ad Alessandria e Bolzano, che proprio il 5 agosto 2013 partirà con una nuova forma di raccolta differenziata mediante bidoni individuali/condominiali, associata a tariffa su base volumetrica. Si tratta di defezioni non di poco conto e piuttosto indicative, dato che il sistema è stato adottato in pochissimi capoluoghi (Belluno, Rimini, Venezia e prossimamente a Firenze)".

"Basta leggere le notizie di cronaca locale - dice ancora -  per rendersi conto dei problemi che l'adozione dei sistemi a calotta sta provocando a Rimini e provincia (ma anche nel Chianti o a Belluno): abbandono incontrollato di sacchi neri presso i cassonetti, difficoltà di conferimento per anziani e turisti, chiavette dimenticate nelle feritoie, forzature dei sistemi di chiusura, peggioramento della qualità della raccolta differenziata, aumento dei costi di valorizzazione delle frazioni recuperabili a causa della maggiore presenza di scarti"

"Inoltre - dice - le calotte obbligano ad usare sacchetti da 15 litri, che sono assolutamente troppo piccoli per le esigenze di molte utenze non domestiche. Basta questo semplice problema per far diventare conferitori abusivi anche utenti regolarmente registrati e che pagano regolarmente la tariffa, che altrimenti non avrebbero alcun motivo per conferire in maniera scorretta i propri rifiuti. Considerati gli elevati costi di acquisto/noleggio dei dispositivi e la somma delle diseconomie intrinseche del sistema finora citate, non si pu  che arrivare alla conclusione che i sistemi a calotta siano completamente antieconomici, oltre che strategicamente sbagliati. L'affermazione da parte dei produttori che le calotte hanno "costi di raccolta inferiori del 25-30% rispetto ai costi del sistema porta a porta" non tiene conto dei maggiori costi per: il trattamento di materiali recuperabili più contaminati da frazioni indesiderate; il trasporto e smaltimento dei quantitativi addizionali di scarti in essi rinvenuti; l'acquisto e/o la gestione dei sistemi di controllo (telecamere, sorveglianza); la rimozione dei sacchetti abbandonati presso i cassonetti".

"Quindi - sono ancora parole di Larini - per definire i problemi registrati nei comuni che hanno adottato le calotte più che di inciviltà dei cittadini è probabilmente più il caso di parlare semplicemente di un sistema poco idoneo e funzionale. Tant'è che all'estero non è praticamente applicato da nessuna parte".

"Data la quantità e la rilevanza degli aspetti negativi inevitabilmente connessi ai sistemi a calotta - conclude Larini - appare semplicemente incomprensibile la diffusione di un sistema così problematico nel nostro paese, in cui invece alcuni sistemi alternativi di PAYT stanno avendo un successo tale da rappresentare ormai un'eccellenza a livello mondiale".



BLOG inforifiuti.it: http://www.inforifiuti.com/

Note biografiche

Simone Larini si è laureato a pieni voti in Architettura al Politecnico di Milano, con una tesi sulla pianificazione dello smaltimento dei rifiuti urbani.
Nel corso degli anni '90, è stato co-autore di una dozzina di piani provinciali e regionali di smaltimento, tra cui i piani per le provincie di Brescia, Treviso, Rimini, Vicenza e La Spezia. Il piano di smaltimento dei rifiuti per la Provincia di Brescia, realizzato nel 1992, dette il via a quello che è attualmente uno degli inceneritori più grandi in Europa.
Il piano di smaltimento dei rifiuti per la Provincia di Treviso è stato il primo piano in Italia a inserire la ricerca delle possibili fonti di materiale di struttura per il compostaggio presenti nel territorio e a valutarne l’idoneità qualitativa ai fini del compostaggio di qualità. Uno dei consorzi di bacino della Provincia di Treviso (il consorzio Priula) è attualmente il bacino italiano con il più alto tasso di RD (83%) e con la più bassa produzione procapite di rifiuti (350 kg/anno per abitante)
Simone Larini è stato ricercatore per l’Unione Europea, collaborando a ricerche sulle tecnologie di riciclo delle materie plastiche e sull’impatto ambientale delle materie plastiche nei sistemi di smaltimento dei rifiuti che hanno orientato la produzione legislativa della Ue sui rifiuti plastici negli anni ’90.
Come consulente dell’Ente Fiera Milano, ha creato un sistema di gestione dei rifiuti fieristici (circa 7.000 t/a) razionale e orientato al recupero. Il tasso di riciclo è quindi salito da 0 al 60% in un solo anno, facendo così risparmiare circa un miliardo di lire l’anno a Fiera Milano, già dal primo anno di introduzione del nuovo sistema di gestione dei rifiuti.
E' uno dei pochissimi consulenti ambientali italiani che negli anni ’90 abbia materialmente eseguito analisi merceologiche di rifiuti. Ha cioè “messo le mani nei rifiuti”, sia partecipando a campagne di analisi effettuate da TBU (Innsbruck), sia conducendo analisi in proprio nell’ambito del progetto per Fiera Milano.
Ha contribuito a introdurre il riciclo degli imballaggi di Tetra Pak in Italia, come responsabile dei Progetti Pilota di RD dei poliaccoppiati e delle successive prime iniziative italiane sperimentali di RD.
Relatore in numerosi corsi e seminari di carattere ambientale, ha pubblicato una trentina di articoli a carattere ambientale sulla rivista di Economia & Marketing Largo Consumo, è coautore di libri sulla gestione dei rifiuti, ha collaborato alla newsletter telematica di Ecosportello.
Nel 2009, ormai ritirato dalla professione di consulente ambientale, ha creato il sito di informazione indipendente sul riciclo dei rifiuti infoRifiuti.com.
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FORSE TI PUO' INTERESSARE ANCHE IL VIDEO:

Ultima fermata inceneritore - interventi dell'Arch. Simone Larini. https://youtu.be/KlgQn7FFfVY

giovedì 24 settembre 2015

Rifiuti, è un flop l’uso dei cassonetti con chiavetta

flop cassonettiRifiuti, flop chiavi cassonetti: Regione paga 70mila euro, il Comune le ritira
Il sistema, ormai fallito in molti contesti italiani in cui è stato sperimentato,  è costato 70mila euro più i soldi per la manutenzione ed era stato avviato a San Mauro Pascoli, piccola realtà in provincia di Forlì. Ma invece di aumentare la percentuale di differenziata l’ha diminuita
Era stata presentata come l’idea del futuro, principio di una nuova era che avrebbe reso i nostri cassonetti intelligenti e tecnologici: chiavette elettroniche, in grado di migliorare “la quantità e la qualità della raccolta differenziata”, e di tracciare il ciclo di una bottiglia di vetro o di un cartone di latte usato. E invece sono bastati 4 anni per ribaltare la situazione e trasformare un esperimento di ultima generazione, firmato dalla multiutility Hera, in un vero e proprio flop, costato alle casse pubbliche 70mila euro e altre migliaia di manutenzione.
Il sistema era stato avviato a San Mauro Pascoli, piccola realtà in provincia di Forlì, scelta come città apripista. Ma invece di aumentare la percentuale di differenziata l’ha diminuita. È stata la stessa amministrazione comunale ad ammettere il fiasco e a decidere il dietrofront, annunciando la sospensione della modalità di raccolta rifiuti con l’accesso elettronico attraverso E-Key, dal 1 gennaio 2015. “L’abbiamo provato – racconta il sindaco di San Mauro, Luciana Garbuglia – e nel primo anno abbiamo ottenuto buoni risultati, passando dal 35% al 54% di raccolta differenziata. Successivamente però sono emerse delle difficoltà nella gestione del meccanismo, con costi esagerati di manutenzione. E la percentuale di differenziata è calata di nuovo al 46%”.
Pubblicità
Avviata nell’autunno del 2011, l’iniziativa delle E-Key, di cui il colosso dei rifiuti Hera è comproprietaria del brevetto, aveva coinvolto circa 12 mila abitanti. Ossia 4.700 utenze per 600 cassonetti, compresi i bidoni da 240 litri. Un “sistema flessibile” l’aveva definito Hera, finanziato con 70mila euro dalla Regione Emilia Romagna. “Si inserisce la chiave elettronica nell’apposita fessura – si legge in un vecchio volantino – e il contenitore riconosce l’utente, che può così gettare i propri rifiuti. La chiave elettronica è personalizzata, consegnata casa per casa, apre solo i contenitori dell’isola ecologica assegnata alla specifica utenza”.
Un gioco da ragazzi? Non proprio, visto che dopo alcuni mesi, negli uffici comunali hanno cominciato a moltiplicarsi le segnalazioni degli abitanti, tra chi aveva perso la chiavetta, chi l’aveva smagnetizzata, chi aveva trovato la serratura inceppata o guasta e quindi era stato costretto a lasciare il sacchetto dei rifiuti nel primo bidone disponibile. “Una parte di responsabilità sta nella progettazione: il sistema era troppo delicato, non era adatto, e nel tempo non ha retto. Anche perché veniva applicato su cassonetti di vecchia generazione. C’è poi una responsabilità del cittadino: alcuni forzavano la serratura, rompendola. Era un’iniziativa che andava abbinata a un lavoro di educazione” spiega ancora il sindaco.
Archiviate le chiavette, ora a San Mauro si sta lavorando per avviare un mero tecnologico sistema di porta a porta. Intanto però la polemica resta. “Quello delle chiavette è stato un fallimento da tutti i punti di vista” attacca il Movimento 5 stelle. “E si poteva evitare. Bastava semplicemente usare il buon senso, e andare a vedere l’esperienza dei comuni che avevano adottato quella gestione. Tutti ne erano usciti per i problemi che comportava. Basti pensare che quando un cassonetto era rotto o non si riusciva ad aprire (e capitava molto spesso) si versava nel primo bidone utile. Il comune di San Mauro Pascoli ha l’obiettivo di raggiungere il 70% di raccolta differenziata, ma l’unico modo, lo ripetiamo da sempre, è il porta a porta”.
di Giulia Zaccariello – Il Fatto

giovedì 26 febbraio 2015

EMILIA ROMAGNA: Rifiuti, flop chiavi cassonetti: Regione paga 70mila euro, il Comune le ritira

 Il sistema è costato 70mila euro più i soldi per la manutenzione ed era stato avviato a San Mauro Pascoli, piccola realtà in provincia di Forlì. Ma invece di aumentare la percentuale di differenziata l'ha diminuita
DI  | 26 febbraio 2015
Era stata presentata come l’idea del futuro, principio di una nuova era che avrebbe reso i nostri cassonetti intelligenti e tecnologici:chiavette elettroniche, in grado di migliorare “la quantità e la qualità della raccolta differenziata”, e di tracciare il ciclo di una bottiglia di vetro o di un cartone di latte usato. E invece sono bastati 4 anni per ribaltare la situazione e trasformare un esperimento di ultima generazione, firmato dalla multiutility Hera, in un vero e proprio flop, costato alle casse pubbliche 70mila euro e altre migliaia di manutenzione.
Il sistema era stato avviato a San Mauro Pascoli, piccola realtà in provincia di Forlì, scelta come città apripista. Ma invece di aumentare la percentuale di differenziata l’ha diminuita. È stata la stessa amministrazione comunale ad ammettere il fiasco e a decidere il dietrofront, annunciando la sospensione della modalità di raccolta rifiuti con l’accesso elettronico attraverso E-Key, dal 1 gennaio 2015. “L’abbiamo provato – racconta il sindaco di San Mauro, Luciana Garbuglia – e nel primo anno abbiamo ottenuto buoni risultati, passando dal 35% al 54% di raccolta differenziata. Successivamente però sono emerse delle difficoltà nella gestione del meccanismo, con costi esagerati di manutenzione. E la percentuale di differenziata è calata di nuovo al 46%”.
Avviata nell’autunno del 2011, l’iniziativa delle E-Key, di cui il colosso dei rifiuti Hera è comproprietaria del brevetto, aveva coinvolto circa 12 mila abitanti. Ossia 4.700 utenze per 600 cassonetti, compresi i bidoni da 240 litri. Un “sistema flessibile” l’aveva definito Hera, finanziato con 70mila euro dalla Regione Emilia Romagna. “Si inserisce la chiave elettronica nell’apposita fessura – si legge in un vecchio volantino – e il contenitore riconosce l’utente, che può così gettare i propri rifiuti. La chiave elettronica è personalizzata, consegnata casa per casa, apre solo i contenitori dell’isola ecologica assegnata alla specifica utenza”.
Un gioco da ragazzi? Non proprio, visto che dopo alcuni mesi, negli uffici comunali hanno cominciato a moltiplicarsi le segnalazioni degli abitanti, tra chi aveva perso la chiavetta, chi l’aveva smagnetizzata, chi aveva trovato la serratura inceppata o guasta e quindi era stato costretto a lasciare il sacchetto dei rifiuti nel primo bidone disponibile. “Una parte di responsabilità sta nella progettazione: il sistema era troppo delicato, non era adatto, e nel tempo non ha retto. Anche perché veniva applicato su cassonetti di vecchia generazione. C’è poi una responsabilità del cittadino: alcuni forzavano la serratura, rompendola. Era un’iniziativa che andava abbinata a un lavoro di educazione” spiega ancora il sindaco.
Archiviate le chiavette, ora a San Mauro si sta lavorando per avviare un mero tecnologico sistema di porta a porta. Intanto però la polemica resta. “Quello delle chiavette è stato un fallimento da tutti i punti di vista” attacca il Movimento 5 stelle. “E si poteva evitare. Bastava semplicemente usare il buon senso, e andare a vedere l’esperienza dei comuni che avevano adottato quella gestione. Tutti ne erano usciti per i problemi che comportava. Basti pensare che quando un cassonetto era rotto o non si riusciva ad aprire (e capitava molto spesso) si versava nel primo bidone utile. Il comune di San Mauro Pascoli ha l’obiettivo di raggiungere il 70% di raccolta differenziata, ma l’unico modo, lo ripetiamo da sempre, è il porta a porta”.