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lunedì 30 novembre 2020

Alluvione a Bitti - Torrenti tombati - dal 2013 ad oggi sono passati 7 anni senza aver fatto niente!

https://youtu.be/LClSW_XAnjw

E’ giunta l’ennesima calamità innaturale in Sardegna, lo scorso sabato 28 novembre 2020.

Questa volta le devastazioni peggiori e, purtroppo, tre morti sono stati a Bitti, in Provincia di Nuoro.

Sono comunque diverse le aree del territorio isolano che contano danni e pericoli ulteriori.

Sì, è piovuto parecchio e la pioggia è stata concentrata temporalmente, tuttavia non può essere il consueto alibi per tragedie e lutti.

A Bitti diversi corsi d’acqua sono stati tombati da tempo e sul loro corso sono state realizzate strade e abitazioni. 

Il Rio Cuccureddu, il Rio Erredè – Rio Giordano, il Rio Abba Luchente, il Rio Traineddu continuano, però, a far il loro mestiere, cioè far scorrere l’acqua.   E continuano anche a farlo bene.

Tutto questo è ben noto: il Commissario delegato per l’emergenza dell’alluvione 2013 (quella del Ciclone Cleopatra, per capirci), con l’ordinanza n. 24 del 23 gennaio 2014, prendeva atto – su segnalazione del Comune di Bitti – degli “interventi di regimazione e tombamento dei principali compluvi dell’abitato di Bitti, effettuati in parte nella prima metà del secolo scorso e completati negli anni ‘60 e ‘70” e ordinava al Comune di Bitti di provvedere a realizzare una serie di “interventi di manutenzione idraulica straordinaria tendenti all’eliminazione delle situazioni pregiudizievoli per il regolare deflusso delle acque nel reticolo idrografico gravante sul centro abitato” e a “predisporre un progetto generale per la riduzione del rischio e la salvaguardia del proprio territorio, corredato dagli studi di compatibilità idraulica e geologica e geotecnica, anche attraverso la ridefinizione ed il riequilibrio delle portate dei bacini gravitanti sul centro abitato”, con conseguente adeguamento degli strumenti di pianificazione urbanistica comunale.

Bitti, disastro lungo il corso del torrente “tombato” (nov. 2020)

Che cos’è stato fatto in sei anni?  

Gli interventi di messa in sicurezza sono stati progettati?   

Stato e Regione autonoma della Sardegna hanno provveduto al relativo finanziamento?

Con convenzione attuativa del 27 ottobre 2017 il Commissario delegato per l’emergenza dell’alluvione 2013 ha incaricato la Sogesid s.p.a. (società in house del Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare) di predisporre uno “studio complessivo denominato ‘Interventi di mitigazione del rischio idraulico nel Comune di Bitti’”, consegnato al Comune “in data 13 gennaio 2020 – prot. 48 dalla Direzione generale dei lavori pubblici – Servizio opere idriche e idrogeologiche – ufficio di supporto del Commissario Straordinario”.

Di sicuro, con determinazione Comune di Bitti – Area Tecnica n. 119 del 2 luglio 2020, è stata revocata in via di autotutela la “procedura di gara con conseguente, annullamento del bando e del disciplinare di gara, e della determinazione di indizione gara” relativi ai lavori di “Ripristino della funzionalità idraulica dei canali tombati all’interno del centro abitato – rio Cuccureddu e rivu e’Podda – posti lungo la via Brigata Sassari e la via S’Arginamentu, centro abitato di Bitti” (“importo a base di gara pari a € 548.554,85”, realizzazione di “demolizione e successiva ricostruzione di un tratto di canale per un’estesa di sessanta metri”), in quanto l’Ufficio di Supporto del Commissario Rischio Idrogeologico ha osservato che “le opere in appalto da parte del Comune, relative al canale coperto sul rio Podda, non risulterebbero idraulicamente compatibili con lo scenario generale di intervento individuato per la messa in sicurezza dell’abitato di Bitti” (nota prot. n. 1267 del 18 giugno 2020).

Ma non finisce qui.

Bitti, corsi d’acqua “tombati” (cartografia Sogesid s.p.a.)

La Sogesid s.p.a. ha indetto (3settembre 2020) una “Gara europea a procedura aperta in modalità telematica per l’affidamento dei servizi attinenti all’architettura e all’ingegneria per la progettazione, direzione lavori e coordinamento della sicurezza e servizi e/o prestazioni complementari (art. 157, comma 1 del d.lgs. n. 50/2016)” per gli “Interventi di mitigazione del rischio idrogeologico nel comune di Bitti”.

L’importo complessivo a base di gara è di 2,8 milioni di euro.

Come ricorda la Sogesid, che ha avviato anche analoghe gare per i territori di Torpé (mitigazione del rischio del bacino del Rio Posada a valle della diga Is Maccheronis) e di Orosei (Rio Zarule, in corrispondenza della foce del Rio Cedrino). “Il territorio di Bitti, attraversato dai torrenti Rio Giordano e Rio Cuccureddu, venne interessato nel novembre del 2013 da eventi alluvionali collegati al ciclone Cleopatra, che misero in luce la pericolosità idraulica della zona: in quell’occasione infatti fango e detriti vennero trascinati con forza nei canali tombati dei due corsi, travolgendo ed erodendo parte degli stessi e facendo defluire l’acqua anche in superficie lungo le strade, con rischi per le persone nonché danni alle abitazioni e alle cose. La progettazione, che ha come base un approfondito studio idrologico e idraulico dell’area già realizzato, dovrà dunque prevedere principalmente tre tipologie di interventi: la realizzazione di opere idrauliche di difesa e sistemazione per limitare i fenomeni erosivi negli alvei a monte, la realizzazione di nuove opere idrauliche per la gestione di portate eccedenti (quali vasche di laminazione, scolmatori..), l’adeguamento e razionalizzazione delle canalizzazioni del centro abitato”.

Insomma, se il Cielo vorrà, fra 5 o 6 anni vedremo qualcosa di concreto. Forse.

Nella sola Bitti, a causa dell’alluvione del novembre 2013, morì una persona, ci furono ingenti danni e Giuseppe Ciccolini, sindaco allora come oggi, affermava: “Bitti è in ginocchio devastata da questa alluvione. Il 50,60% delle case è a rischio crollo. Dai dati che abbiamo, in 150 anni non era mai scesa tanta acqua” (L’Unione Sarda, 20 novembre 2013).

L’autunno 2020 ha portato una tragedia ancora peggiore, le parole sono sempre le stesse: “Lo scenario dell’evento di oggi è apocalittico ed è tre o quattro volte superiore a ciò che si era verificato nel 2013 con il Ciclone Cleopatra. L’acqua adesso ha superato i tre o quattro metri mentre nel 2013 è salita di 1 metro. Sapevamo di non essere al sicuro perché stavamo programmando gli interventi di messa in sicurezza e ora questa situazione ci costringe a rivedere tutto” (A.N.S.A., 29 novembre 2020).

Che altro si aspetta per intervenire risolutivamente?    

La politica regionale assiste sostanzialmente inerte senza risultati, nonostante mille sollecitazioni e richieste, ma ora si muove qualcosa.

Ci pensa il disegno di legge regionale n. 108 del 2020 promosso dalla maggioranza consiliare che sostiene la Giunta Solinas: da un lato prevede la riscrittura dell’art. 38 della legge regionale n. 8/2015 per favorire il “trasferimento dei volumi realizzabili ricadenti nelle zone HI-4, HI-3, HG4 ed HG3 del piano stralcio per l’assetto idrogeologico (PAI)” con incrementi volumetrici (art. 12), dall’altro prevede il recupero e riuso di seminterrati, dei piani pilotis e dei locali al piano terra “ad uso residenziale e/o direzionale, commerciale e socio-sanitario” (art. 5, comma 1°), cioè proprio quegli ambiti che sono stati luoghi di morte in vari casi di calamità innaturali (es. Arzachena, 18 novembre 2013Capoterra, 22 ottobre 2008).

In ogni caso, prevede aumenti volumetrici, magari in aree a rischio idrogeologico.

Bene, avanti così.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

P.U.C. di Capoterra, particolare della tavola n. 5 (zonizzazione territoriale con pericolosità idraulica), 2012
Capoterra, Frutti d’Oro, alluvione (autunno 2008)

(tavole progettuali Sogesid s.p.a., P.U.C. Capoterra 2012, foto A.N.S.A.)

FONTE GRIG: https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2020/11/30/calamita-innaturali-e-perseveranza/#more-24881 

martedì 3 marzo 2020

Campi invasi da fiumi e torrenti: è scontro tra Cia Toscana e Wwf

Cia: «Colpa di clima e burocrazia». Wwf: «Tesi assurde. Ridiamo spazio ai fiumi»
[3 Marzo 2020]
Nei giorni scorsi Cia agricoltori italiani Toscana ha scritto al presidente della Regione Enrico Rossi e agli assessori all’agricoltura Marco Remaschi e all’ambiente Federica Fratoni sottolineando che «Come se non bastassero i 100mila ettari di superficie agricola persi dalla Toscana nell’ultimo decennio; adesso sono i fiumi ed i torrenti, più che in passato, ad erodere il terreno coltivabile alle aziende agricole. Per effetto dell’orografia del territorio, in alcuni tratti del percorso di fiumi e torrenti verso la foce, avviene il rilascio di materiali inerti sul letto, con conseguente allargamento del letto del fiume che va ad allagare i campi».
Luca Brunelli, presidente Cia Toscana, ha evidenziato che In passato questo fenomeno è stato gestito dragando il letto dei fiumi, prelevando gli inerti e destinandoli ad un uso in edilizia che oggi in base alle norme vigenti in materia non è più possibile. Oggi, nello stato dei corsi d’acqua, nei periodi di piogge in occasione anche di normali ondate di piena, i campi vengono spesso invasi da fiumi e torrenti, diventando, prima casse di espansione poi letto del fiume, provocando gravi danni ai campi stessi ed alle coltivazioni sovrastanti. Ripristinare i campi per farli divenire nuovamente coltivabili non è sempre possibile, ma anche dove potrebbe esserlo, i tempi sono lunghi (si tratta talvolta di anni), ed i costi divengono molto alti, in alcuni casi più del valore del terreno».
Una situazione che, rimarca la Cia Toscana, è «ulteriormente aggravata dalla maggiore frequenza di piogge torrenziali che negli ultimi anni avvengono, anche probabilmente per effetto dei cambiamenti climatici. I danni ricevuti dalle aziende agricole per le alluvioni degli anni passati sono stati risarciti solo marginalmente dagli enti pubblici, provocando un grave problema di reddito e di prospettiva ai conduttori di tali aziende, come confermato anche dall’ultima alluvione dell’autunno sorso per la quale ancora non abbiamo nessuna certezza sull’eventuale risarcimento spettante alle imprese agricole».
Secondo Brunelli «E’ pertanto necessario affrontare questa emergenza per ridare prospettiva e reddito a quegli agricoltori che si trovano in questa condizione, mettendo in sicurezza i campi, per evitare nuovi danni alle aziende agricole e spreco di denaro pubblico».
Nella lettera inviata alla Regione si legge che «Nelle situazioni dove è difficile o impossibile predisporre opere sicure atte alla protezione dei campi e delle coltivazioni, non possiamo accettare che questi appezzamenti di terreno di proprietà privata, che rappresentano un valore patrimoniale, oltre che uno strumento di reddito e di lavoro per gli agricoltori, diventino di fatto del demanio pubblico gratuitamente. La perdita dei campi in prossimità degli argini dei corsi d’acqua riduce sensibilmente la produzione della azienda, (trattasi in genere di terreno irriguo e fertile). Per le aziende interessate si rende necessario ricercare nuovi terreni da condurre, pena la chiusura della azienda stessa, con le difficoltà conseguenti, come la divisione dell’unità aziendale e nel caso in cui i terreni disponibili sono in vendita, ulteriori difficoltà sono rappresentate dai costi di acquisto.
La categoria degli agricoltori al momento della pensione percepisce un assegno economicamente basso, e il valore del proprio “podere” e la conseguente monetizzazione in vecchiaia, rappresenta la possibilità o meno di trascorrere gli ultimi anni dignitosamente ed in serenità».
Brunelli conclude: «La Cia chiede un particolare interessamento alla Regione Toscana, per mettere in atto tutte le azioni necessarie per valutare puntualmente le varie realtà e predisporre gli interventi di carattere tecnico, normativo e finanziario per rimuovere queste difficoltà, ove di competenza regionale, e di farsi parte attiva nei confronti di altri enti interessati per gli aspetti di loro competenza».
Il Wwf risponde duramente alla lettera di Cia Toscana : «Ancora una volta dobbiamo denunciare un episodio di grave disinformazione partito in questo caso dalla Confederazione Italiana degli Agricoltori (CIA Toscana) e dal suo presidente Luca Brunelli. Attraverso un comunicato stampa infatti, l’associazione degli agricoltori chiede alla Regione Toscana ed in particolare all’assessore all’ambiente Fratoni e all’assessore all’agricoltura Remaschi, di intervenire sui corsi d’acqua per dragare i sedimenti che vi si sono accumulati, ed evitare così, secondo la Cia, l’erosione dei campi. Va premesso che in molti casi, gli agricoltori proprietari di terreni lungo i corsi d’acqua non rispettano le distanze minime prescritte dalla legge ed inoltre è proprio l‘agricoltura che ha col tempo invaso“ gli spazi nei quali il fiume prima si poteva muovere liberamente».
Il Wwf Toscana è particolarmente preoccupato per l’accenno fatto dalla Cia si accenna ai 100.000 ettari di superficie agricola persa nell’ultimo decennio in Toscana: «Sono dati impressionanti ma che nulla hanno a che vedere con i pochi terreni persi a causa dei fiumi, bensì con piani urbanistici scellerati, abbandono di terre coltivabili e perdita di suoli a causa di fenomeni vari (vedi salinizzazione). I fiumi hanno da sempre esondato proprio in aree agricole, nelle quali l’apporto di sedimenti favorisce l’arrivo naturale di nutrienti per il suolo. È necessario rivedere molte politiche agricole, dato che le piene di cui si fa riferimento nel comunicato, sono spesso prodotte proprio dall’attività umana e l’agricoltura industriale ne è un motore potente. L’erosione di suoli da pendii ripidi con vigneti arati, campi di cereali completamente denudati, frutteti senza un filo d’erba, non può che incidere sulla quantità di acqua e di sedimenti che arrivano nei corsi d’acqua a valle. Dunque dobbiamo proprio dare più spazio ai fiumi, gli agricoltori dovrebbero essere compensati quando e dove necessario e in cambio lasciare maggiore terreno ai corsi d’acqua».
Il Panda toscano ricorda alla Cia che «I fiumi sono habitat dinamici di enorme importanza e il loro stato di salute si dimostra proprio dalla capacità di creare sedimenti, erodere le sponde, cambiare corso e direzione. I fiumi regalano all’uomo una enorme quantità di vantaggi se sono in buone condizioni. Sono in grado di depurare l’acqua dagli inquinanti (anche quelli prodotti proprio dall’agricoltura), sono importanti serbatoi di acqua potabile, trasportano nutrienti da monte a valle ridistribuendoli nel territorio, contengono molta biodiversità animale e vegetale e udite udite, proteggono dalle piene!! Al contrario, i fiumi dragati, disboscati, cementificati e irregimentati si comportano in modo completamente diverso e molto distruttivo».
Poi il Wwf se la prende anche con «I Consorzi di Bonifica già spendono oltre 50 milioni di euro all’anno per distruggere la vegetazione riparia, compromettendo così l’assetto e la natura stessa dei fiumi. Aggiungere a tali scempi anche le attività di scavo in alveo potrebbe significare il completo disastro, con effetti devastanti sui centri abitati a valle. Dunque forse gli agricoltori si vogliono accollare le spese di ricostruzione di paesi e città, ponti e strade? L’agricoltura ha un ruolo importante, ma deve iniziare a rivedere molti modelli di lavoro. I cambiamenti climatici, la perdita di suolo e produttività, le continue sfide a cui è sottoposta non devono essere affrontate a colpi di slogan, ma con una visione ampia e di lungo respiro».
La risposta degli ambientalisti conclude: «Il Wwf crede necessario uno sviluppo dell’agricoltura in piena sintonia con l’ambiente e dragare o irregimentare i fiumi non può essere il futuro. Chiediamo perciò che vi sia un impegno da parte di Regione Toscana a rivedere le politiche di gestione agricola lungo i corsi d’acqua e di destinare una parte dei fondi raccolti dai Consorzi di Bonifica per rinaturalizzare le sponde e ridare spazio ai fiumi, premiando gli agricoltori virtuosi che da sempre rispettano i fiumi e individuando idonei meccanismi di compensazione se necessario».

giovedì 9 maggio 2019

Esposto delle Associazioni ambientaliste contro la cattiva gestione della vegetazione dei fiumi in Toscana.


Fiume Merse. Il campo viene eroso dal corso d’acqua proprio li’ dove manca la vegetazione riparia che trattiene e protegge il suolo

Dopo varie azioni legali del Gruppo d’Intervento Giuridico onlus riguardo ai tagli della vegetazione sulle sponde dei corsi d’acqua del Senese, le associazioni ambientaliste Lipu, Wwf, Italia Nostra, GrIG e ISDE hanno presentato un esposto alle Procure toscane, ai Ministeri competenti e ai Carabinieri forestali in merito alla gestione non sostenibile dei corsi d’acqua in Toscana.

Nell’esposto le associazioni diffidano la Regione Toscana dall’autorizzare gli enti delegati come i Consorzi di bonifica e amministrazioni provinciali, a procedere con il taglio o lo sfalcio di alberi e altra vegetazione ripariale nel periodo riproduttivo dell’avifauna selvatica (marzo-luglio) e dall’effettuare qualsiasi attività inibita dalla normativa nazionale e regionale.
I fiumi – ricordano le associazioni – sono elementi fondamentali del territorio e devono assicurare una buona qualità delle acque; essi caratterizzano il paesaggio e sono ricchi di biodiversità. Come è stato ribadito dagli accademici delle Università al convegno “Fiumi e Natura” svolto lo scorso 5 aprile a Firenze, il rischio idraulico può essere gestito contestualizzandolo a ogni tratto fluviale, e deve considerare sia gli aspetti di sicurezza idrogeologica che la tutela degli ecosistemi.

Fiume Elsa, Pian della Bufalaia, lavori taglio vegetazione (18 marzo 2019)
In tutto questo, la vegetazione ripariale, che svolge un ruolo importante limitando l’erosione e rallentando la corrente dei corsi d’acqua, va gestita adeguatamente. Le associazioni rilevano invece come negli ultimi anni gli enti gestori attuino interventi invasivi su ampia scala, con il taglio completo di alberi, anche ad alto fusto, ed altre piante, e che le normative vigenti e le linee guida non vengono rispettate. Peraltro la Regione Toscana è inadempiente anche nel rispetto della tempistica con cui dovevano essere emanate le “direttive per la conservazione e la protezione dell’ecosistema toscano nell’ambito della progettazione ed esecuzione degli interventi di manutenzione e messa in sicurezza dei corsi d’acqua” previste dall’art. 32 della Legge regionale 70/2018.
Tali interventi sono condotti con macchinari che trinciano tutta la vegetazione e con essa qualsiasi forma di vita animale e vegetale, anche nelle epoche più delicate quali la nidificazione primaverile dell’avifauna. Per questo all’esposto è stato allegato il parere tecnico di Ispra (istituto del ministero Ambiente) che sottolinea il pesante impatto sulla biodiversità di queste pratiche. Una conferma ulteriore viene dai censimenti ornitologici effettuati in questi giorni sull’Arno a Firenze, dove nel tratto tra la passerella dell’Isolotto e l’Indiano non è stata rilevata la presenza della Gallinella d’acqua, dell’Usignolo di fiume ed altre specie che tipicamente dovrebbero nidificare in questo habitat.

Siena, asportazione della vegetazione riparia dalle sponde di un corso d’acqua (2018)

Con il distorto approccio del “fiume pulito” dalla vegetazione, che, lo ricordiamo, non è un rifiuto al contrario di plastica e vetro che vengono lasciati a terra e ulteriormente sminuzzati – dichiarano le associazioni – si rischia di stravolgere il paesaggio toscano, senza apportare miglioramenti concreti alla sicurezza dei cittadini, come hanno dimostrato gli ultimi e tragici eventi alluvionali, che però al momento sembra abbiano insegnato poco o niente su come dovrebbe essere mantenuto il territorio”.
Le associazioni ambientaliste chiedono pertanto l’intervento dell’Autorità giudiziaria, affinché la gestione dei corsi d’acqua segua i dettami scientifici e le buone pratiche tecniche, nel comune interesse dei cittadini e dell’ambiente, escludendo il periodo marzo-giugno in cui è massimo il danno all’avifauna nidificante e, inoltre, con una gestione oculata della vegetazione da effettuarsi, laddove necessario, con tagli selettivi e diradamenti mirati”.
Gruppo d’Intervento Giuridico onlusLIPU – BirdLife ItaliaWWF Italia – ToscanaItalia Nostra – ToscanaISDE – Centro italia

Siena, lavori di taglio radicale della vegetazione riparia sul Torrente Arbia (2018)

(foto per conto GrIG)
FONTE: https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2019/05/09/esposto-delle-associazioni-ambientaliste-contro-la-cattiva-gestione-della-vegetazione-dei-fiumi-in-toscana/#more-21399
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Il riscontro mediatico è già notevole:
APPENA ANDATO SU TG 3





venerdì 11 gennaio 2019

COMITATO AMICI DEL CREVOLE: Sulla VIA non si svia

Anche l’Europa ci dà ragione

Alla fine per i progetti delle briglie sul Crevole e sul Crevolicchio è arrivata la pesante risposta dell’Unione europea.
Il 31 agosto 2018 l’europarlamentare Laura Agea (M5S) aveva presentato un’interrogazione sul mancato assoggettamento alla valutazione d’impatto ambientale (VIA) da parte della Regione Toscana. Ora la Commissione europea conferma che i progetti potenzialmente significativi per l’ambiente, come le briglie a Murlo, devono essere sottoposti a questa valutazione preventivamente. Invece, nella loro furia cementificatizia gli enti preposti NON lo hanno fatto. E chissà quanti altri progetti hanno seguito la stessa sorte!
Ricordiamo che lungo il Crevole e il Crevolicchio era prevista la realizzazione di 19 “briglie”, sbarramenti in macigni ciclopici bloccati a calcestruzzo, per un costo totale di 1’250’000 euro finanziati anche con fondi europei. I progetti erano stati approvati dagli enti competenti nelle sedute delle conferenze dei servizi senza essere stati preventivamente sottoposti a verifica di assoggettabilità a VIA di competenza regionale, che la legge prescrive per tutte quelle opere di regolazione dei corsi d’acqua (D. Lgs. 152/2006 art. 20).
La valutazione ambientale era addirittura un presupposto per l’ammissibilità al finanziamento, come specificato al punto 5.3 del Bando della Sottomisura 8.3. I due progetti non avrebbero quindi dovuto essere ammessi a finanziamento.
Nell’interrogazione si evidenzia anche che la Regione Toscana sembra voler continuare a escludere dalla VIA molte opere idrauliche impattanti, come emerge chiaramente nella delibera di Giunta Regionale n.142 del 19/02/2018.
La risposta della Commissione Europea, giunta a novembre 2018, ci dà quindi ragione e conferma in maniera definitiva che i progetti che abbiamo contribuito a fermare mancavano di normative fondamentali. Oltre a non contenere un serio studio della problematica, come anche evidenziato dall’Ordine dei geologi della Toscana.
Risposta della Commissione UE a questo link.

lunedì 7 marzo 2016

Dissesto idrogeologico: lo zen e l’arte della manutenzione fluviale

di 

Già il secondo acquazzone dell’anno, dopo un periodo siccitoso che in Sicilia (e non solo) provoca ancora timori, ha creato una certa apprensione, mettendo in luce la fragilità idrogeologica di alcune zone del paese. Per fortuna, nulla di grave. E niente di nuovo, ancorché l’Italia ci conservi ben poche memorie alluvionali in questo periodo dell’anno. Dopo 155 di storia unitaria abbiamo imparato chenon c’è piano, né progetto, né farmaco miracoloso; e neppure lo slogan #italiasicura sarà la panacea che cambierà la sostanza della questione.
C’è una frase che la gente della mia età conserva nella propria memoria: “Le parole di consolazione vanno meglio per gli estranei, per gli ospiti, non per la tua gente. Non sono che cerotti emotivi”. Lo sforzo del ‘Facite Ammuina’ di borbonica memoria aiuta a incistare i problemi e illude nello stesso tempo di risolverli a breve, mentre i ‘tecnici della provvidenza’ improvvisano soluzioni semplici a problemi complessi, senza riflettere sulla debolezza delle nostre Terre e degli uomini che le abitano. E c’è una questione, da sempre sospesa e spesso discussa in modo dogmatico, che aleggia sulla questione idrogeologica italiana: la manutenzione fluviale.
Sansobbia-1998vs2014
Alcuni sostengono l’inutilità di questa pratica di origine olistica. Senza entrare nel merito, mostro due immagini del Savonese: lafoce del Sansobbia nel 1998 e la stessa foce nel 2014. Se qualcuno ritiene che la sezione del 2014 sia in grado di convogliare a mare la stessa portata di quella del 1998 è libero di crederlo. E credere che il rischio dello straripamento sia lo stesso, così come l’estensione di un allagamento, il relativo vincolo urbanistico e la vastità dell’area dove la protezione civile dovrebbe intervenire. Personalmente ne dubito, anche senza fare calcoli.
Non sempre la vegetazione e la sedimentazione, quando non sono consolidate, sono dannose. Il Tagliamento a valle della stretta di Pinzano si espande in un intreccio di canali dove nascono, crescono e muoiono le isole flottanti, disegnando un paesaggio di sconvolgente bellezza, un vero e proprio patrimonio dell’umanità. Nel caso di larghe golene fluviali la vegetazione ben gestita rallenta al corrente senza alzare troppo i livelli dell’acqua, con ovvio beneficio per gli abitati di valle.
Se uno usa l’auto, sa che rispettare i tagliandi è garanzia di buon funzionamento. Nel caso savonese, la risagomatura degli anni ’90 fu corredata da specifiche di manutenzione assai dettagliate e furono addirittura posti dei capisaldi per la periodica manutenzione. Così come richiederebbe da sempre la norma sui lavori pubblici, una buona norma spesso trattata in modo frettoloso.
La prima citazione è presa da ‘Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta’, un libro di Robert Maynard Pirsig (classe 1928) molto amato dalla mia generazione. Afferma anche che “la fretta è di per sé un atteggiamento velenoso da ventesimo secolo, che tradisce indifferenza e impazienza”. Siamo nel ventunesimo, ma la fretta è sempre la stessa.


Profilo blogger
Professore ordinario di Costruzioni Idrauliche e Marittime e Idrologia, Politecnico di Milano

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/03/07/dissesto-idrogeologico-lo-zen-e-larte-della-manutenzione-fluviale/2524336/