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Articolo di Ernesto Ferrara su La Repubblica del 29 Marzo 2022
Articolo che si può leggere a questo link: https://firenze.repubblica.it/cronaca/2022/03/29/news/intervista_soprintendente_andrea_pessina_signor_no_devo_difendere_tesori_firenze-343213594/
L'intervista. "Sulle pale eoliche in Mugello deciderà il governo, su pensiline e tramvia ho chiesto che 3-4 fossero più piccole, il vincolo sullo stadio Nervi è la cosa di cui sarò sempre più orgoglioso"
Articolo scritto su Emergenza Cultura (a questo LINK)
Il ministero della Cultura con i suoi uffici territoriali è decisivo per una buona attuazione del Pnrr. Non tanto per la spesa dei circa 6,6 miliardi di euro dedicati al settore – peraltro solo il 3% del totale – ma soprattutto per quanto riguarda le autorizzazioni: valutazioni di impatto ambientale e paesaggistico, che coinvolgono ogni opera pubblica e infrastruttura del Piano, a cui sono destinati oltre 80 miliardi.
Il ministero manca, da decenni, di funzionari sia tecnici sia amministrativi (siamo ormai a meno della metà dell’organico previsto) e la situazione peggiora di anno in anno a causa dei pensionamenti. Ma nonostante i 6 mila posti autorizzati da mettere a concorso, l’unico bando che ha visto il via dal 2019 – quello per 1.052 “assistenti alla fruizione, accoglienza e vigilanza – è iniziato nel gennaio 2020 e ancora non conosce una fine”.
La neonata Soprintendenza Unica Nazionale per il Pnrr, che dovrebbe vagliare ogni provvedimento connesso col Piano in tutta fretta, è a oggi una scatola vuota: un ufficio dirigenziale privo di personale, i cui compiti vengono svolti da funzionari incardinati (con altri ruoli) all’interno di altri uffici della Dg Archeologia e Belle Arti. Per questo Cgil, Cisl e Uil hanno inviato una lettera a Dario Franceschini e ai giornali chiedendosi, “prima che sia troppo tardi, con quali risorse umane il ministero intende affrontare una sfida così complessa. La risposta che abbiamo avuto sinora è una attribuzione di questi carichi lavorativi ai pochi lavoratori rimasti nella struttura centrale ed in quelle periferiche”.
I sindacati aggiungono che si sta trattando la materia della tutela del paesaggio e del patrimonio “come se fosse un adempimento burocratico e non come una sfida che mette in discussione, nel caso gli obiettivi del Piano non fossero raggiunti, l’immagine internazionale del Paese”. La paura, in sostanza, è che la transizione energetica faccia premio su ogni altra materia con uffici oberati di lavoro e incapaci di valutare ogni istruttoria nella maniera corretta. Anche il direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli da Paestum ha lanciato un simile “grido di allarme”: “Per spendere i fondi del Pnrr servono squadre di lavoro competenti”.
Peraltro, l’emergenza ha già portato a soluzioni eccezionali, come l’assunzione in deroga di 28 dirigenti senza concorso, la stabilizzazione a tempo indeterminato di 57 funzionari che hanno lavorato con contratti a tempo nella P.A., l’autorizzazione di procedure concorsuali semplificate, a non dire dei diversi bandi con cui, dal dicembre 2020 in poi, si sono assunti con partita Iva oltre 500 “esperti” esterni con compiti di funzionario. Una serie di deroghe e novità che non hanno speranza di risolvere il problema, tanto che ieri anche il capo di gabinetto di Franceschini, Lorenzo Casini, ha detto che “un tema enorme che va affrontato con urgenza in vista del Pnrr è quello del personale”.
I sindacati spiegano di aver cercato da tempo un incontro urgente al ministro, il quale da parte sua fa replica al suo staff che dopo la lettera del 24 novembre ha riconosciuto il carattere straordinario (aumenti stipendiali) delle attività svolte dai funzionari che si occuperanno del Pnrr: pare però più una toppa sul buco che una vera soluzione.
Pubblichiamo volentieri l'articolo dell'Associazione "Vivere in Valdisieve" che si trova sul loro blog QUI.
Ci rallegriamo per l'ottima notizia!
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Abbiamo appreso dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e per le province di Pistoia e Prato che l'iter iniziato ad Aprile scorso, per il riconoscimento della tutela culturale, si è concluso con Decreto n. 146 del 22/09/2021 in cui la Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale, presso il Segretariato Regionale per la Toscana del Ministero della Cultura, ha dichiarato il complesso della Fornace delle Sieci
di interesse culturale particolarmente importante
ai sensi degli articoli 10 e 13 del D. Lgs. 42/2004 "Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio",
assoggettandola a tutela storico-artistica.
Aggiornamento sulla questione dell'impianto Eolico Industriale proposto da AGSM Verona sul crinale del Mugello, poco distante dal perimetro del PARCO DELLE FORESTE CASENTINESI (ma non solo, qui le nostre osservazioni).
E' stato pubblicato sul sito della Regione Toscana (nel riquadro relativo al progetto), le ulteriori integrazioni volontarie della società e i nuovi contributi degli ENTI e anche altre osservazioni di interessati. Il Parere della Soprintendenza si trova nella cartella zip Ulteriori contributi al 16 giugno post CdS (zip).
Riportiamo solo la parte finale del documento in quanto esaustiva di tutte le considerazioni puntuali richiamate all'interno del Parere, che potete vedere integralmente qui.
Fausto Martino è dirigente del Ministero della Cultura in quiescenza, già Soprintendente per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Cagliari.
Ecco che cosa pensa delle attuali manovre in corso sulle normative in materia di tutela del paesaggio e dell’ambiente.
E non si può che concordare.
Gruppo d’intervento Giuridico odv
da L’Unione Sarda, 13 luglio 2021
Transizione ecologica. (Fausto Martino)
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione“. Questo è il testo attualmente vigente dell’art. 9 della Costituzione, norma magnifica e imperativa che riconosce al patrimonio culturale lo status di prevalente valore costituzionale. Norma che ha sinora svolto egregiamente il compito che le avevano affidato i Costituenti.
È infatti solo grazie all’articolo 9 della Costituzione se sono state respinte al mittente tante leggi regionali dal sapore eversivo e si sono scongiurati i gravissimi danni al paesaggio che si sarebbero prodotti, anche in Sardegna, con i mega impianti di produzione di energia alternativa sostenuti, giustificati e incentivati dall’allora Ministero dell’Ambiente.
Oggi, dopo aver fatto il pieno di deleghe sull’energia e forte di nuovi poteri, il Ministero ha un nuovo nome dall’acronimo rassicurante, si chiama Ministero della Transizione ecologica, MiTe per gli amici.
Come in “1984” – l’incubo distopico di Orwell, dove il Ministero della pace si occupa della guerra e quello dell’amore attua le repressioni – nel bipensiero del governo Draghi, il nuovo Ministero, che nell’immaginario collettivo dovrebbe tutelare l’ambiente, ne promuoverà la devastazione in nome della transizione ecologica.
Il 9 giugno scorso, il Senato ha approvato in prima lettura l’ammiccante disegno di legge che aggiunge, al testo che conosciamo, un nuovo periodo: “Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”.
Sembrerebbe innocuo, persino positivo. Ma ce n’era bisogno? Certamente no.
Negli anni ’70 e poi più esplicitamente negli anni ’80, la Corte Costituzionale, sulla base degli articoli 9 e 32, si era già espressa a favore di un’interpretazione estensiva del termine “paesaggio”, permettendo così di qualificare l’ambiente come “valore costituzionale”. E dopotutto la “tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali” fa già parte del dettato costituzionale, essendo indicata, dall’art. 117 secondo comma, come materia su cui lo Stato ha competenza legislativa esclusiva.
E allora, a cosa serve questa modifica costituzionale?
Tomaso Montanari non ha dubbi. Per lui – e anche per me – inserire l’ambiente e lo “sviluppo sostenibile” (che pure faceva capolino nei precedenti ddl) tra i principi fondamentali della Carta ha un unico significato: mettere la tutela dell’ambiente alla pari con quella del paesaggio e del patrimonio storico artistico.
Un cavallo di Troia nell’articolo 9 per superare gli ostacoli sollevati da quanti, in primis le soprintendenze e le associazioni ambientaliste, ancora si attardano nell’anacronistica tutela del patrimonio culturale frenando – come accusa il sagace presidente di Legambiente – la transizione ecologica e gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili che ne sono il corollario.
Cattivi pensieri? Non direi.
Se appena scorriamo il decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77 sulla Governance del PNRR, ci rendiamo conto di quanta attenzione abbia posto il Governo – con buona pace del ministro Franceschini – nel disinnescare le Soprintendenze che, sebbene già annichilite dalle incessanti riforme del MiBACT/MIC avviate su mandato dell’allora Presidente del Consiglio Renzi, erano riuscite a limitare i danni dei mega impianti, proprio in virtù dell’articolo 9 della Costituzione.
Ora saranno definitivamente neutralizzate e messe in condizioni di non nuocere non solo dalla modifica dell’art. 9 della Carta, quando verrà, ma qui e ora dalla valanga di disposizioni contenute nel decreto-legge: termini ridotti, pareri resi non vincolanti, impossibilità di avvalersi della norma che consente alle amministrazioni dissenzienti di ricorrere alla Presidenza del Consiglio, termini dell’archeologia preventiva e delle VIA abbreviati e, incredibile a dirsi, competenze per l’approvazione dei progetti del PNRR scippate agli uffici periferici ed attribuite ad un’apposita Soprintendenza Speciale incistata direttamente nei gangli romani del Ministero.
Davvero – come ci assicura Franceschini – la “Soprintendenza speciale” servirà a tutelare meglio il patrimonio culturale su cui rischiano di abbattersi molti interventi del Pnrr?
Sappiamo bene che non è così.
Per la tutela del patrimonio ci sarebbero ancora le Soprintendenze ordinarie, che vantano una conoscenza del territorio non eguagliabile da un ufficio romano, e c’è la Direzione generale che le coordina. La nuova Super-soprintendenza nasce evidentemente con lo scopo preciso di eludere i meccanismi di tutela previsti dal Codice dei beni culturali e del paesaggio senza violarli apertamente, trasformando gli obbligatori pareri tecnico-amministrativi delle soprintendenze nei pareri, di natura eminentemente politica, della nuova Super-soprintendenza.
E che dire dell’articoletto che, per una serie di interventi non propriamente innocui, attribuisce ai commissari il potere di derogare “ad ogni disposizione di legge diversa da quella penale” per consentire il rispetto del cronoprogramma delle opere?
Manca solo la licenza di uccidere, poi c’è tutto quel che occorre.
Insomma, i provvedimenti recentemente assunti con il plauso di Legambiente e di Confindustria sembrano concorrere a neutralizzare ogni plausibile forma di controllo e di indirizzo delle imponenti trasformazioni del territorio previste e incentivate dal PNRR. I signori del sole e del vento che da sempre hanno la Sardegna nel mirino l’avranno vinta?
E la Sardegna, da sempre spogliata dei propri beni, dovrà soccombere anche questa volta, perdendo, in nome della transizione ecologica, il suo bene più prezioso?
(foto da mailing list ambientalista, E.R., S.D., archivio GrIG)
E' stato pubblicato su Albo Pretorio del Comune di Pontassieve l'AVVISO con cui è iniziato l'ITER del procedimento per Dichiarazione di Interesse Storico-Artistico di particolare importanza della parte storica della Fabbrica.
Pubblichiamo gli atti qui di seguito (ma li trovate anche su Albo Pretorio). Il procedimento si concluderà entro 120 giorni con un provvedimento emanato dal Presidente della Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale.
COMUNICATO STAMPA, 3.11.’20
Si legge negli atti. Non solo Italia Nostra e Idra: il Comune di Firenze tiene fuori dalla partita anche la Soprintendenza.
Sono passati sei mesi (!) da quando la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio ha segnalato al proprietario del monumento protoindustriale in riva d’Arno, il Comune di Firenze, “la necessità dell’elaborazione di un vero e proprio progetto di restauro, ancorché parziale”. Palazzo Vecchio scriveva di un “tavolo tecnico costituito dai rappresentanti dei Comuni di Firenze e Bagno a Ripoli, di un comitato civico costituitosi sulla questione e da esponenti della cultura territoriale e scientifica d’ambito”, e chiedeva alla Soprintendenza di individuare un proprio rappresentante per “garantire il contatto auspicato”. Orbene, nonostante che a Palazzo Vecchio il funzionario di Palazzo Pitti sia stato indicato, con nome e cognome, non risulta che abbiano passato l’Arno – leggiamo dopo aver richiesto l’accesso agli atti - le comunicazioni richieste già il 10 aprile “in merito al calendario e alla forma degli incontri prefigurati e in relazione ad eventuali ulteriori iniziative attinenti ad aspetti di conservazione e valorizzazione, o comunque intersecanti le competenze istituzionali” della Soprintendenza. Stesso discorso per “i documenti e i materiali contenenti gli esiti fino a questo momento prodotti dal percorso intrapreso”: se esistono, a Pitti non sono arrivati!
Cresce dunque la diffidenza nei confronti dell’operato della giunta Nardella su questo bene. Italia Nostra e Idra sono andate forse a perder tempo, lo scorso 8 settembre, quando l’assessore al Patrimonio ha invitato entrambi i presidenti a un colloquio che inaugurasse finalmente un nuovo corso, effettivamente partecipativo? Parrebbe di sì, atteso che mai è arrivato un riscontro a ciò che in quella circostanza hanno spiegato le Associazioni che da anni si battono per il recupero pubblico di quel bene comune, scontrandosi prima con la negligenza dell’Amministrazione comunale, poi con l’opacità del preteso “tavolo tecnico” dal quale, come la Soprintendenza, risultano clamorosamente escluse. Se infatti un “comitato civico” si è costituito in questi anni attorno alla figura dell’artista ‘resistente’ Piero Gensini, che di quel monumento è da 28 anni l’assiduo e prezioso custode, di quel “comitato” fanno parte di diritto – insieme alla tanta cittadinanza attiva mobilitatasi grazie agli stimoli offerti dall’atelier dello scultore – proprio quegli “esponenti della cultura territoriale e scientifica d’ambito” che Palazzo Vecchio vanta di reclutare ma tiene ostentatamente fuori dalla porta della partecipazione.
Fortuna, per coloro che dalla città culla del Rinascimento continuano a praticare il mal governo del territorio e dei suoi ‘beni comuni’ storici e architettonici, che la carta stampata fiorentina continui a ignorare la vicenda, o a relegarla - nel migliore dei casi - alle pagine provinciali. Mentre Prato insegna, in un’efficace alleanza fra cittadinanza, associazionismo ed Ente locale, come e dove è opportuno agire per la valorizzazione della propria storia. In questo caso, coltivando la memoria di quella vocazione riemersa anche qualche decennio fa con le fulloniche venute alla luce sotto piazza della Signoria. Quel dna tessile della città del giglio che ha permesso, coi proventi dell’industria medievale giovatasi delle Gualchiere, la costruzione di tanto nostro patrimonio in pietra e in marmo.
Ma persino al gemellaggio fra le Gualchiere di Remole e quella di Coiano, promosso due settimane fa presso il Museo della Tessitura di Prato, il Comune di Firenze non ha trovato il tempo di partecipare! Dov’è la pretesa “rinascita di Firenze”?

Quando le Gualchiere si fanno cultura 
Quando le Gualchiere si fanno gioia 
Quando le Gualchiere si fanno teatro 
Quando le Gualchiere si fanno traccia
Italia Nostra Sezione di Firenze
Via Orsini 44 - 50126 Firenze
3473424056 - italianostrafirenze@gmail.com
Associazione di volontariato Idra
Via Giano della Bella 7, 50124 FIRENZE, Tel. 055.22.39.92, 320.053.52.58
e-mail idraonlus@pec.it, idrafir@gmail.com
web http://www.idraonlus.it, https://www.facebook.com/idra.
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