 |
Il
crinale appenninico del Giogo di Villore visto dal Belvedere della Capanna del
Partigiano presso il Monte Lavane a 1207 mslm |
Tra un pugno di ore, il 5 di
Maggio, si terrà la sessione (in remoto) della Conferenza dei Servizi della
Regione Toscana che dovrà decidere sull’autorizzazione alla costruzione
dell’impianto eolico industriale sul crinale di Villore.
E’ forse l’ultima occasione di
porre pubblicamente alcuni interrogativi che ci inquietano non poco, e rendono
più difficile fare il punto della situazione. Perche?
Perché
ultimamente, in Mugello e Valdisieve, si
vedono cose di cui non ci si riesce a fare una ragione.
La Conferenza dei Servizi che deve decidere sul progetto di impianto eolico
“Monte Giogo di Villore”, presentato da AGSM Verona Spa, e decidere quindi il
destino del nostro territorio e della nostra comunità, era convocata martedì 20
aprile scorso. Ma è stata rinviata, più o meno all'ultimo momento.
Certo,
può accadere. Nel frattempo la cronaca non ci ha certo annoiati, e non solo a
livello locale. Ma già ci era poco chiaro il motivo per cui, dal Veneto, si
vengono a investire decine di milioni di euro sul vento della Toscana. Anche
perché, dal sito del GSE, più precisamente da qui:
https://www.gse.it/dati-e-scenari/statistiche risulta che, nel Veneto la media delle ore di funzionamento degli impianti
eolici è più alta che in Toscana, dove però la produzione eolica, già oggi, è
tredici volte superiore. In altre parole: gli impianti eolici nel Veneto, pur
non avendo ancora infestato i crinali, sono più produttivi, ma se ne installano
meno, al punto che lassù il vento è 13 volte meno sfruttato.
Allora, con tutte
le praterie eoliche che dice di voler sfruttare, cosa spinge una
municipalizzata del Veneto ad andarle a cercare in un territorio diverso dal
proprio? Perché non comincia da un luogo dove le praterie eoliche ancora da conquistare
sono molte di più, e anche più fertili?
Cosa spinge un'azienda, che vanta così tanta esperienza nel settore, a
presentare un progetto, appunto lontano da “casa” propria, con tutta questa
fretta, al punto di farsi prescrivere la presentazione di montagne di
integrazioni, che poi neppure presenta (oppure ne presenta in piccola parte, o
a tempo scaduto)?
Davvero AGSM voleva portare in dote l'approvazione del progetto nel matrimonio
con il gigante A2A? Il matrimonio, ormai, è andato a monte... E intanto il
progetto va avanti.
Nell'apprendere
del rinvio dell'incontro di Conferenza dei Servizi, abbiamo visto un link di
“Documentazione volontaria AGSM” in cui gli uffici della Regione hanno caricato
un file denominato “REL_Monitoraggio Avifauna Chirotterofauna 2020 e stimaimpatti”. Protocollato il 16 aprile 2021. E' accaduto cioè che, a supporto
della presunta validità del progetto, è stato presentato un elaborato di
integrazione: ma il termine per presentare le integrazioni era scaduto da un
mese e mezzo.
Che succede?
Limitiamoci a ciò che possiamo ricostruire da questa
ulteriore e sorprendente vicenda. Ricapitoliamo, cioè.
Durante la bella stagione del 2019 erano stati segnalati avifaunisti in azione
sul crinale di Villore e Dicomano. E già da alcuni anni erano in corso i
rilievi di ventosità: l'intenzione di tirar su tante “belle” pale eoliche era
quindi evidente, al punto che vennero cambiati più anemometri, visto che si
rompevano: qualcuno si era anche spezzato con il ghiaccio.
Nel dicembre del 2019, AGSM deposita in Regione Toscana il progetto (ndr immagine in calce) dell'impianto, con allegato lo Studio di Impatto Ambientale. Nel marzo 2020
tutta la documentazione viene messa all'attenzione del pubblico e degli Enti.
Presto ne emergono diverse lacune e stranezze. Non torniamoci sopra.
In aprile 2020, cioè a consultazioni pubbliche già aperte, uno studio della
provincia di Milano (“Progetto-Natura”) inizia il “monitoraggio ante operam sull’avifauna e la
chirotterofauna”.
Primo problema: a cosa erano serviti gli avifaunisti incrociati sul crinale
l'anno precedente? Effettivamente, sul S.I.A allegato al progetto che era stato
presentato nel dicembre del 2019, si sono poi trovate alcune argomentazioni che
riguardano gli uccelli e (poco o niente) i chirotteri, cioè i pipistrelli. AGSM
sapeva già quelle argomentazioni che non erano sufficienti? Perché allora, per depositare il progetto,
non ha atteso gli esiti di rilievi faunistici adeguati?
AGSM, che vanta di avere installato con "successo” già diversi impianti
sul territorio della Toscana, non sapeva forse sin da principio quali sono i
criteri di monitoraggio richiesti dalla Regione? Non ne conosceva le Linee
Guida?
Altro problema: quando il suddetto studio di Milano inizia i rilievi
(nell'aprile 2020, appunto), il Settore Tutela della Natura e del Mare della
Regione Toscana non ha ancora rilasciato il suo parere (protocollato il 25
maggio) con massiccia richiesta di integrazioni, e il Parco Nazionale delle
Foreste Casentinesi neppure ha iniziato a redigere il suo contributo. Siccome
ci risulta con certezza che i tecnici incaricati dal Parco Nazionale non si
siano mossi prima della primavera del 2020, sorge una domanda: i rilevatori
dello studio di Milano iniziano quindi a lavorare alla cieca, o già indovinano cosa diranno il Parco Nazionale e il Settore
T.N.M. Della Regione Toscana?
Andiamo
avanti.
A inizio luglio 2020, il Parco Nazionale invia in Regione la propria
Valutazione di Incidenza Ambientale (negativa), relativa al sito Natura 2000
che ricade nel territorio toscano e che, in buona parte, è compreso nel
perimetro del Parco Nazionale stesso.
A inizio agosto 2020 la Regione Toscana formalizza l'insieme delle richieste di
integrazione. I rilievi dello studio di Milano, intanto, continuano: non si sa
se correggendo il tiro in corso di svolgimento, cioè senza essere partiti da
solidi criteri generale di rilievo, o se i criteri erano già stati elaborati in
virtù di arti divinatorie.
A settembre 2020 AGSM chiede i 180 giorni di proroga per produrre la montagna
di integrazioni che gli è stata richiesta: il termine per la loro presentazione
slitta quindi ai primi di marzo del 2021.
Ma già a ottobre, pare il 22 o il 23, lo Studio Progetto-Natura termina i
propri rilievi, e così può iniziare a redigere la propria relazione.
A fine
dicembre 2020, con un anticipo di ben due mesi sulla scadenza, AGSM presenta le
integrazioni: il progetto è sostanzialmente lo stesso, lo Studio di Impatto
Ambientale poco più che ritoccato.
(E' già stato detto di quanti Enti abbiano scritto che continuava a mancare una
gran parte di ciò che loro stessi avevano richiesto, ma quasi tutti dicono che
va bene comunque, tutt'al più verrà un giorno in cui AGSM produrrà altre
integrazioni. Non si sa quando ma, appunto, va bene così. Tutti contenti o
quasi.)
Ma, nelle integrazioni presentate da AGSM a fine dicembre 2020, la relazione
dello "Studio Progetto-Natura" semplicemente... non c'è. Perché? Non
sono stati sufficienti due mesi per scriverla? E, anche se sì, dov'era il
problema, diciamo noi? Ci sarebbe stato tempo fino ai primi del marzo 2021 per
presentarla, con le altre integrazioni. Come mai, da parte di AGSM, questa
fretta nel presentarle invece in anticipo, al punto di far mancare un documento
così importante?
Alla fine, per una relazione avifaunistica di 78 pagine, di cui la metà fra
tabelle, figure, salti-pagina, bibliografia, neppure sono bastati quattro mesi
abbondanti. Il termine per le integrazioni è scaduto e lo Studio
Progetto-Natura ha presentato il proprio documento (non con l'intestazione di AGSM)
quasi sei mesi dopo la fine dei rilievi di campagna, un mese e mezzo dopo la
scadenza. E la Regione Toscana lo ha protocollato. Forse non poteva fare altro.
Però, a questo punto, quando ormai da otto mesi le consultazioni sono chiuse
per i poveri mortali, dobbiamo farci l'ennesima domanda: che senso avrebbe
presentare obiezioni o osservazioni riferite a documentazione giunta
inspiegabilmente a tempo scaduto? E' quindi davvero consentito ad AGSM, e se sì
fino a quando, o fino a quanto, di ignorare l'articolo 27bis (ndr - del D. Lgs. 152/2006), cioè quello a cui
si dovrebbe attenere il Procedimento Autorizzatorio Unico Regionale?
Dobbiamo rassegnarci a non avere risposte sulle pattumiere di crinale, su cui
nessun Ente ha obiettato, o sui rischi di incendio che nessun Ente ha voluto affrontare?
Sembra proprio che della fruizione lenta, del paesaggio toscano, delle foreste
dell'Appennino, delle specie protette, dei torrenti che nascono dai serbatoi
d'acqua del crinale, dell'acqua stessa, a questi Enti non gliene freghi un
beato accidente, e che il crinale stesso sia destinato a diventare una
chiassosa area industriale, neppure custodita, dove vetroresina e lubrificanti
delle navicelle avranno tutto il tempo di innescare incendi nei felceti e nelle
foreste di lassù.
Tutto questo perché? Per chi?
Se
proprio quest’energia verde da eolico industriale ci deve salvare, in tutta la
Toscana deve farlo solo e quest’unico impianto, che servirà poco più di 20.000 utenze domestiche?
Perché nessun altro progetto analogo è finora stato presentato in Regione, da anni?
Come mai, con tutta
l’urgenza che si grida da ogni parte? E
proprio sul crinale Mugellano, in una zona così piena di criticità?
Visti i dati del GSE, e visto il vento che (non) c'è, a che servono gli
impianti eolici della Toscana e del suo Appennino?
E, in ultimo: cosa c'è
dietro, o sotto?
firmato da
Angelica Valtancoli e Luca Vitali
del "Comitato per la Tutela dei Crinali Mugellani"
*****