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mercoledì 14 luglio 2021

“Fatevi un favore, unitevi alla nostra lotta”: ecco perché stare coi 500 licenziati della Gkn

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su La Città invisibile, rivista del laboratorio politico perUnaltracittà – Firenze, a questo indirizzo [https://www.perunaltracitta.org/2021/07/12/fatevi-un-favore-unitevi-alla-nostra-lotta-ecco-perche-stare-coi-500-licenziati-della-gkn/] con licenza BY-NC-SA 3.0

“Fatevi un favore, unitevi alla nostra lotta”, scrive il Collettivo di Fabbrica dei Lavoratori Gkn di Firenze, 422 persone licenziate in tronco con una mail da Gkn Driveline, multinazionale che produce componenti per auto; “Chi vuole strumentalizzare questi licenziamenti vuole solo fare polemiche” dice Carlo Bonomi, presidente di Confindustria a cui l’azienda è associata. Serve altro per ribadire che la lotta di classe esiste ancora e che la stanno vincendo i ricchi? O vogliamo continuare a credere che lo “sgocciolamento” della ricchezza dalle imprese ai più poveri – vero mantra della “ripartenza” post Covid come dell’ultimo trentennio liberista – sia una cosa reale?

Incontriamo i lavoratori sabato notte nello stabilimento di Campi Bisenzio quando il circo della politica e dei media è finito. All’una sono rimasti solo loro. Apre il cancello un uomo dei 422 che stanno occupando la fabbrica per evitare che la proprietà mandi i tir a smontare i macchinari. L’assemblea permanente ha tra i principali obiettivi quello di impedire che le linee di produzione, in parte automatizzate, vengano portate in un Paese dove i diritti vengono calpestati ancor più che in Italia. Sui tavoli sotto la tettoia della portineria ci sono cassette di frutta e casse di birra, segno tangibile della tanta solidarietà popolare che è arrivata in queste ore.

Stare dalla parte dei 422 licenziati, e degli altri 100 dell’indotto diretto Gkn, vuol dire quindi stare dalla “nostra” parte. Lo spiega bene Massimo mentre ci racconta l’esito della prima giornata di resistenza in fabbrica. Ha gli occhi stanchi e allo stesso tempo luminosi per l’adrenalina consumata nelle ultime ore quando afferma che “quello che è capitato a noi può succedere a chiunque altro già domattina. Le leggi attuali non proteggono più i diritti di chi lavora. Se licenziano in questo modo chi lavora per un’azienda che va bene, che non è in crisi, pensate cosa può succedere a chi subisce di più questa crisi”. Come dargli torto, questa cacciata di massa ha prodotto nuovi profitti solo agli azionisti del fondo Melrose, proprietario di Gkn, il cui titolo ha subito guadagnato il 4,55% in borsa. È questa la ricchezza che ci interessa difendere? È per questo che il ministro allo Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, definisce questi “licenziamenti inevitabili” auspicando in un futuro indistinto un miglioramento dell’azione di governo e imprese più responsabili?

“La solidarietà è importante, fondamentale, ma siamo stanchi delle tante dichiarazioni fatte da quelle stesse persone che si sono rese complici di questo disastro con le loro scelte politiche. Adesso servono atti, leggi nuove e non la solita retorica dei ‘tavoli’, dei ‘protocolli di intesa’, che è ormai evidente porta acqua soltanto al mulino della proprietà”, continua Massimo. Come dargli torto. Si contano sulle dita di un paio di mani le agenzie di stampa o i comunicati di solidarietà vergati da soggetti privi di responsabilità nella distruzione del tessuto industriale italiano e nell’erosione continua di quei diritti inscritti nello Statuto dei Lavoratori del 1970.

Al centro dell’invito “Fatevi un favore, unitevi alla nostra lotta”, diffuso dal Collettivo di Fabbrica, sta proprio la questione dei diritti. Per anni i partiti del Pensiero Unico Liberista (tutti, dalla destra alla sinistra istituzionale) hanno picconato in Parlamento pezzo dopo pezzo quanto conquistato nel decennio di massima espansione dei diritti sociali, gli Anni Settanta. A servizio degli imprenditori, e del conseguente mito dell’impresa panacea di tutti i mali, hanno devastato dal 1980 in poi un quadro normativo che tendeva al rispetto della Costituzione: quella della “democrazia fondata sul lavoro”, dei “doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” e della “proprietà privata limitata allo scopo di assicurarne la funzione sociale”.

Si è puntato sulla competizione, sulle sole leggi del mercato e del profitto presentate come sacre e inviolabili. Hanno fatto credere ad una massa privata di strumenti di interpretazione che basta aprire una partita iva per svoltare e che è meglio delegare piuttosto che partecipare attivamente alle sorti della propria vita, depredando dei valori più alti il senso del fare Politica.

Scrive il Collettivo di Fabbrica: “Abbiamo le lacrime agli occhi, mille storie umane da raccontare ma oggi non è questo il punto. Non siamo i poveri operai che vanno a casa. Siamo dignità, orgoglio e resistenza. Siamo stati licenziati con una modalità atroce e con una violenza psicologica importante. Questo aiuta a farvi capire che abbiamo a che fare con persone senza scrupoli. Tuttavia chi si concentra solo sulla modalità con cui siamo stati licenziati, si concentra sulla forma e non sulla sostanza. Chi parla di “caso specifico” Gkn si mette quasi sullo stesso piano di chi ci vuole chiudere. Ma soprattutto mette in pericolo tutti i lavoratori di questo paese. Perché nega implicitamente che siamo gli ultimi di una lunga serie e i primi di una ulteriore serie di chiusure e delocalizzazioni. Siamo una grossa azienda e siamo organizzati. Immaginatevi cosa può succedere alle aziende piccole e meno organizzate. Se sfondano qua – concludono – sfondano da tutte le parti”.

Cristiano Lucchi

FONTE https://www.perunaltracitta.org/2021/07/12/fatevi-un-favore-unitevi-alla-nostra-lotta-ecco-perche-stare-coi-500-licenziati-della-gkn/


martedì 1 giugno 2021

Il mea culpa di Nestlé: “Oltre il 60% dei nostri alimenti non è salutare”



Fonte: https://ilsalvagente.it/2021/06/01/123409/?utm_content=buffer5afff&utm_medium=social&utm_source=facebook.com&utm_campaign=buffer&fbclid=IwAR249Q_ZOQl6VtxHPx0-11nB83dIxRrsP4OCayY0pV2I_w_MlI8FsQKvn7U

La più grande azienda alimentare del mondo, Nestlé, ha riconosciuto che oltre il 60% dei suoi prodotti alimentari e bevande non soddisfano una “definizione riconosciuta di salute” e che “alcune delle nostre categorie e dei nostri prodotti non saranno mai “salutari”, non importa quanto rinnoviamo”.

Una presentazione circolata tra i massimi dirigenti quest’anno, che il Financial Times ha avuto modo di visionare, afferma che solo il 37% del cibo e delle bevande di Nestlé, esclusi prodotti come il cibo per animali e la nutrizione medica specializzata, ottiene un punteggio superiore a 3,5 secondo il sistema di valutazione della salute in Australia utilizzato nella ricerca da gruppi internazionali come l’Access to Nutrition Foundation.

All’interno del suo portafoglio complessivo di cibi e bevande, circa il 70% dei prodotti alimentari di Nestlé non ha raggiunto tale soglia (il punteggio di 3,5 ndr) – afferma la presentazione –  insieme al 96% delle bevande – escluso il caffè puro – e al 99% del portafoglio di dolciumi e gelati di Nestlé.

Acqua e latticini hanno ottenuto risultati migliori, con l’82 per cento delle acque e il 60 per cento dei latticini che hanno raggiunto la soglia.

“Abbiamo apportato miglioramenti significativi ai nostri prodotti . . . [ma] il nostro portafoglio ha ancora prestazioni inferiori rispetto alle definizioni esterne di salute in un panorama in cui la pressione normativa e le richieste dei consumatori sono alle stelle”, afferma la presentazione.

I dati escludono la formula per bambini, il cibo per animali domestici, il caffè e l’offerta di cibi speciali: ciò significa che i dati rappresentano circa la metà dei ricavi annuali totali di Nestlé per 92,6 miliardi di franchi (72,7 miliardi di sterline).

I risultati arrivano mentre i produttori di cibo si contendono una spinta globale per combattere l’obesità e promuovere un’alimentazione più sana. I dirigenti di Nestlé stanno valutando quali nuovi impegni prendere in materia di nutrizione e mirano a svelare i piani quest’anno.

Il gruppo sta inoltre aggiornando i suoi standard nutrizionali interni, noti come Nestlé Nutritional Foundation, introdotti sotto l’ex amministratore delegato Peter Brabeck-Letmathe, che ha caratterizzato Nestlé come “azienda di nutrizione, salute e benessere”.

Nel rapporto si citano anche alcuni esempi di alimenti che non sono considerati salutari. E’ il caso del Nesquik alla fragola, venduto negli Stati Uniti, che contiene 14 g di zucchero in una porzione insieme a piccole quantità di colorante e aroma: nonostante ciò viene descritto come “perfetto a colazione per preparare i bambini alla giornata”. Adesso la multinazionale promette di rivedere la sue ricette…toccherà vedere se vincerà (ancora) una volta il fatturato oppure la salute dei suoi consumatori (la maggior parte bambini).

Fonte: https://ilsalvagente.it/2021/06/01/123409/?utm_content=buffer5afff&utm_medium=social&utm_source=facebook.com&utm_campaign=buffer&fbclid=IwAR249Q_ZOQl6VtxHPx0-11nB83dIxRrsP4OCayY0pV2I_w_MlI8FsQKvn7U

lunedì 16 dicembre 2019

Sentenza storica: le multinazionali sono colpevoli dei cambiamenti climatici

La Commissione per i Diritti Umani filippina dopo quasi quattro anni di indagini sentenzia contro le 50 aziende che inquinano di più al mondo.
di Riccardo Carraro
12 dicembre 2019
Dal 2 dicembre in molte parti del mondo si guarda a Madrid dove, fino al 13 dello stesso mese si svolgono i negoziati della COP25, la conferenza annuale ONU sui cambiamenti climatici.
All’interno di quel contesto, è uscita lunedì 9 una notizia che con grande probabilità segnerà il passo nella lotta per la Giustizia Climatica. La Corte per i Diritti Umani delle Filippine ha emesso un giudizio rispetto al caso presentato da una larga coalizione della società civile nel 2016, riguardante la messa in stato di accusa delle 50 multinazionali più inquinanti al mondo in quanto a produzione di gas serra, per violazione ai diritti umani della popolazione filippina, essendo queste aziende provocatrici di cambiamenti climatici.
Carroll Muffet, presidente del Center for International Environmental Law (CIEL) ha affermato che il fatto che la Commissione abbia provato la presenza di un intento criminale nel loro negare le conseguenze climatiche del loro agire è particolarmente significativo. «Le prove dimostrate dalla Commissione in questa indagine rappresentano non la fine delle indagini legali nei confronti delle maggiori aziende del fossile, ma al contrario un nuovo grande inizio per queste indagini per quanto riguarda sia la loro responsabilità civile che la loro responsabilità penale nelle varie giurisdizioni del mondo».
Le raccomandazioni della Commissione non hanno una ripercussione legale diretta, ma possono portare a regolamenti più stringenti e mettere pressione nei confronti delle multinazionali per obbligarle a ridurre le proprie emissioni, nelle Filippine come pure in altri luoghi del mondo.
Il presidente della Commissione Cadiz ha detto, sempre durante la COP 25:«Quanto abbiamo dimostrato può essere utilizzato come precedente per chiunque cerchi giustizia sociale all’interno della problematica del cambiamento climatico. Le Commissioni per i diritti umani possono gestire questioni che tribunali normali non toccherebbero o con le quali non sono familiari». Quando la Commissione ha iniziato le sue indagini, nel 2016, il sistema giuridico regolare non aveva alcun precedente in merito. «Non c’era neanche un caso in cui il cambiamento climatico potesse essere inteso come un tema di diritti umani».
Secondo Amnesty International,«la Commissione per i Diritti Umani Filippina ha oggi dato un filo di speranza a tutte le vittime dell’attuale crisi climatica. Per la prima volta un’istituzione atta a tutelare i diritti umani afferma che le multinazionali del fossile possono essere legalmente responsabili per violazione a diritti umani dovute al cambiamento climatico.»
Non è fortuito che il primo caso di questo tipo sia avvenuto nelle Filippine. Il paese asiatico è tra i paesi al mondo più colpiti da cambiamenti climatici. Questo è dovuto alla sua conformazione (isole di dimensioni anche piccole e prive di grandi catene montuose) e alla sua posizione in zona equatoriale dell’Oceano Pacifico. Le acque antistanti si stanno riscaldando in modo incontrollato sempre più frequentemente provocando tifoni e uragani che colpiscono l’arcipelago causando danni gravissimi. Negli ultimi anni si calcolano in media 20 tifoni ogni anno. Inoltre le isole sono drammaticamente soggette all’innalzamento del livello del mare.
Le Filippine sono infine un caso emblematico di ingiustizia climatica. Sono un paese molto povero del Sud del mondo, con una capacità di inquinamento e di emissione di gas serra molto limitata eppure sono i primi a pagare il fenomeno dei cambiamenti climatici provocati da aziende multinazionali con sedi decisionali nel Nord del mondo e che estraggono combustibili fossili per produrre energia che si consuma nei paesi economicamente avanzati.
Tra le 50 aziende, due sono italiane.  Al dodicesimo posto al mondo in quanto a emissioni di gas serra c’è l’Eni, dietro ai giganti USA come Chevron, Exxon e alle europee Total, BP e Shell, ma davanti alla spagnola Repsol.  Al quarantasettesimo posto c’è Italcementi.
La stampa indipendente di tutto il mondo ha ripreso la notizia.  In Italia, nonostante la presenza di aziende nazionali, è calato il silenzio e ci si limita a parlare della versione finale approvata dalla Camera del decreto clima. Tuttavia la questione ci riguarda direttamente e il precedente filippino potrà essere utilizzato anche qui, pure per casi emblematici come quello della città di Venezia. Si apre un nuovo fronte di lotta per il movimento per il clima.

venerdì 26 agosto 2016

A ottobre il Tribunale Monsanto giudica la multinazionale dell’agrobusiness

l Tribunale Monsanto è una mobilitazione internazionale della società civile che chiede che Monsanto venga processata per crimini contro l'umanità ed ecocidio. Supportato da più di cento organizzazioni, il 14 al 16 ottobre 2016 all'Aja, il Tribunale Monsanto valuterà i fatti imputati a Monsanto e giudicherà i danni causati dalla stessa multinazionale. Il "processo" non avrà valore legale ma rappresenterà un formidabile momento di denuncia e mobilitazione internazionale.

di Redazione - 10 Agosto 2016

Seguendo le stesse procedure della Corte Penale Internazionale, i giudici ascolteranno le opinioni degli esperti, degli avvocati come pure le testimonianze delle vittime dei prodotti chimici Monsanto, dei suoi brevetti e delle sue pratiche agricole.
L'obiettivo del Tribunale è quello di evidenziare gli strumenti legali esistenti – e quelli mancanti – affinché grandi corporation multinazionali siano giudicate responsabili per i loro crimini. Se il tribunale dovesse infatti concludere che Monsanto ha violato i diritti umani, o il diritto internazionale umanitario, differenti comunità da diverse parti del mondo potrebbero usare il pronunciamento in altrettanti casi contro compagnie come Monsanto.
«Dall’inizio del XX secolo, questa multinazionale ha commercializzato prodotti altamente tossici – spiega la commissione del Tribunale - che hanno contaminato, in maniera persistente, l’ambiente e causato la malattia o la morte di migliaia di persone nel mondo:
· i PCB (policlorobifenili) che fanno parte dei dodici Inquinanti organici persistenti (POP) e che colpiscono la fertilità umana e animale;
· l’acido 2,4,5-triclorofenossiacetico (2,4,5-t) uno dei componenti dell’Agente Arancio contenuto nella diossina riversata dall’esercito americano durante la guerra in Vietnam e che continua a provocare malformazioni congenitali e tumori;
· il Lasso, erbicida oggi vietato in Europa;
· o il Roundup, l’erbicida più usato nel mondo, all’origine di uno dei più grandi scandali sanitari e ambientali della storia moderna. Questo diserbante molto tossico è associato alle monocolture transgeniche, principalmente di soia, mais e colza, destinati all’alimentazione animale o alla produzione d’ agrocarburanti».
«Il modello agro-industriale promosso da Monsantoè all’origine di almeno un terzo delle emissioni mondiali di gas ad effetto serra dovute all’attività antropica – proseguono i promotori - Monsanto è ampiamente responsabile anche del depauperamento dei suoli e delle risorse d’acqua, dell’estinzione della biodiversità e della marginalizzazione di milioni di piccoli contadini. Monsanto minaccia la sovranità alimentare dei popoli attraverso l'utilizzo dei brevetti sulle sementi e della privatizzazione del vivente. Secondo i critici di Monsanto, la multinazionale ignora i danni umani e ecologici causati dai suoi prodotti e mantiene le sue attività devastatrici grazie ad una strategia d’occultamento sistematico: lobbing presso le agenzie di regolamentazione e le autorità governative, menzogne e corruzione, finanziamenti di studi scientifici fraudolenti, pressioni sugli scienziati indipendenti, manipolazione degli organi di stampa, ecc. La storia di Monsanto costituirebbe così un paradigma dell’impunità delle imprese transnazionali e dei loro dirigenti che contribuiscono al deregolamento del clima e della biosfera e che minacciano la sicurezza del pianeta».

Previsto per il 14 al 16 ottobre 2016 all'Aja, il Tribunale Monsato avrà per missione di valutare i fatti imputati a Monsanto e di giudicare i danni causati dalla stessa multinazionale.
«Il Tribunale si baserà sui Principi Guida ONU su imprese e diritti umani adottati in sede ONU nel 2011. Il Tribunale esaminerà anche la condotta di Monsanto rispetto ad eventuali crimini di Ecocidio, la cui inclusione è stata proposta all'interno del diritto penale internazionale. Il Tribunale esaminerà l'opportunità di riformrare lo Statuto di Roma che istituisce la Corte penale internazianale in vigore dal 2002, affinché sia incluso il crimine di Ecocidio e sia possibile perseguire le persone fisiche e morali sospettate d'aver commesso questo crimine. Consapevoli delle questioni planetarie che rappresentano il riconosciemento del crimine di Ecocidio - il solo che permetterà di garantire il diritto degli esseri umani ad un ambiente sano - e il diritto della natura a essere protetta, I promotori del Tribunale Monsanto lanciano un'appello alla società civile, a tutti i cittadini e a tutte le cittadine del mondo: quello di partecipare al finanziamento dell'iniziativa attraverso una grande piattaforma di Crowdfunding internazionale. La difesa della sicurezza del pianeta e delle condizioni stesse di esistenza è uno affare che riguarda tutti e soltanto uno slancio collettivo di forze vive permetterà di bloccare la macchina di distruzione in marcia!».

Per info e donazioni: www.monsanto-tribunali.org


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Un tribunale contro la Monsanto, per far germogliare la giustizia