VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

EVENTI 2

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Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

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lunedì 1 agosto 2016

Grechi (ex Arpat) replica a Fratoni: “Nessuna centralina per l’aria è posizionata nella piana”

Continua la storia delle centraline di monitoraggio dell'aria nella Piana Fiorentina che le MammeNoInceneritore stanno cercando di costruire e poi di posizionare attraverso un LORO progetto di autofinanziamento!

L'Assessore alla Regione Toscana Federica Fratoni aveva dichiarato che nella PIANA ce ne fossero ben 7!
Cosa SMENTITA da un ex dirigente di ARPAT.
Riportiamo l'articolo:
Egr. Assessore,
ho letto con interesse le Sue dichiarazioni del 15 luglio u.s. riportate nella pagina webhttp://tuttosesto.net/fratoni-ass-ambiente-regione-7-centraline-la-qualita-dellaria-nella-piana-fiorentina/ che, in qualche modo, intendono rispondere all’iniziativa del Comitato “Mamme no inceneritore” finalizzata alla realizzazione di una rete di monitoraggio della qualità dell’aria autofinanziata dai cittadini.
Ritengo che Lei abbia ben rappresentato la situazione attuale ma Le chiedo: se fosse un cittadino di Campi o di Sesto o di Peretola sarebbe rimasta soddisfatta?
Io penso di no, per i motivi che di seguito illustro.
Nessuna delle sette centraline ARPAT attive nell’agglomerato fiorentino è posizionata nella piana, intendendo il territorio comprendente i quartieri nordovest di Firenze e i comuni Campi, Sesto e Calenzano. Proprio in questa area sono previsti importanti interventi infrastrutturali di cui è innegabile l’impatto ambientale, specie sulla matrice atmosfera. E’ quindi evidente che, non solo non è noto lo stato della qualità dell’aria attuale nella zona specifica, ma non è possibile verificarne l’evoluzione a seguito dell’attivazione delle nuove sorgenti.
Si citano le stazioni dell’Università attraverso le quali si sono effettuati importanti studi di caratterizzazione del particolato. Devo dirLe che sono onorato di aver collaborato, una decina di anni fa, con i ricercatori dell’Università nella progettazione e nella realizzazione dello studio PATOS ma anche i più recenti studi non completano il quadro di conoscenza richiesto. In primo luogo perché riguardano unicamente il PM e non anche altri inquinanti di interesse come NO2, di cui anche Lei ne segnala la criticità, e se consideriamo la tipologia di emissioni connesse alle opere in progetto, dobbiamo prevedere il rilevamento, oltre a PM e NO2, anche di altri inquinanti quali metalli, IPA, idrocarburi. Peraltro, uno dei punti di misura dell’Università è ubicato in piena campagna (area ex Longinotti) per cui certamente non rappresenta un sito urbano e, conseguentemente, l’esposizione della popolazione. Proprio il 20 luglio u.s. il Prof. Udisti dell’Università di Firenze ha lanciato la proposta di posizionare n. 17 centraline di campionamento del PM, su cui fare l’analisi, in altrettanti siti della piana, chiedendo la collaborazione dei cittadini chiamati ad ospitarle (http://tuttosesto.net/amici-della-piana-collocare-rilevatori-polveri-sottili-17-punti-strategici-della-piana/). Le faccio osservare che questa idea riconosce, implicitamente, la necessità di svolgere indagini dove risiede la popolazione.
ARPAT e LaMMA hanno prodotto studi modellistici che, pur fra molte cautele, indicano che lo stato della qualità dell’aria della piana è rappresentato dalle misure effettuate nelle stazioni di Signa, Scandicci e Firenze-Bassi. In realtà, utilizzando i dati rilevati dalle stazioni di Campi, Sesto e Calenzano, che facevano parte della rete fiorentina fino alla dismissione avvenuta nel 2010, ho potuto evidenziare che questa rappresentatività non c’è né per PM10 né tantomeno per NO2 (si veda l’articolo allegato pubblicato sulla rivista Epidemiologia&Prevenzione (Epidemiol Prev 2016; 40 (2): 89-94 in http://www.epiprev.it/articolo_scientifico/epichangela-rappresentativit%C3%A0-spaziale-delle-stazioni-di-monitoraggio-della-qua ). Ma anche se ci fosse, sarebbe vera anche per altri inquinanti? Sarebbe vera anche nel futuro, una volta realizzati i progetti in itinere? A queste domande si può rispondere solo con il rilevamento analitico in loco, protratto tutto il tempo necessario per creare una sufficiente base dati in situazione di “ante operam” e di “post operam”. Questa è la maniera corretta per verificare le previsioni modellistiche di VIA sull’effettivo impatto, stante anche la complessità e la sovrapposizione di emissioni da varie sorgenti, non ultime quelle da traffico (con particolare riguardo ai diesel pesanti).
A proposito delle centraline dismesse, con particolare riguardo a quelle di Campi e di Sesto, giova ricordare che erano state attivate nei primi anni 2000, grazie alla sinergica collaborazione fra Regione, Provincia e Comuni, su suggerimento di ARPAT, proprio in virtù del già ventilato progetto Termovalorizzatore. Non è chiaro il motivo per cui si è decisa la soppressione. Probabilmente non si è tenuto in debito conto il motivo per cui erano state implementate, nonostante i progetti sull’area della Piana si siano moltiplicati.
Un ultimo aspetto che intendo segnalare riguarda il possibile equivoco circa l’applicazione della normativa europea in materia di qualità dell’aria e delle norme nazionali derivate. Questa normativa tende a uniformare la modalità di acquisizione, elaborazione e valutazione dei dati ai fini di un quadro conoscitivo a grande scala ma non esaurisce l’intero argomento. E’ sempre possibile che in zone relativamente ristrette e per quote di popolazione relativamente modeste (come nel caso della piana, ma si tratta pur sempre di 150.000 abitanti) sia necessario attivare il monitoraggio i cui esiti non necessariamente devono entrare nel data base europeo proprio per la loro particolarità. In questi casi, il monitoraggio può essere condotto con metodi e strumentazione anche non conformi alle disposizioni normative pur dovendo essere garantita la qualità da parte degli esecutori (Università o altri soggetti qualificati). Tanto per citare qualche esempio, è ciò che avviene per gli ambienti di lavoro e per studi indoor.
Non intendo in questa sede entrare in altre argomentazioni meno tecniche e più politiche e mi limito a concludere auspicando che l’iniziativa dei cittadini possa avere successo e possa trovare una utile integrazione con gli studi dell’Università, se verranno svolti in base a un progetto condiviso che risponda a richieste, tutto sommato, banali e ben giustificate.
Ben poco comprensibile sarebbe l’ostracismo delle Istituzioni e, in primis, della Regione per un progetto che non chiede finanziamento pubblico. In campo sanitario si fanno ponti d’oro ai cittadini che si pagano le prestazioni (niente IVA, detrazione fiscale).

martedì 29 dicembre 2015

Inquinamenti: a Firenze anche il PM2.5 sfora i limiti, ma nessuno ne parla


DI GIAN LUCA GARETTI · 29 DICEMBRE 2015

Primato di audience per l’inquinamento, in questi ultimi giorni di dicembre, conditi di smog e di riscaldamento globale. Ritorna il balletto delle cifre, la lotteria dei superamenti dei limiti, la diatriba fra palliativisti e strutturalisti, fra chi vorrebbe fossero presi provvedimenti emergenziali e chi spera nella pioggia.

Spicca il disagio dell’amministrazione comunale di Firenze, che vorrebbe essere libera da impedimenti normativi, tranquillizzare ad oltranza l’opinione pubblica, attribuire la responsabilità ad altri e tagliare nastri.

In questo teatrino si svolge una vera e propria commedia degli equivoci, con i seguenti interpreti: gli inquinanti primari e secondari, le centraline (stazioni di monitoraggio) di fondo e di traffico, la scarsità di centraline, i limiti, la rappresentatività spaziale e le aree omogenee. E mentre le città soffocano per l’inquinamento, il Presidente del Consiglio Renzi propone altri nove inceneritori in otto regioni fra cui anche la Toscana, (vedi la nuova bozza del decreto legislativo per la legge Sblocca Italia), costringendo così il Presidente Rossi, a fare greenwashing, e a ipotizzare di piantare centinaia di migliaia di alberi mangia-smog http://www.perunaltracitta.

Mentre tutta l’attenzione è focalizzata sul PM10, in questi giorni di dicembre stando ai rilevamenti Arpat, i fiorentini sono esposti anche a pericolose concentrazioni di PM2.5 come media giornaliera superiori alla soglia di legge, cioè alla media annua di 25 µg/m3.

Il PM2.5 è più pericoloso del PM10, sia per le conseguenze a breve termine (provoca nuovi casi di eventi coronarici, come infarto ed angina grave) che a lungo termine, quali l’aumento di sintomi respiratori, l’aggravamento di patologie croniche cardiorespiratorie, il tumore polmonare, l’aumento della mortalità e la riduzione della speranza di vita.

Nella centralina FI- Bassi si è raggiunta, in questo dicembre, una media giornaliera di 29 µg/m3 circa, mentre in quella FI- Gramsci una di circa 42 µg/m3 pari a quattro volte il limite fissato dall’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità che è 10 µg/m3 per il PM2.5, come media annua. Per una visualizzazione in tempo reale dei dati di PM2.5 si veda il sito http://www.pm2.5firenze.it/

I limiti dell’OMS tengono conto esclusivamente di aspetti sanitari, fissando il valore limite in base alle risultanze di numerosi studi epidemiologici. Questi valori limite che rappresentano la soglia al di sopra della quale cominciano a manifestarsi effetti negativi per la salute umana, sono ben più importanti di quelli individuati dalla normativa tecnica vigente in materia di qualità dell’aria, che rappresentano un compromesso fra le evidenze sanitarie e aspetti di altra natura, principalmente di natura economica e tecnologica.

Stiamo respirando il risultato di regole che non stanno dalla parte della salute dei cittadini e dell’ambiente, ma giocano a favore di industrie, egoismi privati, bramosie senza freni. Calcolando solo l’effetto del PM 2.5 in Italia l’inquinamento dell’aria uccide ogni anno oltre 30.000 persone (dato riferito al 2005); il rispetto dei limiti di legge permetterebbe di salvare almeno 11.000 vite ogni anno, mentre ogni italiano perde 10 mesi di vita a causa dell’inquinamento atmosferico, (dato riferito al 2005), vedi Progetto VIIAS, Valutazione Integrata dell’Impatto dell’Inquinamento atmosferico sull’Ambiente e sulla Salute, www.viias.it.

Non dimentichiamo che l’IARC, Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (vedi la Monografia 109 del 2013) ha stabilito che esistono prove sufficienti della cancerogenicità dell’inquinamento atmosferico esterno, preso nel suo insieme, e lo ha classificato nel Gruppo 1 cioè cancerogeno certo per l’essere umano e ha affermato che il particolato atmosferico (PM10 e PM2.5) 
è causa del cancro del polmone.

In compenso i nostri politici hanno predisposto per il 2016 altri due ‘interventi strutturali’ pro-smog, per la Piana FI-PO-PT: l’inceneritore di Case Passerini ed il nuovo aeroporto.

Auguri a tutti e a tutte, ce n’è bisogno!

*Gian Luca Garetti, Medicina Democratica, sez. Pietro Mirabelli Firenze

FONTE: http://www.perunaltracitta.org/2015/12/29/inquinamenti-a-firenze-anche-il-pm-2-5-sfora-i-limiti-ma-nessuno-ne-parla/ 

mercoledì 25 febbraio 2015

“L’aria della valle di Chamonix è più inquinata di quella che si respira nel centro di Parigi”

Allarme per lo stato dell’atmosfera sul versante francese del
Monte Bianco, che risulta la peggiore dell’intero arco alpino.
“Nell’alta Valle d’Aosta la situazione è opposta”

Un Tir all’ingresso del versante italiano del traforo del Monte Bianco
di CRISTIAN PELLISSIER
25/02/2015  AOSTA

Il caso, ai piedi del Monte Bianco, è scoppiato nei giorni scorsi e riguarda 
l’inquinamento dell’aria. La polemica è montata nel versante francese del 
massiccio, nella Valle dell’Arve, area di boschi e panorami mozzafiato alle 
prese con i veleni che ne infestano l’aria. 
Secondo gli studiosi è una delle zone più inquinate della Francia e la più 
inquinata dell’arco alpino. Sembra un paradosso ma gli abitanti di Chamonix
respirano un’aria peggiore, più inquinata, di quella che si respira in grandi 
città come Parigi o Lione.

Il versante francese del Bianco dall’inizio del 2015 vive uno «stato di emergenza»
e la presenza di polveri fini ha toccato livelli di allarme: i micron di Pm10 per metro 
cubo hanno sfiorato quota 150. Le cause di questa nuvola grigiastra che incombe 
sulla vallata sono svariate: l’urbanizzazione, l’industria, il traffico e la geomorfologia.
Non solo, Jean-Marc Peillex, il sindaco di Saint-Gervais, se la prende anche 
con l’inceneritore dei rifiuti: «Bisogna chiuderlo, non si può mantenere un impianto 
che inquina in una valle dove non si riescono a disperdere gli inquinanti».

Anche il sindaco di Chamonix, Eric Fournier, è allarmato e oggi ha convocato una 
conferenza stampa sul problema.

Situazione ben diversa sul versante opposto del Monte Bianco. A Courmayeur l’aria, 
come conferma l’Arpa della Valle d’Aosta, è molto più pulita grazie a correnti diverse, 
alla popolazione meno numerosa e all’assenza di fabbriche. 

venerdì 13 dicembre 2013

Pm10, un anno dopo stessa Piana stesso smog

[12 dicembre 2013]
smog
“Le polveri sottili Pm10 non conoscono limiti amministrativi, né le norme istitutive della città metropolitana [..] ma si diffondono in modo più o meno omogeneo sulla piana Firenze –Prato-Pistoia a testimoniare come gli interventi strutturali per limitare fortemente o risolvere il problema vanno assunti a questa scala territoriale. Più trasporto pubblico su ferro nelle città, (su Firenze non bastano le altre due linee tramviarie previste, la cui realizzazione purtroppo ad oggi rimane ancora lontana, ma è necessario sviluppare una maglia con direttrici a servizio dell’intera città), rendere più efficiente il trasporto ferroviario metropolitano e dare gambe a progetti innovativi come il tram treno della Piana  [..]. Con gli interventi a favore della mobilità sostenibile (compreso quella ciclabile che in città è competitiva), insieme alla riorganizzazione dei servizi, si tutela la salute dei cittadini come previsto dalla Costituzione e si muove l’economia nella direzione green creando anche nuovi posti di lavoro. [..] Intanto, ad oggi, non ci rimane che fare “affidamento”  a condizioni climatiche favorevoli che limitino le polveri sottili nell’aria, cosa che non si è verificata negli ultimi giorni”.
Questo scrivevamo un anno fa su greenreport (esattamente il 28 dicembre 2012) a commento di un nuovo provvedimento di limitazione del traffico per emergenza smog. Complessivamente poco è cambiato e anzi se si dà uno sguardo al Bollettino regionale di qualità dell’aria con dati forniti da Arpat, si osservano numeri rossi (PM10 oltre 50 μg/m3) in varie stazioni di monitoraggio situate in diverse zone della Toscana: dalla piana lucchese a quella pisana, dal Valdarno aretino alla Valdichiana, da Prato-Pistoia fino appunto a Firenze. Nella città capoluogo l’Amministrazione comunale,mettendo in evidenza la bontà del suo operato, fa osservare come la situazione della qualità dell’aria vada migliorando.
Nel 2012 le prime limitazioni di traffico e riscaldamento in ztl sono datate 13 novembre dopo il 15esimo superamento avvenuto il 9 di novembre(ma nel 2011 il 15 giorno di superamento era scattato il 19 gennaio). Quest’anno la prima fase delle misure per il contenimento delle polveri sottili è scattata un mese dopo, e questoè un dato che non si discute anche se ci vuole prudenza ad attribuirsi meriti dato che unacorrelazione tra misure dell’amministrazione comunale per ridurre l’inquinamento (quali di preciso nell’ultimo anno?) ed effetti sulla riduzione del Pm10 è semplicemente azzardata. Se poi ci dovessero essere dei meriti andrebbero distribuiti tra otto gli comuni dell’agglomerato fiorentino (Bagno a Ripoli, Campi Bisenzio, Calenzano, Firenze, Lastra a Signa, Sesto Fiorentino, Scandicci e Signa) coordinati dalla  Provincia, ma è più probabile che sulla riduzione delle polveri sottili abbiano avuto effetto condizioni meteo meno favorevoli al ristagno degli inquinanti. In ogni modo quello che interessa e su cui si deveconcentrare l’analisi è altro. E’ legato ai flussi di traffico privato che entrano nelle aree urbane, che a parte il periodo dei Mondiali di ciclismo (evento che non si può organizzare una volta al mese) non è diminuito anche per le carenze strutturali e inefficienze del servizio pubblico locale meno inquinante, come quello ferroviario. Le cronache di questi giorni sono il quadro di una situazione conclamata e stagnante. O si cambiano velocemente priorità, a partire dal gverno centrale o la qualità dell’aria e la salute dei cittadini, rimarranno una variabile legata (per chi ci crede) alla volontà di chi sta sopra di noi. Per gli automobilisti dell’area fiorentina invece si tratta di avere un po’ di pazienza. Potranno tornare a circolare liberamente, senza limitazioni, dal 1 gennaio 2014, quando il conteggio sui giorni di superamento del limite di Pm10 ripartirà da zero.
fonte articolo- See more at: http://www.greenreport.it/news/pm10-un-anno-dopo-stessa-piana-stesso-inquinamento/#sthash.jGBcFqQ4.dpuf 

Verdetto storico dello IARC (Oms): "Inquinamento e polveri sottili certificati come fattori cancerogeni"

Non solo l'inquinamento in generale ma anche le polveri sottili sono state dichiarate cancerogene per gli esseri umani, perché causano un aumento del rischio di tumore ai polmoni. “Ora non si può più indugiare, bisogna agire per ridurre una delle principali cause di morte”, fanno sapere dall'IARC, agenzia dell'Oms.

18 OTT - Ormai è ufficiale, quello che molti pensavano già da tempo: l'inquinamento atmosferico è cancerogeno per gli esseri umani. A definirlo così e catalogarlo nel “gruppo 1”, quello che contiene le sostanze più pericolose, è stata l'agenzia dell'Oms specializzata per il cancro, ovvero l'IARC (International Agency for Research on Cancer), a seguito di un'attenta revisione di tutta la letteratura scientifica sull'argomento. Allo stesso modo, insieme all'inquinamento in generale, anche il particolato atmosferico, ovvero le cosiddette polveri sottili – che sono una delle componenti che causano “cattiva aria” – è stato separatamente revisionato e dichiarato cancerogeno.


Il motivo è semplice: dagli studi analizzati emerge in maniera chiara che sia l'inquinamento atmosferico che le piccole particelle che lo compongono aumentano il rischio di cancro ai polmoni, e in qualche caso anche alla vescica. E che, sebbene la composizione dell'aria inquinata cambi molto da luogo a luogo, questo problema è presente in qualche misura in tutte le regioni del mondo.
In altre parole, si tratta della sostanza cancerogena più diffusa al mondo. “L'aria che respiriamo si è riempita di diversi tipi di agenti che favoriscono l'insorgenza di tumori”, ha spiegato Kurt Straif, a capo della sezione dell'IARC dedicata alle monografie, che ha pubblicato l'ultima revisione della letteratura. “Oggi sappiamo che questo non solo un rischio generico per la salute, per quanto grande, ma è una delle principali cause ambientali della morte per cancro”.
Le sorgenti principali sono infatti trasporti, centrali elettriche, emissioni industriali e agricole e anche riscaldamenti e cucine. Tuttavia, precisano gli esperti, alcuni agenti inquinanti hanno anche fonti naturali.
“Classificare l'inquinamento come carncerogeno per gli esseri umani è un passo molto importante”, ha sotttolineato Christopher Wild, direttore IARC. “Ci sono metodi per ridurlo e, data la scala dell'esposizione, che colpisce tutto il mondo, la decisione dell'Oms dovrebbe dare un chiaro segnale alla comunità internazionale affinché agisca senza ulteriori indugi”.

18 ottobre 2013
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martedì 16 luglio 2013

COMUNICATO STAMPA ISDE su affermazioni di BONDI

COMUNICATO STAMPA
IL COMITATO SCIENTIFICO DI ISDE ITALIA STIGMATIZZA
LE AFFERMAZIONI DEL COMMISARIO BONDI


Il Commissario dell’Ilva, Enrico Bondi, è stato nominato dal Governo per rappresentare gli interessi di tutti. Tuttavia le sue recenti affermazioni, che riprendono una perizia di parte aziendale, sono lungi dall'essere imparziali. Nella sua relazione al Presidente della Regione Puglia, Bondi cita infatti una relazione dei periti aziendali (Boffetta et al), secondo cui: “E’ noto che a Taranto, città portuale, la disponibilità di sigarette era in passato più alta rispetto ad altre aree del Sud Italia dove per ragioni economiche il fumo di sigaretta era ridotto fino agli anni ’70”.  La frase sottintende che non vi sarebbe un eccesso di tumori dovuti all'inquinamento ma tale eccesso sarebbe attribuibile al consumo di sigarette.

Contestiamo questo modo di porre il problema:
(a) il Commissario non può sposare una tesi di parte, in modo peraltro superficiale;
(b) la relazione consegnata dai Periti della Procura di Taranto e degli Enti pubblici preposti (Istituto
Superiore di Sanità, ISPRA, ARPA Puglia, Agenzia Regionale Sanitaria Pugliese) contiene
un'analisi approfondita della mortalità per tumori a Taranto e nei suoi quartieri, e va considerata
nella sua interezza.

La parzialità e la superficialità delle dichiarazioni di Bondi sono coerenti con il decennale
disinteresse delle nostre classi dirigenti per i danni che l'inquinamento ambientale arreca
all’ambiente e alla salute umana.

Sia il Commissario sia la perizia di parte sembrano ignorare le prove del fatto che l'inquinamento
atmosferico è causa del cancro del polmone anche nei non fumatori. L’autorevole rivista Lancet
Oncology pubblica in questi giorni i risultati di un grande studio epidemiologico europeo che
dimostra come l’inquinamento atmosferico svolga un ruolo importante nell'aumentare il rischio di
cancro del polmone anche nei non-fumatori.


Se Bondi, come sarebbe stato suo dovere, si fosse preoccupato di informarsi sulle prove scientifiche
nel loro insieme, e non solo sul parere dei periti di parte, avrebbe tratto delle conclusioni diverse. In
tal modo avrebbe dimostrato rispetto per i cittadini, per i lavoratori e per gli operatori sanitari
anziché agire sulla base di un'agenda precostituita.

Sulla base di queste semplici riflessioni ISDE Italia chiede al Governo Italiano di provvedere a
ristabilire la verità e a richiamare i suoi rappresentanti a un maggiore equilibrio e senso della
giustizia.

Arezzo, 16 Luglio 20113

Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia
Affiliata all’International Society of Doctors for the Environment
Rapporto consultivo con l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e
l'UNECOSOC (United Nations Economic and Social Council)
Via della Fioraia, 17/19 – 52100 Arezzo – Tel. 0575/22256 – Fax. 0575/28676
E-mail: isde@ats.it  - http://www.isde.it 
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lunedì 22 aprile 2013

COMUNICATO STAMPA DI MEDICINA DEMOCRATICA

Negli Stati Uniti è stato assegnato lo scorso 15 aprile, al nostro Rossano Ercolini, uno dei principali promotori della strategia Rifiuti Zero, il Goldman Environmental Prize, un vero e proprio oscar mondiale dell'ambientalismo, che ha premiato sei figure internazionali impegnate nella difesa  dell'ambiente e della qualità della vita. In questo ATO CENTRO, invece si persevera nel portare avanti l'inceneritore di CASE PASSERINI, con un marketing accattivante! E' una vecchia idea folle, non sostenibile, diseconomica, che contrasta con le direttive europee (Direttiva sui rifiuti 2008/98),che distrugge la materia, che aggiunge un inutile carico alla salute e all'ambiente e che penalizza l'agricoltura, il turismo e l'occupazione.
Ricordiamo che gli inceneritori, oltre a produrre tonnellate di scorie e ceneri da tumulare in idonee discariche, emettono tonnellate e tonnellate di fumi climalteranti contenenti, fra l'altro, PU (particolato ultrasottile) diossine, metalli pesanti, tutte sostanze cancerogene, mutagene, anche a dosi infinitesimali, che sono persistenti nell'ambiente, che si bioaccumulano nel corpo umano, che si biomagnificano nelle catene alimentari e che possono essere trasmesse anche alle future generazioni.
Medicina Democratica indica come soluzione immediata per la gestione dei rifiuti solidi urbani e speciali non pericolosi, la strategia Rifiuti Zero che non inquina, che risparmia la materia, che crea occupazione pulita, che riduce i costi di smaltimento, che rispetta le direttive europee e che riduce la nostra impronta ecologica sul pianeta.

MEDICINA DEMOCRATICA MOVIMENTO DI LOTTA PER LA SALUTE
Associazione onlus sede di Firenze,sez.Pietro Mirabelli-pza Baldinucci 8r. 50129 Firenze. 
Coordinatore DR.Gian Luca Garetti

sabato 16 febbraio 2013

REGGIO EMILIA: Siete sicuri che l'inceneritore sia la soluzione ?

Scritto da Administrator   
Lunedì 17 Dicembre 2012 11:09
termovalorizzatoreIL PASSAGGIO DI REGGIO EMILIA DALL'INCENERIRORE AL TMB
Come ricorderete Reggio Emilia aveva deciso di chiudere l'inceneritore per sviluppare la raccolta differenziata e chiudere il ciclo con il Tmb (Trattamento Meccanico Biologico).
Nella commissione ‘Assetto e uso del territorio-Ambiente', l'assessore provinciale Mirko Tutino, Enzo Favoino della scuola di Agraria del Parco di Monza e Mauro Pergetti del gruppo Iren hanno discusso degli ultimi aggiornamenti sul procedimento unico per l'approvazione del progetto d'impianto per il trattamento meccanico biologico dei rifiuti.
La decisione presa ieri sera, che dovranno essere portate in Consiglio, è quella di affiancare al Tmb un impianto di estrusione (tipo Vedelago) in grando di rendere recuperabile anche la parte di materia plastica più sporca: quella parte che si sarebbe dovuta avviare a combustione.
Va ricordato che il primo progetto del Tmb era stato pensato in una situazione di raccolta differenziata al 67% con il restante 33%, corrispondente a 125mila tonnellate di materiale, che andava avviato al trattamento. Ora questa frazione sembra essere in diminuzione: se i dati di raccolta differenziata avranno un riscontro anche nelle altre zone probabilmente le tonnellate da trattare si assesteranno sulle 100mila, ed in alcune zone la differenziata arriverà al 90%.

RICICLO BATTE DISCARICA 10 POSTI DI LAVORO A 1
Entro quest'anno dovremmo riciclare il 65% dei rifiuti, ma in Italia, purtroppo, mediamente il 50% dei rifiuti finisce dritto dritto in discarica, troppo spesso senza pre-trattamento.La notizia giunge dall'ISWA, International Solid Waste Association, evento tenutosi a Firenze dal 17 al 19 settembre 2012 e a cui hanno partecipato i principali esperti del settore della gestione dei rifiuti a livello mondiale.
La Commissione Europea avvisa che per smaltire 10.000 tonnellate di rifiuti in discarica sia sufficiente una persona, mentre se ne potrebbero far lavorare 10 se quegli stessi rifiuti prendessero la strada del riciclaggio. A queste ricadute occupazionali vanno sommati i benefici e i risparmi ottenuti non dovendo curare i malati e pulire gli inquinamenti provocati dalle discariche.
Con una buona politica del trattamento dei rifiuti si potrebbe creare occupazione nel Sud Italia, area fortemente colpita dalla crisi finanziaria del mondo occidentale. In Sicilia, Molise e Basilicata la percentuale di rifiuti smaltiti in discarica arriva all'80%
articoli tratti da www.fabionews.it

 http://www.rivaltasostenibile.it/index.php?option=com_content&task=blogcategory&id=23&Itemid=88

lunedì 28 gennaio 2013

Ambiente, combustione rifiuti nei cementifici: danni alla salute?

 Al via la campagna di Legge Rifiuti Zero contro il decreto che disciplina la combustione di rifiuti nei cementifici, approvato dal Governo nell'ottobre 2012 ed oggi all'esame della Commissione Ambiente

Un nuovo attacco alla salute viene portato dallo schema di Decreto Presidenziale approvato del Consiglio dei ministri il 26 ottobre 2012 ed inviato al Parlamento. Questa la denuncia della vasta rete associativa che aderisce alla campagna nazionale “Legge Rifiuti Zero” in merito al provvedimento che disciplina la combustione di rifiuti nei cementifici, in parziale sostituzione di combustibili fossili tradizionali. «Esso aggrava pesantemente quanto già previsto dal D. M. Sviluppo Economico del 6 luglio 2012, con cui il ministro Passera aveva liberalizzato la speculazione legata alla produzione di energia da impianti a biomassa agricola», spiegano le associazioni.

La nuova proposta legislativa riguarda l’utilizzazione “energetica” del Combustibile Derivato Rifiuti (C.D.R.), riclassificato come Combustibile Solido Secondario (C.S.S.). Il CSS, non più definito “rifiuto urbano”, ma “rifiuto speciale”, viene esentato dall’obbligo di essere trattato entro i confini regionali, diventando un prodotto industriale “di libera circolazione” che va a sostituire i combustibili tradizionali nei cementifici ed entra nel business dello smaltimento dei rifiuti.

La previsione di bruciare la parte combustibile di rifiuti indifferenziati negli inceneritori «È una grave scelta dal punto di vista ambientale e sanitario – sottolineano le associazioni – Da un lato vengono esposte le popolazioni al rischio di patologie cancerogene derivate da inquinamento atmosferico da polveri sottili ed ultrasottili, mentre dall’altro, a causa dell’incentivazione con CIP6 e Certificati Verdi, viene di fatto impedito l’avvio dell’industria del riciclo».

«Ma bruciare rifiuti nei cementifici è di gran lunga più pericoloso che bruciarli negli inceneritori: i cementifici risultano più inquinanti degli inceneritori in quanto non dotati di specifici sistemi di abbattimento delle polveri e tanto meno dei microinquinanti, e sono inoltre autorizzati con limiti di emissioni più alti. Il limite per le diossine passa da 0,1 nanogrammi/mc negli inceneritori a 10 ng/mc nei cementifici, cioè 100 volte di più».

«Diversi cementifici sono inseriti a ridosso di centri urbani già pesantemente inquinati come Colleferro nel Lazio, Barletta e Taranto in Puglia, Rezzato in Lombardia, Monselice in Veneto, Maddaloni in Campania, con le conseguenza di provocare un’escalation di contaminazione».

La Campagna Nazionale “Legge Rifiuti Zero” – con la sua rete di oltre 150 associazioni nazionali e locali, coordinamenti regionali e comitati locali in diciotto Regioni diverse – chiede di fermare questa proposta ed ogni qualsiasi decisione in merito. «Lanciamo una mobilitazione generale per fermare il proseguimento dell’esame in Commissione Ambiente, anche in vista del deposito a breve del Testo di Legge di Iniziativa popolare che prevede la moratoria sino al 2020 per gli inceneritori ed i cementifici che utilizzano rifiuti e la revoca degli incentivi che consentono di sopravvivere a queste industrie tossiche, insostenibili per l’ambiente e per la salute».

25 Gennaio 2013

Campagna Nazionale “Legge Rifiuti Zero”

Piazza
Vittorio Emanuele II, 2 – Roma

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FONTE: http://genova.erasuperba.it/ambiente-governo-decreto-rifiuti-cementifici-attacco-salute
[Foto di Daniele Orlandi]

lunedì 21 gennaio 2013

FILM TRASHED a Firenze - C'E' AMMINISTRAZIONE E amministrazione!



                                                                 
 
23 GENNAIO 2013 ALLE ORE 20,30     CINEMA ODEON A FIRENZE
vi interessera' anche l'articolo sotto, in cui SCOPRIAMO, con piacere, che il Sindaco di GREVE in CHIANTI (comune designato dal PIR ad "ospitare" uno dei 4 inceneritori previsti, appunto quello di TESTI - oltre a Selvapiana, Montale e Piana), interverrà al cinema Odeon e il 25 gennaio prossimo, nel cosiglio comunale straordinario, si appresta a votare una delibera che prevede l'ADESIONE del suo comune alla "STRATEGIA RIFIUTI  ZERO"  (se così fosse l'inceneritore non si farà più, e noi a Selvapiana rimarremo col cerino in mano!). 
Queste le parole di Bencistà: "Prevedere 3 inceneritori [ndr. Selvapiana, Testi, Piana] in un area così ristretta è un assurdo economico e tecnico prima ancora che culturale, vogliamo difendere il Chianti dalla diossina che sarebbe prodotta dall'inceneritore [ndr. un Sindaco che conferma che uscirà diossina!], ma la nostra non è una presa di posizione che si  riduce al nostro territorio. Come dimostra il documentario guardare con buon senso al problema dello smaltimento dei rifiuti è essenziale in tutto il mondo". 
NOI dalla VALDISIEVE ringraziamo il sindaco di GREVE che in qualche modo sta aiutando anche la nostra battaglia, visto che i nostri Sindaci devono pensare a quanto possono incassare coi disagi ambientali - leggi QUI- e a quanto possono incassare gli azionisti di AER Impianti Srl (leggi QUI)!  
 
 UN GRAZIE AL SINDACO BENCISTA' ANCHE PER L'ORGANIZZAZIONE DELLA NAVETTA  PER PERMETTERE AI CITTADINI DI PARTECIPARE ALL'EVENTO.

GRAZIE INVECE AI NOSTRI AMMINISTRATORI CHE FORSE FANNO FINTA DI NON SAPERE E NON CI METTONO A DISPOZIONE PROPRIO NULLA!

E' PROPRIO IL CASO DI DIRE: 
C'E' AMMINISTRAZIONE E amministrazione!

link all'articolo originale: https://docs.google.com/file/d/0B5uPVnFGS9xwNFh3VEtBbUdkVEU/edit

giovedì 10 gennaio 2013

INCENERITORE DI TORINO, ECCO IL COSTO DELLE MALATTIE CHE CAUSERÀ

L’inceneritore di Torino, costruzione discutissima, è costato 259 milioni di euro e brucerà un ammontare di spazzatura pari all’80% dei rifiuti che la provincia di Torino manda in discarica. Ma causerà una straordinaria quantità di malattie, come ben documentato da alcuni rinomati scienziati del Politecnico. Ecco il costo delle malattie che l’inceneritore di Torino causerà: alcune cifre su cui riflettere bene.
L’inceneritore di Torino ha avuto un costo di costruzione pari a 259 milioni di euro e sarà in grado di bruciare quantità notevolissime di rifiuti e di recuperare, si stima, 350 mwh dalla spazzatura. Ma tutte le malattie che causerà, quanto costeranno? Si tratta di una voce raramente messa in bilancio, nonostante la sua straordinaria importanza.
Gli scienziati del Politecnico di Torino hanno realizzato uno studio epidemiologico che enumera con precisione tutte le conseguenze che l’inceneritore avrà sulla salute della popolazione: il cancro polmonare conoscerà un grandissimo incremento e per le donne il rischio tumore aumenterà per tutti i tessuti molli e in particolare per il seno. Ai tumori si accompagnerà l’aumento di diabete e malattie cardiovascolari e, naturalmente, aumenteranno anche i casi di tosse e bronchite cronica. Gli stessi rinomati scienziati del Politecnico hanno calcolato inoltre quanto ognuna di queste malattie costerà in termini monetari. Cifre di assoluto interesse.
Il “cancrovalorizzatore” come alcuni lo hanno definito, genererà spese notevolissime per il sistema sanitario del Piemonte: 3.260 euro per i casi di infarto, 5 per la tosse. 169.330 per un anno di cure alla bronchite cronica. Il costo complessivo delle patologie ingenerate dai danni ambientali legati al solo inceneritore saranno di 113.876 euro l’anno. E inutile dirlo, qui si parla solo di costi in termini monetari dell’inceneritore, il valore di una vita persa a causa di esso non può essere quantificata. I cittadini hanno dimostrato la loro contrarietà al progetto in numerose occasioni, il Politecnico di Torino la sua dannosità per la salute della popolazione, ma l’inceneritore non di meno avvelenerà gli abitanti. Nonostante i costi, nonostante i danni.

Fonte: http://www.ecologiae.com/inceneritore-torino-costo-malattie-che-causera/63470/

martedì 21 agosto 2012

CRITICITA’ AMBIENTALI PROVINCE LUCCA-MASSA

Dall’analisi dei dati disponibili, dal 1998 al 2008, del REM (Registro di Mortalità regionale) si
constata che nelle province di Lucca e Massa si ha il triste record regionale di mortalità per tumore
e in particolar modo nell’ASL 12 di Viareggio.
A titolo esplicativo, si riportano i tassi standardizzati di mortalità per tumori (Maschi + Femmine)
relativi agli anni 2006-2008 confrontandoli con gli indici di diffusività atmosferica dei comuni della
Toscana (studi La.M.M.A – Regione Toscana, 2001:
Se ingrandisci l'immagine puoi vedere come i comuni di Pontassieve e Rufina non siano tra quelli a maggior diffusività (rappresentati dal blu scuro)
Dal confronto si evidenzia che le cause di morte nella Toscana Nord-Occidentale coincidono con le aree a minor diffusività atmosferica, dove il ricambio d’aria è limitato.
Per tali zone è pertanto impensabile continuare a perseguire un modello di sviluppo che non tenga conto della drastica necessità di riduzioni delle emissioni in atmosfera di qualunque genere.
Teniamo pertanto a ribadire che l’ex impianto di incenerimento di Falascaia non può essere trasformato in un impianto a combustione di biomasse, così come sembra prevedere l’ennesima versione degli scenari del Piano Interprovinciale Rifiuti e ne chiediamo definitivamente lo stralcio dagli scenari di piano. Così come non deve essere realizzato il megaimpianto a biomasse di Fornoli, ne alcun altro tipo di impianto a biomasse che preveda la produzione di energia elettrica attraverso la combustione, privilegiando energie rinnovabili pulite quali fotovoltaico e minieolico.
Riteniamo errato che si continui a sostenere da parte delle provincie e dei comuni politiche energetiche che vanno ad aggravare una situazione ambientale così compromessa, cosi come riteniamo grave che i Consorzi di Bonifica perseguano obiettivi di piantumazione di golene e aree di bonifica per la produzione di biomasse o che la maggior cooperativa forestale del territorio continui a perseguire obiettivi legati alla realizzazione di impianti per la combustione delle stesse.
Invitiamo pertanto la Regione Toscana, la Provincia di Lucca e Massa, i vari Comuni e il Partito Democratico che li sostiene, a prendere definitivamente atto che nelle province di Lucca e Massa Carrara esistono gravi problemi ambientali che si risolvono solamente con una politica di scelte coraggiose, ma anche di responsabilità politica alla quale non potete sottrarvi, che non possono essere assoggettate a “ricatti” localistici di alcun genere. 

Roberto Balatri
Responsabile provinciale Ambiente e Territorio della Federazione della Sinistra lucchese

Lucca 20 agosto 2012

Scarica Documento originale QUI.

mercoledì 30 maggio 2012

Il "lieve eccesso" di mortalità....di cui non ci è dato sapere perchè rientra nella media!!!!

Analisi dell'ASSETTO SANITARIO fatta da AER durante la VIA per l'inceneritore di Selvapiana sui comuni di Pelago, Rufina e Pontassieve (http://www.termovalorizzatore.it/thermo/pdf/pres1.pdf - slide 61). 
Come si fa a dire che per TUTTE le cause - di mortalità o ricovero - siamo nella media o addirittura inferiori, quando su 12 cause BEN 5 ( siamo al 41, 66%%%%%%) sono PIU' ELEVATE o in lieve ECCESSO ????????????????????????????????????????????????????????????????

L'analisi è stata eseguita dal Dott. Bianchi Fabrizio (Sez. di epidemiologia, Istituto di fisiologia clinica, CNR, Pisa). Lo stesso dott. Bianchi Fabrizio che, in altro studio, scrive questo: 
"I risultati rafforzano l'opportunità dell'uso del principio di pre­cauzione per proteggere la salute in aree circostanti gli im­pianti di incenerimento di rifiuti". 
Si sta parlando di uno studio sulla popolazione intorno agli inceneritori di 25 comuni Italiani (http://www.epidemiologiaeprevenzione.it/materiali/ARCHIVIO_PDF/2006/E&P2/E&P2_080_att2.pdf).
COM'E' CHE L'ANALISI DEL DOTT. BIANCHI VIENE DEFINITA DA AER ( o chi per loro) inferiore agli standard provinciali o nella media, quando c'è scritto che sono o più elevati o in lieve eccesso ????

--> Nello studio di Biggeri, sui 17 inceneritori in Toscana, si arriva a dire anche questo: "Vi è evidenza di associazione tra linfoma non Hodgkin e residenza in comuni nei quali è sito un inceneritore di rifiuti solidi urbani attivo nel periodo 1970-1989" (http://files.meetup.com/330164/biggeri3.pdf - c'è anche Rufina nello schema!)