VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

CALENDARIO

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lunedì 19 gennaio 2026

𝙁𝙐𝙉𝙕𝙄𝙊𝙉𝘼𝙍𝙄 𝘽𝙊𝙉𝙄 𝙑𝙄𝙍𝙄, 𝙎𝙊𝙋𝙍𝙄𝙉𝙏𝙀𝙉𝘿𝙀𝙉𝙕𝘼 𝘼𝙐𝙏𝙀𝙈 𝙈𝘼𝙇𝘼 𝘽𝙀𝙎𝙏𝙄𝘼

FONTE https://italianostrafirenze.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/01/cementificiopelago_articoloperfq_claudiocantella.pdf

Palazzina Cementificio
Dopo le tante e sciagurate vicende che hanno martoriato e che stanno continuando a martoriare Firenze negli ultimi tempi - si pensi, solo per citarne alcune di un elenco lunghissimo: all’ex Panificio Militare in Via Mariti, distrutto per far posto a un supermercato che però è crollato in fase di costruzione (facendo peraltro cinque morti); alla ex Succursale FIAT in Viale Belfiore, distrutta per far ospitare al massiccio Social Hub; all’ex Teatro Comunale distrutto (in gran parte) per costruire l’ormai tristemente famoso “Cubo Nero”; alle tante parti interne degli isolati di matrice medievale dell’ex Ospedale Militare in Via San Gallo, distrutte per erigere due massicci “pacchettoni di sigarette” edilizi; allo Stadio Franchi di Pier Luigi Nervi (tutelato culturalmente), fatto oggetto di un'operazione dagli esiti di assai dubbio valore, per il calcio e per la città, - si profila all’orizzonte l’attuazione dell'ennesimo scempio, per responsabilità della pressoché sconosciuta CO.RE.PA.CU. (Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale) che opera in Toscana per conto del MiC (Ministero della Cultura). 

È dunque la conferma che, ahimé, la storia e la memoria culturale, per la Soprintendenza di Firenze, non sono un bene da proteggere, conservare e trasmettere. Anzi se ne può fare a meno e pertanto via con decisioni dubbie, che implicano demolizioni e ricostruzioni indiscriminate (e l’UNESCO dove lo mettiamo?). 

È la storia, questa, di un opificio dove dal 1910 si produceva il cemento, a San Francesco di Pelago, accanto Pontassieve, a dodici chilometri da Firenze, contado produttivo della capitale toscana. 
Infatti, a quanto si apprende dagli atti ufficiali consegnati dalla Soprintendenza di Firenze a Italia Nostra (prot. SABAP-FI n. 36030 del 12/12/2025), la CO.RE.PA.CU. della Toscana - composta dall'arch. Antonella Ranaldi (Sop. ABAP Firenze), dall'arch. Valerio Tesi (Sop. ABAP Pisa), dall'arch. Gabriele Nannetti (Sop. ABAP Siena), dalla dott.ssa Angela Acordon (Sop. ABAP Lucca), dal dott. Stefano Casciu (Direzione Regionale Musei) - ha respinto la proposta avanzata dall'arch. Emanuele Masiello, funzionario decano della Soprintendenza di Firenze, di assoggettare a tutela culturale - ai sensi dell'art. 10, comma 3, lettera a) e lettera d) del vigente Codice dei Beni Culturali (D.Lgs. n. 42/2004) - il complesso industriale dismesso ex Monsavano poi ex Italcementi e infine Colacem, nel Comune di Pelago (FI), in quanto da egli ritenuto di interesse "particolarmente importante", sia per la storia della cultura industriale in Toscana e in Italia, sia per l'apporto fornito alla sua edificazione dal noto architetto Gherardo Bosio, autore di molti edifici e piani urbanistici in Albania e in altri Paesi legati all'Italia durante gli anni '30 del Novecento, nonché di tante altre opere in Firenze e dintorni, tra cui la pregevole Club House del Golf dell'Ugolino. 

La proposta dell’arch. Masiello, di per sé doverosa, appare peraltro giusta e motivata anche per l'assenza, sull'area dello stabilimento, di tutele paesaggistiche, la qual cosa espone di fatto il vetusto Cementificio dismesso, di cui sono evidenti i molteplici e documentati pregi, alla pressoché certa e totale demolizione, a meno che il Comune di Pelago non la impedisca con suoi atti. Pertanto, quella assunta dai componenti della CO.RE.PA.CU. è una decisione molto grave, che parrebbe evidenziare l'esistenza di una realtà allucinante, nella quale il massimo organo ministeriale che in Toscana dovrebbe provvedere alla tutela del patrimonio culturale, nei fatti si rende responsabile della sua distruzione. 
Uffici e Silos
Nel verbale della riunione tenutasi il 16/11/2025 (e che si rende pubblico insieme alla presente nota), si legge infatti che “la commissione, all’unanimità (sic!), non ravvede motivi tali da dichiarare di interesse particolarmente importante il bene (sic!) in oggetto, sia considerato lo stato conservativo attuale, sia verificato che il progetto originario del Bosio non risulta riconoscibile, se non in maniera del tutto frammentaria nella Palazzina dirigenziale, presentandosi l’intero complesso fortemente trasformato nello stato attuale”. 
Si tratta però di una motivazione di scarso valore, giacché lo “stato conservativo” non è un dato che solitamente, per dottrina e per prassi, condiziona le valutazioni di interesse culturale anche “particolarmente importante” (come dimostrano le tante altre opere in pessimo stato di conservazione che sono state assoggettate a tutela, tra cui, solo per fare un noto e vicino esempio, lo Stabilimento delle Ceramiche Brunelleschi nel Comune di Pontassieve). Si può peraltro aggiungere che la motivazione della CO.RE.PA.CU. pare avulsa dalla reale conoscenza dei fatti, giacché non è vero che l’apporto progettuale di Bosio sia irriconoscibile, ma è al contrario ben riconoscibile, specie nei silos cementizi che sono ancora oggi visibili, e che identificano anche da lontano l'immagine architettonica del complesso. Parrebbe quindi che i membri della CO.RE.PA.CU. abbiano visionato male (o non abbiano visionato affatto) la documentazione istruttoria, senza darsi nemmeno la briga di compiere i doverosi approfondimenti, prima di emettere il verdetto che condanna di fatto il Cementificio alla sicura demolizione.

Inoltre, si direbbe che sia stata del tutto ignorata la possibilità di recuperare ovvero di rigenerare l'ex Cementificio, destinandolo a nuovi usi mediante adeguati progetti, come è stato chiaramente prospettato nei documenti di supporto alla proposta di dichiarazione di interesse culturale, e come dimostrano le tante valide esperienze compiute in altri contesti italiani e stranieri. 
Insomma, pare che sia del tutto mancata la basilare presa d'atto del valore culturale che l'ex Cementificio indubbiamente possiede, in quanto bene patrimoniale di una comunità che anche intorno al grande stabilimento produttivo, ha costruito gran parte della sua identità storica, nel corso del Novecento. 

Interno cementificio
Risulta infatti evidente che Soprintendenza e CO.RE.PA.CU. non tengono minimamente conto del valore della memoria, anzi la disconoscono, la annullano rendendo possibile la cancellazione di ogni traccia fisica che possa richiamarla. Il che costituisce un fatto scandaloso e avvilente, che non può essere taciuto alla pubblica opinione, sia per auspicare la revoca della decisione assunta dalla CO.RE.PA.CU. sia per richiamare l'attenzione nazionale e mondiale sulla grave situazione d'emergenza che si sta vivendo a Firenze negli ultimi anni, anche a causa dell'operato della locale Soprintendenza che, nei suoi vertici, pare inconscia del danno che sta arrecando all'immagine e al prestigio di una istituzione considerata storicamente benemerita. 

Le istituzioni che avrebbero il compito di tutelare i nostri beni rinunciano a questo scopo primario (ma perché?), non contemplando evidentemente tra i propri compiti l’immateriale memoria a cui attinge la cultura. Eppure, i monumenti che costituiscono il nostro ricco patrimonio storico non sono solo quelli a cui si depongono le corone di fiori ma anche i luoghi che ricordano la vita di donne e uomini, luoghi che trasmettono orgoglio, testimonianze di cultura del lavoro e del sacrificio. 

Claudio Cantella, architetto e urbanista 
Pontassieve, 4 gennaio 2026  
FONTE ARTICOLO: BLOG ITALIA NOSTRA 

mercoledì 30 marzo 2022

Il soprintendente Andrea Pessina: “Non sono il Signor No, difendo i tesori di Firenze"

Articolo di Ernesto Ferrara su La Repubblica del 29 Marzo 2022

Articolo che si può leggere a questo link: https://firenze.repubblica.it/cronaca/2022/03/29/news/intervista_soprintendente_andrea_pessina_signor_no_devo_difendere_tesori_firenze-343213594/

L'intervista. "Sulle pale eoliche in Mugello deciderà il governo, su pensiline e tramvia ho chiesto che 3-4 fossero più piccole, il vincolo sullo stadio Nervi è la cosa di cui sarò sempre più orgoglioso"




























"A volte ho l'impressione che piaccia immaginarmi come un signorotto bizzoso che boccia questo o quel progetto a suo piacimento, invece dietro le scelte c'è il lungo lavoro dei miei funzionari. Sarebbe interessante un giorno far vedere come sarebbe oggi Firenze se certi interventi non fossero stati da noi fermati". Parla il soprintendente Andrea Pessina. Sotto attacco da Nardella e ora anche da Giani. Ma l'uomo della tutela rifiuta l'etichetta: "Non sono il Signor no". Giovedì 31 alle 15.30 all'Archivio di Stato presenta 2 volumi intitolati "Tutela e Restauro", bilancio parziale di un mandato che finirà col 2022: "Spero che i fiorentini vengano".

giovedì 9 dicembre 2021

Pnrr, la Soprintendenza unica è una scatola vuota

Articolo scritto su Emergenza Cultura (a questo LINK)

di Leonardo Bison

Il ministero della Cultura con i suoi uffici territoriali è decisivo per una buona attuazione del Pnrr. Non tanto per la spesa dei circa 6,6 miliardi di euro dedicati al settore – peraltro solo il 3% del totale – ma soprattutto per quanto riguarda le autorizzazioni: valutazioni di impatto ambientale e paesaggistico, che coinvolgono ogni opera pubblica e infrastruttura del Piano, a cui sono destinati oltre 80 miliardi.

Il ministero manca, da decenni, di funzionari sia tecnici sia amministrativi (siamo ormai a meno della metà dell’organico previsto) e la situazione peggiora di anno in anno a causa dei pensionamenti. Ma nonostante i 6 mila posti autorizzati da mettere a concorso, l’unico bando che ha visto il via dal 2019 – quello per 1.052 “assistenti alla fruizione, accoglienza e vigilanza – è iniziato nel gennaio 2020 e ancora non conosce una fine”.

La neonata Soprintendenza Unica Nazionale per il Pnrr, che dovrebbe vagliare ogni provvedimento connesso col Piano in tutta fretta, è a oggi una scatola vuota: un ufficio dirigenziale privo di personale, i cui compiti vengono svolti da funzionari incardinati (con altri ruoli) all’interno di altri uffici della Dg Archeologia e Belle Arti. Per questo Cgil, Cisl e Uil hanno inviato una lettera a Dario Franceschini e ai giornali chiedendosi, “prima che sia troppo tardi, con quali risorse umane il ministero intende affrontare una sfida così complessa. La risposta che abbiamo avuto sinora è una attribuzione di questi carichi lavorativi ai pochi lavoratori rimasti nella struttura centrale ed in quelle periferiche”.

I sindacati aggiungono che si sta trattando la materia della tutela del paesaggio e del patrimonio “come se fosse un adempimento burocratico e non come una sfida che mette in discussione, nel caso gli obiettivi del Piano non fossero raggiunti, l’immagine internazionale del Paese”. La paura, in sostanza, è che la transizione energetica faccia premio su ogni altra materia con uffici oberati di lavoro e incapaci di valutare ogni istruttoria nella maniera corretta. Anche il direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli da Paestum ha lanciato un simile “grido di allarme”: “Per spendere i fondi del Pnrr servono squadre di lavoro competenti”.

Peraltro, l’emergenza ha già portato a soluzioni eccezionali, come l’assunzione in deroga di 28 dirigenti senza concorso, la stabilizzazione a tempo indeterminato di 57 funzionari che hanno lavorato con contratti a tempo nella P.A., l’autorizzazione di procedure concorsuali semplificate, a non dire dei diversi bandi con cui, dal dicembre 2020 in poi, si sono assunti con partita Iva oltre 500 “esperti” esterni con compiti di funzionario. Una serie di deroghe e novità che non hanno speranza di risolvere il problema, tanto che ieri anche il capo di gabinetto di Franceschini, Lorenzo Casini, ha detto che “un tema enorme che va affrontato con urgenza in vista del Pnrr è quello del personale”.

I sindacati spiegano di aver cercato da tempo un incontro urgente al ministro, il quale da parte sua fa replica al suo staff che dopo la lettera del 24 novembre ha riconosciuto il carattere straordinario (aumenti stipendiali) delle attività svolte dai funzionari che si occuperanno del Pnrr: pare però più una toppa sul buco che una vera soluzione.

Leggi su EMERGENZA CULTURA: https://emergenzacultura.org/2021/12/04/pnrr-la-soprintendenza-unica-e-una-scatola-vuota/
ARTICOLI PUBBLICATI SU “IL FATTO QUOTIDIANO” IL 30 NOVEMBRE 2021. FOTOGRAFIA DI KAGA TAU DA WIKIMEDIA COMMONS.

venerdì 12 novembre 2021

Ex Fabbrica Brunelleschi di Sieci: DICHIARATA DI INTERESSE CULTURALE PARTICOLARMENTE IMPORTANTE!!!!!

Pubblichiamo volentieri l'articolo dell'Associazione "Vivere in Valdisieve" che si trova sul loro blog QUI.

Ci rallegriamo per l'ottima notizia!

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Abbiamo appreso dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e per le province di Pistoia e Prato che l'iter iniziato ad Aprile scorso, per il riconoscimento della tutela culturale, si è concluso con Decreto n. 146 del 22/09/2021 in cui la Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale, presso il Segretariato Regionale per la Toscana del Ministero della Cultura,  ha dichiarato il complesso della Fornace delle Sieci 

di interesse culturale particolarmente importante 

ai sensi degli articoli 10 e 13 del D. Lgs. 42/2004 "Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio", 

assoggettandola a tutela storico-artistica.


Qualunque sviluppo verrà deciso per quest'area, 
si dovrà tenere presente questo vincolo. 
In tutela del valore storico artistico, che è stato
così importante per le Sieci e non solo. 
Tanto da avere un complesso "gemello" a Scauri, Comune di Minturno (Latina), chiamato proprio "Le Sieci".

Per approfondire e vedere altra documentazione, cliccare QUI

mercoledì 21 luglio 2021

Impianto industriale EOLICO sul crinale del Mugello - NUOVO Parere 𝐍𝐄𝐆𝐀𝐓𝐈𝐕𝐎 della Soprintendenza

Aggiornamento sulla questione dell'impianto Eolico Industriale proposto da AGSM Verona sul crinale del Mugello, poco distante dal perimetro del PARCO DELLE FORESTE CASENTINESI (ma non solo, qui le nostre osservazioni).

E' stato pubblicato sul sito della Regione Toscana (nel riquadro relativo al progetto), le ulteriori integrazioni volontarie della società e i nuovi contributi degli ENTI e anche altre osservazioni di interessati. Il Parere della Soprintendenza si trova nella cartella zip  Ulteriori contributi al 16 giugno post CdS (zip).

Riportiamo solo la parte finale del documento in quanto esaustiva di tutte le considerazioni puntuali richiamate all'interno del Parere, che potete vedere integralmente qui.

lunedì 19 luglio 2021

La “transizione ecologica” di ambiente, paesaggio e beni culturali verso non si sa dove.


Questo articolo è pubblicato sul blog del Gruppo d’intervento Giuridico odv

Fausto Martino è dirigente del Ministero della Cultura in quiescenza, già Soprintendente per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Cagliari.

Ecco che cosa pensa delle attuali manovre in corso sulle normative in materia di tutela del paesaggio e dell’ambiente.

E non si può che concordare.

Gruppo d’intervento Giuridico odv

da L’Unione Sarda, 13 luglio 2021

Transizione ecologica. (Fausto Martino)

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione“. Questo è il testo attualmente vigente dell’art. 9 della Costituzione, norma magnifica e imperativa che riconosce al patrimonio culturale lo status di prevalente valore costituzionale. Norma che ha sinora svolto egregiamente il compito che le avevano affidato i Costituenti.

È infatti solo grazie all’articolo 9 della Costituzione se sono state respinte al mittente tante leggi regionali dal sapore eversivo e si sono scongiurati i gravissimi danni al paesaggio che si sarebbero prodotti, anche in Sardegna, con i mega impianti di produzione di energia alternativa sostenuti, giustificati e incentivati dall’allora Ministero dell’Ambiente.

centrale fotovoltaica

Oggi, dopo aver fatto il pieno di deleghe sull’energia e forte di nuovi poteri, il Ministero ha un nuovo nome dall’acronimo rassicurante, si chiama Ministero della Transizione ecologica, MiTe per gli amici.

Come in “1984” – l’incubo distopico di Orwell, dove il Ministero della pace si occupa della guerra e quello dell’amore attua le repressioni – nel bipensiero del governo Draghi, il nuovo Ministero, che nell’immaginario collettivo dovrebbe tutelare l’ambiente, ne promuoverà la devastazione in nome della transizione ecologica.

Il 9 giugno scorso, il Senato ha approvato in prima lettura l’ammiccante disegno di legge che aggiunge, al testo che conosciamo, un nuovo periodo: “Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”.

Sembrerebbe innocuo, persino positivo. Ma ce n’era bisogno? Certamente no.

Negli anni ’70 e poi più esplicitamente negli anni ’80, la Corte Costituzionale, sulla base degli articoli 9 e 32, si era già espressa a favore di un’interpretazione estensiva del termine “paesaggio”, permettendo così di qualificare l’ambiente come “valore costituzionale”. E dopotutto la “tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali” fa già parte del dettato costituzionale, essendo indicata, dall’art. 117 secondo comma, come materia su cui lo Stato ha competenza legislativa esclusiva.

E allora, a cosa serve questa modifica costituzionale?

Tomaso Montanari non ha dubbi. Per lui – e anche per me – inserire l’ambiente e lo “sviluppo sostenibile” (che pure faceva capolino nei precedenti ddl) tra i principi fondamentali della Carta ha un unico significato: mettere la tutela dell’ambiente alla pari con quella del paesaggio e del patrimonio storico artistico.

Un cavallo di Troia nell’articolo 9 per superare gli ostacoli sollevati da quanti, in primis le soprintendenze e le associazioni ambientaliste, ancora si attardano nell’anacronistica tutela del patrimonio culturale frenando – come accusa il sagace presidente di Legambiente – la transizione ecologica e gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili che ne sono il corollario.

Cattivi pensieri? Non direi.

Se appena scorriamo il decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77 sulla Governance del PNRR, ci rendiamo conto di quanta attenzione abbia posto il Governo – con buona pace del ministro Franceschini – nel disinnescare le Soprintendenze che, sebbene già annichilite dalle incessanti riforme del MiBACT/MIC avviate su mandato dell’allora Presidente del Consiglio Renzi, erano riuscite a limitare i danni dei mega impianti, proprio in virtù dell’articolo 9 della Costituzione.

Ora saranno definitivamente neutralizzate e messe in condizioni di non nuocere non solo dalla modifica dell’art. 9 della Carta, quando verrà, ma qui e ora dalla valanga di disposizioni contenute nel decreto-legge: termini ridotti, pareri resi non vincolanti, impossibilità di avvalersi della norma che consente alle amministrazioni dissenzienti di ricorrere alla Presidenza del Consiglio, termini dell’archeologia preventiva e delle VIA abbreviati e, incredibile a dirsi, competenze per l’approvazione dei progetti del PNRR scippate agli uffici periferici ed attribuite ad un’apposita Soprintendenza Speciale incistata direttamente nei gangli romani del Ministero.

Davvero – come ci assicura Franceschini – la “Soprintendenza speciale” servirà a tutelare meglio il patrimonio culturale su cui rischiano di abbattersi molti interventi del Pnrr?

Sappiamo bene che non è così.

Per la tutela del patrimonio ci sarebbero ancora le Soprintendenze ordinarie, che vantano una conoscenza del territorio non eguagliabile da un ufficio romano, e c’è la Direzione generale che le coordina. La nuova Super-soprintendenza nasce evidentemente con lo scopo preciso di eludere i meccanismi di tutela previsti dal Codice dei beni culturali e del paesaggio senza violarli apertamente, trasformando gli obbligatori pareri tecnico-amministrativi delle soprintendenze nei pareri, di natura eminentemente politica, della nuova Super-soprintendenza.

E che dire dell’articoletto che, per una serie di interventi non propriamente innocui, attribuisce ai commissari il potere di derogare “ad ogni disposizione di legge diversa da quella penale” per consentire il rispetto del cronoprogramma delle opere?

Manca solo la licenza di uccidere, poi c’è tutto quel che occorre.

Insomma, i provvedimenti recentemente assunti con il plauso di Legambiente e di Confindustria sembrano concorrere a neutralizzare ogni plausibile forma di controllo e di indirizzo delle imponenti trasformazioni del territorio previste e incentivate dal PNRR. I signori del sole e del vento che da sempre hanno la Sardegna nel mirino l’avranno vinta?

E la Sardegna, da sempre spogliata dei propri beni, dovrà soccombere anche questa volta, perdendo, in nome della transizione ecologica, il suo bene più prezioso?

(foto da mailing list ambientalista, E.R., S.D., archivio GrIG)

FONTE: https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2021/07/19/la-transizione-ecologica-di-ambiente-paesaggio-e-beni-culturali-verso-non-si-sa-dove/#more-27236

lunedì 10 maggio 2021

Ex Brunelleschi di Sieci: avvio del Procedimento Amministrativo per Dichiarazione di Interesse storico artistico particolarmente importante

Pubblichiamo il post di Associazione "Vivere in Valdisieve" sulla Manfattura della Ex Brunelleschi a Sieci.
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E' stato pubblicato su Albo Pretorio del Comune di Pontassieve l'AVVISO con cui è iniziato l'ITER del procedimento per Dichiarazione di Interesse Storico-Artistico di particolare importanza della parte storica della Fabbrica.

Pubblichiamo gli atti qui di seguito (ma li trovate anche su Albo Pretorio). Il procedimento si concluderà entro 120 giorni con un provvedimento emanato dal Presidente della Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale.


























Vedi Cartella con i PDF

martedì 3 novembre 2020

COMUNICATO STAMPA, ­­­3.11.’20 GUALCHIERE DI REMOLE, FUORI ANCHE IL MINISTERO!

COMUNICATO STAMPA, ­­­3.11.’20 

Si legge negli atti. Non solo Italia Nostra e Idra: il Comune di Firenze tiene fuori dalla partita anche la Soprintendenza.

 

Sono passati sei mesi (!) da quando la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio ha segnalato al proprietario del monumento protoindustriale in riva d’Arno, il Comune di Firenze, “la necessità dell’elaborazione di un vero e proprio progetto di restauro, ancorché parziale”. Palazzo Vecchio scriveva di un “tavolo tecnico costituito dai rappresentanti dei Comuni di Firenze e Bagno a Ripoli, di un comitato civico costituitosi sulla questione e da esponenti della cultura territoriale e scientifica d’ambito”, e chiedeva alla Soprintendenza di individuare un proprio rappresentante per “garantire il contatto auspicato”. Orbene, nonostante che a Palazzo Vecchio il funzionario di Palazzo Pitti sia stato indicato, con nome e cognome, non risulta che abbiano passato l’Arno – leggiamo dopo aver richiesto l’accesso agli atti -  le comunicazioni richieste già il 10 aprile “in merito al calendario e alla forma degli incontri prefigurati e in relazione ad eventuali ulteriori iniziative attinenti ad aspetti di conservazione e valorizzazione, o comunque intersecanti le competenze istituzionali” della Soprintendenza. Stesso discorso per “i documenti e i materiali contenenti gli esiti fino a questo momento prodotti dal percorso intrapreso”: se esistono, a Pitti non sono arrivati!

Cresce dunque la diffidenza nei confronti dell’operato della giunta Nardella su questo bene. Italia Nostra e Idra sono andate forse a perder tempo, lo scorso 8 settembre, quando l’assessore al Patrimonio ha invitato entrambi i presidenti a un colloquio che inaugurasse finalmente un nuovo corso, effettivamente partecipativo? Parrebbe di sì, atteso che mai è arrivato un riscontro a ciò che in quella circostanza hanno spiegato le Associazioni che da anni si battono per il recupero pubblico di quel bene comune, scontrandosi prima con la negligenza dell’Amministrazione comunale, poi con l’opacità del preteso “tavolo tecnico” dal quale, come la Soprintendenza, risultano clamorosamente escluse. Se infatti un “comitato civico” si è costituito in questi anni attorno alla figura dell’artista ‘resistente’ Piero Gensini, che di quel monumento è da 28 anni l’assiduo e prezioso custode, di quel “comitato” fanno parte di diritto – insieme alla tanta cittadinanza attiva mobilitatasi grazie agli stimoli offerti dall’atelier dello scultore – proprio quegli “esponenti della cultura territoriale e scientifica d’ambito” che Palazzo Vecchio vanta di reclutare ma tiene ostentatamente fuori dalla porta della partecipazione.

Fortuna, per coloro che dalla città culla del Rinascimento continuano a praticare il mal governo del territorio e dei suoi ‘beni comuni’ storici e architettonici, che la carta stampata fiorentina continui a ignorare la vicenda, o a relegarla - nel migliore dei casi - alle pagine provinciali. Mentre Prato insegna, in un’efficace alleanza fra cittadinanza, associazionismo ed Ente locale, come e dove è opportuno agire per la valorizzazione della propria storia. In questo caso, coltivando la memoria di quella vocazione riemersa anche qualche decennio fa con le fulloniche venute alla luce sotto piazza della Signoria. Quel dna tessile della città del giglio che ha permesso, coi proventi dell’industria medievale giovatasi delle Gualchiere, la costruzione di tanto nostro patrimonio in pietra e in marmo.

Ma persino al gemellaggio fra le Gualchiere di Remole e quella di Coiano, promosso due settimane fa presso il Museo della Tessitura di Prato, il Comune di Firenze non ha trovato il tempo di partecipare! Dov’è la pretesa “rinascita di Firenze”?


Quando le Gualchiere si fanno cultura

Quando le Gualchiere si fanno gioia

Quando le Gualchiere si fanno teatro

Quando le Gualchiere si fanno traccia

Italia Nostra Sezione di Firenze

Via Orsini 44 - 50126 Firenze

3473424056 - italianostrafirenze@gmail.com

 

Associazione di volontariato Idra

Via Giano della Bella 7, 50124 FIRENZE, Tel. 055.22.39.92, 320.053.52.58

e-mail idraonlus@pec.it, idrafir@gmail.com

web  http://www.idraonlus.it, https://www.facebook.com/idra.firenze

mercoledì 22 luglio 2020

Costa San Giorgio e collina di Belvedere: in campo anche il Difensore civico della Toscana

In sostegno all’istanza di Idra, il Difensore invita Palazzo Vecchio a dare riscontro alla richiesta di proroga dei termini per le osservazioni dei cittadini. E adesso l’Associazione coinvolge anche Soprintendenza, Ministero e UNESCO
Dopo tre crolli, vietato ricostruire –
La targa dell’editto di Cosimo I
del 1565 in via de’ Bardi
“Data la straordinarietà della situazione, dobbiamo invitare il Comune a un riscontro sulla eventualità di una proroga del termine di cui all’art.32 LR 65/2014 per la presentazione delle osservazioni
”. Così il dott. Sandro Vannini nella nota inviata ieri a Palazzo Vecchio, dopo aver ricevuto l’appello lanciato il 16 luglio scorso dall’associazione fiorentina.
Correttamente, il Difensore civico richiama l’attenzione sulle prescrizioni della legge regionale “Norme per il governo del territorio”, che all’art. 32 sancisce: “Le forme e le modalità di informazione e partecipazione dei cittadini sono individuate dal comune in ragione dell’entità e dei potenziali effetti delle previsioni oggetto della variante semplificata”.
“È di tutta evidenza – osserva Idra nel nuovo appello inviato stamani al Sindaco, al ministro Dario Franceschini, alla Soprintendenza, al presidente Enrico Rossi e all’UNESCO – che proprio in ragione dell’entità e dei potenziali effetti delle previsioni oggetto della Variante semplificata in oggetto, e nonostante le limitazioni e le condizioni di difficoltà in cui si praticano quotidianamente da mesi le relazioni fra cittadini e Uffici pubblici, il Comune di Firenze non ha provveduto a garantire forme e modalità di informazione e partecipazione idonee a mitigare gli effetti negativi di quelle condizioni, a dispetto:
-         della qualità del sito interessato dalla Variante, definito nelle stesse delibere di Giunta e Consiglio “un elemento di grande rilevanza architettonica nel centro storico UNESCO”
-         della mole dell’intervento previsto;
-         dell’oggettiva fragilità ambientale e delicatezza infrastrutturale del contesto in cui l’intervento è programmato;
-         della conclamata interferenza della progettazione oggetto di Variante con beni pubblici di alto rango sotto il profilo storico, artistico e architettonico (Forte di Belvedere, Giardino mediceo di Boboli, Palazzo Pitti)”.
Idra sottolinea al riguardo che “non risulta essere stata esperita, come rilevato dalle testimonianze raccolte fra la popolazione e come confermato anche dalle responsabili della Direzione Urbanistica interpellate dalla scrivente Associazione sull’argomento, alcuna modalità di informazione diretta, men che mai di partecipazione, dei cittadini residenti nell’area suscettibili di essere coinvolti dai pesanti impatti di cantiere connessi all’intervento e dalle conseguenze permanenti del progetto a regime, né dell’intera comunità cittadina, custode d’elezione dell’integrità dei beni interessati dall’intervento, collettivamente responsabile della loro consegna senza danni alle generazioni future”.
Considerate anche le circostanze richiamate nel comunicato diffuso l’altro ieri in occasione della conferenza stampa, e in vista dell’imminente scadenza dei termini fissati dall’Amministrazione Comunale per la presentazione delle osservazioni alla Variante da parte della popolazione avente diritto, Idra rinnova pertanto l’istanza urgente al Sindaco della città affinché siano sospesi i termini per la presentazione delle osservazioni da parte dei cittadini dia corso all’adozione delle seguenti misure, si adottino adeguate procedure di informazione della popolazione, si dia corso a un procedimento finalmente partecipativo ai sensi della più avanzata normativa regionale e nazionale, riconsiderando la discutibile scelta di non assoggettare la Variante a valutazione ambientale. La nota di Idra viene inoltrata in queste ore anche al presidente e ai gruppi del Consiglio comunale di Firenze, dopo la deludente risposta (da 1:06:36 a 1:17:21) dell’assessore all’Urbanistica e all’Ambiente Cecilia Del Re alla domanda di attualità del consigliere Dmitrij Palagi nel corso della seduta di lunedì 20 luglio.

martedì 21 luglio 2020

Se i ponti romani spariscono così.......occorre fare MOLTA più attenzione!!!

Vedi mappa QUI
C’è chi afferma che l’Italia vanta il più importante patrimonio storico-culturale esistente nell’Orbe Terracqueo.
Qualcosa, quindi, può anche sfuggire all’attenzione.
Ma la realtà supera sempre la fantasia, anche i peggiori incubi.
Secondo quanto riportato dal periodico romano Il Caffè di Roma, sarebbe stato demolito un ponte romano che dal 177 d.C. permetteva all’antica Via Laurentina di scavalcare il Fosso dell’Acqua Acetosa.
Venne fatto realizzare dall’imperatore Marco Aurelio e sarebbe stato fatto recentemente sparire su richiesta (2017) della società BNP Paribas, incredibilmente approvata dalla Regione Lazio, con pareri positivi da parte del Comune di Roma Capitale (Sovrintendenza Capitolina-Servizio Territorio, Dipartimento Sviluppo Infrastrutture e Dipartimento Tutela Ambientale) e della Soprintendenza speciale archeologica per Roma.
E che fine avrebbero fatto i pezzi del ponte romano demolito?   Saranno finiti forse in qualche giardino di qualche villa esclusiva?
Sulla sciagurata vicenda l’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus inoltra in questi giorni una specifica istanza di accesso civico, informazioni ambientali e adozione degli opportuni provvedimenti al Ministero per i beni e attività culturali e il turismo, alla Regione Lazio, al Comune di Roma Capitale, informando per gli aspetti d’interesse la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

da Il Caffè di Roma, 17 luglio 2020
IGNORATO IL VINCOLO SULL’ANTICO MANUFATTO.
È stato abbattuto un ponte risalente al II secolo d.C. costruito dall’imperatore Marco Aurelio su cui scorreva l’antica via Laurentina e che scavalcava il fosso dell’Acqua Acetosa, affluente del Tevere, nonostante fosse tutelato da un vincolo puntuale istituito dalla Soprintendenza Speciale Archeologica di Roma (DDR 12 gennaio 2016). Era situato nel cuore del quartiere Eur-Torrino, località Decimo-Castellaccio, a ridosso del complesso immobiliare Europarco, a circa 1500 metri di distanza da Tor di Valle (l’area su cui dovrebbe sorgere il nuovo stadio della Roma) e dal Tevere, all’interno di un parco pubblico su cui pendono diversi vincoli, ma soprattutto un “altissimo rischio idrogeologico”, così si legge tra le carte, visto che la zona costituisce una“valle alluvionale naturale”. Nei decenni passati il ponte era stato rinforzato tanto da venir attraversato, fino a qualche mese fa, da pedoni, bici, automobili e mezzi pesanti, ma il basamento murario era ancora quello originario.
IL RUOLO DEGLI ENTI
La demolizione del ponte è stata richiesta il 1° dicembre 2017 dalla società BNP Paribas (proprietaria della banca BNL) e autorizzata dalla Regione Lazio il 3 ottobre 2018, coi tre pareri positivi del Campidoglio (Sovrintendenza Capitolina-Servizio Territorio, Dipartimento Sviluppo Infrastrutture e Dipartimento Tutela Ambientale), e il “sì” della Soprintendenza Speciale Archeologica di Roma oltre al via libera di altri Enti pubblici ‘minori’, ma con la totale estromissione del IX Municipio a guida grillina. Al posto del ponte, dopo l’abbattimento, sarebbe dovuta sorgere una pista ciclabile, ma di essa non c’è alcuna traccia.
UNA STORIA OSCURA
La vicenda è presto detta: il Gruppo bancario BNP Paribas ha chiesto alla Regione di ottenere il collaudo e l’agibilità dei piani seminterrati di alcuni uffici costruiti dal Gruppo edile Parnasi nell’ambito del comprensorio Europarco in zona Eur-Castellaccio (utilizzati dall’Eni) su terreni di sua proprietà, con la previsione inoltre di avviare la costruzione di altre palazzine. Collaudo e agibilità erano bloccati dal grave rischio di allagamento che incombe sull’intera area sottoposta al regime di ‘rischio idraulico 4′ (il livello massimo previsto dalla legge) che va da 0 a 4, poiché considerata di ‘rigurgito del Tevere’. Il declassamento idrogeologico costituisce una procedura amministrativa che richiede molto tempo, lungaggini burocratiche e spese. Gli Enti prima hanno autorizzato la costruzione di tali edifici senza imporre il declassamento idrogeologico dell’area e poi hanno anche concesso all’istituto bancario lo “snellimento delle procedure di mitigazione del rischio idrogeologico” permettendo di eseguire un più veloce e semplice innalzamento di uno degli argini del fosso, anzichè opere ingegneristiche molto più complesse: un intervento possibile solo con l’abbattimento del ponte.
I SILENZI DEL SOPRINTENDENTE
In particolare non comprendiamo il comportamento di Francesco Prosperetti, allora Soprintendete Archeologico di Roma, che nel suo parere del 10/10/2017 impone “sondaggi archeologici” in tutta l’area mentre la settimana esprime “parere positivo al progetto” senza che dei sondaggi che lui stesso aveva richiesto si veda nemmeno l’ombra. Nel parere non c’è alcuna esplicita autorizzazione all’abbattimento del ponte, che non viene proprio citato, edel suo abbattimento. Nel parere viene invece specificato che “per l’area in questione è stata presentata proposta di variante (…) già accolta parzialmente con delibera del Consiglio Regionale”. Tradotto: alla sicurezza idrogeologica dell’area penserà Parnasi nel momento il cui costruirà il nuovo stadio della Roma, ma del ponte ancora nessuna traccia. A novembre 2019 Prosperetti è stato rinviato a giudizio nel processo penale sull’affaire stadio insieme al costruttore Luca Parnasi, al presidente del consiglio comunale di Roma, Marcello De Vito, e ad altri 10 tra politici e tecnici.
CHE FINE HANNO FATTO  I PEZZI DEL PONTE?
Nel documento del 10/10/2017, che cita il vincolo sull’antico ponte, c’è anche la firma della Dott.ssa Anna Buccellato, responsabile del procedimento per la Soprintendenza, che in precedenza aveva anche scritto un interessante articolo su una prestigiosa rivista di archeologia, che parlava proprio di quel ponte. Ma la settimana dopo nel documento che “esprime parere favorevole” al progetto, la sua firma sparisce, come anche sparisce qualsiasi riferimento al ponte. È possibile pensare che del parere del soprintendente non ne sapesse nulla? Ed inoltre ci chiediamo: che fine hanno fatto i pezzi dell’antico ponte imperiale che è stato demolito? È magari stato ‘trasportato’ in qualche collezione privata? Stessa sorte avrà anche il bellissimo ponte sul fosso di Vallerano? La storia dell’abbattimento del ponte imperiale dell’Acquacetosa ci indica comunque tre cose: certi gruppi di potere operano a Roma nel disprezzo della sua bellezza e della sua storia, gli Enti pubblici troppo spesso chiudono un occhio davanti alle lobby e i romani vengono tenuti all’oscuro di tutto.